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Dal 30 dicembre al 14 gennaio Filippo Timi va in scena in prima nazionale al Teatro Franco Parenti di Milano con il suo nuovo spettacolo "Mrs. Fairytale - Non si torna indietro dalla felicità", in cui interpreta l’iconica casalinga anni ‘50, insieme a Emiliano Coltorti

Pubblicato in Foyer

Fatemelo dire, è triste constatare che quando il cinema italiano ritorna alla propria origine e natura viene irrimediabilmente snobbato. Perché creare atmosfere e dialoghi sapienti fa incavolare i cineasti stranieri che non ci riescono, pertanto è più semplice premiare il caos e le battute scontate e sempliciotte, è più semplice dare rilevanza a La grande bellezza (il film più brutto mai visto a dar retta alla perduta e compianta Virna Lisi), alla sua denuncia sprezzante e irriverente della nostra capitale ma che è piaciuta così tanto, evidentemente, agli stranieri.

E così quando Sorrentino cerca di riscattarsi mettendo in scena, nel senso più letterale dell’arte visiva, una storia vera con dei personaggi che sono presentati soprattutto come persone, con dialoghi saggi e ben distribuiti e silenzi cinematografici altrettanto esplicativi allora non va bene e al diavolo il cast di eccezionali interpreti internazionali.

Fatemi dire anche che per fortuna il pubblico non si fa ingannare, che gli spettatori se il Cielo vuole sanno ancora scegliere con la loro testa e premiano Youth, La giovinezza facendole vincere la più importante e reale sfida del botteghino. La pellicola di Sorrentino sbanca nel primo fine settimana di uscita, quello cruciale per rientrare nei costi produttivi e se ne fa un baffo dei premi storici e blasonati. La giovinezza è peraltro un film crudele e romantico, riflessivo e di azione decisionale, fermo e liquido insieme.

Tutto gira attorno alla decisione dei due protagonisti, non più giovani e non più ambiziosi o arrivisti di completare il senso della loro vita assaporando il tempo e la possibilità data loro dall’età di scegliere. E lo fanno partendo dalla vacanza che scelgono, un centro benessere sulle Alpi svizzere. Chi ha letto e amato La montagna incantata non può non cogliere il sottile e magari involontario omaggio di Sorrentino a Mann.

Nel silenzio e nella sospensione dell’altezza e della location tra le montagne cominciano le riflessioni, ricomincia la vita e si risvegliano i sensi. Non per nulla l’icona su cui ruota tutto il film è la scena della giovane ragazza che entra nella stessa vasca idromassaggio dove si trovano i protagonisti. Un movimento di macchina perfetto in campo e controcampo che sospende il tempo e il linguaggio e spiega allo spettatore la filosofia del non ritorno nell’esistenza dell’essere umano. Primi piani e piani americani che traducono in immagine la struttura robusta e matura della sceneggiatura, anche questa di Sorrentino che finalmente fa pace con la sua parte di cineasta più puro e confeziona la migliore pellicola della sua vita.

Gli spettatori plaudono, gli estimatori del regista ritornano dopo la delusione della penultima pellicola e i francesi lo snobbano. Ma fatemelo dire, chi se ne importa.

Antonia del Sambro

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Pubblicato in Cultura

Sono partenopei, amici e complici, protagonisti di una liaison artistica tra le più fortunate del cinema italiano degli ultimi anni. Stiamo parlando di Paolo Sorrentino e Toni Servillo, regista il primo e attore il secondo, lanciati con “La grande bellezza” in corsa verso l’Oscar, dopo la candidatura dell’Academy che li ha inclusi nella magica cinquina dei candidati nella categoria “Miglior film straniero”. Ma facciamo un passo indietro, un lungo passo di oltre dieci anni che ci riporta al 2001, quando il trentenne Sorrentino - impegnato già nella direzione di diversi corti - firma il suo primo lungometraggio, “L’uomo in più”. Protagonista doppio e capace di caratterizzare con il suo istrionico talento una sceneggiatura originale è già lui, Toni, la cui identità si confonde con quella dei suoi omonimi cinematografici. Antonio e Toni, uno e trino, uomo feticcio per il regista che lo vorrà ancora a consacrare il suo successivo film “Le conseguenze dell’amore”. Tutt’altra atmosfera, fredda e rarefatta, inquietante come i silenzi che un volto dalle mille sfumature riesce a modulare con maestria di teatral fattura. Il successo è già dietro l’angolo, i cinque David di Donatello conquistati dalla pellicola aprono la strada al vincente e profondo sodalizio rotto solo raramente - come succede per “L’amico di famiglia” - subito ricreato per conquistare il Festival di Cannes nel 2008 con “Il divo”, Premio Speciale della Giuria e fortissima interpretazione ideologica e figurativa del personaggio di Giulio Andreotti. Per Servillo è ovazione a furor di popolo, ma la recitazione è ancora una volta strumento a servizio di una prospettiva artistica intimamente legata all’universo Sorrentino, nel segno di un’alchimia professionale intensa e duratura. La bellissima parentesi americana di “This must be the place” vede uno straordinario Sean Penn rubare solo per poco il ruolo di primadonna a Servillo, cui Sorrentino dimostra dedizione assoluta ne “La grande bellezza”, costruendo la storia intorno al suo personaggio. Film corale, pieno di volti e di luoghi intessuti di visionarietà, movimento continuo intorno all’immobilità del Jep Gambardella incarnato da Servillo, vero fulcro narrativo e potente detonatore emotivo nel caos umano che si agita lento dentro una Roma multiforme, favolosa o ributtante come il film che la incornicia, come il regista che la racconta. Perché abbiamo a che fare con un cineasta molto amato ma anche molto criticato, per alcuni sopravvalutato, sicuramente artefice, insieme all’amico e ispiratore, della visibilità del cinema italiano nel mondo, e speriamo anche del prossimo Oscar conquistato dal nostro Paese.

 

Pubblicato in Cultura

Sarà La grande bellezza, ultima fatica cinematografica del regista Paolo Sorrentino, a rappresentare l’Italia agli Oscar nella sezione miglior film in lingua non inglese.

La pellicola del regista presenta una rinnovata Roma della dolce vita dove un giornalista viveur ultrasessantenne si muove con estrema nonchalance tra ambienti colti, nuovi vitelloni, attricette rampanti e neo arrivisti. È l’Italia del nuovo millennio a essere rappresentata, tra vecchio e nuovo, che non smentisce se stessa e che è lo specchio impietoso di chi l’abita e ci vive.

Il film è girato e scritto molto bene e il protagonista, Jep Gambardella, interpretato da Toni Servillo, attore preferito di Sorrentino, è perfetto e credibile. Anzi, si può dire, il miglior Toni Servillo dopo la magistrale interpretazione di Gomorra.

Quante chance ci sono di portarsi a casa l’ambito premio è difficile a dirsi, per ora si può ipotizzare che La grande bellezza per la storia che narra e per come è stata realizzata potrebbe convincere parecchi giurati nella scelta finale. Proprio in questi giorni il film è uscito in Inghilterra ottenendo pareri lusinghieri e critiche molto positive. Il prossimo mese di novembre la pellicola arriverà nelle sale cinematografiche statunitensi e già Il New York Times lo ha presentato con grandi lodi e apprezzamenti definendolo una perfetta metafora del declino italiano.

Sorrentino si dice ovviamente lusingato e soddisfatto, anche perché il film è stato scelto tra altre sei pellicole italiane di tutto rispetto come Viva la libertà di Roberto Andò, Miele di Valeria Golino, Razza bastarda di Alessando Gassmann, Salvo di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, che ha già vinto la Semaine de la critique all'ultimo festival di Cannes, Viaggio sola di Maria Sole Tognazzi e infine l'outsider, l'horror indipendente Midway tra la vita e la morte di John Real.

Per il regista, inoltre, la candidatura del suo film rappresenta una doppia soddisfazione perché lo ripaga dall’esclusione nel 2008 della sua pellicola Il divo a cui venne preferita Gomorra. La Commissione di Selezione per il film italiano istituita dall'ANICA, su invito della "Academy of Motion Picture Arts and Sciences", è composta da Nicola Borrelli, Martha Capello, Liliana Cavani, Tilde Corsi, Caterina D'Amico, Piera Detassis, Andrea Occhipinti e Giulio Scarpati, che si sono riuniti alla presenza di un notaio e hanno formalizzato la scelta della candidatura. La grande bellezza è un bel film e merita di rappresentare l’Italia agli Oscar ma a prescindere da come la si pensa su Sorrentino e su un film denuncia della nuova società italiana è sempre bene fare il tifo per il cinema nazionale sperando che l’Oscar arrivi in Italia confermando che la cultura del Bel Paese, nonostante tutto, è viva e brillante.

 Indira Fassioni

 

Pubblicato in Cultura

Dal 5 luglio al 4 agosto la Fondazione Cinetica Italiana propone un omaggio a Toni Servillo, il più grande talento vivente del cinema italiano.

La rassegna è presso il MiC, Museo Interattivo del Cinema e Spazio Oberdan ed è  composta da dodici pellicole, tra cui alcuni rarissimi titoli e una pièce teatrale in cui le sue interpretazioni camaleontiche emergono appieno.

L’attore napoletano ha sempre scelto di interpretare con intensità e rigore personaggi carichi di sofferta umanità in film che hanno lasciato un segno nella nostra storia del cinema. Da vent’anni a questa parte il suo nome su una locandina è sinonimo di qualità.

In programma successi presenti e passati come L’uomo che piantava gli alberi, La ragazza del lago, Una vita tranquilla, Il gioiellino, E’ stato il figlio e Viva la libertà, i rarissimi Luna Rossa e Gorbaciof e il Premio della giuria al Festival di Cannes del 2008, oltre che Premio Oscar per il Miglior trucco agli Academy Awards Il Divo.

Lo Spazio Oberdan intende riservare particolare attenzione a L’uomo in più, primo lungometraggio della coppia Toni Servillo-Paolo Sorrentino, che avrebbe prodotto in seguito altri grandi film. Un binomio formidabile che viene riproposto in Le conseguenze dell’amore, La grande bellezza e soprattutto in Sabato, domenica e lunedì, ripresa filmata per la regia di Sorrentino del bellissimo spettacolo teatrale messo in scena da Servillo qualche stagione fa e che è stato inserito in rassegna per dar conto anche del talento teatrale del formidabile attore napoletano.

Il calendario prevede al Museo Interattivo del Cinema:

Venerdì 5 luglio 0re 19: 'Luna rossa'

Domenica 7 luglio ore 15: 'L'uomo che piantava gli alberi'

Domenica 7 luglio ore 17: 'Gorbaciof'

Domenica 7 luglio ore 19: 'Una vita tranquilla'

Venerdì 12 luglio ore 19: 'Le conseguenze dell'amore'

Domenica 14 luglio ore 17: 'E' stato il figlio'

Venerdì 19b luglio ore 19: 'La ragazza del lago'

Domenica 21 luglio ore 15: 'Luna rossa'

Domenica 21 luglio ore 17: 'Le conseguenze dell'amore'

Domenica 21 luglio ore 19: 'Viva la libertà'

Venerdì 26 luglio ore 19: 'Gorbaciof'

Domenica 28 luglio ore 17: 'Il divo'

Domenica 28 luglio ore 19: 'La grande bellezza'

 

Dal 5 luglio al 4 agosto

Biglietto di ingresso intero: 5 euro

Biglietto di ingresso ridotto: 3 euro

Biglietto di ingresso adulto + bambino: 6 euro

 

Info:

T 0287242114

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

http://mic.cinetecamilano.it/

 

 

 

Pubblicato in 16mm
Mercoledì, 22 Maggio 2013 11:25

Il cinema d'autore di Paolo Sorrentino

Coppia vincente non si cambia.

Ritorna Paolo Sorrentino e per protagonista del suo ultimo film sceglie e si affida al bravissimo e versatile Toni Servillo. I due sanno come lavorare insieme.

Il regista lascia libera espressione alle superbe doti mimiche di Servillo, che lo ricambia impersonando ogni volta “maschere” del nostro tempo tanto realistiche quanto emozionali nelle loro luci e nelle ombre.

 

L’ultima pellicola di Sorrentino non fa eccezione e si merita completamente di rappresentare l’Italia all’ultimo Festival di Cannes, non solo perché il film è girato con sapienza e forza autoriale, ma perché mostra al mondo come sono gli italiani oggi, così come i grandi maestri del cinema di casa nostra facevano o si sforzavano di fare nelle pellicole degli anni ’50 e ’60.

 

Non a caso La grande bellezza ha come location dell’intera storia la città di Roma, la capitale eterna dove la politica si intreccia con le passioni individuali e pruriginose, il potere con la corruzione e il nichilismo, la carriera con il servilismo, l’inganno e il ricatto.

 

Cosa è cambiato da La dolce vita di Fellini? In apparenza nulla, in realtà tutto.

I personaggi di Sorrentino fingono solamente di divertirsi, recitano la loro “commedia umana” a vantaggio e privilegio degli stranieri che arrivano a Roma con il sogno della capitale italiana dove per le strade si respira l’arte e la cultura di una nazione in realtà impoverita e spenta nei valori e nelle azioni.

 

Toni Servillo è ancora una volta superbo perché ha imparato a non filtrare i tic e vizi dell’italiano tipo, ha capito che non serve nascondere sotto la recitazione le ombre e quelle piccole depravazioni che ogni giorno accompagnano politici, personaggi mondani e comparse del sottobosco della società italiana. È bene invece che tanto gli stranieri, quanto gli stessi italiani, guardino davvero in faccia la realtà.

Che fuori dall'Italia ci vedano per quello che veramente siamo e che da noi si capisca che non basta una camicia firmata e un locale alla moda per fare finta di essere migliori degli altri.

 

Servillo interpreta Jep Gambardella, giornalista della Roma che conta. A sessantacinque anni compiuti il suo fascino, la sua dialettica e i suoi rapporti con le persone più in vista lo rendono ancora un protagonista indiscusso dei salotti e dei locali più glamour in città.  È un professionista affermato che si muove tra cultura e mondanità in una delle location più affascinanti e magiche del mondo. Roma è colta e brillante, segreta e misteriosa, meretrice e mamma. È un circo di nani e ballerine perennemente alla ricerca delle luci della ribalta, che ambiscono a conquistare la città eterna anche attraverso sotterfugi e squallidi compromessi.

I valori non esistono, o meglio, non sono importanti: quello che conta è l’apparenza del potere, dei privilegi per pochi, della bella vita condotta senza scrupoli o principi morali.

 

Accanto a Sorrentino, un cast di numeri uno che affiancano in modo mirabile e verosimile le gesta e il credo del protagonista. Bravissimi Carlo Verdone e Sabrina Ferilli, ma anche Giorgio Pasotti e la sempre sensuale Isabella Ferrari.

 

La grande bellezza merita di rappresentare l’Italia a Cannes perché non fa altro che narrare proprio noi italiani nel luogo capitale e principe di tutti i vizi e le bellezze nazionali.

Paolo Sorrentino, il regista commerciale più autoriale che si sia mai visto negli ultimi decenni.

 

Pubblicato in Cultura

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