CHIAMACI +39 333 8864490

Giovedì, 16 Maggio 2013 13:30

Paul Newman: sex symbol degli anni sessanta

Joanne Woodward diceva: “le mie figlie sono più belle di me? Certo, mio padre non è Paul Newman”. Ovviamente lo diceva con tutto l’orgoglio di madre e di una donna che se pur molto bella, e attrice apprezzata a sua volta, era riuscita a far innamorare e anche a sposare l’uomo più sexy e desiderato del pianeta.

 

Sono i primi anni Sessanta, la rivoluzione è alle porte e Newman e la Woodward sono la coppia più bella di Hollywood ma anche del cinema di quegli anni, tanto che i responsabili della 66esima edizione del Festival del cinema di Cannes hanno deciso di omaggiare Paul Newman e i suoi film scegliendo come immagine la locandina di Il mio amore con Samantha, pellicola del 1963 che il bell’attore americano interpreta proprio al fianco di sua moglie Joanne.

 

L’omaggio al divo più divo del cinema mondiale è del tutto giustificato perché Newman non è stato solo il sogno proibito di quattro generazioni di donne ma anche il più intelligente e moderno degli attori della sua epoca. Ciò che lo ha caratterizzato, oltre ai suoi meravigliosi occhi e alla sua faccia da angelo, è stata la capacità di scegliere solo copioni e pellicole adatte a lui.

 

Non si è fatto incantare da ingaggi facili e da contratti milionari e non si è scoraggiato neppure quando per tutto il periodo degli anni ’50 James Dean e Marlon Brando gli hanno rubato tutti i ruoli da protagonista nei film che a lui sarebbe piaciuto interpretare.

 

I rivoluzionari e indimenticabili anni Sessanta lo vedono, però, protagonista indiscusso delle pellicole di maggior successo del tempo: Lo spaccone, Nick mano fredda, Il sipario strappato, Le avventure di un giovane, Detective’s story, Intrigo a Stoccolma. Un trionfo dopo l’altro una Nomination dopo l’altra. Newman vola sulle ali dell’affermazione assoluta come attore, come sex symbol e come immagine del divo americano per definizione. Gira spot pubblicitari, alcuni anche al fianco della bella moglie Woodward, fa innamorare di se i maggiori stilisti del mondo e fa vendere decappottabili.

 

Sembra che Paul sia il tipico fenomeno di costume di un’epoca, il bello che quando non sarà più considerato giovane e attraente verrà delegato in ruoli e comparse di secondo e terzo ordine dall’industria del cinema internazionale. Newman però non ci sta e forte dei successi conquistati e della maturità interpretativa acquisita si propone e viene scelto per i film più belli e importanti degli anni Settanta e Ottanta. Tanto da meritarsi un Oscar alla carriera nel 1986 e un Oscar come miglior attore protagonista nel 1987 per il sequel de Lo spaccone.

 

Paul Newman è un attore sempre più bravo e sempre più impegnato anche nel sociale. Insieme allo scrittore Hotchner, nel 1982 fonda la "Newman's Own", un'azienda alimentare specializzata in produzioni biologiche i cui ricavati che ammontano a centinaia di milioni di dollari vengono devoluti in beneficenza per scopi umanitari ed educativi e che nel 1994 gli fa ricevere il Jean Hersholt, un particolare premio Oscar per contributi a cause umanitarie.

 

Tra gli anni ’90 e il 2000 arrivano pellicole come Le parole che non ti ho detto, Era mio padre, La vita a modo mio dove Newman è perfetto come attore maturo, con le rughe e i capelli bianchissimi. Attraente e meraviglioso come sempre. Tanto che tra pellicole impegnate, famiglia sempre più unita e numerosa e responsabilità nel campo della beneficenza dichiara: “questa storia dell’essere sexy è una delle cose più ridicole che potevano capitarmi”. Parole di un ultraottantenne che ha preso dalla vita, dall’amore e dal cinema tutto quello che di meglio potevano offrirgli ma che fa anche comprendere quanto lavoro e impegno ha dovuto metterci per dimostrare al mondo intero che Paul Newman era un vero uomo anche e soprattutto fuori dagli studio hollywoodiani. Il Festival di Cannes 2013 lo omaggia con documenti, immagini e film tra i più significativi; una scelta intelligente e che permetterà alle adolescenti di oggi di comprendere come era davvero un divo di Hollywood.

Pubblicato in Cultura

Appuntamento imperdibile, oggi 17 giugno, per i cinefili e gli amanti della buona musica: verrà infatti proiettato,in tutti i cinema della penisola, "The U.S. Vs John Lennon", documentario di David Leaf e John Scheinfeld, datato 2006 ed distribuito in Italia dalla Luckyred nel 2007.

Il film racconta la trasformazione di John Lennon, da icona rock ad icona del pacifismo e dell'impegno sociale contro la guerra. Ad unirsi a lui, in questa lotta ad armi bianche, c'è lei: Yoko Ono, appartenente alla famiglia imperiale giapponese e musa ispiratrice di uno dei personaggi più influenti del XX secolo.

Una coppia unita dall'amore per la musica e dagli ideali che forti germogliavano nei cuori e nelle menti dei giovani americani, stufi marci delle bugie dell'amministrazione Nixon e soffocati dai venti di guerra che soffiavano al di là dell'oceano.

Le idee forti, si sa, sono dure a morire: a fermare Lennon, giunse una pallottola sparata a bruciapelo da un fan invasato. Nulla ha però potuto fermare la potenza rivoluzionaria portata avanti dalle sue canzoni, che giunge prorompente sino a noi, costringendoci a porci delle domande, a non voltare lo sguardo altrove, a lottare per un mondo migliore.

Per conoscere la lista completa dei cinema coinvolti nell'iniziativa:

http://www.luckyred.it/JohnLennon

Pubblicato in 16mm

È il più grande innovatore del teatro italiano,l’unico che è riuscito ad avvicinarsi all’amarezza,al realismo di Eduardo De Filippo, alla sperimentazione e alla ricerca del teatro newyorkese con la stessa intensità e bravura. Carlo Cecchi dichiara di amare Shakespeare sopra ogni altra cosa, di considerarlo il suo unico maestro, ma poi sulle tavole del palcoscenico offre ai suoi spettatori interpretazioni crude e prive di ogni fronzolo del teatro elisabettiano avvicinandosi alla contemporaneità amara e gotica di Carmelo Bene.

 

Cecchi sa essere magistrale nella prosa radiofonica e nell’interpretazione cinematografica. Incanta con la sua voce profonda e cupa e con la sua gestualità misurata, intensa, essenziale che ha imparato e sperimentato recitando Cechov, Pirandello, Brecht, Moliere.

Carlo Cecchi è il solo attore italiano vivente che sa essere uno e centomila insieme, ma che sa trasformarsi in “nessuno” quando deve dare l’idea del senso stesso dell’esistenza umana.

 

 

Per questo registi importanti e internazionali, ma anche autori esordienti come Martone e Valeria Golino si sono affidati completamente a lui quando si è trattato di portare in scena personaggi difficili, attuali e drammaticamente veri.

 

 

In Morte di un matematico napoletano Cecchi rivela al pubblico del grande schermo quanto possa diventare tediosa e insopportabile la vita, anche per un razionale e serioso professore di matematica pura.

Il film è una denuncia sociale delle più dure e Carlo Cecchi rende il personaggio di Renato Caccioppoli così reale e orribile da meritarsi il Premio Speciale al Festival di Venezia.

 

Nel 2007 gli viene consegnato il premio Gassman come migliore attore teatrale, ma Cecchi ha già girato film come Il bagno turco, Arrivederci amore, ciao, Il violino rosso, Io ballo da sola.

 

Nato a Firenze nel 1939, dove ha cominciato a recitare poco più che ragazzo, si è fatto conoscere dal grande pubblico e dalla critica con Finale di partita di Samuel Beckett, la più grande interpretazione mai stata fatta del protagonista dell’opera in tutta la storia del teatro.

 

Per Carlo Cecchi il teatro è tutto, il rapporto tra attore e pubblico in sala diventa allora per lui l’unica forma possibile di dialogo e di arte. “Il teatro è calore, è vita, ed è l'unica forma d'arte che non si trova su internet” dice spesso a tutti, una filosofia che egli per primo segue scrupolosamente e quando si “presta” al cinema lo fa solo per sceneggiature che hanno una scrittura quanto più vicina a quella teatrale, ovvero pura ed essenziale.

 

La sua ultima fatica cinematografica lo vede nei panni del coprotagonista del lungometraggio, Miele, diretto da Valeria Golino. La sceneggiatura è tratta da un romanzo di Covacich, ma il personaggio interpretato da Carlo Cecchi rimanda a ben altro.

Sicuramente è presente un richiamo al matematico napoletano di Martone, con la medesima difficoltà di vivere una vita che non appassiona più e da cui non si pretende più nulla; e ai più attenti non sarà sfuggita neppure la similitudine con la scelta inaspettata e lucida di Mario Monicelli, che ultranovantenne decide di suicidarsi buttandosi dalla finestra della sua camera di ospedale.

 

Carlo Cecchi  diventa, così,  la trasposizione concettuale, teatrale e filmica di uomini veri, reali, tormentati e coraggiosi, almeno a loro modo, e lo fa con tutto il rigore dell’attore novecentesco e la modernità dell’uomo contemporaneo, unendo luci e ombre, interpretazione classica e attualità di linguaggio.

Se pensiamo poi che lui non ama e non ha mai amato definirsi artista ma solo attore si può comprendere quanto per lui recitare non sia soltanto una professione ma la passione che guida le sue scelte e lo fa reinventare a ogni nuova interpretazione e a ogni nuovo personaggio.

La stessa morte per Carlo Cecchi diventa allora metafora e allegoria da accogliere fino in fondo per dare un senso compiuto alla vita di ogni uomo.

Pubblicato in Cultura

Lui è un grande regista italiano, lei un’intensissima attrice, simbolo degli anni d’oro del Neorealismo; l’altra, la bella collega rivale, arriva in Italia dal Nord Europa per girare un film e distruggere il loro amore. Sotto i riflettori c’è Roberto Rossellini – un matrimonio alle spalle e una relazione in corso con Anna Magnani - trascinato nello scandalo per l’unione con la svedese Ingrid Bergman, già diva ad Hollywood, stregata dalle pellicole del cineasta italiano al punto da indirizzargli una lettera che suonava più o meno così: “Caro Signor Rossellini, ho visto i suoi film Roma città aperta e Paisà e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un'attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo 'ti amo', sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei”.

E’ il 1950, il film galeotto è “Stromboli terra di Dio”, protagonista una straniera che non riesce più a vivere con un povero pescatore siciliano. A darle voce e corpo è proprio lei, l’algida Ingrid, icona di quella borghesia europea che con il suo stile e i suoi valori comincia a frasi strada nell’Italia del dopoguerra e nel cinema che la rappresenta, sostituendo nell’immaginario filmico la drammatica figura della figlia del popolo che da “Roma città aperta” in avanti fu identificata con la disperata corsa verso la morte della Magnani.  Anna, donna e artista appassionata, rapisce i sensi di Rossellini mentre stanno girando il film, il sentimento li travolge e si riversa nell’arte.

Nel 1948, tre anni dopo “Roma città aperta”, rinnovano infatti il sodalizio artistico con il film “L’amore”, in cui verità e finzione si fondono nell’inquietante presagio del personaggio della Magnani abbandonato dal compagno: è incombente la minaccia sulla loro felicità, la nordica diva che già sogna il cinema italiano e il suo maestro.

Due isole belle e selvagge, due set, ancora una volta, saranno teatro del triangolo cine-amoroso più chiacchierato del momento: a Stromboli Rossellini sceglie la Bergman come musa e amante, mentre il tradimento scatena nella furiosa Magnani la vendetta con “Vulcano”. E’ il regista americano William Dieterle a dirigerla negli stessi giorni poco lontano dal vento scandaloso del nuovo amore.

 

Dive dai destini incrociati: Ingrid rimarrà in Italia da attrice e moglie di Rossellini, fino alla crisi che “Viaggio in Italia” racconta, con-fondendo ancora una volta cinema e vita, nel segno della verità umana indagata oltre ogni finzione dal grande cineasta. E Anna? La tormentata Anna? Hollywood, persa la Bergman ormai accasata nel Bel Paese, la accoglie alla fine degli anni Cinquanta e la celebra con un Oscar per  “La rosa tatuata”, sottraendola però solo per pochi anni al cinema italiano al quale tornerà, passata la bufera, per concludere la sua carriera, ritrovando quel legame forse mai spezzato con Roberto che le sarà accanto fino alla fine, accompagnandola nell’ultimo viaggio verso il Paradiso degli artisti.

Pubblicato in Cultura
Martedì, 07 Maggio 2013 17:06

Fedele alla Linea: Il Documentario.

Il documentario 'Fedele alla Linea', dedicato a Giovanni Lindo Ferretti, è stato presentato a fine Aprile al Bergamo Film Meeting e sarà nelle sale dal 10 di Maggio. Il film ripercorre la carriera di Ferretti, partendo dai grandissimi CCCP e dai successivi CSI fino ad arrivare ai sui lavori solisti, compreso il suo ultimo 'Saga, Canto dei Canti' che parla del rapporto tra uomo e cavallo.

 

Il regista Germano Maccioni si ispira per il titolo allo slogan del gruppo punk CCCP (uno dei gruppi fondamentali in Italia del genere), per raccontare un uomo carismatico che ha preso, lungo un cammino che iniziò nel 1982 con Massimo Zamboni, decisioni davvero stravaganti e in contraddizione tra loro. Esiste una linea di collegamento tra Carpi e Berlino per Lindo, iniziando con Lotta Continua e cantando con Amanda Lear, per poi comunicare a tutti , facendosi vedere anche al meeting di Comunione e Liberazione, che si riconosce negli insegnamenti di Papa Benedetto XVI e del presbitero don Giuseppe Dossetti.

 

Maccioni, classe 1978 e bolognese di nascita, introduce così questo suo lavoro: “Ritrarre un poeta contemporaneo tra i più carismatici e sfuggenti degli ultimi decenni[...]la complessità di un personaggio che ancora oggi riesce a scatenare sentimenti e opinioni contrastanti. Fedele alla lineaè un film in forma di dialogo, forte di un’alchimia che permette di intravedere quegli spazi, fisici e non, abitualmente celati e scorgere prospettive inusuali sulla persona.[...]Infine la Musica - dove è racchiusa l’essenza della sua opera - si impone e va oltre il concetto di colonna sonora dando forma ai pensieri e alle parole di Ferretti.

 

Guardatevi, qui, il Trailer e date un’occhiata alle date e i luoghi per sapere dove andarlo a vedere:

http://www.fedeleallalinea.it/wordpress/film/proiezioni

 

 

Andrea Facchinetti

 

Pubblicato in Musica
Sabato, 27 Aprile 2013 15:30

Natalie Wood: tormento e mistero

Chi non si ricorda di Deannie, giovane liceale, bella e sfortunata, protagonista del miglior film drammatico di Elia Kazan?

Natalie Wood offre probabilmente in Splendore nell’erba la sua migliore interpretazione cinematografica, rendendo la pellicola un capolavoro e conquistando per sé una nomination come migliore attrice protagonista.

La pellicola è del 1961 e Natalie è al suo trentesimo film, avendo cominciato a recitare giovanissima in capolavori come Happy land, Il miracolo della 34esima strada, Sentieri selvaggi e Le colline bruciano e accanto ad attori del calibro di James Dean, Cary Grant, Clark Gable e William Holden.

 Il successo di Natalie è decretato dalla sua indiscussa bellezza, ereditata dai suoi genitori russi, ma soprattutto dal suo tormento interiore che le fa sposare per ben due volte lo stesso uomo, intraprendere relazioni clandestine e improvvise e trasportare tutto questo, poi, sul grande schermo. Le interpretazioni della Wood sono tanto realistiche quanto verosimili e così Jude, la fidanzata del protagonista di Gioventù bruciata, interpretato da James Dean, diventa l’icona di buona parte delle adolescenti americane ed europee degli anni ’50, e fa conquistare all’attrice anche l’ennesima nomination agli Oscar, in una parallelismo tra realtà e finzione che rende Natalie una delle artiste simbolo della sua generazione.

Il 1961 è anche l’anno di West side story e la Wood fa praticamente il pieno di nomination e consensi, facendo contemporaneamente impennare le vendite di foulard colorati negli Stati Uniti tra le adolescenti, tutte emuli di Maria, la protagonista dell’indovinato musical.

Natalie è orami per tutti l’icona della ragazza Giulietta, la shakespeariana protagonista che ama disperatamente il ragazzo inviso dalla famiglia o che viene osteggiata dalla famiglia dello stesso.

La Wood è bella, tormentata e drammaticamente credibile in questi ruoli. Nessun’altra riuscirà a pareggiarla, nessuna riuscirà a ricreare sul grande schermo la Deannie di Splendore nell’erba.

Come succede, però, a tutte le grandi icone del cinema anche per Natalie la vita reale finisce con l’avere il sopravvento sulla finzione filmica e l’attrice muore misteriosamente annegata nel 1981 nella baia dell’isola di Santa Catalina mentre è a bordo del suo yatch insieme al marito, l’attore Wagner, e al loro comune amico, l’attore Christopher Walken.

L’attrice ha solo quarantatré anni e naturalmente la sua morte crea scalpore e sospetti.

Si parla insistentemente anche di "triangolo amoroso" tra lei, suo marito e Christopher Walken, una relazione finita appunto in tragedia a bordo dello yatch dei coniugi.

Venne aperta un’inchiesta ma le testimonianze di Walken e Wagner sull'incidente furono perfettamente coincidenti. E l’annegamento fu dichiarato come tragico incidente, fino al 2011 quando nuove informazioni sulle circostanze della morte della Wood riportano alla riapertura del caso. Gli investigatori incaricati del cold case però non trovano nuovi indizi e ricongelano il dossier. Ma i figli di Natalie non si danno per vinti e lo scorso gennaio fanno nuovamente riaprire le indagini sulla morte della loro madre.

Una nuova autopsia condotta sul corpo rivela così la presenza di lividi sulle braccia, sui polsi e sul collo, che fanno ipotizzare un'aggressione. Il medico legale però non si sbilancia. Gli enigmi e le ipotesi non possono ancora essere svelati né scioli e sulla morte dell’attrice icona degli anni cinquanta continua ad aleggiare l’ombra del più assoluto mistero.

 

Pubblicato in Cultura
Giovedì, 13 Novembre 2014 14:28

L'ultimo viaggio del Drugo

Si è spento a 67 anni Warren Clarke, attore inglese noto al grande pubblico per la sua interpretazione in Arancia Meccanica, film del 1971 del maestro Stanley Kubrick.  Da poco tempo lottava contro un male incurabile.

 

Meno conosciuto rispetto a Malcolm McDowell, suo partner nel film di Kubrick, Clarke era riuscito a ritagliarsi uno spazio importante nelle serie tv inglesi e in alcuni film hollywoodiani. Recitò, agli inizi della sua carriere, nella soap opera Coronation Street, prima di acquisire grande fama in Gran Bretagna per il suo ruolo da protagonista nella serie televisiva “Dalziel and Pascoe”. Fu anche il capitano Lee nel film “Robinson Crusoe” del 1989.

 

Memorabile rimane il ruolo di Dim, personaggio di Arancia Meccanica che lo ha consegnato di diritto alla storia del cinema. Teppista pavido e succube del comandante indiscusso Alex DeLarge, Dim è il primo del gruppo a ribellarsi. È protagonista di una delle scene più famose del film, quando Alex, irritato per una battuta detta da Dim poco prima, decide di ferirlo a una mano e gettarlo in un lago artificiale, dal quale riesce ad uscire a malapena.

 

Questa volta Warren Clarke non ce l’ha fatta, ma ha ottenuto in cambio un posto nel Pantheon del cinema.

 

Pubblicato in Cultura

‘Come un tuono’ è un film che ha fatto molto parlare di sé, per l’importanza dei contenuti trattati e la storia che lascia gli spettatori un po’ spiazzati, ma decisamente coinvolti, permettendo anche un margine di riflessione.

 

Il titolo originale della pellicola di Derek Cianfrance è ‘The place beyond the pines’, epopea familiare che mischia noir, poliziesco e melodramma con delle contaminazioni documentaristiche, caratteristiche che qualificano questo film come un futuro cult.

 

Luke (Ryan Gosling) è un talentuoso motociclista che si esibisce come stuntman in uno spettacolo itinerante chiamato globo della morte. Un giorno scopre di avere un figlio di un anno, Jason, nato dalla breve relazione avuta con Romina (Eva Mendez). Il protagonista decide quindi di non partire per essere il padre che lui non ha mai avuto. La donna però convive con un altro uomo, oltre al fatto che Luke non ha molti soldi. Su consiglio di un amico decide quindi di rapinare una banca ma viene tragicamente fermato dall’agente di polizia Avery (Bradley Cooper), diventato padre da poco di un bimbo di nome Aj. Quindici anni dopo Jason e Aj diventano amici, ma scopriranno il passato delle loro famiglie, che stravolgerà le loro vite.

 

Il magnifico cast interpreta benissimo i sentimenti dei diversi personaggi che si trovano di fronte a delle scelte che riguardano la replica o il rifiuto dell’eredità paterna. Nella trama ricorrono elementi narrativi che si rifanno alla tragedia greca, quali l’ineluttabilità del destino, l’idea della successione, le colpe dei padri che ricadono sui figli, la vendetta.

Il dramma familiare è decritto con grande realismo, infatti il regista predilige l’utilizzo di piani sequenza.

 

Anche la musica composta da Mike Patton va menzionata, che permette un totale coinvolgimento, restituendo intatte e immutate le atmosfere della cittadine di Schenectady, provincia di New York,  riprodotte realisticamente dalla fotografia di Sean Bobbitt.

 

Nel complesso rapporto tra padre e figlio il bene e il male si confondono, vita e morte si intrecciano, attraverso due generazioni che sembrano portare ferite che non possono rimarginarsi ma solo tornare a sanguinare.

 

Un film romantico, disperato, commuovente ma magnificamente raccontato, già uscito da qualche settimana, ma per chi non volesse perderselo, è ancora nelle sale cinematografiche, pronto a regalare emozioni e anche qualche lacrima. Un film decisamente da non dimenticare.

 

 

Pubblicato in Cultura
Sabato, 20 Aprile 2013 12:50

Hitchcock: dietro il successo di Psycho

Si potrebbe pensare che Hitchcock, il film di Sacha Gervasi, sia una celebrazione dell'indiscutibile talento del maestro della suspense e di Psycho, il suo film più clamoroso.

Nulla di più sbagliato.

 

La pellicola verte sui dubbi, i turbamenti, le difficoltà emotive e pratiche affrontati dal regista in un periodo specifico della sua vita, i suoi 60 anni ed il vertice della propria carriera (dopo il successo eclatante di Intrigo internazionale), in cui la fiducia nelle proprie capacità e nel proprio talento vacillano, o quantomeno vengono messe in discussione.

 

È un Hitchcock dalle mille ossessioni quello presentato sullo schermo, un uomo tanto legato alla moglie, quanto distolto dalle mille tentazioni cui non riesce a sottrarsi: il lusso, il buon cibo, l'alcol e le bionde attrici dei suoi film, sulle quali sfoga il proprio voyeurismo.

 

Sono proprio quelle debolezze ed insicurezze che lo inducono a prestare attenzione al romanzo di Psycho, un testo aberrato dalla società che tratta di incesto, istinti brutali, sesso e violenza, in cui il protagonista incarna in modo estremo pulsioni e frustrazioni che in parte coinvolgono lo stesso regista.

 

Il parallelo tra le due figure è reso molto bene dall'intrecciarsi di 3 diversi livelli narrativi lungo il dispiegarsi della storia: la commedia che affronta la vita sentimentale e professionale di Hitchcock, segnata profondamente dal legame e dal conflitto con la figura di Alma, la moglie e il cardine della sua vita; la trama di Psycho, resa a tratti dalle scene che ne mostrano la realizzazione in studio (peraltro fedelissime all'originale); ed un livello intermedio, sospeso tra sogni ed allucinazioni, in cui il regista dialoga e si confronta con Norman Bates, protagonista del libro, scoprendolo e scoprendosi.

 

Per realizzare la pellicola, disprezzata ed osteggiata da tutti (Paramount Pictures, giornalisti e, inizialmente, anche da Alma), Hitch è disposto a mettersi in gioco totalmente, sia sul piano finanziario -ipoteca la casa per autofinanziarsi-, sia su quello emotivo per raggiungere un traguardo che non è solo quello del successo economico, ma dell'affermazione di un talento che ancora brucia dentro di lui e non dev'essere dato per scontato.

 

Giunto al termine della produzione, non ancora del tutto soddisfatto del risultato, Hitchcock si rende conto che non è solo il suo ruolo a dover essere preservato, ma anche il suo rapporto con Alma, imperdibile supporto che lo ha sempre sostenuto nella vita, valorizzandolo come uomo e indirizzandolo nel lavoro, contribuendo praticamente alla riuscita dei suoi film.

Il suo intervento in sede di montaggio e la brillante intuizione di inserire la colonna sonora all'interno della scena più famosa del film, quella della doccia, salva l'esito materiale del film e il rapporto fra i due.

 

Il film di per sé non rappresenta un caso emblematico.

Indubbiamente il cast presenta attori di rilievo: Anthony Hopkins eccellente interprete, Hellen Mirren (nel ruolo della moglie), Scarlett Johansson e Jessica Biel come perfette bionde hollywoodiane, i quali interagiscono con estrema naturalezza, ma senza particolari virtuosismi.

 

La stessa trama non è particolarmente brillante: il punto di forza della pellicola è suscitare curiosità e interesse verso il mito del film di cui viene mostrato il making of, facendo leva su tanti piccoli dettagli che non possono sfuggire agli occhi degli appassionati.

Per un neofita del genere, Hitchcock è banalmente il racconto delle vicende che si snodano intorno al regista, ma per chi segue con passione il lavoro del maestro del brivido, il film si configura come un omaggio esplicito, un collage di citazioni che solo un esperto può cogliere, favorendo una lettura più ricca e approfondita del testo filmico.

 

L'impressione generale è che il film non si rivolga a tutti, ma parli ad una nicchia che può comprendere ad ogni livello di cosa tratta, un gruppo di pochi che, forte della propria passione, riscopra nuovamente l'amore per il cinema del grande maestro.

 

Pubblicato in Cultura
Mercoledì, 17 Aprile 2013 12:35

20.04.2013 Record Store Day

Segnatevi questa data: Sabato 20 Aprile 2013.

 

Come ogni anno si festeggia il Record Store Day e l'ambasciatore del 2013 è il vecchio e caro Jack White dei White Stripes. Siamo al settimo anno consecutivo e la giornata mondiale dedicata ai negozi di musica indipendente (CD e LP) vuole celebrare gli store in tutto il mondo e conservare l'unicità di questi luoghi dove l'ascoltatore interagisce, ascolta e accumula cultura nel senso più generale possibile.

 

Per la serie “meglio tardi che mai” a questa settima edizione partecipa anche l'Italia mettendosi in gioco in diverse città: Milano (al Teatro Dal Verme), Torino (al club Astoria), Bologna (alla Cineteca), Firenze (all'Auditorium Flog), Roma (al C.S. Brancaleone) e Napoli (Palazzo delle Arti - PAN). Nella nostra Milano al Teatro Dal Verme, dalle 19:00, ci sarà una “piazza musicale” dove si potrà acquistare e scambiare musica indipendente seguita dall’incontro condotto dal giornalista e critico musicale  Enzo Gentile con il cantautore/presentatore Enrico Ruggeri, lo scrittore Aldo Nove e il giornalista/dj/autore Luca De Gennaro.

 

Una cosa che accomunerà tutte e sei le città italiane c'è: la proiezione di 'Last Shop Standing - The Rise, Fall and Rebirth of the Independent Record Shop' di Pip Piper ispirato dal libro omonimo di Graham Jones. Nella pellicola viene raccontata l'ascesa dei negozi di dischi (dagli anni '60 agli '80), la nascita del rock'n'roll, del punk, delle influenze delle charts musicali sulle vendite fino alla nascita di un supporto che ben conosciamo: il Compact Disc. Paul Weller, Billy Bragg, John Marr e il noto produttore della EMI Tony Wadsworth sono alcuni dei protagonisti che potrete ammirare durante il film.

 

Cosa state aspettando? Cercate il negozio più vinico a casa vostra (vi consiglio di guardare QUI nella pagina ufficiale dell'evento), controllate se  i vostri cantanti/musicisti preferiti hanno in serbo qualche ristampa o un nuovo disco/split e godetevi il 20 Aprile. Se amate la musica e il concetto di cultura, non mettetevi a fare i rozzi pirati senza scopo se non quello di arricchire il vostro hard disk, godetevela ma contribuite anche voi.

 

Andrea Facchinetti

 

Pubblicato in Musica
Pagina 13 di 15

immobili sanremo

Instagram

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

 

 

Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.