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Domenica, 08 Settembre 2013 14:00

CERVICALE, AMORE E (TANTO) ODIO

I problemi legati ai dolori cervicali sono molto comuni e per le più diffuse ragioni. La mia esperienza di massaggiatore professionista ha però visto negli anni tante persone lamentarsi di cervicalgia quasi sempre per lo stesso motivo: lo stress.

Dove non esistono vere e proprie patologie o traumi sono le tensioni emotive le vere responsabili dei dolori che interessano il collo e la zona intorno a questo. Tutti ormai sanno quanto le tensioni lavorative, familiari, affettive, etc. vadano, come si dice in gergo comune, a "scaricarsi" sulle spalle. L'irrigidimento muscolare di queste aree comprime e schiaccia la zona cervicale ed ecco nascere il famoso torcicollo. Infatti il movimento limitato o bloccato del collo è legato ad un forte irrigidimento dei muscoli sopra citati ed è questo che non è permessa la corretta roteazione della testa.

Dove esistano ernie o protrusioni nel tratto cervicale una aumentata rigidità muscolare provoca ancora più problemi in quanto i nervi vengono avvicinati al disco intervertebrale fuoriuscito dalla sua sede e compaiono sintomi (o vengono peggiorati) come il formicolìo alle mani e/o piedi, nausea, vomito.

Innanzitutto spieghiamo in maniera molto semplice cosa sono le ernie e le protrusioni. Tra le vertebre della colonna esistono dei dischi separatori che a causa di un colpo di frusta, di una forte tosse, una corsa troppo sostenuta, possono essere schiacciati dalla vertebre stesse. Quando il disco intervertebrale fuoriesce dalla sua sede rimanendo integro si parla di protrusione. Quando il disco si lacera si parla di ernia vera e propria. In entrambi i casi i nervi vicini al disco vengono toccati, schiacciati, sollecitati ed ecco i problemi come i formicolii alle mani per esempio. Le ernie non rientrano! Chiunque vi dica che questo è possibile non dice il vero. E' vero invece che con il tempo il contenuto del disco si secca e si riduce di dimensioni allontanandosi dai nervi e per questo non sentire più dolori ma il disco rimane comunque rotto.

Sia che ci siano discopatie o meno i rimedi per poter convivere con questi dolori esistono e spesso li risolvono anche del tutto nei casi di protrusioni:

-stretching -yoga -massaggi -nuoto a dorso

Ecco quanto serve per poter convivere con i nostri dolori cervicali.

Lo stretching e lo yoga (lo stretching riassume in se moltissime posizioni dello yoga con la sola differenza che lo yoga comprende anche un rilassamento mentale non indifferente che per i casi di stress è assolutamente consigliato) così come il nuoto a dorso oltre che essere ottimi esercizi fisici allungano la schiena ed in particolare la colonna e questo permette alle vertebre di distanziarsi dai dischi ed evita di comprimerli.

Lo stretching, così come alcune posizioni yoga dedicate alla cervicale possono essere svolti, dopo che li si è appresi in modo corretto insieme ad un insegnante, anche da soli davanti ad un computer, in metropolitana, mentre si guarda la tv, etc.. Pochi minuti al giorno possono aiutare enormemente i dolori e allungare la schiena.

I massaggi devono essere fatti solo da personale qualificato il quale deve essere messo a conoscenza di eventuali discopatie. Oltre a risolvere efficacemente le tensioni e contratture muscolari il bravo massaggiatore porterà il massaggiato in uno stato di profondo relax che agirà positivamente anche sulle cervicalgie.

Il nuoto a dorso è quello che è il più indicato perchè allunga la colonna vertebrale. Lo stile rana e delfino sono da evitare in quanto il movimento porta le scapole ad avvicinarsi e a creare maggiore pressione contro la muscolatura cervicale.

Piccoli rimedi quotidiani potrebbero essere anche porre sui muscoli contratti soluzioni calde come ad esempio il balsamo di tigre (quello bianco non macchia i vestiti), di poco costo e molto potente in quanto il suo calore distende i muscoli e li fa respirare. Molto utile anche sdraiarsi per terra (non sul divano o letto) con due palline da tennis poste proprio sui punti della schiena che fanno male. La gravità del corpo sulle palline da tennis molto rigide aiuta a far sciogliere le contratture. Questo sistema può essere adottato anche ponendole sullo schienale della sedia della scrivania.

Piccoli e facili gesti che se diventano quotidiani come mangiare o lavarsi sono un enorme rimedio contro i dolori e un'ottima ginnastica di mantenimento del benessere.

Per quanto riguarda le scuole di yoga e i massaggi basterebbe rinunciare a qualche aperitivo, un'uscita al ristorante, una borsa firmata e il gioco è fatto.

Walter Zanca

WWW.MASSAGGIMILANO.IT

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Mercoledì, 10 Luglio 2013 14:10

La Nuit ElectroSwing - Terrace Party

head la nuit

 

L'elettroswing a Milano. Il genere musicale che ha conquistato il pubblico di mezzo mondo ritorna in terra menenghina con un nuovo appuntamento de La Nuit. Unite lo swing sfrenato dei vecchi anni '30 alla cara elettro che ci piace tanto, il risultato è un ritmo irresistibile dal gusto retrò.

 

Per la seconda edizione dell'evento che ha riscosso tanto successo tra il pubblico Milanese, l'appuntamento è al 4th Floor. In Via Ventura (Lambrate) al numero 15 c'è un posto insospettabile che aprirà le sue porte al nuovo genere. Il terrazzo dell'edificio ospiterà la data estiva del gruppo che sta sconvolgendo Milano.

Ancora una volta l'assenzio e gioco d'azzardo, faranno compagnia a campioni swing su basi tech-house, luci a intermittenza, strobo e performance live.

 

[soundcloud url="http://api.soundcloud.com/tracks/91001591" params="" width=" 100%" height="166" iframe="true" /]

 

Il cielo sopra la città illuminata da una parte, strani banchetti, giochi illegali e bevande proibite dall'altra. Al Black Jack e alle Roulette potrete scommettere contro il banco per vincere dei gustosi premi in alchol. da consumare rigorosamente a vetro.

Nell'Absinth Bar troverete dei gentiluomini in frack che vi tenteranno con delle speciali boccette d'assenzio o, se vi fidate, potrete assaggiare i loro cocktail di contrabbando. Sul palco i migliori dj, questa volta accompagnati da Sassofono dal vivo e cantanti incantatrici.

 

LINE-UP

-Rosantique & Alex Rice Live Sax

-Westbanhof

-DeKid

 

IMPORTANTE!

Si consiglia calorosamente di venire in abbigliamento adatto alla serata, la selezione alla porta garantirà l'ingresso agli ospiti in sintonia con l'evento.

L'ingresso a La Nuit è di dieci euro con una consumazione alla cassa oppure otto euro con una consumazione on-line ( entro le 18.00), un piccolo prezzo richiesto per godersi la nascita di un nuovo trend, la nascita di un movimento che in breve conquisterà anche il nostro paese.

 

Keep Swinging

 

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Edo Marani, dj e producer milanese arricchisce la line up dell’evento Chapeau!, organizzato da Modalità Demodé in collaborazione con Rosaspinto ,che accenderà la notte milanese sabato 1 giugno a partire dalle 22 presso lo Spazio Giulio Romano 8.

Il suo nome è legato ad una delle club nights più sconvolgenti di Milano, 'TILL DEATH DO US PART Y!, da lui fondata assieme all’omonimo collettivo.

La passione per la consolle nasce in Edo sin da adolescente, quando inizia a smanettare con i vinili, esibendosi in pub e piccoli locali a suon di hip hop.

Il tempo si sa, come la notte, porta consiglio e cosi il nostro Edo intraprende un viaggio alla scoperta delle nuove frontiere della musica House, che lo porta ad esibirsi ai party più cool di Milano, per poi andare oltre i confini cittadini, sino al Salento ed Ibiza.

Dalla House all’Electro il passo è breve,  ed Edo si avvicina alle nuove proposte del mercato discografico, registrando alcuni bootleg e mixtape come Minimix Vol.1 e Release Yourself EP, entrambi  su SoundCloud, senza disdegnare sperimentazioni a cavallo tra soul,dance e disco.

Appuntamento dunque sabato 1 giugno presso Spazio Giulio Romano 8, per festeggiare Modalità Demodé e Rosaspinto e ballare senza sosta al ritmo indiavolato della personalissima selection di Edo from Milan.

 

https://soundcloud.com/edomarani

http://edomarani.tumblr.com/

https://www.facebook.com/edomarani.marani

 

 

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Venerdì, 17 Maggio 2013 17:15

Jenny Hval - Innocence is Kinky

Jenny Hval, classe 1980, non deve essere una persona semplice da capire, in realtà deve essere un po' folle in quanto artista. Questa ragazza norvegese si è fatta da sola, il suo nome circola da anni come scrittrice, giornalista e artista (sonora e non), all'improvviso nel 2011 Wire presenta il suo disco di debutto così: “a stunning achievement both conceptually and musically.”

 

È proprio 'Visceral', uscito per la Rune Grammofon che non l'ha più lasciata da sola, che ci avvicina al suo mondo, fatto di silenzi e di partenze in sordina che poi esplodono con frasi che ti lasciano di sale: “I arrived in town with an electric toothbrush pressed against my clitoris, after a few weeks it ran out of batteries […] between my lips” ('Engines in the City' apripista di 'Visceral'). Un non so che di morboso ritorna anche in questo 'Innocence is Kinky' (titolo che è forse un omaggio al disco degli Einstürzende Neubauten?) sempre in apertura con la title track che trasuda rock in modo scomodo: “That night, I watched people fucking on my computer...” e continuando potete imbattervi in altro.

 

Il corpo femminile, la sessualità, i media e le città sono i temi dominanti che ritornano e che Jenny utilizza per costruire le sue canzoni e per raccontare le sue storie. 'Mephisto in the Water' è eterea, dolcemente il suono che prima ci culla lascia lo spazio necessario alla voce che sale verso l'alto; 'I Called' stride tutta e rimbalza nell'aria come una pallina lo-fi impazzita, mentre 'Oslo Oedipus' sperimenta e si distacca dal terzetto iniziale, quasi come per spezzare l'atmosfera, con uno spoken word.

 

C'è anche un richiamo cinematografico al film 'The Passion of Joan Arch' di Carl Theodor Dreyer e all'attrice che interpretò la pulzella d'Orleans nella straniante 'Renée Falconetti of Orleans'; il nome dell'eroina francese si ripresenta anche verso la fine, nell'ottava traccia dal titolo 'Is that anything on me that doesn't speak?'. 'I Got no Strings' è la più ritmata e sembra quasi di stare ad ascoltare una P. J. Harvey in chiave sciamana che lancia maledizioni come se piovesse; 'Death of The Author' chiude con una prova di songwriting intelligente e l'arte di Jenny si sente tutta, mostrandoci sensibilità e innovazione.

 

Un disco davvero più corposo, rispetto al lavoro passato, meno sperimentale e più concreto dove il misto tra il rock, il noise, lo spoken word e la new wave rende 'Innocence is Kinky' un album davvero importante e da avere assolutamente nella vostra collezione. Voglio lasciare l'ultima parola, però, a Giacomo Leopardi proprio sull'innocenza, giusto per rimanere in tema e per farvi riflettere: “per innocente intendo non uno incapace di peccare, ma di peccare senza rimorso” (Zibaldone).

Sito Internet: www.jennyhval.com

 

 

Andrea Facchinetti

 

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Lunedì, 22 Aprile 2013 16:36

Cristiano De André al Teatro Dal Verme

Stasera, 22 aprile, Cristiano De André presenta il suo nuovo album ‘Come in cielo così in guerra’, che esce a dodici anni dall’ultimo disco.

 

Questa tappa del tour del celebre cantautore italiano sarà al Teatro Dal Verme e si aprirà con il singolo ‘Non è una favola’, attualmente in rotazione radiofonica, dedicando una prima parte del concerto a tutte le nuove canzoni, per poi passare a brani come, ‘Nella mia ora di libertà’, ‘Smisurata preghiera’, ‘Verranno a chiederti del nostro amore’, ‘La collina’, ‘Crêuza de mä’, ‘Amico fragile’, ‘Sidùn’, ‘Quello che non ho’, ‘Fiume Sand Creek’,‘Il Pescatore’, in omaggio al padre Fabrizio, mettendo in campo la sua sensibilità e le sue doti di polistrumentista, regalando grandi emozioni a se stesso e al pubblico.

 

Cristiano sul palco teatrale sarò accompagnato da storici tecnici quali Emiliano Morgia che si occupa della regia luci e dalla band composta da Osvaldo Di Dio alle chitarre, Davide Devito alla batteria e Daniele Dupuis alle tastiere e sequence.

Il tour è prodotto da International Music and Arts.

 

Biglietti: da 28,75 € a 51,75 € prevendita inclusa

http://www.ticketone.it/

 

Lunedì 22 aprile

Ore 21.00

 

Teatro Dal Verme

Via San Giovanni sul Muro, 2, Milano

 

http://dalverme.org/index.php

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Lunedì, 15 Aprile 2013 19:49

Get Lucky - Random Access Memories Fake

Se non avete vissuto con la testa sottoterra negli scorsi sette mesi, saprete di certo che il nuovo album dei Daft Punk è in uscita a Maggio. La notizia infatti gira da parecchio tempo e le speculazioni si sono accavallate, tra sogni, malizie e voci di corridoio.

C'era chi avrebbe scommesso che dopo i tre album storici in cui il duo di producer francesi ha reinterpretato Dance, Pop e Rock, sarebbe arrivato il momento del loro punto di vista sulla musica sperimentale. C'era chi in fondo si aspettava un'evoluzione in linea con la colonna sonora di Tron Legacy (2010), e c'era chi non si aspettava nulla di più dell'ennesimo capolavoro di un gruppo che non ha mai deluso.

 

L'isteria collettiva è arrivata mesi fa con solo una foto, forse la copertina dell'album, che ha fatto il giro del mondo in poche ore, è continuata con un brevissimo teaser che rivelava un pezzo di canzone dai toni decisamente funk, che richiamava le atmosfere di Discovery (2001). Quello che vi propongo qui sotto è invece il nuovo teaser proiettato a sorpresa al Coachella e da oggi online su youtube.

 

Oltre a questo, da qualche settimana sul sito dell'album, Random Access Memories, vengono pubblicati i video della miniserie "The Collaborators". Una raccolta di interviste agli artisti chiamati a collaborare alle nuove tracce. Tra i nomi Giorgio Moroder, Todd Edwards (che già ha collaborato come cantante nella realizzazione di Face to Face), Nile Rodger, Pharrell Williams,Chilly Gonzales, Panda Bear e Julian Casablancas.

 

Già da questi nomi si capise che l'album avrà una forte caratterizzazione funk e house.

 

Oggi ci si aspettava l'uscita del singolo in radio, ma sembra che online non ci siano altro che svariati fake arrangiati con i pezzi del video teaser e copiaincollando qui e lì. Ci sarà ancora un poco da aspettare, ma intanto ci gustiamo la chitarra decisamente funk di Nile Rogers e con Pharrell Williams alla voce.

Clicca sul link per ascoltare la canzone.

Get Lucky Fake Random-Access-Memories

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Ha compiuto 40 anni (pubblicato in UK il 24 marzo 1973) e continua ad essere il disco più popolare della storia della musica: 1.600 settimane nelle classifiche mondiali e 89 milioni di copie vendute. 30 anni di permanenza nelle classifiche degli album in UK. Un americano su 12 lo ha comprato nell’ultimo ventennio. I numeri impressionanti contribuiscono ad alimentare la leggenda. Ma ci sono degli elementi oggettivi che rendono questo disco “Il disco” dei Floyd. Le canzoni: "le migliori che avessimo mai scritto" disse una volta il compianto tastierista Richard Wright, "canzoni che parlano dello stress e dell'alienazione della vita moderna, cose in cui si possono rispecchiare milioni di persone, e sentirle proprie". Poi il suono: non una semplice raccolta di canzoni, ma un flusso ininterrotto, che all'epoca fu una novità assoluta, grazie anche al tecnico Alan Parsons che con il nuovo sedici piste appena allestito negli studi di Abbey Road fece autentici miracoli. Senza poi parlare degli arrangiamenti perfetti e assolo passati alla storia (quello vocale di Claire Torry in The Great Gig In The Sky, quelli chitarristici di Gilmour in Money e Time). E poi i misteri mai svelati: negli ultimi 30 secondi dell’album un’orchestra suona in sottofondo Ticket to ride dei Beatles. Perchè? I Floyd non hanno mai voluto spiegarlo. D'altronde Dark Side, più che un album, è una scatola magica, un universo di suoni, voci, suggestioni, citazioni da film, allusioni colte, viaggi lisergici e un concept di fondo: ognuno di noi ha un suo lato oscuro. E il tuo riesci a vederlo?

 

Ecco il lato oscuro di alcune canzone di Dark Side of the moon:

 

Speak to Me

La canzone (come l'album) è disseminata di parlati misteriosi. Sono le voci dello staff dei Pink Floyd, chiamato a registrare in sala d’incisione le risposte ad alcuni quesiti che Roger Waters aveva consegnato a tutti tipo: “Qual è l'ultima volta che sei stato violento?”. Lo stesso Paul McCartney fu "vittima" dell'interrogatorio-esperimento, ma le sue risposte furono considerate troppo scherzose.

 

Brain damage

Il riferimento diretto è all'ex leader e cantante dei Floyd Syd Barrett, che uscì dal gruppo per la pazzia provocata dall’uso smodato di Lsd.

 

Any colour you like

Il brano cita Henry Ford che, nel 1908, presentando al pubblico l’auto Model T, disse ironicamente: «Potete averla di qualunque colore vi piaccia, purché sia nera».

 

Time

Inizia con il suono di decine di sveglie registrato in un negozio londinese di orologi e pendole antiche. Nel brano i temi della morte e del tempo vengono trattati avendo come riferimento il filosofo tedesco Martin Heidegger (1889-1976).

 

The Great Gig In The Sky

Con l'assolo vocale di  Claire Torry entrato nella storia del rock. I suoi vocalizzi superbi portarono la canzone strumentale oltre la semplice performance. A parte qualche indicazione da parte dei musicisti, Clare improvvisò la melodia e nel giro di due ore terminò il suo lavoro totalmente ignara di quello che sarebbe diventato poi quel pezzo. La ragazza fu pagata 30 sterline per tre ore di lavoro.

 

 

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«Credo che, entro un margine di tempo relativamente breve, ci troveremo a dover fronteggiare un momento in cui sarà necessario e obbligatorio compiere una scelta che avrà a che fare con i reali motivi per cui ci troviamo al punto in cui ci troviamo e con le conseguenze delle strade che intraprenderemo.

Anche l'immobilità sarà scegliere, come pure il silenzio.

E puoi anche distrarti o chiudere gli occhi, che il gioco si compie comunque.

Forse vale la pena esserci, anche solo per vedere come va a finire.»

 

Queste le uniche parole che incontriamo nel viaggio melodico in cui ci accompagna Gionata Mirai, noto ai più come chitarrista de Il Teatro Degli Orrori, ma che qui conosciamo in una veste del tutto nuova e intima.

 

Come spesso accade nella vita tuttavia, poche parole non significano necessariamente assenza di contenuti, soprattutto quando è la musica a parlare.

“Allusioni” è un disco intenso e denso di pensieri, che obbliga l’ascoltatore a fermarsi  e riflettere, un disco che non può essere sfondo, ma diventa, sin dal primo arpeggio, protagonista della scena.

 

Una chitarra, dodici corde, cinque tracce, per un totale di venticinque minuti di arpeggi in fingerpicking dal sapore folk e dal potere ipnotico travolgente.

L’idea di Mirai è vagamente Sartriana: rendere l’opera allo stesso tempo fruibile dall’ascoltatore e frutto della fantasia dello stesso, mettendo nelle sue mani la possibilità di creare, a partire dal disegno semplice che ha voluto lasciare tracciato,  un mondo al di là delle palpebre, che non sia semplice rifugio dalla realtà, quanto piuttosto luogo in cui trovare quegli spunti di riflessione che possono aiutarci a migliorarla.

E quello che fa Gionata Mirai è offrirci il tempo per farlo, risorsa preziosa e quanto più rara nella società moderna.

 

“Allusioni” è un viaggio senza valigie lungo venticinque minuti che, se su disco riesce a pieno nell’intento, ascoltato dal vivo coinvolge e travolge ancora di più ogni avventore che ne riesca a cogliere l’"allusione" celata, per farne qualcosa di proprio.

 

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Quando possiamo considerare un musicista un puro? Quando la sua carriera è scevra da ammiccamenti mainstream? Quando nessuna sua canzone è stata concepita per compiacere la massa? Nel caso di Nick Cave possiamo dire di essere di fronte ad un artista che fa musica (e letteratura) esclusivamente per se stesso, come estensione della sua personalità, del suo modo di concepire la musica e la vita. In molti rimproverano al musicista australiano di non fare uscire un disco degno della sua grandezza, dal 2001, tempo di “No more shall we part”. A parte c'è il progetto Grinderman, assoluto divertisement electro blues volutamente eccessivo e sfrontato.

 

Ora il Re inchiostro torna sulle scene dopo 5 anni dall’ultimo album con i Bad Seeds “Dig Lazarus Dig” con “Push The Sky Away”, il disco (dio lo ringrazi) che fa riemergere la formazione nella sua assoluta potenza lirica e musicale, con Cave che torna a narrare storie cupe e fragorose come solo lui sa fare, con quella solennità che solo i grandi storytellers musicali trasmettono.

 

Dentro le 8 tracce che compongono il disco la tensione è palpabile, onnipresente. Non c'è istante in cui ci si aspetti che il climax esploda, deflagri e sposti la melodia verso qualcos'altro, primordiale e grezzo. Ma non c'è spazio per il primordiale urlo dei Grinderman, qui siamo di fronte ad una musica meditativa e meditata, sempre in collisione con gli ammiccamenti di cui parlavamo prima. Un vestito nero essenziale, senza fronzoli che graffia sulla pelle. Dolci melodie che come il canto delle sirene, attirano e illudono; il tono è suadente, ma sotto ribolle un'inquietudine che stordisce, come il violino di Warren Ellis ci ricorda, disegnando atmosfere sinistre e inquietanti che ammantano ogni nota.

 

In questo senso “Water's Edge” è la summa: un basso poderoso e il violino stridente che supportano quella tensione che scuote anima e orecchi e la voce narrante che osserva distaccato il brivido dell'amore e avverte che inesorabilmente “tu diventi vecchio e diventi freddo”. “We are cool” si muove sugli stessi territori, con la sezione archi molto più presente, ed un altro straordinario momento d'ispirazione.

 

Poi la ballata ammaliante, “Higgs Boson Blues”, un blues oscuro costruito solo con una manciata di accordi, che vive di una progressiva crescita di intensità, un viaggio allucinato che si muove tra Ginevra e Memphis dove affiorano i fantasmi di Robert Johnson e la compagnia del diavolo.

 

In “Jubilee Street” canta: “sono da solo adesso, sono senza recriminazioni, sono in trasformazione, sto vibrando, sto brillando, sto volando, guardatemi adesso”. Lo guarderemo, eccome, l'11 luglio per l'unica data italiana del suo tour a Lucca. E voleremo con lui.

 

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Il giovane trio vicentino lo scorso febbraio è arrivato finalmente nei negozi di dischi con il loro album d'esordio: “1991” e noi di Nerospinto ci siamo lasciati incuriosire dai Bad Black Sheep.

Il nome per chi mastica un po' la scena emergente italiana non suona del tutto estraneo, abbiamo infatti già sentito parlare di loro in seguito alla partecipazione dello scorso anno a Casa Sanremo, ma il vero successo arriva solo adesso e le aspettative nei confronti della nuova rock band vicentina sono molte.

Il gruppo originario di Vicenza inizia a suonare insieme dal 2006, già fermamente convinti di voler intraprendere il cammino del cantautorato, i tre ragazzi iniziano da subito a comporre testi e musica propria che porteranno in giro per l'Italia in molti concerti live e contest per band emergenti.

Dal 2006 al 2012 sono protagonisti di diversi concorsi nazionali nei quali ricevono numerosi riconoscimenti(Emergenza Festival, Rock Targato Italia, Different Music For Different People, Musica nel sangue, Jesolo Music Festival, Sotterranea Rock, Riverock, ecc.).

“1991” è il nome sia del primo singolo estratto e mandato in radio lo scorso maggio che del primo album edito per Valery records.

Il titolo si presenta come un chiaro omaggio all'anno di nascita dei tre componenti della band (Filippo Altafini voce solista e chitarra, Teodorico Carfagnini basso e seconde voci, Emanuele Haerens batteria) e sottolinea la volontà di raccontare l'universo che li ha formati e continua a stimolare nuove riflessioni.

L'album, che presenta una scaletta di 12 pezzi completamente scritti e pensati dai componenti del gruppo, fa emergere fin dalle prime canzoni lo stile rock e le influenze tipiche della musica americana degli anni '90.

I testi, maturi e carichi di grinta, parlano delle difficoltà della vita, della solitudine che spesso ci circonda e sopratutto della sfiducia nel futuro della generazione nata al tempo della prima guerra in Iraq.

L'amore per la grande musica italiana dalla quale traggono ispirazione viene sottolineato non solo dal titolo del secondo brano estratto: “Radio Varsavia”, evidente riferimento alla nota canzone di Battiato del 1982, ma anche dalla cover di un'altra famosa ballata del celebre cantautore siciliano “Cuccurucucù”.

Insomma un album dove si intravede la nostalgia, (o forse l'invidia?) per una giovinezza vissuta in un'altra generazione, quella dei genitori, dove forse gli stimoli forti erano maggiori e le grandi prospettive verso il futuro più motivanti.

Per concludere dunque con buona dose di giovane rock lasciamo a voi il compito di scoprirne di più:

http://www.badblacksheep.it/

http://www.myspace.com/badblacksheep

http://www.facebook.com/home.php?#/pages/Bad-Black-Sheep/37338443570?ref=ts

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