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Appuntamento lunedì alle 19 presso il teatro dei Burattini nel giardino della Triennale di Milano.

Dal 30 dicembre 2014, il noto attore e presentatore tv Corrado Tedeschi, farà rivivere con passione e ironia alcuni passaggi del capolavoro di François Truffaut, “L’homme qui aimait les femmes”, in cui il protagonista Bertrande Morane, un ingegnere esperto di meccanica, dedica la sua vita all'amore infinito che prova verso le donne, un modo per riscattare l’affetto che sua madre non era mai stata capace di offrigli.

Secondo Truffaut, grande regista, sceneggiatore esponente di spicco della Nouvelle Vague francese, l’amore è l’elemento salvifico che ci permette di accettare la vita e di conseguenza anche la morte, poiché si trova in mezzo a queste due contrapposte forze ed è una pulsione alla quale non ci si può sottrarre. L'amore quindi nelle opere di Truffaut diventa l'elemento centrale dell'intera filmografia, venendo sviscerato e approfondito a diversi livelli, spesso mescolando il piano narrativo con quello autobiografico così come accade nel film “L’homme qui aimait les femmes” – “L’uomo che amava le donne”.

Tedeschi in scena, come Bertrande nel film di Truffaut, scopre che la donna ama in un modo molto più universale rispetto all'uomo e che, di conseguenza, non è difficile innamorarsi di una donna, è difficile amarla. Entrambi, dunque, non appartengono alla categoria dei Don Giovanni né a quella dei Casanova, non respirano il piacere della conquista fine a se stessa o la seduzione finalizzata al solo raggiungimento del piacere carnale, in loro si respira il desiderio di amare l’amore in ogni sua forma, con la leggerezza e l’ingenuità di un bambino. Il racconto scorre come un sogno ad occhi aperti, in cui il vero protagonista si rivela essere l’universo femminile, in tutte le sue indecifrabili sfumature.

Corrado Tedeschi è accompagnato dal vivo dal maestro Alessandro Carlà al pianoforte e dalla calda voce di Giulia Mezzatesta.

 

30 e 31 dicembre; 6 - 15 gennaio 2015

Teatro Franco Parenti Via Pier Lombardo, 14, 20135 Milano

L’UOMO CHE AMAVA LE DONNE L’amore secondo Truffaut

Con Corrado Tedeschi Scritto e diretto da Luca Cairati e Cristiano Roccamo

 

Prezzo biglietti platea:

Intero €32 Over60 €18 Under25 €15 Convenzionati €22,50

Prezzo biglietti galleria:

Intero €25 Over60 €15 Under25 €15 Convenzionati €17,50

 

Orari (durata spettacolo: 80 min):

lunedì riposo martedì h20.45 mercoledì h19.45 mercoledì 31 dicembre h19.15 giovedì h19.45 venerdì h20.45 sabato h20.45 domenica h15.45

 

Info:

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Tel : 02 59 99 52 06 Fb : http://www.facebook.com/teatrofrancoparenti Tw: http://www.twitter.com/teatrofparenti Sito : http://www.teatrofrancoparenti.it

 

 

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Nerospinto vi invita a scoprire la grande storia del cinema. Dal 5 al 26 luglio il museo interattivo del cinema vi dà l'opportunità di conoscere e appassionarvi al cinema d'autore, con "Story of film": un documentario monumentale realizzato dal regista Mark Cousins.

Si inizia con il cinema muto, si prosegue con i registi ribelli che hanno sconvolto il modo di fare cinema, sino agli anni trenta e l'avvento del sonoro; la nouvelle vague, ul cinema americano, l'età dell'oro, sino ad arrivare al grande maestro del novecento Tarantino.

Un fantastico  viaggio tra interviste, e ritratti di artisti legendari come Charlie Chaplin, Robert Flaherty, Von Trier, Berardo Bertolucci e Claudio Cardinale.

un appuntamento da non perdere!

"The story of film"

dal 5 al 26 luglio

MIC - Museo interattivo del cinema - Manifattura Tabacchi

via Fulvio Testi 121 Milano

info:

02/87242114 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - http/mic.cinetecamilano.it

 

 

 

I 10 noir che hanno fatto la storia del cinema

Tre regole per cominciare: è già difficile scegliere solo dieci film, quindi rinunciamo a un ordine di importanza. Il noir è solo e rigorosamente in bianco e nero, perciò nessuna pellicola a colori. Niente Hitchcock, il suo è un cinema a parte.

Cominciamo dal capostipite riconosciuto: Il Mistero del falco (1941) tratto dal romanzo di Dashiel Hammett, esordio del regista John Huston e irruzione nel cinema ‘che conta’ per l'icona del noir, Humphrey Bogart, nei panni del detective Sam Spade alla ricerca di una statuetta d'oro: sigaretta pendente all'angolo della bocca, cappello di traverso, sguardo disilluso. Ci sono già tutti gli ingredienti tipici del genere: inganni continui, violenza sempre in agguato, una galleria di personaggi loschi e inquietanti, un protagonista in bilico tra il Bene e il Male.

Restiamo con “Bogie” nel ruolo di private eye per un'altra scelta obbligata: Il grande sonno (1946), sceneggiato da William Faulkner a partire da un romanzo di Raymond Chandler. Il protagonista è Philip Marlowe, alle prese con un susseguirsi infinito di colpi di scena e stravolgimenti: si narra che anche gli attori, tra cui spicca una stupenda Lauren Bacall, non riuscissero a orientarsi nella trama, ma l'atmosfera del film è quanto di più noir si possa immaginare.

Ritroviamo la coppia (sul set e nella vita) Bogart/Bacall ne La fuga (1947), celebre per una riuscita scelta stilistica del regista Delmer Daves: grazie a un perfetto gioco di ombre e inquadrature in soggettiva, per la prima ora gli spettatori non vedono il volto del protagonista, che dopo l'evasione dal carcere ha fatto ricorso alla chirurga plastica. Tolte le bende, compare il volto magnetico di “Bogie”, braccato dalla polizia e alla ricerca del colpevole dell'uxoricidio di cui è ingiustamente accusato.

Ma il noir è anche il genere dei malviventi alla ricerca del colpo che gli cambierà la vita o che ne segnerà il crollo definitivo, in una spirale di avidità, sfiducia, disillusione, autodistruzione. Di loro racconta meglio di chiunque altro John Huston in Giungla d'asfalto (1950), aiutato da un cast di bravissimi caratteristi poco conosciuti, tra cui una quasi esordiente che farà strada: Marilyn Monroe. Perché nel noir ci sono anche le donne, bellissime e distruttive: le dark lady.

Ne La fiamma del peccato (1944) di Billy Wilder la biondissima Barbara Stanwyck trascina un normalissimo agente d'assicurazioni in un perfido intrigo ai danni del marito: nel noir l'incontro con la dark lady è sempre travolgente, il suo fascino precipita gli uomini più comuni in spirali inarrestabili.

Per continuare con i registi austriaci trapiantati a Hollywood, non possiamo assolutamente tralasciare Fritz Lang, uno dei padri di quell'Espressionismo tedesco da cui il genere ha tratto alcuni dei suoi aspetti peculiari: i netti contrasti di luci e ombre, l'emersione delle passioni più violente, la dimensione onirica. Il film che meglio sintetizza l'equilibrio precario tra realtà ed apparenza, innocenza e colpevolezza, è La donna del ritratto (1944), in cui un criminologo viene coinvolto da una ragazza in una vicenda di omicidio e ricatto.

Il forte simbolismo visivo, tipico dell'Espressionismo, caratterizza anche il capolavoro di uno dei grandi maestri del noir, straordinario creatore di atmosfere inquietanti nel loro bianco e nero che nasconde e rivela: La scala a chiocciola (1945) di Robert Siodmak, in cui un killer minaccia di uccidere una ragazza muta, in un crescendo di suspense.

Restano tre posti in videoteca. Non può mancare Orson Welles: scegliamo L'infernale Quinlan (1958), l'ispettore obeso, razzista, arrogante, dal fiuto infallibile e dai metodi sbagliati. “Era uno sporco poliziotto, ma a suo modo era anche un grand'uomo” dice di lui un'indimenticabile Marlene Dietrich con parrucca nera, come indimenticabili e nere sono le atmosfere quasi opprimenti di quest'opera magistrale.

Non può mancare la scuola francese: tralasciamo le escursioni nel genere dei maestri della Nouvelle Vague e scegliamo Grisbi (1954) di Jacques Becker. Perché c'è Jean Gabin, che sta al noir francese come Bogart a quello americano, con la medesima disillusione. Perché ci sono il miraggio del “colpo della vita” e il codice d'onore dei vecchi malavitosi. Perché c'è la forza dell'amicizia virile messa in pericolo da una donna. Perché l'antagonista ha il volto di Lino Ventura e la femme fatale quello di Jeanne Moreau.

Non può mancare, infine, il “cult B-movie” per eccellenza, cioè il film a basso costo, girato fuori da Hollywood, che nonostante le umili origini è entrato nella storia del cinema: Detour (1945) di Edgar G. Ulmer, storia di un pianista qualunque in viaggio da New York a Los Angeles per incontrare la fidanzata. Il suo viaggio si trasforma in un incubo, a causa di una serie di eventi inattesi e incontrollabili che lo precipiteranno nell'abisso della colpa. Un lungo flashback con la voce narrante del protagonista, classico del genere, ricostruisce le tappe della caduta: pochi soldi, tanto mestiere, indelebilmente noir.

 

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