CHIAMACI +39 333 8864490

Un angolo nascosto di Milano, uno spazio consacrato al bianco, con un dehor esterno dove luci soffuse e bouquets di fiori freschi creano un’atmosfera elegante e contemporanea.

Piatti della cucina italiana rivisitati in chiave gourmet, come il maccheroncino al torchio cacio e pepe con fave fresche e pollo croccante o come i ravioli di ricotta alla menta con cipollotto stufato e guanciale di Sauris.

Un menù rinnovato ogni mese e attento ai prodotti di stagione. L’arredamento è curato in ogni minimo particolare, con scelte di design, dalle sedie alle lampade. A tutto ciò si aggiungono la cordialità e l’esperienza di Fabio e Giulia, capaci e cortesi padroni di casa.

Un trionfo di sapori, dagli antipasti fino ai dolci, tra cui consigliamo la piovra croccante con  peperoni rossi arrosto e pane profumato all’aceto, la coppa di maialino in porchetta al finocchio con salsa alla senape e sformato di fave e cicoria e il cilindro croccante di pasta fillo con ricotta di pecora e gelato al pistacchio salato.

Il ristorante Bianca è aperto a pranzo e a cena, con la possibilità di degustare un delizioso menù business lunch.

Andateci a nome di Nerospinto e vi verrà offerto un flûte di champagne.

 

Bianca Cucina Italiana Contemporanea

Via Bartolomeo Panizza, 10 20144 Milano

Tel. +39.02.45409037

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

http://www.spaziobianca.it/

https://www.facebook.com/BiancaRistorante?fref=ts

 

Il design italiano incontra il paesaggio italiano.

La tradizione si fonde con la novità.

La semplicità dei materiali si mescola con la ricercatezza dei dettagli.

La Casa sull’albero è emblema di questa suggestiva combinazione di elementi.

Inaugurata lo scorso 18 luglio nell’affascinante cornice del Lago di Como, questa dimora é composta da due ville affascinanti e moderne composte da 12 camere, sala fitness, sala riunioni, library e piscina.

Un ambiente elegante in cui l’ospitalità italiana ed il rispetto per l’ambiente si legano indissolubilmente con l’attenzione per il dettaglio.

Un B&B in cui potersi permettere il lusso di rilassarsi in completa libertà immersi in un paesaggio d’incanto.

L’utilizzo di materiali naturali come il legno e di materiali originari del luogo come la pietra uniti alla scelta di mettere a disposizione degli ospiti un maggiordomo e di dotare lo spazio di una cucina a cui poter attingere liberamente prodotti rigorosamente a km 0, completano il quadro di una dimora italiana con un respiro internazionale.

Se tutto quello che desiderate è una vacanza di assoluto relax, La Casa sull’albero è il posto che fa per voi.

 

 

Per ulteriori informazioni: www.casasullalbero.it

 

 

 

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Elle come Lorenzo e Luca due fratelli che hanno deciso di seguire le orme del padre Luigi, orafo da più di trent'anni, trasformando la loro passione in ''pezzi'' d'argento unici e originali.

Due personalità che attraverso una formazione artistica sono giunte ad un progetto, ELL proponendo così una nuova ideologia del gioiello. Non più oggetto status, ma oggetto colto, che racchiude in se ideologie di cambiamento e rivisitazione. Reinterpretano materialmente influenze che arrivano dai campi più disparati: dalla natura al tatuaggio tradizionale, dall'arte antica alla musica, dall' anatomia al design puro dell'oggetto, passando per altrettante sfumature, vogliono dare così una diversa interpretazione alla parola gioiello, che non vuole più essere l'accessorio lucido e scintillante, ma che, per una questione stilistica, regredisce in un oggetto più grezzo, eppure allo stesso tempo studiato e rifinito in ogni dettaglio assieme al cliente, dal modello iniziale fino alla brunitura finale. In questo modo il gioiello diventa personale, vive di vita propria, smettendo così di essere puro accessorio. Oggetti di un nuovo spessore, contraddistinti da una forte personalità e da un’estetica maschile, forte, elegante e contenuta. Superfici lunari, sfaccettate,  volutamente “grezze”, come materie pure, che spiccano sotto pietre dure, iniziali incise e simboli di diversa natura.

Tutti i gioielli sono realizzati a mano in argento 925 e rifiniti con tecniche di brunitura artigianale. Anche se è presente una collezione, ogni gioiello è creato singolarmente ed é quindi differente dallo stesso modello precedentemente realizzato: in sostanza ogni pezzo è unico e completamente personale e personalizzabile, dalla finitura al tipo di pietre utilizzate.

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In un periodo di crisi, di sfiducia totale tra i giovani e di magre consolazioni, The Exhibition rappresenta una vera e propria boccata di aria fresca.

L’eden dell’artista, l’eldorado del designer, la california del fashion victim…questo ed altro è The Exhibition, vera incubatrice di tendenze e di libertà di espressione, dove le nuove proposte trovano terreno fertile in cui crescere e proporsi al mondo.

Di cosa si tratta? Prendete tre giovani milanesi under 30, con passioni diverse ma tra loro intrecciate, unitevi un pizzico di coolness e avrete The Exhibition.

Alessandro Gerbino, stylist designer, tra i i suoi interessi annovera la moda, l’arte e la musica. Ha creato un blog dove espone le sue creazioni e quelle degli artisti da lui patrocinati. Organizza e cura gli eventi in ogni minimo dettaglio.

Matteo Piccolo, artista, realizza istallazioni artistiche in legno, ama la pittura e non ha paura di sperimentare nuove tecniche artistiche, come i quadri in 3D. Si occupa della progettazione e realizzazione delle installazioni presenti negli spazi.

Luca Camporeale, architetto e interior designer,segue l’arte, il design ,la moda e le due ruote. Si occupa nello specifico di seguire le installazioni e il visual-style di ogni prodotto per l’espositore.

La parola dice tutto:  the Exhibition è un progetto che vuole proporsi come messa in mostra, promozione di artisti emergenti, in linea con la filosofia interpretativa dei tre fondatori.

I quattro main concepts alla base della filosofia di The Exhibition sono design, arte, fashion e street style. Il design come attività che dà vita ad un oggetto materiale o concettuale, l’arte  come compendio delle attività umane che generano forme di espressione estetica, la moda come connubio tra sopravvivenza e distinzione sociale e infine lo street style, da non confondere con lo stile hip hop, è vintage e giovane al tempo stesso.

Attualmente, the Exhibition collabora con 12, tra artisti indipendenti ed espositori, tra cui stilisti, orafi,fotografi, esperti di due ruote, che siano moto o biciclette, i quali hanno la possibilità di poter mostrare al pubblico le loro creazioni durante i numerosi eventi  organizzati dal trio, come accadrà sabato 15 giugno presso lo Spazio Giulio Romano 8, nell’omonima via milanese.

 

Save the date: The Exhibition @Spazio Giulio Romano 8, via Giulio Romano 8, Milano (MM Porta Romana).

From 5pm to 2am

 

Per maggiori informazioni:

http://www.theexhibition.it/

https://www.facebook.com/Thexhibition

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Più che uno studio di Design, quello di Amoenus, è uno studio di pace e riflessione. Come a loro piace ricordare, il nome stesso del progetto deriva dal Locus Amoenus che in età classica indicava un luogo perfetto per il ritiro interiore e l'astrazione dell'io più profondo.

In un certo senso, il procedimento che porta alle creazioni del team formato da Daniele Fumagalli e Marco Condello, è proprio un percorso di pensiero astratto che va a interessare i problemi dell'uomo, dai più piccoli ai più grandi. La destrutturazione delle forme e del pensiero per un ragionamento più lucido e funzionale, in un'ottica di design classico associato ai nuovi movimenti artistici mondiali.

Lo studio Amoenus ci presenta una collezione di oggetti di design dallo stile nettamente minimalista, che, però, sembrano scomporre la realtà stessa per rimaterializzarla in nuove forme sempre originali e quasi aliene. Volendo si potrebbe, concettualmente, associare al loro lavoro il pensiero dada, piuttosto che cubista o futurista, ma il punto di arrivo, sembra sempre esser piantato ben saldamente a un ideale neoilluministico di rivoluzione sociale.

Tra i progetti, infatti, possiamo trovare  esempi come la lampada Binary, che unisce più punti luce funzionali a un'illuminazione ponderata dell'ambiene, annullando il concetto di corpo luminoso centrale. Sempre in sintonia con questa filosofia la Sumya, un altra lampada a sospensione che con i suoi giochi di luce, a led questa volta con un accostamento di luci calde e fredde, stravolge l'idea di illuminazione formale.

 

Nerospinto continua a supportare i giovani artisti e designer e, questa volta, lo studio Amoenus sarà nostro ospite per l'esclusivo evento di sabato 1 giugno allo spazio in via Giulio Romano 8: Chapeau, organizzato da Modalità Demodè in collaborazione con Rosaspinto. Durante la serata sarà in esposizione la Sumya di cui abbiamo accennato prima, ma consigliamo calorosamente di dare un'occhiata al sito ufficiale per gustare al meglio i pezzi di design dei due giovani Monzesi.

 

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Il legno come materiale con cui plasmare accessori di uso quotidiano ma dal gusto squisitamente artigianale.

La materia prima come punto di partenza di un percorso che unisce design, architettura e moda.

La luce e l’aria che scavano, creano, stupiscono.

Questo è Tête de Bois, creatura di Andrea Deppieri, veneziano classe 1981 e architetto di formazione. Il design applicato alla moda diventa sin da subito la sua passione e il suo lavoro, che lo porta a lavorare per Diesel, Ralph Lauren e Benetton.

Nel  2012, Andrea fonda Newton & Son, un progetto che fonda architettura e interior design, disegno industriale e grafica, direzione creativa e brand identity.

La sua passione per i dettagli si unisce a creatività e razionalità, infondendo vita nel progetto Tête de Bois, Testa di Legno, che si ispira alle strutture “brise soleil” o frangisole,elementi di architettura che proteggono edifici o ambienti interni dai raggi del sole.

Gli unici ed esclusivi cappelli di Tête de Bois riprendono la forma sinuosa dei frangisole e la ripropongono sotto forma di copricapo cesellato, che lascia passare l’aria e protegge dal sole, riproponendo un gusto per  un ritorno alle origini, a partire dai materiali.

Attualmente  è possibile scegliere tra 5 stili e 2 tipologie di legno: Tanganika e Mogano.

Il legno Tanganika è tipico della Costa d’Avorio, resistente e dal colore uniforme, mentre il Mogano è originario delle Americhe e si distingue per una texture dai colori scuri.  Entrambi i legnami provengono da foreste ripopolate grazie a progetti di eco sostenibilità.

Africa e America , design e moda, originalità e tradizione Made in Italy: questo è , presentato in esclusiva al Tranoi Fashion Trade Show di Parigi a gennaio 2013 e lanciato ufficialmente in occasione della Design Week di Milano ad aprile, presso il concept store Rossana Orlandi (che ne è anche il distributore mondiale).

Andrea Deppieri sarà  tra i protagonisti della Serata Chapeau!, organizzata da Modalità Demodé in collaborazione con Rosaspinto, che animerà la notte milanese sabato 1 giugno dalle 22 presso la location Spazio Giulio Romano 8 (MM Porta Romana).

 

http://www.tetedebois.it/design-wooden-headwear/index.php

“Non sarà mica arte?!”. Questo è in genere il giudizio, o meglio pregiudizio, che la maggior parte delle persone esprimono guardando un’opera di arte contemporanea. Credendosi dei grandi esperti pronunciano a grande voce le loro sterili critiche senza sforzarsi di capire, senza cercare di conoscere l’artista e ciò che vuole comunicare, tenendosi preventivamente alla larga da un mondo che giudicano fatto di gente strana completamente avulsa dalla realtà.

 

Oggi voglio provare a sfatare questo mito e farvi capire come la creatività e l’arte non risiede solo nell’ estetica perfetta. Vi chiedo solo di prendervi due minuti per leggere ciò che sto per dirvi, sforzandovi di guardare oltre, al di là delle apparenze e del comune pensiero, cercando di comprendere a fondo, perché solo in questo modo potrete farvi un vostra opinione.

 

L’artista di cui voglio parlare è considerato e conosciuto come uno dei più interessanti artisti della Tape Art a livello mondiale, nonché uno dei primi in Italia ad avvicinarsi a questa tecnica.

So già che molti di voi stanno storcendo il naso, ma continuate a leggere perché ne sarete piacevolmente sorpresi e stupiti.

 

Per Tape Art si intende letteralmente l’arte di disegnare con il nastro adesivo. Si tratta di una tecnica molto giovane e ancora sottovalutata, che trae ispirazione dalla cultura dei surfer e degli skater della west coast americana che utilizzavano il nastro adesivo per decorare le loro tavole, già a partire dagli anni 70/80. È  difficile incasellare e dare una definizione univoca di questa forma d’arte a metà strada tra esperienze street, performance, pittura e per alcuni versi scultura, ma proprio in questa sua varietà e mutevolezza sta il bello di questa tecnica. Ogni artista dà libero sfogo alla propria creatività e alle proprie idee, utilizzando il nastro adesivo come uno strumento per poter indagare l’uomo di oggi in tutte le sfaccettature e contraddizioni.

 

Abbiamo l’onore di avere in casa nostra uno dei massimi esperti di questa forma d’arte: No Curves-Niente curve, questo lo pseudonimo scelto dal tape-artist che già ci dice molto di lui, della sua arte e delle sue opere.

 

Con il nome No Curves l’artista si cela l’elemento fondamentale della sua estetica: la linea come strumento di astrazione per arrivare alla totale sintesi geometrica delle forme del reale, captando così l’essenza delle cose.

Il suo avvicinamento alla Tape Art nasce proprio da questa ossessione per la linea e la grafica. Insoddisfatto dalla pittura, che non gli permetteva di raggiugere quel livello di pulizia e sintesi che tanto auspicava, l’artista si spinge alla ricerca di un nuovo strumento con il quale esprimere al meglio la sua arte.

Così avviene il suo avvicinamento al mondo della Tape Art, che non abbandonerà più. Nel nastro adesivo No Curves trova lo strumento che al meglio esprime la sua poetica in una sintesi di astrattismo, pulizia formale, resa pittorica e movimento.

 

L’indubbia creatività e capacità di lavorare il nastro gli sono valse la nomea di più grande artista di Tape Art al punto da essere stato scelto da diversi brand internazionali per campagne pubblicitarie ed eventi di arte urbana (come Adidas, Converse, Smart-Mercedes,Firetrap, Rolling Stone e molti altri) e da Tesa, azienda tedesca leader nel mercato mondiale del nastro adesivo, come artista rappresentativo per l’evento dei suoi 75° anni svoltosi nel 2011 ad Amburgo. Nel 2010 è stato finalista del Premio Cairo – Arte Contemporanea.

 

Non si smentisce con il suo ultimo show "TOP OF THE LINES" mostra  dedicata ai grandi maestri della linea, design e l'architettura, che No Curves omaggia con dei ritratti realizzati, ovviamente, con il nastro adesivo.

 

 

Ora che sapete chi è, perché il vostro giudizio sia ben fondato, non vi rimane che vedere dal vivo le sue opere.

Immergetevi nella Tape Art di No Curves sabato 1 giugno dalle ore 22.00 all’evento Chapeau organizzato da Modalità Demodé in collaborazione con Rosaspinto Arte& Comunicazione presso la prestigiosa location Spazio Giulio Romano (via Giulio Romano 8, MM Porta Romana).

 

 

 

 

| NO CURVES | Tape Art

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Sentire parlare di progetti ambiziosi di questi tempi, in cui tutto sembra così difficile da raggiungere e ottenere, è qualcosa di più unico che raro.

 

Eppure c’è ancora qualcuno che ci crede e decide di scommettere sulle proprie passioni.

 

Noi di Nerospinto, di certo, non perdiamo l’opportunità di raccontare le storie di queste menti creative che vogliono provare a dare vita ai propri sogni.

 

Oggi siamo in Toscana, una terra che tutti ci invidiano per i suoi colori, odori e sapori, ma soprattutto per la cultura e l’arte che si respira nell’aria.  È interminabile la lista di uomini illustri di indubbio genio che hanno reso famosa in tutto il mondo la nostra regione. La Toscana è da tutti conosciuta come la terra che ha dato i natali fin dal Medioevo a grandi navigatori, scrittori, scienziati e artisti.

 

Sarà un caso, ma proprio in questo territorio denso di creatività, inizia la storia che vi voglio raccontare.

 

Firenze, 2011. Un gruppo di cinque architetti, accumunati da una sfrenata passione per il design e pieni di idee da sviluppare, decidono di unire le forze per dare vita ad un ambizioso progetto, dove riversare tutta la loro creatività, senza limiti e censure.

 

Nasce così Amniosya, un gruppo di ricerca e sperimentazione nel campo dell’architettura, del design e del fashion design.

 

Innovazione e modernità sono le parole d’ordine. L’interesse del gruppo, come loro stessi affermano, verte principalmente sul mondo delle nuove tecnologie, della simulazione dinamica quale incipit di shape tecnologici a diversa scala e della prototipazione 3d legata alle geometrie complesse.

I loro lavori vogliono riproporre la complessità spaziale e i sistemi di aggregazione naturale attraverso la sensibilità formale, la ricercatezze compositiva e l’innovazione tecnologica.

 

La passione per il design unita all’interesse per la tecnica 3d printing e alla voglia di sperimentale sono alla genesi di Entropya, la loro prima linea di oggetti di fashion design.

 

Nel nome della collezione risiede l’essenza del loro lavoro. Entropya è una parola di derivazione greca che significa dentro la trasformazione ed è sinonimo di misura nel disordine presente in un sistema fisico.

I gioielli di questa linea vogliono infatti essere una simulazione di un fluido che tramite proprietà fisico-dinamiche deforma un piano. Collane, bracciali e anelli ricreano movimenti spaziali complessi che richiamano la morbidezza di un tessuto, l'articolazione di naturali interazioni tra diverse parti di un fluido a densità elevata.

Le creazioni che fanno parte della collezione Entropya non vogliono essere dei semplici monili, ma dei veri e propri “oggetti di fashion design da indossare” destinate ad un pubblico che ama l’inusuale e il ricercato.

 

Siete a Firenze? Visitate il Duomo, Palazzo Pitti e gli Uffizi. Ma non siate nostalgici perché la creatività fiorentina non si è fermata allo splendore rinascimentale. Fatevi un giro allo studio Amiosya in via Niccolini per scoprire come l’arte sia ancora di casa nel capoluogo toscano.

 

 

Amniosya: Prof. Marino Moretti, Arch. Marco Carratelli, Arch. Lucia Lunghi, Arch.Elvira Perfetto, Arch.Lorenzo Pianigiani, Arch. Lorenzo Pilati

 

Per informazioni

email : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.amniosya.com

blog: amniosya.blogspot.com

Via Niccolini 2, Firenze

Eco-chic potrebbe essere l’aggettivo adatto per descrivere le borse del nuovo brand Studio V, prodotte con materiali proveniente dal riciclodegli scarti dell’industria tessile e dell’arredamento, come eco pelle e PVC.

 

Tutte cucite a mano, le borse, a mano o a tracolla, nascono da un’idea di Vania Fernandes Magalhaes Marques, africana di nascita ma cresciuta a Lisbona  e con un master in Design del gioiello al Politecnico di Milano.

Dopo aver collaborato con grandi nomi come con De Beers e Cielo Venezia, la designer torna alla sua vera passione, le borse, fondando il marchio Studio V.

 

E sono proprio dei piccoli gioielli le sue creazioni che hanno come ispirazione principale il classico sacchetto del pane che tutti abbiamo in cucina. Un sacchetto che si arrotola, srotola, piega, arriccia e si chiude con una semplice calamita…così la borsa può diventare grande e piccola all’occorrenza, e può essere utilizzata dalla mattina alla sera: maxi pochette da giorno e poi, come d’incanto, clutch all’ultimo grido dall’aperitivo in avanti.

 

Le linee essenziali  sono il marchio di fabbrica del brand, che ripropone tre grandezze di borsa cambiandone sempre stampe, fantasie e colori: dalle mele ai fiori stampati, dai pois alla tinta unita.

Ognuno troverà la sua preferita, insomma, e per questa primavera-estate la novità si chiama color block!

Le borse sono belle, bellissime, ma anche pratiche, il che non guasta mai!

 

Tutti i prodotti Studio V infatti sono in ecopelle, PVC, tela ricoperta e cotone per l'arredamento, materiali completamente impermeabili e resistenti alle macchie. E si possono portare a mano, ma anche a tracolla grazie alle catene che fanno sempre molto rock.

 

Dove le potete trovare? Sicuramente sul sito  www.studiovjewels.com dove avrete la possibilità di vedere tutti i prodotti (i prezzi vanno dai 25 ai 40 euro). C’è anche una pagina Facebook, Studio V, dove è presente un online store per soddisfare ogni vostro desiderio…ma attenzione, magari qualche borsa sarà già sold out, quindi, se volete un consiglio, affrettatevi!

 

Una volta c'erano i salotti culturali: intellettuali di alto livello si riunivano a casa di qualche anfitrione per discutere dei massimi sistemi, politica e cultura. Quest'usanza francese ha condizionato i movimenti culturali delle grandi città e di conseguenza di intere società. Dai salotti, però, la cultura si è trasferita nelle piazze, nei bar, nei circoli e l'evoluzione della tecnologia e dei sistemi di comunicazione ha completamente sconvolto il concetto di fruizione dell'arte.

 

A Milano, da sempre motore culturale d'Italia, oggi, esiste un luogo, perchè definirlo locale notturno è riduttivo, di cui Carlo Porta sarebbe orgoglioso: il Plastic Club.

In molti, leggendo l'ultima frase avranno già chiuso la pagina, altrettanti avranno storto il naso, altri stanno continuando a leggere. Bene, meglio, questo articolo non è per tutti, come, per fortuna o no, a seconda dei punti di vista, non lo è la cultura. (Pretenzioso eh?)

Da più di trent'anni il Plastic è il punto d'incontro di personaggi controversi, famosi o meno, intellettuali del ventesimo secolo e giovani artisti.

Purtroppo, per chi non conosce bene il contesto, questo storico locale è spesso additato come un luogo di tendenza, modaiolo, ritenuto dai più come una discoteca come un'altra, famosa solo perchè difficile passare la door selection. A Milano se entri al Plastic sei “fico”, sei “cool”, “'c'hai gli agganci”. I suddetti detrattori, di solito, li si trova in fila dall'una a farsi amici i buttafuori nella speranza di entrare, finchè stanchi non prendono un taxi per andare nel posto gettonato del momento. E' forse questa la caratteristica che a molti sfugge del Plastic: non è un locale che “va di moda”, è il locale che fa la moda.

 

E' qui che inizia la nostra storia, in quel fermento culturale, tra ospiti internazionali come Madonna, Elton John, Bruce Springsteen, Keith Haring, e personaggi nostrani come Fiorucci, Stefano Gabbana e Cattellan, cresce un personaggio, forse meno famoso, ma di certo carico di uno spessore non indifferente.  Mentre i Club Kids a New York invadevano il Limelight, un giovane aeronauta scappava di notte dalla base di Linate per godersi una serata intensa nel suo club preferito: Alex Carrara, disposto a tutto per non perdersi neanche un evento di quel variegato e scoppiettante mondo.

Questo ambiente è l'humus perfetto per far crescere uno spirito portato per l'arte e la raffinatezza d'intenti di cui oggi, forse, si è persa traccia nella “società civile”. Sotto la saggia guida di Nicola Guiducci, Alex viene accolto nella grande famiglia del Plastic e, mentre si dava da fare per crearsi una posizione nel mondo dell'interior design, è salito in consolle per il Match à Paris, la storica serata free entry della domenica. Erano quelli gli anni in cui l'affluenza al club era condizionata dagli eventi internazionali: durante la settimana della moda a Parigi, o a Tokyo, si sapeva che di certo ci sarebbero state meno persone a sudare e sorridere sotto il palco di viale Umbria.

 

Alex ha un'istruzione electro-house e nei suoi dj set si sente sempre una forte presenza della Fancia dei primi anni del French Touch. Le influenze però sono molteplici, dall'America di Felix da housecat, all'inghilterra di Simian Mobile Disco, dalla techno di Capricorn, alla nu-disco dei Metro Area. I set così eclettici sono frutto di una ricerca appassionata nei meandri più oscuri e underground dei negozi di dischi. Solo il meglio per un pubblico vorace di novità e raffinatezza.

 

La gavetta di Alex Carrara ha dato i suoi frutti e col passare degli anni la sua bravura nella selezione dei pezzi, lui si definisce un music selector, gli ha fruttato importantissime collaborazioni con stilisti e artisti per cui ha curato la direzione musicale di eventi e sfilate, permettendogli di esibirsi anche all'estero in più occasioni.

Insieme alla sua carriera da dj anche la sua passione per l'interior design è cresciuta e gli ha procurato una collaborazione allo Spazio Pontaccio in Brera. La galleria è un punto di riferimento per tutti gli amanti del design, avendo ospitato grandi nomi internazionali, come Marcel Wanders, Philippe Starck, Matteo Thun, Mario Bellini.

 

Immagino la vita di Alex come un grade viaggio attraverso il meglio della cultura contemporanea, tra musica e letteratura, arte e design, sempre in movimento, sempre sul pezzo. Una vita circondato dalla bellezza nel suo senso più puro.

Rileggendo l'articolo può sembrare che Alex sia un personaggio inarrivabile, un intellettuale chiuso nella sua torre d'avorio, e, magari, vedendolo di sfuggita, in consolle, concentrato, vestito sempre con ottimo gusto e mai fuori posto (un po' come James Bond), può sembrare che sia veramente così. Basta, però, avvicinarsi, conoscerlo, anche solo uno scambio di battute, un sorriso, per capire che sotto l'aspetto ingessato, tipico degli “addetti ai lavori”, batte un cuore pronto a emozionarsi ed emozionare. Durante l'intervista, o meglio conversazione, si è mostrato subito aperto e disponibile, solare e interessato, oltre che interessante, sincero e vero. Non il solito personaggio da vetrina, di plastica, ma fatto di carne e sangue, sogni e lacrime. Un uomo che per amore ha abbandonato la sua vita milanese per trasferirsi ad Amsterdam e cominciare una nuova vita, tra le gallerie di design olandesi e i piccoli club underground.

 

Alex Carrara Bang Bang Bar Oggi Alex è a Milano e, se chiedete in giro, tutti vi sapranno dire che è dj resident a The Match (“à paris” si è perso negli anni), appuntamento, sempre di domenica, al Plastic e che collabora con la Angle Records di Nicola Guiducci. In meno, però, sanno della sua serata mensile al Toilet: Bang Bang Bar. Un party diverso, old school, tech-house, il tutto in un'atmosfera uscita da Twin Peaks: tende di raso rosse a comprire tutte le pareti del locale. Se siete arrivati alla fine di questo articolo non riuscirete a non apprezzare questo particolare.

 

Di Giovedì, invece, una volta al mese, lo potrete trovare al Bar Hotel Straf per un aperitivo a base di piccole perle, beat leggeri, sintetizzatori velati e tanta tanta classe.

Almeno una volta nella vita prendetevi una pausa dai vostri impegni, dai vostri problemi, dalle vostre seratine, indossate qualcosa di carino, e andate ad ascoltare qualcosa di interessante, ma fatelo con criterio, gusto e apertura. Prendete appunti e, il giorno dopo, provate a pensare a cosa è successo, alla musica che vi ha trapassato, alle persone che avete conosciuto, ai drink che avete lasciato a metà e quelli che avete scolato in un sorso solo, alla vita che vi scorre davanti e alla vivacità di questo mondo, a quanto sia facile vivere la bellezza e a come invece ce la facciamo passare davanti senza neanche accorgercene. Prendetevi un momento per voi e sentite...

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