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Sarà La grande bellezza, ultima fatica cinematografica del regista Paolo Sorrentino, a rappresentare l’Italia agli Oscar nella sezione miglior film in lingua non inglese.

La pellicola del regista presenta una rinnovata Roma della dolce vita dove un giornalista viveur ultrasessantenne si muove con estrema nonchalance tra ambienti colti, nuovi vitelloni, attricette rampanti e neo arrivisti. È l’Italia del nuovo millennio a essere rappresentata, tra vecchio e nuovo, che non smentisce se stessa e che è lo specchio impietoso di chi l’abita e ci vive.

Il film è girato e scritto molto bene e il protagonista, Jep Gambardella, interpretato da Toni Servillo, attore preferito di Sorrentino, è perfetto e credibile. Anzi, si può dire, il miglior Toni Servillo dopo la magistrale interpretazione di Gomorra.

Quante chance ci sono di portarsi a casa l’ambito premio è difficile a dirsi, per ora si può ipotizzare che La grande bellezza per la storia che narra e per come è stata realizzata potrebbe convincere parecchi giurati nella scelta finale. Proprio in questi giorni il film è uscito in Inghilterra ottenendo pareri lusinghieri e critiche molto positive. Il prossimo mese di novembre la pellicola arriverà nelle sale cinematografiche statunitensi e già Il New York Times lo ha presentato con grandi lodi e apprezzamenti definendolo una perfetta metafora del declino italiano.

Sorrentino si dice ovviamente lusingato e soddisfatto, anche perché il film è stato scelto tra altre sei pellicole italiane di tutto rispetto come Viva la libertà di Roberto Andò, Miele di Valeria Golino, Razza bastarda di Alessando Gassmann, Salvo di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, che ha già vinto la Semaine de la critique all'ultimo festival di Cannes, Viaggio sola di Maria Sole Tognazzi e infine l'outsider, l'horror indipendente Midway tra la vita e la morte di John Real.

Per il regista, inoltre, la candidatura del suo film rappresenta una doppia soddisfazione perché lo ripaga dall’esclusione nel 2008 della sua pellicola Il divo a cui venne preferita Gomorra. La Commissione di Selezione per il film italiano istituita dall'ANICA, su invito della "Academy of Motion Picture Arts and Sciences", è composta da Nicola Borrelli, Martha Capello, Liliana Cavani, Tilde Corsi, Caterina D'Amico, Piera Detassis, Andrea Occhipinti e Giulio Scarpati, che si sono riuniti alla presenza di un notaio e hanno formalizzato la scelta della candidatura. La grande bellezza è un bel film e merita di rappresentare l’Italia agli Oscar ma a prescindere da come la si pensa su Sorrentino e su un film denuncia della nuova società italiana è sempre bene fare il tifo per il cinema nazionale sperando che l’Oscar arrivi in Italia confermando che la cultura del Bel Paese, nonostante tutto, è viva e brillante.

 Indira Fassioni

 

Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari tornano, dal 17 al 27 ottobre, al Teatro della Cooperativa di Milano con un nuovo spettacolo, In fondo agli occhi, per la regia di Cèsar Brie.

I due attori portano in scena uno spettacolo incentrato sui temi della crisi e della malattia che ne deriva,visti da due punti di vista: quello reale, della malattia fisica e della cecità, inteso come filtro attraverso cui analizzare il contemporaneo e l'altro metaforico,in cui la cecità è la condizione di un intero paese, che brancola nel buio alla ricerca di una via d'uscita.

Un paese in crisi è un paese malato, i cui abitanti sono malati: un tema forte, ma raccontato con poesia e ironia.

Il regista, Cèsar Brie, ha saputo unire la cecità (vera) di Gabriele Berardi con la cura (vera) che Gabriella Casolari vive nella sua vita quotidiana, portando sul palco l'Italia di oggi, rappresentata da due individui che si incontrano in un bar e narrano a vicenda la propria storia, le proprie speranze e i propri sogni mancati.

Finzione, autobiografia, realtà, dramma e ironia sono gli ingredienti di "In fondo agli occhi", uno spettacolo che non mancherà di  emozionare e far discutere.

Per gli interessati, segnaliamo anche l'uscita del libro di Gianfranco Berardi, "In principio era il cieco", pubblicato da Editoria&Spettacolo, nella collana curata da Dario Tommasello, docente presso l'Università di Messina.

 

Teatro della Cooperativa (17/27 ottobre 2013)

ORARI:             feriali e festivi ore 20.45 – lunedì riposo

PREZZI:            intero 18 € - ridotti 13/8 €

www.teatrodellacooperativa.it  - Via Hermada 8, Milano – tel. 02.64749997

 

Chi l’avrebbe mai detto che un documentario potesse raccogliere così tanti successi e aggiudicarsi uno dei premi più prestigiosi. Il progetto di Gianfranco Rosi invece ha convinto e appassionato praticamente tutti perché nell’Italia che perde pezzi a ogni spuntar del sole la vita è diventata una vera impresa nel senso più etimologico del termine. Si deve contare su stessi al di là delle difficolta del tempo e dello spazio. E allora anche il Grande raccordo anulare della capitale diventa un luogo misterioso e oscuro, pieno di vita e insieme ghettizzante; una barriera che allontana e che difende.

Rosi, in realtà, fa suo un progetto molto speciale e ambizioso del paesaggista e urbanista Nicolò Bassetti, che poi diventa l’autore del soggetto de documentario e affianca il regista nel percorso della realizzazione e delle tappe del lavoro. Bassetti nel 2008 iniziò a esplorare a piedi i luoghi intorno al Grande Raccordo Anulare, percorrendo 300 chilometri in venti giorni. E Rosi a suo modo ne percorre i passi e le soste dando vita a un film storico completamente inserito nella contemporaneità dove più che in altre pellicole lo spettatore si sente partecipe e simile ai tanti personaggi e alle esistenze presentate. Di grande simbolismo la scelta di Rosi di presentare sette vite differenti e di dare al Grande raccordo anulare l’appellativo di sacro, inteso però come misterioso, un luogo ai margini della vita capitolina, nascosto e sconosciuto dove la realtà avvicina paurosamente la finzione e viceversa.

Sette episodi solcano il documentario presentando a loro volta sette diverse vite.

Quella di un nobile piemontese decaduto che vive con la figlia in un appartamento in periferia e che ha come vicino di casa un dj indiano, la vita di un pescatore d'anguille, di un esperto botanico che combatte per la sopravvivenza delle palme, di un paramedico con una madre affetta da demenza senile, e l’esistenza complicata e irreale delle prostitute transessuali. Inoltre, la vita di un nobile che vive in un castello affittato come set per fotoromanzi, quella di alcuni fedeli che osservano un'eclisse al Divino Amore attribuendola alla Madonna e la vira di alcune ragazze immagine di un bar. Per gli appassionati del realismo italiano il documentario di Gianfranco Rosi potrebbe quasi far pensare agli operai sempre affamati e disoccupati della vecchia Trastevere di De Sica, alle verduraie di Campo de ‘Fiori così ben descritte dalla Magnani e ai ragazzi di strada di Pasolini.

In realtà Rosi non intende affatto realizzare un doc film realista ma semplicemente catturare l’esistenza contemporanea attraverso la macchina da presa. Non c’è una storia comune che attraversa il suo lavoro e che avvicina i vari personaggi del documentario, anzi, la presentazione casuale delle differenti vite e il lasciare che la camera da sola racconti allo spettatore quello che cattura fa sì che la realtà diventi cinematografia trasfigurata. 

L’esistenza di chi vive ai margini di una delle città più famose al mondo diventa così l’essenza dei nostri tempo moderni, quella che attraversa e accomuna le periferie di tutto il mondo.

Un documentario così doveva vincere la Mostra del cinema di Venezia?

Il tempo e gli spettatori decideranno a loro modo.

 

Dopo la pausa estiva, i NOMADIdiPAROLE tornano domenica 29 settembre con la rappresentazione di 13 sotto il lenzuolo di Giuliano Pavone.

 

Il collettivo di attori riprende a viaggiare…con le parole e con i libri!

 Con 13 sotto il lenzuolo Pavone racconta l’Italia che fu: un tuffo negli anni ‘80, all’indomani della vittoria italiana ai Mondiali, quando Pertini scoppia in un tumulto di gioia e gli italiani si preparano a festeggiare. La calda estate in un piccolo paese della Puglia, l’Hotel Paradise che offre le sue stanze per la realizzazione di un film, rigorosamente commedia sexy di serie B, il giovane protagonista che s’invaghisce dell’attrice e per conquistarla inventa un fantomatico 13 al Totocalcio.

 

13 sotto il lenzuolo segna il ritorno in scena del gruppo artistico-letterario e vede protagonisti gli attori Giulia Telli e Simone Mastrotisi; a fare da moderatori Alice Cimini e Christian Mascheroni.

 

Nuovo “palcoscenico” scelto dal collettivo è il locale Opera 33, definito “il locale col teatro dentro”. Gestito da 15 anni dalla poliedrica Terry Monroe, il locale spicca per originalità negli arredamenti, dal banco a forma di pianoforte a coda al tavolo per il buffet che altro non è che un biliardino degli anni che furono. Il tutto accompagnato da ottimi cocktail a base di spezie e aromi.

Non perdetevi questo e i prossimi appuntamenti con i NOMADIdiPAROLE che già guardano al mese di ottobre con nuove rappresentazioni: Il ministero della bellezza di Marco Lanzarotto (Indiana editore) e Il tasto G di Rossella Calabrò (Sperling & Kupfer Editori).

 

13 sotto il lenzuolo (Aperitivo con rappresentazione)

domenica 29 settembre, ore 19,30

Ingresso libero

Costo aperitivo 7€

 

Opera 33

Via Carlo Farini, 33

Milano

Nascere figlia di un artista è cosa tanto bella quanto complicata, crescere come figlia “d’arte” è ancora più difficile, soprattutto se intorno a te tutti sembrano essere portati per la recitazione e la regia.

Il destino di Sofia Coppola sembra scritto e tracciato dalla sua stessa esistenza e quindi la piccola di casa inizia a recitare in piccole parti che poi diventano ruoli sempre maggiori e più importanti e, dato che la recitazione sembra proprio non essere il suo forte, non passa molto tempo perché abbia tutti contro. Certo a una figlia d’arte si perdona anche meno e la carriera di Sofia sembra terminare definitivamente nel 1990 con il suo criticatissimo ruolo ne Il padrino parte III.

 

La ragazza, però, non ci sta. E non perché è figlia di uno dei più grandi registi di Hollywood, ma perché qualcosa dentro di lei le dice che il cinema è tanto altro e tanto di più.

Allora si mette a scrivere. Confeziona sceneggiature brillanti e originali e cerca di farsi conoscere e apprezzare nel difficile mondo delle star di professione.

E ci riesce. Ottiene premi prestigiosi e riconoscimenti importanti per le sue storie e per il suo grande senso nel raccontarle, e allora Sofia decide che se è brave a raccontare senza una macchina da presa, probabilmente lo è anche con una macchina da presa e decide così di dedicarsi alla regia.

 

Nascono pellicole come Il giardino delle vergini suicide e Lost in Translation, che oltre a ottenere premi e consensi fanno anche scuola per quello che riguarda il cinema al femminile.

Sofia Coppola capisce che la sua strada è segnata davvero adesso. Che la piccola di casa ha trovato il suo destino e allora si impegna ancora di più. Nel 2010 presenta a Venezia il suo capolavoro assoluto, Somewhere, aggiundicandosi il Leone d’Oro.

Da quel momento in poi è tutto un susseguirsi di successi e di riconoscimenti fino a quest’anno 2013 quando, a giugno scorso, conclude le riprese del suo ultimo film The Bling Ring, attesissimo in Italia e presentato in anteprima a Cannes.

La storia è così realistica e scandalosa da far scrivere ai giornali americani che l’unica regista che poteva narrarla è proprio Sofia Coppola.

La pellicola narra le vicende di un gruppo di ragazzi americani ossessionati dallo stile di vita dei protagonisti di film e programmi televisivi per adolescenti. Tormentati dall’esistenza dei loro idoli allora decidono di prendersi un po’ della loro vita svaligiandogli le case.

Una realtà cruda e per niente filmografica e che sta facendo riflettere l’America sul divismo e sull’ossessione di mettere in piazza la vita dei personaggi famosi.

L’attrice protagonista di The Bling Ring è Emma Watson, la famosa Hermione Granger di Harry Potter, cresciuta anche lei e perfetta nei panni della fan tormentata e della scassinatrice provetta.

Sofia Coppola ha dato ancora una volta prova di essere una grande regista ma soprattutto una superba sceneggiatrice, dimostrando a tutti che il cinema è un universo con mille stanze, aprire la migliore è questione di sintonia.

 

Il cinema d'estate, tra sale soffocanti e commedie all'acqua di rose, sembra quasi voler dire: ci rivediamo a settembre, non ho nulla di bello da farvi vedere!

E invece, puntuale come una stella cadente la notte di San Lorenzo, giunge la proverbiale smentita: Italian movies, un film giovane, con un cast internazionale e una storia che parla dell'italia di oggi.

Partiamo brevemente dalla trama: siamo nel teatro di posa di una telenovela girata a Torino, nei cui corridoi, di notte, si aggirano gli addetti di una ditta di pulizie. La scoperta di un deposito di telecamere accende la cosiddetta lampadina: intraprendere un'attività di ripresa di cerimonie di ogni tipo, per le varie etnie della città.

Un imprevisto sembra quasi mettere la parola fine al progetto, il quale invece si tramuta in qualcosa di più bello ed emozionante, ossia filmare le storie della gente normale,dei senza nome, da mandare alle loro famiglie rimaste nei paesi di origine.

Una storia di solidarietà ed amicizia, che cambierà in meglio tutti i protagonisti di questo film, che si dipana tra volti, costumi, profumi e sapori di paesi lontani, per narrare una storia che ci parla dell'italia del presente.

La particolarità del film sta nel fatto che la maggior parte degli cast è costituita da attori non professionisti, ma ugualmente in grado di esprimere una sensibilità e una capacità di recitazione davvero lodevole.

Ma chi sono i nomi dietro questo progetto? Ne citiamo alcuni, per dovere di brevità.

Innanzitutto il regista, Matteo Pellegrini,milanese, già regista di cortometraggi, di video musicali di grandi nomi come Tiziano Ferro e Renato Zero, campagne pubblicitarie nazionali ed internazionali, ora dedicatosi al cinema.

Michele Venitucci, giovane e talentuoso attore barese, ha lavorato con importanti registi quali Pappi Corsicato (Il seme della discordia), Ago Panini (Aspettando il sole) e Sergio Rubini (L'anima gemella; Tutto l'amore che c'è"). In televisione lo abbiamo visto  in Moana, R.I.S Delitti imperfetti e Codice rosso.

Aleksei Guskov, attore e produttore russo, interprete di numerose pellicole ed attualmente impegnato nelle riprese di una fiction targata Rai.

Filippo Timi, attore, scrittore, drammaturgo, ha prestato il suo volto a Mussolini in "Vincere" di Marco Bellocchio e ha lavorato affianco a Ferzan Ozpetek (Saturno Contro),  Gabriele Salvatores (Come Dio comanda) e  Michele Placido (Vallanzasca-Gli angeli del male).

Anita Kravos, giovane attrice italiana, membro dell'Accademia del Cinema Italiano David di Donatello e dell'Accademia del Cinema Europeo (EFA), già in "Alza la testa" di Alessandro Angelini e "E la chiamano estate" di Paolo Franchi.

Italian Movies, prodotto da Indiana Production, Eagle Pictures e Lumiq Studios, con SkyCinema, Merenda Film ed Edi, è un bel film, che vi farà emozionare per la genuinità delle storie narrate, per la freschezza dei volti in video e per il messaggio di fondo che si cela dietro ogni suo singolo fotogramma.

Un film che si nutre del passaparola di chi lo ha già visto e di chi ne ha sentito parlare e lo andrà a vedere.

Italian Movies: il cinema italiano che racconta l'Italia di oggi, con umorismo, al di là dei luoghi comuni e dei facili stereotipi. Un film al passo con i tempi.

 

Per maggiori informazioni :

https://www.facebook.com/italianmovies12

 

 

Rosantique non è una semplice artista polivalente, dj, cantante, musicista. Rosantique è un'idea. Incarna in sè un intero mondo fatto di sogni, musica, vinili, grammofoni, collane di perle, martini e champagne. E' inutile provare a resistere, un solo sguardo, un tuffo nei suoi occhi o nel suo sorriso e si viene risucchiati in un'altra dimensione. Gli anni sono i primi del novecento, quando il jazz veniva suonato nelle cantine quasi in modo clandestino, le buick sfrecciavano veloci tra le luci frenetiche della città e le feste brillavano sempre di un'aura di sfarzo ed eccesso. Un vortice di musica, voci celestiali, chitarre gipsy e sassofoni. Un intero immaginario racchiuso nel cuore di una ragazza che non riesce a fare a meno di cantare, dell'arte una necessità, l'unico modo di vivere.

Non stupisce che oggi sia lei l'alfiere Italiano del movimento ElectroSwing.

GOD SAVE THE SWING! - Live set at Candy Bar - Le Banque (MILAN) by Rosantique on Mixcloud

 

Qualche anno fa, però, la nostra giovane di provincia (Magenta per l'esattezza), non aveva che i suoi sogni in mano. Come in una favola la pazienza, gli errori, lo studio, la pratica, l'hanno trasformata in una principessa, la principessa dell'electroswing. E' stata la sua insaziabile curiosità e la sua vocazione per il canto a farle amare sempre di più un campo tanto affascinante come quello musicale. Con le migliori insegnanti e compagne di training come Giusy Ferreri (vicina di casa), il suo diamante grezzo ha preso forma, si è raffinato e Rosantique è riuscita a trovare il suo modo di comunicare.

Attratta dalla teoria del canto più puro la sua educazione si è soffermata sulle teorie più olistiche della disciplina. Una teoria del canto come rappresentazione dell'io interiore, dell'anima, in una visione quasi esoterica dell'arte più soave. Non è un caso forse che riesca a toccare così da vicino le corde sensibili di uno spettatore anche disattento. Ovviamente questa elevazione concettuale l'ha spinta a ricercare i suoi riferimenti in un altrettanto nobile pantheon di artisti.

Il soul jazz di Nina Simone, forse l'esempio più calzante, o di Ella Fitzgerald , una classe inconfondibile e così raffinata da mettere in discussione il concetto stesso di fruizione dell'opera. Come se esistesse un altro modo di sentire la musica e solo loro a poterlo svelare.152

Con questi presupposti nasce il primo gruppo della nostra giovane artista, Mise En Jazz, un progetto semplice, un gruppo cover di pezzi classici jazz. Ma subito è stato chiaro che non sarebbe stato quello il destino di Rosantique. La voglia di sperimentare era tanta e il jazz non bastava più. Pian piano il gruppo è diventato un laboratorio fumante di novità, tra arrangiamenti di pezzi pop e elettronica in chiave retrò. Amy Winehouse, Lady Gaga, e pezzi di altri artisti contemporanei venivano riarrangiati in una chiave più frizzante. E finalmente la rivelazione: la scoperta dell'electroswing.

E' stata con la scoperta del genere che si è trovato un equilibrio nell'animo inquieto della giovane. Il passo da cantante a dj è stato breve, sempre spinta da una fortissima voglia di sperimentare. Così il progetto è diventato più complicato, più personale, mutando in un dj set pieno di sorprese e interventi canori live.

In breve tempo la sua abilità e le sue doti innate l'hanno resa l'indimenticabile star che conosciamo adesso. Il circuito electroswing l'ha subito accolta come madrina della scena italiana. Primi tra tutti gli Swingrowers, con un sorprendente rapporto di lavoro e amicizia sfociato in breve tempo nella prima serata ElectroSwing, nell'aprile 2012, ospitata dal lungimirante Dynamo Club di Milano. Attori della prima assoluta in territorio menenghino furono gli Swingrowers,  Rita Lynch (burlesquer di fama internazionale) e una Rosantique che ormai acquisiva la padronanza del genere e dei mezzi. Nasceva così l'electroswing a milano e di lì a poco anche electroswing italia, il portale dedicato al movimento della New Swing Generation.

 

rosantique per nerospinto

La strada sembra tutta in discesa per una donna dal talento infinito e in meno di un anno riceve parecchie attenzioni dai media e diversi riconoscimenti anche in settori collaterali come Miss Pin Up 2012 alla Fiera dei Motori, ritrovandosi di lì a breve ritratta dai maggiori fotografi per le riviste nazionali di custom, fino ad approdare alla Ludwig Sound, agenzia di booking di Carmela Senfett, visionaria imprenditrice che ha colto per prima l'importanza di un genere troppo sottovalutato in Italia.

Nell'ambiente si è subito sparsa la voce e ciò le ha fruttato il fondamentale  intervento nel progetto di Dj Pony Montana come testimonial e dj supporter: Buonasera Signorina, la compilation firmata dal più importante dj italiano del genere. E così tra una release, una tournée e addirittura un'ospitata in anteprima allo Spring Break croato, si ha avuto anche il tempo di organizzare un programma radiofonico su una web radio di ragazzi italiani all'estero: The Great Complotto Radio. Un'emittente che le dà carta bianca su un programma a base di Electroswing. Un appuntamento settimanale, il lunedì alle 21.00, che funge da bollettino internazionale del genere, con una visione globale del movimento e un'ottica cosmopolita nel presentare il tutto.

La vita sembra un film per Rosantique e proprio quando dovrebbe arrivare il colpo di scena a stravolgere le carte in tavola, la nostra eroina batte il sistema della struttura narrativa e parte per un fortunatissimo tour in Germania, toccando Berlino, Dresda e Lipsia. Un viaggio di affermazione di un'artista nazionale. Inutile dire che l'accoglienza del già navigato popolo tedesco è stata eccezionale. Forse proprio perchè già abituati a un tipo di spettacolo di genere, hanno saputo meglio apprezzare un talento unico.rosantique 3

Adesso Rosantique lavora al suo show, un ritorno alle dinamiche di gruppo in un live show tra strumenti dal vivo, campioni, sinth e tanto spettacolo, tra lustrini e paillettes.

In attesa del suo primo lavoro di produzione, preventivato per il 2014, si potrà godere del talento di Rosantique alle serate de La Nuit ElectroSwing. Neonata organizzazione di eventi a tema che sembra ormai essersi affermata come leader sul territorio menenghino.

Il prossimo appuntamento con La Nuit sarà il 12 luglio alla terrazza con vista al numero 15 di Via Ventura, il 4th floor. In programmazione un live set, un duetto, un piccolo showcase, Rosantique e il sassofono dal vivo di Alex Rice. Sicuramente uno spettacolo da non perdere, godiamoci un'artista di altissimo livello nella sua salita alle stelle.

 

Parte oggi al Piccolo di Milano, con la proiezione del film Yossi, l’edizione 2013 della rassegna cinematografica gay, lesbica e queer.  La manifestazione culturale si svolgerà in sei giorni e vedrà la proiezione di anteprime attesissime, l’intervento di ospiti internazionali e tanti eventi di musica, letteratura e incontri.

Il Festival Mix è un appuntamento importante per l’Italia e permette a molti giovani e adulti di conoscere e apprezzare al meglio la cultura omosessuale attraverso opere d’arte cinematografica e videografica realizzate dai registi di maggiore successo in ambito internazionale e italiano.

E dopo il successo della passata edizione che ha visto la presenza di oltre trentamila visitatori, per il 2013 il Festival Mix si arricchisce di novità e di sezioni non competitive come la recentissima Extramix, un’area quasi tutta dedicata al panorama italiano indipendente e che presenta una raccolta di opere che raccontano il sentimento e la sessualità in ogni sua forma e caratteristica, senza paradigmi costituiti e con la libertà del racconto e della stesura libera che ha guidato proprio il regista de La vie d’Adèle vincitore della Palma d’oro a Cannes.

Naturalmente ci saranno sempre le tre linee di concorso che hanno caratterizzato il Festival milanese fin dalla sua prima edizione come il migliore documentario, il migliore cortometraggio e il migliore lungometraggio e proiezioni aggiuntive del meglio della filmografia gay, lesbica e queer per un totale di ben cento opere.

Tra i tanti eventi in cartellone ci sono da segnalare la proiezione, in versione integrale e non censurata, di I dolci inganni, film1960 di Alberto Lattuada con Catherine Spaak  al suo esordio cinematografico nel ruolo di una lolita quindicenne e conturbante e che venne considerato immorale per l’allusiva rappresentazione di materie inerenti a verginità e masturbazione; Chiedimi se sono lesbica, il concorso giunto alla sua terza edizione per uno spot contro l’omofobia di Zami e che quest’anno affronta il tema ironico della visibilità delle lesbiche; e la presentazione dei libri  Ivan il terribile - Ragazzi che amano ragazzi - Ho molto tempo dopo di te - Mamma e papà devo dirvi una cosa nella sezione speciale dedicata all’educazione sessuale.

Il direttore de Il Piccolo, Sergio Escabar ha tenuto a mettere l’accento sul ruolo civile e sociale del Festival Mix oltre che su quello culturale dell’evento stesso spiegando che gli spettatori e gli ospiti della manifestazione sono persone, cittadini, di ogni età e di ogni fede e di ogni nazione che credono nel dialogo, nel rispetto reciproco, nella difesa dei diritti.

E quindi ad aprire l’edizione 2013 del Festival Mix arriva proprio il regista israeliano più quotato del momento, Eytan Fox insieme al suo compagno da ben 25 anni Gal Uchovsky. A Fox la manifestazione dedicherà una retrospettiva dei suoi cortometraggi più importanti e la proiezione del suo film più bello, Yossi, storia della relazione segreta e intensa di due soldati israeliani.

E' stata inaugurata il 16 giugno la settima edizione della Biennale Internazionale di Scultura, presso il Real Castello di Racconigi (Cuneo).

A cura di Claudio Cerritelli, 62 opere di grande dimensione sono state distribuite nel parco, che è stato premiato nel 2010 come più bello d'Italia. Gli artisti scelti per l'occasione sono italiani, spagnoli e tedeschi, di differenti generazioni e provenienti da percorsi culturali eterogenei.

Il titolo di quest'anno, Pensare lo spazio. Dialogo tra natura e immaginazione, indica la necessità di vivere il rapporto tra scultura e ambiente, al fine di accrescere nell'osservatore la sensibilità davanti al costante rapporto tra artisti e mondo reale.

La scultura come forma attiva (e bene pubblico), che permette un'amplificazione polisensoriale dell'ambiente. E' quest'ultimo, infatti, a incidere sull'opera stessa: una giornata di sole o di pioggia può modificare la visione grazie a una diversa intensità della luce.

La mostra è una riflessione sulle diverse ricerche che sono state compiute nella seconda metà del Novecento in questo campo, dall'informale all'astrattismo fino al nuovo costruttivismo. Nei locali sottostanti la serra è presente una sezione storica di opere di scultori attivi nel secondo dopoguerra in Italia. Non perdete l'occasione di visitare l'interno del meraviglioso castello, raggiungendolo, magari, con una passeggiata con le carrozze messe a disposizione dall'ente che gestisce il parco.

Real Castello di Racconigi

via Morosini 1, Racconigi (Cn)

Dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 19.00

www.ilcastellodiracconigi.it

Attore e interprete affermato, Alberto Tordi è uno dei talenti italiani su cui ha puntato il nostro cinema negli ultimi anni. Egli ricambia con impegno e costanza e nonostante la crisi della cultura e le poche possibilità per i più giovani dichiara: “l’Italia è il mio paese”. Sostenitore e promotore dell’arte indipendente sogna Almodovar e ama Mastroianni. Il prossimo 11 luglio sarà nelle sale cinematografiche italiane con il nuovo film di Stefano Calvagna La rabbia in pugno.

La sua intervista a Nerospinto.

 

Alberto, lei si è imposto sia in fiction di successo che in film impegnati come interprete puro, una figura cinematografica che è sempre stata propria della tradizione italiana.

Quali dei suoi personaggi ha amato di più?

Imposto è un parolone! Diciamo che lavoro da una decina d'anni con dedizione, studio e sacrifici.Il ruolo che più ho amato è stato sicuramente nel film indipendente Ovunque Miracoli nel quale interpretavo Francesco un compositore musicale. Due mesi di lavorazione in un convento del 1500 lontano dal caos della città completamente immerso in una dimensione a me nuova. Ho forse capito cosa significa ascoltarsi, aprire il cuore a questo lavoro.

 

 In piena crisi economica e sociale come fa un artista, nel suo caso un attore professionista, a non farsi scoraggiare dal clima non proprio di ottimismo che si respira ovunque e dalla mancanza di fondi che ha investito la cultura italiana in quasi tutti i suoi ambiti?

Non nego le difficoltà i sacrifici e la quantità di lavori fatti per portare avanti la professione di attore. Quello che mi dà la forza di continuare è senza dubbio la passione. L’approfondire la materia di studio, essere curioso, cercare di assorbire tutto ciò che può arricchire la mia preparazione.Cerco di non adagiarmi e non giustificarmi dietro il momento di crisi che il nostro Paese sta attraversando. Proprio in questi momenti si può attingere a qualità che abbiamo non ancora espresse. La speranza è che ci sia una ripresa del sistema italiano, ma questo è un discorso più ampio.

 

 Quale è il ruolo che ancora non ha interpretato e che amerebbe fare e con quale regista?

Adoro Marcello Mastroianni, il sogno sarebbe una versione teatrale del film "Una giornata particolare”, film che amo profondamente.Per quanto riguarda il regista, il cinema indipendente offre maggiori possibilità agli attori privi di raccomandazione come me. Comunque Almodovar è il mio preferito!

 

Tanti giovani di talento e di successo stanno lasciando il nostro paese per cercare fortuna altrove o semplicemente perché gli sono state offerte possibilità che da noi non si trovano più. Lei ha mai pensato di lavorare all’estero?

Posso dire che il nostro paese preferisce sostenere i "vecchi talenti”! Istintivamente più di una volta ho pensato "mollo tutto e me ne vado"ma abbandonare la nave non penso sia la soluzione migliore. Il mio Paese è l'Italia e credo sia giusto rimanere. C’è un mondo di artisti indipendenti in movimento, che sicuramente ha cose più interessanti da dire rispetto a chi è introdotto nei canali convenzionali. Spero che prima o poi queste voci vengano ascoltate e dato loro il giusto spazio.

 

A cosa sta lavorando ora e che progetti ha in corso?

Ho iniziato da poco le letture di un testo teatrale che porterò in scena a settembre a Roma. L'11 di luglio uscirà nelle sale cinematografiche italiane "La rabbia in pugno" un film di Stefano Calvagna che mi vedrà nel ruolo di un poliziotto corrotto.

Intanto grazie... e baci ai lettori di Nerospinto!

 

 

Antonia Del Sambro

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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