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La poesia di Giacomo Leopardi si ama o si odia così come il suo stesso personaggio, troppo romantico, troppo triste, troppo esagerato nelle sue esternazioni emotive ed esistenziali per alcuni e meravigliosamente lirico, ispirato e artistico per altri.

 

 

 

E a questa seconda schiera deve appartenere il regista e autore Mario Martone che porta all’edizione 2014 della mostra internazionale di cinema di Venezia una pellicola interamente dedicata al grande poeta italiano. Il giovane favoloso racconta i primi anni di Giacomo bambino nella casa paterna di Porto Recanati e i successivi anni dell’adolescenza.

Giacomo è un ragazzo pieno di voglia di apprendere e di imparare e nella ricchissima biblioteca di famiglia legge e studia tutto il possibile, apre la sua mente e inizia a fantasticare su luoghi e percezioni che non gli appartengono. A Porto Recanti si fa ispirare dal giardino della casa paterna, dalle giovani del luogo e dalla malinconia intrisa in ogni piccolo borgo dove la vera vita non sembra proprio voler arrivare e compone le sue liriche più famose e struggenti.

Sono i primi decenni dell’Ottocento e la vita fuori dal borgo natio e nell’Europa è un fiorire di nuove culture, nuovi esperenti, viaggi e profondi sconvolgimenti politici.

Il giovane Leopardi sogna nuovi lidi e nuovi ambienti che possano farlo crescere ma altresì incontrare persone diverse con cui scambiare esperienze e cultura. E ce la fa.

A 24 anni lascia Porto Recanati preceduto dalla sua fama di giovane autore prodigioso e viene accolto nei migliori salotti sociali e letterari italiani.

Mario Martone dà vita a un film solo all’apparenza intimista dove lo spettatore può invece confrontarsi con il complicato mondo del diciannovesimo secolo ricco di contraddizioni e di vite parallele. Una società complicata dove l’obbedienza alle regole e ai precetti antichi si mescola e si compenetra con una sorta di modernismo agli albori. Dove i giovani di buona famiglia e non devono ancora obbedienza assoluta al padre ma possono viaggiare e spostarsi per motivi di lavoro o di formazione e quindi assaporare una libertà del tutto nuova e rivoluzionaria.

Elio Germano e Michele Riondino sono sullo schermo rispettivamente il giovane Giacomo Leopardi e il suo amico e confidente Antonio Ranieri, attori che propongono in questa pellicola di Martone tutto il loro bagaglio teatrale e la loro esperienza sul palcoscenico per dare ai protagonisti del film l’intensità giusta che occorre per un film del tutto privo di fronzoli ed effetti speciali.

Il giovane favoloso al di là dell’importanza cinematografica è una pellicola da vedere perché Giacomo Leopardi rimane una delle voci più importanti della nostra letteratura e della nostra cultura e conoscerlo meglio potrà farci guardare meno banalmente alla sua lirica da ragazzo triste.

 

 

 

Antonia del sambro

Dal 7 Giugno al 3 Novembre 2014 un grande evento a Ca’ Corner della Regina a Venezia: Art or Sound.

La Fondazione Prada presenta dal 7 giugno al 3 novembre 2014 a Ca’ Corner della Regina a Venezia la mostra “Art or Sound”, a cura di Germano Celant. La mostra “Art or Sound” concepita come un’indagine attraverso il passato e il nostro presente ha l’obiettivo di analizzare lo sviluppo di un dialogo produttivo e articolato: affronta le problematiche del rapporto tra arte e suono e degli aspetti iconici dello strumento musicale, nonché del ruolo dell’artista musicista e degli ambiti in cui arti visive e musica si sono incontrate e confuse.

La mostra intende sottolineare il rapporto di simmetria e ambivalenza che esiste tra opera d’arte e oggetto sonoro, proponendo una rilettura dello strumento musicale che diventa entità plastico-visiva e viceversa, fenomeno riscontrabile nel corso della storia dal Seicento a oggi. “Art or Sound” analizza dunque lo sconfinamento tra produzioni artistiche e sonore, tra musica e arti visive, con l’idea di evidenziarne il costante scambio, senza ricercare inutili classificazioni.

Il vernice della mostra si terrà da Mercoledì 4 a Venerdì 6 Giugno.

Il percorso storico prende il via con gli strumenti musicali realizzati con materiali inusuali e preziosi da Michele Antonio Grandi e Giovanni Battista Cassarini nel Seicento e con gli automi musicali - complessi oggetti artistici che uniscono valore estetico e produzione sonora - creati, ad esempio, dall’orologiaio svizzero Pierre Jaquet-Droz nel Settecento. Prosegue con strumenti automatici e dispositivi meccanici dell’Ottocento in grado di visualizzare la musica attraverso luci e colori. Saranno presentate le ricerche nel campo della sinestesia e le sperimentazioni delle Avanguardie storiche come i celebri Intonarumori (1913) dell’artista futurista Luigi Russolo e alcuni oggetti di Giacomo Balla.

La mostra riunisce, inoltre, strumenti e opere di musicisti come Alvin Lucier e John Cage, lavori di artisti degli anni Sessanta, quali le scatole sonore di Robert Morris e Nam June Paik, sculture cinetiche realizzate da artisti come Takis e Stephan von Huene e, ancora, installazioni sonore come Oracle (1962-’65) di Robert Rauschenberg e Handphone Table (1978) di Laurie Anderson.

Saranno in mostra anche esempi di appropriazione iconica e formale dello strumento musicale, come i pianoforti di Arman, Richar senza didascalie senza didascalie d Artschwager e Joseph Beuys, assieme a strumenti ibridi, vere e proprie sculture da suonare, come le chitarre e i violini di Ken Butler e i banjo di William T. Wiley.

Questa esplorazione nel territorio ambiguo tra arte e suono si spingerà verso le ricerche più recenti di artisti come Christian Marclay, Janet Cardiff, Martin Creed e Doug Aitken, fino a documentare la produzione di una nuova generazione rappresentata, tra gli altri, da Anri Sala, Athanasios Argianas, Haroon Mirza, Ruth Ewan e Maywa Denki.

 

 

Una mostra imperdibile per tutti gli appassionati d’arte!

 

 

 

 

CA’ CORNER DELLA REGINA

 

Santa Croce 2215 – 30135 Venezia

Fermata San Stae, Linea 1

 

VERNICE: da mercoledì 4 a venerdì 6 giugno 2014

 

DATE E ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO: 7 giugno – 3 novembre 2014; dalle 10.00 alle 18.00 (chiuso il martedì)

 

INFORMAZIONI

T + 39.041.8109161, Venezia T + 39.02.54670515, Milano Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.fondazioneprada.org

Atmosfere mistiche e fiabesche vi aspettano alla mostra Sculture Possibili, The Sky Above The Blood Below di Giovanni Rizzoli.

 

Per la sua seconda personale alla FL Gallery di Federico Luger l’artista mette in scena l’eventuale scomparsa del male dalla terra. Ispirazioni spirituali e religiose si fondano con le istanze laiche, etiche e civili.

La mostra iniziata il 5 Febbraio 2014 sarà aperta fino al 31 marzo.

L’artista veneziano si è laureato in storia dell’arte medievale ed è stato protagonista alla Biennale di Venezia del 1999 curata da Harald Szeemann. Negli spazi di via Circo a Milano l'artista racconta una “terra senza il male”, dove l’umanità e la divinità si incontrano nuovamente dopo una lunga separazione nella speranza di ricomporsi, come due parti dello stesso simbolo ormai distrutto.

Il percorso dell’artista veneziano, più spirituale che fisico, è reso concreto con una seria di sculture che portano in luce la condizione umana. Alcune delle sue opere sono Oltre (2013) e Ipotesi di ascensione (2002-2013): la prima, una sfera di marmo nero del Belgio di 45 cm di diametro con un’unica incisione in aramaico del nome di Gesù, posizionata in modo tale che l’iscrizione risulti nascosta allo sguardo; la seconda, una figura in bronzo appesa, con le mani alzate al cielo, colta nel tentativo di vincere la gravità della condizione umana che la tiene ancorata a terra. Accanto alle sculture sarà esposto un piccolo libro di Milton, Paradise Lost, che affronta proprio il dramma umano tra la scelta della conoscenza e l’affidamento alla grazia divina.

Lasciatevi affascinare delle atmosfere spirituali, mistiche e fiabesche e non perdetevi le opere di Giovanni Rizzoli.

 

Giovanni Rizzoli Possible Sculptures, The Sky Above The Blood Below

5 febbraio – 31 marzo 2014

 

New Space Federico Luger GALLERY Via Circo 1, Milano

Info: +39 0267391341+39 0267391341 www.flgallery.com

 

Orari: da martedì a sabato dalle 16:00 alle 19 :00.

Chiuso domenica e lunedì.

 

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Ha un cognome difficile da pronunciare ma che ormai non si può non ricordare, così come quell’esile figura contornata da un volto pallido e dai tratti rinascimentali, ora antico nei riccioli d’oro ora improvvisamente trasformato dalla dura intensità di uno sguardo, di un colore e un taglio di capelli dettati dal personaggio di turno. Sono tantissime le donne vissute dentro il corpo di Alba Rohrwacher, rapita subito dai migliori registi italiani dopo una prima formazione teatrale e il diploma in recitazione al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, per il quale ha lasciato la natìa Firenze forse senza sapere fin dove il suo talento l’avrebbe portata, quale impegno totalizzante sarebbe diventato il mestiere di attrice. La scelta dell’impegno è evidente nell’amore e nella dedizione al ruolo dimostrata film dopo film, senza concedere spazio alla frivola vanità e all’autocompiacimento: passa dal criptico “Io sono l’amore” di Luca Guadagnino al surreale dramma soldiniano  “Il comandante e la cicogna” con la leggerezza di uno sguardo sottilmente colmo di varietà espressive, prestato a racconti mai banali e lontani dal vissuto. Partecipa alla storia con tutto il peso della sofferenza, della malattia, della mancanza di certezze quando entra nella vicenda di Eluana Englaro raccontata da Marco Bellocchio in “Bella addormentata” o nella disturbata figlia de “Il papà di Giovanna” di Pupi Avati, concedendosi poca leggerezza, lasciando ancora in larga parte inesplorata la vena comica. Non è un percorso mentale ma profondamente carnale, fisico, quello che passa attraverso lo schermo dando alla finzione un carico di verità sempre più netto negli ultimi “Via Castellana Bandiera” e “Con il fiato sospeso”, presentati al Festival di Venezia, percorsi di libertà creativa di una Sicilia piena di contraddizioni, stanca dell’immobilità esistenziale. Alba si tuffa con trasporto da protagonista ancora una volta cogliendo una nuova sfida con se stessa e con il suo lavoro, continuando a costruire una dimensione interpretativa molto più ampia del legame con un set e con una sceneggiatura da eseguire: la forza della ricerca di senso, della motivazione racchiusa tra parole e gesto, penetra e rimane nello spettatore affascinato dalla verosimiglianza, perché un personaggio interiorizzato diventa con naturalezza un altro sé, un modo per parlare delle proprie emozioni senza ricorrere al gossip. Non è l’ultimo fidanzato o la vacanza a Formentera a ricordarci di questa leggiadra e potentissima attrice della nuova generazione cinematografica, è la scelta di incarnare la qualità e l’impegno artistico per crescere consapevolmente nella strada intrapresa.

 

“Ha insegnato Leonardo Sciascia che la Sicilia non è una. Ne esistono molteplici, forse infinite, che al continentale, forse al Siciliano stesso, si offrono e poi si nascondono in un giuoco di specchi”.

Vorrei iniziare questo articolo cosi, con una citazione di Paolo Isotta, giornalista campano, per introdurre all’incontro con un giovane, ma già pluripremiato, fotografo siciliano.

La Sicilia non solo come espressione geografica e burocratica, terra racchiusa tra quattro punti cardinali, ma una Sicilia che è una e trina, o forse di più. Un modo di essere, uno stato d’animo, un profumo, una voce, un ricordo, un luogo, un sapore.

Non è un caso che i siciliani siano tra gli italiani più legati alla loro terra, quasi vi fosse un filo invisibile che parte dal cuore e che si dipana mano a mano che i chilometri aumentano, mano a mano che la terra natia si allontana, fino a diventare un’Itaca al di là delle nuvole.

È proprio da qui che sono voluta partire nel mio incontro con Giuseppe La Spada, fotografo, regista, poeta e ambientalista.

Lo raggiungo nel suo studio nel centro di Milano, un luogo incastonato tra antichi palazzi e chiese, un rifugio dai colori del mare, elemento predominante dell’opera di La Spada e sua musa ispiratrice.

Sei nato a Palermo e cresciuto a Milazzo. Ho conosciuto molti siciliani nella mia vita e tutti mi hanno confessato di sentire un legame indissolubile  con la loro terra. Nonostante la delusione e la rabbia contro un sistema che, inevitabilmente,li costringe ad emigrare, essi sentono dentro un orgoglio, un amore per le proprie radici che raramente ho riscontrato altrove.

Noi Siciliani abbiamo un legame viscerale con la nostra terra. La Sicilia è la culla della civiltà mediterranea, in cui fondamentale è stato il contatto con le culture che, nel corso dei secoli, vi ci sono avvicendate. Questa ricchezza  fa si che , a volte, vi sia una sorta di chiusura mentale, una presunzione che tutto sia li. Credo invece che sia vitale il continuo confronto con genti, culture e pensiero diversi

Quanto ha influito sul tuo lavoro, il tuo essere cresciuto a Milazzo, cittadina incastonata tra due golfi, affacciata sulle Isole Eolie e sul  Mediterraneo?

Innanzitutto direi la palette dei colori che utilizzo nei miei lavori: il turchese del mare, la luce, il verde, il giallo dei campi riarsi d’estate. I profumi, che hanno la capacità di trasportarti in un tempo e un luogo lontani ma vivi nella memoria e i valori, quelli della famiglia, del rispetto, del sacrificio.

Come vivi il tuo essere siciliano?

Manlio Sgalambro (scrittore e filosofo, collaboratore di Franco Battiato ndr), ha espresso benissimo, nei suoi testi, il legame viscerale che ci lega alla nostra terra. Chi nasce in un’isola avverte sempre la paura di inabissarsi. Il continuo aleggiare della morte, si tramuta in una sorta di incombenza a fare qualcosa, a darsi da fare, a mettere in atto le cose.

La Sicilia la vivo anche attraverso il mio lavoro fotografico direi che mi sento quasi un esportatore della mia terra: l’acqua, la figura femminile, il concetto dell’amore. In questo modo riesco a colmare la mancanza di casa, la nostalgia che, inevitabilmente, mi coglie.

L’acqua è l’elemento primario delle tue foto. Molte delle tue opere ritraggono figure femminili in acqua con il viso celato. Veri e propri quadri viventi cesellati dalla luce che trafigge il tutto, dando forma e movimento.

L’acqua è una delle protagoniste delle mie foto, assieme al soggetto o ai soggetti interessati. Le foto sott’acqua consentono una sospensione della realtà: la percezione del reale cambia, si acuiscono i sensi e, contemporaneamente, si ha la sensazione di essere trasportati in un’altra dimensione.

Inoltre l’acqua del mare non è sempre la stessa, ma cambia a seconda del luogo, della luce e dei momenti della giornata.

Le mie modelle vogliono rappresentare una donna che non esiste nella realtà, una figura direi Ottocentesca. Una delle mie fonti d’ispirazione è sicuramente la pittura dei Preraffaelliti, con le sue eteree giovani dai capelli rossi e dalla pelle d’alabastro , le sue cromie e la saturazione dei colori.  Nella mia fotografia ricerco anche la figura della donna siciliana, che dà la vita e la morte, forte e fragile allo stesso tempo, contemporanea nel suo essere eterna.

Mi incuriosisce il fatto che le tue modelle abbiano il viso celato. Cosa vuoi trasmettere attraverso questa precisa scelta stilistica?

Ho voluto soffermarmi sull’estetica dell’atto: non visualizzare il viso permette di potersi concentrare su altri aspetti e sui gesti che raccontano più delle parole. Cogliere l’attimo, che è uno dei concept alla base della fotografia.

Vi è poi l’amore, altro concetto che ritorna sempre nei miei lavori: permettimi di citare il regista francese Jean Vigot, il quale disse “È necessario mettere sott’acqua il viso per incontrare l’amore”.

Nel 2007 hai vinto il Webby Awards per la creazione del sito web “Mono No Aware” (Il sentimento delle cose ndr), a supporto del progetto “Stop Rokkasho”, creato dal musicista Ryuichi Sakamoto, il cui scopo è evidenziare i pericoli ambientali legati all’attività nucleare in Giappone. Cosa puoi raccontarci di quella esperienza?

Ho contattato il Maestro Sakamoto tramite mail nel 2006: ai tempi ero già  fan della sua musica e mi aveva incuriosito il fatto che un artista di quel calibro avesse dato vita ad un progetto cosi importante.

Sono infatti dell’idea che ogni artista debba essere un sismografo del suo tempo e che debba, in un certo senso, sfruttare la sua fama per divulgare argomenti di cui si parla poco o per niente.

Il progetto Rokkasho ha coinvolto artisti con ambiti e background diversi e davvero permesso di informare la popolazione non solo giapponese, ma mondiale, circa i pericoli derivanti dal riprocessamento nucleare.

Ho avuto l’onore di collaborare con il Maestro Sakamoto e Fennesz ad una tournée, “Cendre” (Cenere) che si è conclusa con un concerto a Ground Zero, un luogo colmo di energia negativa ma allo stesso tempo di speranza per poter costruire un futuro diverso.

Lavorare con il Maestro Sakamoto è stato per me emozionante, grazie anche alla sua estrema disponibilità e all’amore e impegno che mette in ogni iniziativa che intraprende.

L’attenzione all’ambiente e l’amore per l’ecologia ritornano nel live show “Afleur” del 2009 con il musicista Con-cetta, poi divenuto un libro. Cosa puoi dirci a proposito?

Si tratta di un progetto che mi sta molto a cuore: il libro prodotto con alghe provenienti dalla laguna di Venezia, con carta priva di cloro e altre carte giunte appositamente dal Giappone. Perché l’alga? Perché penso che rappresenti benissimo la fragilità dell’amore come lo conosciamo noi oggi, un sentimento difficile da incontrare e da vivere, che può essere trovato solo in apnea, immergendosi. Non a caso il libro si compone di brevi riflessioni, scritte da me, con tema l’amore, il mare e la nostra ricerca interiore e da foto, ritraenti le già citate figure femminili  immerse nel mare dinanzi Milazzo.

La necessità di sensibilizzare i cittadini, Milanesi in questo caso, circa il problema dell’inquinamento , ti ha portato, nel 2011, a collocare un grande albero in Piazza Duomo, in una sorta di performance collettiva. Raccontaci di più

Si, si è trattato di un esperimento di “architettura ecologica”, commissionatomi da un cliente che lavora nel settore dell’architettura e molto sensibile alle problematiche dell’ambiente. Ho immaginato un albero costruito con borse di colore verde e marrone, che sono state distribuite ai passanti e a tutti coloro che hanno preso parte alla performance.

Oggi, oltre che artista , sei anche docente presso l’Istituto Europeo di Design di Milano e l’Accademia di Brera. Cosa puoi raccontarci della tua esperienza da professore?

All’inizio, essendo molto giovane, ho avvertito un certo imbarazzo nel confrontarmi con alunni quasi miei coetanei. Sono dell’idea che si debba mantenere un rapporto umano con gli studenti, pur pretendendone il dovuto rispetto.

Insegnare è una missione, i docenti devono trasferire agli studenti l’esperienza, il rigore, i valori reali e soprattutto far capire che ogni mestiere creativo, richiede passione e sacrificio.

Ritengo che il docente abbia un dovere sociale, ossia accompagnare i ragazzi lungo il percorso della vita, infondendo loro l’amore per la bellezza, dando loro i riferimenti culturali che stanno dietro essa e che oggi,inevitabilmente, molti tendono ad ignorare.

Oltre che fotografo, sei anche regista di un video musicale da più di 18 milioni di visualizzazioni (L’Essenziale di Marco Mengoni). Nel video ritorna l’elemento dell’acqua: vediamo un giovane camminare per Milano e, ad un tratto, cadere in acqua, circondato da una musicista e da spartiti. Cosa hai voluto significare con questa scena?

Si dice che ogni uomo aneli ad un ritorno alla vita intrauterina e che insegua le immagini impresse nella sua memoria prima della nascita.

L’acqua simboleggia una dicotomia: il momento di crisi che ti attanaglia, durante il quale inciampi in qualcosa che ti permette di conoscere te stesso, attraverso un percorso verticale. Inoltre essa fa pensare ad un viaggio spirituale, di riscoperta di ciò che è più importante nella nostra vita, di ciò che è essenziale.

Come ti vedi nel futuro? Pensi anche tu di emigrare, come fanno molti, all’estero?

Per ora escludo la possibilità di trasferirmi all’estero, non che l’attuale situazione italiana non invogli a farlo. Credo tuttavia che la crisi faccia venir fuori ciò che noi siamo, in un certo senso ci sproni a metterci in gioco, a produrre un qualcosa che possa arricchire la società, che dia un valore al nostro passaggio su questa terra.

In futuro, quando il lavoro e le circostanze me lo permetteranno, spero di tornare in Sicilia, per ricongiungermi con le mie radici più profonde. Questo si, sarebbe l’ideale.

 

http://www.giuseppelaspada.com/

http://www.mono-no-aware.org

 

Il  Festival del Cinema di Venezia è ormai terminato e, oltre che per l'attribuzione di premi e riconoscimenti, è stato teatro di una grande e inaspettata rivelazione: attraverso un portavoce, il regista giapponese Hayao Miyazaki, che all'evento ha presentato il suo ultimo lungometraggio Kaze Tachinu (Si alza il vento), ha dato la notizia del proprio abbandono della macchina da presa.

 

La rivelazione è stata sorprendente, nonostante l'età non poco avanzata del regista (ormai 72enne), poiché si chiude con quest'ultima produzione un percorso molto florido che gli è valso, in patria e all'estero, il paragone di "Walt Disney nipponico" per la grande originalità dei personaggi cui dava un volto e la capacità di creare mondi al contempo fantastici, ma estremamente reali; a tratti onirici eppure in un sottile equilibrio con una semplice quotidianità.

 

Alla sconcertante dichiarazione ha fatto seguito un'affermazione più rassicurante: pur consapevole di aver raggiunto la propria maturità artistica come regista, non disdegnerà la possibilità di collaborare ancora con lo Studio Ghibli (lo studio cinematografico d'animazione fondato nel 1985 con il collega e mentore Isao Takahata) scrivendo sceneggiature e producendo nuove pellicole.

 

In questo ultimo film sono raccolti i grandi temi che da sempre stanno a cuore al maestro: il volo, la meccanica, l'avversione ai conflitti armati e l'amore. Un amore che per la prima volta si fa più maturo, abbandonando rappresentazioni fanciullesche e platoniche prediligendo una manifestazione più adulta.

Tematiche e valori sono sviluppati e resi al massimo delle proprie possibilità quasi fossero il lascito testamentario richiesto ad una grande opera ultima che si rispetti.

 

Conservando nel cuore la speranza che si tratti di una notizia non decisiva e che, per qualche ragione, il grande regista ci ripensi, non ci resta che attendere l'uscita nelle sale italiane di Si alza il vento e rivivere nel frattempo i magici universi che il maestro ha saputo creare lasciandosi catturare dall'illusione di fare la conoscenza con improbabili vicini guardiani di un bosco, venire ospitati in un castello errante, incontrare draghi, spiriti in una magica città o semplicemente scoprendo l'incanto che si può celare dietro lo scorrere lento e mutevole della nostra vita.

 

Un bagno di folla e di fan per l’affascinante attrice americana mercoledì scorso a Venezia.

Sandra Bullock è arrivata in Laguna a presentare la sua ultima fatica cinematografica al fianco del suo storico amico George Clooney ed è stata letteralmente travolta dall’affetto e dagli applausi del suo pubblico. In un bellissimo abito rosso, l’attrice non ha lesinato sorrisi e autografi mostrando di gradire moltissimo e l’apprezzamento nei suoi confronti e l’essere in Italia dove è sempre stata premiata da critica e pubblico per le sue interpretazioni. Sandra Bullock si afferma con forza e caparbietà nel cinema degli anni Novanta, indovinando una pellicola dopo l’altra e dimostrando a tutti che il suo fisico slanciato e tonico e la sua faccia da brava ragazza non erano le uniche doti delle quali era provvista. Interpreta con eleganza e ironia commedie leggere e sentimentali di grande successo ma anche thriller e pellicole drammatiche aggiudicandosi i riconoscimenti cinematografici più prestigiosi.

La sua carriera e il suo talento sembrano non conoscere ostacoli fino a che nel 2004 Clint Eastwood non la chiama per sottoporle della protagonista in Milion Dollar Baby. La Bullock legge la sceneggiatura ci pensa un po’ e rifiuta nettamente. Nella Hollywood che conta e che fa girare i soldi nessuno oserebbe rifiutare qualcosa a uno dei registi e produttori più quotati, soprattutto se si chiama Eastwood e ha amici e appoggi dappertutto. L’attrice rischia grosso, e a farglielo notare sono proprio gli amici di sempre e i più cari come Clooney e Reeves ma Sandra la caparbia tira dritto per la sua strada e al sicuro successo di botteghino e di critica del film di Eastwood punta invece su una pellicola indipendente del regista Paul Haggis. Il film è Crash e nel 2005 fa guadagnare alla Bullock una stella sulla Hollywood walck of fame nel 2006 ottiene come pellicola ben sei candidature agli Oscar, portandosene a casa tre.

Per la matura e bravissima Sandra è la seconda giovinezza hollywoodiana. Nel 2009 con le interpretazioni di Ricatto d’amore e The Blind Side l’attrice arriva ai suoi successi più importanti ricevendo l’Oscar come migliore attrice e incassando centinaia di milioni di dollari. Non basta, entrambi i film sono un tripudio di elogi e successo tanto al botteghino che tra la critica e gli addetti ai lavori.

La ragazza di Arlington in Virginia ce l’ha fatta: diventata l’attrice più brava e pagata di Hollywood e il successo continua a sorriderle.

A Venezia 2013 Sandra Bullock ha presentato il suo ultimo film, Gravity 3d che la vede protagonista insieme a Clooney. La pellicola che narra le vicissitudine di astronauti che perdono la rotta nello spazio è già stato applaudito dai critici veneziani e si prepara a diventare un successo anche nei botteghini americani.

Talento, bellezza e forza di carattere. Chi si candida a succedere alla Bullock non avrà certo vita facile

Belle, bellissime le madrine che nelle ultime edizioni sono state scelte per la Mostra del Cinema di Venezia. E non poteva che essere così. La rassegna cinematografica, tra le più prestigiose del mondo, è sempre stata sinonimo anche di bellezza e di glamour oltre che di buon cinema e di autori indipendenti. Perché Venezia è romantica e fascinosa di per sé e perché arrivarci sapendo che ci sono centinaia di giornalisti e fotografi accreditati è una vetrina con una pubblicità da capogiro.

E allora tutte si affidano agli stilisti e ai truccatori di fiducia per brillare e per emergere su una delle passerelle più importanti a livello internazionale. Lo fanno in tanti. Uomini e donne. Anche quelli che con il cinema hanno poco o nulla da spartire e anche i semisconosciuti che approfittano per mettersi in posa, tanto prima che i fotografi se ne accorgono loro hanno già ottenuto i propri cinque minuti di gloria. È il bello della Mostra. L’appuntamento è glamour e fa gola a molti. Figuriamoci alle madrine dell’evento che ogni anno arrivano più in ghingheri che mai e pronte a sfoggiare il loro sorriso più convincente.

Ma come si diventa madrina di una delle rassegne cinematografiche più importanti?

In realtà nessuno lo sa, ipotizzando si può partire dal presupposto che vengano scelte principalmente perché avvenenti. Molte di loro hanno anche provato a fare cinema, alcune di loro sono anche brave attrici. Kasja Smutniak, ad esempio, è una che si è fatta le ossa sul serio, partendo con piccoli ruoli fino a partecipare a pellicole di grande importanza e ad interpretazioni convincenti e di un certo livello. Nel suo caso, la bellezza non è stato l’unico biglietto da visita per farle rappresentate al meglio un ruolo che con qualche infarinatura di cinema dovrebbe centrare eccome.

Ines Sastre, madrina nel 2005 e Isabella Ferrari madrina nel 2006 possono essere considerate a loro volta due belle che nel grande schermo ci hanno anche saputo fare e che hanno portato a Venezia il loro indiscutibile fascino ma insieme la loro esperienza nel cinema internazionale.

Bellissima anche Vittoria Puccini ma sicuramente non un’attrice da riconoscimenti prestigiosi.

L’edizione 2013 però si ricorderà senza dubbio come quella della madrina supermodella. Eva Riccobono è sicuramente una delle più belle del reame attuale. Ha studiato in america come modella professionista, è bellissima, ha sfilato per le maison più importanti e senza alcun dubbio porterà in Laguna il fascino e l’eleganza giuste per farsi notare e apprezzare dal vasto pubblico. Eva sfilerà con abiti da sogno e con un portamento regale. Farà impazzire i fotografi e i molti uomini presenti alla rassegna cinematografica e probabilmente sarà la madrina più supermodella che Venezia abbia mai visto.

Rimane il fatto che la Riccobono non è affatto una attrice, almeno non nel senso che si può dare alla Smutniak, alla Loren, alla Cardinale, alla Paltrow o ad altre bellissime da cinema e da Oscar. Pertanto, godiamoci le mise e la bellezza della madrina edizione 2013 e auguriamoci che la giuria degli esperti premi con un bel Leone le pellicole migliori.

Presente per la prima volta alla Biennale d'Arte di Venezia, la Santa Sede presenta un padiglione, In Principio, a cura del direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci.

 

Ispirato ai primi 11 capitoli della Genesi, sono stati affidati a tre artisti internazionali differenti tre diversi temi: la creazione a Studio Azzurro, la de-creazione a Josef Koudelka e la ri-creazione a Lawrence Carroll. Lo stesso cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, tiene a sottolineare che non si tratta di arte sacra.

 

In apertura, una trilogia di opere dell'artista romano Tano Festa, scomparso nel 1988.

L'opera di Studio Azzurro (storico gruppo milanese attivo sin dal 1982 composto da Fabio Cirifino, Paolo Rosa e Leonardo Sangiorgi), dal titolo In Principio (e poi), è una videoinstallazione interattiva formata da pannelli che si animano al contatto con il visitatore.

Il racconto delle origini, il rapporto dell'uomo con lo spazio e il tempo vengono narrati tramite i gesti di ragazzi sordomuti e le parole dei detenuti del carcere di Bollate. Al centro della sala, un pannello nero invita lo spettatore a interagire e lasciare la sua impronta per generare memoria.

Il fotografo ceco Josef Koudelka porta 18 fotografie scattate tra il 1986 e il 2012, De-creazione, che, grazie anche al grande formato, invitano alla riflessione sul rapporto tra il potere di trasformazione dell'uomo sull'ambiente e la distruzione insita nel tempo e nella natura stessa.

Another Life,l'installazione di Lawrence Carroll, è composta da quattro grandi wall paintings e un floor piece. L'opera risalta soprattutto per la decisione dell'artista di utilizzare un'illuminazione naturale e diffusa uniformemente, che valorizza i colori tenui e i materiali utilizzati, come olii e cere.

 

Particolarità, un freezing painting sarà scongelato e ricongelato varie volte, cambiando il suo aspetto durante la giornata. La riflessione dell'artista sulle sensazioni dell'attesa, della sfida e della gioia sono al centro dell'opera di Carroll.

 

Padiglione della Santa Sede

55 Esposizione Internazionale d'Arte

Venezia, Giardini

Dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 18.00

 

Monacense di nascita, ma berlinese di adozione, Catherine Lorent fa dell'arte barocca un mezzo per mettere in risalto i contrasti di un moderno stile di vita occidentale.

Le categorie dell'arte per lei non hanno differenze: il suo scopo è quello di creare un'opera totale.

 

Nelle sue installazioni la pittura, il disegno, la scultura, la musica e la messa in scena teatrale si fondono in un unico insieme. La sound installation, a cura di Anna Loporcaro, presso la Ca' del Duca di Venezia che porta il nome di Relegation, rievoca il rifiuto e la svalutazione che il barocco ha subito nella storia dell'arte, soprattutto nella città lagunare. Il sublime, il dominio e il potere sono espressi da elementi figurativi tipici di questo stile.

 

L'architettura del palazzo quattrocentesco che la ospita è come un ventre in cui si fondono la lingua formale e oggettiva, la cultura pop e quella raffinata, l'improvvisazione e il rigore. Il percorso comincia con la serie di disegni Séismes, che presentano delle chitarre elettriche e altri motivi scossi (immaginariamente) dalle vibrazioni che partono dagli amplificatori (attivati da sensori) posti vicino ai fogli, generati dalle Gibson Explorer appese al soffitto. Proseguendo, tre pianoforti a coda si uniscono al concerto delle chitarre: il pop e il classico si incontrano. Il barocco torna nelle cornici che abbracciano i disegni di grande formato che accompagnano i piano.

 

Lo spettatore è invitato a porsi i grandi quesiti esistenziali nell'ultima sala, dove una lama di luce trafigge il buio, mentre un gruppo di angeli cade dal cielo.

 

Ca’ del Duca, Corte del Duca Sforza, San Marco 3052, Venezia

Tel: 041.5207534

Dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 18.00

www.relegation.net

 

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