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Tempo di estate e tempo di cene all’aperto e, voglia di provare in compagnia di amici e/o parenti nuovi ristoranti; ad esempio il The Meat Market, Coffe Pot e The Fisherman Burger a Roma.
George Clooney, Kate Moss, Pierce Brosnan, Hugh Grant, Pamela Anderson, Ozzy Osbourne, Naomi Campbell, Sienna Miller, Jessie J: sono solo alcuni dei 60 personaggi famosi che hanno preso parte al progetto della stilista e attivista Vivienne Westwood in favore della campagna Save the Arctic.
I ritratti fotografici dei vip, scattati da Andy Gotts MBE, sono esposti in una mostra - inaugurata lunedì 13 luglio - che percorre le scale mobili della stazione metropolitana di Waterloo e arriva al quartier generale della Shell. Tutti i personaggi indossano la t-shirt (acquistabile online al prezzo di 65 euro; tutti i profitti saranno devoluti a Greenpeace) appositamente disegnata dalla stilista a sostegno della campagna Save the Arctic.
All’inaugurazione della mostra (che terminerà domenica 26 luglio), erano presenti, oltre all’ideatrice Vivienne Westwood, anche Greenpeace, Sadie Frost, il modello Leebo Freeman e il fotografo Andy Gotts MBE.
La raccolta firme, portata avanti da Greenpeace e sostenuta anche dal Presidente americano Barack Obama, mira a preservare le coste dell’oceano Artico dalle trivelle della compagnia petrolifera Shell.
Il colosso dell’estrazione afferma che può recuperare fino al 95% del petrolio sversato, tuttavia aveva già avuto dei problemi, all’inizio del 2014, con la cupola progettata per contenere le eventuali perdite di greggio: infatti era rimasta danneggiata durante l’ultimo test. I diritti definitivi per l’estrazione sono stati negati alla compagnia dopo che la rompighiaccio Fennica, fondamentale per garantire la sicurezza delle operazioni nel mare dei Ciukci, è stata messa fuori uso da una grande falla nello scafo.
Accanto alla petizione, è in atto anche un’iniziativa di sensibilizzazione tramite Facebook e Twitter: il sito Savethearctic.org permette, infatti, di creare delle immagini a tema, complete di hashtag #shellno per condividere il problema con più persone possibili.
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Altro che timido folletto dai capelli rossi, Malcolm McLaren è stato crudele, insofferente, egoista e spocchioso per tutta la durata della sua vita, fino sul letto di morte, estromettendo il suo unico figlio dal testamento e preferendo lasciare i propri averi alla giovane compagna degli ultimi anni.
Il fatto è che Malcolm era un vero genio e a quelli come lui si perdona sembra tutto, o quasi.
Dopo una infanzia difficile e sofferta e una giovinezza passata a fare come mestiere quello che gli capitava, passando da una scuola di arte all'altra, nel 1977 si inventa uno dei movimenti più importanti è sconvolgenti del '900, il Punk. Racchiudendo in esso l'intera cultura popolare britannica e dando vita a una sorta di contenitore tanto nuovo quanto eclettico.
Punk è moda, musica, arti visive ma è soprattutto rivoluzione vera e propria. Una rivoluzione di costume e di società. Anzi, più che altro una ribellione. A dirla tutta il Punk McLaren lo inventa con la sua socia, fidanzata e madre di suo figlio Vivienne Westwood, oggi la più grande artista punk vivente, icona della moda internazionale e vero punto di riferimento per almeno quattro generazioni. E a dirla ancora tutta Malcolm si inventa il Punk negli incredibili anni Settanta. Ovvero in un periodo storico in cui dall'est europeo fino agli Stati Uniti, passando per il Giappone e il Sud America era tutto un susseguirsi di mutamenti, rivolte, manifestazioni e conflitti. E il giovane McLaren pur ancora radicato esclusivamente al suolo nativo inglese sente e respira l'aria di rivoluzione culturale. Medita e sperimenta prima da solo ma è incontrando Vivienne che il suo genio personale esplode e i due formano una coppia perfetta e magica. Più dal punto di vista lavorativo che da quello effettivo.
Malcolm e Vivienne inventano il Punk come filosofia di vita e lo fanno con il loro grido: “No Future”, un concetto che interpretano e danno alle masse attraverso la loro moda. Le loro “collezioni” diventano stile di vita e di esistenza. La loro boutique londinese, Sex, è luogo di incontro e di confronto di artisti di ogni genere. L'insegna del negozio è il simbolo dell'anarchia e il sottotitolo recita : il punk è la moda per soldati, prostitute e lesbiche. In poche parole è la moda degli anni '70. Niente e nessuno in quel periodo storico poteva interpretare meglio cosa stava succedendo nel mondo come il Punk. La ribellione immaginata e creata da Malcolm è prima di tutto visiva ma poi lui comprende che il Punk deve essere supportato da altre forme di creatività e di arte. Crea e fonda così il gruppo musicale dei Sex Pistols, nati come eco pubblicitaria del suo negozio e della sua moda e in seguito sperimenta contaminazioni tra il punk e le arti visive, la letteratura e la scrittura.
Dopo la rottura sentimentale con la Westwood, avviene anche quella artistica, McLaren viaggia moltissimo, vive a New York e Parigi dove incontra altri artisti e molti suoi ammiratori e con loro non smette mai di sperimentare e cercare di dare nuovi volti e nuove prospettive alla cultura punk. I suoi successi però sono altalenanti, gli anni Ottanta sono sicuramente differenti e la moda reinventa da sola e per altre strade il punk creato da Malcolm. Paradossalmente Vivienne Westwood colleziona invece un successo dopo l'altro, espone, insegna e apre il più prestigioso atelier della moda punk, diventa una icona e una maestra. McLaren l'apostrofa come una piccola borghese perbenista che non ha mai saputo davvero rinnovarsi, una donnetta con un terribile accento del nord dell'Inghilterra. La Westwood lascia correre perché non riesce a odiare l'amore della sua vita, nonché il padre di suo figlio. Figlio che invece Malcolm ignora in tutta la sua esistenza. In realtà McLaren usa lo stesso trattamento con tutti i suoi collaboratori o soci, lo fa con il leader dei Sex Pistols, con i registi con i quali scrive e mette in scena film, con gli stilisti e gli artisti con i quali lavora. Nessuno per lui è mai alla sua altezza. Anche nei momenti in cui la fama e la gloria non lo sostengono il suo atteggiamento non cambia. Lui è McLaren, il genio che ha inventato il Punk.
Muore così, con questa convinzione nell'aprile 2010.
Il suo funerale diventa una commemorazione dell'uomo e dell'artista e viene organizzato e voluto da Vivienne e dal loro figlio, imprenditore multimilionario. Il finto bravo ragazzo di Londra, folletto dai capelli rossi, ha vinto ancora una volta. I geni non si possono odiare.
Antonia del Sambro
Jerry Bouthier è elegante. Non solo perchè ha frequentato le passerelle parigine e londinesi, neanche per il suo lavoro di sound designer per Viviene Westwood, ma per il suo stile musicale. Sostanzialmente lui è uno della vecchia scuola, anni novanta, quando l'house approdava in inghilterra in club come Ministry of Sound, aperto da pochi anni, nel quale, con suo fratello Tom, hanno lavorato per diversi anni. È questa la parentesi di quattro anni in cui Bouthier si afferma internazionalmente, prima, in Francia, ha comunque scatenato il suo estro come pioniere della scena elettronica francese. Immagino quegli anni tra le migliori discoteche del tempo, dal Velvet Underground al Club uk e molte altre, in un turbinio di buona musica, droga e sesso, non dimentichiamoci che quelli sono gli anni migliori del clubbing, nel 1988, addirittura, ci fu l'estate nominata dalla stampa come “Second summer of love”.
Il sound eclettico di Jerry appassiona tutti, in un misto di beat dritti e sinfonie acid, ed entra a far parte della grande famiglia Kitsunè. Inizia così un altro capitolo della sua vita, tra moda, cultura e tendenza. Selezionatore di grande esperienza, cultura e stile, si inserisce in circuiti che lo portano a suonare in serate per Jean-Paul Gaultier, Giles Deacon, Nu Look per dirne un paio. Sono gli anni del BoomBox e del Ponystep, di Vivienne Westwood, di Sonia Rykiel, il ritorno a parigi e i viaggi a Tokyo.
Jerry, però, non è molto prolifico come produttore, e a parte qualche singolo e un paio di remix, aiutato anche da Andrea Gorgerino, con il quale avvia anche un progetto parallelo JBAG. Non è questo un dato negativo, se da una parte non potremo apprezzare progetti discografici, dall'altra sono tantissimi i mixtape, i set e i minimix che circolano in rete e che possiamo gustarci (il massimo, ovviamente, sarebbe sentirlo dal vivo) ed attraverso questi Bouthier ci apre le porte del suo mondo, in modi sempre diversi, mai banali e al passo con le novità.
Jerry Bourhier è il selezionatore per eccellenza. Ricordo bene l'anno scorso al Tunnel Club, il giorno del mio compleanno, non potevo aspettarmi serata migliore. Ai tempi non lo conoscevo e non sapevo cosa aspettarmi, se non la solita qualità offerta dalla serata Le Cannibale, ma gioia per le mie orecchie lo spettacolo fu eccezionale. Il club gremito di gente, inutile dire bella gente (in occasione della settimana della moda a Milano non poteva che essere pieno di modelle e modelli), e lui sul palco, con l'insostituibile cappello, a danzare con le dita sui cdj. Il set fu pieno di sorprese, tra elettro-house e elettro-clash, tra novità degli ultimi mesi e grandi classici. Il massimo, per me, è stato ritrovarmi La Musique, dei Riot in Belgium, tra gli ultimi pezzi, in chiusura a una magistrale prova d'artista.
Jerry Bouthier non passa inosservato e perderlo sarebbe uno scempio per l'anima di un buongustaio dalle orecchie fini. Quest'anno avrete l'opportunità di sentirlo di nuovo al Tunnel Club, questo venerdì (22 Febraio), sempre in occasione della settimana della moda, la serata già da adesso si preannuncia molto calda e la neve fuori sarà solo la cornice di un'altra notte senza tempo.
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