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Se ne è andato Carlo, in punta di piedi e senza clamore come sapeva fare lui, perché quando si ha qualcosa da raccontare, da scrivere, da comunicare lo si può fare anche sottovoce.

Ed è sottovoce che ci ha lasciati impartendo agli improvvisati della cultura, ai beceri della filmografia e ai patiti della parolaccia sullo schermo l’ennesima lezione di stile.

Uno stile e una propensione a fare buon cinema che Mazzacurati ha fin da giovane, da studente del Dams di Bologna dove si laurea a pieni voti.

Carlo sa recitare e lo dimostra dalle sue prime interpretazioni nei suoi ruoli di bambino, ma lo dimostra anche da adulto recitando con Moretti e altri grandi del cinema italiano.

Lui però sa anche scrivere di cinema e confeziona sceneggiature originali e di grande impatto emotivo dove alla passione che lo spinge a parlare, raccontare e mostrare il proprio Paese si aggiunge l’emozione di rappresentare la realtà che gli è più vicina e affine.

E allora germogliano i suoi film sul Veneto, sulle campagne che lui conosce così bene, sulla gente, quelle persone tra cui Carlo ha vissuto e da cui ha imparato fin da bambino.

La sua regione, il suo paese, gli italiani e le storie di tutti i giorni rendono Mazzacurati un regista e un cineasta profondamente “locale” ma che non manca di affascinare anche il pubblico straniero.

Fortunatamente, nonostante le sempre difficoltà economiche che l’autore ha dovuto incontrare nella realizzazione dei suoi lavori, l’Italia ha saputo premiarlo e riconoscerne i meriti nel corso della sua vita. Carlo Mazzacurati ha vinto il Nastro d’Argento, il Leone d’Argento e i David di Donatello e con film come Il toro, L’estate di David e La lingua del santo è riuscito a commuovere il pubblico e a farsi apprezzare dalla critica.

L’eredità che lascia è questa, amare quello che si fa pe farlo bene. Sempre senza clamore.

 

 

Icona della musica alternativa, ex leader e cantante dei Pavement, Stephen Malkmus torna in italia a 3 anni di distanza dall'ultima esibizione con i suoi The Jicks.

 

La data: 23 gennaio Milano, Tunnel

 

 

I Pavement sono considerati uno dei gruppi più importanti ed influenti della scena indie rock americana degli anni novanta e tra i maggiori esponenti del movimento lo- fi. In circa dieci anni di carriera il gruppo ha pubblicato cinque album e nove EP, prima di separarsi nel 1999 e riunirsi per un unico tour mondiale nel 2010. E' senza dubbio complicato per Stephen Malkmus staccarsi dal passato e uscire dal solco dei Pavement ma, dopo il tour mondiale ed il successo della reunion della sua storica band,è tornato a dedicarsi al suo progetto solista con rinnovata energia, dando in stampa nel 2011 Mirror Traffic, un piccolo gioiellino quasi pop che ricorda il sound , appunto, dei primi Pavement e la loro graffiante ironia. Il personaggio più influente della scena dell'indie rock internazionale dagli anni '90 ad oggi (insieme a Thurstone Moore dei Sonic Youth) torna quindi in Italia per un unico concerto che di certo non mancherà di attrarre tutti gli appassionati del sound tipico della musica indipendente lo-fi anni' 90. LINK ESTERNI Organizzazione Vivo Concerti: http://www.vivoconcerti.com/ita/ Sito Ufficiale Stephen Malkmus: http://stephenmalkmus.com/ Evento Tunnel: http://www.tunnel-milano.it/events/stephen-malkmus-and-the-jicks/

 

Prossimamente solo su Nerospinto un reportage della serata a cura di Andrea Facchinetti.

 

Paolo Virzì cambia registro, toni e location e presenta agli spettatori italiani un film che non solo convince ma che fa il classico “botto” al botteghino guadagnando in pochi giorni più di un milione e mezzo di euro. Che strano! La pellicola non è niente di che dal punto della costruzione e dell’abilità registica, la storia non è neppure originale dato che è tratta da un romanzo di successo americano ambientato nel Connecticut e i personaggi sono davvero brutti e diseducativi, tutti, anche i giovani. E allora cosa piace così tanto ne Il capitale umano?

Sicuramente l’ottima performance di Fabrizio Bentivoglio e di Valeria Bruni Tedeschi ma anche l’assoluta capacità di Virzì di trasformare la storia di un dramma americano in una commedia all’italiana amara e cruda di quelle che si vedano negli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso.

I personaggi sono goffi, maldestri, brutti e volgari. Le donne sono solo le controfigure degli uomini e i protagonisti più giovani sono il frutto dei loro insopportabili, ambiziosi e miserrimi genitori.

Chi va a vedere Il capitale umano molto difficilmente uscirà dalla sala pensando: “ma io non sono così, i miei figli non sono così, i miei genitori non sono così”. E probabilmente è vero!

Perché Virzì a suo modo esagera, amplifica, barocheggia. Come faceva a suo tempo Moliere con la società del tempo o più addietro i drammaturghi dell’antica Grecia.

L’attuale società è fatta sì di gente come il cinico imprenditore brianzolo e della sua stupida moglie, del mediocre agente immobiliare che vuole emergere in società e farsi invitare alle feste in piscina, di ricchi e viziati rampolli che non conoscono il dolore del lavoro precario e del mutuo trentennale per acquistare due vani ma la società attuale nasconde questa gente anche molto bene.

Ovvero, Paolo Virzì ci racconta i vizi e le brutture del nostro tempo ma le persone e i fatti che il regista descrive ormai sono occulti. A meno che la Guardia di Finanza o l’Agenzia delle Entrate non li faccia conoscere anche a tutti gli altri.

I ricchi ora fanno finta di non esserselo. Se organizzano feste in piscina nelle loro ville non lo urlano ai quattro venti, i rampolli simulano lavoretti stagionali per giustificare l’acquisto di potenti macchine sportive. E così Il capitale umano di Virzì racconta davvero quello che succede ma nessuno di noi incontrerà sul serio queste persone. Almeno non ora. Forse, dieci, dodici anni fa sarebbe stato ancora possibile. Ma adesso non più. Perché anche i ricchi, gli arrivisti, i cinici e gli egoisti un po’ nei giorni attuali si vergognano.

Della pellicola di Virzì allora resta soprattutto la capacità del regista di avere costruito una tragicommedia all’italiana dove ancora una volta e come nelle migliori tradizioni la vittima è un pover’uomo con un lavoro mediocre che torna a casa in bicicletta di notte e che perde la vita a causa di un’incosciente, prepotente alla guida di un suv.

Il resto è la solita Italietta del 1950.

 

Cultura vintage a Firenze…con la ventriesima edizione di VINTAGE SELECTION, mostra-mercato per eccellenza del vintage in Italia. Dal 22 al 26 gennaio tornerà in Stazione Leopolda VINTAGE SELECTION che animerà  gli immensi spazi della più vecchia stazione ferroviaria di Firenze.

Il tema di questa edizione 2014 di Vintage Selection, che richiama da tutta Italia appassionati e curiosi di vintage, avrà come tema il RETROGAMING , predecessori delle più tecnologiche console di oggi, come Atari2600, Commodore64 che rappresentano il link di congiunzione tra VINTAGE SELECTION e PITTI FILATI, il salone di Pitti Immagine che si svolgerà in contemporanea alla Fortezza da Basso e che ha scelto “PLAY” come tema per il proprio Spazio Ricerca.

La mostra-mercato Vintage Selection, che da sempre si contraddistingue per qualità ed originalità, presenta al pubblico storici espositori del vintage per offrire prodotti ed accessori vintage e remake di alta qualità. Moda, accessori, calzature ed oggettistica con oltre sessanta espositori… Ma Vintage Selection proporrà anche il VINTAGE TOUR , la mostra di mezzi a due o a quattro ruote come le Vespe, Lambrette, Ciao… Miti di un tempo!!! E per chi invece ha voglia di uno scatto con una polaroid,  Vintage Selection propone il set di LAMPIMPOSA per rivivere l’atmosfera di altri tempi…

Novità di questa edizione 2014 lo spazio dedicato al vintage food & beverage per riscoprire prodotti e sapori che hanno attraversato i tempi. Tantissimi gli espositori del settore in un viaggio enogastronomico nella cucina vintage…

 

I cocKoo sono una band elettropop formata da Andrea Cerrato, Alberto Pozzo Tebani, Luca Genta e Silvio Colombaro  che nasce  tra le alcooliche colline astigiane nel freddo inverno del 2005.

Dopo un primo periodo di riscaldamento compositivo e di sempre più intensa attività live, nel 2006 esportano per la prima volta la loro musica classificandosi primi alla finale nazionale di “Emergenza Acustica” e ottenendo un secondo posto alla finale europea a Monaco, in Germania. Contemporaneamente registrano la loro prima demo distribuita a  soli fini promozionali. Nella primavera del 2007 il gruppo ottiene il primo posto al concorso “Il nostro canto libero” che gli vale la produzione di un nuovo promo di 5 pezzi: nel Novembre esce dunque EP#2_SenzaFarRumore, scaricabile gratuitamente dai siti ufficiali della band, che ottiene centinaia di download in pochissime settimane e ottime recensioni dalle più famose webzine e magazine italiane. Dalla primavera 2008 riprendono quindi i live, intanto i cocKoo rientrano tra i quattro vincitori scelti tra gli oltre 300 partecipanti del concorso AREA24 promosso da Rosso Alice e si aggiudicano il primo premio decretato dalla giuria di qualità del “Concorso Internazionale per Artisti Emergenti” presso la MAD - FIERA DELLA MUSICA che, per l’edizione 2008, ospita Subsonica, Elio e le Storie Tese, James Taylor Quartet e Piero Pelù. Durante l’estate 2008 partecipano a svariati festival estivi tra cui il “Pistoia Blues” in apertura a Tommy Emmanuel, Andy Timmons e ai Deep Purple, al festival “AstiMusica” in apertura ai La Crus e al “Pop-Eye festival” in apertura ai Marlene Kuntz. Dal Settembre 2008 i cocKoo si ritirano al Vanilla Studio di Andrea Bergesio per la registrazione del debut album con la produzione artistica di Max Zanotti (Deasonika, Rezophonic), le uniche uscite valgono al gruppo il primo premio della 9° rassegna GREENAGE, il concorso organizzato dalla Maison Musique di Rivoli, con una giuria di qualità guidata da Fabio Barovero (Mau Mau), e l’apertura al progetto milanese Atleticodefina. Durante l’estate del 2009 il gruppo è tra i 3 finalisti selezionati dai new media per prima edizione del M.E.I. Web, partecipano a diversi festival, per presentare in anteprima il disco, condividendo il palco anche con Tricarico e Velvet.

Nell’Ottobre 2009 esce “La Teoria Degli Atomi” (EMI Music Publishing / Volume!), anticipato dal singolo “Voodootech”, che scala la Indie Music Like arrivando fino al 5° posto. Con il “Tour Degli Atomi” collezionano oltre 60 date in circa un anno, arrivando ad aggiudicarsi la “Targa Giovani 2010” al M.E.I. 2011 e il “Premio Testi Opera Prima” al Festival Internazionale della Poesia di Genova sezione Musica, intanto, mentre il video di Voodootech viene selezionato tra i 100 finalisti del “Premio Italiano Videoclip Indipendente”, esce, nell’Ottobre 2011, “Seta Porpora”, il secondo singolo estratto dal disco, che si aggiudica dopo poche settimane il terzo posto come “Brand New 2011” promosso dal M.E.I. Web e il cui videoclip porta la firma di Stefano Poletti (già con Baustelle, Tre Allegri Ragazzi Morti, Nek, Pan del Diavolo, Sick Tamburo).

Da Settembre 2011 iniziano a lavorare al loro secondo disco che li impegnerà per tutto il 2012, alla fine del quale Baby, primo estratto dal nuovo disco, viene selezionato tra i 60 finalisti per Sanremo 2013. Registrato sempre con la collaborazione di Max Zanotti, tra Varese e il loro nuovo quartier generale astigiano, “Buongiorno” vede la luce a Settembre 2013.

 

In un contesto socioculturale in bilico tra l’iper-saturazione di stimoli e di produzione e la chiusura di molti canali divulgativi (televisivi, cartacei, ecc…) è importante avere un proprio veicolo di comunicazione che parli un linguaggio chiaro e riconoscibile e contemporaneamente riesca a comunicare la produzione dei cocKoo a 360°, musicale e non.

 

Per questo è nata la cocKoo television, un portale web che raccoglie una serie di contributi audiovisivi del gruppo realizzati in maniera completamente indipendente per sfruttare a pieno le potenzialità divulgative della rete.

Il sito ha un video in primo piano e un menù cromatico che permette la scelta dei contenuti molto rapidamente, proprio come un vero e proprio palinsesto, il tutto ottimizzato anche per i Mobile device:

 

GIALLO

cocKoo factory sessions – live elettrici

video live elettrici registrati presso la cocKoo factory, lo studio personale della band

NERO

cocKoo factory sessions – live elettrici

video live acustici registrati presso la cocKoo factory, lo studio personale della band

GRIGIO

Backstage

video lo-fi di work in progress, scene di vita, curiosità

BIANCO

lyric video

video dei brani accompagnati dal testo della canzone

Il portale si appoggia a Youtube come gestione e caricamento dei video.

 

 

 

Per info e visualizzazione:

 

cockoo.it    facebook   youtube   www.cocKoo.tv

 

 

 

 

 Ovvero, la danza contemporanea vista dagli occhi di una “non addetta ai lavori”.

 

Non ho mai apprezzato la danza contemporanea.

Mi spiego meglio: non ho mai trovato nella danza contemporanea la stessa perfezione ed eleganza della danza classica, il ritmo e la tenacia della danza moderna, la sensualità perfetta e le forme circolari della danza del ventre.

Credo che il corpo, privato di voce, possa a fatica esprimere per ed attraverso sé stesso dei concetti complessi.

Il corpo è la rappresentazione fisica della nostra animalità e, per quanto si cerchi di scamparne, è difficile elevarlo ad un grado puramente cognitivo e concettuale (o concettualizzato?).

 

Sono stata invitata da Maura di Vietri, ballerina, ad assistere al suo spettacolo, tenutosi dal 13 al 15 dicembre; Fattoria Vittadini i ballerini, Matanicola i coreografi, Teatri del tempo Presente il tetto sotto il quale si consumerà l’event.

To this purpose only, il titolo.

Decido di andare proprio per sfatare questi miei preconcetti, perché il peggior modo di parlare di qualcosa è farlo senza sapere nulla a riguardo.

Fare i tuttologi, questo mai.

Lo spettacolo comincia con il solito abbassarsi delle luci.

Sei personaggi scivolano sul palco: riconosco Maura, altre due ragazze e tre ragazzi a me sconosciuti, indossano chi l’intimo, chi un costume, chi una canottiera.

Sono immobili, ed osservano il pubblico, inespressivi.

Non li fissiamo di rimando.

E poi, con estrema semplicità, si spogliano integralmente, ci guardano, come fossimo noi lo spettacolo e loro gli spettatori, come fossimo noi quelli nudi e loro vestiti al completo.

E poi, cominciano a danzare.

 

Ci metto un po’ di tempo ad accettare le loro nudità: rifletto sul loro coraggio e sulla libertà espressiva mentre li osservo muoversi leggeri, nel primo atto di tre nei quali descrivono l’Italia vista da occhi esterni, occhi di chi in Italia non vive, e vede.

Nella prima parte, i danzatori raccontano l’Italia come un paese dai grandi prodigi artistici, da Dante, alla Pietà, alla storia di Roma.

I loro corpi sono forme perfette, serrati in una sinergia che non lascia scampo alle inesattezze, la loro gestualità precisa, la sincronia, un incanto.

 

Secondo atto, l’Italia di oggi: un’Italia fatta d’italiani indecisi, frustrati, consumisti. Una borghesia che si fregia solo delle sue bellezze, senza ascoltare le bombe cadere, spot televisivi nei quali è obbligatorio essere felici.

Ma l’Italia no, l’Italia non è felice, ed anche gli occhi altrui riescono a cogliere questo malessere.

Un’escalation di urla, gestualità improvvise, scene simpatiche ed altre raccapriccianti, mimica e rabbia, protezione e violenza.

Una seconda parte che ricorda come gli italiani sappiano sorridere di sé, e con il sorriso magari inabissare certe problematiche  che invece andrebbero risolte “tout court”.

 

Terzo atto, una nebbia incensata ci avvolge, trasportandoci in una dimensione onirica e irreale, astratta dal tempo presente e proiettata in un (forse)spazio futuro, nel quale tre monaci, incarnazione di tutte le religioni, ma con la precisione ed il rigore che la nostra, quella Cattolica, è andata perdendo con l’acquisire dei poteri temporali.

Tre monaci dunque, costretti a confrontarsi con tre banshee moderne, volti coperti da maschere e seni esageratamente prosperosi, querule e inopportune.

Un ultimo atto che non sembra voler mettere la parola fine sulla storia dell’Italia, ma che piuttosto pare voler segnare un oneroso ma necessario punto e a capo, lettera maiuscola.

 

Sono uscita dal teatro leggermente frastornata, cogitabonda.

Ho trovato la produzione di questi artisti giovani, promettente e piena di possibilità, sicuramente energica e viva.

Mi sono sentita costretta a ricredermi sul mio preconcetto: la danza contemporanea e concettuale è forte, colpisce lo spettatore come un pugno ben assestato, è fuori dagli schemi e dalle imposizioni dettate da secoli e secoli di arte già scritta.

L’unico appunto che mi sento in dovere di muovere, ma che va preso con le pinze in quanto detto da una “profana”, è la fatica che l’Arte Contemporanea ha nel comunicare.

Amo e trovo, in un certo senso, educativo, il fatto che le nuove forme espressive vogliano spingere le menti degli spettatori al ragionamento, evitando una contemplazione acefala.

Un sentimento che, tuttavia, provo spesso, e che ho in parte provato anche durante questa rappresentazione, è stato quello di essere messa di fronte a delle idee ottime, ma affumicate da certe pretenziosità intellettualistiche ed esageratamente metaforizzate, senza riuscire a stabilire con l’osservatore un legame di totale comprensione, di complicità quasi.

A mio parere, la danza contemporanea, così come tutte le arti dalle seconde avanguardie in poi, sono state capaci di abbattere le barriere del palco e della tela, ma ne hanno create di nuove, a tratti più fitte o più estranianti.

 

Quindi, Fattoria Vittadini, Matanicola, ottimo lavoro.

Per quanto riguarda il resto, l’Arte è in completa evoluzione, e affrettarne i processi sarebbe decretarne la morte.

 

 

 

Finalmente Behind The Candelabra arriva in Italia giovedi 5 dicembre, accompagnato dalla traduzione (per chi scrive, abbastanza inutile), "dietro i candelabri".

L'atteso film per la tv diretto da Steven Soderbergh, in concorso al Festival di Cannes, è incentrato sulla vita, fatta di luci e ombre, del divo Wladziu Valentino Liberace, attore, cantante, pianista e show man statunitense.

La pellicola vede come protagonisti due grandi nomi del cinema mondiale: Micheal Douglas nei panni di Liberace e Matt Damon in quelli del suo giovanissimo amante Scott Thornson. A loro si aggiunge il redivivo Rob Lowe, nei panni di un eccentrico chirurgo plastico.

I trailer circolanti da mesi sul web mostrano un Micheal Douglas in stato di grazia, a suo agio nei panni scintillanti e per niente modesti del divo Liberace, un uomo partito da zero e divenuto il beniamino di un'intera nazione. American dream docet.

Ma, come si sa, non è tutto oro quello che luccica e ciò è ancora più vero per Liberace, adone accusato dal suo amante di sfruttamento e plagio e uomo dedito ai piaceri del bel vivere e del denaro.

Un artista che amava cantare in pelliccia, con anelli vistosi e accompagnato da un regale candelabro appoggiato sul suo pianoforte (da qui il titolo).

Fu l'AIDS, nel 1987, a strappare Liberace da questa terra e a consegnarlo al Mito, un posto dove i divi restano vivi nella memoria collettiva cosi come li si ama ricordare, giovani (e meno giovani), ricchi, famosi e invincibili.

 

BEHIND THE CANDELABRA

Trailer Italiano

http://www.youtube.com/watch?v=ODOgKoyt9Ck

 

Meladailabrianza, in occasione dell’evento Stand Up- Fuori c’è la rivoluzione vol.2 dello scorso 22 novembre, ha presentato “OHANA significa famiglia”,  la campagna che si pone come fine quello di riuscire ad abbattere alcuni degli stereotipi che circondano il desiderio delle coppie omosessuali di creare una famiglia e di diventare genitori.

Portando a testimonianza ricerche scientifiche la cui attendibilità è ampiamente comprovata e che suffragano la possibilità di un bambino di crescere in modo sano con genitori omosessuali, questa campagna si impegna a far compiere dei passi avanti nel superamento dei pregiudizi di cui le famiglie omosessuali sono ancora vittime.

Meladailabrianza con “OHANA significa famiglia” vuole anche porre l’attenzione sulla necessità di leggi e diritti che garantiscano e tutelino il diritto alla famiglia, anche a quelle composte da membri dello stesso sesso.

Sui manifesti della campagna quella che viene raccontata è una storia. La storia di una coppia,

come tutte: raggiunta la stabilità, i sogni si allargano. “Noi ci amiamo e … Abbiamo preso casa, ora

scegliamo i mobili. Abbiamo cambiato macchina, ora è più grande. Abbiamo dipinto la cameretta,

ora aspettiamo un bambino”. In poche righe viene narrata l’evoluzione di un amore, che ogni

giorno si fa più forte, più stabile e più grande a ogni conquista. Date forza e robustezza alle

fondamenta del futuro, le coppie omosessuali sono in attesa, l’attesa di un cambiamento nella

società e negli interlocutori a cui la richiesta stessa di avere un bambino è rivolta. L’attesa di un

figlio come simbolo del limbo in cui molte coppie omosessuali sono costrette a vivere non potendo

realizzare appieno il proprio progetto di vita e d’amore.

Meladailabrianza è questo che reclama: il giusto termine di quest’attesa. Con questa campagna, Meladailabrianza si augura che prima o poi tutti abbiano la possibilità di “un risveglio felice”.

Meladailabrianza

web: www.meladailabrianza.blogspot.com

email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

OHANA #significafamiglia

Ha 30 anni, nel 2010 sale sul palco di uno dei più importanti Festival di cinema del mondo e dedica il suo premio “All'Italia e agli italiani, che fanno di tutto per rendere l'Italia un paese migliore nonostante la loro classe dirigente”. Ecco il dissidente della nuova generazione del cinema italiano, primo italiano miglior attore a Cannes dopo il “mostro” Marcello Mastroianni, senza alcuna voglia di essere paragonato a lui né a nessun altro, perché Elio Germano rimane sempre se stesso, continua a vivere a Roma viaggiando in autobus e facendosi vedere solo per difendere l’arte, per dire con l’occupazione del Teatro Valle che la libertà d’espressione vale più dei soldi e dei giochi di potere.

Basterebbe sapere questo per capire cosa vuol dire fare l’attore per il 33enne romano iperamato dai registi, pieno di una plasticità espressiva che lo ha fatto passare dal bambino monello di “Ci hai rotto papà”, alle principali serie tv degli ultimi anni – “Un medico in famiglia” e “Paolo Borsellino” tra tutte – al cinema di qualità dei Luchetti, Scola, Virzì, Ozpetek, Salvatores, quasi senza prendere fiato.

Mai uguale a se stesso, regala al pubblico ruoli memorabili in una varietà di toni quasi insuperata: ruba la scena (e la ragazza) al bel Riccardo Scamarcio nella parabola politico-familiare di “Mio fratello è figlio unico”, vestendosi -  e spogliandosi suo malgrado - di grottesca rabbia contemporanea in “Tutta la vita davanti” di Paolo Virzì. Un precario ucciso dall’illusione del futuro racchiusa in un’ingombrante macchinario che nessuno vuole comprare; dal fallimento professionale la trasformazione diventa poi più radicale per l’estremo dolore di sopravvivere a chi si ama ne “La nostra vita”: una rabbia diversa, sorda più che isterica come nel film di Virzì, ma ugualmente piena di sfumature disperate come segno di una generazione stanca di effimero.

Evade dai circuiti della mente con una straordinaria capacità di non relegare il suo personaggio al ruolo di colpevole, di salvarlo dall’abiezione facendo sentire lo spettatore quasi triste per la sua disperata fine: lo fa vestendo i panni di Quattro Formaggi nel dramma a tinte fosche “Come Dio comanda”, facendo da contraltare al superbo Filippo Timi protagonista della pellicola.

E non poteva mancare il suo volto pieno di meraviglia alla corte di Ferzan Ozpetek, innamorato dei suoi attori immersi sempre in atmosfere di enigmatica grazia: “Magnifica presenza” rapisce Elio nel sogno di una casa affollata di misteri, consegnando i suoi occhi alla magia più dolce e malinconica. Ma il sogno, quello stavolta della tranquillità di provincia e dei buoni sentimenti, si infrange nel “piccolo” e riuscitissimo “Padroni di casa” di Edoardo Gabbriellini, tutto proiettato verso il breve, travolgente epilogo. Complice dell’ottima prova d’attore il coprotagonista Valerio Mastandrea, che con il nostro porta in scena un’intesa coatta di feroce bellezza. L’ultimo approdo è ora al cinema

http://www.mymovies.it/film/2012/lultimaruotadelcarro/

Guardiamolo, il nuovo Elio, con l’emozione inedita del racconto che si rinnova, nel corpo e nella parola, ad ogni nuovo ciak.

A volte nel cinema italiano si formano coppie artistiche di grande successo, se poi le stesse sono anche divertenti e brillanti il buon risultato anche doppio.

Succede al cinema in questi giorni con la commedia Stai lontana da me firmata da Alessio Federici e interpretata alla perfezione da un meraviglioso Enrico Brignano e una ispiratissima Ambra Angiolini. Nella trama si scherza, e neppure poi tanto, sulla capacità innata di alcuni individui a catalizzare le disgrazie, intese non come tragedie di vita o di irrimediabile destino, ma come persone portatrici sane di piccoli incidenti, mancanti appuntamenti, accordi saltati e qualche rovinosa caduta accidentale. Fastidiosa e pruriginosa quanto si vuole, certo, ma mai da considerarsi insanabile. Insomma, esistono persone nella vita che sembrano non portare proprio fortuna?

Forse sì ma Alessio Federici le racconta con leggerezza e garbo cercando di sfatare tutto quelle cattiverie e brutture che sempre accompagnano gli individui in questione.

Perché non si può guardare Stai lontana da me senza tifare spudoratamente per lo sfortunato protagonista né provare simpatia per il personaggio di Brignano che da attore consumato ed esperto trasforma il personaggio “rognoso” in un goffo e mortificato aspirante fidanzato mollato da tutte le donne a cui succedono una serie di imprevisti e incidenti a raffica.

L’entrata in scena nella vita di Jacopo della bella e simpatica Sara sembra voler sfatare il mito del protagonista sulle donne e sulle persone che gli stanno vicino fino a che anche alla nuova compagna non cominciano ad accadere imprevisti su imprevisti.

Remake di una già fortunatissima commedia americana, il film di Federici è davvero carino, divertente e a vedere bene tra le righe e tra immagine e l’altra anche educativo. Si ride e si può anche riflettere. Indovinatissimo l’intero cast e bella la scelta della semplicità registica che fa apprezzare anche meglio l’interpretazione degli attori e la storia. Da vedere soprattutto in coppia.

 

 

 

 

 

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