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Per chi non ha visto nient’altro su e di questo genere, che magari non si è preso neppure il fastidio di leggere l’intera trilogia di E. L. James, (il cui primo libro, ve lo dico chiaramente, pur nella sua estrema ridicolaggine è il migliore dei tre), per la generazione Instagram e Whatsapp, ovvero quelli che sono diventati maggiorenni l’altro ieri, "Cinquanta Sfumature Di Grigio" è sicuramente una pellicola da vedere per sentirsi abbastanza sfacciati e trasgressivi. In realtà il film è del tutto pudico, giocato su primi piani e sguardi languidi, su atmosfere ricreate alla perfezione e che emanano erotismo come fosse aria condizionata e soprattutto sui colori sapienti della fotografia. Che inducono a vedere anche quello che in realtà non c’è. Insomma, quasi un film di autore più che di genere, dove i movimenti di macchina da regista colto si sprecano manco si fosse in un film di Dreyer e dove i ripetuti dettagli degli occhi e della mani dei due protagonisti fanno pensare al cinema di avanguardia del secolo scorso. Niente scene di nudo estremo dunque. Niente organi sessuali in bella vista, né in “sfumatura”, nulla di nulla tranne la riuscitissima trasposizione della sceneggiatura di Kelly Marcel e Patrick Marber, che in questo film si supera per l’efficacia dei dialoghi e dei gesti sottili ma eloquenti, che fa dire e fare ad Anastasia e Christian. Il sadismo è solo accennato, l’erotismo latita e a vincere su tutto è la pura semplice curiosità degli spettatori accorsi in massa a vedere una pellicola da dilettanti dell’eros e anche della passione. Per chi invece ha letto "Il Diavolo In Corpo" di Radiguet e visto le trasposizioni cinematografiche di Lara e Bellocchio, si è appassionato a Marguerite Duras e il film di Annaud, ha letto i diari di Anais Nin e guardato tutti i film tratti dai romanzi di Bukowski e Miller, naturalmente la pellicola di Sam Taylor-Wood del 2015 fa abbastanza sorridere. Tanto che alla fine lo spettatore attento può cogliere anche il palpabile imbarazzo dei due attori protagonisti Dakota Johnson e Jamie Dornan e i loro sorrisetti pudichi e impacciati che sono disseminati, per assoluta scelta registica che non ha tagliato nulla, per tutta l’intera pellicola. Per cui, ancora una volta, ed è triste dirlo, quelli che avrebbero dovuto essere dei prodotti artistici come il romanzo prima e in seconda battuta la trasposizione filmica non diventano altro che fenomeni di massa voluti, cercati e confezionati da abili manager editoriali e dello spettacolo. "Cinquanta Sfumature" come una gallina dalle uova d’oro da spremere per fare tanti soli. Niente altro che fenomeno commerciale dove l’arte e la scelta di leggere esattamente quel libro anziché un altro o vedere esattamente quel film e non un altro è stata pilotata a dovere da chi fa questo per mestiere e lavoro. I poveri lettori e spettatori sono stati indotti dalla curiosità, certo, ma anche la curiosità si confeziona a dovere a un tavolo, anche essa è niente altro che un prodotto commerciale da usare con arguzia e intelligenza. Del film di Taylor-Wood rimangono le cose buone già dette sopra: bella fotografia, ottima sceneggiatura e sapiente regia. Tutte cose che con l’erotismo, il sesso e la trasgressione non hanno proprio nulla a che vedere. Purtroppo ancora una volta ci sono cascati tutti!

Antonia Del Sambro

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Venerdì 6 e sabato 7 marzo 2015 presso il MIC - Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana presenta ANITA EKBERG E VIRNA LISA: RICORDO DI DUE DIVE INTERNAZIONALI, un omaggio in quattro film che intende ricordare due grandissime attrici da poco scomparse.

Fondazione Cineteca Italiana rende omaggio alle due dive con quattro film significativi. Il 6 marzo si inizia alle 15.00 con la commedia Come uccidere vostra moglie, film che ha segnato il brevissimo periodo a Hollywood di Virna Lisi, che compare a fianco di una leggenda come Jack Lemmon. A seguire verrà proiettato Le tentazioni del dottor Antonio, episodio del film collettivo Boccaccio ’70 diretto da Federico Fellini, nel quale Anita Ekberg appare al protagonista, interpretato da Peppino De Filippo, in veste di allucinazione erotica. Chiude la giornata Il più bel giorno della mia vita di Cristina Comencini, che vede Virna Lisi interprete superba di un’anziana donna legata alla villa nella quale ha trascorso tutta la sua vita. La rassegna si chiude sabato 7 marzo con la proiezione de La dolce vita, immortale capolavoro di Federico Fellini, del quale la Ekberg è interprete, insieme a Marcello Mastroianni, del più celebre bagno nella fontana della storia del cinema.

CALENDARIO

Venerdì 6 marzo h 15.00 Come uccidere vostra moglie (Richard Quine, Usa, 1964, 118’ con Virna Lisi e Jack Lemmon)

h 17.15 Boccaccio ’70 - Le tentazioni del dottor Antonio (Federico Fellini, Italia, 1962, 60’)

h 18.30 Il più bel giorno della mia vita (Cristina Comencini, Italia, 2002, 102’)

Sabato 7 marzo h 16.00 La dolce vita (Federico Fellini, Italia, 1960, 163’)

MODALITÀ D’INGRESSO ALLE PROIEZIONI Biglietto d’ingresso intero: € 5,50 Biglietto d’ingresso ridotto: € 4,00 Biglietto d’ingresso adulto + bambino: € 6,00

INFO

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.www.cinetecamilano.it T 02 87242114

 

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Non so in America ma nel nostro paese la trama e i personaggi de "L’amore bugiardo", ultima fatica cinematografica di Fincher con Ben Affleck e Rosamund Pike, è quasi cronaca quotidiana. Sì perché la trama è semplice e banale nel suo insieme. Un matrimonio all’apparenza perfetto, una coppia invidiata e tutto quello che c’è di più chic a circondarli. Il destino, però, sa essere crudele e si sa. Così tra la crisi economica e le inquietudini familiari, i due protagonisti, Amy e Nick si ritrovano all’improvviso a dover cambiare stile di vita, città, amici e riferimenti. Addio al superfluo e al benessere reale o solo ostentato. Il paradiso può attendere e la coppia si sfascia. E si sfascia nella maniera più clamorosa e cruenta possibile. La bella Amy una mattina scompare, lasciando dietro di sé una scia di sangue e un milione di ipotesi e sospetti. Nick sa o intuisce la verità che si nasconde realmente dietro quel gesto e quella sparizione ma è troppo apatico, troppo stanco e troppo disilluso per farne davvero un dramma e così non fa altro che concentrare su di sé tutti i dubbi e i sospetti della polizia e degli abitanti del luogo. Sembrerebbe una storia già narrata ma David Fincher non è un principiante della suspense e neppure l’ultimo arrivato a tessere trame difficili e psicologiche all’interno dei suoi film. Lo spettatore allora deve ricredersi quando a mano a mano che la trama e la narrazione si dipanano intuisce che c’è ben altro. Anzi, molto altro. Allora si apre con chiarezza e maestria il doppio registro de "L’amore bugiardo". Dove quello che viene narrato sullo schermo non corrisponde alle immagini stesse che vengono fatte vedere allo spettatore. I protagonisti della pellicola sono divisi in due: quelli che pensano di conoscere tutta la verità e che vogliono solo trovare un colpevole e quelli che alla ricerca della stessa verità invece si accingono in un viaggio mentale e psicologico nel quale chiunque vince è sempre un perdente. Quello che piace e che resta impresso nel film di Fincher è la drammatizzazione dell’apparenza. Mostrarsi in un modo del tutto distante a quello che si è e a quello in cui si crede è una tragedia già per sé perché mina e attenta inesorabilmente a qualsiasi fondamento per il futuro, che sia esso di coppia o personale. Fingere e recitare è deleterio. A meno che non ci si prenda affatto sul serio e si menta solo per divertissement. Ma così non è per i protagonisti de L’amore bugiardo e il prezzo che dovranno pagare sarà salatissimo. Una grande lezione di psicologia per tutti gli spettatori coinvolti loro malgrado a fare outing alla fine del film. Ma ne vale la pena!

Antonia del Sambro

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Comincia al meglio il 2015 al teatro Franco Parenti di Milano, dove nel mese di gennaio andranno in scena tre nuovi debutti: HAMLET TRAVESTIE il 13 gennaio; I GIOCATORI il 16 gennaio e LA DANZA DELLA REALTà il 17 gennaio.

HAMLET TRAVESTIE è uno spettacolo di Emanuele Valenti e Gianni Vastarella.

La storia di Amleto viene ricostruita attraverso l'esperienza di un giovane dei giorni nostri che perde il senno dopo essersi immedesimato completamente nella storia del principe danese. Una famiglia napoletana, i Barilotto, con i problemi ordinari di un nucleo familiare odierno, attraverso cui si delinea il dramma shakespeariano, anche nel tentativo di far rinsavire il figlio "Amleto" Barilotto. Una pièce che si rifà alla riscrittura burlesque settecentesca dell'Amuleto di John Poole e al Don Fausto di Antonio Petito.

Dal 13 al 25 gennaio,

Teatro Franco Parenti, Sala Tre

Prezzo: Intero €25;  Over60 €15;  Under25 €12,50; Convenzionati €17,50

Orari: mart h21.00; merc h20.00; giov h18.30; ven h21.00; sab h20.00; dom h16.00; lunedì riposo

I GIOCATORI è lo spettacolo vincitore del Premio UBU 2013 come migliore novità straniera e del Premio Butaca 2012 come miglior testo in lingua catalana.

Diretto in lingua originale (catalano) da Paul Mirò, lo spettacolo è stato tradotto e diretto in Italia da Enrico Ianniello. Quest'ultimo adotta il napoletano come lingua dello spettacolo, che secondo l'attore, regista e traduttore riesce al meglio a tradurre un linguaggio gergale, istintivo e verace. Uno spettacolo attraversato da relazioni semplici, costrette attorno ad un tavolo. I giocatori discutono e si sfogano esternando problemi come solitudine, fallimenti e disoccupazione, tra preparativi del caffè, bevute di whiskey e canzoni.

Dal 16 al 25 gennaio,

Teatro Franco Parenti, Sala Grande

Prezzo: Intero €32; Ridotto Over60 €18; Ridotto Under25 €15;Convenzioni €22,50

Orari: venerdì ore 20.30; sabato ore 19.30; domenica ore 15.30;  lunedì riposo; martedì ore 20.30; mercoledì ore 19.30; giovedì ore 21.30

LA DANZA DELLA REALTà è un film diretto da Alejandro Jodorowsky, artista del tutto anticonvenzionale che guarda al cinema come ad una modesta "arte di cura".

La Danza de la Realidad è un inno alla poesia e al senso della vita, e verrà trasmesso in lingua originale sottotitolato in italiano. Un film che è stato presentato in Italia nella formula di un tour, come se si trattasse di un concerto o di una pièce teatrale. La proiezione è prevista a Milano soltanto per il 17 gennaio al Teatro Franco Parenti, alla quale lo stesso Jodorowsky non potrà più partecipare come previsto per problemi di salute. In una mail il regista ha scritto "L’avventura poetica è finita. Per ragioni di salute devo rinunciare a venire in Italia. Grazie dei bei momenti trascorsi insieme. Mi ritiro dalla danza della realtà”.

I biglietti già acquistati in precedenza saranno rimborsati, e la proiezione del film verrà effettuata ugualmente.

17 gennaio 2015

Teatro Franco Parenti, Sala Grande

Orario: h.20.30

INFO

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Tel : 02 59 99 52 06

Fb : http://www.facebook.com/teatrofrancoparenti

Tw: http://www.twitter.com/teatrofparenti

Sito : http://www.teatrofrancoparenti.it

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Dal 10 gennaio all’1 febbraio 2015 presso Spazio Oberdan, Fondazione Cineteca Italiana verranno proiettati tutti i film di Xavier Dolan.

L'evento XAVIER DOLAN – 4 ANTEPRIME, è una rassegna dedicata al giovanissimo e talentuoso regista, che a soli 25 anni ha già diretto ben cinque lungometraggi. I suoi film sono stati tutti presentati a festival prestigiosi come quelli di Cannes e di Venezia. Xavier Dolan è anche sceneggiatore, attore, montatore e costumista. La carriera del giovane canadese è, infatti, incredibile considerando la giovane età: il suo cinema utilizza una narrazione molto personale e complessa, un misto di interiorità pulsante e inquietudine emotiva. In tutti i suoi film traspare una fragilità di fondo, una sorta di infinita ricerca di se stesso che si manifesta spesso con oscillanti reazioni dei suoi personaggi, a volte dolcissimi, a volte irascibili e aggressivi.

"Mommy" è l'ultimo lavoro di Dolan e l'unico suo lungometraggio finora distribuito in Italia; per questo la Cineteca Italiana propone questa rassegna a lui dedicata, in cui si potranno vedere anche gli altri quattro film del regista canadese, tutti in versione originale sottotitolati in italiano: J’ai tué ma mère, Les Amours imaginaires, Laurence Anyways, Tom à la farme.

Programma:

  • Domenica 11 gennaio h 15 / Sabato 17 gennaio h 21.15 / Venerdì 23 gennaio h 21 / Giovedì 29 gennaio h 17

             Les Amours imaginaires - Anteprima

  • Sabato 10 gennaio h 17 / Giovedì 15 gennaio h 19 / Domenica 18 gennaio h 21.15 / Sabato 31 gennaio h 21.15

            J’ai tué ma mère - Anteprima

  • Sabato 10 gennaio h 20.45 / Martedì 20 gennaio h 16.30 / Sabato 24 gennaio h 21 / Sabato 31 gennaio h 16

            Laurence Anyways - Anteprima

  • Lunedì 26 gennaio h 16.30 / Venedì 30 gennaio h 21 / Domenica 1 febbraio h 14.30

            Mommy

  • Domenica 11 gennaio h 19 / Martedì 13 gennaio h 19 / Sabato 17 gennaio h 15 / Domenica 25 gennaio h 19 / Domenica 1 febbraio h 21.15

            Tom à la farme - Anteprima

INFO:

T 02.87242114 / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. / www.cinetecamilano.it

MODALITÀ D’INGRESSO:

Biglietto d’ingresso: intero € 7,00

Biglietto d’ingresso ridotto per possessori di Cinetessera o studenti universitari: € 5,50

Proiezione pomeridiana feriale:  intero € 5,50, ridotto € 3,50.

Cinetessera annuale: € 6,00, valida anche per le proiezioni al MIC – Museo Interattivo del Cinema - e all’ Area Metropolis 2.0 – Paderno Dugnano.

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Domenica, 21 Dicembre 2014 19:50

Un omaggio a Hoffman al MIC di Milano

Dal 27 dicembre 2014 al 4 gennaio 2015 il MIC - Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana - ospiterà un evento in omaggio a Philip Seymour Hoffman, attore statunitense scomparso prematuramente lo scorso febbraio.

Saranno proiettati sette film che seguono ed esprimono l'evoluzione della carriera dell'attore. Ad aprire la manifestazione il 27 dicembre alle 19.00 sarà "Truman Capote" di Bennet Miller, film che ha consacrato la carriera di Hoffman. Lo stesso giorno alle 21.00 sarà proiettato "La spia" di Anton Corbijn, una spy story introspettiva basata sul romanzo "A Most Wanted Man" di John Le Carré. Seguiranno: Domenica 28 dicembre alle 19.00 "Il dubbio" e alle 21.00 "Synecdoche, New York". Giovedì 1 gennaio alle 19.00 "Una fragile armonia" e alle 21.00 "Onora il padre e la madre". Sabato 3 gennaio alle 19.00 replica di "Truman Capote" e alle 21.00 replica di "La spia - A Most Wanted Man" Domenica 4 gennaio alle 19.00 replica di "Onora il padre e la madre" e alle 21.00 replica di "Synecdoche, New York"

informazioni:

viale Fulvio Testi 121, Milano prezzo: intero €5.50 - ridotto €4.00

ulteriori informazioni: tel: 0287242114 sito web del MIC: http://mic.cinetecamilano.it/sala/

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Bando alle scene da fumetti delle ultime pellicole di successo, bando agli effetti speciali e alle scene di inseguimenti e macchine distrutte e bando anche alle produzioni milionarie.

David Dockin ha un budget limitato e quindi decide di fare solo il regista e da bravo direttore si affida solo a bravi attori.

The Judge è la quintessenza della recitazione hollywoodiana più classica, quella per capirci che ha reso grandi attori del calibro di Gregory Peck e James Stewart.

E così anche nella pellicola di Dockin tutto è affidato alle capacità interpretative dei due protagonisti Robert Duvall e Robert Downey Jr, rispettivamente padre e figlio, giudice e avvocato, accusato e difensore.

La trama è quasi banale e narra la storia dell’avvocato di successo della grande metropoli, Hank Palmer, che torna a casa in una piccola cittadina di famiglia per il funerale di sua madre.

Qui ritrova i vecchi amici, l’ex fidanzatina del liceo, interpretata da una altrettanto bravissima Vera Farmiga, i suoi due fratelli e naturalmente suo padre, l’inossidabile, severo e arido Joseph Palmer, giudice della contea.

Dopo aver sbrigato tutte le faccende familiari Hank si appresta a lasciare il suo “vecchio” mondo e a ritornare nello scintillio della Chicago legale ma suo padre il giudice viene accusato di omicidio e rischia la pena di morte.

Messo alle strette dalle circostanze, Hank deve trasformarsi in avvocato difensore di suo padre, un genitore che non gli ha mai dimostrato affetto, che gli è sempre stato nemico e che ha reso la vita famigliare un vero inferno a tutti.

E in questo momento, allora, che The Judge diventa pellicola intimista e sussurrata dove il melodramma della sceneggiatura si fa dramma per immagini e dove tutti i protagonisti strizzano l’occhio agli spettatori per portarli ognuno dalla propria parte.

La buona recitazione dei protagonisti ma anche di tutti gli altri personaggi minori è il vero filo conduttore del film di Dockin, più della trama stessa perché questa a volte si appesantisce inutilmente e devia in tanti piccoli dettagli inutili.

The Judge è una pellicola intimista e bisbigliata, una grande prova di regia e di interpretazione per tutti gli amanti del buon cinema.

 

 

Antonia del Sambro

 

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Venerdì, 05 Dicembre 2014 02:04

Tre maestri del cinema

Dal 3 al 17 dicembre il MIC (Museo Interattivo del Cinema) e l'Università degli studi di Milano Bicocca, dipartimento di Scienze della formazione, propongono un'importante e stimolante rassegna fatta di film e lezioni dedicati a Wim Wenders, Alfred Hitchcock e Michelangelo Antonioni. Ogni incontro prevede la visione di un film di uno dei registi presi in esame e una lezione-laboratorio sui temi affrontati dal film, tenuta dalla professoressa Emanuela Mancino, docente di filosofia dell'educazione presso l'Università degli studi di Milano-Bicocca. Si parte mercoledì 3 dicembre con un pomeriggio dedicato a Wim Wenders: alle 15 verrà proiettato Lisbon Story, del 1995, un film sul cinema, sul rapporto tra immagine e suono, sull'opposizione tra cinema europeo e cinema americano. A seguire la lezione "Quando il suono salva l'immagine: i film come forma di uno sguardo narrante". Il pomeriggio di mercoledì 10 dicembre avrà protagonista Alfred Hitchcock, con la proiezione di Notorious, film del 1946 in bilico tra spionaggio e love-story, interpretato da Cary Grant e da Ingrid Bergman, a seguire la lezione "La quintessenza dell'apparenza: luci e ombre come corpo estetico dell'esperienza". Infine mercoledì 17 dicembre verrà proiettato "professione reporter" del maestro Antonioni, giallo del 1974 incentrato sui rapporti tra occidente e Terzo mondo grazie al quale Antonioni vinse il Nastro d'Argento. A seguire l'incontro "Lo spaesamento nel suo momento giusto: la fuga degli occhi, con inesorabili movimenti di macchina". Irrinunciabile per tutti i cinefili.

Rassegna "Lo sguardo che insegna"

Mercoledì 3 dicembre: h 15.00 Wenders: Lisbon Story (Germania, 1995, 105') A seguire: Quando il suono salva l'immagine: i film come forma di uno sguardo narrante Mercoledì 10 dicembre: h 15.00 Hitchcock: Notorious (USA, 1946, 101') A seguire: La quintessenza dell'apparenza: Luci e ombre come corpo estetico dell'esperienza Mercoledì 17 dicembre: h 15.00 Antonioni: Professione Reporter (Italia, 1974, 126') A seguire: Lo spaesamento nel suo momento giusto: la fuga degli occhi, con inesorabili movimenti di macchina

Costo: biglietto d'ingresso intero: 5.50 euro biglietto d'ingresso ridotto: 4 euro biglietto d'ingresso adulto+bambino: 6 euro MIC Museo Interattivo del Cinema Viale Fulvio Testi 121, Milano 0287242114 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.cinetecamilano.it

 

 

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Era dai tempi di Kubrik e di Nicholson che non si vedeva un tale matto sul grande schermo e l’effetto è davvero dirompente e affascinante.

Dan Gilroy, quello del ciclo sull’agente segreto Borne, che oltre essere un quotato regista è anche uno sceneggiatore e scrittore ispiratissimo presenta agli spettatori una pellicola di assoluto impatto emotivo e pensa bene di condirla anche con effetti speciali molto ben fatti e inseguimenti “all’americana” che farebbero impallidire Steve MacQuinn.

Lo sciacallo narra della vita di uno disoccupato statunitense che vive di espedienti assolutamente illegali, ai margini della società e con una paranoia personale che lo spinge a proporsi perennemente agli altri sbagliando approccio e forma. Disperato, depresso e del tutto allo sbando, una notte si ritrova per caso sul luogo di un incidente stradale e “scopre” letteralmente il lavoro di filmaker free lance. Immediatamente affascinato da un lavoro che non conosceva ma insieme abbastanza lucido e folle da individuarne le potenzialità e le possibilità personali, commette un ultimo furto e acquista tutti gli strumenti necessari per renderlo un operatore notturno dei fatti e degli accadimenti più cruenti e feroci che la sua città può offrire ogni notte.

E Lou, pazzo, psicotico, paranoico e sociopatico si scopre bravissimo e portato per questo lavoro, sul quale si documenta e si impratichisce fino a diventare uno dei più bravi del suo territorio.

Suoi sono gli scoop più interessanti e ben eseguiti. Sue le riprese più preziose e realistiche.

Sue tutte le notizie di apertura dei maggiori network della sua città.

L’emittente che per prima ha mandato i suoi filmati se lo accaparra con contratti di tutto rispetto e cifre a molti zeri e Lou Bloom li ricambia offrendo il lavoro migliore e più disonesto possibile.

Al di là e al di sopra di ogni possibile deontologia lavorativa ma anche legale e giuridica.

Avere a che fare con i pazzi però è sempre complicato, per cui anche la stessa datrice di lavoro deve cedere alle lusinghe e ai ricatti di Lou e gli stessi agenti della polizia devono arrendersi di fronte a prove che un folle come lui riesce a far scomparire in pochi secondi.

Il ritmo del film è incalzante e non dà tregua dal primo all'ultimo fotogramma regalando agli spettatori anche una panoramica notturna e meravigliosa della città di Los Angeles, dalla Valley ai quartieri più ricchi e prestigiosi. Lo sciacallo è un film fatto benissimo che non delude sotto nessun punto di vista. Scelta eccezionale del regista è anche Jake Gyllenhaal nel ruolo dell’indiscusso protagonista. L’attore, dimagrito e reso febbrilmente folle dalla sceneggiatura e dalla pellicola dimostra che sa essere oltre che bellissimo e bravo ragazzo nei ruoli che ha sempre interpretato anche eccellente a ricalcare le orme di Jack Nicholson, brutto, pazzo e paranoico. Imperdibile.

 

Antonia del Sambro

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Il 25 e il 26 novembre, in oltre 250 sale cinematografiche italiane, approda il capolavoro internazionale dedicato alla vita e all’eredità artistica di Michael Jackson.

Grazie al lavoro della regista Maureen Goldthorpe, arriva uno straordinario tributo al Re del Pop, Michael Jackson, alla sua vita e all’eredità artistica che ha lasciato dopo la sua morte prematura, avvenuta nel 2009 e ricordata con un funerale seguito da centinaia di milioni di spettatori in tutto il mondo.

Testimonianze inedite di coloro che hanno lavorato con Michael Jackson, amici, familiari e giornalisti, accompagnate da commoventi ricordi, si alternano a nuovi e mai visti filmati che lo ritraggono nella sua brillante quotidianità e alle emozionanti esibizioni che lo hanno reso uno degli artisti di maggiore successo e più amati dell’era moderna, in grado di ispirare milioni di fan in tutto il mondo.

Il film permette di riascoltare tutti i suoi brani più celebri e amati: da I Want You Back, inciso con i Jackson Five quando era ancora un bambino; la popolarità da solista ottenuta con il brano Don't Stop 'til You Get Enough; per arrivare al successo planetario raggiunto grazie a canzoni come Thriller e Billie Jean; fino alle conferme di Bad e Black or White, solo per citare alcuni dei classici presenti in Michael Jackson: Life, Death and Legacy.

Un artista indimenticabile che, con i suoi brani e i suoi incomparabili movimenti scenici, continua a far parte della vita di milioni di persone; un artista leggendario per quanti possono godere della sua eredità di musicista e ballerino. Sto lì seduto e penso “non mi chiamate sul palco, sono troppo timido”. Ma una volta che ci sono, ho il controllo assoluto di me stesso. Stare sul palco è magia pura, non c’è nulla di paragonabile. Senti l’energia di tutti quelli che stanno lì, invade completamente il tuo corpo. Quando hai le luci addosso, non esiste più nulla, ve lo posso giurare.

"Michael Jackson - Life in the magical kingdom" - Rolling Stone (17 febbraio 1983)

Marco Trabucchi

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