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Kernkraft 400 è un pezzo che conoscono tutti. La melodia, ripresa dal videogioco Lazy Jones per Commodore 64, si è imposta nell'immaginario dance dal 1999, aprendo le porte del nuovo millennio al nuovo progetto del tedesco Florian Senfter, già conosciuto come Splank!,  Zombie Nation. Le atmosfere techno, ritmi inquieti, tastieroni e vocoder hanno immortalato un'istantanea di quegli anni, ascendendo mr. Senfter a icona indimenticabile; non è un caso che a credere in lui per la prima volta sia stato Dj Hell con la sua Gigolò Records.

 

Il primo disco è molto underground e già dalla copertina dell'album si capiscono le intenzioni: la foto di base è la stessa di Nevermind, dei Nirvana, il bambino, però, è capovolto e l'acqua è rossa, sullo sfondo quattro ombre in attesa. Un album di rottura, di capovolgimento, a metà tra techno old school e nuovi beat, il tutto accompagnato da melodie ipnotiche e un vocoder imperdibile, molto simile allo stile di Anthony Rother. A quattordici anni di distanza esce il quinto album, RGB, e si capiscono le qualità di un artista intramontabile. Se dovessimo prendere il primo e l'ultimo album, ascoltarli di seguito e dover dare un giudizio, è chiaro che Splank!  ha saputo innovarsi, ricercarsi e ha al meglio trovato uno spazio nel nuovo universo della musica elettronica. Ma quattordici anni non possono passare inosservati e dovendo scrivere un articolo a tutto tondo sull'artista, bisogna che mi soffermi a capire cosa è successo in questo decennio.

 

L'esordio con la Gigolò ha funzionato e nel giro di quattro anni il giovane è proiettato in una spirale di contaminazioni e sperimentazioni che gli permettono di produrre il secondo album Absorber, nel quale riversa tutt'altri stili e si apre a un genere più electro, a tratti esotico, mantenendo però i tratti distintivi come il vocoder e, in alcune tracce, le atmosfere old school.

 

Ma è nel 2006 che avviene la magia. Le tracce del terzo album, Black Toys, sono corpose, dure, e si ritorna un po' al sound degli esordi, ma con una netta influenza più house; notiamo anche la scomparsa del vocoder che viene sostituito da campioni nella maggior parte dei casi. Tech-house che lo porta a incontrarsi con il gigante Tiga, con cui fonda nel 2007 il progetto parallelo ZZT (e di cui abbiamo diversi Ep più che validi), in una commistione di generi tra l'house, l'elettro e forse una spruzzata di elettroclash. Non sorprende che il progetto sia un successo immediato e l'album Lower State of Consciousness viene nominato album del mese da MixMag.

 

Passano tre anni di tour in giro per l'Europa e il mondo e finalmente esce l'attesissimo Zombielicious. Un capolavoro che segna il passaggio in una nuova era per il dj tedesco. Le tracce sono tutte cariche di una nuova vitalità che si esprime in un beat frenetico e bassi da far tremare le pareti, in un vorticoso richiamo al suo vecchio stile, ma con tutta una nuova propensione per l'elettro e la teatralità, tra altri e bassi che richiamano uno stile inedito. Basti sentire pezzi come Seas of Grease e Mas De Todo per rendersene conto. Tra le contaminazioni, troviamo anche una punta di elettrofunk, in canzoni come Radio Controller, in cui la fa da padrona una melodia distorta in wha wha e un cantato pulito e molto in sintonia con lo stile di Tiga. Così si conclude l'ultima fatica di questo gigante dell'elettronica. Con RGB, l'ultimo disco che raccoglie sotto le sue 15 tracce un misto di tutte le esperienze passate con l'aggiunta di un punto di vista più violento, forse ispirato a qualche francese come Brodinsky(?).

https://soundcloud.com/turborecordings/sets/zombie-nation-rgb-1

 

Il suo precedente dj set, ormai un anno fa al Tunnel di Milano, me lo ricordo così: luci soffuse, lampi sulla sfera stroboscopica, tuoni nelle orecchie e io che non mi reggo in piedi. Le impressioni del momento sono molto importanti e quella sera marcai a fuoco nel cervello la bravura di questo dj, la sua tecnica e maestria, tra un passaggio e l'altro, mai scontato, sempre coerente e ovviamente esageratamente pesto. Il giorno dopo avevo un gran mal di testa, ma ero sicuro di aver vissuto un'esperienza indimenticabile, e forse in quello stato mentale alterato son riuscito a godermi meglio lo spettacolo, tra bassi che mi penetravano le viscere e synth che mi risollevavano da uno stato catatonico verso un paradiso di fumo artificiale e neon.

 

Zombie Nation, questo venerdì sarà al Tunnel Club di Milano, ospite per la serata di Le Cannibale. Io ci farei un pensierino!

Evento Ufficiale

 

I Matmos non si fermeranno mai, cercano ogni volta qualcosa di nuovo su cui costruire un album per stupire lo zoccolo duro dei fan e per incuriosire chi, semplicemente, ama la musica e l'elettronica. Partendo da suoni ispirati ai colori base (RGB - An Audio Spectrum, 1998) e attraversando le celebrazioni delle icone gay (The Rose Has Teeth In The Mouth Of A Beast, 2006), arriviamo oggi a qualcosa di molto più mentale: gli esperimenti Ganzfeld.

 

M.C. Schmidt e Drew Daniel hanno passato gli ultimi anni a condurre esperimenti di carattere metapsichico, sollecitando dei volontari (anche alcuni dei musicisti) a scosse di white noise tramite cuffia, oscurando la vista con occhialini opachi (quelli che vedete sulla copertina), in modo da raccogliere tutti i dati e le descrizioni sulle sensazioni auditive e visive generate dalla trasmissione. In sostanza i “pazienti” stesi, rilassati e con gli occhi coperti venivano inondati di luce e di rumore bianco; privati sensorialmente trasmettevano telepaticamente (per così dire) le informazioni che, raccolte, sono servite appunto per costruire ogni singola traccia dell'album, a esclusione della cover ESP dei Buzzcocks.

 

Premettendo che, anche in ambito scientifico sperimentale, non si è certi dei risultati e che quindi potrebbero essere saltati fuori dalla casualità, potremmo dire che The Marriage of True Minds è un disco unico nel suo genere e nella sua conclusione. Percezioni extrasensoriali a parte, veniamo dunque alle singole tracce: se il centro dell'intero lavoro è quello spiegato precedentemente, lo strumento “prezzemolo” delle nove canzoni è il triangolo ma fortunatamente viene utilizzato sapientemente senza infastidire troppo. You è sul piano onirico grazie allo spoken word, ad un piano jazz e ai rumorini vari mentre Mental Radio è una piece jungle con sirene e acqua.

 

Very Large Green Triangles è la traccia pop che gioca con i glitch (presenti anche in Tunnel) in un'ambientazione lievemente oscura; Ross Transcript è una rappresentazione nostalgica di suoni e registrazioni di tempi differenti mentre Aetheric Vehicle pesca un'aria etiope rinvigorendola con un po' di funky. La già citata ESP chiude The Marriage of True Minds con otto minuti di follia e di giochi growl futuristici, l'anima e l'urlo dei Buzzcocks sono presenti così come la telepatia funzionale dei Matmos.

 

Schmidt e Daniel, da sempre, fanno dei dischi interessanti sia dal punto di vista musicale che da quello concettuale e anche questa volta hanno fatto centro, sebbene il tema trattato risulti davvero ostico.

 

Sito Internet:  vague-terrain.com

Tumblr:  verylargegreentriangles.tumblr.com

Casa Discografica:  www.thrilljockey.com

 

Andrea Facchinetti

 

 

Alt-J: quando la musica folgora

Ci sono cose che non puoi ignorare, musicalmente parlando. Ti puoi dimenticare di quella conversazione in cui il tuo amico musicofilo ti cita un gruppo e tu te ne dimentichi subito dopo, poi, chissà come, quel nome ti ritorna alla mente, perché viene scandito da più bocche, simulacro di una verità assoluta: non sei nessuno se nessuno parla di te.

E così è successo con questo gruppo inglese, gli Alt-J. Rimani, confinato nella tua beata ignoranza, quando segui il link di facebook e ti ritrovi con le orecchie attizzate per l'ascolto appena concluso. Nello specifico si trattò di Fitzpleasure che mi rapì come un mantra. Da allora nacque il mio amore per questo gruppo, tramutato in adulazione subito dopo, quando mi procurai l'intero album di debutto: An Awesome Wave.

E' folk, mi dico, ma c'è l'elettronica cupa e minimale dei Radiohead che spezza la polifonia delle voci; i sintonizzatori sono onnipresenti, come un tappeto sonoro che costruisce trame a più strati; si trovano elementi che richiamano il folk di Fleet Foxes, Lambchop, ma il tutto si mescola a pulsazioni elettroniche, sintetiche, che rimandano ai Wild Beast, Grimes ed Everything Everything. Il risultato di questo mix è degno di ascolti ripetuti.

[soundcloud]https://soundcloud.com/alt-j[/soundcloud]

Dopo aver concluso la stagione dei festival estivi sui grandi palchi di tutta Europa, da debuttanti, gli Alt-J ritornano sui palchi dei club europei, sicuramente la situazione migliore dove apprezzare il suono che riescono a generare.

Hanno appena calcato il palco di quel merdosissimo posto che sono i Magazzini, il posto con l'acustica peggiore della città. Eppure se la sono cavata benissimo, hanno retto aspettative altissime e un sold out che è arrivato a quasi un mese di anticipo dalla data.

La musica è a volte anche questo: un successo folgorante, che arriva immediato. E quando fai centro al primo tentativo, diventa forse tutto più difficile.

 

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