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Non è una mostra da osservare. È una mostra che ti chiede di stare dentro alle cose, anche quando non sono del tutto risolte.
Fino al 10 maggio, il Museo Lechi di Montichiari ospita Passato, presente, futuro, progetto espositivo di Cristian Bragaglio, classe 1996, che negli ultimi anni ha costruito una ricerca autografata facile da riconoscere, ma soprattutto difficile da semplificare. Ed è proprio qui che il lavoro tiene.
Bragaglio lavora su una pittura che non cerca di spiegare, ma di trattenere. Le tele sono superfici attraversate da segni, cancellazioni, parole che affiorano e scompaiono. Non c’è un prima e un dopo, non c’è una gerarchia tra immagine e testo: tutto convive, tutto si muove. Le parole non accompagnano il dipinto, lo interrompono, lo spostano, lo rendono instabile. E in questa instabilità trova senso.
Il progetto – promosso da BCC Garda all’interno del programma dedicato agli artisti under 35 – evita qualsiasi tentazione didascalica. Non semplifica, non traduce, non rende “facile” la lettura. Porta invece dentro lo spazio museale una pratica che resta stratificata, a tratti irrisolta, e proprio per questo più interessante.
La mostra si costruisce su tre nuclei – passato, presente, futuro – ma non aspettatevi un percorso lineare. Il passato qui è ancora attivo, un archivio emotivo che continua a incidere. Il presente è fragile, più da attraversare che da capire. Il futuro, invece, resta aperto, senza direzioni imposte. È uno spazio lasciato allo sguardo, non alla risposta.
Tra le opere, Un sogno a colazione è probabilmente una delle più immediate: gesto pittorico diretto, quasi istintivo, e poi una frase che entra e sposta tutto. Non chiarisce, non conclude. Fa quello che dovrebbe fare: mette in crisi la lettura.
C’è anche un altro livello, meno evidente ma fondamentale. Bragaglio non lavora solo nello spazio espositivo: la sua pratica si estende fuori, tra scrittura, contenuti e relazione diretta con il pubblico. Non è un’estensione accessoria, è parte del lavoro. Un modo per tenere aperto un dialogo su temi che tornano continuamente – relazioni, assenze, fragilità – senza trasformarli in slogan.
In questo senso, l’intervento di BCC Garda non è solo un supporto, ma un dispositivo che permette a una ricerca contemporanea di entrare in un contesto istituzionale senza essere addomesticata. E non è così scontato.
Quello che resta, uscendo, non è un’immagine precisa. È piuttosto una sensazione: qualcosa che non si è del tutto fissato, ma continua a lavorare. Ed è probabilmente lì che la mostra trova il suo punto più giusto.
Museo Lechi
Corso Martiri della Libertà,33
Montichiari (BS)
Martedì 21 Aprile si è tenuta, alla Fondazione Merz di Torino, la conferenza inaugurale di "GAZA, il futuro ha un nome antico", uno sguardo radicalmente diverso sulla città più popolosa di Palestina, non più solo simbolo di conflitto contemporaneo, ma crocevia millenario di culture, commerci e relazioni tra Africa, Asia e Mediterraneo. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Fondazione Merz, Museo Egizio di Torino e MAH – Musée d’art et d’histoire di Ginevra, con il consenso dello Stato di Palestina. La mostra, visitabile dal 22 Aprile al 27 Settembre 2026, è stata presentata "come grande opportunità per risollevare l'attenzione sul genocidio di Gaza e sul patrimonio culturale perduto" come sostenuto da Beatrice Merz, presidente della Fondazione dal 2005.
Il percorso espositivo mette in relazione circa ottanta reperti archeologici – dall’Età del Bronzo al periodo ottomano – con le opere di artisti contemporanei palestinesi e internazionali. Ceramiche, monete, manufatti e oggetti quotidiani dialogano con pratiche artistiche che interrogano il presente, costruendo un ponte tra passato e contemporaneità.
Accanto ai reperti, una selezione di fotografie provenienti dall’archivio dell’UNRWA amplia lo sguardo, restituendo immagini di vita, trasformazione e perdita. I materiali esposti provengono in parte da una collezione destinata alla creazione di un museo archeologico in Palestina, mai realizzato a causa dei conflitti: un dettaglio che rafforza il senso profondo del progetto, sospeso tra conservazione e mancanza.
La mostra si inserisce nel dibattito globale sulla distruzione del patrimonio culturale nei contesti di guerra. Non si tratta solo di siti archeologici o monumenti danneggiati, ma anche di comunità disperse, memorie interrotte, identità fragili. Gaza diventa così un caso emblematico di una condizione più ampia, che riguarda molte aree del mondo.
Attraverso il percorso espositivo emerge con forza l’idea che il patrimonio non sia un elemento statico, ma un organismo vivo, strettamente legato alle persone che lo abitano e lo tramandano. La sua perdita, quindi, non è solo materiale, ma anche culturale e simbolica.
La mostra si articola in quattro sezioni tematiche che accompagnano il visitatore in un viaggio stratificato. Si parte da Passato, presente e futuro in pericolo, dove il tema della distruzione del patrimonio viene affrontato attraverso materiali documentari, opere contemporanee e testimonianze visive.
Segue Gaza: ponte tra Europa, Africa e Asia, che restituisce il ruolo storico della città come nodo strategico di scambi e relazioni, evidenziando le connessioni tra civiltà diverse. In Culture, incontri e dialoghi emerge la dimensione umana degli scambi: oggetti, pratiche e conoscenze raccontano un Mediterraneo dinamico e interconnesso.
Infine, Corpi, riti e memorie approfondisce la pluralità religiosa e culturale del territorio, mostrando come tradizioni diverse si siano intrecciate nel tempo, anche attraverso pratiche funerarie e simboliche.
Le opere degli artisti contemporanei attivano un confronto diretto con la storia palestinese, trasformando la memoria in uno strumento critico. L’intervento di Khalil Rabah introduce il visitatore a una riflessione sulla fragilità della memoria e sullo sradicamento, mentre il lavoro di Wael Shawky rilegge la storia attraverso linguaggi teatrali e stratificati.
La dimensione domestica e quotidiana emerge nei lavori di Samaa Emad, che utilizza collage, immagini e cibo come strumenti di narrazione e resistenza. Le opere di Vivien Sansour e Mirna Bamieh riflettono invece sul legame con la terra, tra perdita e continuità.
La fotografia come traccia di memoria è al centro della ricerca di Akram Zaatari, mentre Dima Srouji chiude il percorso con opere che intrecciano dimensione spirituale e esperienza contemporanea, tra fragilità e resistenza.

Nel suo insieme, la mostra si configura come uno spazio di confronto tra tempi, linguaggi e narrazioni. Un luogo in cui il passato non è distante, ma continua a interrogare il presente e a suggerire possibili futuri.
Attraverso archeologia e arte contemporanea, il progetto invita a superare visioni semplificate, restituendo complessità a un territorio centrale nella storia del Mediterraneo. E soprattutto, sollecita una riflessione urgente: quella sulla responsabilità collettiva di custodire la memoria, anche – e soprattutto – nei momenti in cui rischia di scomparire.
Alla galleria Patrizia Anastasi venerdì 17 Aprile 2026 alle ore 18.00, in Viale Giuseppe Mazzini n1/A a Roma, appuntamento con il vernissage di Natascia De Sanctis “Dracula e Mina”. Vi immergerete in un mondo surreale, ispirato alla pellicola “Dracula di Bram Stoker”, diretto e co-prodotto da Francis Ford Coppola nel 1992.
di Alessandro Infortuna


Un momento di sospensione, condivisione e confronto per riscoprire il legame profondo tra bellezza, architettura e benessere.
Martedì 16 settembre, negli spazi di SPACES Turati, torna Il Pranzo della Bellezza, il ciclo di appuntamenti che usa l’orario del pranzo come pretesto per incontrarsi, riflettere e condividere esperienze intorno a un tema.
Il titolo di questo incontro è Genius Loci, espressione che per gli antichi indicava lo “spirito del luogo”: quell’impronta invisibile fatta di storia, memoria e vibrazioni che rende un ambiente capace di accoglierci e farci sentire a casa. Un’idea che sarà il punto di partenza per discutere di architettura, benessere e dei luoghi del cuore, quelli che davvero parlano di noi.
A guidare la conversazione sarà Beatrice Spirandelli, architetta e fondatrice di Mens sana in casa sana, che racconterà come forme e materiali possano rendere i nostri spazi più armoniosi e portatori di emozioni. Con lei, la moderazione di Paola Saia, fotografa e docente, che stimolerà lo scambio tra estetica, narrazione e ricerca del bello. L’iniziativa è firmata dallo studio creativo Tomato Noir, che con Il Pranzo della Bellezza propone esperienze in cui immagine, cultura e relazioni autentiche si intrecciano.
Il pranzo è libero su prenotazione (al link che segue), con un costo medio di circa 15 euro per una portata, acqua e caffè da corrispondere direttamente in cassa il giorno dell’evento.
Un’occasione per fermarsi, respirare e riconoscere la bellezza che ci accompagna ogni giorno.
Martedì, 16 settembre
12:45 - 14:00
Spaces - Milan, Spaces Turati, via Filippo Turati 30. Milano
LINK PER REGISTRARSI QUI
Grande Successo per la Presentazione di "EFFETTO DANZA" al Grand Hotel et de Milan
Si è conclusa con straordinario successo la presentazione del libro "EFFETTO DANZA" del Professor Paolo Mariconti, tenutasi presso il prestigioso Grand Hotel et de Milan. L'evento, organizzato da The Circle Publisher, la casa editrice del prodotto editoriale "Effetto Danza", ha registrato il tutto esaurito, confermando l'interesse crescente verso le nuove frontiere del benessere e della longevità.
Un Evento di Prestigio
La serata ha visto protagonisti d'eccezione: Roberto Bolle, étoile internazionale che ha firmato la prefazione del volume, e la giornalista Francesca Carminati, che ha magistralmente moderato l'incontro. Marco Sutter ha motivato e presentato il progetto editoriale. Il dialogo tra i relatori ha saputo coinvolgere il pubblico in un viaggio affascinante attraverso le connessioni tra danza, medicina e neuroscienze.

La Danza come Medicina
Roberto Bolle ha sottolineato durante il suo intervento: "La danza non è solo arte, ma una medicina naturale che agisce su corpo e mente. Il lavoro del Professor Mariconti dimostra scientificamente quello che noi danzatori sperimentiamo ogni giorno: il potere trasformativo del movimento consapevole".
Il Professor Paolo Mariconti ha illustrato al pubblico come la sua ricerca multidisciplinare — che coniuga medicina, neuroscienze ed esperienza corporea — dimostri il ruolo della danza nella prevenzione dell'invecchiamento e nella costruzione di un benessere duraturo.

Un Approccio Innovativo
L'opera si distingue nel panorama editoriale per il suo approccio innovativo che eleva la danza da disciplina artistica a strumento terapeutico di riequilibrio fisico, psichico ed emotivo. Al termine della presentazione, l'autore ha dedicato numerose copie del libro ai presenti, che hanno mostrato grande interesse per questa nuova prospettiva sulla longevità attiva.
Un Frutto di Anni di Ricerca
"EFFETTO DANZA" rappresenta il frutto di anni di ricerca del Professor Mariconti, anestesista, farmacologo ed esperto in Medicina del dolore, che ha sempre affiancato alla professione medica uno studio approfondito della danza e dei danzatori. Co-founder e Segretario generale dell'International Longevity Science Association (ILSA), Mariconti è anche autore di volumi di successo come Guarire il dolore, Ho vinto il dolore e L'età dell'oro. Il libro, a breve, sarà disponibile in tutte le principali librerie e online.
Nato dal recupero di un laboratorio di marmi in disuso, lo Spazio Made è una venue urban concepita come Location d'Autore in chiave industrial, per ospitare eventi privati e aziendali, nonché eventi culturali di varia natura.
Da dieci anni a questa parte l’ Associazione Cultura Aesthetica, che ha sede all’interno dello spazio, si è impegnata fattivamente nell'offrire una proposta culturale esclusiva al territorio ligure-apuano.
Un ulteriore passo in avanti in questo senso si è registrato con il lancio del format The Fridays, che amplia il ventaglio di opportunità del Club con una offerta che coniuga gusto, arte e musica dal vivo, nel segno della bellezza e della godibilità, in un’atmosfera di ricercata convivialità.
Pensato inizialmente come showroom ad uso esclusivo della Massimo Ligeri Marmi, azienda autrice e curatrice del progetto di recupero e trasformazione, Spazio Made diviene ben presto luogo di interesse per il mondo dell'organizzazione di eventi, grazie agli ampi spazi ed alla suggestiva atmosfera industrial chic e ora si trasforma in vero e proprio centro polifunzionale per le arti eLive Music Club.
Sul sito è possibile associarsi attraverso il form di iscrizione.
I soci godono di vantaggi esclusivi e sostengono l’impegno dell’associazione nel portare avanti iniziative e sociali benefiche.
Dopo la prima serata, che ha visto esporre alcuni artisti della Galleria Valeria Lattanzi (tra i quali il pittore livornese) Massimo Lomi ed esibirsi il cantautore Stefano Barotti con la Painter Loser Band, c'è grande attesa per il secondo appuntamento di venerdì 29 novembre.
Il percorso espositivo è accompagnato da una rassegna cinematografica che celebra l’epoca d’oro del cinema muto con sedici capolavori restaurati. Ogni domenica, gli spettatori possono rivivere pellicole iconiche, da Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau a Metropolis di Fritz Lang, molte delle quali presentate con accompagnamento musicale dal vivo, una scelta che richiama l’autenticità dell’esperienza cinematografica d’inizio secolo.
“Il cinema è un sogno proiettato” disse una volta Dudovich, e questa rassegna ne è una dimostrazione.
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