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Credits La Biennale di Venezia - Foto ASAC__ph Jacopo Salvi|||

“Lacci”, il nuovo film di Daniele Luchetti: la conferenza stampa da Venezia77

“Lacci” di Daniele Luchetti, tratto dall’omonima opera letteraria di Domenico Starnone, è stato scelto come film d’apertura della 77esima Mostra del Cinema di Venezia. Non accadeva da un po’ che un film italiano inaugurasse la Mostra e immaginiamo che questa scelta sia stata dovuta anche alla particolare edizione di quest’anno, condizionata dal covid (molti film e stars americane non erano contemplabili). Questo, però, non ha inficiato la qualità di alcune opere selezionate.

Lacci: sinossi

Napoli, primi anni ‘80: il matrimonio di Aldo e Vanda entra in crisi quando Aldo si innamora della giovane Lidia. Trent’anni dopo, Aldo e Vanda sono ancora sposati. Un giallo sui sentimenti, una storia di lealtà ed infedeltà, di rancore e vergogna. Un tradimento, il dolore, una scatola segreta, la casa devastata, un gatto, la voce degli innamorati e quella dei disamorati.

Lacci: la conferenza stampa

Per Daniele Luchetti: cosa ha pensato che riguardasse lui e tutti noi tanto da decidere di realizzare questo film?

Ho letto il libro da lettore qualunque, i suoi libri mi piacciono sempre molto. Ero rimasto molto colpito da come uno dei suoi punti forza poggiasse sulla scrittura, sulla lingua e sulla letteratura e questo, al contempo, rendeva difficoltoso realizzarne un film. La materia narrativa era talmente forte che resisteva all’immagine. Abbiamo deciso di potenziare anche alcune scelte legate alla voce (di qui la scelta che Aldo/Luigi Lo Cascio lavorasse in radio). È un libro molto vero. Tutti siamo stati una coppia e/o una ex coppia. Io sono separato, i miei figli sono figli di separati. La cosa bella è che a turno ti identifichi con tutti i personaggi. Ho chiesto ai miei attori di lavorare su paura, odio, reticenza, rabbia. Mi piace che il film parta raccontando anni di vita, poi passi a raccontare giorni e quindi qualche ora.

Qual è stata la vostra reazione leggendo la sceneggiatura? 

Luigi Lo Cascio: pur stimando enormemente Starnone, non avevo ancora letto il libro e ho preferito leggere prima la sceneggiatura e successivamente il testo, che è molto sintetico e batte su alcuni nodi. Il lavoro che hanno fatto in sceneggiatura è stato quello di andare all’essenza della cosa, alla ricerca dei momenti. L’azione è quella, ma noi ci domandavamo perché si comportano così - è meglio evitare di essere didascalici col pubblico, ma per noi era utile. I personaggi di questo film fanno spesso scelte discutibili, si comportano in modo crudele, sono personaggi, però, che non possiamo fare a meno di sentire vicini, che ci riguardano, che creano strane sovrapposizioni con momenti della nostra vita. Forse siamo noi come loro o abbiamo conosciuto persone così durante nostra la vita. Poi Alba è sempre autentica fino in fondo, ci puoi fare a pugni come una scena romantica, è stato bellissimo lavorare con lei.

Laura Morante: il mio carattere non assomiglia molto a quello di Vanda e neanche le mie condizioni. Penso che un affetto possa sopravvivere in eterno a condizione di cambiare anche la forma esteriore. Non serve a nulla conservare il simulacro di un amore, bisogna accettare, accogliere, a volte addirittura incoraggiare questo cambiamento, altrimenti è una battaglia persa dalla quale si risulta sconfitti.

Adriano Giannini: avevo già letto il libro. Per quanto riguarda i personaggi, grazie a Dio non provengo da una famiglia così avvelenata dal tradimento, dall’inganno, dalla bugia, dai rimpianti. Io e Giovanna rappresentiamo il frutto di questo inganno, ne portiamo i segni, il mio ha una corazza, una maschera per sopravvivere a questi legami che sono dei cappi che non permettono a questi personaggi di respirare la vita. Il mio personaggio viene facilmente manipolato da Giovanna, che scardina la maschera e al contempo induce a un grido di libertà.

Come avete lavorato?

Luchetti: ho cercato di mantenere in azione e in tensione quello che avevo in scena, partendo da qualcosa che si sta per spaccare e che è spaccato. Spero si colga il forte lavoro sui sotto testi - questo per quanto riguarda la direzione degli attori. Abbiamo voluto anche girare le scene in modi diversi. La 'sbraitata' di Silvio era venuta molto bene, la mattina dopo, quando è arrivato sul set, gli ho chiesto di rifarla sussurrata. Mi premeva non illustrare lo scritto. Quello che abbiamo nascosto? Cosa c’è in mezzo? E molte volte quello che teniamo nascosto è molto più importante, ciò che si tiene fuori dalla porta va a stimolare l’intelligenza dello spettatore, il quale viene sollecitato a colmare dei buchi.

Francesco Piccolo (co-sceneggiatore): quando si affronta un libro, la prima cosa che pensi è che vuoi cercare di capire come muoverlo. Si sente una forte autenticità nel testo alla quale abbiamo creduto molto. Abbiamo creduto all’idea che la costruzione di questa scrittura letteraria potesse avere la forza di arrivare anche al cinema.

Il regista ci tiene a sottolineare un aspetto importante: questo è un copione che ha pochissima trama: una relazione di genere che consegue alla prima scena. È composto quasi solamente di azione.

Un elemento essenziale della mesa in scena è la musica e tutto il lavoro sul suono...

Pensavo di non usare per niente la musica, ma cercando un po’ di musica anni '80 per la scena iniziale ho cominciato ad accarezzare l’idea di fare delle scelte precise.  La danza che vediamo rappresenta lo stare insieme e l’essere legati. Lo stesso brano era presente anche in un film di Pietrangeli e ho copiato quella struttura musicale. È un regista spesso dimenticato, l’ho messo anche nei ringraziamenti dei titoli di coda. In fondo è una scelta musicale in contrasto con il film. Ho aggiunto anche un brano dalle “Variazioni Goldberg” di Bach perché la musica barocca vuole in un certo senso mettere in ordine quello che non si può mettere in ordine, proprio come questo film fa con i sentimenti. Ho sempre cercato di usare un solo elemento espressivo alla volta. Ad esempio il litigio dentro la cabina della radio tra Aldo e Vanda nasce dall’idea di trasmettere un suono quasi da doppiaggio, sterile, che assomigliasse a quello dei vecchi film vecchi. Ci tenevo a fare in modo che ogni tanto la voce potesse essere completamente isolata dai rumori di fondo. Racconto anche un aneddoto: la scena del litigio davanti alla Rai è un’improvvisazione totale, quello è un primo ciak. Le reazioni di Luigi sono vere (riceve un calcio negli stinchi). Abbiamo giocato con attori meravigliosi.

Credits Foto: La Biennale di Venezia - Foto ASAC__ph Jacopo Salvi

Lacci: trailer del film

Lacci: uscita in sala

Il film di Luchetti è previsto nelle nostre sale a partire dal 1° ottobre con 01 Distribution.

 

 

Maria Lucia Tangorra

Pugliese di nascita e milanese di adozione, pensa che in particolare di teatro e cinema non si possa fare a meno. Giornalista pubblicista, laureata in Lettere moderne percorso 'Letteratura e arti' in Cattolica, scrive in particolare modo di Settima Arte e di quella più antica - quella teatrale - ma negli anni ha ampliato occupandosi anche di tv, mostre, libri ed eventi. Vive nella città meneghina, ma effettua trasferte ad hoc anche per seguire festival di settore.

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