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La palma d’oro di quest’anno al Festival di Cannes è andata a The Square, che ha riportato il cinema svedese alla ribalta.

 

“Poche chiacchiere, tanta musica” questo il motto di Bunker TV. Due pezzi in acustico e due domande alla band: un format di puntata che funziona.

 

Un Bunker vero (siamo nelle vecchie cantine di fiducia della Seconda Guerra Mondiale), trasformato in studio di registrazione che, per le esibizioni di Bunker TV, diventa un luogo adatto per fare e ascoltare musica di qualità, chiacchierando con gli artisti in una dimensione molto intima, sottolineata dal set acustico, che fa da filo conduttore fra i diversi generi musicali.

 

A quasi un anno dalla nascita del progetto, l’obiettivo di dare uno spazio ai musicisti per far conoscere il proprio lavoro, diventa, anche per chi è escluso dal circuito mainstream, una possibilità sempre più concreta.

 

Sono più di 80 gli artisti che, ad oggi, sono passati da Bunker, tra gli altri: Davide Van de Sfroos, Selton, Erica Mou, EgoKid, Plastic Made Sofa, There Will Be Blood, Dario Ciffo, Massaroni Pianoforti, Stefano Vergani, Marco Levi, Revo Fever, The Fire, Les Enfantes, Corni Petar e moltissimi altri.

 

Dopo la pausa estiva è iniziata la nuova stagione, che si prospetta ricca di ospiti, novità e progetti, primo fra tutti la sezione dedicata ai LIVE che promette di registrare la puntata in diretta in un locale, durante il live degli artisti. Tra i futuri artisti che si esibiranno prossimamente sui canali di Bunker TV ci sarà Federico Pagani in arte An Harbor, un talento delle selezioni di Xfactor poi scartato dai Boot Camp, i Magellano e Gli Amanti. Stay tuned!

 

 

Canali:

www.bunkertv.it

https://www.facebook.com/LiveBunkerTv

https://www.youtube.com/user/BunkerTVLive

https://twitter.com/BunkerTVlive

 

 

Marco Trabucchi

 

 

 

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Finalmente anche in Italia arriva Spotify. Da oggi è possibile avere un negozio virtuale dove ascoltare tutta la musica che desideriamo. Tutta? Almeno 20 milioni di canzoni on demand. Spotify è il futuro, l'inizio di un nuovo modo di fruire musica. Proviamo a riassumervi, punto per punto cos’è e come funziona questo nuovo sistema di ascolto, che ha rivoluzionato e rivoluzionerà il mercato musicale mondiale, per permettervi così di capire come poterlo sfruttare a vostro piacimento.

1. Che cos'è. Lanciato in Svezia nel 2008, Spotify è un servizio di ascolto musicale “in streaming”. Significa che le canzoni non vengono scaricate e conservate, ma si ascoltano senza salvarle, un po' come la radio. A differenza della radio, però, il servizio è on demand: l'utente non riceve passivamente una selezione di brani, ma può scegliere cosa ascoltare.

2. Come funziona. Sul proprio PC ci si iscrive su www.spotify.com, si sceglie il proprio abbonamento e si scarica/installa il software. L'intera esperienza di ascolto avviene attraverso questo software, su cui si cercano le canzoni, si costruiscono le playlist, si ascoltano quelle degli altri. Si può anche solo scaricare l'app per smartphone e tablet (in questo caso però si paga, come vediamo tra 2 punti).

3. Il catalogo. 20 milioni di brani approssimativamente. Cosa manca? Mancano i gruppi che iTunes ha in esclusiva per il Web (un nome su tutti: i Beatles). E mancano i dischi di artisti che preferiscono seguire una strategia di distribuzione ibrida, vendendo prima la propria musica in download e solo in un secondo momento aggiungendola su servizi some Spotify (Coldplay, Adele, Black Keys). Alcuni grandi assenti: Led Zeppelin, Pink Floyd, Ac/Dc.

4. Gli abbonamenti. Ci sono 3 possibilità. C'è Spotify Free, gratuita, che permette di ascoltare musica sul proprio pc senza limitazioni, ma con banner e annunci pubblicitari audio (circa tre minuti ogni ora di ascolto). Spotify Unlimited costa 4,99€ al mese ed elimina tutta la pubblicità. Queste opzioni richiedono un collegamento costante a Internet: la musica si ascolta solo online e su desktop. Diverso il discorso per Spotify Premium , a 9,99€ al mese, in questo caso funziona anche su tablet e smartphone e permette di scaricare fino a 9999 brani su tre dispositivi (3333 per dispositivo). I brani scelti non diventano “tuoi”, rimangono nella app e sono accessibili solo finché si rimane abbonati al servizio, ma, e questa è la grande differenza, possono essere ascoltati anche offline, senza connessione.

5. Playlist + Social. Su Spotify si possono sentire album e singole canzoni, ma il centro della fruizione musicale sono le playlist con le quali si crea la propria libreria personale: “Anni 80”, “Metal scandinavo”, "indie made in uk", a seconda dei gusti. Le playlist si condividono. E' la regola social che permette interazione e viralizzazione.  Possono essere pubblicate su siti, blog e tumblr, oltre che sui social network. Altra opzione interessante: si possono inviare playlist e singole canzoni come messaggio privato a un altro utente.

6. Quello che verrà. Molti giornali (tipo NME o Rolling Stone), etichette (la Ninja Tune per esempio), siti musicali e radio (la prima italiana è quella di Rockol) propongono le loro playlist. A marzo arriveranno anche servizi follow per seguire gli account di artisti, celebrità e trendsetter per scoprire tutte le novità in fatto di musica. Il futuro, insomma, è sempre più social.

 

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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