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Nuovo stile e nuovi temi nell'ultimo EP dei The Wheels, uscito l’8 dicembre: con "Self Portrait" i The Wheels adottano uno stile leggermente diverso, meno malinconico e introspettivo rispetto a quello del precedente album. L'argomento principale delle canzoni di questo nuovo EP è la vita quotidiana e le sue varie sfaccettature, raccontate con semplicità e immediatezza, e il filo conduttore è un senso di rivincita e di rinascita pervaso di ottimismo. Il sound si mantiene quello tipico del britpop, elegante e con melodie orecchiabili. "Self Portrait" è stato anticipato dal singolo "The best is yet to come", canzone che è un invito a mettere in atto i propri piani senza paura.

Il nucleo dei The Wheels è formato da Francesco Tocco (voce, chitarra, tastiera e batteria), Mauro Ramon (chitarre) e Roberto Farci (Basso). Da subito il gruppo adotta strumenti e strutture britpop, a cui affianca cori, organi e sintetizzatori. Il loro primo album, "Here and nowhere", uscito nel 2013 per l’etichetta My Place Records, è stato recensito molto positivamente sia in Italia sia all'estero. www.youtube.com/watch?v=HwKLqJ0M3j0 facebook.com/thewheels1 twitter.com/TheWheels1

My Place Records www.myplacerecords.com www.facebook.com/pages/My-Place-records/229360879176

 

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Dopo la performance Sanremese in compagnia di Arisa, il terzetto danese dei WhoMadeWho torna in Italia per un'imperdibile data, domenica 30 marzo al Tunnel.

Il concerto si inserisce nel tour di presentazione del nuovo disco della compagine di Copenaghen, uscito il 4 marzo con il titolo "Dreams", caratterizzato da un sound acustico e rilassato, come affermano gli stessi musicisti.

A detta loro, l'intento è stato quello di trasmettere la stessa energia di un live, ma in chiave più soft, in modo che le loro canzoni possano essere ascoltate anche nella vita di tutti i giorni, senza dover, necessariamente, andare ad una festa.

Lo stile dei WhoMadeWho resta comunque ben chiaro e definito: mixare dance, funk, rock, chitarre e voce, fino a creare un vortice di note ed emozioni, che il pubblico italiano ha avuto modo di conoscere sul palco dell'Ariston.

L'album è stato anticipato dal singolo "The Morning", per cui è stato realizzato un Instagram video, tramite le foto inviate dai fans usando l'hashtag #wmwthemorning.

Ma chi sono gli WhoMadeWho?

Il trio nasce dall'unione tra il bassista Tomas Hoffding, membro della scena underground danese, il chitarrista e cantante Jeppe Kjellberg e il batterista  Tomas Barford (Tomboy), astro nascente della musica elettronica mondiale.

Nel 2005 viene pubblicato l'album d'esordio omonimo, con cui il gruppo si impone sulla scena musicale mondiale.

 

 

WHOMADEWHO

Domenica 30 marzo

Tunnel Club – Via Sammartini

Biglietti: 12 euro in prevendita + d.d.p.

15 euro alla porta

 

Circuito Ticketone

 

 

La musica italiana ha un nuovo asso nella manica, apprezzato da pubblico e critica italiana ed europea: Corde Oblique.

Corde Oblique è il progetto solista di Riccardo Prencipe, arricchito dai contributi vocali di numerose cantanti e attrici.

La lista dei contributors è quanto mai ricca e prestigiosa, grazie alla presenza di vocalists come Floriana Cangiano, Claudia Florio e Catarina Raposo.

La produzione in studio del progetto Corde Oblique consta di 5 album  tra cui, "Strade Ripetute" è l'ultimo in ordine di tempo (uscito su etichetta Audioglobe Dist).

Il nuovo lavoro discografico  ha , da subito, suscitato interesse e approvazione da parte del pubblico internazionale, soprattutto  tedesco e del Nord Europa, grazie al sapiente mix tra musica neoclassica, suggestioni dark e reminescenze new wave.

Corde Oblique sarà in tour all' estero a partire dalla prossima primavera, che toccherà l'Europa per poi sbarcare in Cina, per una 10 giorni davvero imperdibile; di seguito le date:

 

29-30 maggio: Berlino-LDM Festival

1-2 giugno: Valona (Albania)-Festa della Repubblica Italiana

27 luglio: Colonia (Amphi Festival)

20-29 novembre: China Tour

 

Social Links:

Sito ufficiale: www.cordeoblique.com

Videoclip "Averno" 

Videoclip "Together Alone" 

 

Nerospinto vi segnala la musica italiana che piace all'estero: lontani dai soliti clichés, vi sono dei giovani che imbracciano la chitarra, macinano chilometri e calcano i palchi dei locali più fumosi per fare quello che amano di più: suonare e far divertire migliaia di spettatori. Questa volta parliamo di una giovane band toscana i Go!Zilla, che si prepara ad un nuovo ed entusiasmante viaggio on the road.

Dopo i consensi ricevuti all’indomani della pubblicazione del loro album di esordio, “Grabbing a Crocodile” e all’indomani dell’ingresso nella band di Mattia Biagiotti come seconda chitarra, i Go!Zilla sono pronti per partire alla conquista dell’Europa!

Ventuno concerti tra Svizzera, Germania, Belgio, Olanda e Francia che si sommano ad oltre cento date collezionate dalla band all’estero in due anni di attività. La presenza della band è stata inoltre confermata per i festival francesi “Cosmic Trip” e “Binic Festival”.

Tour all’estero a parte, cosa bolle nella pentola (d’oro) dei Go!Zilla? ad aprile è prevista la pubblicazione del nuovo EP  su etichetta Beast Records (FR), che anticiperà di poco l’inizio del tour italiano, che porterà la band fiorentina su e giù lungo tutta la penisola.

 

Per maggiori informazioni:

https://www.facebook.com/gozillatheband?fref=ts

 

Una buona notizia per gli amanti della musica italiana indipendente.

Pentadrammi, il nuovo lavoro di Soulcè & Teddy Nuvolari, è infatti disponibile in free download, anticipato dal singolo “Ricami e Rum”, sul sito del gruppo: http://www.soulceteddynuvolari.com/album/pentadrammi  .

“Pentadrammi”, uscito su etichetta “Soulville”, chiude la trilogia iniziata nel 2010 con “Cromosuoni”e proseguita nel 2012 con l’album d’esordio del duo ragusano, “Sinfobie”, ben accolto da critica e pubblico.

 

“Ricami e rum” vede la partecipazione di un altro gruppo ragusano, “Enzo e il cattivo tempo”, i cui componenti nel brano suonano ukulele e basso. Enzo Azzara è anche autore e interprete dell'inciso del brano. Per il resto, Soulcè ci mette parole e voce a ritmo e Teddy Nuvolari la produzione musicale, per l'occasione coadiuvati da Orazio Magrì, che contribuisce alla direzione artistica dell’Ep. Antonio Sortino, collaboratore di fiducia del duo, cura le grafiche, che si ritrovano anche su t-shirt, shopping bag e poster illustrati (uno diverso per ogni brano).

 

“Pentadrammi”, il neologismo scelto per il titolo, oltre a richiamare i cinque brani da cui è composto l’Ep, vuole aiutare lo spettatore a riflettere sulla parola “dramma”, intesa sia nell'accezione teatrale (i brani possono essere intesi come monologhi o dialoghi narrativi), sia come situazione che presenta delle difficoltà, che pone dinnanzi a un conflitto. Un approccio musicale e interpretativo che coinvolge anche l’altra occupazione di Soulcè, ossia quella di attore per teatro e tv.

 

Il videoclip, diretto da Francesco Maria Attardi e interpretato dall'attrice catanese Francesca Ferro, da oggi è su youtube: http://youtu.be/43vGlPoJ3iE

Buon ascolto!

Per maggiori informazioni: https://www.facebook.com/soulceteddynuvolari/photos_stream#!/soulceteddynuvolari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Hjaltalìn – Enter 4 (Sena, 2013)

 

Si dice sempre che il terzo disco è quello più difficile da fare, pensate un po' se a mettersi in mezzo c'è la salute mentale, con i relativi ricoveri psichiatrici, del cantante Högni Egilsson; senza contare che gli altri componenti oltre ai loro progetti laterali avranno avuto delle enormi difficoltà a tenere a galla la ragione sociale Hjaltalìn. 'Enter 4' esce però nel 2012 in Islanda e viene accolto subito bene, anzi benissimo, tant'è che il singolo Crack In A Stone con la cover di Halo di Beyoncé si piazza primo in classifica.

 

Diciamo che il disco non è così immediato, non parla di elfi e non vi fornisce immagini sonore dei fantastici paesaggi islandesi ma pesca nei chiaroscuri della mente del cantante. Voi ora non andate subito a prendere la famosa Bjork o i conosciuti Mum, perché qui si mescolano elettronica, un soul dannatamente caldo e l'orchestra che ci eravamo già abituati a sentire nei lavori passati degli Hjaltalìn. Ve lo dico subito: quest'album scotta e dovete stare attenti, ascoltate bene, vi prenderà sicuramente.

 

Bisognerebbe seguire uno schema ma non importa, partiamo dall'ultima canzone 'Ethereal' (mai titolo fu più azzeccato): due voci in tre momenti, strumentale compreso e un po' di silenzio, sembra quasi di sentire la presenza di Antony & The Johnsons. 'We' è cantata dalla fantastica voce di Sigríður Thorlacius, che si solleva a tratti da un ritmo pulsante, aspettando la calma momentanea di Egilsson. 'Lucifer/He felt like a woman' entra subito in testa, sensuale ma in modo bizzaro; 'I Feel You' si mette a giocare con i fantasmi nascosti nell'ombra e le voci interagiscono alla perfezione (guardatevi anche il bel video uscito da poco). 'Myself' è delicata con un lieve retrogusto trip-hop, insomma un altro centro clamoroso, e non c'è una canzone che possa far abbassare il livello di questo bel disco.

 

Pensate quindi al già citato Antony & The Johnsons, prendete i Portishead, Brian Eno e mischiate tutto con un bel po' di caldo Soul, ma ancora non sarete arrivati al dunque: fate prima a comprarvelo, un disco simile, e a tenervelo assai stretto.

 

 

Andrea Facchinetti

 

Recensione Diaframma – Preso nel vortice (Diaframma Records, 2013)

 

Federico Fiumani è davvero inarrestabile, non c'è che dire; dopo solo un anno dall'ottimo precedente disco 'Niente di serio' (Miglior album autoprodotto ai Pimi 2012), il relativo tour e la ristampa della pietra miliare dei Diaframma, ovvero il grandissimo 'Siberia', ha sfornato un album nuovo di zecca contente quattordici brani: 'Preso nel vortice'.

 

Probabilmente non ve lo aspettavate ma questa volta ci sono diversi ospiti, a partire dal prezzemolino e bravissimo Enrico Gabrielli (sax, piano e tastiere), le voci di Alex Spalck e Marcello Michelotti (rispettivamente Pankow e Neon, se non vi dicono nulla andate a ripescarli), Max Collini degli OfflagaDiscoPax in 'Ho fondato un gruppo' e last but not least Gianluca de Rubertiis de Il Genio (piano e tastiere). Per non lasciare indietro nessuno vi dirò che la formazione è completa con Lorenzo Moretto alla batteria, Luca Cantasano al basso ed Edoardo Daldone come seconda chitarra.

 

'Claudia mi dice' è una bella ballade ricca di sentimenti e si inizia bene anche con le citazioni, in questo caso Il Teatro degli Orrori, poi verranno i Rolling Stones di Altamont e Allen Ginsberg in 'Hell's Angels' così come i Television nella nostalgica 'Il suono che non c'è più'. 'Ottovolante' è addirittura dedicata a Piero Pelù, compagno di avventura negli anni '80 e destinatario di una gran bella visione: “Io te sopra l'ottovolante, amico mio che bella la terra da quassù, amico mio il mondo sorride assieme a te, peccato che l'effetto svanisce e se ne va ma spero che, che presto anche lui ritornerà, da me”.

 

'Infelicità' invece è dark e carica del pensiero dell'artista, si perché qui oltre alla nostalgia canaglia, ai sentimenti contrastanti, all'essere orgogliosi di quello che si possiede ('Ho fondato un gruppo') e alla filosofia del Fiumani, non c'è molto altro. I testi però sono mastodontici, nel senso che la capacità lirica di Fiumani è davvero notevole, rimane assai ispirata anche quando si parla di questioni comuni, se così si possono definire.

 

I Diaframma sono un gruppo importantissimo del panorama new wave italiano, che si è risollevato dopo alcuni dischi non all'altezza. 'Preso nel Vortice' però rimane, se non allo stesso livello, nella scia del predecessore, pur essendo arrangiato e curato assai meglio.

 

 

Andrea Facchinetti

 

Boy George, il ragazzo terribile del pop inglese, torna sulle scene con un nuovo disco e una nuova consapevolezza di sè.

Il 52enne del Kent, artista camaleontico e precursore della commistione tra pop e reggae, presenta il suo nuovo album a 20 di distanza dalla sua ultima produzione in studio.

Il nuovo lavoro, "This Is What I Do" (uscito ad ottobre), è stato battezzato dalla stampa britannica come il comeback dell'anno ed è in effetti un compendio di quanto è accaduto negli ultimi anni alla popstar britannica, dall'arresto per aggressione ai lavori socialmente utili, dalla caduta nella spirale dell'alcol e della droga alla rinascita.

Rinascita. Questa è la parola giusta per descrivere il nuovo percorso di vita di George Alan O'Dowd, visibile sin dalle fotografie che circolano sul web e che accompagnano le sue molteplici interviste.

Un nuovo stile di vita, zero alcol e sigarette, yoga e meditazione hanno trasformato un "mostro" di 102 kg, dallo sguardo perso, in un uomo affascinante e dallo sguardo limpido, consapevole dei suoi limiti e delle sue fragilità.

Un percorso di rinascita avvenuto grazie anche all'appoggio di molte stars, come Elton John, e scelte che si sono rivelate oculate, come il rifiuto a partecipare all'edizione locale del Grande Fratello VIP.

Consapevolezza del presente ma anche del passato: icona gay per eccellenza, con il suo look androgino e i suoi testi ha influenzato il panorama sessuale degli ultimi trent'anni ed è stato un punto di riferimento per migliaia di giovani omosessuali.

I Culture Club faranno anche parte del suo (e del nostro) passato (non ci sarà una nuova reunion, giura), ma, nonostante ciò, chi riesce a star fermo quando partono le prime note di Do You Really Want To Hurt Me, Miss Me Blind a Karma Chameleon?

Nessuno.

Welcome Back Mr Boy George!

 

Recensione Massimo Volume – Aspettando i Barbari (La Tempesta, 2013)

 

I Massimo Volume sono tornati e non possiamo negarlo; dopo Cattive Abitudini del 2010, che rappresenta la volontà di riprovarci e di crescere ancora, di prendere il gruppo e di renderlo un tutt'uno con quello che è stato, progetti laterali di Emidio Clementi compresi, ora è la volta di Aspettando i Barbari.

 

Questo nuovo lavoro discografico passa in rassegna tutta la storia della band, dai testi migliori di Lungo i Bordi (anno 1995) e Da Qui (il mio preferito, anno 1997), alle prove di un canto leggermente accennato in Club Privè (non il mio preferito, anno 1999) fino ad arrivare all'esperienza più elettronica, e si stente, di Emidio detto Mimì con gli El Muniria (sentitevi anche gli inserti di 'Il nemico avanza'). Hanno preso il meglio, e musicalmente Aspettando i Barbari non ha davvero rivali: i Massimo Volume ce l'hanno fatta e nello scriverlo mi sembra quasi di essere tornato negli anni '90 quando nell'alt-rock italiano loro erano lassù, in cima. Una bella sensazione insomma. La produzione questa volta è affidata, oltre che ai MV stessi, a Marco Caldera che si mette anche ai synth e ai sampler, mentre i toni e le sensazioni sono più cupi e duri rispetto al precedente Cattive Abitudini.

 

'Dio delle Zecche' è stata scelta per aprire l'album e sono le parole di Danilo Dolci a raccontare, perfettamente, la loro scalata: “vince chi resiste / alle tentazioni / chi cerca di non smarrire / il senso / la direzione / vince chi non si illude”. Tantissime sono le ispirazioni e i riferimenti che spuntano come fiori nel campo di queste dieci canzoni, da John Cage a Mao Tse Tung, da Steinbeck a Buckminster Fuller. Nel momento esatto in cui senti declamare “Se penso a te / ti vedo in via dei tigli” ('La Cena') vieni gettato nel film e nelle perfette immagini che questa canzone crea tra synth, chitarre e bordoni, con un finale sonoro leggermente noise (genere che si ripresenta anche in 'Compound').

 

La title track è una classica canzone dei Massimo Volume, con un testo perfetto, mentre 'Vic Chesnutt' stranamente è un po' fuori fase, oltre a essere l'unica traccia che non mi convince pienamente. 'Dymaxion Song' è un brivido unico, con Clementi che va oltre alla semplice declamazione, andando verso Johnny Rotten. 'La Notte' ci riporta in qualche modo ad 'Alessandro' (Stanze vuote, anno1993), con quel suo elenco di persone e di fatti. 'Silvia Camagni' è tesa e febbrile, liricamente potrebbe essere reinserita in Da Qui e tutto si fa più cupo quando Mimì dice: / “qualcuno mi ha detto / che vivi a Berlino / che esci la sera / che abiti sola / io ti sogno / ogni tanto / che attraversi / la strada / ti giri e / mi gridi / fai presto, / poi di colpo / scompari”.

 

'Da Dove sono stato' è un mantra apocalittico, una dichiarazione sincera piena di verità che chiude tutto quanto: “per tutte le strofe / uscite male / e le frasi sbagliate / che nessuno / potrà più cancellare / io vi saluto / e mi inchino / io vi saluto / e pieno di rispetto / vi dico addio”. Io però non dirò addio alle chitarre di Egle Sommacal e Stefano Pilia, nemmeno alla batteria di Vittoria Burattini e alla potenza tutta di Emidio Clementi, ma felice di un sesto album con questo livello qualitativo posso dire: prendo atto, vi ascolto e continuerò a seguirvi. Bravi.

 

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Andrea Facchinetti

 

 

Finalmente è uscito il nuovo singolo L’amour naissant di Sébastian Tellier con il video diretto da Jean-Baptiste Mondino (fotografo e regista francese che ha collaborato con innumerevoli star internazionali, tra cui la trasgressiva Madonna).

Quattro minuti per raccontare una storia d’amore che nasce tra un giovane prete e una donna; i due amanti sono interpretati dall’attrice Anna Mouglalis e dal modello Clément Chabernaud. Niente scandali e niente erotismo che solitamente Tellier mette nelle sue opere: Sebastian non ha più una toga bianca, ma veste abbastanza elegantemente una camicia, e l’unico filo conduttore con il precedente My God is Blue è il mare che fa da sfondo all’intero video.

Siamo davanti a una prova più sobria, più cerebrale e, perché no, più vicina ai sentimenti che comincia con una soave melodia al pianoforte, segue la batteria per poi concludersi con i violini accompagnati dal racconto, dalla voce dell'artista, di come può nascere un amore.

Questo primo singolo anticipa l’uscita del suo nuovo disco, dal titolo Confection, che vedrà la luce il 14 ottobre 2013 sempre grazie alla fedele casa discografica Records Makers.

Buona visione e buon ascolto.

Indira Fassioni

VIDEO: http://youtu.be/dcsRiuzZbSU

 

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