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Con grande piacere annunciamo la nuova mostra "MICROCHIP" del nostro amico Vittorio Pascale, fondatore del progetto Trikona.

Pubblicato in SvelArte

Dopo il successo riscosso con l'inaugurazione della mostra “Trikona, Illustration Project” alla Cascina Martesana, il progetto di Vittorio Pascale – come una locomotiva itinerante- approda il prossimo 16 ottobre al MONO bar, nel cuore di Porta Venezia. Dalle ore 22.00 speciale Dj Set a cura di DJ Puppen della serata Synth OMO.

Pubblicato in Cultura
Venerdì, 27 Febbraio 2015 14:22

Il grande libro della Cucina di Carlo Spinelli

È uscito per 24 ORE Cultura, spin off editoriale de Il Sole 24 ORE, Il grande libro della cucina, ad opera di Carlo Spinelli. Non si tratta di una semplice raccolta, parliamo di un manuale che è al contempo ordinato, funzionale e anticonvenzionale.

Anticonvenzionale perché a scriverlo è un vero e proprio personaggio del gusto. Carlo Spinelli, aka Doctor Gourmeta, non è solo laureato in Lettere Moderne e laureando in Storia e Antropologia dell'Alimentazione ma è anche un appassionato di viaggi, musica, fotografia, ma soprattutto un caro amico. Scrive per Rolling Stone, La Cucina Italiana, Playboy e Wired oltre che sul suo blog ItaliaSquisita. Una personalità a 360 gradi, così come il suo libro che è un viaggio nel mondo della cucina: dal mediterraneo alla Svezia, dal mondo arabo a quello caraibico, dalla cucina vegetariana allo street food.

Dopo una dettagliata introduzione in cui vengono presentati i diversi stili con le loro caratteristiche e gli ingredienti tipici delle diverse tradizioni culinarie, Il grande libro della cucina prosegue con più di 100 ricette da tutto il mondo corredate da immagini che fanno trasparire la passione per la fotografia dell'autore. Il mix non è soltanto geografico, le proposte spaziano da piatti adatti a una cucina veloce e appetitosa fino a portate sontuose ed elaborate per le grandi occasioni.

Le dettagliate ricette hanno un occhio di riguardo per la salute e il benessere, con importanti annotazioni sulle proprietà nutritive degli ingredienti, interessanti aneddoti sulle loro origini e utili consigli per la presentazione e l'accompagnamento di ogni piatto.

Completa il volume una selezione dei migliori chef di alcuni stili, come Gennaro Esposito per il mediterraneo, René Redzdepi per il nordico, Ramzi Choueiry per l'arabico, Lanshu Chen per l'Asiatico, Pietro Leemann per il vegetariano e Khalid Mohammed per il Caraibico.

Il grande libro della cucina permetterà al vostro menù di casa di beneficiare di una ventata di originalità che farà felici i palati di tutti i vostri ospiti.

Sara Antonelli

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Pubblicato in Stile
Martedì, 22 Gennaio 2013 01:36

Marilyn, diva immortale. Come lei nessuna mai

Ci sono divi che non possono invecchiare e muoiono giovani. Basta pensare alla cosiddetta “maledizione dei 27 anni” che prende il nome dall'età in cui si sono spente stelle della musica come Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Kurt Cobain, Amy Winehouse e tante altre, o al terribile schianto che nel '55 si porta via il 24enne James Dean. In tutti questi casi la morte precoce è l'ultimo atto di vite spremute all'eccesso.

Marilyn è una storia a parte. Per quanto tragica, la sua fine a 36 anni non è l'epilogo di un'esistenza inquieta (che pure ha avuto), ma l'evento che rende la sua immagine eternamente giovane: un'icona di sensualità ingenua penetrata nella memoria visiva di tutti e per questo immortale.

Lo intuisce per primo Andy Warhol: proprio nel '62 comincia ad utilizzare la tecnica della serigrafia, e la scomparsa della diva nell'agosto di quell'anno lo induce a riprodurne il volto, tratto da una foto di scena del film Niagara, con infinite variazioni cromatiche (alcune esposte nell'agosto di quest'anno a Rimini).

La testa biondo platino è onnipresente, si separa dal corpo e dalla sua esistenza terrena, diviene uno dei simboli della Pop art, arte della gente comune; icona a disposizione di tutti, che vive al di là della Marilyn reale, come dice, un po' sprezzante, Warhol stesso: “Per me la Monroe non è altro che una persona fra tante altre. E riguardo alla questione se dipingere l’attrice in toni di colore così vivaci rappresenti un atto simbolico, posso soltanto rispondere che a me interessava la bellezza: e la Monroe è bella”.

Possiamo aggiungere: Marilyn è un'incarnazione della bellezza senza tempo. La pensa così Bertrand Lorquin, esperto d'arte, che nel catalogo della mostra con l'ultimo servizio fotografico della diva, “The last sitting”, con gli scatti di Bern Stern, da poco conclusasi al Forte di Bard, ha evocato i nudi di Botticelli, Rubens, Velazquez, Goya, Ingres e Manet, per attribuire alle plastiche curve della Monroe un posto nella storia dell’arte”.

La bellezza deve mostrarsi, mettersi a disposizione degli occhi della gente, ha bisogno dello sguardo del pubblico; e nel Novecento Hollywood fabbrica le immagini in cui ognuno può proiettare i propri desideri e vederli prendere forma. Marilyn è perfetta per questo meccanismo, come nessun'altra è mai stata o sarà dopo di lei, anche se, paradossalmente, ha il terrore del palcoscenico.

Per entrare nel mondo del cinema si schiarisce i capelli e si ritocca leggermente il viso, accentuando la morbidezza dei tratti. Il ruolo iniziale non può che essere quello stereotipato e diffuso della dumb blond, la bionda svampita: il suo modo di interpretarlo diventa unico, con quel mix di sensualità e dolcezza che raggiunge l'apice con “Sugar Kane”, la cantante capace di far girare la testa a Tony Curtis in A qualcuno piace caldo.

Ma sin dai primi successi quella parte le sta troppo stretta. Sogna personaggi drammatici, che le diano la possibilità di esprimere le proprie capacità di recitazione. La sua evoluzione invece non consiste nel diventare una grande interprete, ma qualcosa di più: supera lo stereotipo per trasformarsi in un simbolo incarnato.

Sulla scena è in grado di impadronirsi dello sguardo maschile. Il critico Laura Mulvey, nell'analizzare una celebre sequenza di ballo all'inizio de Gli uomini preferiscono le bionde, coglie l'essenza della sua performance: nel primo piano, benché in movimento, riesce a essere perfettamente in posa, come immortalata da un obiettivo fotografico. Questa capacità di esporre la propria bellezza con tale studiata naturalezza resta inimitabile: lo spettatore sogna che Marilyn sia lì solo per lui, dolce e sensuale allo stesso tempo.

Possiamo cogliere questa sensazione nello sguardo di Tom Ewell, rapito dal sollevarsi della gonna dell'attrice nella scena celeberrima di Quando la moglie è in vacanza. Possiamo immaginarla anche in John F. Kennedy, quando gli viene dedicata un'indimenticabile Happy Birthday, Mister President cantata con voce ammiccante in un abito color carne.

Anche Hugh Hefner, padre di Playboy, intuisce da subito l'unicità del suo sex-appeal e acquista i diritti di una foto senza veli dell'attrice, non ancora famosa, per la primissima copia della sua rivista. Poche parole le bastano per evocare intense fantasie: “La notte mi vesto solo di due gocce di Chanel numero 5”.

Questa è Marilyn, immortale al di là della sua vita reale. Sex-symbol nel senso più pieno del termine e consapevole di esserlo: “La gente non mi vede! Vede solo i suoi pensieri più reconditi e li sublima attraverso di me, presumendo che io ne sia l’incarnazione”.

Pubblicato in Cultura

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