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A Milano lo chef finisce sotto vetro e la cena stellata si consuma in eleganti vasetti: ecco il curioso format di Jarit.

“Io credo che l'essere umano sogni solo per non smettere di vedere. E potrebbe anche darsi che la luce interiore fuoriesca un giorno da noi così da non averne bisogno d'altra.”

Queste sono le parole di Johann Wolfgang Goethe dal suo libro Le affinità elettive, un grande romanzo che dal 20 Febbraio al 2 Marzo sarà messo messo in scena al Teatro Libero di Milano.

 

Le affinità elettive di Sarah Chiarcos con regia di Paolo Giorgio trasforma le pagine dell’opera dello scrittore e drammaturgo tedesco in realtà contemporanea per parlarci di emozioni, sentimenti, rapporti che uniscono al di là della ragione e dell’impossibilità di sfuggire al proprio destino. “Ci sono cose che il destino si propone ostinatamente” recita una frase del libro, il destino è infatti il protagonista della trama dello spettacolo.

I due protagonisti Edoardo e Carlotta sono felicemente sposati e decidono di ospitare nella loro casa una coppia di amici: il Capitano e Ottilia. Le giornate trascorse insieme producono grandi cambiamenti. Sono le affinità elettive, forze a metà fra le reazioni chimiche nei nostri corpi e l’iscrizione dei nostri nomi in un racconto scritto da altri. In una grande casa di montagna nascono amori improvvisi, le coppie si incrociano e la vita che si conosceva pare sul punto di infrangersi. La domanda di fondo sarà: è più giusto, più vitale costruire la propria vita sulle solide basi della razionalità e del progetto o abbandonarsi al rischio e all’incertezza, abbracciando fino in fondo gli orizzonti che ci offrono le nostre personali, private affinità elettive? Si tratta di realtà, memorie e di sogni? Il destino, il protagonista delle nostre vite, oscura i nostri desideri.

I personaggi di Goethe immersi in una realtà a noi conosciuta mettono in scena la tenuta universale delle relazioni e delle situazioni narrate nel romanzo. E la domanda che ognuno si deve porre, a se stesso, è: non è forse, vivere fino in fondo il proprio desiderio, un modo per non sfuggire al proprio destino?

Uno spettacolo profondo e introspettivo con la regia di Paolo Giorgio, docente di teatro che ha firmato diversi spettacolo, come K. il Processo (Teatro Out-Off nel 2013), Stanlio e Olio di Juan Mayorga (Teatro Filodrammatici, 2012) e Glas (Astiteatro nel 2010), è una produzione del Circolo Bergman, un circolo e piattaforma per l’incontro trasversale di artisti di provenienza diversa con un progetto comune. Il circolo fondato da Paolo Giorgio e Sarah Chiarcos si fonda sulla logica del trattato: le affinità non sono attributi intrinsechi degli elementi, ma dipendono dalle reazioni che si instaurano fra essi.

Le Affinità Elettive: un appuntamento che Nerospinto consiglia di non perdersi se avete la curiosità e la voglia di scoprire la forza del destino!

 

 

 

 

LE AFFINITà ELETTIVE

da Johann Wolfgang von Goethe

di Sarah Chiarcos

regia Paolo Giorgio

con Caterina Bajetta, Gabriele Bajo, Tomas Leardini, Francesca Pedrazzi

luci Sarah Chiarcos

scene e costumi Circolo Bergman

musiche originali  Marcello Gori

produzione Circolo Bergman

 

Teatro Libero (Via Savona 10 - Milano)

 

 

BIGLIETTERIA

PREZZI BIGLIETTI

Intero: € 19,00

Under 26: € 15,00

Over 60: € 11,00

Allievi Teatri Possibili con carta TP CARD: € 6,00 (prima rappresentazione € 3,00)

 

ORARIO SPETTACOLI

dal lunedì al sabato ore 21.00

domenica ore 16.00

 

ORARI BIGLIETTERIA da lunedì a venerdì dalle 15.00 alle 19.00

Nei giorni di spettacolo: da lunedì a venerdì dalle 15.00 alle 21.30 sabato dalle 19.00 alle 21.30

domenica dalle 14.00 alle 16.30

 

INFO E PRENOTAZIONI 02 832312602 8323126 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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Non poteva esistere stagione migliore della primavera, dei primi giorni di sole di un aprile tanto atteso e ancora un po’ indeciso sul da farsi, per cogliere a pieno tutti i colori di “Colonna sonora di un film che non c’è”, ultimo lavoro di Mafè Almeida, in uscita sui canali

iTunes dalla fine di questo mese.

 

Nato in Mozambico da madre capoverdiana e padre pugliese, Mafè cresce e coltiva la sua passione artistica tra la soleggiata Bari e la stimolante Milano, le due città in cui si concentra maggiormente la sua poliedrica carriera artistica, che affonda le radici in diversi campi d’espressione; pianista e tastierista di diversi gruppi del panorama barese, Mafè si avvicina al mondo del canto grazie al gospel, partecipando al Wanted Chorus e a all’opera musicale di Riccardo Cocciante e Luc Plamondon, “Notre Dame de Paris”, nel ruolo di Clopin.

 

Si cimenta inoltre nell’attività di autore, collaborando con gli Zero Assoluto alla stesura del testo di “Volano i Pensieri”, nota canzone della band capitolina. Il tentativo di inquadrare un album, e tanto più un artista, in un solo genere musicale, è quasi sempre riduttivo; preferibile è tentare di cogliere i chiaroscuri tratteggiati al suo interno.

 

“Colonna sonora di un film che non c’è” è un EP di sei tracce, dal groove funk coinvolgente e dalle atmosfere variopinte: dalla freschezza spensierata della pop music, alle sfumature di malinconica speranza della musica black, dal soul all’RnB. Mafè Almeida ama vedere nella sua produzione artistica qualcosa del power pop, principalmente per il messaggio e le energie positive che ne sente fuoriuscire e che si propone di trasmette all’ascoltatore. Abbiamo parlato con Mafè per farci raccontare della sua esperienza, la sua visione della vita e i suoi progetti per il futuro.

 

Nel corso della tua carriera hai sperimentato molto; sei stato parte di un gruppo, corista gospel, hai recitato in un musical ed ora sei cantautore. Senti in qualche modo queste come tappe di un percorso che ti avrebbe portato dove sei oggi, o le consideri in maniera separata?

Parlare di carriera credo sia prematuro. Amo definirlo un percorso e credo che ogni sua parte  abbia in qualche modo influenzato quello che è il mio stile di vita. Ogni esperienza non la vivo come un oggetto separato ma come un elemento con una propria individualità che però vive e ha senso se collegato ad un altro frammento.  Sono un po' fatalista e credo nell'idea che nulla sia mai per caso. Lo raccontano gli incontri che ho avuto nella mia vita e quello che sono ora. In fondo siamo sempre le persone che incontriamo e di conseguenza anche le azioni che compiamo.

 

Oltre alle tue mani di compositore e autore, quali altre hanno collaborato alla realizzazione di “Colonna sonora di un film che non c’è”?

Il disco è stato prodotto da Daniele Valentini con l'etichetta indipendente "Treehouse Lab" di Lodi, mixato negli studi FM di Monza da Raffaele Stefani e masterizzato da Giovanni Versari. Per l’incisione e per i live sono stato aiutato dal gruppo "The White Muffins" , composto da Antonio Galli al basso, Andrea Rossini alle chitarre, Danilo Martello alle tastiere e Marco Carnesella alla batteria.

Per quando riguarda il budget, una parte è stata ricavata raccogliendo delle donazioni con il primo sito in Italia di crowdfunding, musicraiser.com.

 

Nel titolo dell’EP si possono leggere sentimenti molto diversi, non fosse altro per quel “che non c’è”, che se da un lato rimanda ai colori della nostalgia, dall’altro può essere interpretato come un invito a divenire noi stessi, il nostro film. Tu cosa ci vedi in quelle parole?

Il nome nasce dall'idea che la vita sia composta da piccole tracce che nel loro insieme creano una colonna sonora. Queste  accompagnano i gesti quotidiani della nostra vita, che non è altro che un film in divenire. Per questo motivo va intesa come un film che non c'è, ma che più che altro, "esisterà".

 

Dunque, deviando sui massimi sistemi, credi in qualche cosa di prestabilito e non scritto, o se più per l’idea dell’homo faber, fautore del suo destino?

Come raccontavo prima sono estremamente convinto che le cose non accadano mai per caso. La vita ci lancia continuamente segnali che ci portano verso un determinato cammino. La questione credo vada interpretata con una chiave di lettura ambivalente. Ognuno di noi è artefice del proprio destino nella misura in cui sia in grado di saper interpretare certi messaggi. Del resto poi ci pensa la vita stessa a risponderti se una scelta può essere determinante o meno ed è solo questione di tempo. Forse è una forma positiva di interpretazione della vita. Come se fossimo destinati a più destini uno dei quali si dimostrerà la verità assoluta per noi. E alla fine in un gioco di incastri saremo sia artefici che navi trascinate dalla corrente. Convinto però che prima o poi ad un porto si approderà.

E per quanto riguarda i testi invece? Qual è il fil rouge che li conduce, e dove vorresti che conducessero l’ascoltatore?

I testi si ispirano fortemente a momenti di vita vissuta. Molto spesso sono spunti di riflessione. Quasi un senso di rivalsa per una condotta di vita più aperta al rispetto verso di sé e quindi verso gli altri. Credo che solo amando se stessi si riesca ad amare ed apprezzare tutto quello che ci circonda. Credo ci sia bisogno di fede, nella vita e nei propri sogni, fede verso le persone. Per questo meglio un abbraccio che una stretta di mano. Dici questo perché credi che l’importanza di un abbraccio, agli altri e a se stessi, si sia persa oggi come oggi?

La gente si imbarazza se ti vede come un libro aperto. Certe volte rimane stupita dal grado di civiltà e di apertura mentale di una persona. Anche nel condividere argomenti difficili come il dolore . Difficile dire se non si è più abituati a gesti come un abbraccio. Di sicuro credo bisognerebbe stupirsi di altro e non di questo. Lasciamo sempre meno spazio a quelle piccole cose che fanno l'assoluto per noi. E tendenzialmente arriviamo a pensare di poter bastare a noi stessi, convinti come siamo di poter farcela da soli. Non sono della teoria che bisognerebbe spendere ogni gesto gentile e in modo inappropriato ma che quando si sente il bisogno, di non aver paura di condividerlo. Alla luce di tutto questo, ma soprattutto ascoltando i tuoi testi, la musica sembra essere per te quasi un mezzo per un fine. Credi che trasmettere agli altri un messaggio, sia pure in forma di emozione, sia il compito principale di un musicista, o leggi  l’arte più come un percorso individuale di chi la produce?

Il percorso individuale di un musicista è inscindibile dalle emozioni di chi le interpreta. Se da una parte scrivere può aiutare ad esorcizzare i propri fantasmi, quasi come vomitando la propria esistenza, d'altro canto quello che si scrive può essere fonte di ispirazione per chiunque senta vicino una parola piuttosto che una linea musicale. Il resto è solo un atto di crescita personale che sposta determinati parametri di valutazione. La scrittura può evolversi ed essere modellata nel tempo e influenzata da circostanze e situazioni personali. Chi ascolta può semplicemente accompagnare e apprezzare questa crescita oppure rimanerne indifferente. Questo però non sposta l'ago della bilancia. Del perfetto equilibrio tra i due ruoli che io reputo complementari. L'amore è così. Nel tempo due persone sono accanto e si accompagnano mutando nella forma. Accade di non volersi più accanto ma quello che si è seminato è ben visibile. Resta sempre in profondità.

 

Cosa ti ha spinto finora ad amare cosi tanto la musica, l’amore e l’amore per la vita? E cosa vedi ora nel tuo futuro?

Amo scrivere e amo cantare e nel mio futuro vedo la possibilità di creare un altro album e avere sempre più seguito.

Ho perso mia madre a settembre ed è stata lei ad intuire che potessi amare la musica. Mi ha portato a studiare pianoforte e poi a credere nei miei sogni. Io e i miei fratelli siamo la sua più grande testimonianza e ci teniamo a preservare e condividere la sua memoria e la sua eredità intellettuale. Lei amava la vita e ognuno di noi nel proprio piccolo cerca di farlo. Io spero di farlo attraverso la musica.

 

 

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Continua la serie di giovedì fuori di testa: il 28 marzo dalle 22 un nuovo appuntamento con Razzputin allo Zoom Bar.

Fai mente locale su ciò che ami e che odi, su ciò che vorresti dal destino, sull'attitudine dei marciapiedi al neon... poi entra allo Zoom, scendi nel basament e riscrivi la tua storia!

1ST FLOOR : Miss Brownie Party

Dolcettini di cioccolato e tons di vinili ska, r&b, northern soul, motown, stax, rocksteady.

BASEMENT: Razzputin crew / DJ DONUT & DEEJAY DAVE

+ Special Guest Djs: WALLACE BOYS con una miscela di indie, classic rock, punk e brit super OGM per sovvertire e incendiare il basement.

Link dell'evento: http://www.facebook.com/events/288943701235548/

ZOOM BAR

Via Panfilo Castaldi 26, Milano

Finalmente arrivo a parlare di una particolare pratica dello Yoga che è chiamato Yoga Nidra o Yoga del sonno (volendo tradurre in italiano).

 

Lo Yoga Nidra è una tecnica che deriva dal Tantra, con la quale si impara a rilassarsi coscientemente: è lo stato di "sonno dinamico". E', pertanto, un metodo per indurre un completo rilassamento fisico, mentale ed emozionale. Il termine deriva da due parole sanscrite Yoga (unione) e nidra (sonno).

Durante la pratica di yoga nidra sembra di esser addormentati, ma la coscienza funziona ad un livello di consapevolezza più profondo. Si tratta di un rilassamento interiore raggiunto in uno stato intermedio di sonno-veglia. La coscienza separata dall'esterno e dal sonno, diviene potente e può essere applicata, ad esempio, per sviluppare la memoria, per incrementare la creatività e crescere spiritualmente. Quando il rilassamento è completo la ricettività è maggiore, mentre quando la coscienza è collegata ai sensi la ricettività è minore.

È importante ricordare che le tensioni si accumulano nei sistemi muscolari, emozionali e mentali. La pratica dello Yoga Nidra va ad agire proprio su questi sistemi sciogliendo le tensioni psico-fisiche.  Liberarsi dalle tensioni, rilassarsi ed avere pace mentale sono i segreti della trasformazione, poiché la conoscenza della Verità può accadere solo quando si è liberi dalle tensioni.

Il sistema di rilassamento di una pratica di Yoga nidra equivale a diverse ore di sonno privo di consapevolezza. Una sola seduta di Yoga nidra è riposante come quattro ore di sonno normale.

Praticare Yoga Nidra significa aprire gli stadi più profondi della vostra mente e cioè la mente subconscia ed inconscia. Queste due aree della mente sono le forze più potenti dell'essere umano. La mente diventa molto ricettiva perché si vanno a risvegliare le sue strutture emozionali.

L'aspetto più caratteristico di Yoga nidra è la "rotazione sistematica della coscienza nel corpo". Non è necessario concentrarsi, bisogna solo muovere la mente da un punto all'altro, rimanendo consapevoli di ogni esperienza. Se vi concentrerete non farete altro che ostruire il flusso naturale della consapevolezza, la quale porta la mente sempre più nella profondità del Sé.

Yoga nidra non è ipnosi, in quanto manterrete la consapevolezza e il cervello rimarrà sempre completamente sveglio, così come i canali sensoriali.

Yoga nidra non si basa sulla suggestione e persuasione, chi lo pratica impara ad indurre il proprio stato di rilassamento seguendo le istruzioni dell'insegnante. L'insegnate è solo una guida, fornisce la tecnica, ma non forzerà mai il praticante in nessun modo.

Yoga Nidra rilassa la mente rilassando il corpo, azione che avviene naturalmente durante il sonno profondo poiché le emozioni e i sensi fisici sono ritirati.

Yoga Nidra si effettua sdraiati nella posizione di savasana (posizione del cadavere: sdraiati, con le braccia lungo i fianchi) ascoltando la voce dell'insegnate.

Non occorre concentrarsi, né controllare il respiro. La cosa più importante in Yoga Nidra è non dormire.
 Gli occhi rimangono chiusi per tutta la durata della pratica, la mente viene inizialmente focalizzata sui suoni esterni, poi viene mossa da suono a suono con l'atteggiamento di un testimone.
Dopo un po' di tempo, la mente perde l'interesse e diviene automaticamente calma. Questo metodo per calmare la mente si chiama "antar-mouna" e prepara la coscienza alla pratica di Yoga Nidra.

Nello Yoga Nidra il mezzo più efficiente per allenare la mente è il "sankalpa" (la risoluzione) che formulate per conto vostro, durante la pratica. Qualsiasi cosa può fallire nella vita ma non il "sankalpa" formulato durante Yoga Nidra.

"Sankalpa" è una parola sanscrita che si può tradurre come "proposito" o "risoluzione". È un metodo potente per riformare la personalità e la direzione della vita su linee positive. Se sapete che cosa desiderate ottenere dalla vita il "sankalpa" può essere il creatore del vostro destino. Ma prima dovete sapere dove volete andare.

Il "sankalpa" è una breve affermazione mentale che si imprime nella mente subconscia quando questa è ricettiva e deve essere formulato quando la mente è calma e tranquilla. Prima e dopo la pratica di Yoga Nidra vi è un periodo di tempo dedicato al "sankalpa".

Il "sankalpa" dovrebbe essere usato per scopi elevati, quali il raggiungimento della realizzazione del Sé o del Samadhi. Lo scopo del "sankalpa" non è quello di soddisfare i desideri, ma di creare forza nella struttura della mente,  è la forza di volontà.

È meglio scegliere un "sankalpa" che possa cambiare l'intera personalità, in modo da diventare più equilibrati, felici e soddisfatti. Le parole dovrebbero essere molto precise e chiare, altrimenti non penetreranno nella mente subcosciente. Esempi: "Io risveglio il mio potenziale spirituale" - "Io sono una forza positiva per l'evoluzione degli altri" - "Io ho successo in tutto ciò che intraprendo" - "Io sono consapevole ed efficiente"- "Io ottengo una salute totale" - "Io acquisisco sempre maggiore autocontrollo" - "Io acquisisco equanimità" - "Io riconosco Dio in me".

Sceglietene un solo "sankalpa" non cambiatelo e non abbiate fretta. Non aspettatevi risultati immediati, state piantando un seme nella mente, innaffiatelo e germoglierà.

Namastè,

Vittorio Pascale

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

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Generalmente la gente ha paura di farsi leggere le carte, perché ha paura di sapere cose negative. Non prendendo quasi mai che il cartomante, leggendo le carte, possa dire invece cose positive. Questa paura nasce da secoli e secoli di terrorismo psicologico nei confronti della negromanzia, stregoneria, e scienze occulte in genere perpetrate dalla chiesa. Molte discipline orientali sono anch’esse tacciate di stregoneria, o a volte indicate come mano diabolica, seppur di largo consumo e sapendo che sia assodato che facciano bene alla salute (yoga, discipline ayurvediche ecc.)

 

 

Il cartomante altro non fa, in genere se ben preparato, che leggere i segni contenuti all’interno delle carte, o lame. Ogni Carta dei tarocchi ha un significato specifico in sé. Accostati l'uno all’altro assumono significati diversi, ma non univoci. Ogni cartomante infatti, oltre a conoscere il significato delle carte in sè, deve lasciarsi guidare dalla propria esperienza. Nelle sue prime esperienze, sicuramente, ha imparato a riconoscere alcuni segni ricorrenti che gli permetteranno di focalizzare meglio le situazioni del richiedente.

 

 

La filmografia, molti libri, hanno decisamente rafforzato le paure di molte persone, e fuorviato il mezzo divinatorio dei tarocchi da quello che è a quello che serviva nel film o nel libro ai fini narrativi. I tarocchi nascono come un gioco. Sono delle indicazioni, assumono il valore che ogni persona vuole donargli. Le indicazioni sono molto chiare e precise, ma non definitive o incontrovertibili.

 

 

La base della credenza sul destino o meno, è proprio l’elemento chiave di ogni divinazione, sia esso con le carte, con le rune, sassi ecc. Se una persona crede che il proprio destino sia già scritto, ha paura che gli venga svelato dalle carte. Se una persona crede di fare da sè il proprio destino, si fa leggere le carte e usa il gioco per guidarsi su una strada, piuttosto che su un’altra. Se avete paura del vostro destino e non volete farvi leggere le carte, non preoccupatevi. Se è il destino a fare il vostro cammino, voi non avete colpe, che temete allora?

Mirko Ciotta

Quattro appuntamenti con altrettanti grandi film (tra cui due in copie restaurate da materiali unici ritrovati dalla Cineteca Italiana) girati tra la fine degli anni Venti e l’inizio dei Trenta del ‘900, dove la bellezza e il fascino di tre “divine” dello schermo hanno modo di rifulgere incontrastati. Sono storie di amori e tradimenti, onore e irresponsabilità, illusioni spezzate. Le tre le regine di questo omaggio: un’innocente e sensuale Louise Brooks nell’ultima grande interpretazione della sua breve carriera; Greta Garbo, qui in coppia con John Gilbert prima e dopo la loro liaison, che riesce a illuminare due melodrammi firmati da Clarence Brown con la sua presenza magnetica e sfuggente, carica di mistero; e la meno nota ma non per questo meno notevole Anna Sten, star del cinema muto sovietico. Più carnale e terrena delle due icone citate, a chi voleva proporla come la nuova Garbo o Dietrich la Sten seppe resistere con la forza del suo talento genuino e spontaneo di vera attrice, che le valse l’apprezzamento di importanti registi europei.

Ecco il calendario della rassegna:

DESTINO

R.: Clarence Brown muto, v.o. sott. it. Int.: Greta Garbo, John Gilbert, Douglas Fairbanks Jr. USA, 1928, b/n, 90’ 
Diana e Neville si amano fin da quando erano bambini. Con il passare del tempo Diana si fa sempre più introversa ed enigmatica. La depressione per aver dovuto rinunciare a Neville la condurrà in una casa di cura. Accompagnamento dal vivo al pianoforte di Francesca Badalini.Ringraziamo Photoplay Productions and Warner Bros. per la concessione del film Destino. Courtesy of Photoplay Productions © 2002 Photoplay Productions
1 febbraio 2013, ore 21.30
TEMPESTE DI PASSIONE - COPIA RESTAURATA

R.: Robert Siodmak Sc.: Robert Liebmann, Hans Müller Int.: Emil Jannings, Anna Sten Germania, 1932, b/n, 101’, muto con musica registrata.
Il destino di Bumke, un piccolo delinquente che entra ed esce di prigione, è segnato quando la gelosia per la bella e infedele Anya gli fa compiere l’ultima pazzia.
10 febbraio 2013, ore 19:00 - 16 febbraio 2013, ore 17:00

 

LA CARNE E IL DIAVOLO

R.: Clarence Brown, dal romanzo di Herman Sudermann , v.o. sott. it. Int.: Greta Garbo, John Gilbert, Lars Hanson USA, 1926, b/n, 110’, muto
Dopo aver spinto l’amante a uccidere il marito in duello, la protagonista (Felicitas), sposa un altro uomo. Pagherà il suo tradimento con una fine tragica sui ghiacci.Accompagnamento dal vivo al pianoforte di Antonio Zambrini. 
13 febbraio 2013, ore 21:00

 

MISS EUROPA (PRIX DE BEAUTE') - COPIA RESTAURATA

R.: Augusto Genina Sc.: René Clair, Georg W. Pabst Int.: Louise Brooks, Georges Charlia, Jean Bradin, Augusto Bandini, André Nicolle, Yves Glad, Gaston Jacquet. Francia, 1930, b/n, 109’, muto.
Louise Brooks nei panni di una semplice impiegata, Lucienne, che si ritrova proiettata nel dorato mondo dello spettacolo dopo essere stata eletta Miss Europa. Il suo fidanzato è all’oscuro di tutto, ma all’inizio Lucienne resiste alle lusinghe della notorietà, si sposa e accetta di dedicarsi alla casa. Solo che quella vita è troppo dura, e un giorno Lucienne se ne va, torna dal principe che l’aveva corteggiata e grazie al suo aiuto inizia una carriera cinematografica. Il marito, disperato, non smetterà di cercarla e quando alla fine la ritroverà tutto finirà in tragedia. Accompagnamento dal vivo al pianoforte di Antonio Zambrini.
22 febbraio 2013, ore 21:15     

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