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Editor freelance con un background tra arte, beauty, food e moda, si occupa di scrittura editoriale e comunicazione. È sempre alla ricerca di storie da raccontare, luoghi da visitare e nuove esperienze.
Sulla Riviera del Brenta, Locanda Confini rappresenta oggi una delle realtà più solide e riconosciute per chi cerca un’esperienza gastronomica e di ospitalità contemporanea e radicata nel territorio. L’albergo a tre stelle, accompagnato da un ristorante di pesce, ha costruito negli anni un’identità chiara: sobrietà negli ambienti, attenzione ai dettagli, e un approccio alla cucina che combina tradizione veneta e sensibilità moderna.
La struttura nasce da un progetto familiare. Cristian Minchio, insieme ai figli Alberto e Filippo, guida ogni aspetto della Locanda. La gestione a conduzione familiare non è un elemento estetico, ma un tratto operativo: presenza costante, controllo della qualità, relazione diretta con gli ospiti. La filosofia è semplice e strutturata: offrire un’ospitalità attenta ma mai invadente, valorizzare la materia prima locale, proporre piatti leggibili e ben costruiti.
Gli spazi della Locanda rispecchiano questa impostazione: ambienti luminosi, puliti, curati senza ostentazione; un design che punta alla funzionalità e al comfort; un’atmosfera che facilita la permanenza di chi è di passaggio e di chi sceglie la struttura come destinazione.
Il ristorante segue la stessa linea di pensiero. La cucina parte dalla tradizione marinara veneta, con un’attenzione costante alle materie prime del territorio e alle stagioni. La proposta gastronomica punta all’essenzialità: piatti nitidi, riconoscibili, privi di effetti scenografici superflui. La tecnica è presente ma non dichiarata; la ricerca non diventa esercizio, ma strumento per migliorare ciò che già funziona. È una cucina che privilegia la linearità, la pulizia, la coerenza.
All’interno di questa cornice nasce L’Oro Bianco, la serata dedicata al Tartufo Bianco in programma giovedì 13 novembre. L’evento rientra perfettamente nella visione della Locanda: non una celebrazione fine a sé stessa, ma un percorso gastronomico costruito attorno a un ingrediente di stagione tra i più complessi da trattare. Il menu è pensato per valorizzare aroma, struttura e delicatezza del tartufo attraverso piatti che mantengono la riconoscibilità della cucina della casa.
La serata sarà caratterizzata da posti limitati per garantire attenzione e qualità nel servizio. L’ambiente, come sempre, sarà curato nei dettagli: luci, tempi, ritmo della cena. Il Tartufo Bianco verrà interpretato senza ridondanza, lasciando spazio alla materia prima e integrandola in piatti costruiti con logica ed equilibrio.
Per un pubblico urbano, curioso e attento, L’Oro Bianco rappresenta un’occasione interessante per approfondire una realtà che unisce identità territoriale, rigore e una cucina che non ha bisogno di sovrastrutture per farsi ricordare.
A Bolognetta, paesino alle porte della Conca d’Oro, il Natale ha un profumo preciso: agrumi, mandorle e lievito madre. È il profumo della Pasticceria Delizia, la storica insegna fondata nel 1985 da Giuseppe Lo Faso e Rosalba Orobello, oggi portata avanti dai figli Mauro e Luana. Una realtà che continua a custodire l’eredità familiare trasformandola, anno dopo anno, in una collezione natalizia ricca di tradizione e novità.
Il panettone rimane il protagonista assoluto. Il lievito madre, la lentezza delle lavorazioni e la scelta di ingredienti fanno la differenza: arance di Ribera, limoni e cedri della Conca d’Oro, mandarini tardivi di Ciaculli canditi direttamente in laboratorio. Ogni impasto diventa così una geografia gastronomica dell’isola. E ogni anno c’è un pezzo che racconta, più degli altri, la filosofia artigiana della famiglia: il Panettone Limited Edition, prodotto in soli 51 esemplari numerati. Per il 2025 Mauro Lo Faso ha scelto un impasto al karkadè, lamponi canditi, gelatine allo champagne rosé e una copertura di cioccolato monorigine Ecuador 70% Valrhona.
Accanto a lui spicca il Casachella, dedicato al monte che domina il paese: un impasto generoso, con amarene, albicocche e mandorle che arrivano dai terreni della famiglia. Poi una collezione che per questo Natale conta ben 17 gusti, dal Tradizionale alla Veneziana, fino ai più identitari come il Pistacchio di Sicilia (con pistacchio sabbiato, marzapane e crema in vasetto), il Moka Arancia, o il Delizia, con mele e uvetta di Pantelleria bagnata nel Marsala.

C’è anche il Nino Graziano, creato con la consulenza dello chef bolognettese tra i primi in Sicilia ad avere conquistato la stella Michelin: impasto al mandarino marzuddu, minnulata – mandorle caramellate in un croccante aromatico – fichi secchi e glassa al cioccolato di Modica. Un omaggio alla memoria locale, restituito con eleganza e carattere.
La linea comprende anche gli “inzuppati”, panettoni da lunga conservazione che uniscono lievitazione naturale e bagne profumate: Panbrillo al limoncello, Chocoboom con pere, cioccolato e rum, e Cappuccino, con bagna al caffè e scorza d’arancia.
Ma il Natale siciliano non è solo lievitati. Alla Delizia vive anche la tradizione più autentica, quella dei dolci che le famiglie preparano da generazioni. Primo tra tutti, il buccellato di Bolognetta: un biscotto ripieno di mandorle cotte nel succo del melone purceddu di Alcamo (Presidio Slow Food), arricchito con scorza d’arancia. È una ricetta che appartiene alla memoria agricola del territorio, riproposta oggi con rispetto e precisione.
Da quarant’anni la Pasticceria Delizia porta avanti lo stesso gesto artigianale, con uno sguardo che non smette mai di evolvere. Dal laboratorio moderno al punto vendita, fino all’e-commerce attivo in tutta Italia, la famiglia Lo Faso continua a raccontare la Sicilia attraverso il suo linguaggio più dolce: quello che si porta a tavola nelle feste e che, ogni volta, sa di casa.
Un calice di Barolo che diventa un gesto di solidarietà. È questa l’essenza di Barolo en Primeur, l’asta benefica che ogni anno trasforma il vino più iconico delle Langhe in un protagonista globale, capace di unire collezionisti, filantropi e winelovers sotto il segno della solidarietà. Al Castello di Grinzane Cavour, la quinta edizione dell’evento ha superato ogni aspettativa: 1.108.300 euro raccolti in una sola serata, destinati a finanziare progetti sociali e culturali in Italia e nel mondo.
L’atmosfera era quella di un grande happening internazionale. Sotto il martelletto di Christie’s, con collegamenti live da New York e Londra, sono stati battuti 14 lotti speciali di Barolo Gustava, vinificati separatamente dall’enologo Donato Lanati per raccontare la complessità della vigna in tutte le sue sfumature di esposizione, altitudine ed età delle piante. A queste barrique, ognuna delle quali diventerà 270 bottiglie uniche, si sono aggiunti otto lotti comunali da 914 bottiglie, firmati da oltre 80 cantine del Consorzio. Senza dimenticare il pièce de résistance: un tonneau da 400 litri di Barolo aggiudicato per 360.000 euro.

Non mancava l’arte, che ha reso ogni bottiglia ancora più speciale. Quest’anno l’etichetta è firmata dall’artista Giulia Cenci, con il disegno “self-devouring figure”, un autoritratto ibrido a matita che riflette sui temi di identità e metamorfosi. Un’opera che ben si lega ai valori di trasformazione e dono che animano l'evento da ormai 5 anni.
Ma Barolo en Primeur guarda anche al futuro: per la prima volta ogni bottiglia sarà certificata digitalmente grazie al tag NFC “Autentico NFC”, sviluppato da Tesisquare con Autentico Srl. Invisibile sotto l’etichetta, garantisce autenticità e tracciabilità, permettendo di accedere con un semplice smartphone a una scheda digitale con note enologiche, valutazioni di Antonio Galloni e perfino una webcam live sulla Vigna Gustava.
«Superare di così tanto il milione di euro è un risultato straordinario», ha dichiarato Mauro Gola, presidente di Fondazione CRC. “Questa quinta edizione di Barolo en Primeur sancisce il successo di un percorso iniziato nel 2021, che continua a crescere in autorevolezza e partecipazione. La forza del progetto risiede nella sua formula: l’idea di associare ogni donazione a una singola barrique ha reso la solidarietà un gesto concreto e accessibile, capace di coinvolgere un pubblico sempre più ampio. È un modello che unisce in modo virtuoso eccellenza enologica e responsabilità sociale, rafforzando il legame tra il vino e la comunità che lo produce”.
A rendere la serata ancora più piacevole, l’ironia del comico Federico Basso, che ha accompagnato l'asta con battute e riflessioni. E per gli acquirenti, un servizio impeccabile: le bottiglie verranno consegnate senza costi grazie alla partnership con Fieramente Srl, specializzata nel trasporto di vini pregiati.
Barolo en Primeur non è quindi solo un’asta: è un fenomeno culturale che rende la beneficenza qualcosa di davvero unico. Dalle Langhe a Londra, fino a New York e Hong Kong (dove il 9 novembre sarà battuto l’ultimo lotto durante l’Asta Mondiale del Tartufo Bianco), questo evento dimostra che il vino può essere veicolo di bellezza e cambiamento. Perché dietro ogni bottiglia, c’è una storia di condivisione e di futuro.
C’è chi in autunno scappa in montagna, chi cerca il calore esotico di mete lontane, e chi invece sceglie di scoprire un’altra riviera. La Liguria in questa stagione ha un fascino discreto, intimo, quasi segreto: le spiagge vuote, la luce dorata che si riflette sull’acqua, i borghi che si animano con un ritmo diverso da quello estivo. È in questo scenario che il Grand Hotel Alassio Beach & SPA Resort diventa il punto di riferimento per un soggiorno di pura eleganza e benessere. Un luogo in cui il lusso si vive senza ostentazioni, come un piacere che scorre lento, seguendo il battito del mare.
Parte del circuito The Leading Hotels of the World, il Grand Hotel Alassio non è solo un hotel: è una destinazione a sé, un rifugio per chi vuole regalarsi un autunno e un inverno da ricordare. Aperto fino al 6 gennaio 2026, accompagna i suoi ospiti attraverso un calendario di esperienze che intrecciano relax, gusto e piccoli rituali di felicità quotidiana.
Alassio è famosa per le sue estati vivaci, ma è nelle mezze stagioni che rivela il suo lato più autentico. Passeggiare sul lungomare in ottobre o novembre significa sentire il mare solo per sé, senza la folla. Le giornate limpide permettono di scorgere la Corsica nelle giornate più terse, mentre i caffè e i locali si trasformano in salotti raccolti, ideali per una pausa conviviale. In questo contesto, il Grand Hotel Alassio diventa una casa elegante e contemporanea, pronta ad accogliere chi cerca la bellezza di un lusso lento.
Il lusso non è completo senza una proposta gastronomica all’altezza. L’Executive Chef Roberto Balgisi firma un percorso che spazia dalle creazioni raffinate del ristorante Sapore di Mare agli appuntamenti stagionali come Sapori d’Autunno. Ogni weekend, da fine ottobre a metà dicembre, il 18.97 Bistrot Contemporaneo diventa palcoscenico di serate a tema con menu autunnali, celebrando zucche, castagne e funghi con creatività.
A completare il quadro, l’Afternoon Tea con dolci liguri e bollicine, un rituale che porta il fascino londinese sulla Riviera italiana. E per chi ama le feste, Halloween con allestimenti a tema e un menu dedicato, e il Capodanno esclusivo che trasforma l’hotel in un salotto scintillante, tra musica e sorprese.

Il cuore dell’esperienza è la nuova Suite “La Vita Lenta”, una vera e propria oasi di benessere privato. È lo spazio perfetto per una coppia che vuole dedicarsi tempo di qualità, lontano da tutto. Qui ogni dettaglio è pensato per rallentare: dalla sauna privata al lettino Zero Gravity, fino al massaggio di coppia di cinquanta minuti.
L’esperienza culmina con un bagno rigenerante arricchito da sali preziosi e un brindisi con bollicine e frutta fresca. Non si tratta solo di un percorso benessere, ma di un invito a riconnettersi, con sé stessi e con chi si ama, celebrando il tempo come il vero lusso contemporaneo.
Il venerdì sera ha un nuovo significato: è il momento della SPA Night Experience. Un percorso sensoriale che unisce saune aromatiche, scrub profumati, bagni sonori con campane tibetane e momenti di relax in un’atmosfera soffusa. L’esperienza si conclude con un Healthy Aperitivo sulla terrazza vista mare, perché il benessere non è mai separato dal piacere conviviale.
È un rituale pensato per chi vuole chiudere la settimana lasciandosi alle spalle la frenesia e ritrovare un ritmo più naturale, scandito dal respiro del mare e dalle luci soffuse della Riviera.
Un autunno e un inverno ad Alassio diventano così l’occasione per riscoprire il mare con occhi nuovi, attraverso un’esperienza che unisce design, benessere e convivialità. Il Grand Hotel Alassio non è solo un luogo dove soggiornare: è un invito a rallentare, a respirare, a lasciarsi coccolare dal suono delle onde e dalla bellezza della Riviera delle Palme. In un’epoca in cui il lusso vero è il tempo, questo resort diventa la risposta perfetta: elegante, sensoriale, indimenticabile.
C’è un angolo di Alto Adige che sembra appartenere a un’altra dimensione. Un luogo che appare e scompare tra le nuvole, sospeso a 1.800 metri d’altitudine. Qui sorge FORESTIS, un retreat a cinque stelle che sembra quasi scolpito dall’aria rarefatta delle Dolomiti. Nato nel 2020 dal recupero visionario di un ex sanatorio asburgico, oggi è una destinazione che ridisegna l’idea di lusso, facendola coincidere con ciò che di più essenziale esiste: la natura.
L’architettura in pietra, legno e vetro intreccia un dialogo con il paesaggio, lasciandosi attraversare dalla luce. Ogni suite è concepita come un punto panoramico, dove il massiccio della Plose diventa un quadro in continuo movimento, da contemplare attraverso vetrate che abbattono il confine tra interno ed esterno. Non c’è scenografia, perché la montagna stessa è protagonista.
La vocazione originaria del luogo – la rigenerazione – non è stata cancellata, ma reinterpretata in chiave contemporanea. L’acqua sorgiva Plose scorre come un filo conduttore invisibile. È l’elemento attorno a cui si struttura l’intera filosofia del benessere. La spa, sospesa anch’essa tra cielo e terra, è un percorso di immersione che alterna contrasti: caldo e freddo, luce e buio, tradizione e innovazione. Piscine interne ed esterne, saune panoramiche, bagni di vapore e vasche d’immersione raccontano una ritualità che prende spunto dalle antiche pratiche celtiche e le reinterpreta con un’estetica minimalista, essenziale, quasi futuristica. È un invito a lasciarsi attraversare dagli elementi, più che a dominarli.

L’esperienza di FORESTIS è anche un viaggio gastronomico. Il ristorante panoramico si apre su più livelli come una terrazza naturale, in cui il confine tra sala e paesaggio svanisce. A guidare la cucina è Roland Lamprecht, chef altoatesino che, dopo aver percorso le cucine stellate d’Europa, ha scelto di tornare ai suoi boschi per scrivere una narrazione culinaria nuova, radicata e visionaria allo stesso tempo. La sua “cucina del bosco” si nutre di raccolte spontanee, erbe selvatiche e ingredienti provenienti da piccoli produttori locali. Tra i piatti che incarnano questo spirito c’è il filetto di vitello in crosta di erbe con radici brasate, grano saraceno soffiato e salsa di tartufo: una geografia di sapori che traduce in materia la memoria di un paesaggio.
Ad accompagnare i piatti, una selezione di drink fermentati a bassa gradazione che giocano con acidità, aromi vegetali e note inaspettate. Bere qui non è solo degustare, ma entrare in un ritmo diverso, più lento e più attento.
FORESTIS non è un hotel, non è un rifugio nel senso tradizionale. È piuttosto un’esperienza sospesa tra cielo e terra, un invito a riscrivere il nostro rapporto con la montagna. Non la si guarda come sfondo pittoresco: la si abita, la si ascolta, la si lascia penetrare. È un luogo in cui il lusso non è accumulo, ma sottrazione. Un lusso fatto di silenzi, orizzonti e dettagli invisibili.
Chi arriva da FORESTIS non cerca solo una fuga, ma un viaggio in verticale: verso l’alto, tra le nuvole, e verso l’interno, nella parte più silenziosa di sé.
Nel cuore della Capitale, a pochi passi dalla Fontana di Trevi e dal Quirinale, Villa Spalletti Trivelli continua a confermarsi come uno degli indirizzi più esclusivi di Roma. Lo scorso 3 ottobre, durante il Gala Dinner Food and Travel Italia nella cornice pugliese di Masseria Li Reni, la dimora è stata insignita del titolo di “Boutique Hotel dell’Anno” ai Food & Travel Awards 2025.
Il riconoscimento celebra una formula di ospitalità che unisce la raffinatezza di una residenza privata con i servizi di un grande hotel. Andrea e Raimonda Spalletti Trivelli, quinta generazione della famiglia, hanno trasformato questa storica dimora in un’oasi urbana dove ogni dettaglio è pensato per restituire agli ospiti un senso di intimità e appartenenza. “Siamo orgogliosi di ricevere un premio come Boutique Hotel dell’Anno – sottolinea Andrea Spalletti Trivelli– Questo riconoscimento è testimonianza dell’impegno della nostra famiglia e dell’intero team per valorizzare sempre la nostra idea di ospitalità e riflette la nostra dedizione nel garantire ai nostri ospiti un’esperienza esclusiva e personalizzata, con un servizio curato in ogni dettaglio”.

Saloni arredati con pezzi di famiglia, una biblioteca accogliente, un giardino all’italiana che sembra sospeso nel tempo, camere e suite dall’ispirazione aristocratica: Villa Spalletti Trivelli racconta Roma con il linguaggio della discrezione e del comfort autentico. A completare l’esperienza, il rooftop con vasche idromassaggio e honesty bar, e un’area wellness che richiama le antiche terme romane.
Radicata nella storia – sorge sul sito dell’antica residenza di Tito Pomponio Attico, amico ed editore di Cicerone – la villa riesce a fondere passato e presente con naturalezza. Non un hotel come tanti, ma un luogo che custodisce l’anima di Roma e la restituisce in forma contemporanea, premiato oggi come punto di riferimento dell’hôtellerie boutique internazionale.
Dopo Milano, il caviale persiano sbarca a Roma. In via dei Gracchi 72 ha inaugurato il secondo store di Caviar Milan, brand nato nel 2022 con l’obiettivo di riportare in Italia la purezza e il prestigio del caviale proveniente dal Mar Caspio. Uno spazio elegante e curato nei dettagli che racconta un lusso senza eccessi, fatto di autenticità, artigianalità e rispetto per la tradizione.
Gli storioni da cui nasce questo caviale vivono in allevamenti certificati e sostenibili, situati nel loro habitat naturale e privi di sostanze artificiali. Una scelta che valorizza la qualità del prodotto e ne preserva l’essenza, trasformando ogni chicco in un incontro tra territorio, cultura e natura.
Dietro l’immagine di icona gastronomica, il caviale è anche un alimento dalle sorprendenti proprietà: ricco di proteine nobili, acidi grassi omega-3 e vitamine essenziali, con effetti benefici sul sistema immunitario, sulla pelle e sul cuore. Nella versione “malossol”, con meno del 3,5% di sale, diventa un piacere che unisce intensità e leggerezza.
La selezione proposta da Caviar Milan spazia dalle note delicate e nocciolate del Royal Baerii alla complessità del Royal Osetra, dalla cremosità vellutata del Royal Beluga all’intensità dell’Imperial Beluga, fino alla rarità assoluta: l’Almas Beluga, con le sue uova bianche e il gusto sofisticato che lo rende un unicum a livello mondiale. Ogni varietà è confezionata con cura artigianale e accompagnata da cucchiaini in madreperla realizzati da artigiani iraniani, per un gesto di degustazione fedele alla tradizione.
Il nuovo indirizzo romano non è soltanto una boutique: è anche un luogo dove vivere un’esperienza. Gli aperitivi personalizzati offrono la possibilità di assaporare 10 grammi della varietà preferita, serviti con blinis, burro, panna acida e un calice di Champagne. Un momento che unisce il rito della degustazione a un’atmosfera conviviale e contemporanea.
Con gli store di Milano e Roma e lo shop online caviarmilan.com – che garantisce consegne refrigerate in 24 ore in tutta Italia e in Europa – Caviar Milan continua a costruire un percorso in cui il caviale non è soltanto sinonimo di lusso, ma anche di cultura gastronomica e di piacere quotidiano.
Quando la pasticceria d’autore incontra il mondo dell’hotellerie nasce qualcosa che va oltre il semplice servizio: un’esperienza. È questa l’idea alla base della nuova capsule collection firmata Rinaldini Pastry e Gruppo AFR, due realtà che hanno scelto di unire know-how, creatività e spirito innovativo per alzare l’asticella dell’accoglienza italiana.
La collezione debutta con un obiettivo preciso: trasformare momenti come la colazione, la pausa pomeridiana o il room service da rituali standardizzati a istanti memorabili. Perché in un hotel 4 o 5 stelle non conta solo la camera perfetta o la spa da sogno, ma anche – e sempre di più – ciò che arriva sul tavolo dell’ospite. Ed è lì che il cibo diventa linguaggio identitario e tratto distintivo.
Il territorio di partenza non poteva che essere la Romagna, terra di ospitalità radicata e tradizioni gastronomiche solide, ma anche di innovazione continua. Da qui nasce un progetto che guarda lontano, costruendo una gamma di prodotti pensati per sorprendere, coccolare e fidelizzare.

La capsule collection gioca con forme, texture e suggestioni che portano un’idea di design anche dentro la pasticceria: il croissant cubo, ad esempio, rompe l’immaginario classico e diventa un piccolo oggetto da interpretare, perfetto sia dolce che salato. Accanto a lui, un banana bread soffice e profumato, che strizza l’occhio ai trend internazionali, mentre i plum cake al caffè e alla vaniglia riportano alla semplicità elegante della tradizione, ma con una cura sartoriale. Le crostate di albicocche e mirtilli parlano di memoria e comfort, mentre le pastiere in versione arancia e pistacchio omaggiano un grande classico italiano riletto in chiave contemporanea. Ogni prodotto nasce per dialogare con esigenze precise dell’hotellerie: versatilità, qualità costante, estetica curata e una resa impeccabile anche in contesti di servizio intensivo.
“La nostra filosofia si basa sull’eccellenza assoluta e sulla ricerca continua di innovazione – spiega Mario Esposito, CEO di Rinaldini Pastry –. Con AFR condividiamo gli stessi valori e la volontà di interpretare al meglio un settore che sta cambiando profondamente”. A fargli eco, Massimiliano Bassi, CEO di AFR, che sottolinea come il progetto sia soprattutto una questione di visione: “L’obiettivo è creare esperienze capaci di sorprendere e fidelizzare gli ospiti, coniugando tradizione e innovazione”.
Quello che colpisce è la prospettiva di lungo periodo: la capsule collection è solo il primo passo di una collaborazione più ampia, che vuole introdurre nuovi format e idee progettuali dedicate esclusivamente ai professionisti dell’hotellerie. Un mercato che oggi richiede sempre più qualità e originalità per distinguersi, e che trova in questo incontro tra Rinaldini e AFR un modello da seguire.
In fondo, non è un caso se la parola d’ordine è esperienza: l’ospite non cerca solo un letto comodo o un servizio puntuale, ma una storia da vivere. E in questa storia, il cibo diventa emozione, ricordo, dettaglio che resta impresso. Con la prima capsule collection per l’hotellerie, Rinaldini Pastry e Gruppo AFR ci ricordano che l’accoglienza inizia a tavola e che la vera ospitalità non è mai standardizzata, ma scritta nel linguaggio del gusto.
La nuova collezione Primavera-Estate 2026 di Barbara Rizzi si chiama Maktub e significa, in arabo, “tutto è scritto”. Una parola che porta con sé un mondo di significati e che, come nel celebre romanzo L’Alchimista di Paulo Coelho, diventa il simbolo di un destino che trova sempre il modo di manifestarsi. Rizzi prende questa suggestione e la trasforma in una passerella che è al tempo stesso viaggio, rito e spettacolo, un invito a credere che esista sempre una via magica attraverso cui la vita si compie.
Il racconto si sviluppa attorno ai quattro elementi – Terra, Acqua, Fuoco e Aria – che prendono forma nei tessuti, nei colori e nei movimenti degli abiti. A questi se ne aggiunge un quinto: la Libertà. Non come concetto astratto, ma come esperienza diretta, quella che il pubblico vive mentre osserva la sfilata. La Libertà, per Barbara Rizzi, è scintilla di follia creativa, coraggio di rompere le regole, desiderio di uscire dagli schemi per cercare la propria voce. È la chiave che rende questa collezione - che ha sfilato il 27 settembre al Castello Sforzesco - viva e pulsante.

La scelta dei materiali diventa narrazione: broccato e seta evocano il lato più solenne e rituale, chiffon e organza scivolano come aria e fumo, crêpe e cady costruiscono drappeggi fluidi che trasformano la silhouette in qualcosa di leggero e potente allo stesso tempo. La palette cromatica è intensa e simbolica: il bianco e l’argento raccontano di visioni lunari, l’oro di potere e sacralità, le tonalità sabbia e marrone di radici profonde, il verde mare di mistero e profondità, il rosso di passione e forza, il nero di notte e protezione.
In passerella sfilano figure femminili magnetiche, libere, audaci. Donne che non hanno paura di sembrare “folli” perché sanno che proprio lì, in quella follia, risiede la loro autenticità. Ogni look diventa un invito a celebrare il proprio destino con coraggio, a riscrivere la propria storia, a vivere la moda come un atto di empowerment e non solo come estetica.
Con Maktub, Barbara Rizzi non propone semplicemente una collezione, ma una dichiarazione di indipendenza e di forza femminile. È moda che racconta storie, moda che diventa linguaggio di libertà e passione. È il modo della designer di ricordarci che sì, tutto è scritto, ma sta a noi decidere con quale voce leggere le pagine della nostra vita.
Ci sono ingredienti che raccontano un intero Paese e che, nonostante la loro importanza, restano per lungo tempo sconosciuti al di fuori dei confini d’origine. È il caso del Kioke Miso, un condimento giapponese rarissimo, che rappresenta appena il 2% della produzione totale di miso in Giappone. Mai ufficialmente importato in Italia fino a oggi, si prepara ora a entrare per la prima volta nel nostro panorama gastronomico.
Il termine kioke indica le grandi botti in legno utilizzate per la fermentazione: contenitori che non sono semplici strumenti, ma veri custodi di memoria e complessità aromatica. Dentro queste botti, la soia fermenta grazie al koji – lo stesso fungo che dà vita al sake – mentre il sale protegge il composto e ne guida la trasformazione. Dal processo nascono due prodotti: in superficie la salsa di soia, sul fondo la pasta di miso. È proprio il contatto con il legno a rendere unico il Kioke Miso, imprimendo sfumature diverse e irripetibili a ogni lotto, con un’evoluzione organolettica paragonabile a quella del vino o dell’aceto balsamico.

Per raccontare questa eccellenza, il Japan Center di Milano – in collaborazione con Sake Company – ha organizzato un incontro che ha visto protagonisti due produttori storici giapponesi. Da una parte Nakashida Shoten, dalla prefettura di Aichi, attiva dal 1879 e specializzata in miso e tamari con koji di soia. Dall’altra Koujiwadaya, dalla prefettura di Fukushima, che produce dal 1771 utilizzando koji di riso. Due realtà che custodiscono tradizioni secolari e che incarnano perfettamente la filosofia artigianale del Kioke Miso.
Dal punto di vista gastronomico, il Kioke Miso si distingue per un umami intenso, capace di trasformare piatti semplici in esperienze straordinarie. Bastano pochi cucchiaini per regalare profondità e avvolgenza, rendendolo un alleato prezioso in cucina. Per questo viene spesso paragonato all’aceto balsamico: entrambi concentrano in poche gocce una storia di pazienza, artigianalità e rispetto dei tempi lenti.
In Giappone i produttori di Kioke Miso sono numerosi, ma solo tredici hanno scelto di unirsi in un consorzio che rappresenta l’eccellenza del settore. Si tratta di piccole realtà che lavorano con piccoli lotti, preservando un sapere tramandato di generazione in generazione.
L’arrivo del Kioke Miso in Italia apre quindi una nuova frontiera: non è soltanto l’introduzione di un ingrediente, ma un invito a guardare alla fermentazione come a un patrimonio culturale, un linguaggio universale del gusto che unisce tradizioni lontane. Un incontro ideale tra Giappone e Italia, due Paesi che condividono lo stesso rispetto per il tempo, la materia e la memoria.
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