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Ruben è il nome del ristorante solidale nato a Milano da un’idea della Fondazione Ernesto Pellegrini Onlus.

La gente continua a morire per mano della setta del killer più persuasivo degli Stati Uniti.

Muore per caso, perché si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato, muore per un disegno preciso come i coniugi fondatori della setta usurpata da Carroll, muore perché tra la redenzione o il carcere sceglie di immolarsi ancora per l’idea del mondo che il proprio mentore gli ha instillato.

Joe invece è vivo e più determinato che mai. In un video inviato ad una emittente nazionale il serial killer più famoso del momento parla addirittura di restaurazione, di una nuova era di paura e sconforto, di morte e uccisioni, di stragi e di vittime da sacrificare perché nessuno deve e può sentirsi al sicuro. Hardy è messo con le spalle al muro. La caccia spietata al suo alter ego negativo lo fa girare in tondo inutilmente, facendolo passare dall’ex professore e guida di Carroll all’università, alla sua adepta con contatti nell’FBI, dagli esecutori dell’ultima strage in libreria alle tracce di lasciate dal killer nei suoi luoghi di passaggio, ma niente. Joe Carroll è imprendibile.

E soprattutto sembra davvero immortale.

Furbo, spietato, manipolatore di menti e di personalità, dissimulatore professionista Joe si infiltra nelle vite degli altri e le fagocita. Entra come un povero rifugiato e derelitto con Emma e Mandy nella setta segreta e nascosta dei coniugi visionari e mistici e finisce con l’uccidere entrambi e prendere il comando dell’intero gruppo che lo investe come nuovo sacerdote e guida spirituale e lo loda come nuovo dio. Sia lode perciò a Joe Carroll che restaurerà il clima di terrore e morte con nuove forze e con nuovi adepti e farà in modo che nessuno si senta più al sicuro.

Intanto, mentre Hardy brancola nel buio e prosegue nella sua caccia infruttuosa gli agenti dell’FBI e i suoi ex collaboratori hanno un asso nella manica che sconvolgerà tanto le azioni future di Ryan che quelle del serial killer.

Claire è viva! L’ex moglie di Joe Carroll ferita a morte sotto gli occhi del suo amante Hardy in realtà è stata salvata in ospedale e posta nel programma di protezione dell’FBI.

Con il suo rientro nella serie si capovolgerà tutto di nuovo e tra i due protagonisti sarà guerra all’ultimo sangue. Le vittime si moltiplicheranno e il duello sarà più feroce che mai.

 

 

 

 

Ultimi due episodi della prima serie di The Following, il prodotto televisivo americano più originale degli ultimi anni.

Il successo poggia su vari fattori che vanno dalla credibilità e bravura dei protagonisti, Bacon e Purefoy, alla singolarità del soggetto, alla costruzione delle puntate che rendono la serie un poliziesco senza esserlo realmente.

 

Gli ultimi due episodi hanno basato quasi tutto sulla resa dei conti tra il serial killer Carroll e l’agente dell’FBI Hardy. Uno speculare all’altro, entrambi innamorati della stessa donna, tutti e due alla fine dei perdenti.

Gli spettatori così apprendono che l’antagonismo tra i due protagonisti della serie è stato creato ad arte dagli sceneggiatori, è finalizzato solo allo spiegamento degli eventi, all’azione cinematografica.

Carroll e Hardy in realtà non possono essere nemici veramente, né combattersi fino in fondo perché sono troppo simili e perché le loro vite, che si chiamano destini, hanno già scelto per loro nel momento stesso in cui si incontrano.

E così il serial killer si sgola con minacce e violenze per far confessare a Hardy e alla sua ex moglie Claire quando è stato il momento in cui i due si sono innamorati, e lo hanno colpito alle spalle; quando la bella moglie ha scoperto che lui era il serial killer più violento e ricercato d’America.

Claire ovviamente non lo sa. Come non sa perché e come si è innamorata dell’agente speciale Ryan Hardy. È così che doveva andare, punto.

 

Torna prepotente, allora, il vero senso e significato della serie: le miserie dell’uomo.

La volontà di emergere e sovrastare sugli altri. La ricerca vana e insulsa della felicità e dell’amore.

Senza questi sentimenti ancestrali e primordiali i follower di Carroll non potrebbero esistere.

Dare un senso all’esistenza umana diventa il “progetto” primario dei following, l’amore è morte, la morte è vita, la vita va sacrificata per il bene comune e per la rinascita.

E se questo significa far parte del libro capolavoro di Joe Carroll va bene lo stesso.

I seguaci della setta vogliono avere uno scopo ultimo. Partecipando alla stesura del libro e conquistando il mondo con il loro personale sacrificio. In mezzo a tutto questo c’è la morte di innocenti, la strage di intere comunità, la propria redenzione attraverso lo spargimento di sangue di altri, le violenze e gli omicidi a catena.

 

Un'insensata e inutile scia di morte che alla fine fa rinsavire anche il più vicino dei seguaci di Carroll. Jacob, socio della più temibile e sanguinaria dei follower, Emma.

Il ragazzo non vuole morire, non vuole sacrificarsi per contribuire alla stesura del libro di Carroll e dopo tante morti e sacrifici umani vuole lasciare la setta e vivere la sua vita da uomo libero anche se comunque da assassino. Emma così uccide anche lui. Nessuno può lasciare la setta e naturalmente nessuno può lasciare Carroll e la stesura del suo capolavoro.

Tutto inutile, perché Carroll muore. O almeno così viene detto agli spettatori. E ovviamente a ucciderlo è Ryan Hardy che salva anche Claire nell’inutile e vana speranza di poter vivere finalmente una normale vita insieme. Carroll però non è mai stato l’unico né il solo nemico.

La setta è fatta da follower, da seguaci, da tante altre mani pronte ad agire e uccidere.

Il nemico è alla porta accanto, si nasconde nella vicina di casa di Ryan, la premurosa amica di letto dell’agente dell’FBI, reclutata da Joe anni prima e pronta a “completare” il libro per lui.

Claire soccombe sotto gli occhi atterriti di Ryan che colpito a morte può fare poco.

L’ultimo fotogramma della prima serie ci consegna la vittoria di Joe Carroll.

Ma è solo finzione.

 

Sempre più appassionante la serie The Following in onda in Italia in contemporanea con gli Stati Uniti. Molti i punti di forza che tengono alto l’interesse e il coinvolgimento degli spettatori, dalla straordinaria bravura degli attori protagonisti, Bacon e Purefoy, alla scelta delle location e delle singole storie da raccontare in ogni episodio.

In realtà la serie è scritta in evoluzione, gli eventi e le narrazione seguono quanto già detto e fatto vedere, come se ci si trovasse ogni settimana a leggere un capitolo nuovo del medesimo romanzo, solo che, a ogni nuovo episodio, lo spettatore scopre avvenimenti e persone nuove che contribuiscono al senso della storia ma soprattutto ne diventano determinanti (come la sorella dell’agente Ryan Hardy, apparsa solo negli ultimi due episodi e immediatamente diventata fondamentale per rivelare agli spettatori qualcosa in più sul protagonista della serie e sulla sua vita privata).

The Following, infatti, segue l’indovinata scelta registica della costruzione in flash back, dove la tensione e la suspense di quello che viene narrato al momento, comprese le scene di azione e di violenza, hanno sempre un fondamento e una ragione nella vita passata dei protagonisti e dei personaggi della serie.

Gli ultimi quattro episodi sono stati fondamentali, perciò, per conoscere la vita dei protagonisti prima del loro incontro, il legame che li unisce e l’occasione in cui l’agente Hardy e il serial killer Carroll si sono guardati in faccia la prima volta.

Altrettanto importante è stato conoscere la vita e gli incontri degli altri personaggi della serie, ovvero i following, i seguaci del serial killer che continuano a operare in un clima di violenza e terrore pur con il loro leader in carcere, proprio come se fossero estensioni fisiche e mentali del killer. Quello che viene mostrato allo spettatore è un gruppo di persone che prima di diventare membri della setta criminale di Joe Carroll avevano comunque una vita, dei legami familiari e un lavoro. Gente normale, comune e anonima, proprio per questo più facile da plasmare e più propensa a divenire parte di un progetto o di un gruppo. L’intelligenza del serial killer è tutta qui: scegliere da chi farsi seguire e obbedire. La prima e più pericolosa tra i seguaci di Carroll non a caso è Emma, Ragazza anonima e timida, con una madre opprimente e molto sicura di sé che non le risparmia umiliazioni e frecciatine ironiche e mortificanti. Quando Carroll incontra Emma, egli comprende subito che la ragazza ha le potenzialità per diventare la sua maggiore sostenitrice nel progetto criminale, la sua follow più importante, praticamente il suo “braccio destro”.

La incanta, la plagia, le insegna. E quando l’agente speciale Hardy cattura il serial killer, Carroll ha già il suo gruppo di seguaci, può contare su Emma e gli altri complici.

E infatti sono loro a coordinare tutti gli altri following e a perpetrare crimini e violenze.

The Following è scritto e diretto con grande maestria, e niente è lasciato al caso. E così risulta indovinata anche la scelta di presentare agli spettatori italiani sempre due nuovi episodi, uno in lingua italiana e uno in lingua originale con i sottotitoli. Una formula moderna e vincente che fa appassionare ancora di più alla serie e che permette di ascoltare la vera voce degli attori protagonisti, registrata in presa diretta nel momento in cui sono state girate le scene. Una vera chicca per intenditori.

 

Avere l’opportunità di visitare un grande museo seduti comodamente sul divano, magari sorseggiando una bibita fresca, piacerebbe a tutti, anche a chi di arte non capisce molto o non è molto interessato. Questa è una delle possibilità che la rete offre grazie alla Galleria dell’arte perduta, ed è il caso di prenderla al volo visto che si tratta di un esperimento temporaneo.

La Galleria dell'arte perduta (Gallery of Lost Art) è una mostra on line temporanea che racconta le storie di opere d'arte che sono scomparse, sono andate distrutte, rubate, rifiutate dai committenti, respinte dai musei, cancellate, che sono state realizzate con materiali degradabili e quindi effimere: alcuni dei più importanti esempi di arte degli ultimi 100 anni non hanno avuto una lunga vita, ora è possibile ammirarli, conoscerli e studiarli sul web.

Questa galleria virtuale, visibile per un anno sul sito galleryoflostart.com, esplora alcune delle straordinarie e inconsuete circostanze che si nascondono dietro la scomparsa dei maggiori capolavori. Archivi di immagini, film, interviste, blog e saggi sono a disposizione del visitatore per esaminare e capire le opere di oltre 40  artisti del XX secolo.

Il sito è stato realizzato in formato digitale dagli studio ISO e prodotto dalla Tate Gallery in  collaborazione con Channel 4 e con il supporto dell'AHRC, The Arts and Humanities Research Council. La curatrice Jennifer Mundy afferma che la storia dell'arte tende ad essere la storia di ciò che è sopravvissuto; solitamente musei raccontano storie partendo dagli oggetti delle loro collezioni, ma questa esibizione si focalizza sul significato delle opere, sul loro valore per la storia dell'arte mondiale.

Sono dieci le sezioni in cui è diviso il museo virtuale: arte attaccata, distrutta, scaricata, effimera, cancellata, perduta, respinta, rubata, fugace, non realizzata. Per ognuna sono stati selezionati degli autori la cui opera viene sezionata, commentata, analizzata e studiata; viene data la possibilità di capire il motivo che ha spinto l’autore a muoversi su un terreno tanto fragile, a spingersi a indagare in un campo tanto difficile da capire. L’arte contemporanea ha questa componente che non tutti capiscono: è arte concettuale. Può essere povera, semplice, ma nasce sempre da un’esigenza di raccontare, spiegare, esemplificare un qualche messaggio o tema che  all'autore sta a cuore. Tra gli artisti presi in considerazione ci sono alcuni dei più importanti nomi dell’arte mondiale: Bacon, Braque, Christo e Jeanne-Cloude, Otto Dix, Frida Kahlo, Mirò, Henry Moore, Schiele, e molti altri.

Si tratta di un modo nuovo e sorprendente per conoscere l’arte e la sua storia, per comprendere meglio le motivazioni che hanno mosso gli artisti nel loro lavoro, per capire il perché di certe scelte stilistiche, formali, di contenuti e di materiali. Le schede tecniche, le descrizioni accurate, la narrazione della storia delle opere ci permette di conoscere a fondo alcuni degli aspetti dell’arte perduta, di quelle opere che non possiamo vedere nei musei ma che hanno fatto comunque la storia della storia dell’arte.

 

A noi di Nerospinto la Galleria dell’arte perduta piace perché è un progetto originale, stimolante e decisamente moderno. È un’idea nuova che speriamo possa essere presa in considerazione anche da altri musei nel mondo, magari per mostrare tutte quelle opere che continuano a giacere nella polvere di bui magazzini e non vengono esposte alla visione del grande pubblico.

 

 

Avere l’opportunità di visitare un grande museo seduti comodamente sul divano, magari sorseggiando una bibita fresca, piacerebbe a tutti, anche a chi di arte non capisce molto o non è molto interessato. Questa è una delle possibilità che la rete offre grazie alla Galleria dell’arte perduta, ed è il caso di prenderla al volo visto che si tratta di un esperimento temporaneo.

 

La Galleria dell'arte perduta è una mostra on line temporanea che racconta le storie di opere d'arte che sono scomparse, sono andate distrutte, rubate, rifiutate dai committenti, respinte dai musei, cancellate, che sono state realizzate con materiali degradabili e quindi effimere: alcuni dei più importanti esempi di arte degli ultimi 100 anni non hanno avuto una lunga vita, ora è possibile ammirarli, conoscerli e studiarli sul web.

Questa galleria virtuale, visibile per un anno sul sito galleryflostart.com, esplora alcune delle straordinarie e inconsuete circostanze che si nascondono dietro la scomparsa dei maggiori capolavori. Archivi di immagini, film, interviste, blog e saggi sono a disposizione del visitatore per esaminare e capire le opere di oltre 40  artisti del XX secolo.

Il sito è stato realizzato in formato digitale dagli studio ISO e prodotto dalla Tate Gallery in  collaborazione con Channel 4 e con il supporto dell'AHRC, The Arts and Humanities Research Council. La curatrice Jennifer Mundy afferma che la storia dell'arte tende ad essere la storia di ciò che è sopravvissuto; solitamente musei raccontano storie partendo dagli oggetti delle loro collezioni, ma questa esibizione si focalizza sul significato delle opere, sul loro valore per la storia dell'arte mondiale.

 

Sono dieci le sezioni in cui è diviso il museo virtuale: arte attaccata, distrutta, scaricata, effimera, cancellata, perduta, respinta, rubata, fugace, non realizzata.

Per ogni sezione sono stati selezionati degli autori la cui opera viene sezionata, commentata, analizzata e studiata. Viene data la possibilità di capire il motivo che ha spinto l’autore a muoversi su un terreno tanto fragile, a spingersi a indagare in un campo tanto difficile da capire. L’arte contemporanea ha questa componente che non tutti capiscono: è arte concettuale. Può essere povera, semplice, ma nasce sempre da un’esigenza di raccontare, spiegare, esemplificare un qualche messaggio o tema che all’autore sta a cuore.

Tra gli artisti presi in considerazione ci sono alcuni dei più importanti nomi dell’arte mondiale: Bacon, Braque, Christo e Jeanne-Cloude, Otto Dix, Frida Kahlo, Mirò, Henry Moore, Schiele, e molti altri.

Si tratta di un modo nuovo e sorprendente per conoscere l’arte e la sua storia, per comprendere meglio le motivazioni che hanno mosso gli artisti nel loro lavoro, per capire il perché di certe scelte stilistiche, formali, di contenuti e di materiali. Le schede tecniche, le descrizioni accurate, la narrazione della storia delle opere ci permette di conoscere a fondo alcuni degli aspetti dell’arte perduta, di quelle opere che non possiamo vedere nei musei ma che hanno fatto comunque la storia della storia dell’arte.

 

A noi di Nerospinto la Galleria dell’arte perduta piace perché è un progetto originale, stimolante e decisamente moderno. È un’idea nuova che speriamo possa essere presa in considerazione anche da altri musei nel mondo, magari per mostrare tutte quelle opere che continuano a giacere nella polvere di bui magazzini e non vengono esposte alla visione del grande pubblico.

 

 

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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