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“Ha insegnato Leonardo Sciascia che la Sicilia non è una. Ne esistono molteplici, forse infinite, che al continentale, forse al Siciliano stesso, si offrono e poi si nascondono in un giuoco di specchi”.

Vorrei iniziare questo articolo cosi, con una citazione di Paolo Isotta, giornalista campano, per introdurre all’incontro con un giovane, ma già pluripremiato, fotografo siciliano.

La Sicilia non solo come espressione geografica e burocratica, terra racchiusa tra quattro punti cardinali, ma una Sicilia che è una e trina, o forse di più. Un modo di essere, uno stato d’animo, un profumo, una voce, un ricordo, un luogo, un sapore.

Non è un caso che i siciliani siano tra gli italiani più legati alla loro terra, quasi vi fosse un filo invisibile che parte dal cuore e che si dipana mano a mano che i chilometri aumentano, mano a mano che la terra natia si allontana, fino a diventare un’Itaca al di là delle nuvole.

È proprio da qui che sono voluta partire nel mio incontro con Giuseppe La Spada, fotografo, regista, poeta e ambientalista.

Lo raggiungo nel suo studio nel centro di Milano, un luogo incastonato tra antichi palazzi e chiese, un rifugio dai colori del mare, elemento predominante dell’opera di La Spada e sua musa ispiratrice.

Sei nato a Palermo e cresciuto a Milazzo. Ho conosciuto molti siciliani nella mia vita e tutti mi hanno confessato di sentire un legame indissolubile  con la loro terra. Nonostante la delusione e la rabbia contro un sistema che, inevitabilmente,li costringe ad emigrare, essi sentono dentro un orgoglio, un amore per le proprie radici che raramente ho riscontrato altrove.

Noi Siciliani abbiamo un legame viscerale con la nostra terra. La Sicilia è la culla della civiltà mediterranea, in cui fondamentale è stato il contatto con le culture che, nel corso dei secoli, vi ci sono avvicendate. Questa ricchezza  fa si che , a volte, vi sia una sorta di chiusura mentale, una presunzione che tutto sia li. Credo invece che sia vitale il continuo confronto con genti, culture e pensiero diversi

Quanto ha influito sul tuo lavoro, il tuo essere cresciuto a Milazzo, cittadina incastonata tra due golfi, affacciata sulle Isole Eolie e sul  Mediterraneo?

Innanzitutto direi la palette dei colori che utilizzo nei miei lavori: il turchese del mare, la luce, il verde, il giallo dei campi riarsi d’estate. I profumi, che hanno la capacità di trasportarti in un tempo e un luogo lontani ma vivi nella memoria e i valori, quelli della famiglia, del rispetto, del sacrificio.

Come vivi il tuo essere siciliano?

Manlio Sgalambro (scrittore e filosofo, collaboratore di Franco Battiato ndr), ha espresso benissimo, nei suoi testi, il legame viscerale che ci lega alla nostra terra. Chi nasce in un’isola avverte sempre la paura di inabissarsi. Il continuo aleggiare della morte, si tramuta in una sorta di incombenza a fare qualcosa, a darsi da fare, a mettere in atto le cose.

La Sicilia la vivo anche attraverso il mio lavoro fotografico direi che mi sento quasi un esportatore della mia terra: l’acqua, la figura femminile, il concetto dell’amore. In questo modo riesco a colmare la mancanza di casa, la nostalgia che, inevitabilmente, mi coglie.

L’acqua è l’elemento primario delle tue foto. Molte delle tue opere ritraggono figure femminili in acqua con il viso celato. Veri e propri quadri viventi cesellati dalla luce che trafigge il tutto, dando forma e movimento.

L’acqua è una delle protagoniste delle mie foto, assieme al soggetto o ai soggetti interessati. Le foto sott’acqua consentono una sospensione della realtà: la percezione del reale cambia, si acuiscono i sensi e, contemporaneamente, si ha la sensazione di essere trasportati in un’altra dimensione.

Inoltre l’acqua del mare non è sempre la stessa, ma cambia a seconda del luogo, della luce e dei momenti della giornata.

Le mie modelle vogliono rappresentare una donna che non esiste nella realtà, una figura direi Ottocentesca. Una delle mie fonti d’ispirazione è sicuramente la pittura dei Preraffaelliti, con le sue eteree giovani dai capelli rossi e dalla pelle d’alabastro , le sue cromie e la saturazione dei colori.  Nella mia fotografia ricerco anche la figura della donna siciliana, che dà la vita e la morte, forte e fragile allo stesso tempo, contemporanea nel suo essere eterna.

Mi incuriosisce il fatto che le tue modelle abbiano il viso celato. Cosa vuoi trasmettere attraverso questa precisa scelta stilistica?

Ho voluto soffermarmi sull’estetica dell’atto: non visualizzare il viso permette di potersi concentrare su altri aspetti e sui gesti che raccontano più delle parole. Cogliere l’attimo, che è uno dei concept alla base della fotografia.

Vi è poi l’amore, altro concetto che ritorna sempre nei miei lavori: permettimi di citare il regista francese Jean Vigot, il quale disse “È necessario mettere sott’acqua il viso per incontrare l’amore”.

Nel 2007 hai vinto il Webby Awards per la creazione del sito web “Mono No Aware” (Il sentimento delle cose ndr), a supporto del progetto “Stop Rokkasho”, creato dal musicista Ryuichi Sakamoto, il cui scopo è evidenziare i pericoli ambientali legati all’attività nucleare in Giappone. Cosa puoi raccontarci di quella esperienza?

Ho contattato il Maestro Sakamoto tramite mail nel 2006: ai tempi ero già  fan della sua musica e mi aveva incuriosito il fatto che un artista di quel calibro avesse dato vita ad un progetto cosi importante.

Sono infatti dell’idea che ogni artista debba essere un sismografo del suo tempo e che debba, in un certo senso, sfruttare la sua fama per divulgare argomenti di cui si parla poco o per niente.

Il progetto Rokkasho ha coinvolto artisti con ambiti e background diversi e davvero permesso di informare la popolazione non solo giapponese, ma mondiale, circa i pericoli derivanti dal riprocessamento nucleare.

Ho avuto l’onore di collaborare con il Maestro Sakamoto e Fennesz ad una tournée, “Cendre” (Cenere) che si è conclusa con un concerto a Ground Zero, un luogo colmo di energia negativa ma allo stesso tempo di speranza per poter costruire un futuro diverso.

Lavorare con il Maestro Sakamoto è stato per me emozionante, grazie anche alla sua estrema disponibilità e all’amore e impegno che mette in ogni iniziativa che intraprende.

L’attenzione all’ambiente e l’amore per l’ecologia ritornano nel live show “Afleur” del 2009 con il musicista Con-cetta, poi divenuto un libro. Cosa puoi dirci a proposito?

Si tratta di un progetto che mi sta molto a cuore: il libro prodotto con alghe provenienti dalla laguna di Venezia, con carta priva di cloro e altre carte giunte appositamente dal Giappone. Perché l’alga? Perché penso che rappresenti benissimo la fragilità dell’amore come lo conosciamo noi oggi, un sentimento difficile da incontrare e da vivere, che può essere trovato solo in apnea, immergendosi. Non a caso il libro si compone di brevi riflessioni, scritte da me, con tema l’amore, il mare e la nostra ricerca interiore e da foto, ritraenti le già citate figure femminili  immerse nel mare dinanzi Milazzo.

La necessità di sensibilizzare i cittadini, Milanesi in questo caso, circa il problema dell’inquinamento , ti ha portato, nel 2011, a collocare un grande albero in Piazza Duomo, in una sorta di performance collettiva. Raccontaci di più

Si, si è trattato di un esperimento di “architettura ecologica”, commissionatomi da un cliente che lavora nel settore dell’architettura e molto sensibile alle problematiche dell’ambiente. Ho immaginato un albero costruito con borse di colore verde e marrone, che sono state distribuite ai passanti e a tutti coloro che hanno preso parte alla performance.

Oggi, oltre che artista , sei anche docente presso l’Istituto Europeo di Design di Milano e l’Accademia di Brera. Cosa puoi raccontarci della tua esperienza da professore?

All’inizio, essendo molto giovane, ho avvertito un certo imbarazzo nel confrontarmi con alunni quasi miei coetanei. Sono dell’idea che si debba mantenere un rapporto umano con gli studenti, pur pretendendone il dovuto rispetto.

Insegnare è una missione, i docenti devono trasferire agli studenti l’esperienza, il rigore, i valori reali e soprattutto far capire che ogni mestiere creativo, richiede passione e sacrificio.

Ritengo che il docente abbia un dovere sociale, ossia accompagnare i ragazzi lungo il percorso della vita, infondendo loro l’amore per la bellezza, dando loro i riferimenti culturali che stanno dietro essa e che oggi,inevitabilmente, molti tendono ad ignorare.

Oltre che fotografo, sei anche regista di un video musicale da più di 18 milioni di visualizzazioni (L’Essenziale di Marco Mengoni). Nel video ritorna l’elemento dell’acqua: vediamo un giovane camminare per Milano e, ad un tratto, cadere in acqua, circondato da una musicista e da spartiti. Cosa hai voluto significare con questa scena?

Si dice che ogni uomo aneli ad un ritorno alla vita intrauterina e che insegua le immagini impresse nella sua memoria prima della nascita.

L’acqua simboleggia una dicotomia: il momento di crisi che ti attanaglia, durante il quale inciampi in qualcosa che ti permette di conoscere te stesso, attraverso un percorso verticale. Inoltre essa fa pensare ad un viaggio spirituale, di riscoperta di ciò che è più importante nella nostra vita, di ciò che è essenziale.

Come ti vedi nel futuro? Pensi anche tu di emigrare, come fanno molti, all’estero?

Per ora escludo la possibilità di trasferirmi all’estero, non che l’attuale situazione italiana non invogli a farlo. Credo tuttavia che la crisi faccia venir fuori ciò che noi siamo, in un certo senso ci sproni a metterci in gioco, a produrre un qualcosa che possa arricchire la società, che dia un valore al nostro passaggio su questa terra.

In futuro, quando il lavoro e le circostanze me lo permetteranno, spero di tornare in Sicilia, per ricongiungermi con le mie radici più profonde. Questo si, sarebbe l’ideale.

 

http://www.giuseppelaspada.com/

http://www.mono-no-aware.org

 

Pubblicato in Cultura
Martedì, 09 Luglio 2013 12:10

Benessere sotto il sole

Anche in vacanza è bene prendersi cura di se con poche e semplici regole e gesti quotidiani, senza l'ansia di diete e disciplina, insomma benessere in relax.

 

Innanzitutto il sole.

Tutti non vedono l'ora di stendersi sotto i caldi raggi solari per ore dopo i freddi inverni e primavere non molto calorose.

Il sole è un grande e prezioso amico.

Il corpo umano viene riscaldato, le contratture ne beneficiano, i pori della pelle si aprono e favoriscono la fuoriuscita delle tossine e le ossa accumulano grandi quantità di calore che fanno come da dispensa per i mesi più freddi.

A questo si aggiunge anche una notevole scorta di vitamina D che si ottiene con una esposizione minima ai raggi solari di almeno 20 minuti sulle braccia ( molti vegetariani che necessitano di questo tipo di vitamina che è più presente nella dieta carnivora tengano a mente questo consiglio).

 

Gli effetti negativi di una prolungata ed eccessiva esposizione al sole sono diversi ma con una giusta metodologia si possono evitare disturbi a volte anche grossi.

La tanto bramata abbronzatura, se eccessiva è sempre e comunque una ustione anche se lieve e non catastrofica.

Se la pelle si scurisce e il corpo spella questo fa pensare proprio al fatto che viene bruciato qualcosa e quel qualcosa è proprio l'epidermide.

Necessaria quindi una protezione solare adeguata che deve essere ripetuta più volte durante il giorno anche se non si è in spiaggia.

L'uso di protezioni solari filtra i raggi UVA dannosi per l'organismo e l'abbronzatura che ne deriva è più dolce.

In questo modo le scottature, la pelle che si stacca dal corpo e soprattutto lo scudo contro l'insorgere di malattie anche tumorali dovute ai raggi solari è molto più alta.

Colpi di calore, eritemi, allergie sono altri esempi di disturbi legati ad una esposizione troppo lunga e forte al sole.

Dopo ogni bagno, che sia al mare o in piscina la protezione deve essere rimessa sulla pelle.

In erboristeria esistono eccellenti prodotti e l'erborista saprà consigliarvi al meglio.

Questo consiglio vale anche per gli adulti e non solo per i bambini.

 

Molto utile ripararsi all'ombra ogni tanto al fine di dare sollievo al corpo troppo accaldato internamente. Un cappellino, un ombrellone o un albero sono di grande aiuto.

 

Fondamentale bere molto durante tutto il giorno al fine di porre rimedio all'eccessiva sudorazione causata dal caldo. E' una dispersione di liquidi. Bevendo molto si prevengono svenimenti, colpi di calore, etc.

mangiare cibi freschi, frutta è un'ottima risorsa di introduzione di liquidi nel corpo.

 

Dopo la doccia post bagno ideale è mettere sul corpo dell'olio naturale (economico, ricco di vitamine) al fine di reidratare la pelle ed evitare l'antiestetico problema dello spellamento.

 

Vestire con abiti chiari, possibilmente bianchi, aiuta a non attirare su di se i raggi del sole.

A questo proposito ricordiamo che rimanere stesi sulla spiaggia vicino al mare o addirittura sulla sdraio dentro l'acqua provoca l'effetto specchio, ossia i raggi solari sono riflessi sulla pelle in maniera esponenziale e i danni quali vere e proprie scottature sono molto facili.

 

Evitate le fantomatiche massaggiatrici cinesi e non da spiaggia. Non solo non si sa chi ci sta massaggiando e come ma la pulizia in questi casi è fondamentale e questi personaggi passano da persona a persona senza nemmeno lavarsi le mani causando spesso trasmissione di noiosissime malattie della pelle.

Oltre questo va detto che un olio qualsiasi usato sulla pelle durante un massaggio in spiaggia entra poi in contatto con il sole. Ustione garantita!

 

Ancora una volta poche e semplici regole per godersi una sana vacanza senza rovinarsela.

 

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Giovedì, 27 Giugno 2013 17:13

Ritenzione idrica. Rimedi e prevenzione

Con "ritenzione idrica" ci si riferisce alla tendenza del corpo a trattenere liquidi ed in particolar modo nella zona cosce, addome e glutei con relativo rigonfiamento anomalo dei tessuti in quelle zone.

Questo disturbo che colpisce soprattutto le donne, contrariamente a quanto si pensi non è legato al sovrappeso ma piuttosto a disfunzioni cardiache, renali, infiammazioni, reazioni allergiche e, più di tutto, a uno stile di vita sbagliato.

Un eventuale sovrappeso rallenta notevolmente la diuresi e peggiora la situazione del disturbo ma non ne è la causa diretta.

Come già detto il maggiore responsabile della ritenzione idrica è lo stile di vita scorretto: fumo, alcolici, sovrappeso, cibi salati, abuso di farmaci,caffè, abiti stretti, tacchi alti e rimanere a lungo in piedi senza muoversi.

Oltre ad evitare quanto citato i massaggi,l'attività fisica e bere molto  sono i migliori aiuti in questi casi.

I massaggi linfodrenanti sono i principali rimedi in casi di ritenzione idrica in quanto il trattamento non solo apre tutti gli scarichi linfatici ma convoglia grossi carichi di linfa verso questi e la diuresi è immediata.

Nel corpo esistono molte aree dove sono concentrati gli scarichi linfatici e i principali sono: cavo popliteo (dietro le ginocchia), inguine, ascelle.

Con questo si vuol far notare che non è completo e non è totalmente efficace un massaggio linfodrenante localizzato solo ed esclusivamente nella zona inguinale come purtroppo spesso accade in certi studi estetici.

La linfa è in circolo in tutto il corpo, davanti e dietro e tutti gli scarichi devono essere necessariamente trattati.

Testa, braccia, addome, caviglie, etc. sono  tutte aree ricche di scarichi linfatici e devono essere sollecitate anche se lontane in apparenza dalla zona del ristagno.

Il massaggio linfodrenante è come una pompa che attira la linfa stagnante, le tossine e cataboliti e tutti i punti elencati prima sono eccellenti fonti di lavoro per il successo del trattamento quindi perchè dedicarsi solo ad una zona e tralasciarne molte altre?

Il buon risultato del trattamento è agevolato anche dall'utilizzo di oli specifici e naturali che aiutano l'espulsione delle materie tossiche e favoriscono un corretto flusso della linfa.

 

Ultimo ma non meno importante un giusto aiuto nella vita quotidiana:

-in ufficio o se si sta troppo seduti muovere i piedi e le gambe in tutte le direzioni per ristabilire la circolazione

-camminare e correre

-bere almeno 1,5 litri di acqua al giorno

-nuotare

-yoga

-dieta ricca di frutta e verdure

 

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Walter Zanca

Massaggiatore e reflessologo plantare professionista

Massaggi ayurvedici, rilassanti, linfodrenanti, energizzanti, californiani, hot stone, per donne in gravidanza, di bellezza.

Trattamenti di campane tibetane.

telefono 349.4487760

 

 

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Giovedì, 13 Giugno 2013 15:57

Passione rosso frutta

Il mese di giugno reca con sé molte connotazioni positive: giornate più calde (un po' titubanti nell'ultimo periodo), il rinvigorire delle campagne, ma soprattutto il tingersi degli alberi da frutto di sgargianti colori.

 

Anche coloro che non sono troppo attirati dal consumo di frutta, in questo periodo possono scegliere tra un ampio repertorio che propone piccole e gustose prelibatezze dalle tinte vivaci e dal sapore unico.

Chi non si è mai trovato a stuzzicare una fragola dopo l'altra in un pomeriggio d'estate?

Quanto è piacevole passeggiare nei boschi, trovare un cespuglio di more o di ribes e coglierne qualche frutto da gustarsi sotto le fronde ombrose di un albero?

 

Sono solo pochi esempi per illustrare la grande varietà di frutti rossi che questo periodo ci pone di fronte.

Questa definizione abbraccia una serie di piccole delizie, spesso denominate anche frutti di bosco, quali: fragoline di bosco, lamponi, mirtilli, ribes, more e uva spina.

Le dimensioni ridotte ed il sapore assai caratteristico, a volte più aspro, altre amarognolo, altre ancora dolciastro, accontentano davvero tutti i gusti, facendo sì che chiunque rinvenga in una o tutte le varietà proposte, il proprio salubre peccato di gola!

 

Molto positivo è anche il fatto che i frutti rossi sono portatori di notevoli benefici per il nostro organismo: sono generalmente ricchi di vitamine (in particolare A e C), contengono sali minerali, antiossidanti, fibre (utili ad un buon funzionamento dell'apparato gastrointestinale) e contengono un'elevata percentuale di acqua, risultando perciò molto dissetanti.

 

Nello specifico, il consumo di ognuno di essi porta dei vantaggi specifici:

le fragoline di bosco sono maggiormente alcalinizzanti (ovvero favoriscono l'equilibrio acido-base all'interno del nostro organismo) e remineralizzanti rispetto alle fragole comuni e sono inoltre utili a rinforzare il nostro sistema immunitario;

 

le more sono ricche di potassio (ottime per prevenire crampi muscolari) e utili in caso di pressione bassa, la foro funzione risulta potenziata in combinazione con le altre varietà di frutti di bosco;

 

i lamponi, i più ricchi tra i frutti rossi, contengono molte vitamine e acido folico, sono indicati per la loro azione diuretica e la regolazione del ciclo mestruale (utili inoltre a chi cerca una gravidanza);

 

i mirtilli risultano molto efficaci nel trattamento di patologie a livello dell'apparato urinario e favoriscono inoltre la circolazione sanguigna poiché ricchi di antociani (che facilitano la microcircolazione venosa);

 

i ribes prevengono alcune malattie reumatiche e articolari, sono inoltre molto remineralizzanti e basificanti, molto utili per chi fa sport.

Sia lamponi che i ribes sono inoltre ideali per chi soffre di reumatismi e dolori articolari in quanto favoriscono lo smaltimento dell'acido urico dal nostro organismo;

 

l'uva spina, infine, rafforza le difese immunitarie e le pareti dei capillari, rendendole più spesse.

 

Come per ogni cosa, non mancano controindicazioni ed avvertenze.

Generalmente bisogna prestare attenzione allo sviluppo di eventuali allergie e intolleranze, le quali danno origine a sfoghi ed emicranie (più comunemente con l'assunzione di fragole).

Per chi soffre di colon irritabile o diverticoli sono inoltre sconsigliate le more, in quanto i semi causano irritazione alla mucosa intestinale infiammata.

 

Una buona pratica prima del consumo di questi frutti è certamente quella di lavarli accuratamente, accompagnata dall'accortezza di verificarne sempre la provenienza: essendo molto soggetti a contaminazione da inquinanti ambientali, avere la certezza dell'appartenenza ad una filiera controllata fornisce garanzie maggiori.

 

Detto ciò, il consumo di frutti rossi non può che essere ampiamente promosso, non solo a livello salutistico, ma anche culinario.

Queste piccole prelibatezze sono buonissime al naturale, soprattutto se consumate appena colte, anche combinate fra loro (in molti casi la conservazione, anche di breve periodo dei frutti rossi risulta ostica e poco dopo la raccolta questi perdono gran parte del loro gusto).

Sono ormai divenuti anche ingredienti prediletti per la preparazione di golosissimi dolci come crostate di frutta e fresche cheesecake, degni sostituiti di altri componenti che renderebbero queste ricette meno leggere e sfiziose.

Un'ulteriore declinazione, davvero invitante nella sua semplicità, è combinare frutti rossi a scelta con dello yogurt bianco e fiocchi d'avena o muesli: una soluzione genuina e davvero buona!

Il consiglio per i più golosi è quello di aggiungere un cucchiaio di miele o, in alternativa, far caramellare la frutta con dello zucchero e porla sul fondo del bicchiere.

 

Le soluzioni per godere appieno dei frutti che la stagione ci offre non mancano davvero e Nerospinto vi invita dar libero sfogo alla vostra sana passione in tanti altri appetitosi modi.

 

 

Per maggiori informazioni inerenti proprietà, preparazione e consumo di frutti rossi, non esitate a chiedere alla Dott.ssa Arianna Rossoni che saprà illuminarvi sull'argomento e fornirvi preziosi consigli.

http://www.alimentazioneinequilibrio.it/

 

 

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Allergie,sinusiti, raffreddori, riniti, asma, emicrania, febbre da fieno, accumuli di muco sono purtroppo problemi ricorrenti e fastidiosi in particolare in alcuni periodi dell'anno. Ancora una volta la cultura ayurvedica indiana ci viene incontro con un rimedio naturale molto potente.

Il lavaggio nasale è un trattamento che si può far da soli tutti i giorni come pratica quotidiana e che se fatto in maniera ricorrente e d'abitudine elimina completamente tanti dei problemi che abbiamo elencato. Questa pratica nasce appunto in India ed è ben nota a chi pratica yoga e che quindi necessita di dover e poter respirare bene. In realtà il "Jala neti", appunto in sanscrito "pulizia nasale" è svolto normalmente da tutti in oriente per mantenere le vie aeree pulite e aperte e per prevenire allergie e quanto sopra già citato.

La lota è lo strumento che viene utilizzato per la pulizia, ha un costo irrisorio e può essere usata anche dai bambini. La lota è come una piccola teiera con un beccuccio allungato e si prepara riempiendola con dell'acqua tiepida (non calda!) ed un cucchiaino di sale fino. A questo punto, davanti al lavandino o ad una bacinella si infila il beccuccio in una narice, ci si piega leggermente in avanti e si ruota la testa verso il braccio che regge la lota. L'acqua per gravità entrerà nella narice, percorrerà tutto il canale nasale ed uscirà dall'altra narice. Una volta versato metà del contenuto dell'acqua nella narice si procederà a ripetere il tutto nell'altra narice. Terminata questa pratica si rimane piegati leggermente sul lavandino in modo da far fluire tutta l'acqua residua. A questo punto potrebbe essere utile espirare in maniera forte e ripetuta dal naso per agevolare l'uscita di eccessi di liquido ancora presenti all'interno. Verrà naturalmente da soffiarsi il naso, agevolate il tutto. Nonostante l'immaginario comune non esiste la sensazione di soffocamento o fastidio. Il decorso dell'acqua è naturale e semplice e per niente invasivo.

Questa operazione, come già detto se fatta d'abitudine previene allergie, asma e tutti i problemi che coinvolgono il sistema respiratorio e può essere, in giornate critiche, ripetuta diverse volte al giorno. Il naso rimane pulito in profondità e già da subito se ne sentiranno i benefici.

Questo lavaggio viene consigliato anche da medici anche se spesso consigliano di fare il tutto con una siringa senza l'ago quando non conoscono il trattamento originale. In farmacia sono vendute soluzioni saline per i lavaggi ma l'acqua che usiamo in casa e il sale fino vanno benissimo e sono più economici.

In commercio la lota si trova in svariate forme, colori e materiale. Il mio consiglio è quello di procurarvi una semplice lota di plastica in quanto potete portarla con voi anche in viaggio senza il rischio che si rompa durante il trasporto. La si può trovare generalmente in qualunque centro yoga o nei negozi dove vendono prodotti etnici orientali ed in media il costo non supera i 10 euro.

Di seguito un video dimostrativo molto semplice e chiaro per la corretta esecuzione del lavaggio.

http://www.youtube.com/watch?v=3JT1kpe92Tg

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Molti pensano che l'olio venga utilizzato durante i massaggi solo per far scorrere meglio le mani sul corpo, ma in realtà questo è un vero e proprio nutrimento per il nostro organismo.

La sua scelta è molto importante, così come importante è sapere quale scartare completamente dalle proprie abitudini di vita.

 

Innanzitutto è importante capire che, per la propria salute, l'olio deve essere naturale.

 

Per spiegarvi quanto questo concetto sia fondamentale, faccio notare come l'olio durante il massaggio ad un certo punto scompare.

Non si è volatilizzato e tanto meno è stato asciugato con il lenzuolo dal quale si viene coperti.

 

L'olio viene totalmente assorbito dal corpo umano.

 

Questo significa che, dalla pelle, il liquido viene assorbito per poi penetrare nei muscoli, nei tendini, nelle ossa, nel sangue e viene portato in tutto il corpo. Da qui l'importanza del materiale che viene utilizzato.

 

Esistono molti oli in commercio, marche molto famose e che vengono usate anche per i neonati. Petrolio. Puro.

 

L'elenco degli ingredienti non è casuale: il primo a venire elencato è quello presente in maggior percentuale rispetto agli altri nel prodotto.

Se ponete attenzione alla lista di componenti sul retro, noterete che il primo in elenco è sempre la paraffina liquida. Petrolio, appunto.

 

Quando dopo la doccia, durante un massaggio, etc., veniamo cosparsi di questi "oli" stiamo avvelenando il nostro corpo.

 

L'assorbimento dei liquidi sulla pelle è anche indice di quanto siamo idratati o disidratati e di quanto necessitiamo di bere, idratare gli organi interni, rinnovare i liquidi che compongono il sangue, i succhi gastrici e via dicendo.

 

Una persona che in media beve quotidianamente un litro e mezzo di acqua è sufficientemente idratata e l'olio non verrà per nulla assorbito dal soggetto in quanto il corpo, macchina perfetta, respinge eccessi inutili.

Al contrario, persone che non bevono mai vedranno grandi quantità di olio venire assorbite completamente e senza lasciare traccia di unto.

 

Per questi motivi è sicuramente meglio usare l'olio di oliva piuttosto che altri prodotti.

"Ma l'olio di oliva per cucinare?", chiederete. Ebbene sì!

Quell'olio che viene usato per cibare il nostro corpo e fornirgli sostanze nutritive, ha effetti benefici sia che entri attraverso la bocca o permei la nostra pelle.

Contrariamente a quello che si pensi l'olio non lascia odori e non lascia aloni o unto addosso.

 

Esistono in commercio, soprattutto nei negozi di alimentari asiatici, tanti tipi di olio, ricchi di sostanze preziose e a costi davvero irrisori, che possono essere usati per condire i cibi, idratare la propria pelle (e quindi il nostro corpo), fare benefici impacchi sui capelli.

 

Grazie all'Ayurveda (millenaria medicina naturale indiana) consiglio tra tutti l'olio di sesamo che è quello che penetra più profondamente nel corpo e in tempi molto veloci e, per la stagione calda, l'olio di cocco.

Quest'ultimo presenta delle caratteristiche molto curiose: al di sotto dei 21 gradi solidifica e per questo motivo deve essere utilizzato necessariamente durante la stagione calda quando torna allo stato liquido.

La solidificazione non implica che l'olio sia scaduto o andato a male.

 

Un piccolo consiglio di bellezza per la propria chioma: versare abbondante olio su capelli e cuoio capelluto. Assicurarsi che tutta la lunghezza del capello sia unta. Intingere un asciugamano in acqua molto calda, strizzare e usarlo come turbante raccogliendo i capelli. Tenere in posa per almeno un'ora e lavarsi come d'abitudine.

I capelli saranno morbidissimi, lucenti e puliti come mai prima.

Provare per credere.

Un piccolo potente rimedio fai da te con pochi soldi.

 

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Venerdì, 22 Marzo 2013 13:00

Il rituale dei sensi: la cerimonia del tè

Il pensiero comune ci induce ad associare la cerimonia giapponese del tè ad una pratica antica, di valenza prettamente estetica; un rito composto ed elegante che ha fatto il suo tempo e piacevole da osservare.

In realtà, nella terra del Sol Levante, la condivisione di una profumata tazza di tè è un'usanza ancora fortemente radicata e assume precisi connotati simbolici e filosofici, soprattutto se inserita nel più complesso contesto cerimoniale.

Il tè fu importato in Giappone dalla Cina dai monaci intorno al VI Sec., insieme al buddismo, e il suo impiego accompagnava le meditazioni, infondendo vigore. Nei riti in onore di Buddha, l'assunzione di tè era intesa come “illuminazione”, il risveglio al quale i buddisti aspirano.

Un mercante, Sen no Rikyu, decise di codificare il rito zen in una cerimonia ben definita, per rendere possibile alla gente comune uno spazio di condivisione, fondato sulla preparazione e il consumo della bevanda, volto alla ricerca di un senso di pace.

Il rituale si basa su pochi semplici dettami: può svolgersi alla presenza di un numero massimo di cinque individui (amici, familiari o ospiti di prestigio), i presenti devono predisporre il proprio animo alla condivisione e al raggiungimento di un senso di pace, oggetti e individui devono disporsi in modo da creare un ambiente armonico.

 

La cerimonia del tè si svolge nella cosiddetta stanza del tè (cha shitsu), un angolo dedicato all’interno di un’abitazione o, nel caso delle antiche dimore tradizionali, parte di una costruzione apposita, la casa del tè (sukiya).

La stanza si caratterizza per la sobrietà e l’essenzialità: la quasi totale assenza di mobili ed i materiali umili (paglia e legno) richiamano un senso di purezza e soprattutto la dimensione del vuoto, cui la meditazione zen aspira, lasciando spazio al pensiero, alla contemplazione che allontanano ansie e i richiami alla materialità della vita quotidiana.

Prima di entrare nella casa del tè, gli invitati devono attraversare il roji (il giardino del tè), per predisporsi ad un contatto più diretto con la natura e fare in modo che, all'ingresso, l’animo si sia già placato.

 

Al centro della stanza è posto il braciere sul quale scaldare l’acqua: intorno ad esso si dispongono ordinatamente coloro che intervengono alla cerimonia. Durante l'assunzione e la preparazione della bevanda, i presenti assumono la tipica seduta giapponese perché, nel predisporsi ad accogliere la serenità, non deve mancare il rispetto per le persone presenti e per la loro meditazione.

Sen no Rikyu decretò, infatti, che colui che partecipa alla cerimonia deve entrare in possesso di 4 virtù: armonia, rispetto, purezza e serenità.

In ottemperanza alla prima virtù, all'interno della stanza sono volutamente convogliati i 5 elementi base della concezione dell'universo: il legno (degli utensili e della stanza); il fuoco (del braciere); la terra (le tazze in ceramica), il metallo (il bollitore); l'acqua.

 

La cerimonia del tè può avere una durata variabile: dai pochi istanti di un incontro fugace, può prolungarsi sino a 4 ore e sebbene si componga di fasi definite, essa di delinea come un lento flusso in cui attese, conversazioni e degustazioni si alternano piacevolmente.

I 3 momenti principali che la compongono sono: il kaiseki, intervallo durante il quale gli invitati consumano un pasto leggero in attesa che l'ospite predisponga la stanza del tè; il goza iri (fase del tè denso), in cui viene servito il koicha (tè grossolano); l'usucha, in cui viene servito un tè più fine. Come già detto, gli invitati possono usufruire del tempo che ritengono necessario per rinfrancarsi.

 

Durante la cerimonia, ognuno dei 5 sensi assume una valenza primaria e viene coinvolto da differenti sensazioni:

il gusto: in base al tipo di tè servito, cambia il modo di berlo e assaporarlo. Gli stimoli che pervengono sono differenti, così come le sensazioni suscitate: il koicha viene servito in una sola tazza, che viene offerta prima all’ospite di maggior rilievo il quale ne beve un sorso, si sofferma ad assaporare il tè, quindi la porge alla persona accanto che farà lo stesso. Il senso di condivisione è molto forte. L’usucha viene invece servito in tazze singole, sorseggiato brevemente per 2/3 volte, quindi si procede con un più ampio sorso per abbeverarsi e abbandonarsi alla quiete.

l'olfatto: prima di bere sia il koicha che l'usucha, i presenti ne aspirano il profumo (più intenso nel primo, dolce nel secondo), pregustandone il sapore: l'aroma che li pervade preserva lo stato di pace. Prima di lasciare la stanza, se gradiscono, gli invitati possono odorare un'ultima volta le tazze per portare con sé il ricordo delle sensazioni provate.

la vista: continuamente stimolata, assume un ruolo importante per favorire la costruzione di un'armonia interiore. Sin dal roji, gli invitati si rapportano con un ambiente che richiama una natura semplice ed incontaminata. Giunti all'interno della stanza del tè, l'aspetto essenziale, unito ai sobri ed incantevoli decori, come gli ideogrammi alle pareti e l'ikebana (composizione floreale simbolica), accolgono uno sguardo alla ricerca di quella bellezza che si vuole vedere riflessa nel proprio animo.

Lo stesso colore del tè è determinante: solo quando il verde della bevanda avrà il tono della "giada liquida", questo sarà pronto per essere servito e ammirato.

l'udito: la scansione del tempo durante la cerimonia è dettata dal suono del gong, le cui vibrazioni risuonano sin nel profondo dei presenti.

Una volta all'interno della cha shitsu, le conversazioni vengono abbandonate sino al momento in cui il tè sarà servito, il silenzio avvolge la sala e l'assenza di suono si tramuta in un condiviso stato di serenità e meditazione.

il tatto: l’ingresso nella sala del tè avviene carponi: questo implica un contatto ed una prima conoscenza dell’ambiente e dei materiali, con i quali entrare maggiormente in sintonia; inoltre, sfiorare con le labbra la medesima tazza porta ad avvertire una maggiore empatia con le persone nella stanza. Per concludere, il metodo corretto di sostenere la tazza e portarla alla bocca implica che entrambe le mani vi aderiscano completamente, in modo che il calore irradiato venga completamente assorbito dalla persona.

Ciò che ad un osservatore distaccato appare come un coreografico susseguirsi di gesti e posture, in verità è un metodico percorso per predisporsi al meglio ad un momento più solenne e profondo, uno stato di armonia in cui l'individuo è coinvolto nella sua interezza e nel suo relazionarsi con l'ambiente.

Porgere una tazza di tè è molto più che un gesto di cortesia: è un invito a condividere un luogo, un tempo, un sentire interiore.

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