Slot: uno spettacolo di Luca De Bei sulla ludopatia
PAOLA QUATTRINI PAOLA BARALE MAURO CONTE
in
SLOT
Testo e regia di LUCA DE BEI
Slot, ossia il potere del gioco, il potere che crea brivido e adrenalina, il potere della seduzione di una scatola “magica” che produce suoni e luci e che promette una vita diversa, migliore, una vita da cui sono escluse le difficoltà economiche e i problemi della quotidianità. Queste macchine da gioco attraggono le nuove falene, ovvero le donne che non sono in grado di accettare la solitudine, il tempo che scorre, i problemi e le crisi nei rapporti con mariti, figli, amicizie.
LA TRAMA DELLO SPETTACOLO
Alessandra è una di queste donne, diventata vittima del gioco d’azzardo. Come molti dei giocatori, Alessandra non si rende conto del tunnel in cui è precipitata. E’ sicura di poter esercitare un controllo sulla sua voglia di giocare, che però le ha portato via i risparmi, le energie e il sonno. Alessandra gioca per vincere, poi per sentirsi viva, poi solo per sentire il suono delle monete che cadono nella vaschetta delle macchinette. A cercare di aprirle gli occhi e di farle vedere la realtà, è prima di tutto il figlio. Nel cercare di assistere la madre, Marco si accorge di come i giocatori siano, in realtà, soli e abbandonati dalle istituzioni, succubi della Grande Seduzione, della Pericolosa Malìa, un potere tanto forte quanto occulto.
Alessandra è una donna radiosa, ironica, con dei tratti un po’ infantili, ed è grazie a questo carattere che gli altri non riescono a vedere la disperazione in fondo al suo spirito. Ma suo figlio la conosce e riesce a capire i disagi della madre, non crede alla sua felicità, un po’ costruita, alle sue bugie, ai suoi sogni di carta, e le sarà sempre accanto.
A supportare Alessandra in questo percorso ci sarà – incredibilmente - anche Giada, la nuova donna del suo ex marito. Inizialmente considerata come una rivale (tanto più pericolosa in quanto più giovane di lei, oltre che ancora di charme) e addirittura motivo della sua depressione e dipendenza dal gioco, la donna diviene inaspettatamente per Alessandra un’amica. Grazie a lei, Alessandra scoprirà la potenza della solidarietà femminile (il nemico comune? L’ex marito di Alessandra, ovviamente, che le ha tradite entrambe).
Attraverso una forte presa di coscienza, Alessandra troverà finalmente il coraggio per guardare direttamente i suoi problemi e percorrere così una strada di risalita.
BREVE NOTA SULLA LUDOPATIA
La probabilità di fare sei al superenalotto è una su seicentoventidue milioni, quella di realizzare una cinquina al lotto una su quarantatré milioni. Eppure, il vizio del gioco è una passione profonda che, soprattutto in tempo di crisi, si appropria di moltissime persone tra cui, fenomeno recente, molte donne. Tale dipendenza paralizza i centri di volontà e alla sua influenza si deve arrendere anche un carattere forte e deciso. Dopo un po’ vincere o non vincere non ha più importanza. Per le persone cadute preda di questa ossessione giocare è il solo modo per esistere, per sentirsi vivi. La dipendenza dal gioco è un prodotto di questa società dei consumi, del mito del guadagno facile, della fuga dalla realtà, dell’illusione che la felicità alberghi nei beni materiali. Si chiama ludopatia ma di ludico c’è solo il nome: quando il mostro si impossessa delle sue vittime uscire dalle sue spire è molto difficile.
Lo spettacolo è pensato come una danza leggera che inizia con note allegre e suadenti - così come il gioco appare in un primo tempo a chi gli si avvicina – per diventare via via sempre più avvolgente, più serrata, e trasformarsi poi in un vortice di energia a cui sembrerà impossibile sottrarsi.
Dal 26 ottobre al 14 novembre, al TEATRO MANZONI di Roma in Via Monte Zebio, 14/C – Roma
Stefano Dalla Verde
