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Tenute SalvaTerra, nel cuore della Valpolicella in Veneto, con un totale di 700 ettari di vigneto, produce vini fra i più buoni d’Italia.

Dal 26 al 30 novembre è in scena al Teatro Lo Spazio di Roma Duras Mon Amour, spettacolo originale che ricostruisce gli ultimi mesi di vita di Marguerite Duras, ancora oggi tra le più famose scrittrici francesi.

 

Duras Mon Amour racconta la vita della protagonista, le sue idee politiche, gli amici e gli amanti, come il grande amore Yann, incontrato nell’estate 1980 quando lei ha 61 e lui 26. Da quel momento il giovane le scrive quasi tutti i giorni, fino al giorno in cui inizia una convivenza che termina nel 1996 quando Marguerite, ottantunenne, muore.

Duras Mon Amour è la storia di una donna che sapeva essere allo stesso tempo tenera e violenta, capace di grande generosità e incontenibili furori. Una donna che aveva capito che il prezzo da pagare per essere un’intellettuale libera e indipendente dalle logiche del mercato era necessariamente la solitudine.

L’ultima fase della sua vita è infatti caratterizzata dalla lucidità e dal disprezzo per i mediocri, dalla lotta contro le ingiustizie sociali e dalla capacità di battersi per preservare le proprie idee.

 

Lo spettacolo, come scritto dalla Duras nelle note della regia di India Song, si costruisce a partire dal suono. Nell’appartamento al n. 5 di Rue Saint-Benoit a Parigi si sviluppa un dialogo notturno tra due sopravvissuti. Al centro, una figura femminile in bilico tra il desiderio di successo e l'indifferenza verso la vita, in equilibrio tra un passato ancora denso di misteri o ambiguità e un presente in cui respinge e insieme ricerca l'attenzione di tutti.

 

INFO

 

Duras Mon Amour

26-30 novembre 2014

Teatro Lo Spazio

via Locri 42 – Roma (San Giovanni Laterano)

 

Orario:

mer/sab h 20.45

dom h 17.00

 

Biglietti: intero € 15,00 ridotto € 12,00

 

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2008. Marzo.

Gerusalemme.

La città santa si sta risvegliando dal suo consueto inverno caldo e arido. Mandorli in fiore e profumi di zagare invadono le vie di Gerusalemme. È fermento. Sono i preparativi per la processione cristiana della Domenica delle Palme, e per la Pesach”– la Pasqua Ebraica.

…un’ordinaria primavera in Terra Santa insomma.

Non per tutti però.

C’è un ragazzo che si muove calmo tra intrecci di stradine di pietra e luoghi sacri, scansando giovani vestiti a festa, armati di cornamuse e tamburi. Ha altro per la testa. Sta per pubblicare il suo primo album, “The Reckoning, insieme agli amici di una vita, i Mojos.

Lui si chiama Asaf.

 

2012. Giugno.

Berlino.

A giugno le notti sono brevi e il buio sopra Berlino dura solo poche ore.

Jacob Dilßner non ha sonno. È uno studente di filosofia con la passione del djinig. Quando mixa si fa chiamare Wankelmut. Non ha impegni in quei giorni. Nessun ingaggio in qualche club della città. Nessuna voglia di studiare.

Una sera decide di rilavorare con il suo Ableton Live - software di produzione musicale - un pezzo scovato in rete. È “The Reckoning Song” di Asaf Avidan.

Lo spoglia. Conserva solo la voce del ragazzo israeliano e velocizza il riff della sua chitarra, aggiunge una base minimal ed ecco che “The Reckoning Song” diventa “One Day”.

Jacob carica il pezzo su SoundCloud. È subito gloria.

Milioni di ascolti trascinano Wankelmut e Asaf alla consacrazione su Beatport, santuario per ogni Dj che si rispetti.

 

2012. Dicembre.

Torino – Hiroshima Mon Amour

C’è un chiacchiericcio diffuso in sala, odore di alcool e tabacco.

Sul palco solo uno sgabello, un pianoforte sullo sfondo, qualche foglio sparso vicino al microfono. Una scenografia spoglia arricchita solo da qualche luce morbida che regala all’Hiroshima quell’atmosfera intima e autentica tipica dei piccoli luoghi di culto.

Asaf è solo. Sta portando in giro il suo nuovo lavoro, “Different Pulses”.

Sale sul palco così, chitarra tra le braccia, fisarmonica al collo, fisico asciutto e definito strizzato in una canotta bianca e in un paio di jeans. Solo lui e la sua voce… E che voce! È un suono ancestrale, senza sesso, tocca tutte le tonalità, le graffia e le abbraccia con un controllo assoluto in una serie di smorfie sofferenti e partecipate.

Asaf canta e, cosa ben rara, il pubblico zittisce se stesso. E fa bene, perché Asaf va ascoltato, sia che canti sia che racconti di sè.

 

"Sono musicista solo da 6 anni, e non sono poi molti... Ho iniziato perché una ragazza mi ha spezzato il cuore. Quando suonavo in casa, lei se ne stava sul divano a guardare qualche soap opera, e mi gridava: “Chiudi la porta Asaf, non c’è bisogno che urli così fucking forte!” Allora chiudevo la porta e cantavo più forte di prima, così che potesse sentirmi comunque. Ecco, è così che ho scritto la prima canzone, per la ragazza dall’altra parte del muro."

(n.d.r. la canzone è This Cool)

 

Canta anche “The Reckoning Song”, quella stessa che Jacob ha trasformato qualche tempo prima in “One Day”, ma la canta piano e le restituisce la sua autenticità.

 

2013. 23 aprile.

Milano.

Asaf torna in Italia.

Da non perdere.

I biglietti qui.

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