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Giovedì 12 marzo alle 10,00 si terrà presso l'Aula Magna dell'Università Bicocca di Milano, il convegno dedicato al tema del controllo sociale legato all'uso delle tecnologie digitali, un evento aperto al pubblico che vedrà intervenire filosofi, criminologi, giuristi e pedagoghi dell’Ateneo, tra cui Andrea Rossetti, docente di Filosofia del Diritto e organizzatore dell’iniziativa, con Margherita Zanoletti (Università Cattolica di Milano), oltre a esperti di arte e cultura digitale. Il titolo del convegno,"Social Control", coincide col titolo del progetto artistico di Benito Ligotti a cui la giornata si ispira: un progetto nato oltre un anno fa dall'esigenza di chiedersi come le informazioni che ci scambiamo attraverso Internet, in particolare sui social network, siano usate per perseguire finalità commerciali di cui non abbiamo piena coscienza. Il progetto fa ora tappa in università con un’installazione ad hoc che, inaugurata al termine del convegno, rimarrà aperta al pubblico negli spazi adiacenti all'Aula Magna sino al 16 marzo.

L'artista si è chiesto come quello che pubblichiamo sul web riguardante le nostre vite, possa in un certo qual modo, ritorcersi contro di noi, mettendo alla mercé di chiunque, le nostre informazioni più private. Il web è diventato un palcoscenico sul quale chiunque può esibirsi, e il richiamo di esporsi ed esserci a qualunque costo, può far perdere il contatto con la realtà. La Web Generation ha reso internet parte integrante della sua routine quotidiana, non essendo però totalmente consapevole di cosa significhi condividere l'interezza della propria vita attraverso i canali digitali.

Noi abbiamo incontrato l'artista per saperne di più sulla sua arte e sul messaggio che vuole trasmettere circa l'utilizzo dei social network.

 

Nerospinto: Come mai hai scelto di non iscriverti a un’Accademia di Belle Arti? E come mai la scelta di studiare Giurisprudenza?

Benito Ligotti: Come ogni adolescente anche io avevo le idee confuse sulla strada da percorrere, in particolar modo per la formazione professionale. Terminato il liceo iscrivermi all’Università doveva essere una esperienza di vita, mentre invece il diritto mi ha interessato progressivamente e mi sono laureato. Dell’Accademia di Belle Arti non avevo una idea precisa di dove mi potesse portare. La verità è che ho sempre considerato la mia forma espressiva artistica come necessità di comunicare, di raccontare qualcosa che non trae linfa da una formazione tecnico pratica, ma contenutistica. Mi sarebbe piaciuto però fare un percorso di belle arti, probabilmente mi avrebbe permesso di usare altri linguaggi espressivi che non ho neanche preso in considerazione.

 

N.: Ti ispira di più il tuo paese natio o Milano?

B. L.: Quando parliamo di ispirazione ti dico, io la trovo nei pensieri e nelle emozioni interne piuttosto che nei luoghi. Essere qui a Bresso/Milano o a Scigliano dove sono cresciuto, certamente influenza questi pensieri o queste emozioni. Generalmente dipingevo a Scigliano nelle pause che l’Università mi concedeva, ma magari i bozzetti li realizzavo a Milano. Mentre da qualche anno lavoro anche qui sviluppando idee che sono sbocciate in Calabria piuttosto che in un altro posto che ho visitato.

 

N.: Cosa ha fatto scattare in te la voglia di indagare cosa si intende per “controllo sociale” attraverso il web?

B. L.: Per me è stato naturale quasi fisiologico trattare il tema. Non ho voluto. Ho dovuto. Come tutto i lavori che ho realizzato erano semplici riflessioni, pensieri, idee ed emozioni che dovevano trovare una sponda reale e sono diventati i miei lavori. Il web ormai fa parte di noi quasi come il tempo e lo spazio fisico, dobbiamo tenerne conto: spesso scandisce i nostri tempi e le nostre scelte. Tutti noi, generazione del “tutto è possibile” sappiamo che esiste, ma in realtà non ne abbiamo ancora effettivamente consapevolezza.

 

N.: Che tipo di controllo sociale esercita un artista?

B. L.: Un artista dovrebbe essere uno specchio che restituisce la realità dei tempi o li anticipa. In realtà poi può anche spiegarli ed interpretarli, ma credo che attualmente l’arte solletichi l’interessi di pochi. Forse perché è poco supportata, spiegata e proposta in luoghi quotidiani.

 

N.: Qual è la tua posizione come artista nei confronti delle nuove tecnologie e perché?

B. L.: Personalmente credo che la tecnologia abbia migliorato la nostra vita fin tanto che la si usava. Ora è lei che usa noi per raggiungere obiettivi che solo l’uomo in realtà è capace di raggiungere. Ci prestiamo allo sviluppo della tecnologia senza tener di conto che ciò sta significando la nostra decadenza sociale, in tutti i sensi.

 

N.: Qual è il dialogo tra le tue opere esposte e l'installazione video presentata, realizzata da Raffaele Tamburri?

B. L.: Abbiamo voluto offrire qualche parole oltre alle immagini. L’arte concettuale a volte può aver bisogno di strumenti che ne facilitino la comprensione.

 

N.: Social control si potrebbe considerare per alcuni versi un'opera d'arte collettiva. Cosa significa per te condivisione?

B. L.: Social control è la testimonianza artistica del nostro valore di insieme. Spesso siamo protagonisti come singoli sul web, ma è solo grazie al fatto che ognuno di noi ci prova. Ci esibiamo perché c’è molto pubblico. In questo modo interpretiamo la nostra verità più intima, quasi come l’antico teatro greco quando le maschere nascondevano il volto degli attori che fingevano la realtà, ora lo schermo e la distanza dagli altri filtrano le nostre verità virtuali per restituire molto spesso verità intime e sincere.

 

N.: Qual è il confine tra pubblico e privato nella tua opera? Quale confine tra pubblico e privato auspichi nella nostra società?

B. L.: I confini sono stati segnati per impedirci di muoversi liberamente. Oggi invece sembrano non esisterne di fatto. Siamo obbligati a condividere, ad osare, a mostraci. Le informazioni volano libere come la polvere e non possono essere controllate. Ormai non so se si può parlare di confini. Quando un fenomeno positivizza la vita dell’intera comunità è anche difficile contenerla in tutti i sensi.

 

N.: Con la tua opera sembri voler parlare del concetto di serialità. Come hai usato la ripetizione e perché?

B. L.: Volevo dimostrare il valore di insieme della società, singoli protagonisti che insieme sono uno spettacolo.

 

N.: Con Social control cosa vuoi smuovere nel pubblico: la mente o le emozioni?

B. L.: Voglio che i protagonisti dell’opera siamo i donatori dell’impronta in forma anonima, ma con la consapevolezza che verranno esposti, è una provocazione che impone qualche riflessione su come, dove e con chi ci esponiamo diffondendo la nostre identità, intesa come nostre informazioni, sul web.

 

N.: La tua ricerca termina qui o pensi che approfondirai ancora l’argomento? Hai qualche idea sui tuoi progetti/lavori futuri?

B. L.: Io lavoro costantemente sui temi che abitano la mia mente e variazioni, sviluppi e confronti non fanno altro che stimolare la voglia di fare. Il futuro è un aspettativa che deve essere conquistata concretizzando il presente.

 

Carlotta Tosoni

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Dal 20 Febbraio 2015 presso lo Studio-Museo Achille Castiglioni si terrà la mostra "Le Regole del Gioco"

La mostra, prodotta dalla Triennale di Milano in collaborazione con la Fondazione Achille Castiglioni, è concepita come un omaggio allo studio di Castiglioni e a Castiglioni stesso, con l'obiettivo di testimoniare l'enorme influenza che il suo lavoro esercita ancora oggi sulle nuove generazioni di artisti, architetti e designer.

"Le regole del gioco" è nata sotto la direzione di doardo Bonaspetti, e curata da Luca Lo Pinto, quest'ultimo creatore di un percorso improntato sulla relazione tra il pensiero e i progetti del maestro del design italiano e le opere di diciassette artisti di diverse generazioni. L’esposizione, tramite la giustapposizione delle opere degli artisti invitati e gli oggetti presenti nello studio, offrirà al pubblico la possibilità di scoprire, attraverso prospettive inedite e stimolanti, l'immaginario del grande designer. Quasi tutti i lavori in mostra sono stati prodotti appositamente per le stanze dello Studio di piazza Castello e gli artisti selezionati sono stati invitati a numerosi sopralluoghi negli spazi al fine di assorbire l’esperienza di un contesto a sua volta imbevuto di testimonianze. Le opere interagiranno nello spazio attraverso un dialogo diretto, senza intermediazione di allestimenti ulteriori, fra teche, scaffalature, tavoli da lavoro, arredi, suppellettili, ricordi. La tipologia di lavori si presenterà in maniera anomala, tra installazioni, simulacri di prototipi o oggetti di Achille Castiglioni, interventi performativi e disegni.

Il progetto vede il coinvolgimento di artisti contemporanei di fama internazionale, sia italiani che stranieri, con linguaggi espressivi eterogenei, al fine di favorire uno sguardo plurale e variegato tanto sulle opere quanto sul luogo che le ospita. In tal senso, non è stato fornito alcun vincolo tematico o linguistico, ma solo il suggerimento a operare tramite interventi "sottili", al fine di far percepire la mostra e lo studio come un unicum, un solo insieme da interpretare su più livelli.

Gli artisti che parteciperanno sono: Alek O. – Stefano Arienti – Richard Artschwager – Céline Condorelli – Thea Djordjadze – Jason Dodge – Martino Gamper – Max Lamb – Christoph Meier – Olaf Nicolai – Amalia Pica – Lisa Ponti – Charlotte Posenenske – Riccardo Previdi – Emilio Prini – Carol Rama – Mandla Reuter – Patrick Tuttofuoco.

Aperto al pubblico nel 2006, lo Studio-Museo Achille Castiglioni conserva al suo interno sessant'anni di attività di uno dei più grandi designer del Novecento, Achille Castiglioni (1918–2002). Il Museo offre l’opportunità di osservare non solo gli artefatti da lui progettati, ma anche di entrare in contatto con l'iter progettuale con il quale ha realizzato le sue opere. Protagonista della stagione d'oro del design italiano, Castiglioni è riuscito a unire la libertà della sperimentazione al rigore della razionalità, producendo alcuni dei più geniali oggetti della modernità che ancora oggi ci circondano nella vita quotidiana.

 

"Bisognerebbe progettare partendo da quello che non si deve fare per poi trovare alla fine quello che si deve fare." Achille Castiglioni

 

Dal 20 febbraio al 11 aprile 2015

Le Regole Del Gioco

A cura di Luca Lo Pinto Direzione Artistica di Edoardo Bonaspetti In Collaborazione con La Triennale di Milano

Orari: Martedì – Venerdì 17.00 - 20.00 Sabato – Domenica 15.00 - 20.00 Solo su prenotazione

Vernissage: 20 febbraio, dalle 15.00 alle 21.30 Ingresso massimo 25 persone alla volta La visita dura 20 minuti

Biglietti: Intero: 10 € Ridotto: 7 € - per studenti fino a 18 anni e per i possessori del biglietto del Triennale Design Museum.

Studio-Museo Achille Castiglioni Piazza Castello 27, Milano 02 8053606 www.achillecastiglioni.it - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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Il 21 e il 22 febbraio si terrà un nuovo appuntamento con il DesignCircus, sempre presso lo spazio di via Dante 14.

Dopo i successi dell’anteprima di ottobre e della X-Mas Edition, DesignCircus torna con l’edizione di febbraio, ancora una volta insignita del Patrocinio del Comune di Milano. La DesignCircus / Design + Art Edition al design unirà il potere dell’arte: cinque artisti contemporanei, con le loro opere, porteranno all'interno dello spazio colori e sperimentazioni. Tutt'attorno, creativi, artigiani, designer e brand emergenti espongono il meglio della loro produzione: lampade, vasi, oggettistica, piccoli e grandi complementi d’arredo, ma anche borse, gioielli e papillon per moderni dandy. Oggetti da ammirare, da toccare con mano, da acquistare per sé, per la propria casa/ufficio, per i propri cari. Per il terzo appuntamento dell’evento dedicato alla migliore auto-produzione italiana, trenta tra designer e piccoli produttori, coordinati come sempre dal creativo Stefano Epis e dalla PR Laura Alberti, racconteranno al pubblico la loro idea e la loro interpretazione dell’artigianato, mettendo in scena oggetti fatti con le mani e con il cuore.

Ancora una volta, l'obiettivo di DesignCircus è la realizzazione di un evento unico, che dia il giusto spazio a tutti quei designer che fanno dell'autoproduzione una nuova frontiera creativa, obiettivo perseguito da febbraio, anche on-line: oltre all'originale catalogo/quaderno realizzato in collaborazione con Arbos e grazie alla partnership con PixelBook (società esperta nella realizzazione di app), DesignCircus realizzerà e presenterà la sua versione multimediale, in italiano e in inglese, che sarà scaricabile gratuitamente da Apple Store e Android Store. Questo permetterà, in vista degli appuntamenti in programma durante Expo, di dare a tutti i designer di DesignCircus maggiore visibilità sul mercato globale. Ma DesignCircus non si ferma qui. Durante Expo 2015 andranno in scena tre eventi legati alle principali tematiche della manifestazione. “Design for food”, “Green Design” (appuntamento inserito nel palinsesto di Expo in Città) e un’asta benefica con pezzi unici realizzati in esclusiva per l’evento, il cui ricavato andrà a sostegno dei progetti di Panda Onlus, saranno gli appuntamenti da segnarsi in calendario.

 

21 - 22 febbraio 2015

DesignCircus /  Design + Art Edition

Spazio Dante 14 via Dante 14, Milano

Orari: 11.00 - 19.30

Ingresso Libero

 

 

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Sabato 14 febbraio verrà inaugurata nella Sala d’Ercole di Palazzo d’Accursio di Bologna, la mostra "Antonio Mazzotti", a cura di Renato Barilli e organizzata in occasione del centenario della nascita dell’artista bolognese, scomparso nel 1985.

Antonio Mazzotti, il quale negli anni della ricostruzione post-bellica aveva messo il proprio rigore nel disegno geometrico a disposizione di alcuni importanti architetti bolognesi, primo fra tutti Alberto Legnani (stringendo rapporti di amicizia anche con Luigi Vignali e Enzo Zacchiroli, suo mentore e collezionista), si avvicina successivamente alla pittura, prima post-impressionista, poi post-cubista, cominciando a creare quel suo “mondo immaginario” di labirinti fantastici, percorsi incantati a metà tra l’optical e l’astratto-architettonico, in cui perdersi. Nasce qui l’idea di concepire un mondo diversamente strutturato, forse per un bisogno congenito dell’artista di scavarsi tunnel, vie di fuga, uscite di sicurezza, in una serie di innumerevoli varianti di linee e costellazioni.

Forme immobilizzate sulla tela, associate ad un cangiantismo cromatico, ad un succedersi ritmico di perfette campiture di colori brillanti ora caldi e solari, ora freddi e notturni. Quello di Mazzotti è un astrattismo geometrico sereno e meditato, libero e allo stesso tempo calibratissimo, debitore alla figura di Mondrian, non tanto per la scansione degli spazi troppo rarefatta di quest’ultimo, piuttosto per la produzione più tarda dell’artista olandese, maggiormente libera e sciolta. Accanto alle linee artificiali e alle figure inorganiche, ossessivamente costruite, agglomerate, incastrate le une nelle altre, è pure largamente presente la componente iconica: corpi di donne, o di altri oggetti preziosi, da collezione, forse residui passivi di cui Antonio Mazzotti non sapeva, o non voleva, disfarsi.

Intenso è l’interesse di Mazzotti anche per i sistemi di scrittura: segni, simboli, monogrammi, intrecci semantici, che ricordano quella che sarà la produzione dei graffitisti newyorkesi, i cosiddetti writers. Alla produzione di opere pittoriche Mazzotti affianca una vivace attività grafica. I suoi dipinti a olio, infatti, sono spesso il risultato finale di idee che trovano il loro sviluppo iniziale in lavori di formato più ridotto ma del tutto autonomi.

Il legame fortissimo con Bologna, da cui raramente si allontanava, e la sua indole riservata hanno portato l’artista a tenersi volutamente lontano dai riflettori della scena artistica sua contemporanea, senza però mai interrompere i rapporti intensi e costanti con i molti amici artisti e intellettuali come Giuseppe Raimondi, Marcello Venturoli, Renzo Biasion, Giovanni Ciangottini.

In occasione della mostra sarà pubblicato il catalogo "Antonio Mazzotti" (Editrice Zona, Arezzo, 2015).

 

14 febbraio - 12 marzo 2015

Antonio Mazzotti Mostra retrospettiva nel centenario della nascita

a cura di Renato Barilli

 

Sala d’Ercole, Palazzo d’Accursio Piazza Maggiore 6, Bologna

Inaugurazione: sabato 14 febbraio alle ore 16.00

Ingresso libero Aperta tutti i giorni dalle 10 alle 18,30

Con il patrocinio del Comune di Bologna e di Alma Mater Studiorum Università di Bologna

Info: www.antoniomazzotti.it

 

 

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La 56 Biennale di Venezia si svolgerà dal 9 maggio al 22 novembre 2015, ai Giardini e all'Arsenale nonché in vari luoghi di Venezia, e la tematica di quest'anno decisa da Okwui Enwezor, direttore del settore Arti Visive, sarà All the World’s Futures.

Il Costa Rica parteciperà alla manifestazione, e Gregorio Rossi è stato nominato Curatore del Padiglione della nazione centramericana. Gregorio Rossi, prendendo in esame la tematica generale, l’ha adattata alle caratteristiche di questo splendido Paese, unica Nazione al mondo a non avere un esercito, optando per la seguente tematica: "All the World’s Futures - Costa Rica Paese di pace invita ad un linguaggio universale d’intesa fra i popoli". Le opere scelte saranno inserite nel catalogo e avranno ampia risonanza mediatica, rappresentando uno spaccato dell’arte nel senso più ampio, a dimostrazione della capacità professionale, progettuale, creativa e di ricerca. In breve: la qualità artistica. Il Costa Rica intende vedere unite le differenti realtà, con il principale ed unico scopo di rappresentare e valorizzare gli artisti di tutto il mondo che con la loro Arte lottano per la Pace, che avranno finalmente l’opportunità di essere conosciute e riconosciute sia a livello nazionale che internazionale.

 

Gregorio Rossi è nato nel 1951, a Massa Marittima, nella Maremma, tanto amata dai pittori Macchiaioli e frequentata soprattutto da Giovanni Fattori, ma anche, come ha scoperto lo stesso Rossi, da Guglielmo Micheli. Nei primi anni ottanta, Gregorio Rossi iniziò a lavorare per le Edizioni d'Arte Cantini, per le quali gestì nello spazio espositivo della Casa Editrice di Populonia, una mostra di Antonio Bueno, esperienza molto importante, poiché gli permise di conoscere Bueno, con cui rimase amico fino alla scomparsa del maestro, curandogli alcune mostre ed i relativi cataloghi. Inoltre, gli offrì l'opportunità di conoscere Remo Giovanbattista Bianco, col quale Rossi continuò a collaborare ininterrottamente, instaurando col celebre mercante d'arte un'amicizia filiale. Con l'Edizioni d'Arte Cantini allestì nel Museo Archeologico di Massa Marittima la mostra Anni Verdi, dal Futurismo alla Metafisica, con le opere di Primo Conti, con il quale continuò ad avere rapporti, tanto di lavoro, quanto di amicizia. Con la stessa società, sempre a Massa Marittima, nel chiostro della duecentesca chiesa di Sant'Agostino, allestì una mostra di Antonio Zancanaro, alla quale intervenne l'ormai anziano maestro, in contemporanea, ancora nel Museo Archeologico di Massa, curò una seconda mostra di Piero Leddi. Queste prime mostre, allestite nella cittadina di Massa Marittima, crearono un buon rapporto con l'Amministrazione Comunale e con la Società dei Terzieri (società di fama internazionale che realizza evocazioni storiche) e, grazie a Rossi, la Società dei Terzieri commissionò dei drappelloni dipinti a mano a Piero Leddi ed Enzo Faraoni. Successivamente, coi bozzetti preparatori venne allestita una mostra con Dimitris Hordakis, allievo di Bueno, e con Raffaele De Rosa. Con quest'ultimo continua tutt'ora un fervido rapporto di collaborazione; infatti, Rossi ha curato molte mostre e pubblicazioni di De Rosa. Ricordiamo quelle per conto del Monte dei Paschi di Siena, della Pinacoteca Amedeo Modigliani ed Il Parnaso (società fondata da Gregorio Rossi); sempre avvalendosi di prestigiose firme del mondo universitario, quale il professor Fabio Mugnaini, dell'Università di Siena e del mondo dell'arte, come il professor Paolo Levi, per la realizzazione dei cataloghi. A seguito dell'incontro e della conoscenza con Carlo Pepi, va ricordata la realizzazione del volume "Giovanni Fattori - venti ricordi dal vero", curato e fatto pubblicare da Gregorio Rossi e presentato all'inaugurazione della Casa Natale di Amedeo Modigliani, a Livorno. La collezione d'arte di Carlo Pepi è stata di volta in volta “amministrata” da Rossi, creando una serie di mostre, che hanno girato varie gallerie tanto in Italia, quanto nei Paesi esteri. Per queste occasioni, Gregorio Rossi, restio a viaggiare, delegava a rappresentarlo ufficialmente la storica dell'arte Laura Milani sua collaboratrice per molti anni, insieme a Stefania Maccelli. Con questa modalità, in Belgio a Charleroi, nel 1999 al Musée de Beaux Arts e Biblioteque Rimbaud venne allestita la mostra Un porto per l'Ottocento che presentava gli artisti Macchiaioli ed una selezione completa di quei Postmacchiaioli che crearono il presupposto per la nascita del Novecento; situazione spesso dimenticata ed in quel periodo fortemente sostenuta da Gregorio Rossi. Nel 2002, vi fu un'importante occasione per presentare questa teoria, grazie ad una cassa di risonanza, che la rese nota in maniera diffusa e la fece accettare negli ambienti accademici. Si trattava del Cinquecentenario del Quarto Viaggio di Cristoforo Colombo, quando il navigatore sbarcò sul continente americano e diede il nome al Costa Rica. Olga Coll Montero, Addetto Culturale dell'Ambasciata di Costa Rica presso il Quirinale, l'Ambasciatore Manuel Hernández Guitiérrez e l’Ambasciatore d'Italia in Costa Rica Gioacchino Carlo Trizzino chiesero a Gregorio Rossi, proprio per rappresentare l'Italia nelle celebrazioni dedicate al grande navigatore, una mostra d'arte, in quanto proprio l’arte è il punto di forza, che meglio può raffigurare l'Italia. Intanto, tra Gregorio Rossi e il collezionista Carlo Pepi, esisteva un rapporto di collaborazione rodato, incentrato sulla raccolta d’arte e sugli studi condotti in comune. Di conseguenza, per questa importante ricorrenza, Rossi pensò di usare le opere di proprietà del Pepi, per rappresentare uno dei momenti più significativi dell’arte italiana, cioè l’Ottocento Toscano. Nacque così Arte Italiano del Siglo XIX - la escuela de los Macchiaioli, una grande esposizione allestita nel Museo Nacional de Costa Rica. Il catalogo vantava i testi del Presidente della Repubblica di Costa Rica, del Ministro della Cultura e del Ministro delle Comunicazioni della Repubblica Italiana, del Ministro della Cultura di Costa Rica, del Direttore del Museo Nacional de Costa Rica, dell'Ambasciatore d'Italia e dell'Ambasciatore di Costa Rica in Italia. Nel catalogo, il testo critico di Gregorio Rossi e Laura Milani ritornava sui presupposti della nascita del Novecento e si affermava che la formazione di Amedeo Modigliani era stata totalmente italiana, rivisitando in maniera del tutto nuova la figura del maestro Guglielmo Micheli. Nel 1503, Cristoforo Colombo sbarcò nell'attuale Panamá; di nuovo l'Italia doveva e voleva essere presente sul prestigioso palcoscenico, in occasione del Cinquecentenario. L'Ambasciata italiana in quella Nazione si rivolse nuovamente a Gregorio Rossi, che decise il trasferimento della mostra dalla Costa Rica a Panamá; quella che al tempo era la Compagnia Aerea Lauda mise a disposizione un aereo per il trasporto delle opere da uno Stato all'altro, compreso il ritorno in Italia. Al Museo del Canal Interoceanico ancora una volta Laura Milani e Stefania Maccelli rappresentano Gregorio Rossi. Entrambe le pubblicazioni riferite alle due mostre vantano l’Adesione del Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi ed il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana. Terminate le celebrazioni dei viaggi di Cristoforo Colombo, Rossi rimase in contatto con l’Ambasciata di Costa Rica in Italia e con l’Istituto Italo-Latino Americano (Organismo Intergovernativo che rappresenta 21 Nazioni, ovvero l’Italia ed i 20 Paesi dell’America Latina). Infatti con l'Ambasciata e con L’I.I.L.A. fu allestita la mostra del Cinquecentenario a Roma, nella Galleria delle Scuderie di Palazzo Santacroce, corredata dal catalogo Costa Rica, un porto per l’Arte – la scuola dei Macchiaioli. Queste collaborazioni si svilupparono con la realizzazione di importanti mostre d’arte e fotografiche, conferenze e convegni; il più importante dei quali è stato probabilmente il convegno del 2007, patrocinato dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Bicentenario della Nascita di Giuseppe Garibaldi, promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana. In questa occasione venne chiesto a Gregorio Rossi di tenere una conferenza su La Trafila Toscana (il testo è riportato sul volume degli atti del convegno, edito nel 2008) e di allestire una mostra di opere di Silvestro Lega, in quanto questo grande artista era stato un rivoluzionario ed aveva più volte ritratto Don Giovanni Verità, il salvatore di Garibaldi; per l’occasione fu edito un catalogo, sempre a cura di Gregorio Rossi. Con l’Ambasciatore Trizzino nacque e si realizzò un progetto, che è un “unicum” nella storia dell'attività diplomatica, cioè la costituzione di un museo d’arte contemporanea italiana, in una sede appositamente ristrutturata, presso la Cancelleria dell’Ambasciata italiana a San Josè, in Costa Rica. Il museo, presentato ufficialmente al mondo dell'arte contemporanea nel catalogo del Padiglione I.I.L.A. alla 52. Biennale di Venezia, è nato con il nome di M.A.C.I.A., ovvero Museo d'Arte Contemporanea Italiana in America e Gregorio Rossi ne è a tutt'oggi il direttore ed il curatore. Il museo ha funzionato arricchendo costantemente la propria Collezione Permanente, nonché allestendo mostre personali con cadenza periodica, fino a quando è rimasto in carica l’Ambasciatore Trizzino. Ad oggi, il museo patrocina e promuove numerose iniziative editoriali ed espositive, sempre nel campo dell'arte contemporanea. Dopo le mostre per le celebrazioni del viaggio di Colombo, l’Ambasciata italiana inviò un riconoscimento tanto a Gregorio Rossi quanto ai suoi collaboratori. In virtù anche delle precedenti attività, il Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi riconobbe un'onorificenza a Gregorio Rossi, conferendogli la medaglia che la massima Autorità dello Stato conferisce per meriti nell'attività culturale. Quest'assegnazione è stata poi coronata dal fatto che alla successiva Biennale di Venezia del 2009, il museo M.A.C.I.A. ha avuto uno spazio proprio, presso l'Università Ca' Foscari e Gregorio Rossi è stato nominato, insieme a Francesco Elisei, curatore del Padiglione Nazionale della Repubblica di Costa Rica. Nelle passate edizioni, Gregorio Rossi aveva contribuito alla realizzazione dei cataloghi del Padiglione I.I.L.A. alla 50. 51. e 52. Biennale e, nel contesto della 50. Biennale di Venezia, aveva presentato la pubblicazione Omaggio alla Raccolta Carlo Pepi (sicuramente la più importante Collezione esistente per il disegno dell'Ottocento Toscano ed anche una tra le più importanti per i dipinti dell'Ottocento e Novecento). Il volume era dedicato, soprattutto, a Renato Lacquaniti ed al gruppo Atoma. Alla 51. Biennale di Venezia, Gregorio Rossi ha presentato i volumi dedicati agli artisti Maria Laura Bonamici Pallini, Piero Sani, Giancarlo Montuschi e Luca Zampetti. Nel 2009, insieme all'amico Christian Parisot (presidente degli Archivi Amedeo Modigliani) aderisce al progetto di Andrea Benetti e scrive anch'egli un testo critico per il libro "Esplorazione inconsueta all'interno della velocità", realizzato ed ideato da Andrea Benetti insieme ad un corpo di dodici opere; il prezioso libro da collezione a tiratura limitata e con copie firmate, annovera il pensiero di oltre una dozzina tra i più illustri professori, provenienti dalle università di tutta Italia. Infatti, oltre alle importanti parentesi delle Biennali, anche in passato le collaborazioni di Gregorio Rossi erano sempre state di elevata caratura. Per esempio il rapporto proseguito per anni con il Premio Letterario Viareggio, fino alla morte del Segretario Gianfranco Tamagnini. Questa fervida relazione favorì la conoscenza di Leonida Repaci, poi di Natalino Sapegno, che scrisse l'introduzione ad un catalogo di Renzo Vespignani, con opere dedicate a Leopardi, al quale collaborò per la realizzazione anche Rossi. Inoltre, conobbe Renato Guttuso, già gravemente ammalato, che arrivò appositamente a Viareggio, per scrivere la prefazione al catalogo di Tamagnini e Rossi, riguardante i disegni che Guttuso aveva realizzato nel 1943, per illustrare Conversazione in Sicilia; disegni ritrovati a distanza di decenni e salvati dallo smembramento, grazie all’intervento di Gregorio Rossi, Stefania Maccelli e Roberta Bindi. Il fatto di aver tenuto integro questo corpo di opere offrì l'opportunità di realizzare una mostra itinerante, che in sinergia con il Premio Letterario Viareggio venne allestita non solo in Italia, ma in molte nazioni europee, coinvolgendo Istituti di Cultura ed Università nelle varie sedi, che organizzarono relazioni e conferenze intorno all'iniziativa. Tornando ai giorni nostri, nella progettazione delle mostre e nella stesura dei cataloghi si possono accomunare le metodologie di Andrea Benetti e Gregorio Rossi; infatti, normalmente, per catalogo si intende un volume che presenta un corpo di opere di un artista ed uno o più testi di critici d’arte. In alcuni casi, come per esempio "L’oro del millesimo mattino" e "Il momento magico della veglia" con opere di Raffaele De Rosa, visto che ci si riferiva al mito ed alla leggenda, Rossi coinvolse due dei più importanti docenti di antropologia, ovvero il professor Pietro Clemente dell’Università La Sapienza di Roma ed il professor Gastone Venturelli dell’Università di Firenze. Di nuovo si rivolse al professor Pietro Clemente per un’iniziativa particolarmente cara che ebbe il suo battesimo a Siena, con l'apporto di Omar Calabrese, alla quale il professor Clemente dette il titolo di Pandora e il male bello. L’iniziativa ruotava intorno ad una mostra di dipinti di Maria Micozzi ed era riferita al ruolo della donna nell’arte; non intendendolo come quello esclusivo di artista, ma anche di modella od a qualsiasi altra attività attinente a questo ambiente. Ruoli spesso trascurati se non addirittura dimenticati; ricordando anche una conversazione di Gregorio Rossi con Renato Guttuso, quando il grande pittore aveva sostenuto l’importanza di una figura femminile come musa ispiratrice, quindi non solo come soggetto da ritrarre. Forse, anche in questa ottica si è consolidato il rapporto con Valentina Campatelli, modella ad un'Accademia d’Arte privata di Firenze e poi sempre più stretta collaboratrice. Tanto è vero che ha curato insieme a Gregorio Rossi un catalogo per una mostra allestita al Casinò di Campione d’Italia, con introduzione di Vittorio Sgarbi e da allora è la sua assistente. Tassello fondamentale del successo professionale di Rossi è la conoscenza dell'opera e della vita di Amedeo Modigliani, che lo porta a formulare la teoria della formazione artistica totalmente italiana di Amedeo Modigliani, artista icona del Novecento. Infatti Gregorio Rossi, con l’aiuto di Laura Milani e Chiara Filippini, conduce una ricerca che porta alla scoperta che sia Guglielmo Micheli (maestro di Modigliani a Livorno) che Giovanni Fattori (il Maestro ideale al quale guardarono tutti i giovani artisti di quell’epoca) avevano soggiornato e prodotto nella Maremma del Nord e, precisamente, a Massa Marittima ed a Follonica. Poi, anche tramite la lettura delle memorie di Llewelyn Lloyd si capisce che quei giovani artisti guardavano anche a Silvestro Lega con grande interesse. Da questi presupposti viene realizzata la mostra Modigliani ed il segno di Silvestro Lega, progettata e curata da Gregorio Rossi e allestita a Modigliana, paese natale di Lega. Con questa mostra si è voluto dimostrare che quel pittore e scultore che era stato francesizzato in Modì, si era rifatto, tra gli altri, a Silvestro Lega come d’altronde era avvenuto praticamente per tutti i suoi compagni che avevano frequentato il cenacolo di Guglielmo Micheli. In seguito, sempre in riferimento alla formazione italiana dell'artista livornese e considerando che praticamente tutti hanno sempre accostato lo stilema di Modigliani a quello dei Maestri antichi, Gregorio Rossi si ricordò che la modernità dei pittori Macchiaioli era avvenuta quando si erano accorti della luce nella pittura del Quattrocento. Modigliani ed altri, che diventarono grandi artisti, si erano formati alla scuola dei Macchiaioli e poi li avevano superati nella sintesi. Secondo questa teoria storica, i ritratti di Modigliani potevano essere sovrapposti a quelli del Duecento e Trecento; fu allora che Rossi si rivolse alla Pinacoteca Nazionale di Siena, la quale per la prima volta avvallò ufficialmente questa teoria. Infatti la Direttrice e la sua equipe scelsero una serie di opere da pubblicare sul catalogo della mostra Modigliani - dessin a boire, allestita a Capannori nelle sale di Villa Mazzarosa; mostra e catalogo vennero interamente curati da Gregorio Rossi e Chiara Filippini. Evidentemente, questa teoria ha convinto ed è stata dimostrata in maniera esaustiva, poiché Gregorio Rossi è stato scelto come consulente, per curare una sezione dedicata alle opere della Scuola di Micheli, in tutte le mostre successive, quand'anche curate da altri storici dell'arte. Si parla delle mostre allestite alla Reggia di Caserta, alle Scuderie Aldobrandini per l’Arte di Frascati, al Museo Archeologico Nazionale di Palestrina, al Museo Civico del Castello Ursino di Catania, al Kaohsiung Museum of Fine Arts di Taiwan. Attualmente è in corso in Brasile un circuito di mostre di Amedeo Modigliani, per le quali Rossi è stato nuovamente scelto come consulente per la sezione delle opere della Scuola di Micheli. Nel gennaio 2012, in occasione del Cinquantenario della morte di Hermann Hesse, insieme a Valentina Campatelli, Gregorio Rossi è stato il primo a celebrare la ricorrenza con una mostra a Sesto Fiorentino, composta dagli acquarelli di proprietà di Eva Hesse, nipote del Premio Nobel, corredata da un catalogo, sempre a cura Rossi-Campatelli, in questo momento in distribuzione nelle librerie per l'Editore Carlo Cambi. Sempre per Cambi Editore, Gregorio Rossi aveva precedentemente realizzato, una pubblicazione sul soggiorno pisano di Keith Haring del 1989 e sul ciclo di opere che l'artista americano realizzò in terra italiana.

 

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Una selezione di proposte per regali che restino per sempre

La questione è annosa, si sa: cosa regalo per San Valentino? Non è semplice trovare qualcosa che sia insieme gradito, originale e soprattutto a tema con la festa degli innamorati. Non disperate, veniamo in vostro soccorso!

"Per sempre" è la parola d'ordine, cosa c'è di più indelebile di un tatuaggio? La metafora perfetta per una storia che duri. Potete scegliere se regalare un tatuaggio alla vostra metà, o, ancora meglio, affrontare questa esperienza in coppia  e farvi creare un disegno che si completi sulla vostra pelle come voi completate le vostre vite. Trovare degli artisti che vi riescano a comprendere non è semplice; un suggerimento è quello di rivolgervi a Freakshow Tattoo Parlour, dove troverete due esperti come Rita e Cristian di cui non potrete non innamorarvi. Se volete farvi ispirare, invece, non dovete fare altro che immergervi nell'atmosfera della Milano Tattoo Convention, dal 6 all'8 febbraio all'Atahotel Quark di via Lampedusa.

[gallery type="rectangular" size="full" ids="36744,36745"] Poi quale regalo è più dolce di un animale cui dare un po' del vostro affetto? Una scelta sicura può essere un levriero, un cane elegante e raffinato, ottimo animale da compagnia. Questa specie canina è fra le più antiche, ed essendo stata in grado di adattarsi in tutte le zone del mondo, se ne trovano di tutti i tipi: dal lungo mantello o dal pelo corto, di taglia piccola o grande. Non serve dire che la scelta migliore per dimostrare quanto sia grande il vostro cuore è quella di adottare un cane del canile, bisognoso di un nuovo nido.

[gallery type="rectangular" size="full" ids="36752,36750,36751"] Se invece è l'arte ad accendere la vostra passione, perché non tradurla nel vostro quotidiano? Idee per tutte le tasche ce ne sono: trasformare opere digitali in oggetti per la casa, bicchieri, piatti, magliette, tele. Gli artisti che piacciono a Nerospinto sono giovani, originali, provocatori.

Ed ecco il progetto milanese trapiantato a Berlino, Melancholie (mit Monstern) propone dei collage metafisici, ritratti kafkiani intrisi di inquietudine e velata ironia.

Se siete amanti della provocazione, optate per l'irriverenza di Max Papeschi che con i suoi lavori politically-uncorrect mostra in maniera ironicamente realistica la nostra società globalizzata e consumista.

Per i più romantici, un ritratto di Mauro Lacqua che realizza opere in grado di incantare con il loro fascino lunare ed enigmatico. Le sue creazioni delicate e intense nascono sulla fragile superficie del vetro che catturerà la vostra essenza.

Se invece avete gusto per il nuovo e l'imprevedibile, affidatevi a Miky Degni e alla sue sperimentazioni che gli permettono di ottenere risultati delicati ed affascinanti.

 

Di occasioni ne esistono molte, quello che resta da fare è schiarire la mente e aprire il cuore: sicuramente troverete il regalo che fa per voi e per la vostra anima gemella.

Contatti:

Freakshow Tattoo Parlour | www.freakshowtattoomilano.com | Facebook: OnlyFreakShow Milano Tattoo Convention | 6-7-8 febbraio 2015 Atahotel Quark Milano | www.milanotattooconvention.it Parco Canile di Milano | www.comune.milano.it | Facebook: ParcoCanileMilano Melancholie (mit Monstern) | www.melancholiemitmonstern.com | Facebook: melancholiemitmonstern Max Papeschi | www.maxpapeschi.com | Facebook: maxpapeschi Mauro Lacqua | www.maurolacqua.com | Facebook: mauro.lacqua Miky Degni | www.segnidegni.com | Facebook: Segnidegni

Nerospinto ha il piacere di essere partner della mostra personale dell'artista Max Papeschi "Fifty Shades Of Gold", che verrà inaugurata il 12 febbraio 2015 all’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco. Prima della sua partenza per gli USA, siamo riusciti a intervistarlo, per capire meglio la sua arte e il messaggio che vuole trasmettere. Ma chi è Max Papeschi? È un artista contemporaneo che ha fatto della unpolitically correct la sua cifra stilistica. Dopo le esperienze come autore e regista in ambito teatrale, televisivo e cinematografico, raggiunge la notorietà con un'opera mastodontica esposta a Poznan, in Polonia, rendendolo uno dei digital-artist italiani più apprezzati e conosciuti all'estero, realizzando più di un centinaio di mostre in giro per tutto il mondo. La sua carriera di artista-scandalo è nata per caso, quando una gallerista vide quella che doveva essere la locandina di un futuro spettacolo e gli propose una mostra. Un mese dopo tutte le opere erano vendute, e da allora è stato un crescendo: vernissage, copertine, interviste, mostre in tutto il mondo, critiche, contestazioni, dibattiti, e le immancabili minacce di morte (la misura più attendibile della fama). Nel 2014 Sperling&Kupfer ha pubblicato la sua autobiografia "Vendere svastiche e vivere felici. Ovvero: come ottenere un rapido e immeritato successo nel mondo dell'arte contemporanea": autocelebrativo o la cronaca imparziale della sua ascesa, non smette comunque di dividere le opinioni. A San Francisco si terrà la sua nuova personale, presso l'Istituto Italiano di Cultura in collaborazione con la McLoughlin Gallery, curata da Giulia Proietti e sponsorizzata da Lumen Group. In mostra ci saranno 40 opere per un'antologica con le opere più famose del'artista, oltre alla programmazione di video e i reading di alcuni pezzi tratti dall'autobiografia dell'artista. Per noi Max, oltre che un artista visionario, rimane innanzitutto un amico, e lo abbiamo incontrato nel suo studio un sabato pomeriggio.

 

Nerospinto: Sei felice? Max: Sì

N.: Qual è il confine tra marketing e arte? M.: Il confine è sempre più sottile. Il mio lavoro spesso parla espressamente dei meccanismi della pubblicità. Talvolta il media è parte fondante del mio messaggio, come nel caso dello scandalo creato intorno al mio matrimonio riparatore con Minnie o alla vendita di mia madre: le notizie sono diventate esse stesse parte dell’opera.

N.: La provocazione è secondo te il mezzo migliore per veicolare il tuo messaggio? M.: La provocazione non ha più tanto senso. È stato esposto un cesso in una galleria d’arte nel 1917, c’è stata la merda in barattolo, ci sono state centinaia di performance basate sul nudo, sul sangue e sull’autolesionismo, hanno torturato e ucciso animali in nome dell’arte di “rottura” e appeso in piazza manichini di bambini morti. A livello di provocazioni, il mondo dell'arte ha già dato abbastanza, secondo me.

N.: Pensi che le tue opere siano state fraintese o che il messaggio non sia stato capito correttamente? M.: All'inizio sono state spesso fraintese, adesso, dopo tutte le interviste che ho rilasciato, almeno in Europa il mio lavoro è abbastanza capito.

N.: Oramai tutto è stato sdoganato e ridicolizzato, i tabù e i dogmi della cultura occidentale pian piano stanno crollando: cosa pensi ci sia ancora di trasgressivo? M.: Niente è più trasgressivo perché le regole son state tutte infrante. Sono curioso di scoprire cosa verrà definito “trasgressivo” dalle generazioni future.

N.: Vuoi prendere le distanze dalla decadenza culturale dei tempi moderni, o senti di esserci dentro e di viverla? M.: Sono decisamente figlio di questi tempi, critico e ridicolizzo cose che fanno comunque parte della mia vita, sarebbe ipocrita prenderne le distanze.

N.: Con chi ti piacerebbe lavorare? M.: Mi piacerebbe lavorare con dei professionisti seri ad un film, magari tratto dai miei lavori.

N.: Una città al mondo dove vorresti esporre? M.: New York.

N.: Ti senti una star? Ti riconoscono? M.: Mi è capitato che qualcuno mi fermasse per strada, ma fortunatamente non faccio televisione e non gioco a calcio, la mia vita e il mio modo di viverla non sono cambiati più di tanto.

N.: Chi compra i tuoi quadri? M.: All'inizio della mia carriera venivano acquistati esclusivamente per piacere estetico, per arredarci le case. Oggi alcuni lo fanno solo per investimento indipendentemente dal fatto che l’opera gli piaccia o meno, fa parte delle regole del gioco.

N.: La prima cosa che fai la mattina appena ti svegli? M.: Controllo il cellulare e le mail dal letto, se non ci sono urgenze me la prendo con molta calma.

N.: L’ultima cosa che fai prima di dormire? M.: Soffro un po’ di insonnia, e faccio piuttosto fatica a prendere sonno, spesso mi addormento guardando documentari. L’idea è che se non riesco a dormire almeno imparo qualcosa.

N.: Cosa si può fare, dal punto di vista di un artista, per l'arte in Italia? M: Farla vedere all’estero.

N.: Quanto contano i compromessi e le pubbliche relazioni? M.: Le pubbliche relazioni contano tantissimo, questo vale per tutti i settori, ma nel mondo dell’arte sono forse ancora più importanti. Quando lavoravo nel mondo dello spettacolo, dove per realizzare le proprie idee serve molto denaro in anticipo, ho dovuto fare enormi compromessi. Per quello che faccio adesso non servono grossi capitali, non sono costretto a mendicare soldi dai produttori e direttori di rete, quindi posso permettermi il lusso di non fare compromessi.

N.: I Nazisti erano abilissimi nella propaganda e nelle pubbliche relazioni, per questo Hitler è così presente nella tua produzione? M.: I regimi totalitari sono stati e sono tuttora abilissimi nella propaganda, fa parte del loro DNA. Hitler è diventato il simbolo del male assoluto, senza le sfumature che hanno avuto altri dittatori, per questo è molto presente nella mia produzione, perché è un archetipo.

N.: Un pregio e un difetto? M.: Il mio peggior difetto, è che sono un inguaribile ottimista, che poi è anche il mio maggior pregio.

N.: Come spende i suoi soldi Max Papeschi? M.: Viaggiando.

 

Carlotta Tosoni

 

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Pirelli, in fotografia, vuol dire Calendario. Quest’oggetto di culto da oltre cinquant'anni interpreta i cambiamenti sociali e culturali del mondo contemporaneo, anticipandone gli stili di vita. Le immagini del Calendario Pirelli sono parte della nostra cultura poiché, come in pochi altri progetti in cui è protagonista la fotografia, sono testimoni di particolari cambiamenti, di nuove mode, di nuove idee e di tante invenzioni creative e tecniche, grazie soprattutto all’occhio attento di celebri autori internazionali, da Herb Ritts a Richard Avedon, da Peter Lindberg a Bruce Weber, da Steve McCurry a Steven Meisel.

Oggi possiamo vedere con gli occhi dei più grandi fotografi come la realtà sia cambiata e come il modo di rappresentarla si sia evoluto. Con questa mostra si vuole invece mettere da parte per un attimo l’ordine cronologico e il susseguirsi degli anni scanditi dai calendari, dimenticandosi i riferimenti temporali in un processo di rilettura critica in grado di proporre una nuova dialettica, fatta di relazioni, analogie, citazioni e contrasti tra le immagini.

Nelle sale di Palazzo Reale di Milano è esposta al pubblico una selezione di oltre duecento fotografie tratte dalle varie edizioni del Calendario Pirelli – il primo risale al 1963. Curata da Walter Guadagnini e Amedeo Turello e promossa dal Comune di Milano, la mostra offre un itinerario tematico con l’intenzione di esplorare le relazioni, le analogie e i contrasti tra le immagini realizzate in oltre mezzo secolo. Cinque stanze, cinque luoghi di seduzione e di eleganza, accolgono il pubblico. La prima sezione, “L’incanto del mondo”, è incentrata su due elementi particolari, simboli di bellezza e di fascino: il paesaggio e l’espressione delle modelle. Con “Il fotografo e la sua musa (sedotti dall’arte)”, “Lo sguardo indiscreto” e “La natura dell’artificio” l’incontro è con l’espressione dei grandi pittori, con il gioco seduttivo e provocatorio, con la sperimentazione linguistica. Chiude “Il corpo in scena”: l’idea è di sorprendere il viaggiatore con una sovrapposizione di ruoli, tra realtà e finzione.

 

21 novembre 2014 - 22 febbraio 2015

The Cal - Collezione Pirelli Forma e Desiderio

A cura di Walter Guadagnini e Amedeo Turello promossa dal Comune di Milano

 

Palazzo Reale Piazza Duomo 12, Milano

Orari Lun: 14.30 – 19.30 Mar – Mer – Ven – Dom: 09.30 – 19.30 Gio – Sab: 09.30 – 22.30

Biglietti Intero: 10,00€ Ridotto: 8,50€

www.mostrathecalpirelli.it

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Dall'8 febbraio al 12 aprile presso VITRARIA Glass +A Museum una mostra imperdibile dedicata alla collezione di Diane Venet: l'Arte si trasforma in Gioiello.

Da Pablo Picasso a Jeff Koons, da Louise Bourgeois a Damien Hirst, da Lucio Fontana a Anish Kapoor. Sono solo alcuni degli oltre cento nomi dell’arte moderna e contemporanea riuniti assieme per svelare il proprio volto meno noto: quello di artisti di gioielli, le cui creazioni hanno la valenza di sorprendenti opere d’arte spesso sconosciute al grande pubblico.

Dopo aver fatto tappa a Roubaix, New York, Atene, Valencia, Miami e Seoul, la incredibile collezione raccolta negli anni da Diane Venet, collezionista parigina di origine e newyorchese d’adozione, moglie del noto artista Bernar Venet, arriva per la prima volta in Italia con "Precious - da Picasso a Jeff Koons". Centosessantuno gioielli, la collezione al completo, con alcune opere mai esposte prima, che raccontano un approccio all’arte differente da quello che siamo soliti osservare e trasformano il piano nobile del suggestivo e nuovissimo VITRARIA Glass +A Museum.

VITRARIA Glass +A Museum è il nuovo museo che ha aperto le porte a settembre 2014 nel cuore di Venezia, situato all'inizio del “museum mile” tra l’Accademia e le Zattere. Il museo ha un approccio interdisciplinare dove “Glass” esprime l’obiettivo tematico che pone al centro il vetro attraverso le contaminazioni di questo elemento con l’arte, il design, l’architettura, le nuove tecnologie, la moda… e “+A” enuncia l’aspirazione del museo ad allargare la propria ricerca molto oltre, permettendosi un’area di libertà espositiva e proponendosi come piattaforma di incontro e scambio per artisti, designer, industria creativa. "Precious" rientra dunque proprio nella vocazione “+A” di VITRARIA, che esprime già con questa sua seconda mostra la propria libertà di esplorare l’“Altro”, investigando, in questo caso, un’altra arte applicata come l’oreficeria, così affine all'arte vetraria. Gioielli che sono opere d’arte a tutti gli effetti, perché firmati dai più grandi artisti contemporanei, spesso pezzi unici, talvolta edizioni limitatissime che rimangono nei tratti distintivi inequivocabili e riconducibili alla cifra stilistica di ciascun “maestro”. "Precious" ci farà scoprire da un punto di vista inedito il percorso di molti degli artisti più noti al mondo dalla seconda metà del XX secolo a oggi. Ogni gioiello, concepito come opera d’arte da indossare, racchiude in sé una storia ed è stato realizzato dall'artista con una particolare persona in mente: è forse proprio questo aspetto “intimo” a renderlo ancora più affascinante.

Il doppio significato di questa mostra inizia proprio dal suo titolo: "Precious" non solo perché si fa riferimento a oggetti d’arte rarissimi e preziosi, ma anche ad opere che custodiscono un contenuto simbolico e personale forte, spesso all'origine della creazione, basti pensare ai ciottoli raccolti sulla spiaggia da Picasso e poi dipinti per Dora Maar, o ai pezzi di osso sui cui incise il ritratto di Marie-Thérèse.

È la stessa Diane Venet a raccontare che la sua collezione nacque il giorno in cui suo marito, l’artista francese Bernar Venet, le strinse attorno all'anulare sinistro un sottile bastoncino d’argento come anello di nozze, a cui sono seguiti spille e bracciali, ognuno corrispondente ad un nuovo concetto nella sua attività artistica. La collezione è cresciuta nel tempo, chiamando a raccolta amici ed artisti quali César, che ha compresso braccialetti e ciondoli della famiglia Venet per dargli nuova vita, o Chamberlain, che ha donato a Diane il suo primissimo gioiello, una spilla in alluminio accartocciato e verniciato. A volte gli artisti hanno rifiutato la richiesta, per cimentarsi nella sfida solo in un secondo momento, come nel caso di Frank Stella, tentati dallo sperimentare il proprio linguaggio su una scala diversa e con vincoli differenti. Molti gioielli sono arrivati dopo indagini, incontri, viaggi intrapresi per rintracciare pezzi rari. Tutti sono il risultato di un intreccio tra storie di vita e storia dell’arte.

Artisti in mostra:

Afro, Karel Appel, Ron Arad, Arman, Jean Arp, Kader Attia, Gijs Bakker, Giacomo Balla, Miquel Barceló, Laurent Baude, Bill Beckley, Lynda Benglis, Pierrette Bloch, Delphine Boël, Louise Bourgeois, Georges Braque, Pol Bury, Alexander Calder, Faust Cardinali, Sir Anthony Caro, Enrico Castellani, César, John Chamberlain, Dinos Chapman, Miguel Chevalier, Nisa Chevènement, Sandro Chia, Jean Cocteau, Corneille, Costas Coulentianos, Carlos Cruz Diez, Annabelle d'Huart, Salvador Dalí, Lucio Del Pezzo, Niki de Saint Phalle, Wim Delvoye, André Derain, Nathalia Edenmont, Max Ernst, Lucio Fontana, Alberto Giacometti, Antony Gormley, Alberto Guzman, Raymond Hains, Keith Haring, Damien Hirst, Gottfried Honegger, Rebecca Horn, Robert Indiana, Anish Kapoor, Avish Khebrehzadeh, Jeff Koons, Gyula Kosice, Jannis Kounellis, Yayoi Kusama, Hubert Le Gall, Fernand Léger, Julio Le Parc, Claude Lévêque, Roy Lichtenstein, Jacques Lipchitz, Jason Martin, Fausto Melotti, Miltos Michaelidis, François Morellet, Forrest Myers, Brigitte Nahon, Lowell Nesbitt, Louise Nevelson, Tim Noble & Sue Webster, Michelle Oka Doner, Yoko Ono, Meret Oppenheim, Orlan, Mimmo Paladino, Giuseppe Penone, Grayson Perry, Pablo Picasso, Jaume Plensa, Fabrizio Plessi, Arnaldo Pomodoro, Giò Pomodoro, Marc Quinn, Robert Rauschenberg, Man Ray, Pablo Reinoso, George Rickey, Ugo Rondinone, Mimmo Rotella, Kenny Scharf, Gino Severini, Santiago Sierra, Jesús Rafael Soto, Daniel Spoerri, Frank Stella, Vassilakis Takis, Dorothea Tanning, Nakis Tastsioglou, Barthélémy Toguo, Luis Tomasello,Tunga, Günther Uecker, Lee Ufan, DeWain Valentine, Victor Vasarely, Bernar Venet, Jacques Villeglé, Andy Warhol, Lawrence Weiner, Tapio Wirkkala, Bill Woodrow, Erwin Wurm, Kimiko Yoshida

Diane Venet Nata a Parigi da una famiglia di collezionisti, negli Anni ’80 si è trasferita a New York col marito, lo scultore Bernar Venet, lavorando assieme a lui per l’ideazione e organizzazione di mostre in tutto il mondo. Come collezionista d’arte e di gioielli d’artista è riuscita a definire importanti prestiti e creazioni che l’hanno condotta alla curatela dell’acclamata mostra Bijoux Sculptures al Musée La Piscine di Roubaix. Il successo di quella mostra, poi intitolata From Picasso to Koons: Jewelry by Artists, ha generato ulteriori e importanti capitoli espositivi: nel 2011 è stata ospitata al MAD di New York, nel 2012 al Benaki Museum di Atene e all’Istituto IVAM di Valencia, nel 2013 al Bass Museum di Miami e nella importante sede di Hangaram Design Museum di Seoul. Madame Venet collabora da sempre con importanti collezionisti e mercanti d’arte quali Pierre-Alain Challier, Elisabetta Cipriani, Esther De Beauce, Louisa Guinness, Martine e Didier Haspeslagh, Diana Küppers, GianCarlo Montebello, Marina Ruggieri. Per la prima volta a Venezia grazie a VITRARIA viene esposta la sua collezione integrale. Ulteriori informazioni su www.dianevenet.com

VITRARIA GLASS +A MUSEUM La sede permanente di Palazzo Barbarigo Nani Mocenigo, già dimora del doge Agostino Barbarigo e antico “museo” della collezione archeologica della famiglia Nani dona nuovamente luce all'identità tracciata in filigrana in un luogo dove la cultura possa intraprendere percorsi nuovi per generare un processo di ricerca attraverso il quale stabilire relazioni e possibilità ancora inesplorate. Alcuni cenni storici: il palazzo è stato costruito a partire dalla seconda metà del XV secolo dal Doge Agostino Barbarigo, che lo lasciò in eredità alle due figlie a condizione che si dividessero il palazzo in due appartamenti: questo pare essere il motivo per il quale il palazzo è dotato di due “piani nobili”. Il ramo della famiglia Barbarigo si è poi estinto e le figlie si sono sposate con discendenti della famiglia Nani. Il palazzo poi è stato della famiglia Nani per 500 anni fino a che una discendente si sposò con la famiglia Mocenigo nell'Ottocento prendendone il cognome. Ulteriori informazioni su www.vitraria.com

 

8 febbraio al 12 aprile

PRECIOUS da Picasso a Jeff Koons

A cura di Diane Venet e Ewald Stastny

VITRARIA Glass +A Museum Palazzo Nani Mocenigo, Dorsoduro 960, Venezia

Biglietto di ingresso: Intero 8€ Ridotto 7€

Orari e giorni di apertura: Martedì - domenica: 10 - 13 / 14 - 17 Sabato anche 19 - 23 Lunedì chiuso

 

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Mancano ancora pochi giorni per ammirare la mostra "Le dame del Pollaiolo. Una bottega fiorentina del Rinascimento", in programma fino al 16 febbraio 2015 , presso il Museo Poldi Pezzoli. Per la prima volta i quattro ritratti di Antonio del Pollaiolo verranno esposti l'uno accanto all'altro. Appartenendo al genere del ritratto nuziale, queste opere sono anche molto utili per farsi un'idea della società di fine medioevo: vi sono infatti rappresentati vesti, tessuti, gioielli dell'epoca. Ma si possono anche scoprire altri lavori realizzati nelle botteghe dei due fratelli, a testimonianza dei loro interessi e dei loro talenti: dipinti, disegni, sculture in bronzo e terracotta, oreficerie. Essi provengono dal Museo del Louvre di Parigi, dalla National Gallery di Londra, dal Museo Nazionale del Bargello, dal Museo Stefano Bardini, e dal Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze.

 

Dal 7 novembre 2014 al 16 febbraio 2015

"LE DAME DEI POLLAIOLO"

Museo Poldi Pezzoli Via Manzoni 12 - Milano

Orari: Da mercoledì a lunedì: 10.00-18.00 Martedì: chiuso

Biglietti: Intero 9€ Ridotto 6€ (11-18 anni, studenti fino ai 26 anni, sopra i 60 anni)

 

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INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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