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Martedì, 18 Novembre 2014 15:00

Lory del Santo, l’ultima Diva

Se c’è un personaggio che ha saputo non far smettere mai di parlare di sé, è Lory del Santo. La showgirl per eccellenza ha attraversato 3 decadi di televisione italiana, passando per trasmissioni e film tra il trash e l’erotico, ed è stata protagonista del gossip anche internazionale, ma negli ultimi anni, salvo qualche presenza in diversi reality e talk show pomeridiani, la nostra “Lady of Verona”, come la canzone che le dedicò Eric Clapton, non ha più avuto modo di esprimere il suo talento. Salvo una breve parentesi come scrittrice e come poetessa, degna di nota la poesia dedicata al cav. Silvio Berlusconi, Lory ha puntato tutto su una nuova carriera: quella della regista. Il web ormai si è scatenato per il suo lungometraggio sapientemente diviso in puntate settimanali, intitolato “The Lady”, seconda opera di Lory dopo il cortometraggio “The Nightclub – Osare per credere”. Fior di articoli sono spuntati su diversi siti, più o meno ironici, che cercano nei dialoghi surreali e nella trama latente di “The Lady”, di trovare una ragione artistica e un senso cinematografico al tutto; la verità è che Del Santo non ha fatto altro che mettere in scena tutto il mondo televisivo da cui proviene, condito dal doppiaggio fuori sincrono e dagli abili movimenti sopraccigliari di Costantino Vitagliano, in tutta la sua rigidità espressiva. Un mondo fatto di palestrati depilati e modelle clamorosamente belle che non parlano altro che di palestra e di soldi, possibilmente da ottenere facendosi mantenere da uomini o donne (e qui sta la novità), ricchi. Forse Lory attraverso Lona, la protagonista di “The Lady” voleva darci lo spunto per immaginare un nuovo tipo di donna alfa, bellissima ma anche ricca e potente, peccato che tale ricchezza e potere li abbia ottenuti da un marito miliardario e anziano morto in circostanze misteriose che le ha lasciato tutto.

Per quanto sia ammirevole il coraggio di Lory Del Santo di mettere alla pubblica gogna il suo operato, di puntata in puntata lo spettatore non può fare altro che chiedersi: perché? Non è necessaria la risposta per chi sa apprezzare questo capolavoro di cinema contemporaneo.

Pubblicato in Tête-à-tête
Mercoledì, 12 Novembre 2014 17:12

Viaggiare nel cinema con Joseph Conrad

Fondazione Cineteca Italiana presenta la rassegna Cercando Conrad allo Spazio Oberdan. Dal 14 al 16 novembre saranno proiettate alcune tra le più significative pellicole tratte dalle opere di Joseph Conrad.

 

Cercando Conrad presenta una selezione di film che hanno saputo cogliere lo spirito avventuroso del grande scrittore inglese. Tra i nomi in cartellone segnaliamo Il Terzo Uomo, film di Carol Reed in bianco e nero. Dotato di una fotografia da urlo, ambientato in una decadente Vienna post Seconda Guerra mondiale, Il Terzo Uomo vede la partecipazione dell’istrionico Orson Welles, il cui lavoro è sempre stato influenzato da Conrad, e di Alida Valli.

Impossibile tralasciare Apocalypse Now. La pellicola di Francis Ford Coppola è infatti liberamente ispirata a Heart of Darkness, l’opera più rinomata di Joseph Conrad. Come fosse un segno del destino, la genesi del film ha acquisito alcune delle caratteristiche fondamentali dell’opera letteraria. La realizzazione fu infatti un’odissea paludosa, con la troupe semi-dispersa per un anno e mezzo nelle giungle delle Filippine, facile preda di tifoni e droghe. Da manuale l’interpretazione di Marlon Brando, nei panni del colonnello Kurtz.

Da non perdere l’anteprima del 14 novembre di Secret Sharer, tratto dal racconto conradiano Il compagno segreto. Il regista Peter Fudakowski sarà presente in sala per un incontro con il pubblico.

Da segnalare anche I Duellanti di Ridley Scott e Sabotaggio di Alfred Hitchcock.

 

L’iniziativa apre quasi in contemporanea con l’omonima mostra che avrà luogo dal 12 novembre presso l’acquario civico di Milano ed è uno degli eventi di punta dei Book City Milano 2014.

 

 

INFO

 

Venerdì 14 novembre h 21 – SPAZIO OBERDAN

Secret Sharer (Anteprima)

 

Sabato 15 novembre h 15 – MIC – MUSEO INTERATTIVO DEL CINEMA

Lord Jim

 

Sabato 15 novembre h 17 – SPAZIO OBERDAN

L’agente segreto di Joseph Conrad

 

Sabato 15 novembre h 18 – MIC – MUSEO INTERATTIVO DEL CINEMA

Gabrielle

 

Sabato 15 novembre h 19 – SPAZIO OBERDAN

Cuore di tenebra

 

Sabato 15 novembre h 21.15 – SPAZIO OBERDAN

Il terzo uomo

 

Domenica 16 novembre h 15 – MIC – MUSEO INTERATTIVO DEL CINEMA

Apocalypse Now

 

Domenica 16 novembre h 17 – SPAZIO OBERDAN

Lo straniero che venne dal mare

 

Domenica 16 novembre h 18 – MIC – MUSEO INTERATTIVO DEL CINEMA

I Duellanti

 

Domenica 16 novembre h 19 – SPAZIO OBERDAN

I Duellanti

 

Domenica 16 novembre h 21.15 – SPAZIO OBERDAN

Sabotaggio

 

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Pubblicato in Cultura
Martedì, 28 Ottobre 2014 14:31

La musica, New York e i sogni da realizzare

 

 

 

 

Un applauso a John Carney e alla sua capacità di trasformare luoghi comuni in una bella storia metropolitana di assaporare, seduti in sala, fino ai titoli di coda

La genialità passa anche per queste cose. Nella capacità estrema di mescolare il sogno americano, che in questo specifico diventa sogno newyorchese, la passione per la musica e gli incontri del destino e far finta che tutto questo sia nuovo e originale e non l’apoteosi dei luoghi comuni.

Ci vuole maestria, indubbiamente. Perché la trama di Tutto può cambiare è scontata e già vista, ma Carney non ci bada e l’arricchisce di strumenti musicali, equalizzatori, cuffie, strade metropolitane in cui esibirsi e grattacieli che fanno da controcanto ai dialoghi e alle performance dei protagonisti.

Anzi, se non fosse un film sulla musica e sulla capacità di “guarigione” e di rivalsa della stessa più che di controcanto si dovrebbe parlare di controcampo, usato come raffinato movimento di macchina perenne tra i sogni e le azioni di Dan e Gretta e l’asfalto e il cemento di New York.

Appunto Dan e Gretta sono gli indiscussi protagonisti della pellicola che si incontrano per volere del caso e restano insieme per volere proprio perché non possono fare a meno l’uno dell’altra in un rapporto che non è d’amore alla maniera tradizionale ma è sublimato dalla passione per la musica che li unisce e li salvifica proprio nel momento più difficile delle loro vite.

Gretta arriva a New York con tanti sogni e tanta buona volontà ma in poco tempo la sua vita professionale e privata crolla e si disfa tutto intorno a lei e Dan è un aspirante alcolista, padre di una adolescente che prova a continuare a fare il produttore discografico pur avendo fallito molte operazioni commerciali e perfino il suo matrimonio.

Nella più classica delle iconografie filmiche John Carney fa incontrare i due protagonisti su una panchina della metropolitana. Il Fato o il Destino farà tutto il resto.

Il rapporto tra Dan e Gretta e il loro sentimento reciproco sono solo dei pretesti per parlare di musica, farla ascoltare e amare dagli spettatori in sala e con la stessa provare a viaggiare tra i vicoli e le piazze di New York. Ecco servito il sogno americano.

E per la ragazza speranzosa arrivata dall’Europa e per l’americano locale che aspetta anche lui un segno dalla vita e dal cielo.

Che John Carney sia un appassionato di chitarra acustica, di musica e di complessi pop lo si intuisce fin dai primi fotogrammi. Per questo Tutto può cambiare finisce con il trasformarsi nel biglietto da visita dello stesso regista che non manca in nessuna scena di dichiarare al pubblico il suo amore per la musica pop, parallela passione ai movimenti di macchina e agli studios cinematografici.

Allo spettatore resta l’inossidabile convinzione che a New York può succedere di tutto, che il sogno americano è più attuale che mai e che le passioni personali vanno realizzare a tutti i cosi.

E in questo periodo storico davvero non è poco.

 

 

Antonia del Sambro

 

Pubblicato in 16mm

 

 

 

 

Bisogna essere molto cinefili per amare i lavori di Carax e non perché sono intrisi di movimenti di macchina antichi e superati né perché il regista è un cineasta alla vecchia maniera, quella che ricorda le opere cinematografiche dei maestri del cinema del Novecento.

 

 

 

 

Ma perché le storie in immagini che racconta Carax scrollano gli spettatori dal tutto già visto a cui sono stati abituati negli ultimi decenni e li portano a pensare che il buio della sala cinematografica non serve per dormire o distrarsi con il cellulare ma ancestralmente è ancora il luogo deputato all’onirico dell’intelletto.

Così quando si guarda Holy Motors, ultima fatica del genio filmico di Leos Carax ci si stupisce e ci si delizia insieme. La trama confusionaria in maniera ordinata induce lo spettatore a chiedersi come mai bisogna perennemente indossare una maschera ed essere sempre qualcun altro in questo mondo.

E non solo nella nostra società contemporanea ma quasi sempre nella storia dell’umanità.

Le molteplici personalità assunte dal protagonista della storia Monsieur Oscar sono un omaggio alla creatività e insieme una condotta di vita che dalle maschere della commedia dell’arte fino ai personaggi del cinema muto non hanno mai mancato di sottolineare la necessità dell’uomo di nascondersi e camuffarsi a seconda della necessità del momento.

Per questo, alla fine, Monsieur Oscar è un uomo solo.

Un attore triste che interpreta ruoli affascinanti e meravigliosi ma che finiscono irrimediabilmente per nascondere la sua vera identità.

Perché in Holy Motors il leit motiv è appunto celarsi continuamente agli altri. Così come fa l’unico essere umano del film che ha contatti stretti con il protagonista, ovvero la sua autista, una affascinante e misteriosa donna bionda di cui anche lo stesso Oscar non sa praticamente nulla.

La genialità della narrazione filmica si basa appunto su questo particolare che rende speculari Celine e Oscar in un gioco di maschere e trasposizioni dove nessuno è mai ciò che appare.

Holy Motors è l’essenza del cinema tradizionale, primitivo ed essenziale.

Un viaggio nel passato per tutti i cinefili più convinti e pervicaci e una straordinaria scoperta per i nuovi spettatori che possono così scoprire la finzione cinematografica più pura.

 

 

Antonia del Sambro

 

 

 

 

Pubblicato in Cultura

Fondazione Cineteca Italiana presenta “Pasolini e i 50 anni del Vangelo” allo Spazio Oberdan. Dal 24 al 28 novembre la rassegna celebra il grande regista e scrittore con la proiezione di cinque tra i suoi capolavori, un documentario a lui dedicato e il recente film di Abel Ferrara che ricostruisce il suo ultimo giorno di vita.

 

Il Vangelo secondo Matteo usciva cinquanta anni fa. Fu un’opera controversa ma che lascia ancora oggi sbalorditi davanti alla sua potenza espressiva e alla capacità di coniugare alla perfezione sacro e senso filmico. Lo stesso Pasolini la definì “Un concreto atto di dialogo fra un comunista, seppure non iscritto al partito, e le forze più avanzate del cattolicesimo italiano”. La pellicola è riproposta all’interno dell’iniziativa in una copia recentemente restaurata.

Tra gli altri film del maestro proposti ricordiamo Mamma Roma, che vanta un’incredibile Anna Magnani, e l’intramontabile Uccellacci e Uccellini, opera che propone con una forma innovativa i problemi degli anni Sessanta, come la crisi del marxismo, il destino del proletariato, il ruolo dell'intellettuale e l’approssimarsi del Terzo Mondo.

 

È in cartellone anche Pasolini, un delitto italiano, documentario di Marco Tullio Giordana. Si tratta della ricostruzione in forma di “docudrama”, del processo contro Pino Pelosi, indicato dai più come l’esecutore dell’omicidio ancor oggi misterioso di Pier Paolo Pasolini.

 

 

INFO

 

Fondazione Cineteca Italiana

Tel. 02 87242114

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www.cinetecamilano.it

 

Biglietti:

Intero 7,00 €

Ridotto per possessori di Cinetessera o studenti universitari 5,50 €

Proiezione pomeridiana feriale:

Intero 5,50 €

Ridotto 3,50 €

Cinetessera annuale: 6,00 € (valida anche per le proiezioni al MIC – Museo Interattivo del Cinema - e all’ Area Metropolis 2.0 di Paderno Dugnano)

 

Calendario manifestazione

Lunedì 24 novembre, 21.00 – Pasolini

R.: Abel Ferrara. Sc.: Maurizio Braucci. Int.: Wilem Dafoe, Ninetto Davoli, Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Adrana Asti, Maria de Medeiros. Francia/Belgio/Italia, 2014, col., 87’.

 

Martedì 25 novembre, 21.00 – Il vangelo secondo Matteo

R. e sc.: Pier Paolo Pasolini. Fot.: Tonino Delli Colli. Mont.: Nino Baragli. Int.: Enrique Irazoqui, Susanna Pasolini, Mario Socrate, Francesco Leonetti, Natalia Ginzburg, Ninetto Davoli, Alfonso Gatto, Enzo Siciliano.

Italia, 1964, b/n, 137’.

 

Mercoledì 26 novembre, 17.00 – Mamma Roma

R. e sc.: Pier Paolo Pasolini. Int.: Anna Magnani, Ettore Garofano, Franco Citti, Paolo Volponi, Lamberto Maggiorani, Vittorio La Paglia. Italia, 1962, b/n, 105’.

 

Mercoledì 26 novembre, 19.00 – Accattone

R. e sc.: P.P. Pasolini. Int: Franco Citti, Franca Pasut, Adriana Asti, Silvana Corsini, Luciano Conti, Mario Cipriani. Italia, 1961, b/n, 116’.

 

Mercoledì 26 novembre, 21.15 – Pasolini

 

Giovedì 27 novembre, 17.00 – Pasolini

 

Giovedì 27 novembre, 19.00 – Pasolini, un delitto italiano

R.: Marco Tullio Giordana. Sc.. M.T. Giordana, Stefano Rulli, Sandro Petraglia. Int.: Toni Bertorelli, Nicoletta Braschi, Massimo De Francovich, Carlo De Filippi, Andrea Occhipinti. Italia, 1995, col., 94’.

 

Giovedì 27 novembre, 21.15 – Uccellacci e uccellini

R. e sc.: Pier Paolo Pasolini. Int.: Totò, Ninetto Davoli, Femi Benussi, Riccardo Redi, Vittorio La Paglia, Francesco Leonetti. Italia, 1965, b/n, 88’.

 

Venerdì 28 novembre, 16.30 – Il vangelo secondo Matteo

 

Venerdì 28 novembre, 19.00 – Teorema

R. e sc.: Pier Paolo Pasolini. Mont.: Nino Baragli. Int: Terence Stamp, Silvana Mangano, Massimo Girotti, Laura Betti, Ninetto Davoli, Alfonso Gatto. Italia, 1968, col., 98’.

 

Venerdì 28 novembre, 21.15 – Pasolini

 

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Pubblicato in Cultura

 

 

Dal 22 al 26 ottobre Fondazione Cineteca Italiana presenta allo Spazio Oberdan il Vizio dell’Arte, rassegna di otto film che analizzano in profondità il teatro e il suo rapporto con il mondo.

 

“In un film l'imbecille non può fare che la parte di un imbecille, a teatro si può nascondere”. Così il grande Vittorio Gassman riassumeva la differenza che intercorre tra cinema e teatro. Aspetti che saranno ampiamente analizzati con l’iniziativa della Cineteca Italiana, in collaborazione con il teatro Elfo Puccini. Saranno proposti infatti otto film d’autore che indagano il senso, i valori e i pericoli del teatro.

Tra i film in programma segnaliamo Pallottole su Broadway, di Woody Allen, un ironico apologo sull’arte e sul teatro. Film del 1994, racconta la storia di un giovane regista teatrale degli anni ’20, che giunto a New York si trova a dover fare i conti con la mancanza di contante. Il denaro si materializza con la figura di Nick Valenti, capo della mafia, che impone però la presenza nel cast della sua amante, totalmente priva di talento. Dovrà così cercare di adattare il suo spettacolo alle “abilità” della donna, trovando poi un aiuto insperato…

 

L’iniziativa della Cineteca Italiana si inserisce in un programma più ampio, che vede la messa in scena dal 21 ottobre al 16 novembre de Il Vizio dell’Arte al teatro Elfo Puccini. Lo spettacolo è tratto dalla pièce di Alan Bennet, e vede alla regia Ferdinando Bruni e Francesco Frongia. Si tratta di un testo divertente ma che sa andare in profondità, parlando di ambiti non necessariamente collegati al teatro, come poesia, musica, etica e di vita.

Prima della proiezione di Pallottole su Broadway, i registi de Il Vizio dell’Arte saranno presenti in sala per parlare del loro spettacolo e cosa è per loro il vizio dell’arte.

 

INFO

Il Vizio dell’Arte

Spazio Oberdan – Sala Alda Merini

Viale Vittorio Veneto 2, Milano

 

Tel. 02.87242114

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www.cinetecamilano.it

 

Film in programma

Mercoledì 22 ottobre

16.30 Eva contro Eva

21.30 Rumori fuori scena

 

Giovedì 23 ottobre

19.00 Vanya sulla 42^ strada

 

Venerdì 24 ottobre

16.00 La sera della prima

21.30 Vogliamo vivere!

 

Sabato 25 ottobre

17.00 Venere in pelliccia

19.00 Rumori fuori scena

 

Domenica 26 ottobre

15.00 Les Enfants du paradis

21.00 Pallottole su Broadway

 

Biglietti:

Intero € 7,00

Ridotto per possessori di Cinetessera o studenti universitari: € 5,50

Proiezione pomeridiana feriale: intero € 5,50, ridotto € 3,50.

Cinetessera annuale: € 6,00, valida anche per le proiezioni al MIC e all’Area Metropolis 2.0

 

 

 

 

Pubblicato in Cultura

 

 

 

 

 

Che meraviglia la commedia corale francese, quanta passione e grazia nel sommergere lo spettatore di parole, di discorsi, di lunghi monologhi e di scambi affrettati e al vetriolo.

 

 

 

 

 

Un fascino particolare che piace magari solo a pochi ma che è inquietantemente snob e lirico quanto basta per far pensare e sognare chi guarda.

Fascino e ingredienti che si trovano in profusione nell’ultima commedia francese di Eric Lavaine dal titolo profetico di Barbecue.

Un gruppo di amici dell’alta borghesia si frequentano assiduamente da anni, trascorrendo feste comandate e vacanze insieme. Ma lungi dall’ essere un insieme di buontemponi e di guasconi i suddetti amici si nascondono le cose a vicenda, si sparlano alle spalle, si parlano addosso e sono in ferrea competizione gli uni con gli altri, tranne Jean Michele, che pur facendo parte della comitiva non appartiene alla loro classe sociale e fa un mestiere da operaio. E per questo viene usato dal regista come coscienza sociale e collettiva del gruppo, esempio di saggezza e di virtuosità da emulare. Per gli altri componenti della comitiva e protagonisti della pellicola, invece, sembra non esserci scampo alla banalità, superficialità e acredine che li circonda e li piega.

Il film si apre con un evento drammatico, l’infarto di uno dei protagonisti del gruppo, Antoine, cinquantenne libertino e abitudinario che dalla sala di rianimazione esce con una nuova consapevolezza sulla vita e sul mondo che lo circonda.

L’esistenza è breve e quindi è meglio spassarsela senza porsi troppi interrogativi e senza privarsi dei piaceri della vita.

Antoine decide allora che gli ci vuole proprio una bella vacanza con gli amici di sempre e la organizza con i migliori propositi.

Quello con cui non ha fatto i conti, però, è che anche i suoi amici che si sono mostrati sempre felici e vincenti nascondono problemi personali e familiari molto profondi e per nulla invidiabili.

E così la loro vacanza si trasforma in una sorta di confessionale a cielo aperto dove tra frecciatine, colpi bassi, prese in giro bonarie e sfoghi personali tutti si mettono contro tutti. Ognuno accusa il vicino di barbecue e di tavola e i piccoli segreti nascosti vengono a galla uno dopo l’altro.

Mentre succede tutto questo lo spettatore è divertito, scioccato e sopraffatto da quanto vede sullo schermo e se proprio non riesce a identificarsi con atteggiamenti e maniere meschini e biasimabili almeno si fa quattro risate. Perché Eric Lavaine si ispira alla più classica commedia francese e insaporisce il suo Barbecue di tutti gli elementi più divertenti e grotteschi.

Il risultato è una pellicola piacevole e leggera molto distante dalle commedie di casa nostra e quindi più fascinosa e originale.

 

 

Antonia del Sambro

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Fondazione Cineteca Italiana presenta Omaggio a Marlene Dietrich presso Spazio Oberdan. Dall’8 al 19 ottobre in Sala Alda Merini saranno proiettate undici pellicole che offrono una panoramica su una delle stelle più luminose dell’arte del ‘900 e della storia del cinema.

Nata in Germania più di cento anni fa, la diva è oggi riconosciuta come la più ambigua delle femmes fatales, una seduttrice libera e disinibita, una donna dotata di un fascino capace di far capitolare indifferentemente uomini e donne. Gli inizi non furono fulminanti. Marlene recitava piccole parti alternando cinema e teatro fino al giorno in cui Joseph von Sternberg la notò e la scritturò in L’angelo azzurro (1930) assegnandole la parte di Lola-Lola, cantante di cabaret che fa impazzire il professor Unrath, ruolo che lanciò in verticale la sua carriera.

Il nazismo però era in agguato e Marlene negli anni '3o decise di fuggire dalla Germania e, seguendo l’esempio di Fritz Lang e altri illustri personaggi del cinema tedesco, si trasferì a Hollywood. Non rientrò mai più nel suo paese natale.

Dieci lungometraggi e un documentario compongono l’omaggio a lei dedicato. Oltre a L’angelo azzurro saranno riproposti altri capolavori di Joseph von Sternberg come Capriccio Spagnolo, delirio perverso e disumanizzato di decadentismo barocco che culmina nella famosa scena del duello, Marocco, grande storia d’amore fra una cantante di cabaret e un legionario e Venere bionda, in cui a quella della Dietrich si affiancano le magistrali interpretazioni di Herbert Marshall e Cary Grant in un intreccio familiare pieno di fraintendimenti. In programma anche due film di Billy Wilder con Marlene protagonista, Scandalo internazionale e Testimone d’accusa.

Completa il programma il documentario Marlene Dietrich – Her Own Song, che si sofferma sull’impegno civile e politico che spinse l’attrice a sospendere la sua carriera, allora all’apice, per dedicarsi agli spettacoli in sostegno delle truppe alleate durante la Seconda guerra mondiale, un aspetto particolare e meno conosciuto della sua vita.

Indira Fassioni

INFO:

tel. 02.87242114

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www.cinetecamilano.it

MODALITÀ D’INGRESSO:

Biglietto d’ingresso intero € 7,00 / ridotto per possessori di Cinetessera o studenti universitari: € 5,50 / Proiezione pomeridiana feriale: intero € 5,50, ridotto € 3,50./ Cinetessera annuale: € 6,00, valida anche per le proiezioni al MIC – Museo Interattivo del Cinema e all’ Area Metropolis 2.0 – Paderno Dugnano.

 

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Sabato, 04 Ottobre 2014 15:21

Cinema d'autore al Teatro Parenti

 

 

 

 

Il Teatro Parenti di Milano propone una speciale due giorni di cinema. Il primo appuntamento è lunedì 6 ottobre alle ore 20.00, con La Regina Margot di Patrice Chéreau. Il secondo martedì 7 alle ore 20.30, con Azul y no tan Rosa, di Miguel Ferrari.

 

 

 

 

 

Margot In occasione dell’anniversario della scomparsa del grande regista francese Patrice Chéreau, e a vent’anni esatti dall’uscita al cinema, il Teatro Parenti ripresenta La Regina Margot in versione integrale e restaurata in alta definizione.

Chéreau si ispira al romanzo di Alexandre Dumas padre. Nella sua pellicola racconta con abilità gli avvenimenti che portarono al massacro degli Ugonotti nella notte di San Bartolomeo per mano di Caterina de’ Medici.

Il film vanta un cast stellare, che presenta tra gli altri, Isabelle Adjani e Daniel Auteuil, che gli ha permesso di fare incetta di premi a Cannes e ai premi César, oltre che di guadagnare una nomination agli Oscar e ai Golden Globe

 

Azul y no tan Rosa è un film venezuelano vincitore del Premio Goya 2014. La pellicola parla del rapporto tra un padre e un figlio, il primo omosessuale, il secondo eterosessuale, separati per anni e costretti dalle circostanze a vivere insieme. Impareranno così ad adattarsi e ad accettare e rispettare le proprie differenze. Il film non scade mai nel patetico ma affronta questi temi, ancora controversi per la società italiana, con toni spesso vivaci.

Azul y no tan Rosa è presentato al Teatro Parenti in anteprima organizzata da da Gruppo Cultura CIG Arcigay Milano, in collaborazione con Festival Mix Milano.

 

 

INFO

 

Prezzo Biglietto Unico €7

 

Orari – La Regina Margot ore 20.00

Orari – Azul y no tan Rosa ore 20.30

 

Info e contatti

Via Pier Lombardo, 14 - 20135 Milano Biglietteria 0259995206 Web www.teatrofrancoparenti.it Mail biglietteria: @teatrofrancoparenti.it - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Facebook: www.facebook.com/teatrofrancoparenti Twitter: @teatrofparenti YouTube: www.youtube.com/teatrofrancoparenti Google+: plus.google.com/104941205717315314852

 

 

 

 

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Fa riflettere e sciocca l’ultima pellicola di Ivano De Matteo che si affida a un cast di super attori per narrare e presentare agli spettatori italiani a che punto di degrado è arrivata la nostra società.

 

 

E a far considerare e pensare non sono solo alcune immagini davvero forti e realistiche del film ma la capacità che il regista ha di mettere lo spettatore di fronte al fatto compiuto e lasciarlo là a giudicare aspetti e comportamenti della vita reale che se non ci appartengono in prima persona possono diventarci molto vicini tanto da scioccarci più e quanto gli stessi protagonisti della pellicola. Si parla di violenza e la violenza sgomenta sempre ma quanto a perpetrarla può essere un nostro fratello, una nostra sorella o i nostri figli allora è più abominevole e orrenda perché è come se ad armare quelle mani siamo stati addirittura noi. Con la nostra indifferenza, la nostra inconsapevolezza e il nostro distacco nei riguardi di tutto quello che ci accade intorno.

Ed è una cosa ancora più mostruosa quando un regista c’è lo sbatte in faccia attraverso immagini e dialoghi che non avremmo voluto mai vedere e sentire ma che dobbiamo ammettere ci fanno assolutamente bene e ci aprono gli occhi sul “mostro” che vive non nella porta accanto ma vicinissimo a noi.

I nostri ragazzi racconta il dramma di due fratelli per bene, professionisti stimati e impeccabili membri della società in cui vivono che, tramite filmati, servizi al telegiornale e approfondimenti di cronaca, apprendono del pestaggio crudele e criminale di un barbone a opera dei loro rispettivi figli.

Il filmato che viene trasmesso da una nota trasmissione televisiva nazionale e poi ripreso da molti altri media non mostra in alcun modo l’identità dei due ragazzi né porta la firma del realizzatore dello stesso ma i due fratelli comprendono quasi subito che si tratta dei loro due figli, i cugini Michele e Benedetta, e cercano di affrontare allora il dramma da differenti punti di vista.

De Matteo come si vede induce da subito lo spettatore a fare la prima grande considerazione della narrazione filmica: come fanno i due fratelli a comprendere da un filmato amatoriale e senza firma che si tratta appunto dei loro ragazzi?

La risposta circola per tutto il resto del film e anche dopo e ciascuno degli spettatori riesce a darsela ancora prima che la visione della pellicola termini.

Ed è questo che spaventa e fa riflettere più di ogni altra cosa ne I nostri ragazzi.

L’assoluta consapevolezza dei protagonisti del film e di tanti genitori o spettatori dell’opera che sì, i nostri ragazzi possono farlo, possono essere capaci di arrivare a tanto.

Il perché o i perché sono sciorinati abbondantemente in talk show di terza categoria, da pseudo psicologici e psicoterapeuti di dubbia o certa fama e dalle chiacchere che si fanno al bar o al mercato. E magari in tutto questo parlare e discutere sul problema c’è anche qualche verità, pur banale nella sua essenza. Colpa della televisione, di internet, della poca attenzione dei genitori, della società violenta. Forse. Il vero problema è che la meglio gioventù degli anni Duemila è figlia di una pessima gioventù degli anni passati, a sua volta figlia di decenni di ipocrisia e falso perbenismo, di finta religiosità ostentata la domenica mattina e di discorsi pseudo razzisti durante il pranzo a casa subito dopo.

In questo perpetrarsi di ipocrisia e delitti morali I nostri ragazzi è un film su noi stessi che forse non ci piacerà ma che sarà molto utile guardare perché le reazioni a una società sempre più violenta fatta da noi stessi, dai nostri figli e dai nostri famigliari non possono più basarsi su semplici ramanzine e momentanea indignazione.

 

 

Antonia del Sambro

 

 

 

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Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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