Costa Rossa d’Autore, la canzone come frontiera dell’anima
A Costa Paradiso, la rassegna diretta da Salvatore Papotto prova a restituire alla musica il suo peso umano, civile e poetico. Ci sono estati che scorrono leggere, consumandosi nella superficie dei giorni, e altre che lasciano dietro di sé un segno più profondo: una voce, una frase, un’eco che continua a lavorare nel tempo interiore di chi ascolta. È in questa seconda temporalità, più segreta e necessaria, che si colloca “Costa Rossa d’Autore”, la rassegna che torna a Costa Paradiso per la sua terza edizione, dall’ 11 al 13 agosto, alle 22, nell’anfiteatro affacciato sul paesaggio aspro e luminoso della Gallura. In collaborazione con la Pro Loco Territorio Costa Rossa, la manifestazione diretta da Salvatore Papotto riunisce tre appuntamenti: Alessandro Azara, Stefano Barotti e Pat and Co: tre nomi diversi, tre estetiche differenti, ma legati da uno stesso fil Rouge, da una stessa tensione verso ciò che nella musica resiste all’usura della superficie. I tre eventi, più che comporre un semplice cartellone di date, sembrano disegnare un itinerario nell’intricato panorama della canzone d’autore, intesa non come rifugio della memoria, ma come forma ancora viva di interrogazione del presente. Nella visione di Salvatore Papotto “custodire il fuoco, non la cenere” vi è qualcosa che va oltre la funzione organizzativa o curatoriale. Vi è una responsabilità culturale, quasi una forma di veglia. Quando afferma che la rilevanza della canzone d’autore nella cultura contemporanea è ormai acquisita, Papotto non pronuncia una formula di circostanza: riconosce a questa forma espressiva una persistenza rara, la capacità di continuare a parlare anche quando il frastuono del presente sembrerebbe negare ogni profondità. In un altro importante passaggio Papotto afferma che “Costa Rossa d’Autore” vuole incentivare una riflessione sullo statuto della cosiddetta canzone d’autore, sulle sue metamorfosi, sul suo dialogo con la poesia, con la letteratura, con le altre forme dello spettacolo e della performance. In questa frase c’è già l’intero senso della rassegna: la canzone non come genere concluso, né come sacrario della nostalgia, ma come organismo vivo, poroso, attraversato dal tempo e dalla storia. In fondo, ogni vera canzone d’autore nasce lì: nel punto in cui una voce singolare riesce a toccare qualcosa di comune, di collettivo, di umano. Non semplicemente il gusto, ma la coscienza. Ed è forse per questo che Papotto costruisce un cartellone non omogeneo, non rassicurante, ma attraversato da differenze fertili: tre modi di stare nella musica, tre modi di misurarsi con il presente, tre modi di pensare il confine fra parola e suono.
Alessandro Azara: il disincanto e la ricerca di un altrove

L’11 agosto la rassegna si apre con Alessandro Azara e con un titolo che suona quasi come un programma etico prima ancora che estetico: “Canzoni nude”. Nude, dunque spogliate dell’ornamento superfluo, riportate al loro scheletro emotivo, alla loro verità elementare. In un’epoca che sovraccarica tutto di effetti, di accelerazioni, di presenze effimere, questa nudità possiede qualcosa di contrario, e proprio per questo di prezioso. Azara porta dentro la propria scrittura una tensione aspra, una ruvidezza non solo vocale ma esistenziale. Nel comunicato, la sua poetica viene ricondotta alla deriva di una società sempre più superficiale e malata di cinismo, e insieme alla ricerca di un altrove capace di salvare, o almeno di sospendere, il collasso del quotidiano. È un’immagine potente: la canzone come attraversamento del dolore, ma anche come piccolo varco visionario, come deviazione dalla pura cronaca dell’amarezza. La formula semiacustica scelta per il concerto accentua proprio questo aspetto. Le canzoni si presenteranno “nude e spoglie”, liberate dagli abiti elettrici ed elettronici delle versioni in studio, ma senza perdere la loro matrice più acida e rockeggiante. Come a dire che l’intimità non coincide con l’addolcimento, e che la prossimità della voce può essere persino più inquieta della potenza amplificata. C’è, nel lavoro di Azara, un gesto che ha un valore anche sociale: sottrarsi alla banalizzazione del sentire, opporsi all’anestesia morale del tempo presente, restituire alla canzone la sua capacità di nominare il disagio senza semplificarlo. E forse oggi non è poco.
Stefano Barotti: la delicatezza come forma di resistenza

Il 12 agosto arriverà Stefano Barotti con “Musica in filigrana”, accompagnato da Michelangelo Surdo. L’immagine della filigrana è, qui, perfetta: qualcosa che attraversa la materia senza appesantirla, che vive nella leggerezza ma non nella fragilità, nella trasparenza ma non nell’evanescenza. La musica di Barotti sembra appartenere a quella schiera sempre più rara di opere che non chiedono di essere consumate, ma abitate. Le sue canzoni si muovono dentro il tempo lento dell’ascolto, nel territorio sottile delle sfumature, dei dettagli che restano, delle emozioni che non cercano l’immediata spettacolarità. E proprio per questo, in un presente che premia l’impatto istantaneo e la semplificazione permanente, acquistano una forza quasi controcorrente. Il repertorio abbraccerà i brani più significativi della sua discografia e offrirà anche incursioni in “Filigrana”, il nuovo album di prossima pubblicazione. Ci sarà anche un richiamo a “Il Grande Temporale”, disco che ha segnato per Barotti un cambiamento profondo, con atmosfere seventies e aperture progressive. Ma il dato più interessante non è il riferimento stilistico: è l’idea di una scrittura che continua a evolvere, senza rinunciare alla propria densità narrativa e sentimentale. Sul piano culturale, Barotti rappresenta un gesto di fedeltà alla complessità. In un mondo che tende a ridurre tutto a segnale rapido e reazione immediata, le sue canzoni ricordano che i sentimenti hanno pieghe, che il tempo interiore non è lineare, che l’arte può ancora insegnarci a sostare. E sostare, oggi, è forse una delle forme più radicali di libertà.
Pat and Co: il canto del confine, l’identità come passaggio

Il 13 agosto la rassegna si chiuderà con Pat and Co e con un titolo che sembra contenere, in sé, un’intera poetica del nostro tempo: “Canzoni di Contrabbando”. Contrabbando: ciò che attraversa le frontiere, ciò che sfugge alle dogane dell’identità, ciò che mette in comunicazione mondi che i confini vorrebbero separare. È una parola bellissima, se riportata alla musica. Perché la musica, quando è viva, ha sempre qualcosa di clandestino: entra dove non era prevista, unisce ciò che sembrava lontano, apre passaggi. Il progetto di Patricia Guilmard e Claude Lay nasce precisamente in questo spazio mobile, ibrido, meticcio. Le sue radici affondano nella black music, ma si ramificano verso afrobeat, contemporary R&B, electro funk, reggae, trip-hop, revival, avanguardia, muovendosi in più lingue e in più memorie. Nel disco “Fusion”, anticipato dal singolo “Costa Paradiso”, questa pluralità diventa una forma espressiva coerente: un suono che non sceglie tra passato e futuro, ma li mette in tensione per comprendere meglio il presente.
La bellezza di Costa Rossa d’Autore sta forse nel suo gesto più semplice e insieme più raro: restituire dignità all’ascolto.
Una rassegna che restituisce alla musica una funzione civile e ricorda che la cultura più vera non è quella che difende recinti, ma quella che accetta di trasformarsi nel contatto con l’altro. In un tempo in cui l’esperienza musicale rischia spesso di essere ridotta a sfondo, consumo, flusso indifferenziato, questa rassegna riafferma che ascoltare può ancora essere un atto culturale di civiltà. E qui la figura di Salvatore Papotto torna a farsi cruciale, non solo come direttore artistico ma come produttore e musicista del progetto, sul palco con basso, drum-machine, synth e loop-station. Il suo ruolo, dunque, non è quello di chi contempla da fuori: Papotto entra nella materia sonora, la modella, la accompagna, la espone. La sua idea di canzone d’autore si manifesta così non come teoria astratta, ma come pratica: una pratica dell’incontro, della contaminazione, dell’attraversamento. Azara, Barotti, Pat and Co: tre nomi diversi, tre estetiche differenti, ma una stessa visione verso ciò che nella musica vive e resiste.
Informazioni utili
Costa Rossa d’Autore 2026
11, 12 e 13 agosto, ore 22.00
Anfiteatro di Costa Paradiso (Via la Traissedda, s.n.c)
Ingresso libero
