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Vorrei sapere perché gli uffici stampa mi chiedono se ho pubblicato la notizia su un giornale cartaceo? Perché, mi chiedo, per qualcuno la stampa è ancora così prestigiosa? Non per me. Il futuro è qui, dove state puntando gli occhi ora, su uno schermo retroilluminato lcd. Questo è il presente retro-futurista. E il futuro lo possiamo già sfogliare. Non ci vuole un guru della comunicazione o dell'editoria per capire che i tablet (et simila) sono il futuro. Personalmente sono diventato un fervente sostenitore della lettura su dispositivi portatili. Ho inizialmente cominciato con l'interessarmi all'editoria maschile per poi approdare a quella di viaggio, con risultati alterni, tra l'indignato, lo stupefatto e il meravigliato.

Ci sono molte pubblicazioni, di editori prestigiosi in procinto di ristrutturazione, la cui differenza tra la rivista cartacea (che vende ormai come un'utilitaria italiana in Francia) e la sua versione elettronica è praticamente nulla (si, avete capito bene, ha un nome maschile di 3 lettere). Poi ci sono gli editori lungimiranti che invece puntano alla differenziazione, dando al lettore su tablet la percezione di stare leggendo qualcosa di unico, ricco e curioso (quella rivista dall'acronimo inglese). Palesando un esempio sportivo calzante: “se non ti sforzi di essere leader non hai più ragione di stare sul campo”.

Insomma, la vita non è fatta per ripetersi all'infinito. Ciò che è stato non è ciò che sarà. Il progresso (parola magnifica) presuppone un cambio di paradigmi, che cambiano le abitudini, anche quelle di acquisto. Quindi se la carta, romantica quanto volete, profumata quanto volete, resisterà, sarà solo colpa di un manipolo di nostalgici che ancora ti chiedono se hai pubblicato la notizia su carta.

La Naturopatia in Italia ha iniziato a farsi conoscere da alcuni anni, pochi, a differenza di altri paesi, come Francia, Germania, Svizzera e Inghilterra, in cui al bisognoso di cure vengono presentate varianti e alternative di come si possa intervenire su uno stato di “squilibrio” (ebbene sì, non ho usato volontariamente la parola "malattia”, capirete più avanti il perché).

Circa due anni fa ho intrapreso questo percorso di studi che spesso, quando viene citato, suscita nelle persone curiosità, attrazione e, qualche volta, un bel punto interrogativo sul volto.

La scelta di dedicarmi allo studio di discipline naturopatiche nasce da una sorta di desiderio ad approfondire il percorso di crescita personale, intrapreso consapevolmente quattro anni fa, per individuare un approccio alla Vita che dia strumenti e occasioni per affrontarla in modo sereno, responsabile e consapevole.

 

Con il termine Naturopatia (termine coniato nel XIX secolo da Benedict Lust), si intende l'insieme delle discipline che si occupano della salute psicofisica e spirituale dell'individuo in relazione all'ambiente in cui vive, tenendo presente tutti i fattori della globalità che intervengono nella vita di ognuno di noi. Suggerire corretti stili di vita, personalizzati, che possano conservare lo stato naturale di benessere è, a mio parere, uno dei punti basilari che un operatore olistico ha da tener presente in ogni situazione.

Ogni volta che intervengo su qualcuno, o semplicemente una persona chiede aiuto, tra le prime domande che mi pongo per collaborare alla risoluzione del problema c'è il perché di tale stato, quali segnali e cosa sta esprimendo il corpo tramite il suo stato di salute.

Il Causalismo è fondamentale per proseguire l'indagine naturopatica, così come lo sono Vitalismo, Naturalismo e Olismo che non sono altro che i principi base di questa disciplina.

 

Ma cosa sono questi termini così poco usati nella dialettica comune?

 

Vitalismo:

In noi vive una forza che ha dell'incredibile, un dono che la Vita stessa ci ha fornito, la Vis Medicatrix Naturae, un principio di autoregolazione e autoguarigione che permette al corpo di tendere naturalmente all'omeostasi, ovvero all'equilibrio.

 

Naturalismo:

Noi, in quanto Esseri, facciamo parte della Natura stessa, seguendo le Leggi della Natura permaniamo in uno stato di armonia con essa, manteniamo equilibrio e stabilità applicando i principi naturali (approccio tipico della medicina tradizionale cinese e indiana).

 

Olismo:

Da "Olos", Tutto come Intero, Unità, Uno, termine coniato da Jon Smuts nel suo libro "Holism and Evolution". Olismo è principio che indica che tutto è Uno, ci suggerisce che la Natura produce interi dalle totalità più complesse, nuove, e con qualità non prevedibili dalle caratteristiche delle singole parti.

Un esempio semplice ed efficace. L'acqua, H2O, ovvero Due gas, idrogeno e ossigeno originano l'acqua in base a legami, combinazioni. I Legami sono fondamentali in Natura.

Abbiamo un'alleata, che ben pochi conoscono o tengono in considerazione, la Vis Medicatrix Naturae, tendenza all'equilibrio che è naturale in noi, perché Siamo naturalmente sani se applichiamo Leggi di Natura.

E' importante prendere consapevolezza che noi tutti, al di là delle separazioni fisiche che possiamo constatare, abbiamo tutti una stessa origine da una matrice unica, quell'Uno che è tutto come Intero e che è alla base del principio olistico su cui si basa la Naturopatia.

Ogni singola azione che compiamo, pensiero, parola, interviene sulla nostra esistenza e su quella di chi ci circonda.

 

Trovo tutto ciò estremamente affascinante: c'è un aspetto sacrale della Vita che emerge in ogni singolo istante che viviamo, che ci responsabilizza e fa sì che quanto accade sia ottima occasione per prendere consapevolezza di quanto noi siamo protagonisti e direttamente responsabili delle nostre scelte, decisioni e manifestazioni.

La Naturopatia è il futuro che si intreccia con la tradizione; le scoperte recenti degli ultimi decenni sulla fisica quantistica stanno contribuendo a nuove scoperte, molte delle quali, a dirla tutta, a livello filosofico sono già state segnalate e indicate in testi antichi, da quelli vedici a quelli platonici, da tradizioni come quella tolteca e quella essena. Sorprendente è osservare come la visione scientifica si stia riconciliando con quella filosofica, risanando la profonda frattura avvenuta in epoca moderna con Cartesio e la formulazione della teoria del dualismo rappresentato dalla separazione tra Res Cogitans e Res Extensa.

 

Sempre più appassionante la serie The Following in onda in Italia in contemporanea con gli Stati Uniti. Molti i punti di forza che tengono alto l’interesse e il coinvolgimento degli spettatori, dalla straordinaria bravura degli attori protagonisti, Bacon e Purefoy, alla scelta delle location e delle singole storie da raccontare in ogni episodio.

In realtà la serie è scritta in evoluzione, gli eventi e le narrazione seguono quanto già detto e fatto vedere, come se ci si trovasse ogni settimana a leggere un capitolo nuovo del medesimo romanzo, solo che, a ogni nuovo episodio, lo spettatore scopre avvenimenti e persone nuove che contribuiscono al senso della storia ma soprattutto ne diventano determinanti (come la sorella dell’agente Ryan Hardy, apparsa solo negli ultimi due episodi e immediatamente diventata fondamentale per rivelare agli spettatori qualcosa in più sul protagonista della serie e sulla sua vita privata).

The Following, infatti, segue l’indovinata scelta registica della costruzione in flash back, dove la tensione e la suspense di quello che viene narrato al momento, comprese le scene di azione e di violenza, hanno sempre un fondamento e una ragione nella vita passata dei protagonisti e dei personaggi della serie.

Gli ultimi quattro episodi sono stati fondamentali, perciò, per conoscere la vita dei protagonisti prima del loro incontro, il legame che li unisce e l’occasione in cui l’agente Hardy e il serial killer Carroll si sono guardati in faccia la prima volta.

Altrettanto importante è stato conoscere la vita e gli incontri degli altri personaggi della serie, ovvero i following, i seguaci del serial killer che continuano a operare in un clima di violenza e terrore pur con il loro leader in carcere, proprio come se fossero estensioni fisiche e mentali del killer. Quello che viene mostrato allo spettatore è un gruppo di persone che prima di diventare membri della setta criminale di Joe Carroll avevano comunque una vita, dei legami familiari e un lavoro. Gente normale, comune e anonima, proprio per questo più facile da plasmare e più propensa a divenire parte di un progetto o di un gruppo. L’intelligenza del serial killer è tutta qui: scegliere da chi farsi seguire e obbedire. La prima e più pericolosa tra i seguaci di Carroll non a caso è Emma, Ragazza anonima e timida, con una madre opprimente e molto sicura di sé che non le risparmia umiliazioni e frecciatine ironiche e mortificanti. Quando Carroll incontra Emma, egli comprende subito che la ragazza ha le potenzialità per diventare la sua maggiore sostenitrice nel progetto criminale, la sua follow più importante, praticamente il suo “braccio destro”.

La incanta, la plagia, le insegna. E quando l’agente speciale Hardy cattura il serial killer, Carroll ha già il suo gruppo di seguaci, può contare su Emma e gli altri complici.

E infatti sono loro a coordinare tutti gli altri following e a perpetrare crimini e violenze.

The Following è scritto e diretto con grande maestria, e niente è lasciato al caso. E così risulta indovinata anche la scelta di presentare agli spettatori italiani sempre due nuovi episodi, uno in lingua italiana e uno in lingua originale con i sottotitoli. Una formula moderna e vincente che fa appassionare ancora di più alla serie e che permette di ascoltare la vera voce degli attori protagonisti, registrata in presa diretta nel momento in cui sono state girate le scene. Una vera chicca per intenditori.

 

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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