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In concomitanza con la mostra dedicata a Donato Bramante (1443/44 - 1514) allestita presso la Pinacoteca di Brera fino al 22 marzo, il museo propone al pubblico un pomeriggio di conversazioni e video sulla poliedrica figura dell’artista, letterato e architetto: l'appuntamento è per giovedì 22 gennaio 2015, contemporaneamente al quale la mostra e la Pinacoteca saranno visitabili gratuitamente dalle ore 16.00 alle 17.30. Durante questo incontro si confronteranno il professor Mauro Natale, sui rapporti di Bramante con gli artisti lombardi e sull'impatto delle sue opere sul territorio, il giornalista Pier Luigi Panza, sulla produzione letteraria del maestro, e la regista Anna Zanoli, con la proiezione di un documentario dedicato al soggiorno bramantesco in Lombardia.

Spirito inquieto e ingegnoso, Donato Bramante si è sicuramente educato alla corte dei Montefeltro a Urbino, dove è stato in contatto con gli architetti, gli scultori e i pittori attivi per il duca Federico. Piero della Francesca deve avere giocato un ruolo fondamentale nella sua formazione ma, rispetto all'impegno speculativo del pittore di San Sepolcro, in Donato ha prevalso un’attitudine pragmatica, una predisposizione ad essere “risoluto, presto e bonissimo inventore” (Vasari), da cui sono scaturite realizzazioni celeberrime, che hanno profondamente rinnovato il linguaggio architettonico in Italia tra Quattro e Cinquecento. Malgrado la fama, i suoi primi anni di attività sono ancora avvolti nel mistero, e nemmeno la prima testimonianza attendibile della sua presenza come pittore nella decorazione affrescata del Palazzo del Podestà a Bergamo (1477), aiuta a ricostruirne la cultura, per la qualità disomogenea e la natura irrimediabilmente frammentaria degli elementi superstiti, e quando nel 1481 è attestato per la prima volta a Milano, perché fornisce il disegno con architetture e figure che sarà inciso da Bernardo Prevedari (1481), Bramante è già un artista compiuto, capace di scardinare i parametri figurativi della tradizione locale. Con straordinaria forza inventiva, l’artista piega le regole della prospettiva e gli ordini dell’architettura classica in un linguaggio rigoroso, eloquente e coinvolgente, profondamente diverso dal classicismo erudito espresso da Andrea Mantegna nella vicina città di Mantova. Il rinnovamento innescato da Bramante nel territorio lombardo, in un momento di straordinaria vitalità culturale della corte sforzesca (con la presenza tra gli altri di Leonardo da Vinci e del poeta fiorentino Bernardo Bellincioni) tocca non solo l’architettura, ma anche (e forse in modo più esteso) l’insieme delle arti figurative, ed è su queste che si incentra il percorso dell’esposizione. Non si sottrarranno al suo fascino i protagonisti indiscussi della pittura rinascimentale in Lombardia: Vincenzo Foppa, Ambrogio Bergognone, Bartolomeo Suardi (noto dal 1489 con il soprannome di Bramantino) e poi Bernardo Zenale reagiscono, ognuno secondo il proprio registro espressivo, al modo “eroico” di occupare e di rappresentare lo spazio, in cui il riferimento all’antico è la chiave essenziale per rendere attuale la rappresentazione della realtà. Ma anche scultori, plasticatori, orafi e miniatori coglieranno tematiche, motivi e suggestioni. A sua volta Bramante è segnato dai materiali, dalle tecniche, dalle esigenze di prestigio di una corte per molti aspetti ancora legata al mondo tardogotico; saprà praticare un’architettura di mattoni e di materiali umili, destinata a occupare spazi ristretti e a soddisfare nello stesso tempo le ambizioni dei committenti. La tribuna di Santa Maria delle Grazie, innestata su di una struttura preesistente, è l’esempio migliore della stupefacente capacità dell’artista di conciliare il linguaggio “moderno” (e perciò all’antica) con quello delle epoche precedenti: una crescita espressiva che probabilmente poteva maturare solo in Lombardia, dove i modelli “classici” che Bramante ha guardato appartengono soprattutto ai secoli alti del medioevo.

La mostra "Bramante a Milano. Le arti in Lombardia 1477-1499", aperta dal 4 dicembre 2014 al 22 marzo 2015, intende quindi evocare in primo luogo le tappe essenziali per la formazione dell’artista, e indagare il seguito che la sua attività ebbe in modo particolare a Milano e in Lombardia tra gli esponenti delle diverse arti figurative; le varie sezioni dell’esposizione, allestita nel percorso del museo, dialogano con le opere della collezione permanente, secondo il progetto di Corrado Anselmi. La mostra ha inoltre ricevuto l’importante sostegno di Giorgio Armani, che ha risposto con entusiasmo al Bando per la ricerca di finanziamenti lanciato dalla direzione del museo nel maggio 2014.

 

22 gennaio 2015, ore 17.30

Conversazioni intorno a Bramante in occasione della mostra "Bramante a Milano. Le arti in Lombardia 1477-1499"

Pinacoteca di Brera, Sala della Passione via Brera, 28 – Milano 02 72263.259 - 02 72263.266 www.brera.beniculturali.it

 

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Giovedì 22 gennaio negli spazi della Galleria Rossini di Milano, si terrà la quarta edizione del progetto "Ri-definire il Gioiello" curato da Sonia Patrizia Catena: una mostra itinerante nata con l’obiettivo di valorizzare le diverse espressioni del gioiello contemporaneo, riunendo in diverse gallerie milanesi artisti, orafi e designer dalla differente cifra stilistica e appassionati di originali soluzione creative, diventata ormai occasione d’incontro a tutti gli effetti per gli amanti dell’arte e del gioiello. Sin dal primo appuntamento e nei successivi incontri, la curatrice dell'evento, nella cornice di gallerie e spazi di design, ha voluto e vuole lanciare il messaggio che il gioiello può entrare a pieno titolo anche nell'arte contemporanea.

In questa occasione “Ri-definire il Gioiello” avrà come tema centrale i cinque sensi: il gioiello come gusto, vista, olfattotatto e udito. Attraverso aromi, profumi, suoni, colori e nuove texture, i sensi saranno raccontati da 40 gioielli, interpreti a loro volta dell'estetica contemporanea tramite la ricerca di materiali innovativi e sperimentali, frutto di un processo creativo dove il valore aggiunto lo fa l’idea.

“Ri-definire il Gioiello” è una realtà creativa in continua crescita che vede impegnati sempre più professionisti del settore per rinnovare la nozione di ornamento tradizionale e farne una forma d’arte autonoma, ed è un progetto ormai consolidato, grazie alla collaborazione di numerosi partner.

In mostra: Ballabio Malvina, Bezerra Màrcia, Bosio Olar Slobodanka, Bruni Michela, Casati Loriana, Catalano Erminia, Cerasoli Danila&Carbone Bernarda, Chimajarno (Trentin Chiara), Del Gamba Agnese, Eandare (Giovanninetti Lucilla), Ercolani Sandra, E-vasiva, Fenili Antonella, Finny’s Design (Vitali Alessandra), Forte Laura, Fragiliadesign (Di Virgilio Francesca), Garbin Mara, Ghilardi Eleonora, Giardinoblu, Giuffrida Lorena, Lacerenza Carmela, Lanna Elisa, Leek (Porro Francesca), Liscia Micaela, Lovisetto Leonia, Maracanta (Bombardelli Lorena), Meri Macramè Gioielli (Iotti Marisa), Mia Gioielli Contemporanei (Sanfilippo Simona), Monguzzi Giovanna, Monti Arduini Olivia, Palmas Loana, Renzulli Alessandra, Rocco Maddalena, Rombolà Rosalba, Rossi Elena, Rotta Monica, Sala Alex, Soria Antonella, Volpi Laura, Wire Dèco Design (Minelli Fabiana).

 

dal 22 al 24 gennaio

IV Edizione di "Ri-definire il Gioiello" I 5 sensi raccontati da 40 gioielli

Galleria Rossini Viale Monte Nero 58, Milano

Orari: Inaugurazione giovedì 22 gennaio alle ore 18.00 da martedì a sabato: 10 - 19

L’ultima mostra itinerante si terrà dal 7 al 13 febbraio 2015 presso lo Spazio E, Alzai Naviglio Grande a Milano.

www.ridefinireilgioiello.com

 

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Fino al 18 gennaio, sarà in mostra alla GAM Manzoni di Milano, BOLDINI - Parisien d’Italie, dedicata ad uno dei maggiori protagonisti della pittura della Belle Époque parigina, periodo tra i più fervidi e stravaganti della cultura artistica europea, immortalata nelle pennellate vivaci e scattanti di Giovanni Boldini. Al pittore ferrarese e al suo lungo soggiorno nella capitale francese, è dedicata un'esclusiva mostra di 40 opere, in gran parte provenienti da collezioni private, che vengono così rese visibili anche al grande pubblico, che vanno dal 1871 e il 1920 circa, il periodo della piena maturità creativa e stilistica di Boldini.

La mostra mette in scena lo stile elegante e la raffinata tecnica pittorica dell'artista, che valsero all'artista rapidamente riconoscimenti e fama. La sua pennellata mossa e scattante restituisce la vivacità tipica dell'epoca di fine secolo, mentre i suoi pastelli, dalla stesura immediata e volutamente incompiuta, ci testimoniano la sua capacità di cogliere l'essenza dei suoi soggetti, lasciando emergere la sintonia di sguardo fra Boldini e i suoi contemporanei come Degas, Manet e Sargent.

Grande importanza riveste l’universo femminile dell’alta società francese, catturato in quegli sguardi, ora intimi ora maliziosi, delle dame del tempo, che Boldini indaga con sensibilità mista ad attrazione, ritraendone attività quotidiane e momenti di intimità: dagli anni Novanta dell'Ottocento, sulle sue tele prende vita una galleria di personaggi illustri, di donne interpreti di una femminilità sempre più indipendente. Attrici, contesse e principesse del bel mondo parigino e non solo. In galleria saranno anche presenti le vedute della campagna francese e della Ville lumière, caratterizzate da un "realismo" del tutto particolare. L'artista ferrarese padroneggia sia il piccolo che il grande formato, basando ogni sua creazione sullo studio attento del vero,

Cresciuto artisticamente nella nativa Ferrara grazie al padre pittore, Giovanni Boldini nel 1862 si trasferisce a Firenze, dove entra in contatto con il gruppo dei Macchiaioli, capeggiati da Giovanni Fattori. Qui manifesta un vivo interesse per i salotti eleganti dell'aristocrazia e dell'alta borghesia, che vediamo da subito comparire nei suoi ritratti ambientati in interni domestici, seguiti dalle suggestioni tratte dagli Impressionisti che Boldini assimilerà nel suo soggiorno a Parigi.

 

24 ottobre 2014 - 18 gennaio 2015

Boldini - Parisien d’Italie

GAM Manzoni via A. Manzoni, 45 - Milano 02.62695107 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.gammanzoni.com

La mostra è curata da Enzo Savoia e da Francesco Luigi Maspes.

Orari: da martedì a domenica: 10.00 - 13.00 / 15.00 - 19.00

Costo Biglietti: Intero € 5 (€ 4 per i soci del Touring Club Italiano) Ridotto € 3 (ragazzi da 6 a 12 anni) Entrata gratuita per bambini da 0 a 5 anni; diversamente abili con accompagnatore; guide autorizzate e interpreti turistici che accompagnino gruppi o visitatori individuali.

 

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Dal 3 dicembre 2014 all’11 gennaio 2015, grazie all'iniziativa del Palazzo Reale di Milano e del Museo delle Belle Arti di Budapest, in collaborazione con le Gallerie d'Italia di Piazza Scala e Arthemisia Group, Palazzo Marino ospiterà una mostra gratuita in onore di Raffaello, promossa dal Comune di Milano, Intesa Sanpaolo e la Rinascente.

È diventato un appuntamento fisso quello che Palazzo Marino, nella sala Alessi, organizza ogni anno in occasione del Natale, per regalare le bellezze dell'arte ai milanesi attraverso una mostra a ingresso libero. L’esposizione di quest'anno omaggia Raffaello con il capolavoro che raffigura la cosiddetta Madonna Esterházy, proveniente dal Museo delle Belle Arti di Budapest. Un'opera dai richiami leonardeschi, per stessa volontà dell'autore, che creerà molta attesa tra milanesi e turisti. Il dipinto segna un momento importante nella vita di Raffaello: coincide infatti con la conclusione del periodo trascorso a Firenze, prima di essere chiamato a Roma da Papa Giulio II. L'opera verrà accolta da altri due dipinti milanesi, simili per soggetto e per epoca: la Vergine del Borghetto, la migliore copia antica della Vergine delle rocce di Leonardo, e la Madonna della Rosa di Giovanni Antonio Boltraffio: sarà così possibile osservare le affinità nelle espressioni dei volti e nelle pose dei personaggi, ma anche le profonde differenze nelle concezioni di paesaggi e luci, in modo da mettere a confronto Raffaello con i seguaci di Leonardo.

 

RAFFAELLO La Madonna Esterhazy

Milano, Palazzo Marino Sala Alessi 3 dicembre 2014 - 11 gennaio 2015

Orari:

Tutti i giorni dalle ore 9.30 alle 20.00 (ultimo ingresso alle ore 19.30) Giovedì dalle ore 9.30 alle 22.30 31 dicembre chiusura ore 18.00 1 gennaio chiusura ore 22.30

 

 

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Stasera 22 dicembre l'artista Flavio Favelli presenterà al pubblico la sua ultima opera Campioni nell'ex capannone PortoFluviale a Roma, nell'ambito del progetto SKIN TaSTE. L'opera consta di un manifesto di circa 150 mq, sul quale si succedono figurine di undici giocatori di calcio che indossano le maglie della AS Roma e della SS Lazio, ossia calciatori accomunati dal fatto di avere militato in entrambe le società nel corso della loro carriera. La successione racconta implicitamente storie di vite e di contraddizioni, le figurine sono infatti strettamente legati ai ricordi d'infanzia di Favelli. In Campioni si mischia il linguaggio aulico dell'arte con quello POPolare del gioco del pallone, l'intento è quello di celebrare personalità sportive e di smitizzare la passionalità del tifo calcistico. L'installazione, visibile al pubblico fino al 22 marzo 2015, fa parte del progetto SKIN TaSTE, ideato e curato da Adriana Rispoli per PortoFluviale in collaborazione con Incontri Internazionali d'Arte e con il supporto di Banca Generali|Private Banking; ogni anno un artista è chiamato a reinterpretare la facciata dell'ex deposito degli anni 50 con un'opera site-specific realizzata con carta da manifesto. Alla base del progetto sta la volontà di riqualificare esteticamente l'area metropolitana e di generare una sinergia tra il mondo dell'arte e il mondo del cibo, grazie ad artisti attenti nel trasmettere determinati vissuti e a catalizzare su di essi l'attenzione del visitatore. Flavio Favelli, nato a Firenze nel 1967, vive e lavora a Savigno (Bologna). Il suo percorso estetico si è caratterizzato come un'indagine sui flussi di esistenza e come una rappresentazione della memoria soggettiva. Ha esposto in importanti spazi e musei d’arte contemporanea in Italia e all’estero, tra cui MAXXI di Roma, Castello di Rivoli di Torino, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, GAMEC di Bergamo, MAMBO di Bologna, MACRO di Roma, Peggy Guggenheim Collection di Venezia, Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro, Museo Marino Marini di Firenze, Museo del 900 di Milano, Museo Pecci di Prato, Palazzo delle Papesse di Siena, Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano, Anita Zabludowicz Collection di Londra, MOCA, Chicago, ICC di New York e Los Angeles. Ha partecipato a due Biennali di Venezia: la 50°edizione in "Clandestini", a cura di F. Bonami e la 55° edizione in "Vice Versa", Padiglione Italia a cura di B. Pietromarchi, e alla Biennale dell’Avana nel 2012. Di recente ha inaugurato una mostra personale alla Maison Particulière di Bruxelles.

PORTOFLUVIALE via del Porto Fluviale 22, Roma tel. 06 5743199 www.portofluviale.com inaugurazione: 22 dicembre, ore 18.00

22 dicembre 2014 - 22 marzo 2015

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Assistere alle sue mostre è un po’ come fare un viaggio: dopo l’ultima mostra realizzata a Milano al Palazzo della Regione, Steve McCurry torna alla Villa Reale di Monza dal 30 ottobre fino al 6 aprile.

La prima rassegna  italiana dedicata a Steve McCurry è stata allestita a Milano a Palazzo della Ragione nel 2009: una grande occasione per scoprire la sua inimitabile produzione fotografica, che va ben oltre la ragazza afghana dagli occhi verdi, icona apparsa qualche anno prima sulla copertina di Naural Geographic. Dopo cinque anni sono  500.000 i visitatori delle sue mostre.

In questi anni l'artista ha avuto occasione di ampliare i suoi orizzonti e soggetti, grazie ai numerosi viaggi dall’India alla Birmania, dall’Afghanistan alla Cambogia, ma anche in Giappone, in Italia, in Brasile, in Africa, e continuando una  ricerca iniziata negli anni 70 con il portfolio realizzato in India e poi con il primo importante reportage in Afghanistan.

Da qui l'idea di istituire una nuova mostra: il suo lavoro viene presentato in una prospettiva diversa, che, partendo dai suoi intramontabili ritratti, spazia in una ricerca senza fine dello spazio e dell’umanità.

La mostra si sviluppa a partire dai lavori più recenti di Steve McCurry e da una serie di soggetti in cui evidente è la sua assidua ricerca, anche se non mancano alcune delle immagini più conosciute, a partire dal ritratto di Sharbat Gula, che è diventata una delle icone assolute della fotografia mondiale.

Nuova è la mostra e nuovissimo l'allestimento: progettato da Peter Bottazzi, le circa 150 le immagini  diventano parte integrante dell’architettura della Villa, nella quale si immergono completamente. Il percorso di visita si apre nel monumentale corridoio degli Appartamenti privati  con una sorprendente galleria di ritratti e si sviluppa nelle sale del Secondo piano nobile, ciascuna delle quali è allestita intorno ad un tema iconografico, con un richiamo alla scenografia teatrale e all’installazione di arte contemporanea.

In ogni scatto di McCurry è racchiuso un complesso universo di esperienze ed emozioni. Per questo motivo, oltre a essere uno dei più grandi maestri della fotografia del nostro tempo, è un punto di riferimento per un larghissimo pubblico, soprattutto di giovani, che nelle sue fotografie riconoscono un modo di guardare il nostro tempo e, in un certo senso, "si riconoscono". A questi l'autore consiglia di viaggiare proprio come ha fatto lui, spinto dalla voglia di perlustrare il mondo per poi cambiarlo in meglio. " Essere paziente" è il suo segreto: solo così infatti riesce a conquistare la fiducia delle persone che inevitabilmente si lasciano andare dinnanzi a lui e alla sua macchina fotografica.

Accanto ai suoi capolavori sorge anche una documentazione nella quale viene raccontata la sua vita e la sua professione.

Dal 30 ottobre 2014 al 6 aprile 2015 sarà possibile visitare la mostra, composta da immagini di grande formato, accompagnati da una autoguida e una serie di video illustrativi dell’esposizione.

 

 

Costo del biglietto:

Intero: 12 euro Ridotto: 10 Ridotto speciale: 4 euro

 

Mostra Steve Mccurry

Villa Reale di Monza

Dal 30 ottobre 2014 al 6 aprile 2015

 

 

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Mercoledì 3 dicembre 2014 dalle 18.30 alle 20.00, si svolgerà presso la Galleria Carla Sozzani di Milano, l'incontro con il fotografo Gabriele Croppi per la presentazione del suo libro “New York – metafisica del paesaggio urbano” (Sime Books Editore, Istituto Italiano di Fotografia), introdotto da Mariateresa Cerretelli, giornalista e photo editor di Class. La Grande Mela, nonché la città più fotografata al mondo, viene osservata dal un punto di vista "metafisico" del fotografo, che alla verticalità dei grattacieli preferisce punti di vista orizzontali, restituendoci una visione della città inedita, tra contrasti potenti di luci e ombre e presenze inconsuete e misteriose che restituiscono una New York nuova e ancor più coinvolgente. La peculiarità del lavoro di Gabriele Croppi è la ricerca di figure solitarie immerse nelle zone più frequentate e caotiche della città, facendo sì che le pellicole raccontino allo spettatore microcosmi contenenti le angosce della vita umana.

 

Galleria Carla Sozzani Corso Como 10 – 20154 Milan, Italia tel. +39 02.653531 fax +39 02.29004080 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.galleriacarlasozzani.org

 

 

 

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La Triennale di Milano insieme al CRT (Centro Ricerche Teatrali) Milano dedicano una rassegna artistica alla "Nuova Africa", ovvero le nuove generazioni africane allevate in Occidente.

Una tre giorni di mostre e concerti che raccontano i giovani metropolitani, internazionali e cosmopoliti, figli della diaspora nera: nati in Africa ma cresciuti nel mondo, sono gli Afropolitan dalla nuova e apolide identità nera. Facenti parte della classe media, sono “mobile, sociable and attractive”, come li ha definiti così la CNN, che ha dedicato loro uno speciale sulla nuova imprenditoria Afropolitan, appuntoche sta conquistato spazi sempre più ampi nel campo dell’economia e delle arti. Il termine Afropolitan, coniato dalla scrittrice ghanese Taiye Selasi, è stato reso celebre dal filosofo camerunense Achille Mbembe, nel saggio "Afropolitanism: la multiculturalità come via africana alla cittadinanza globale", un’esplicita presa di distanza dalle descrizioni apocalittiche del continente nero, come è evidente dalla mostra in Triennale, e un passo in avanti rispetto alla nozione romanticizzata di Eden africano, tutta natura selvaggia, tribù e tradizioni. Gli Afropolitan sono ibridi per definizione, studiano a Parigi, espongono a New York, ma conservano in maniera gelosa e originale le radici africane, specie quelle esoteriche. Sono sperimentatori indomiti, ricercatori per vocazione; narratori ipertestuali in grado d’interpretare i linguaggi della contemporaneità in maniera unica e spiazzante.

La mostra in Triennale, Africa - Big Change, Big Chance, sta a Afropolitan come la Nuova Africa sta al Rinascimento africano degli ultimi decenni. Sono due appuntamenti, tra musica e architettura, mostra e concerti, che la Triennale di Milano e il CRT Milano dedicano a questo grande e complesso continente.

Occuparsi dell’Africa dal punto di vista dell’architettura significa occuparsi di un luogo in cui stanno sviluppandosi alcuni dei fenomeni più interessanti, complessi ed anche inquietanti di questi ultimi anni. La Nuova Africa dei centri urbani, dalla nuova architettura e dalle nuovissime tecnologie, si esprime anche attraverso i nuovi linguaggi musicali degli Afropolitan, per i quali la loro Africa è una eredità culturale, non storica o geografica, che si riflette sui loro, rap, funk,electropop, generi che risuoneranno sul palcoscenico del Teatro dell’Arte, in tre diversi concerti.

Benvenuti quindi nell’Africa del secolo XXI, tra cosmopolitismo, grattacieli, magia nera e autostrade digitali.

Il 5 dicembre, ad aprire Afropolitan, la rassegna musicale del CRT Milano in collaborazione con Triennale di Milano e Afrodisia, sarà José Louis Modabi, aka Pierre Kwenders, cantautore canadese, nato il 31 ottobre 1985 a Kinshasa. Pierre Kwenders è emigrato in Canada quando era adolescente. La sua musica è stata descritta come espressione di World 2.0 e mescola rumba congolese ed elettronica. Pierre Kwenders ha partecipato al Festival internazionale Pop Montréal nel 2013.

Il 6 dicembre è la volta di Baloji, artista belga/congolese nato a Lubumbashi nel 1978 e trasferitosi in Vallonia, all'età di 4 anni. Una storia personale alla ricerca della propria identità: “Laggiù non mi sento particolarmente congolese e qui non mi sento particolarmente belga” - afferma Baloji, il cui nome in lingua swahili significa “stregone”. Hotel Impala, il primo disco, risponde a questo senso di precarietà: da un lato la metropoli, il rap, l’hip hop di matrice francese, il reggae; dall’altro i suoni della tradizione congolese, la rumba, il soul degli anni Sessanta. Il secondo disco, Kinshasa Succursale, amplia l’orizzonte sonoro con rumba congolese, chitarre elettriche, balafon, piano a pollice e una serie di collaborazioni con alcuni dei più importanti musicisti africani.

Chiude la rassegna, il 7 dicembre alle ore 19, Vaudou Game, la band di Peter Solo, cantautore nato a Aného-Glidji, in Togo, luogo di origine della tribù Guin e uno dei luoghi più importanti della cultura Voodoo. Cresciuto nei valori tradizionali rispettosi di ogni forma di vita e dunque dell’ambiente, Peter Solo tiene in vita la sua eredità spirituale e musicale. Il canto, alla radice del voodoo, non era accompagnato da strumenti musicali armonici, era solo la “pelle” a supportare i cantanti: Solo esplora e codifica le scale musicali delle canzoni sacre o profane del voodoo del Benin e del Togo, per riprodurle su strumenti moderni. Non tragga in inganno il suono analogico e il look vintage: questo è funk togolese, nato in epoca postcoloniale, che esplora orgogliosamente le proprie radici.

 

Afropolitan Suoni urbani della nuova Africa

5-6-7 dicembre 2014

Triennale di Milano Viale Alemagna, 6 20121 - Milano Tel 02.724341 -  Biglietteria Tel 02.72434208

Orari: Venerdì 5 ore 21.00 Sabato 6 ore 21.00 Domenica 7 ore 19.00

Biglietti: Intero: 15 € Ridotto: 10€ Carnet tre concerti: 25€

 

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Giovedì 20 novembre 2014 sarà inaugurata presso la Galleria Gomiero in via Rosolino Pilo 11, Milano, la mostra dedicata allo scultore Santo Alligo, artista noto anche per essere un abile grafico pubblicitario (sua la creazione dell’ippopotamo blu Pippo della Lines, in collaborazione con Armando Testa), oltre che collezionista di libri illustrati. Verranno esposte 35 sculture che ripercorrono la vita e la storia artistica di Alligo, nato nel 1948 in provincia di Messina e trasferitosi ancora bambino a Torino, città dove compì i suoi studi accademici. Le opere esposte sono principalmente in terracotta e mostrano una grande forza plastica, pur mantenendo il tratto essenziale dell’espressività del soggetto rappresentato, che sia un volto o un elemento proveniente dal mondo degli oggetti, e sono state create da Santo Alligo tra il 1971 e il 2014. Si va dai ritratti familiari alle opere più recenti, che indagano con ironia l’universo degli oggetti, che inevitabilmente finiscono per intrecciarsi con il mondo colorato e pop della pubblicità, come “Facciasciutta” (2013), “Rossetto” (2014), “Un grande no” (2014). La manualità virtuosa dell’artista ha prodotto figure piene di pathos e armonia che dialogano con lo spazio,  come “Lettura morta“ (1994), “Caro politico…ti scrivo” (2014), “Attesa” (2013), “Domenica. Finalmente!” (2013). Le opere di Alligo spesso trovano una coralità grazie anche all'uso di materiali diversi, come la stringa di cuoio in  “Vecchia sperry” (2013).

Sul suo lavoro, l’artista ha dichiarato: «Negli ultimi lavori ho fatto dialogare la terracotta con altri materiali: cuoio, ferro e soprattutto plexiglas, che, con la sua lucentezza e freddezza, contrasta con il calore e l’opacità della creta. Perché l’uso del colore? Olio, smalto o acrilico, non sono altro che un modo per riallacciarmi all'antichità classica, nella quale quasi tutta la scultura era policroma».

 

Dal 21 novembre al 20 dicembre 2014

Galleria Gomiero via Rosolino Pilo 11, Milano dal martedì al sabato 10.30/13.00 – 15.30/19.00 oppure su appuntamento 348 2637330

Esce il 18 novembre “Un ricordo che vale dieci lire”, vinile in edizione limitata contenente canzoni d’autore italiane interpretate da Federico Fiumani, cantante, chitarrista e autore della storica band fiorentina Diaframma.

 

“Un ricordo che vale dieci lire” è un progetto particolare, frutto sia dell’amore di Federico per la musica che ha contribuito alla sua formazione poetica e artistica sia della generosità dei fan, che con le loro donazioni ne hanno permesso la registrazione su vinile. Il disco è stato prodotto insieme ad Alessandro Grazian, polistrumentista che ha contribuito a regalare una veste semplice e delicata alle undici canzoni che compongono la tracklist. I brani sono stati selezionati nei repertori di artisti come Francesco De Gregori, Luigi Tenco, Lucio Battisti, Giuni Russo, Lucio Dalla, Francesco Guccini, e sono tutti interpretati da Federico Fiumani.

 

“Sono molto contento del risultato di questa operazione” – ha dichiarato Fiumani – “E comunque, se nel '77 non ci fosse stato il punk avrei provato a fare canzoni come queste, ma siccome c'è stato, vi dovete accontentare di un cantautore punk”.

 

 

TRACKLIST di “Un ricordo che vale 10 lire”:

 

  1. Souvenir (De Gregori) - 2:18
  2. Quando ero soldato (Bardotti-Reverberi) - 2:15
  3. Lontano lontano (Tenco) - 2:46
  4. Donna di fiume (Lolli) - 4:33
  5. Lo scapolo - (P. Conte) - 3:58
  6. ...E penso a te (Battisti-Mogol) - 3:17
  7. Danze (Zenobi) - 5:21
  8. Io che amo solo te (Endrigo) - 2:38
  9. Mai (Russo-Sisini-Malgioglio) - 3:11
  10. Incontro (Guccini) - 4:13
  11. Un giorno credi (Trampetti-Bennato) - 2:52
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