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Da oggi martedì 25 ottobre fino domenica 30 ottobre, al Teatro Elfo Puccini di Milano va in scena “La Sirenetta”.

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MILANoLTRE Festival festeggia il suo trentesimo compleanno nella splendida cornice del Teatro Elfo Puccini di Milano.

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Il Menu della Poesia, dove arte culinaria e letteratura si incontrano, inizia il 27 giugno al Bistrōlinda del Teatro Elfo Puccini, a Milano.

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In scena al teatro Elfo Puccini di Milano, dal 6 al 10 giugno, la vita del chitarrista che ha fatto del suo handicap un’opportunità entrando nella leggenda.

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Dal 2 maggio il regista Antonio Latella con Caro George porta in scena al Teatro Elfo Puccini la storia di Francis Bacon. 

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A Milano, al Teatro Elfo Puccini il regista Antonio Latella porta in scena Caro George.

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Al teatro Elfo Puccini è arrivato uno spettacolo senza precedenti che lascerà gli spettatori senza parole: Anelante con Antonio Rezza.

Antonio Rezza, con Flavia Mastrella, ha realizzato 13 operre teatrali, film e trasmissioni televisive. Insieme hanno girato l'Europa riempiendo le sale dei teatri spagnoli, francesi e russi. Nel 2013 hanno vinto il Premio Speciale UBU e l'anno successivo hanno conquistato anche le librerie con il loro libro Clamori al vento. L'arte, la vita, i miracoli di Flavia Mastrella e Antonio Rezza.

Dal 16 al 28 febbraio cavalcano invece il palcoscenico del teatro Elfo Puccini di Milano.

ANELANTE - gallery - nerospinto

Lo spazio è privo di volume, i personaggi in piena vita si lasciano trasportare dagli eventi lungo un muro piatto che chiude alla vista la carne che esplode e si ribella. Continuo è il contrasto fra rumori, graffi e parole risonanti. E' dato ampio spazio alla logorrea, alla dissenteria della bocca: sul palco un matematico che scrive a voce alta e un lettore che mentre legge non riesce a tacere, non capendo così nè ciò che ha davanti nè le parole che pronuncia.

ANELANTE- gallery - nerospinto

Il teatro di Antonio Rezza e Flavia Mastrella è difficile da sintetizzare a parole: è funambolico, spericolato, un delizioso mix di elementi maturi e infantili, sa essere comico e tragico. E' complicato e unico come le due figure che lo producono e lo incarnano. Antonio Rezza è un comico surreale, dotato di una plasticità impossibile e di una incredibile versatilità vocale. Dietro le quinte c'è la sua complice: Flavia Mastrella, creatrice di allestimenti lunari e astratti.

Anelante vede sul palcoscenico Antonio Rezza con altri quattro performer: dopo anni di assolo, Rezza si dedica così a spericolate interazioni teatrali. La moltiplicazione di questi corpi si traduce inevitabilmente in qualcosa di inedito e spiazzante.

Lo spettacolo è una coreografia che cerca di tramutarsi in pittura vivente, ma Antonio Rezza si fa garante di fisicità, anarchia e allergia all'irreggimentazione.

Per non perdere Anelante, la nuova magia di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, l'appuntamento è nella Sala Shakespeare del teatro Elfo Puccini dal 16 al 28 febbraio.

 

ANELANTE - gallery - nerospinto

 

 

ANELANTE di Flavia Mastrella Antonio Rezza con Antonio Rezza e con Ivan Bellavista, Manolo Muoio, Chiara A. Perrini, Enzo Di Norscia (mai) scritto da Antonio Rezza habitat di Flavia Mastrella disegno luci Mattia Vigo una produzione RezzaMastrella – Fondazione TPE – TSI La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello

ELFO PUCCINI Corso Buenos Aires 33 Milano www.elfo.org T 02 00660606

INFO SPETTACOLI: Martedì/Sabato ore 21 Domenica ore 16

Biglietto intero 30,50 euro Biglietto ridotto 16 euro Biglietto Martedì 20 euro

Beatrice Bellano

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Dal 18 al 28 febbraio a grande richiesta torna al Teatro Elfo Puccini di Milano, Il Vicario di Rolf Hochhuth. Un’opera che fin dalla sua prima messa in scena ha suscitato asprissime polemiche. Un testo scomodo, che si interroga sull’atteggiamento tenuto da Pio XII nei confronti dalla Shoah.

La drammaturgia ospitata il 27 gennaio 2015, è di nuovo in scena con tutta la sua storia, i suoi orrori, il silenzio e la responsabilità. Lo spettacolo verte intorno ad un incontro molto particolare, quello tra un soldato tedesco e un prete italiano, che discutono delle atrocità del lager e decidono di portare al Papa notizia dell'Olocausto. Simbolico e di forte impatto emotivo il gesto di spogliarsi in scena dalle loro divise, per scoprirsi uomini e assumersi le proprie responsabilità.

ILVICARIOlow Un testo teatrale deve essere breve e aggressivo come una dichiarazione di guerra. (RolfHochhuth)

L’opera, resa nota al grande pubblico anche grazie al successo del film Amen del regista greco Costa-Gavras, ha suscitato asprissime polemiche che hanno costretto la Chiesa ad aprire gli archivi vaticani e fare luce sull'atteggiamento di Pio XII durante seconda guerra mondiale. In Italia venne messa in scena nel 1965 da Gianmaria Volontè e Carlo Cecchi, ma lo spettacolo venne subito interrotto dalla censura e mai ripreso fino al 2007 quando Matteo Caccia, Marco Foschi, Enrico Roccaforte, Cinzia Spanò, guidati alla regia da Rosario Tedesco, lo portano in scena allo Spazio MIL di Sesto San Giovanni.

"Amen" Costa Gavras e Ennio Montesi "Amen" Costa Gavras e Ennio Montesi

Oggi accanto alle voci degli attori, quelle di "testimoni", da Nora Foeth a Moni Ovadia, da Elido De Capitani a Sumaya Abdel Qader, scelti per leggere "la lettera di una ragazza ebrea di Ostia", un testo struggente dedicato da Rolf Hochhuth a tutte le vittime della storia recente.

 

INFORMAZIONI UTILI

TEATRO ELFO PUCCINI Sala Bausch corso Buenos Aires 33 02/00660606

martedì /sabato ore 19.30, domenica ore 15.30

Biglietti: Intero 30.50 € / Ridotto giovani e anziani 16 € / Martedì 20 €

 

- Serena Savardi -

Dopotutto Bene

"Io sono il vortice insensato delle trottola il movimento e la sua negazione, sono l'antiumanesimo, Lorenzaccio che decapita le statue, Aguirre che si firma il traditore. Carmelo Bene, perché, soggetto alla necessità del nome, come rassegnazione al destino."

Carmelo Bene

Straordinario attore, regista, drammaturgo, a dieci anni dalla scomparsa, si inciampa ancora, per fortuna, nei resti di Carmelo Bene, vaganti monadi nello spazio cosmico.

Non c'è un dopo Carmelo Bene semplicemente perché CB continua ad essere l'unica eredità possibile di se stesso. Avendo compiuto un vorticoso spietato lavorio di cancellazione, segno dopo segno, contenente l'immemorialità del suo stesso futuro.

Al tempo stesso ciò che manca di Carmelo Bene è proprio Carmelo Bene, in quanto "artifex". Come nel Teatro della crudeltà di Artaud, ciò che conta nell'arte è il prodursi dell'artefice e non il prodotto artistico. L'opera è il cadavere dell'evento, dell'esecuzione, del gesto, dell'atto. L'escremento derridiano del corpo attoriale.

(S)finito il suo percorso, ciò che rimane sono i danni, i detriti e, a chi resta, il duro compito di fare i conti.

Dopo la sua scomparsa, ho frequentato il fantasma di Bene per un anno e mezzo, lavorando nella sua casa romana di via Aventina alla cura del lascito artistico. Sotto lo sguardo vuoto degli angeli del Bernini dell'Hommelette for Hamlet adagiati nel giardino, immerso tra carte, spartiti, nastri, scenografie e velluti, ho avuto modo di constatare il rigore con cui Carmelo Bene concepiva il proprio lavoro. Una ricerca dell'impossibile, puntualmente compiuta spettacolo dopo spettacolo, scena dopo scena.

L'attentattore Carmelo Bene, nel viola dell'ombra dei drappi della sua abitazione, studiava clinicamente come dissezionare il linguaggio. Come operare sull'opera. Tra miliardi di appunti, stratificazioni di autori, emergeva il riflesso del gesto artistico, di cui lo spettacolo era solo, effettivamente, lo sconcerto. Il diabolico contro il simbolico.

E' un lavoro difficile cercare di restituire almeno in parte l'alone di quello che Carmelo Bene è stato. Forse addirittura impossibile perché ciò che sfugge, ora ancora di più, è il corpo dell'attore. Sempre negato da CB sulla scena, come negli altri linguaggi da lui frequentati, ed ormai svanito una volta per tutte.

Sottratto il corpo, rimane però il corpus delle opere sui cui riflettere. Tentativo, tra i tanti in questo decennale, è il volume da me curato per i tipi di Bompiani dal titolo PANTA CARMELO BENE che offre al lettore una selezione delle migliori interviste rilasciate da CB nell'arco di tutto il suo percorso artistico. Oltre ad offrire una lente per osservare meglio il maestro, questo lavoro cerca di far emergere l'uso violento che Bene faceva degli strumenti di comunicazione, in questo caso la carta stampata.

Pur sottraendosi al dialogo, al confronto, Bene andava affermando che l’unica verità del discorso è l’ esperienza stessa del suo errore. Rifiutando la normale dialettica, svelava l'ipocrisia del linguaggio, l'assoluta falsità di ogni mediazione. Medium, invece lui, di un alto discorso.

 

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