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Siete dei veri cultori del sushi o osate definirvi esperti conoscitori di questo eccezionale piatto nipponico? Allora non rimarrete stupefatti se noi di Nerospinto, a cui piace indagare su ció che amiamo svelandone i segreti, vi dicessimo che in realtà è una tradizione culinaria nata non in Giappone bensí in Cina. Neppure se vi raccontassimo che la parola sushi etimologicamente non si riferisce alla comune combinazione riso pesce ma solamente al riso fatto bollire con il classico aceto di riso o che mangiare con le mani in realtà non sia peccato …
[ABOUT HISTORY]
Ma andiamo per ordine e cerchiamo di fare un po’ di chiarezza iniziando dalle misteriose origini di questa elegante e raffinata pietanza. Anche se il sushi è più comunemente legato al patrimonio culinario giapponese, i suoi albori ci portano invece nella Cina del 7 ° secolo. A quel tempo il pesce doveva essere preservato secondo un valido metodo di conservazione e uno fra i pochi possibili per i mezzi dell’epoca era la fermentazione. Il pesce crudo veniva perció pulito e tagliato a filetti, pressato fra strati di sale e delle speciali pietre poi ricoperte da un panno e infine conservato per un paio di mesi. Nel corso del tempo si è poi cominciato ad arrotolarlo nel riso imbevuto di aceto accorciando in questo modo i tempi di fermentazione da mesi a giorni al termine dei quali il riso veniva gettato e il pesce era pronto per essere mangiato. Solo in seguito, a causa della siccità e della scarsità di cibo, la gente cominciò a consumarlo insieme al riso di conservazione dando vita al mama-nare zushi ancora ben lontano dal sushi come lo conosciamo oggi.La versione che piú si avvicina all’attuale è infatti quella che risale al 1820 quando un uomo di nome Hanaya Yohei di Edo, l’odierna Tōkyō, approfittando della più moderna fermentazione veloce che prevedeva l'aggiunta di aceto e sale al riso cucinato e lasciato riposare per qualche minuto, nella sua bancarella ha iniziato a servirlo accompagnato da delle sottili fettine di pesce crudo appena pescato dando vita ad un vero e proprio business culinario. Il "fast food" sushi di Yahei è infatti diventato un successo frequentato da un flusso costante di clienti che andavano e venivano attraverso il fiume Sumida facendo del Nigiri un nuovo standard apprezzatissimo della cucina giapponese. La sua storia ha attraversato secoli di tradizione orientale e la sua preparazione si è evoluta nel tempo fino ad arrivare a conquistare anche i palati occidentali: sarebbe stato difficile per un sushi maker conservatore creare tutti i vari tipi di sushi che conosciamo e che sono frutto della recente versione occidentalizzata come i gustosissimi california rolls o tempura rolls impensabili ai tempi di Yohei.
Questa genuina prelibatezza che non ha nulla a che invidiare alla tradizionale cucina mediterranea, porta con sé non solo il gusto del Sol Levante ma anche gli usi a tavola dei giapponesi che sono molto diversi se non opposti rispetto ai nostri: alcuni potrebbero addirittura risultare di cattivo gusto. Per questo Nerospinto invita i veri amatori del sushi a scoprire qualche accorgimento essenziale in stile giapponese..
[ABOUT ETIQUETTE]
Innanzitutto non vi sentiate persone scortesi ad usare oltre alle bacchette, che non andranno mai conficcate nel cibo, anche le mani: i commensali esperti di tradizione culinaria giapponese non storceranno di certo il naso di fronte a questa pratica "insolita’". Nemmeno se iniziaste a consumare zuppe, tè caldo e noodles in maniera rumorosa, è infatti un’usanza comune in Giappone che indica apprezzamento del cibo oltre che un valido metodo per raffreddarlo. Nel servirsi dai piatti da condividere bisogna usare le proprie hashi, ovvero le bacchette, ma girandole in modo da utilizzare le estremità “pulite”, quelle che non si portano alla bocca. La soia deve sempre essere versata in un piattino a parte e utilizzata per immergere il pesce e non il riso, questo significa ribaltare il vostro roll a testa in giù così come dovrebbe entrare nella vostra bocca, ovvero con il pesce che deve essere il primo a raggiungere le vostre papille gustative. Nei ristoranti di alta qualità lo chef riporrà nel vostro piatto quella che crede sia la giusta quantità di wasabi per la porzione ordinata, applicarne di più non solo altera il gusto del pesce, ma potrebbe essere visto come un insulto così come lasciare cibo nel piatto. Piatti, tazze, scodelle per le zuppe e bicchieri per il sake non dovrebbero mai essere riempiti fino all’estremità, è considerata cattiva educazione e non stupitevi se si presentano in tavola con forme e colori differenti poiché usare un solo servizio di piatti, cosa che per noi potrebbe risultare elegante, non è la consuetudine e senza dubbio fa del sushi un piacere oltre che per il palato anche per gli occhi. Mai porgere ai commensali il cibo con le bacchette ma solo passando il piatto, cosa che dovrete fare usando entrambe le mani. In Giappone infatti amano condividere sia il sushi che le bevande, ma ricordate di servire da bere prima agli altri che poi sicuramente ricambieranno il gesto. Un bicchiere vuoto vuol dire che si gradirebbe un’altro drink, se non si desidera altro mai lasciarlo vuoto.
[ABOUT RESTAURANTS]
Ora che conoscete l’etiquette della cucina giapponese, vi invitiamo a gustarne le prelibatezze seguendo i nostri consigli. Nerospinto ha per questo scovato per voi due veri angoli di Giappone anche a Milano.Il primo per un pasto da consumare "in fretta", ma che non vuole rinunciare all’eccellente qualità è Poporoya, un must del sushi in via Eustachi 17, un luogo piccolo ma accogliente che ricorda molto la formula del classico fast food giapponese. Non accetta prenotazioni e alle volte la fila sembra essere interminabile soprattutto se ci si torna per la seconda volta e si ha ben in mente la lussuria del cibo che si andrà ad assaporare. Ma senza dubbio ne vale l’attesa, vi innamorerete dei suoi piatti, forse i più gustosi che possiate mai assaggiare a Milano. Se invece siete alla ricerca di un ristorante che oltre alla qualità punta ad un’ambiente più rilassato e meno ‘’rustico’’, Kanji in via Fabio Filzi 10, ripropone la magia del Sol Levante sia nei piatti che nell’atmosfera gradevolmente suggestiva, un luogo esclusivo dove potrete gustare le migliori specialità nipponiche che stimolano il vostro palato, i sensi e la mente. Godetevi il vostro sushi accompagnandolo a dell’ottimo vino bianco..
"Kampei!"
Alessandra Sporta Caputi
Quale miglior occasione di San Valentino per svelare le vostre abilità nascoste in cucina?
Nerospinto vi presenta una ricetta semplicissima creata con gli ingredienti prediletti dagli innamorati: il cioccolato e le fragole. Un dolcetto da condividere, con un cuore deciso al cioccolato fondente, presentato come una tenera scatolina regalo.
INGREDIENTI
Per le tortine: 150 gr di FARINA 20 gr di CACAO IN POLVERE 120 gr di BURRO ammorbidito 140 gr di ZUCCHERO 1 UOVO GRANDE 60 ml di ACQUA CALDA una punta di cucchiaino di BICARBONATO una punta di cucchiaino di VANILLINA un pizzico di SALE
Per la farcitura: 250 ml di PANNA FRESCA 250 gr di CIOCCOLATO FONDENTE
Per la copertura: 250 gr di PASTA DI ZUCCHERO NERA 100 gr di PASTA DI ZUCCHERO ROSSA
ATTREZZATURA: due mini tortiere a forma di cuore mattarello in silicone rotella dentellata tagliapasta a cuore tagliapasta ondulato PREPARAZIONE Accendete il forno a 180 gradi, imburrate ed infarinate le mini tortiere.
Tagliate il burro ammorbidito a cubetti e con uno sbattitore elettrico a velocità media rendetelo soffice e spumoso. Aggiungete lo zucchero e la vanillina e continuate a sbattere per un paio di minuti. Aggiungete ora l’uovo e continuate a sbattere finché non sarà incorporato al composto.
In una ciotola fate sciogliere il cacao amaro setacciato con l’acqua bollente, dovrete mescolare fino ad ottenere una crema liscia e senza grumi. Aspettate che si raffreddi e unitela al composto di burro. Aggiungete ora farina, sale e bicarbonato. Amalgamate tutti gli ingredienti delicatamente.
Dividete il composto nelle tortiere ed infornate a 180 gradi per 15/20 minuti.
E’ il momento preparare la ganache al cioccolato! In un pentolino mettete la panna e scaldate a fiamma bassa. Al primissimo bollore aggiungete il cioccolato fondente grattugiato o a pezzetti (piccoli). Lasciate il composto sul fuoco mescolando continuamente finché la crema non sarà ben amalgamata e raggiungerà una consistenza densa e liscia. Lasciate raffreddare e mettete in frigorifero per 15 minuti ricordandovi di mescolare ogni tanto.
Sono passati 15 minuti, la tortine sono pronte (avete verificato la cottura interna infilzando il cuore con uno stecchino ed è uscito asciutto e pulito). Lasciatele raffreddare, sformatele delicatamente e mettetele in frigo per almeno un quarto d’ora, sarà più facile tagliare la parte in eccesso senza che le tortine vi si sbriciolino tra le mani!
Livellate le tortine, farcitene una con la ganache al cioccolato e le fragole tagliate a pezzetti. Coprite con la tortina rimasta e ricoprite tutta la torta con la crema rimasta, partendo dai lati, riempiendo bene gli spazi vuoti tra una tortina e l’altra.
Se non ve la sentite di cimentarvi con la pasta di zucchero potete servire la torta così com’è. In questo caso è meglio abbondare con la crema di copertura e magari decorare con qualche fragola fresca intera.
E se invece volete proprio fare un figurone, di seguito un piccolo passo passo per rendere la vostra mini cake ancora più invitante!
Iniziate spolverando leggermente il piano di lavoro con dello zucchero a velo. Stendete la pasta di zucchero nera, partendo dal centro verso l’esterno finché non otterrete uno spessore di circa 3 mm.
Ricoprite la tortina con la pasta di zucchero, facendo aderire bene i lati aiutandovi con le mani. Ritagliate le eccedenze lungo il perimetro con un coltello ben affilato. Prendete ora la pasta di zucchero rossa, stendetela con il mattarello e ricavate una striscia non troppo sottile, larga circa un cm. Potete decorare la striscia lungo i bordi utilizzando una rotellina dentellata (anche quella per i ravioli) per ottenere un effetto “cucito”.
Con un pennello, bagnate leggermente la superficie della torta nel punto in cui vorrete applicare la striscia. Incollatela con delicatezza tagliando gli eccessi.
Per il fiocco stendete la pasta di zucchero rossa piuttosto spessa, con un tagliapasta a forma di cuore ricavate due cuoricini ai quali taglierete le estremità. Ricavate una striscia di circa un cm che sarà il nastro centrale del vostro fiocco.
Potete decorare con la rotella dentellata anche i due cuoricini e il nastro.
Assemblate il tutto e il vostro fiocco è pronto! Bagnate con un po’ d’acqua la torta ed applicate il fiocco a lato.
Rifinite la vostra tortina di San Valentino con un nastro lungo i bordi.
Con un tagliapasta ondulato ricavate un cerchio, eliminate il centro con un tagliapasta più piccolo, tagliate da un lato e ricavate una striscia abbastanza lunga da ricoprire tutto il perimetro. Bagnate la torta ed applicate il nastro.
Il vostro capolavoro è terminato.Buon appetito e per smaltire questa tortina ipercalorica ci affidiamo alle proprietà afrodisiache di fragole e cioccolato. Altrimenti c’è sempre lo yoga!
Questa ricetta ci è stata regalata con amore da Daniela Perrucci ( shabby cupcakes )
Provate a realizzare questa torta e mandate a noi di Nerospinto le foto! Ovviamente con amore!
Daniela Perrucci di Shabby Cupcakes
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