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Mercoledì, 09 Maggio 2018 12:17

Tex Mex Sex: il nuovo album di Osvaldo Di Dio

E uscito Tex Mex Sex, il secondo album da solista scritto e prodotto dal chitarrista napoletano Osvaldo Di Dio. Tex Mex Sex è stato pubblicato il 19 aprile dall’omonima casa di produzione ODD, fondata dal chitarrista stesso.

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Atmosfere che rimandano ad un America anni ’30, immersa mani e piedi nel mondo del jazz e dello swing, mescolate magistralmente all’istrionismo gitano, fatto di improvvisazione ed eclettismo, ritmo e passionalità. Questi gli ingredienti principali del manouche, sottogenere del jazz,  nato da colui che ne è tuttora considerato fondatore ufficiale, il grande Django Reinhardt, chitarrista nomade di origine belga.

Come probabilmente si può intuire, con il termine “musica tzigana” si comprendono tradizioni musicali di ogni parte d’Europa, ovviamente diverse tra di loro, un po’ come quando ci si riferisce genericamente alla musica folk. Ciò che tendenzialmente accomuna queste musiche è il ruolo da protagonista svolto dagli strumenti a corde, quali chitarre, violini, bassi, cembali, e il ritmo, cadenzato ed incalzante.

La tradizione di questo genere musicale è vasta, antichissima e, non c’è bisogno di dirlo, molto affascinante, in quanto in grado di convogliare in un solo movimento secoli di folclore di paesi diversissimi tra loro. Quando poi  avviene l’incontro-scontro con generi in molti sensi anch’essi “popolari”, appassionati e coinvolgenti, come il jazz e lo swing,  il risultato non può che colpire positivamente.

Di queste emozioni, antiche e sempre nuove, si fanno portatori i FourOnSix, gruppo di musicisti versatili e talentuosi che di sé non parlano molto, ma su cui la loro musica riesce a dire tutto, o quasi.

Il progetto nasce a Milano, nel 2010, e si compone di Fausto Savatteri e Claudio La Gumina (alle chitarre manouche), Vincenzo Marino (sax soprano e sax tenore), Davide Laura (violino e mandolino), Matteo Prina e Giacomo Tagliavia (al contrabbasso).In formazione completa sono un quintetto, anche se all’evenienza sono pronti ad aggiungere il proverbiale posto a tavola, e la musica si corona delle voci di Michele e Alfonso Cipriano e di Claudia Zannoni. Ah, perdonatemi, come dimenticare lo strumento più interessante della loro formazione, lo sceccofono, magistralmente interpretato da Arturo Nuara. Lo so, non avete idea di cosa sia, ma prendetevi il tempo di dare un occhio a questo video, in fondo, non si smette mai di imparare!

 

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=6-VrUlc39W8

 

 

 

Per chi volesse assaporare le atmosfere divertite e i ritmi gipsy-swing, i Four On Six si esibiranno all'evento Chapeau! di sabato 1 giugno, dove, insieme al cantante Michele Cipriano, regaleranno agli avventori un assaggio della loro miglior musica strumentale da repertorio, nonchè una rivisitazione in chiave manouche di brani di maestri della musica italiana quali Paolo Conte, Ettore Petrolini, Giorgio Conte, Fred Buscaglione, Giorgio Gaber e non solo.

 

Pubblicato in Musica
Domenica, 31 Marzo 2013 20:30

Como Classica e la cultura della musica

Como si apre alla Musica da camera: la città, dal 7 aprile al 19 maggio 2013, accoglierà una rassegna di musica da camera di qualità con sei concerti di livello tenuti da musicisti di prim'ordine.

Artisti internazionali, i cui nomi compaiono nei cartelloni di rinomati Teatri e Festival di Musica, interverranno con le proprie performance: il primo violoncello del Giardino Armonico Paolo Beschi; il pianista americano Alexander Frey;  il Trio di Firenze Andrea Tacchi - violino, Luca Provenzani - violoncello, Fabiana Barbini - pianoforte (Orchestra Regionale della Toscana, ORT); il pianista Giuseppe Gullotta; il flautista Claudio Ferrarini ed Emanuela Battigelli. Chiude la rassegna un duo d’eccezione: il pianista non vedente Gianluca Casalino e il violinista Davide Alogna, per un’esperienza sensoriale unica e straordinaria.

La neonata associazione Como Classica, che trova il suo cardine nella figura del Maestro Davide Alogna, mente e cuore del progetto, offre alla città la prima edizione di una stagione musicale presentata con una conferenza stampa il 14 marzo scorso. Concerti prestigiosi, in location altrettanto raffinate:  luoghi storici di Como quali la Pinacoteca civica e la sede del Teatro Sociale.

La musica da trova così spazio in luoghi d'arte dove il rapporto tra arte e spettatore si fa intimo ed unico.

La rassegna proposta da Como Classica vuole essere la prima di una lunga serie di manifestazioni volte ad avvicinare il pubblico alla musica da camera, grande assente negli eventi degli ultimi anni, proponendosi come opportunità di educazione artistico-musicale gratuita. Gli eventi musicali sono tutti ad accesso libero e per i cittadini che avranno la possibilità di sostenere l'associazione, tramite la sottoscrizione di una tessera associativa di 15 euro annui, saranno realizzati eventi fuori cartellone ideati appositamente.

Sostenere Como Classica significa investire nel talento e nella passione per la musica, far parte di quel gruppo di cittadini, enti e realtà imprenditoriali che hanno a cuore il futuro della cultura. L'associazione vuole risvegliare la città difendendo il valore sociale, educativo, morale ed etico della musica.

“La musica è un prodotto culturale e perciò oggettivamente una scelta, ricollegata alla cultura e creatrice di cultura, tra tutte le possibilità puramente musicali…”

(Friedrich H. Tenbruck, sociologo)
Pubblicato in Onstage

Quando possiamo considerare un musicista un puro? Quando la sua carriera è scevra da ammiccamenti mainstream? Quando nessuna sua canzone è stata concepita per compiacere la massa? Nel caso di Nick Cave possiamo dire di essere di fronte ad un artista che fa musica (e letteratura) esclusivamente per se stesso, come estensione della sua personalità, del suo modo di concepire la musica e la vita. In molti rimproverano al musicista australiano di non fare uscire un disco degno della sua grandezza, dal 2001, tempo di “No more shall we part”. A parte c'è il progetto Grinderman, assoluto divertisement electro blues volutamente eccessivo e sfrontato.

 

Ora il Re inchiostro torna sulle scene dopo 5 anni dall’ultimo album con i Bad Seeds “Dig Lazarus Dig” con “Push The Sky Away”, il disco (dio lo ringrazi) che fa riemergere la formazione nella sua assoluta potenza lirica e musicale, con Cave che torna a narrare storie cupe e fragorose come solo lui sa fare, con quella solennità che solo i grandi storytellers musicali trasmettono.

 

Dentro le 8 tracce che compongono il disco la tensione è palpabile, onnipresente. Non c'è istante in cui ci si aspetti che il climax esploda, deflagri e sposti la melodia verso qualcos'altro, primordiale e grezzo. Ma non c'è spazio per il primordiale urlo dei Grinderman, qui siamo di fronte ad una musica meditativa e meditata, sempre in collisione con gli ammiccamenti di cui parlavamo prima. Un vestito nero essenziale, senza fronzoli che graffia sulla pelle. Dolci melodie che come il canto delle sirene, attirano e illudono; il tono è suadente, ma sotto ribolle un'inquietudine che stordisce, come il violino di Warren Ellis ci ricorda, disegnando atmosfere sinistre e inquietanti che ammantano ogni nota.

 

In questo senso “Water's Edge” è la summa: un basso poderoso e il violino stridente che supportano quella tensione che scuote anima e orecchi e la voce narrante che osserva distaccato il brivido dell'amore e avverte che inesorabilmente “tu diventi vecchio e diventi freddo”. “We are cool” si muove sugli stessi territori, con la sezione archi molto più presente, ed un altro straordinario momento d'ispirazione.

 

Poi la ballata ammaliante, “Higgs Boson Blues”, un blues oscuro costruito solo con una manciata di accordi, che vive di una progressiva crescita di intensità, un viaggio allucinato che si muove tra Ginevra e Memphis dove affiorano i fantasmi di Robert Johnson e la compagnia del diavolo.

 

In “Jubilee Street” canta: “sono da solo adesso, sono senza recriminazioni, sono in trasformazione, sto vibrando, sto brillando, sto volando, guardatemi adesso”. Lo guarderemo, eccome, l'11 luglio per l'unica data italiana del suo tour a Lucca. E voleremo con lui.

 

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Venerdì, 08 Marzo 2013 13:01

Soap&Skin e il suo "Lovetune for Vacuum"

Opprimente, angosciante, può provocare crisi di pianto, orrore inconsulto, ma parallelamente splendido, a tratti lirico, coinvolgente, quando ascoltato capace di estraniare totalmente dal contesto fisico, di catapultare l’ascoltatore in un mondo irreale pregno di immagini di morte e disperazione e, in contemporanea, capace di rivelare una sorta di ineluttabile vacuità dell’esistenza.

Sono queste le emozioni che ho provato quando ho ascoltato per la prima volta “Lovetune for Vacuum” (2009, Couch Records/PIAS Records), primo album della giovanissima Anja Franziska Plaschg, in arte “Soap&Skin” e che continuo tutt’ora a provare, ogni qual volta l’ascolti.

Anja nasce in un piccolo villaggio austriaco, Gnas, in cui, studia Pianoforte dall’età di sei anni, cui affianca, a quattordici anni, il violino.

Ed è proprio sul pianoforte e sul violino che si impernia la sua arte: lunghe concatenazioni di suonate al piano e sviolinate sono affiancate dalla sua voce fredda, asettica, nasale a tratti.

Probabilmente il suo lavoro, attraente sotto molti punti di vista - non a caso si è gridato alla “bambina prodigio” nel 2008 - è così attraente, proprio perché, come la stessa Plaschg ha affermato, è stato influenzato da colossi come: Xiu Xiu, Cat Power, Björk, Aphex Twin e Nico e a compositori Quali Rachmaninov.

Palese l’influenza di Björk soprattutto riguardo il secondo album: “Narrow” (2012, PIAS Records). Qui emerge prepotentemente l’esperienza electro della Plaschg: brani come “DeathMental” o “Board Turns Toward the Port”, il pianoforte si traspone nell’elettronica sperimentale, parallelamente trasponendo l’ascoltatore, in quella sperimentazione elettronica tipica dei paesi nordici: atmosfere glaciali, melodie rindondanti e cupe.

http://youtu.be/GmJqdISO9Bk

http://youtu.be/3V3UjP5ihSY

 

Francesco Zingaro

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Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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