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Il caldo è arrivato, e a darne i primi segnali è il ritorno delle rondini in città! E mai come quest’anno Milano è invasa di rondini!!!

A partire dal 22 aprile fino al 30 giugno 2014, il Cortile d’Onore di Palazzo Morando, insieme a Palazzo Moriggia e al Castello Sforzesco, verrà popolato da “NIDO DI RONDINI”, una installazione di gigantesche sculture colorate realizzate in plastica rigenerata.

Anche quest’anno, come in occasione delle passate edizioni, Cracking Art Group si fa promotore della salvaguardia dell’arte antica e monumentale nazionale attraverso il motto L’Arte che rigenera l’Arte.

Quello che era nato come progetto Rigeneramento del gruppo artistico nel 2012 con le chiocciole sul tetto del Duomo per sostenere il restauro della guglia maggiore, proseguito nel 2013 con le rane sui Navigli per il recupero delle chiuse leonardesche alla Conca dell’Incoronata in San Marco, quest’anno, alla terza edizione, continua con le rondini nei cortili del Castello Sforzesco, di Palazzo Moriggia e Palazzo Morando per il restauro del Monumento equestre a Bernabò Viscontirealizzato da Bonino da Campione, esposto nel Museo d’Arte antica del Castello Sforzesco.

Visitatori, cittadini e pubblico dei Musei potranno contribuire al restauro dell’opera attraverso l’acquisto al costo di 20 €, presso i punti di raccolta fondi gestiti da, Associazione Italia Nostra ONLUS, di una piccola scultura di rondine.

Le installazioni rientrano nell’ambito de “ La Primavera a Milano”, rassegna culturale e di intrattenimento promossa dall’Assessorato Cultura del Comune di Milano.

 

Un’immancabile opportunità per potersi immergere nell’arte passeggiando per la città

 

INFO Cracking Art Group Paolo Sciortino +39 333 6258201 www.crackingartgroup.com

Ufficio Stampa Lucia Crespi, Chiara Cereda +39 02 89415532 - 02 80401645 lucia(at)luciacrespi.it - chiara(at)luciacrespi.it 

Polo Musei Storici e Musei Archeologici Servizio Musei Storici | Ufficio Comunicazione via Borgonuovo 23, Milano +39 02 884 62330 / 45924 | c.museorisorgimento(at)comune.milano.it

 

Inaugura mercoledì 18 giugno alle ore 19.30 alla B-Gallery, “SFIGGY VROOOM!” la prima personale a Roma di Alessio Bolognesi, l’artista ferrarese papà di Sfiggy, l’anti-eroe neopop totalmente bianco con occhietti vispi, sorriso sghembo, pieno di cicatrici che con la sua apparente aria da sfigato riesce a essere portatore di istanze rivoluzionarie e della giusta carica di ironia e divertimento che ci permettono di guardare avanti e, come suggerisce il titolo della mostra “viaggiare a tutto gas, come in sella a una potente moto rombante… SFIGGY VROOOM!”.

Per questa prima romana, Sfiggy farà il suo ingresso nella capitale domenica 15 giugno dalle ore 10.30 in via Marilyn Monroe, dove Alessio Bolognesi realizzerà un murale  per [COLLA] INTERNATIONAL STICKER ART SUMMIT, il festival internazionale e indipendente dedicato alla sticker e poster art.

 

INFO:

B-GALLERY

Piazza di Santa Cecilia 16, Roma

Opening: mercoledì 18 giugno ore 19.30

Periodo: 18 giugno – 01 luglio 2014

Orari: Tutti i giorni dalle 8:00 alle 23:00; Domenica fino alle 20:00; Chiuso il Lunedì

Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Conoscete e amate le opere del maestro Gustav Klimt?! Se è così, non potete perdervi la mostra in corso a Palazzo Reale dall'11 marzo e fino al 13 di luglio, che vi permetterà di immergervi nell'incanto e nella fascinazione che i dipinti dell'artista sanno sempre suscitare in chi vi si trova al cospetto, un viaggio questo, che è un'esperienza estetica ed emotiva che non dimenticherete.

Noi di Nerospinto ci siamo stati e vogliamo anticiparvi qualcosa di questa straordinaria esposizione, "Klimt. Alle origini di un mito" è una mostra promossa dal comune di Milano-Cultura, 24 Ore Cultura e Arthemisia Group, realizzata grazie alla collaborazione con il Museo Belvedere di Vienna, e curata da uno dei più famosi studiosi di Klimt, Alfred Weidinger.

L'esposizione si propone di indagare non solo il suo lavoro artistico, ma anche i rapporti familiari e affettivi di Klimt, esplorando gli inizi alla Scuola di Arti Applicate di Vienna e la sua grande passione per il teatro e la musica, attraverso  opere provenienti anche da altri importanti musei, tra cui diversi capolavori come Giuditta II, Girasole e Acqua mossa.

Il percorso espositivo si compone di ben 100 opere, nel tentativo di illustrare tutta la carriera dell’artista austriaco: dagli anni della sua formazione con gli studi di arte applicata all’istituto di Art and Craft, a quelli della Secessione Viennese (1897) che auspicava un rinnovamento artistico, per concludere il percorso con la ricostruzione del famoso Fregio di Beethoven (1902). Va detto che di Klimt sono esposti solo 20 dipinti ad olio, ma a mio parere ne vale comunque la pena, in quanto si possono ammirare dei grandi capolavori come Fuochi Fatui, Salomè, Adamo ed Eva (1917), una delle ultime opere dell’artista rimasta incompiuta.

Visitando l'esposizione si parte dalle prime opere, quelle più influenzate dall'arte accademica ufficiale, e ancora di uno stile acerbo, ma che già di differenziavano, per alcuni aspetti, da quelle degli artisti che erano suoi contemporanei, maestri e compagni di studi, nel confronto diretto con le opere di questi ultimi, alle creazioni più mature, influenzate dalla decorazione geometrica bidimensionale tipica delle stampe giapponesi tanto diffuse in quegli anni, con la ricchezza decorativa dell'Art Nouveau, di cui l'artista è considerato uno dei massimi rappresentanti, che si esprimeva anche nell'architettura e nel design di inizio '900, alle atmosfere decadenti e affascinanti delle sue figure umane. I personaggi si fanno preziosi e sempre più distanti, appartengono ad una realtà metafisica ed eterna, raccogliendo gli elementi tipici di un simbolismo prezioso, i richiami all'inconscio, la ricchezza e la morbidezza flessuosa delle forme.

Centrale è la rappresentazione femminile, dalla figura della donna ripresa nella vita quotidiana, alla prostituta, alla femme fatale sensuale, spesso ritratta con i capelli rossi o fluttuante come una sirena (stile molto in voga all'epoca, se si pensa alla Salomè di Oscar Wilde e alle illustrazioni di Aubrey Beardsley) , all'immagine crudele ma seducente che stringe in mano la testa di Giovanni Battista, drammatica e affascinante. Allegoria, simbolismo e un nascente espressionismo fanno di klimt il rappresentante di un’epoca “apparentemente” d’oro che si interrogava sull’esistenza, la vita, la morte, la vecchiaia, la fama, il rapporto uomo-donna, sulla natura, mettendo al primo posto l’umanità.

In lui prevale l'evocazione della realtà, piuttosto che la sua rappresentazione; la linea elegante, morbida e sinuosa, la bidimensionalità delle forme, l'accostamento sapiente dei colori, il preziosismo. Ma l'arte di Klimt non è esclusivamente espressione di un mondo interiore angosciato, come appare in molte sue opere: è capace di rendere al meglio anche l'ultima magica poesia di un bel paesaggio o la forza interiore che emana dai visi di alcuni ritratti femminili.

Di particolare rilievo i dipinti esposti che rappresentano "La Filosofia" e "La Medicina", la prima nonostante le critiche ricevute vinse il primo premio all'Esposizione Universale di parigi del 1900. Non si tratta più del limpido stile storicista tanto amato dai viennesi, ma un fluire di corpi simbolici e metafisici; non una parata dei grandi pensatori del passato ma un turbinio di forze oscure e non rassicuranti. A sinistra una massa di corpi in diversi atteggiamenti, giovani e anziani, disperati o sereni; a destra uno sfondo punteggiato di stelle su cui aleggia un volto misterioso (l'enigma del mondo) mentre in basso spunta un volto femminile radioso: La Filosofia. Klimt presenta La Medicina nello stesso stile de La Filosofia: stessi corpi fluttuanti che simboleggiano la vita, in mezzo ai quali vi è la Morte; si distacca una figura femminile nuda che rappresenta la liberazione dal dolore. In basso la figura mitologica di Hygeia (Igea) figlia di Esculapio, che impersona la medicina.

L'artista irrompeva i primi anni del ‘900 sulla scena austriaca insieme ad un gruppo di artisti ostili agli insegnamenti tradizionali dell’Accademia. Durante l'esposizione si illustra anche l'aspetto  privato ed intimo dell'uomo, dal rapporto con i due fratelli minori Ernst e George con i quali Gustav Klimt fondava la “Compagnia degli Artisti”, a quello artistico e professionale, per dedicare invece la sala finale al tema del fregio che fa da epilogo alla mostra, utile ad interpretare il nucleo espressivo dell’arte di Klimt.

La visita si muove sulle note della musica dell'epoca, e di brani di musica classica più nota con compositori come Beethoven, diffusa per le diverse sale, in particolare nella stupenda sala che contiene "Il Fregio di Beethoven" ispirato dalla nona sinfonia del musicista ricostruito così come Klimt l’aveva allestito nel 1902. Resta l’impressione di entrare nell’atmosfera dell’opera. Il fregio occupa tre pareti della sala (come allora) è formato da sette pannelli di 2 metri di altezza e 24 di lunghezza. Per far risaltare la superficie Klimt inserì frammenti di specchi, vetri e chiodi su una tecnica già molto elaborata di caseina su intonaco. Questo dipinto, in cui Klimt raffigura l’eterna lotta tra il male e il bene, è un tentativo di ricerca della felicità, simboleggiata da un albero dorato della vita e una ragazza che aspetta l’amato per abbracciarlo: una felicità ritrovata. Lo spazio è ricco di elementi decorativi che provengono da culture diverse, la presenza di figure che fluttuano accompagnando il cavaliere che, alla fine del suo percorso, giunge in un mondo di pura gioia che culmina in un bacio. La magia di questa sala è amplificata dalla musica di sottofondo che la rende davvero incantevole. Altri capolavori di Klimt sono ‘Salomè’, la tagliatrice di teste, la donna attraente e funesta, e ‘Adamo ed Eva opera finale di questa mostra, opera incompiuta, celebra la fine di un'epoca, la donna è bionda e l'uomo l'abbraccia rilassato,  quasi fosse la rappresentazione di un paradiso perduto, questa, tra le utlieme creazioni di Klimt, sembra celebrare l'aura di un mondo dorato che già non c'era più, o che forse mai c'era stato, se non in un lontano ideale soltanto evocato, ma che sempre riesce a rivivere ai nostri occhi nello splendore della sua opera.

 

 

 

Klimt. Alle origini di un mito

 11 marzo 2014 - 13 luglio 2014

 Palazzo Reale, Milano

 

ORARI:

Lunedì: 14.30-19-30

Martedì, mercoledì e domenica: 9.30-19.30

Giovedì, venerdì e sabato: 9.30-22.30

 

BIGLIETTI: intero €11, ridotto €9.50, ridotto speciale € 5.50

 

PER INFORMAZIONI:

www.comune.milano.it

www.klimtmilano.it

 

Giovanna Canonico

Dal 7 Giugno al 3 Novembre 2014 un grande evento a Ca’ Corner della Regina a Venezia: Art or Sound.

La Fondazione Prada presenta dal 7 giugno al 3 novembre 2014 a Ca’ Corner della Regina a Venezia la mostra “Art or Sound”, a cura di Germano Celant. La mostra “Art or Sound” concepita come un’indagine attraverso il passato e il nostro presente ha l’obiettivo di analizzare lo sviluppo di un dialogo produttivo e articolato: affronta le problematiche del rapporto tra arte e suono e degli aspetti iconici dello strumento musicale, nonché del ruolo dell’artista musicista e degli ambiti in cui arti visive e musica si sono incontrate e confuse.

La mostra intende sottolineare il rapporto di simmetria e ambivalenza che esiste tra opera d’arte e oggetto sonoro, proponendo una rilettura dello strumento musicale che diventa entità plastico-visiva e viceversa, fenomeno riscontrabile nel corso della storia dal Seicento a oggi. “Art or Sound” analizza dunque lo sconfinamento tra produzioni artistiche e sonore, tra musica e arti visive, con l’idea di evidenziarne il costante scambio, senza ricercare inutili classificazioni.

Il vernice della mostra si terrà da Mercoledì 4 a Venerdì 6 Giugno.

Il percorso storico prende il via con gli strumenti musicali realizzati con materiali inusuali e preziosi da Michele Antonio Grandi e Giovanni Battista Cassarini nel Seicento e con gli automi musicali - complessi oggetti artistici che uniscono valore estetico e produzione sonora - creati, ad esempio, dall’orologiaio svizzero Pierre Jaquet-Droz nel Settecento. Prosegue con strumenti automatici e dispositivi meccanici dell’Ottocento in grado di visualizzare la musica attraverso luci e colori. Saranno presentate le ricerche nel campo della sinestesia e le sperimentazioni delle Avanguardie storiche come i celebri Intonarumori (1913) dell’artista futurista Luigi Russolo e alcuni oggetti di Giacomo Balla.

La mostra riunisce, inoltre, strumenti e opere di musicisti come Alvin Lucier e John Cage, lavori di artisti degli anni Sessanta, quali le scatole sonore di Robert Morris e Nam June Paik, sculture cinetiche realizzate da artisti come Takis e Stephan von Huene e, ancora, installazioni sonore come Oracle (1962-’65) di Robert Rauschenberg e Handphone Table (1978) di Laurie Anderson.

Saranno in mostra anche esempi di appropriazione iconica e formale dello strumento musicale, come i pianoforti di Arman, Richar senza didascalie senza didascalie d Artschwager e Joseph Beuys, assieme a strumenti ibridi, vere e proprie sculture da suonare, come le chitarre e i violini di Ken Butler e i banjo di William T. Wiley.

Questa esplorazione nel territorio ambiguo tra arte e suono si spingerà verso le ricerche più recenti di artisti come Christian Marclay, Janet Cardiff, Martin Creed e Doug Aitken, fino a documentare la produzione di una nuova generazione rappresentata, tra gli altri, da Anri Sala, Athanasios Argianas, Haroon Mirza, Ruth Ewan e Maywa Denki.

 

 

Una mostra imperdibile per tutti gli appassionati d’arte!

 

 

 

 

CA’ CORNER DELLA REGINA

 

Santa Croce 2215 – 30135 Venezia

Fermata San Stae, Linea 1

 

VERNICE: da mercoledì 4 a venerdì 6 giugno 2014

 

DATE E ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO: 7 giugno – 3 novembre 2014; dalle 10.00 alle 18.00 (chiuso il martedì)

 

INFORMAZIONI

T + 39.041.8109161, Venezia T + 39.02.54670515, Milano Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.fondazioneprada.org

Una grande inaugurazione l’8 Maggio 2014 alle ore 18.30: GHORAMARA… sulle rive di un’isola che svanisce. 

 

La galleria AMY D Arte_Spazio in occasione del Photofestival di Milano espone dal 29 aprile al 25 maggio 2014 le opere di Daesung Lee dal titolo “GHORAMARA… sulla riva di un’isola che svanisce”, progetto economART sui profughi ambientali dell’effetto serra.

La mostra Personale di Daesung Lee è curata di Anna d’Ambrosio e inaugurerà l’8 Maggio alle ore 18.30.

 

Il direttore della Scuola di Studi Oceanografici ha affermato all’Indipendent Sugata Hazra: “È solo questione di tempo, qualche anno e sarà anche lei inghiottita del tutto dalle acque marine che sono in costante aumento”.

Queste parole si riferiscono a Ghoramara, un’isola del delta del Gange i cui abitanti, come guerrieri, resistono a quello che per loro è il peggior nemico: l’effetto serra.

Dal 2007, anno in cui anche la vicina isola di Lohachara è scomparsa sotto il livello del mare, 10mila persone insieme ai profughi di Ghoramara hanno trovato rifugio sull’isola di Sagar, che ha già perso a sua volta oltre 3.000 ettari di superficie.

Sono dozzine di isole, con oltre 70mila abitanti, che rischiano di ingrossare l’esercito di profughi climatici.

Dopo l’isola polinesiana di Tuvalu anche le isole Maldive, Marshall, così come le zone costiere dell’India, Egitto, Bangladesh sono a rischio con tutto il loro delicato ecosistema.

L’artista coreano Daesung Lee ha ripreso uomini, donne, bambini, animali nella loro bellezza fiera. Sono ritratti di destini intrecciati ed ineluttabili; come guerrieri solitari che resistono ancorati a pochi lembi di terra.

L’intento della fotografia di Lee è La bellezza della costa erosa che scompare con immagini surreali e fiabesche simbolo di un fato impossibile da evitare.

 

“Gran parte degli oggetti che usiamo nella vita quotidiana sono prodotti da persone che non conosceremo mai… questo “effetto farfalla”, eco dello sfrenato consumismo occidentale, crea seri danni altrove, il mondo è più connesso dalla globalizzazione di quello che immaginiamo”. …Tutto è connesso, nulla vive nell’isolamento. Afferma Daesung Lee.

Daesung Lee è un fotoreporter internazionale e con il suo talento ha deciso di ritrarre queste persone, la gente di Ghoramara Island (West Bengal, India). Le sue immagini, che raccontano la vita di un’isola colpita dal cambiamento climatico e la storia di una popolazione che ha dovuto lasciare i luoghi d’origine, hanno vinto il Sony World Photography Awards 2013.

 

Una mostra emozionate e forte vi aspetta all’AMY D Arte_Spazio!

 

 

 

INFO

In mostra dal 29 aprile al 25 maggio 2014

Lunedì - venerdì 09.00 - 12.00 / 15.00 -19.00

Sabato e festivi su appuntamento

 

Con la partecipazione di: The Secret Gardens

 

AMY D Arte_Spazio   

Via Lovanio 6, 20121 Milano (Italy)

Tel. +39.02.654872

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.amyd.it

MM2 Moscova / bus 43-94 Via Statuto

Dal 5 al 7 Maggio un grande spettacolo, un balletto da non perdere, un appuntamento da segnare in agenda: Le Quattro Stagioni.

 

Le Quattro Stagioni sono una produzione Spellbound Contemporary Ballet con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività culturali. Lo spettacolo ha debutta il 6 Marzo 2010 al Teatro Verdi di Pisa. La coreografia e set concept è a cura di Mauro Astolfi, gli interpreti sono Maria Cossu, Marianna Ombrosi, Alessandra Chirulli, Giuliana Mele, Gaia Mattioli, Sofia Barbiero, Mario Laterza, Giacomo Todeschi, Michelangelo Puglisi. Le musiche originali sono di Luca Salvadori

e le musiche sono a cura di Antonio Vivaldi, il disegno luci di Marco Policastro, l’elaborazioni video di Enzo Aronica e le scene di Esse a Sistemi.

 

Il coreografo Mauro Astolfi spiega così le sue quattro stagioni: Dietro l’apparente quadro iconografico rappresentato dal susseguirsi delle ”stagioni” con tutta la simbologia annessa, i suoi simboli atmosferici…si percepisce un significato molto profondo, meno visibile, ma che arriva a toccare piani molto vasti e meno soggettivi. Le “mie “ Quattro Stagioni abitano fuori e dentro una piccolo spazio, che si innalza, trascina e soffoca a momenti..ma che ripara, unisce, protegge…sembra una casetta, ma è una nave, un albero…un posto misterioso da cui osservare le stagioni che mutano, un posto da dove partecipare in prima persona al ciclo della natura che si rinnova…e l’autunno, non solo foglie che cadono, la primavera, non solo fiori che spuntano…ma una natura dentro di noi, un rituale magico primordiale…un evento che si immagina, poi si cerca di imitare, poi si cerca di impossessarsi dello spirito stesso dell’evento. Gli eventi si evocano per diventarne parte integrante, partecipando al dramma della natura che muore..ma vedere un po’ più in là il seme della futura rinascita. Spellbound Contemporary Ballet vive questa avventura sprofondata nella terra e sul ramo più alto degli alberi…quando è sera si torna a casa.”

 

Luca Salvadori, che si è occupato delle musiche dello spettacolo, commenta e descrive i suoni che vengono evocati dalle diverse stagioni: “L’alternarsi delle stagioni è come un cerchio che si chiude e ricomincia, una spirale continua, senza interruzioni, sempre diversa e sempre uguale; la musica sarebbe una materia ideale per raccontare questo ciclo di perenni ripetizioni variate, ma è inadeguata a renderne la concretezza, quella solida realtà che regola la vita sulla terra. Per questo ho deciso di usare frammenti musicali eterogenei che di volta in volta accendessero un piccolo riflettore su un dettaglio significativo: i suoni della natura, le voci degli uccelli, un ritmo di danza, una melodia modale dal sapore arcaico, sonorità elettroniche astratte, il suono di uno strumento insolito come la glassharmonica o il  flauto basso, ad esempio. Come dire, un caleidoscopio di situazioni che si riunissero, di volta in volta, sotto l’etichetta di una “stagione” per offrire una chiave di lettura parziale, evocativa più che esplicativa: suggestioni in luogo di spiegazioni. Il confronto con il capolavoro di Vivaldi ho cercato di virarlo in positivo (la sfida sarebbe stata persa in partenza, ovviamente) provando a considerarlo una risorsa dialettica: complementarietà nelle differenze, ricchezza raggiunta dall’avere più punti di osservazione per mettere a fuoco un oggetto sfuggente. Di conseguenza vi ho accostato materiali e stili eterogenei, come immaginando la complessità di un paesaggio sonoro che nelle mutazioni cerca una delle ragioni di esistere. Queste musiche sono state pensate per la danza, per le coreografie di Mauro Astolfi, e quindi sono nate col desiderio di volersi completare altrove, fuori dalla dimensione del puro suono, e consapevoli che, una volta entrate nel cerchio magico dei corpi in movimento, avrebbero ricevuto in cambio qualcosa. Forse la misteriosa spirale di intersezioni e reciproche influenze tra musica e danza è un altro modo per rappresentare la mutevolezza inafferrabile delle stagioni.”

 

 

Lasciatevi trasportare in un favoloso viaggio tra le stagioni, immergetevi nelle sonorità musicali diverse che ogni stagione evoca e lasciatevi affascinare dalle coreografie.

 

 

 

AL TEATRO MANZONI

Via Manzoni 42, Milano

T. 02 7636901

www.teatromanzoni.it

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DAL 5 al 7 MAGGIO 2014

ORARIO: ore 20,45

BIGLIETTO:

- poltronissima € 25,00

- poltrona € 16,00

 

Al Palazzo Reale di Milano continua la mostra dedicata all’uomo che ha rivoluzionato l’arte contemporanea del ‘900, Piero Manzoni, iniziata il 26 marzo.

 

 

Piero Manzoni è figlio di Egisto dei conti Manzoni, nasce a Soncino ma cresce a Milano, dove termina gli studi. Inizia a dipingere nel 1955 con impronte di oggetti banali  come ad esempio chiodi, forbici o tenaglie ma è nel 1958 che mette a punto le "tavole di accertamento" e gli "Achromes" (in francese: incolore) per le quali viene ritenuto tutt’ora un artista rivoluzionario. Gli “Achromes” sono tele o altre superfici ricoperte di gesso grezzo, caolino, su quadrati di tessuto, feltro, fibra di cotone, peluche o altri materiali. Comincia ad esporre le sue opere alla Galleria Bergamo e tiene inoltre una personale mostra alla Galleria Pater di Milano con Enrico Baj e con l’amico di famiglia nonché personalità di spicco, Lucio Fontana.

Negli anni successive, oltre a continuare la ricerca sugli "Achrome", inizia a creare oggetti concettuali come le "Linee" e progetta di firmare corpi viventi come se fossero opere d'arte, rilasciando "certificati di autenticità", ad esempio firmando la sua scarpa destra e dichiarandola opera d'arte. Produce 45 "corpi d'aria": comuni palloncini riempiti d'aria che poi saranno chiamati "fiato d'artista". Nel 1961 l'autore sigillò le proprie feci in 90 barattoli di latta, identico a quelli per la carne in scatola, ai quali applicò un'etichetta, tradotta in varie lingue, con la scritta «merda d'artista. Contenuto netto gr. 30. Conservata al naturale. Prodotta ed inscatolata nel maggio 1961». Sulla parte superiore del barattolo è apposto un numero progressivo da 1 a 90 insieme alla firma dell'artista.

L'artista mise a questi barattoli il prezzo corrispondente per 30 grammi di oro, alludendo al valore dell'artista che grazie ai meccanismi commerciali della società dei consumi poteva vendere al valore dell'oro una parte di se stesso.

Il controverso artista milanese famoso a livello internazionale per i suoi "Achrome" e "Merda d'artista", viene raccontato in un’esposizione che grazie ad un percorso che documenta con opere primarie tutti gli aspetti della sua attività artistica.

A poco più di cinquant’anni dalla morte improvvisa di Piero Manzoni, la sua opera è riconosciuta sempre più come una delle esperienze fondamentali dell’avanguardia del XX secolo.

 

 

 

Avete fino al 2 giugno per visitare la mostra che rende doverosamente omaggio all’ artista che ha rinnovato profondamente l'idea stessa di arte d'avanguardia, non perdetevela!

 

 

 

 

Biglietti:

 

INTERO: 12,50 euro

 

RIDOTTO: 11,00 euro valido per studenti under 26, under 18 anni, over 60, disabili, militari, forze ordine non in servizio, insegnanti

 

RIDOTTO SKIRA: 11,00 euro valido per possessori tessera Club Skira

Finalmente è uscito in edizione digitale il libro d’artista dal titolo “Tabula Rasa” a cura di Michela Morelli e Roberta D’intinosante.

 

Dopo essere stato esposto in collettive e personali e dopo aver ricevuto vari articoli a riguardo, “Tabula Rasa” raggiunge tappa della pubblicazione.

I lavori di Valeria Pierini, giovane fotografa che riesuma quell’atmosfera un po’ snob, disperata, sospesa, arrabbiata, sicura e al tempo stesso folle e curiosa dell’epoca beat, sono stati pubblicati da testate quali Rolling Stones, Lazagne Art Magazine, Juliet Art Nerospinto e Vanity Fair. E’ stata selezionata in numerosi concorsi e tra le ultime mostre personali ricordiamo: ‘Tabula Rasa ‘e ‘Io tra di voi’ a Perugia e Jesi, ‘Requiem’ durante il SI FEST OFF di Savignano sul Rubicone e ‘Uno e infinito’ in esposizione permanente al Primavera Mini Hotel di Perugia. Tra i vari proget nel 2014, spicca tra tutti la presenza a ‘Martyrium Sanctae Eulaliae’, progetto espositivo itinerante tra la Spagna e l’Italia che partirà dal Museo Europeo Di Arte Moderna di Barcellona”.

 

Il lavoro nasce della collaborazione con Htcos duo audio-visivo abruzzese, fondato nel 2010 da Marco Marzuoli e successivamente ragiunto da Alessandro Sergente, e si compone oltre che del progetto completo, anche degli studi avvenuti in fase preparatoria contenendo infatti foto di prova e altre scartate dalla selezione principale.

Nasce nel 2013 dall'incontro e lo scambio con How To Cure Our Soul ed e ispirato al loro Tabula Rasa (Setola di Maiale Records, 2012).

 

“Tabula Rasa- za dell’onironauta appare in quest’ottica emblematica, poiché essa dimostra la capacità cosciente dell’uomo di interferire sulla realtà, ch’essa sia onirica e surreale o che coincida con il mondo esteriore. è a livello conscio e inconscio il motore primo.”

Afferma Roberta D’Intinosante, una delle due curatrice del libro d’artista.

Michela Morelli, anche lei curatrice dell’opera, dichiara invece: “La ricerca di Valeria Pierini insiste sulla possibilità di fondere le arti. Non si tratta però dell’opera d’arte totale d’ispirazione wagneriana, ma di una possibilità di combinazione che ha qualcosa di inquietante, come parti meccaniche che si adattano ad un corpo umano. Infatti, Valeria Pierini non ricerca una perfetta fusione, ma un’armonica giustapposizione che si rivela nell’impianto scenico delle sue opere.”

 

Nerospinto consiglia di non farsi sfuggire “Tabula Rasa”, di lasciarsi incantare delle fotografie di Valeria Pierini e da questo progetto di collaborazione con Htcos duo!

 

Dall'11 al 13 Aprile, 10 designer, 20 blogger e uno spazio.

 

 

In occasione del Salone Internazionale del Mobile di Milano, Nerospinto in collaborazione con Deuda Vintage&events presenta il collettivo di Designer Space to wear. 

10 giovani designer che mixano tra loro Arte, Moda e design con l’obbiettivo di creare nuovi spazi da indossare o da vivere in maniera coinvolgente attraverso la cura e la ricerca dello stile, in cui la cultura e la creatività veda il suo compimento nel creare uno spazio diverso.

Da far da cornice un’eclettica location di 350 mq: legno, ferro, resina e cemento quali elementi che contraddistinguono precise scelte architettoniche e stilistiche nel delineare un suggestivo spazio post-industriale. Un “contenitore” in cui immergersi ed essere contaminati dall’estro dei designer che nell’esporre, vendere e progettare avranno modo di comunicare e fare così apprezzare il loro concetto di bellezza avvolti da un’atmosfera musicale con live acustici, sorseggiando un cocktail nel lounge bar o assaporando pietanze gourmet al ristorante.

Space to Wear è convinto che non ci sia differenza tra vestire una persona e arredare una casa. Per questo motivo seleziona designer che combinano Arte, Moda e Design. Il primo appuntamento di questo nuovo format non poteva che avere luogo a Milano, durante la fiera del Salone del mobile.

L'elenco degli espositori:

- B-OLD-Battistina Penazzo-CAMPOLONGO MAGGIORE (VENEZIA)

- PATA DESIGN-Patrizia Maule-TRISSINO (VICENZA)

- IN MY VINTAGE ROOM-Marisol Cappetti, Andrea Corsi-BORGO SAN LORENZO (FI)

- ATELIER ROSE-Dea Rose-LUCCA

- NONNO CELESTINO-Valentina Piccirillo, Francesco Bruni-TAVARNELLE VAL DI PESA (FI)

- SIGNORINA FELICITA-Francesca Zanfrognini, Monica Ropa-MODENA

- ANDREA VERDURA ft QUINCY TORINO-Andrea Verdura-FUCECCHIO (FIRENZE)

- MINAS-Cecilia Isola-CASOLA VALSENIO (RA)

- RELOOKER-Federica Fabbri-FORLI'

- KM KARINA MARCELA-Karina Marcela Ciancimino-EMPOLI (FI)

LIBRERIA - HAPPY BOOKS - FABIO CALEFFI - MODENA

 

Non perdetevi un'occasione d'incontro di diversi mondi: design, moda, cultura, food e arte si uniscono per tre giorni pieni di sorprese!!

 

 

 

SPACE TO WEAR @ THE ROOM

Via Giulio Romano 8 – Milano

Venerdì 11 Aprile 2014 dalle 17.00 alle  24.00 Sabato 12 Aprile 2014 dalle 17.00 alle 24.00 Domenica 13 Aprile 2014 dalle 12.00 alle 22.00

FREE ENTRY

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Dopo il successo di pubblico dei concerti di Microstagione, l’Associazione per lo Studio e la Promozione della Musica Contemporanea porta per la prima volta a Milano una masterclass del compositore Pierluigi Billone inaugurando un nuovo progetto: SOW.  Sow significa seminare ma è anche l’acronimo di sound of wander, perché è esattamente così è pensata la masterclass: tre giorni che possano lasciare un seme dando spazio al suono dell’erranza.

I dieci allievi effettivi sono stati selezionati dal M° Billone su oltre quaranta applications pervenute da 19 paesi e 4 continenti. Qui i risultati: http://microstagione.eu/sow-download-the-application-form/. Pierluigi Billone, professore ospite di composizione all’Università della Musica di Graz dal 2006 al 2012, vive e lavora a Vienna.  Pur essendo milanese, è molto più conosciuto all’estero, paradosso che nel nostro Paese ormai stupisce poco. È la prima volta che tiene una masterclass a casa propria, alla quale approda dopo aver insegnato presso le maggiori istituzioni mondiali (solo per citarne alcuni: i corsi estivi di Darmstadt, corso di composizione presso festival Tzlil Meducan in Israele, MCME International Academy in Russia, MCIC di Madrid, Conservatorio di Parigi, Amsterdam, Lugano, la Musikuniversität di Vienna, l’ Harvard University di Boston, la Columbia University di N.Y). Il musicologo Heinz Rögl l’ha descritto come uno di “quei rari maghi, in grado di sospendere il tempo lineare. Con la sua musica si avverte di entrare in uno spazio di culto". Per info www.pierluigibillone.com .

La masterclass si svolgerà da venerdì 4 aprile alunedì 7 aprile presso la sede degli Amici del Loggione del Teatro alla Scala di Milano: dieci lezioni dove ogni allievo effettivo presenterà un proprio brano cui seguirà l’intervento critico del M° Billone. Ogni lezione è pensata per diventare un momento di condivisione e crescita comune tra gli allievi effettivi e tutti gli uditori.

Oltre alle lezioni individuali segnaliamo:

-Sabato 5 aprile alle 15h00 avrà luogo un workshop nel foyer della Sala Verdi del Conservatorio G. Verdi di Milano in cui l’interprete Marco Fusi presenterà insieme all’autore, Pierluigi Billone, il brano per viola sola Iti ke mi.

-Sabato 5 aprile alle 20h30 avrà luogo il concerto dove Marco Fusi, nel doppio ruolo di violista/violinista presenterà Iti ke mi di Pierluigi Billone e i Sei Capricci di Salvatore Sciarrino, Sala Puccini, via Conservatorio 12. Ingresso libero.

-Lunedì 7 aprile alle 15h00, presso la sede degli Amici del Loggione del Teatro alla Scala, avrà luogo un dialogo sul concetto di “suono” tra il M° Billone e la musicologa Giulia Accornero. Seguirà uno spazio aperto alle domande del pubblico.

Tutte le attività sono aperte ad allievi uditori, è necessario però iscriversi, anche in loco (€30 // gratuito per gli allievi del Conservatorio di Milano o del Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano).

Per info Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  Facebook: Micro Stagione

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Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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