Il cinema si legge nei dettagli, la lezione di Giovanni Ottonello tra moda, arte e design
Dal pallone di Cast Away alle scale di Joker, al Milano Film Fest 2026 l’art director di IED ha svelato i codici nascosti che trasformano le immagini in racconto
MILANO – Il cinema non vive soltanto di regia, sceneggiatura e interpretazione. A costruirne la forza narrativa contribuiscono anche immagini, colori, oggetti e ambienti, elementi capaci di comunicare significati tanto quanto i dialoghi. Da questa consapevolezza è nato Il bello del cinema! Tra Moda, Arte e Design. La narrazione attraverso le immagini, il talk promosso dal Milano Film Fest al CAM Garibaldi in collaborazione con IED Cinema.
A guidare il pubblico in questo viaggio tra estetica e significato è stato Giovanni Ottonello, art director IED, che ha trasformato l'incontro in un'appassionante esplorazione del linguaggio cinematografico.
L'evento è stato anche l'occasione per presentare l'ampliamento dell'offerta formativa di IED Cinema, nata recentemente e già pronta a lanciare due nuovi master dedicati rispettivamente al costume cinematografico e alla scenografia cinematografica, professioni spesso invisibili agli occhi dello spettatore ma fondamentali nella costruzione dell'universo narrativo di un film.
Vedere significa interpretare
“Voi vedete quello che sapete!” ha affermato Ottonello in apertura, sintetizzando il concetto centrale del suo intervento: ogni immagine è composta da simboli che possono essere decifrati e interpretati a seconda della sensibilità e della cultura di ognuno.
Nel cinema nulla è realmente casuale. Un cappello, un impermeabile, una scala o una scarpa possono diventare strumenti narrativi capaci di raccontare il carattere di un personaggio, il suo stato emotivo o il contesto in cui vive.
Humphrey Bogart in Casablanca
L'esempio dell'ispettore con trench e cappello, entrato nell'immaginario collettivo dopo il successo di Casablanca, dimostra come il cinema abbia influenzato profondamente la moda e la costruzione di archetipi visivi che ancora oggi riconosciamo immediatamente.
Gli oggetti raccontano storie
Cast Away
Uno dei temi più interessanti affrontati durante il talk è stato il ruolo degli oggetti nella costruzione del racconto.
Lungi dall'essere semplici accessori scenici, gli oggetti incarnano desideri, ricordi, appartenenza sociale e identità. In questo senso, diventano estensioni dei personaggi stessi.
Emblematico il caso di Wilson in Cast Away, che da semplice pallone perde la propria funzione originaria per diventare compagno, interlocutore e simbolo della solitudine del protagonista.
Particolarmente interessante anche la riflessione sulla scarpa, elemento ricorrente nella storia del cinema. Da Cenerentola a Il mago di Oz, fino a Grease e Il diavolo veste Prada, questo oggetto diventa metafora di trasformazione, emancipazione e affermazione personale.
Scale, colori e scenografie: la grammatica invisibile delle immagini
Joker di Todd Phillips
Il percorso proposto dal docente ha mostrato come elementi apparentemente ordinari possano assumere significati profondi.
In Parasite, ad esempio, le scale rappresentano la mobilità sociale e la distanza tra classi economiche. In Joker di Todd Phillips, invece, accompagnano l'evoluzione psicologica del protagonista: la salita esprime il peso dell'emarginazione, mentre la celebre discesa segna l'abbandono definitivo della sua identità precedente.
Anche il colore svolge una funzione narrativa precisa. Nel caso di Joker, il bianco richiama l'innocenza perduta, il rosso la violenza e la passione, l'arancione la follia. Una costruzione visiva che permette allo spettatore di cogliere sfumature del personaggio senza bisogno di dialoghi.
Da Metropolis di Fritz Lang a Via col vento, passando per Matrix e Star Wars, il cinema ha sempre utilizzato cromie e scenografie come strumenti di racconto capaci di agire anche a livello inconscio.
Lo specchio e il tema dell'identità
Tra i simboli analizzati durante l'incontro lo specchio occupa una posizione privilegiata.
Definito da Ottonello una vera e propria “soglia narrativa” rappresenta il confronto con sé stessi, il desiderio di trasformazione, il doppio e la memoria.
Da Il cigno nero a Shining, fino alle opere di Bertolucci e Visconti, questo elemento è stato spesso utilizzato per dare forma ai conflitti interiori dei personaggi, mettendone in scena fragilità, ossessioni e mutamenti.
Più che un semplice oggetto scenografico, lo specchio diventa così uno strumento capace di amplificare il significato delle immagini.
Quando il design entra in scena
Il rapporto tra la settima arte, la moda e il design è emerso attraverso una serie di esempi che hanno attraversato epoche e generi differenti.
Joan Crawford in "Letty Lynton", costume di Adrian
Che si tratti della poltrona Barcelona di Mies van der Rohe, del cappotto color cammello reso iconico da Ultimo tango a Parigi e American Gigolò, dei costumi creati da Adrian per Joan Crawford o delle atmosfere di Blade Runner, 007 e A Single Man, ogni scelta visiva contribuisce a costruire un immaginario che continua a vivere ben oltre lo schermo, sedimentandosi nella cultura e nell’estetica contemporanee.
Per Ottonello il design non serve soltanto a rendere più suggestivo un ambiente, ma partecipa attivamente alla costruzione del racconto, dialogando con regia, fotografia e sceneggiatura.
Un invito a guardare oltre l'immagine
Più che una conferenza, l'incontro si è rivelato un invito a osservare il cinema con occhi diversi. Dietro ogni costume, oggetto o scelta cromatica si cela infatti una precisa intenzione narrativa.
Un approccio che riflette perfettamente la filosofia di IED Cinema e dei nuovi percorsi dedicati a scenografia e costume: formare professionisti capaci non soltanto di creare immagini, ma di attribuire loro un senso.
Perché il cinema è soprattutto questo: un linguaggio fatto di segni che aspettano soltanto di essere interpretati.
Anna Olivo
Laureata in Fashion Design presso l’Istituto Marangoni di Milano, scrive di arte, moda e costume con uno sguardo curioso e contemporaneo. Indaga i linguaggi estetici e culturali del presente, muovendosi tra ricerca visiva, stile e immaginario collettivo.
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