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John&Joe, una opera di Agota Kristof che ci racconta la vita delle anime degli ultimi, è in scena, da oggi fino al 16 giugno al Teatro Elfo Puccini di Milano.

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Mauser, in scena oggi e domani al Teatro Libero di Milano, è un'opera più che mai contemporanea, dove l'umanità e la coscienza dell'uomo viene messa in discussione.

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Ricordate com'era la vecchia cabina telefonica della SIP? Eccovi un nuovo progetto che le trasforma in un'opera prenostalgica, chiamata R.I.P di Moronauta.

R.I.P, presentato da Moronauta, si concentra sull'idea di prenostalgia, ovvero la nostalgia che si può provare per qualcosa prima ancora che questa se ne sia andata.
L'opera anticipa una nostalgia latente, impalpabile, ma che è ancora con noi, strusciando nel nostro subconscio, permettendoci di lasciar libera la nostra curiosità verso un oggetto cosi a lungo ignorato e, spesso, snobbato.

Dimenticato nei meandri di un passato molto recente, lasciato in balia di se stesso, quest'oggetto , la cabina telefonica, che un tempo dominava il nostro quotidiano, ora viene riesumato e riportato alla luce per osservarlo con un nuovo sguardo.
L'opera consiste in un simbolico “frammento” di cabina della SIP che viene reinserito negli stessi luoghi in cui esse si trovavano tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ‘90, anni d'oro del telefono pubblico, ma posto sotto una nuova luce, ricontestualizzato e completamente rivisitato.
Le tracce fisiche di quest'oggetto, ormai obsoleto ai nostri occhi, tra cui i basamenti, le colonnine elettrice e, persino, i tombini, rappresentano rappresentano dei veri e propri reperti archeologici dell’era pre-digitale, pronti ad essere accolti e rivisti nell'installazione firmata Moronauta.

Nonostante questi pezzi di “preistoria” restino immutati e testimonino l'immobilità del tempo, tutto intorno, la città si è trasformata, è cambiata, si è evoluta: le sue strade, le pensiline, i marciapiedi e le aiuole compongono angoli e vicoli che una volta erano il palcoscenico delle cabine telefoniche su cui, ormai, è calato il sipario.
È stato possibile, grazie alla ritrovamento, come un manoscritto prodigioso, di un Tuttocittà della fine degli anni '80, documentare la presenza di tali cabine e la loro concreta installazione che dà vita a quest'opera,R.I.P per l'appunto, come una sorta di “mappa emotiva” che ci muove e ci fa mettere in gioco.

L'opera è, quindi, collocata in uno spazio pubblico, ovviamente con un nuovo aspetto e ricontestualizzando luoghi unici che mantengono i segni dello scorrere inesorabile del tempo.
Tuttavia, oltre a questo, il Moronauta, ideatore e creatore dell'opera, ha condiviso il processo di ricerca che ha portato alla realizzazione del lavoro nella pagina Facebook “Prontopronto” e nell’omonimo blog Tumblr.

Un processo aperto, quindi, che significa offrire a chi osserva, e vuole lasciarsi catapultare indietro negli anni, più punti d’accesso all’opera. Più punti per sentirsi incuriositi e, seguendo liberamente tale curiosità, giungere a porsi, in una maniera del tutto spontanea, delle domande fondamentali riguardo i nostri effettivi bisogni, quelle domande esistenziali che fanno di noi esseri umani e, soprattutto, quel valore di spazio e tempo che dedichiamo alla comunicazione, ormai sempre più fondamentale nella nostra vita, nel nostro quotidiano.

Il Moronauta, artista la cui energia è la curiosità. Ci insegna ad uscire dalle nostre strutture mentali e dalla nostra routine per guardare con occhi sempre più curiosi noi stessi e ciò che ci circonda.
Gli esperti dicono che solo da bambini si può essere davvero curiosi e lasciarsi andare a tale motore della vita, ma il Moronauta non ci crede e con la sua arte pratica vuole dimostrarci il contrario.

R.I.P, opera sprezzante e super realistica che coglie un'essenza di un passato assai vicino, vuole aprirci la mente e lasciarci incuriosire
Non ci resta che tentare e dimenticare, anche solo per un momento, che cosa significhi guardare il mondo con gli occhi curiosi di un bambini.

 

 

Serena Riva

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Sbarca a Milano, in un triplice appuntamento davvero imperdibile, all'Auditorium di Milano, Amadeus – Il Concerto, un'opera live pronta a farci emozionare.

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Grande debutto il 19 ottobre, al Teatro Carcano di Milano, di L'Hotel del Libero Scambio, opera di Georges Feydeau, magistralmente orchestrato da Roberto Valerio e Umberto Orsini.

Si, avete letto bene.

I Blondie, la leggendaria band neworkese capitanata dalla sempre-bionda Debbie Harry, sarà in Italia per un unico ed imperdibile concerto, il 3 settembre al Circolo Magnolia.

Un'occasione più unica che rara, per il pubblico milanese ed italiano, per ascoltare dal vivo le canzoni che hanno fatto la storia della new wave e del punk rock americano e mondiale, della serie: quando ci ricapita?

Anche i più lontani dal mondo punk e ribelle avranno ballato, almeno una volta, sulle note di Heart Of Glass e Call Me (brano figlio di quel Giorgio Moroder di cui abbiamo molto goduto lo scorso maggio) o ammirato la bellezza della bionda leader, famosa per il suo sexy broncio e per il caratterino esplosivo.

L'appuntamento con i Blondie segna un nuovo successo per il Circolo Magnolia, a coronamento di un cartellone estivo tra i più interessanti e in apertura di una stagione autunnale che si preannuncia esplosiva.

 

Blondie in concerto

 

Circolo Magnolia

Via Circonvallazione Idroscalo, 41

Segrate

 

Per maggiori informazioni:

circolomagnolia.it

ticketone.it

www.facebook.com/CircoloMagnolia

 

 

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L'entusiasmo di un qualunque Lunedì mattina uggioso coincide con l'espressione di Debbie Harry - più nota come Blondie - dopo un weekend con Courtney Love - più nota come vedova di Kurt Cobain e meno nota come cantante delle Hole.

Caotico e stancante.

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