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Oggi, mercoledì 4 maggio, avrà luogo il secondo appuntamento con ArchichefNight, la cena-evento che vedrà ai fornelli cinque architetti contemporanei.

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Il 6 aprile a Milano, presso il piano superiore dello store Replay in Piazza Gae Aulenti, partirà l’edizione 2016 di ArchichefNight.

Aspettando l’uscita dell’ultimo capitolo della saga Hunger Games, la protagonista Jennifer Lawrence regala ai suoi fans una novità da prima pagina.

L’attrice, già vincitrice di un Oscar per "Un Gelido Inverno" nel 2011, sarà infatti il nuovo volto di Lady Dior, la linea di borse della nota casa di moda francese. Proprio come il suo alter ego Katniss Everdeen dei romanzi di Susan Collins, la Lawrence diventa testimonial di una campagna dedicata al grande pubblico, anche se in questo caso lo scopo non sarà quello di sconfiggere una dittatura, ma quello di essere la portavoce di migliaia di donne.

L’analogia è se non altro curiosa, soprattutto per i fan della saga che hanno già iniziato a guardare in rete i teaser del film, che uscirà nelle sale cinematografiche solo il prossimo novembre. Una bellezza acqua e sapone, dal trucco leggero ed elegante, che negli scatti di Dior sembra essere ancora più eterea.

La giovane attrice statunitense, si sa, ama vestire i panni dell’eroina, come dimostra il ruolo di Mystica, all’interno della saga X-Men che la portò alla fama internazionale. Questa volta però non ci saranno armature, né archi con frecce da scoccare, né tantomeno superpoteri, ma dovrà convincere e stupire tutti quanti con il suo unico asso nella manica: la sua semplicità.

Visti i precedenti volti della casa francese, la scelta di passare il testimone a questa “donna d’azione” ha lasciato perplessi molti amanti della storica eleganza di Marion Cotillard o della sofisticata raffinatezza di Mila Kunis. Eppure, come tutti noi abbiamo imparato a osservare, le sfide non spaventano di certo Jennifer Lawrence, che proprio come le sue protagoniste sul grande schermo, che abbiano o no i super poteri, riesce sempre a convincere con ogni sua interpretazione.

La grintosa Katniss Everdeen, la più misteriosa Mystica, la dolcissima Tyffany Maxwell, de “Il Lato Positivo” al fianco di Bradley Cooper, sono soltanto degli esempi di quello che una giovane donna come lei può raggiungere. Perché recitare non vuol dire fingere; recitare, come qualsiasi arte che si rispetti, è regalare un pezzetto della propria anima al pubblico, cambiare se stessi anche solo per un personaggio. Gli attori non interpretano qualcun altro, gli attori diventano qualcun altro.

Per questo quando vediamo il volto di Jennifer Lawrence firmato Dior, vedremo attraverso i suoi occhi ogni singola sfaccettatura di ogni sua singola interpretazione. Il suo carattere combattivo fuoriuscirà dallo sguardo etereo di quel cartellone pubblicitario, perchè un volto non è e non dev’essere soltanto un viso anonimo, come direbbe lo stesso Chrstian Dior: “il segreto della bellezza consiste nell’essere interessante, nessun tipo di bellezza può essere attraente senza essere interessante”.

Adele Di Giovanni

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Rimangono solo poche ore.

Oggi, mercoledì 4 marzo, è l'ultimo giorno per correre al cinema a vedere "Non ci resta che piangere", film cult del 1984 di Massimo Troisi e Roberto Benigni, riproposto eccezionalmente in questi giorni  in versione restaurata.

Massimo Troisi, irriverente comico e attore napoletano, entrato nei cuori del pubblico italiano grazie alla sua genuinità e alle intramontabili battute tipiche della regione d'origine. La sua fama è legata a film dall'enorme successo mondiale, come  "Il postino", "Ricomincio da tre"e "Scusate il ritardo".

Accanto a Troisi, l'amico di sempre Roberto Benigni, acclamatissimo comico, ma anche attore di film emozionanti e di spessore come "La vita è bella", grazie al quale si è aggiudicato nel '97 l'Oscar come miglior attore.

"Non ci resta che piangere" è la storia di un maestro di scuola e un bidello che, sorpresi da un temporale in campagna, trovano rifugio per la notte in una vecchia locanda. Al loro risveglio scoprono di essere stati teletrasportati nel 1492. Iniziano così a cercare di adeguarsi ai costumi e ai comportamenti del tempo dando vita a scene esilaranti tutt'ora impresse nella nostra memoria.

Una volta uscito, il successo fu incredibile, tanto che ancora oggi viene ricordato come uno dei miglior film di Troisi.

Più di 30 anni dopo, viene riproposto in 200 sale cinematografiche italiane e siamo sicuri che riprenderà il successo avuto in precedenza.

Tra le attrici della pellicola dell'84, ci fu Amanda Sandrelli, figlia di Stefania Sandrelli e del cantante Gino Paoli, che ai tempi era al suo esordio. Ancora oggi ricorda come Troisi fosse assolutamente naturale in quello che faceva. Capitava che durante la direzione delle scene avesse delle "illuminazioni" e cambiasse parti e battute in corsa: "Non c'è mai stato un copione, non l'ho mai visto, al massimo c'era una sorta di canovaccio per qualche scena", ha affermato la Sandrelli.

Le interruzioni per troppo divertimento sul set erano tantissime: "Ricordo quando Massimo e Roberto uscirono in strada vestiti in costumi del '400 per la prima volta. Benigni non smetteva più di ridere".

Il titolo "Non ci resta che piangere" , può farci pensare ad un film che parla in maniera pessimista della situazione che sta vivendo il nostro paese. E invece non è così. Commedia irriverente recitata da attori di grande calibro, "Non ci resta che piangere" saprà riempire il cuore di risate e di quella spensieratezza che spesso ci manca. Una magia che forse solo le grandi pellicole di un tempo sanno ancora fare.

Programmazione e orari:

APOLLO SPAZIOCINEMA

Tel. 0278.03.90

ORARI: 22.00

ODEON- THE SPACE CINEMA

Tel. 892111

ORARI: 19.15/21.30

UCI CINEMAS BICOCCA

Tel. 892.960

ORARI: 18.30/21.00

UCI CINEMAS CERTOSA

Tel. 89.29.60

ORARI: 20.00/22.30

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Dal 9 al 30 maggio il MIC presenta Il fascino indiscreto di Peter Seller, una rassegna cinematografica dedicata al più grande attore comico inglese.

 

 

Peter Seller, famoso soprattutto per la sua abilità nelle imitazioni e nei travestimenti, comincia la sua carriera negli anni ’50 prendendo parte a realizzazioni Inglesi e Americane. Il primo ruolo importante, un maldestro delinquente, gli viene commissionato da Alexander MacKendrick nel 1955 per il film La signora omicidi.

Nel 1962 riceve la nomina agli oscar come miglior attore protagonista per la sua magistrale interpretazione di tre differenti personaggi per il film Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba di Stanley Kubrick.

Fondamentale per la carriera di Seller è la collaborazione con il regista Blake Edwards che inizia con la scelta dell’attore per il ruolo dell’ispettore Clouseau in film spassosi come Uno sparo nel buio e raggiunge l’apice con Hollywood Party, uno dei più grandi capolavori del cinema umoristico.

Sellers prende parte anche all’esordio sia come sceneggiatore sia come interprete di un grande regista come Woody Allen, interpretando un pazzo psicanalista viennese nel film Ciao Pussycat.

Nel 2004 Peter Sellers viene celebrato nel bio-pic Tu chiamami Peter di Stephen Hopkins, in cui l'attore inglese è interpretato da Geoffrey Rush. Il film ripercorre le tappe della carriera di Sellers a partire dai primi successi radiofonici e si sofferma anche sulla sua travagliata vita privata, segnata da vari matrimoni falliti e dall'abuso di alcol  e droghe.

 

 

Una rassegna interessante e divertente per scoprire o riscoprire dei grandi classici del cinema.

 

 

 

INFO

 

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www.cinetecamilano.it

 

T 02 87242114

 

UFFICIO STAMPA

 

Cristiana Ferrari Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

0287242114

 

M 3337357510

 

 

MODALITÀ D’INGRESSO ALLE PROIEZIONI

 

Biglietto d’ingresso intero: € 5,50

 

Biglietto d’ingresso ridotto: € 4,00 

 

Biglietto d’ingresso adulto + bambino: € 6,o0

 

 

Vi piace Alessandro Gassmann? Siete appassionati di Shakespeare?

Allora non potete perdervi l’anteprima di “Essere Riccardo...e gli altri” allo Spazio Oberdan e al MIC - Museo Interattivo del Cinema.

 

Dal 10 al 16 Marzo 2014, Fondazione Cineteca Italiana propone in anteprima Essere Riccardo...e gli altri, il documentario che descrivere ed entra nel cuore dello spettacolo teatrale Riccardo III. L’anteprima sarà accompagnata da una rassegna per celebrare il grande talento di Gassmann.

Alessandro Gassmann è regista e protagonista di questa rappresentazione teatrale e nel documentario racconta la genesi dello show, la sera della prima ma anche le prove, la messa in scena e l’attesa per il debutto. Il film sarà proiettato al pubblico di Spazio Oberdan lunedì 10 Marzo alle ore 21 mentre giovedì 13 Marzo alle ore 16.30 sarà visibile al MIC - Museo Interattivo del Cinema. Al termine delle proiezione, in questi due giorni, ci sarà un intervento in sala di Alessandro Gassmann. Il film, incontro riuscito tra il mondo teatrale e quello del cinema, rappresenta un’occasione unica per scoprire il grande talento di uno degli attori più apprezzati e ammirati del cinema italiano, a confronto con uno dei testi più interessanti di Shakespeare.

“R III - Riccardo Terzo”, lo spettacolo narrato nella sua genesi e sviluppo nel documentario, è l’ultimo lavoro per la scena di Alessandro Gassmass.

 

Tre pellicole completeranno i giorni dedicati all’attore e regista italiano, tre titoli che testimoniano la sua versatilità, sia come attore di commedie e di film d’autore, sia come regista.

Sarà proiettato “Il bagno turco. Hamam.” di Ferzan Özpetek. Il film narra la storia di un architetto rampante sposato a una fedifraga donna in carriera che eredita dalla zia un bagno turco a Istanbul. L’architetto parte un po’ scocciato da Roma con l’intenzione di vendere in tutta fretta la baracca ma la famiglia turca che custodisce l’hamam e una storia d’amore molto particolare fanno cambiare idea al protagonista.

Un secondo film, che ha reso famoso l’attore, sarà presente in questo rassegna: “La bomba” di Giulio Base, in cui viene per scherzo messa in piedi una falsa gang mafiosa.

L’ultima pellicola proiettata sarà “Razzabastarda” di Alessandro Gassmann, il primo film che lo vede come regista. Legato alla realtà dell’immigrazione e alle problematiche della droga, racconta la storia di Roman un immigrato rumeno che vive alla periferia romana.

 

Un’occasione per scoprire e apprezzare il grande talento di un artista italiano è messa a disposizione da questa rassegna e anteprima al MCI e allo Spazio Oberdan. Non perdetevela!

 

 

 

Alessandro Gassmann in Cineteca

10 Marzo presso Spazio Oberdan

13 Marzo presso il MIC

Rassegna dal 10 al 16 Marzo 2014

 

Info

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www.cinetecamilano.it

T 02 8724211402 87242114

 

Modalità d’ingresso

OBERDAN: Intero € 7/ ridotto € 5,50

MIC: Intero € 5,50/ ridotto € 4

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«Siamo stelle filanti. Un soffio d’amore ci dà l’abbrivio di pochi metri di vita; un volo patetico fra ridolini e trombette e poi si cade a terra pronti per essere calpestati e scolorire nella memoria di un carnevale che se ne va» F.T.

Debutterà il 5 marzo  2014 il nuovo spettacolo teatrale scritto, diretto ed interpretato da Filippo Timi. Palcoscenico preferenziale sarà ancora una volta quello del Franco Parenti di Milano che con l’attore vanta ormai un intenso sodalizio nato nel 2011, anno dell’indimenticato Favola. C’era una volta una bambina, e dico c’era perché ora non c’è più.  Il titolo, Skianto, scritto con il glitter sulla locandina che vede un Filippo adolescente degli anni ottanta, vestito da cerimonia, lascia presagire qualcosa di forte, di sorprendente. Sorprendente come quella deflagrazione di sincerità che contraddistinse il suo  esordio letterario nel 2006 con Tuttalpiù muoio, divenuto nel tempo un piccolo fenomeno di culto. Quello stesso livello di sincerità, tormentata e coraggiosa, ritorna in questo spettacolo che intende frugare l’animo di un ragazzino chiuso al mondo, dimostrandosi per questo da subito autobiografico. Così come Antonin Artaud  affermava – Io scrivo per gli analfabeti – beffandosi dei critici che non capivano il senso delle sue parole, incapaci di leggervi un complemento di vantaggio, Filippo Timi prova a dare voce a quelle persone isolate, patologicamente introverse, che non possono esprimersi. Lo schianto non è quindi metafora d’incanto per l’indecifrabile bellezza dell’attore perugino («sei uno schianto», ndr), ma rappresenta  la rottura di un codice anomalo, effrazione liberatoria per quei sentimenti ostaggio di un’oppressiva corazza emotiva. Non a caso il contenitore della scena sarà una palestra vuota, sprovvista di porte per uscire. In scena fino al 6 aprile, Skianto fa il punto sul cammino di un’artista amatissimo dal pubblico,  che brilla per talento, capacità empatiche ed interpretative come solo i grandi del teatro hanno saputo fare.

http://www.teatrofrancoparenti.it/

Hoffmann è morto a quarantasei anni, in un appartamento del Village a New York, probabilmente di overdose, dopo aver avuto problemi di alcool e di depressione.

Se il tutto non fosse tristemente tragico si penserebbe all’ennesima sceneggiatura sull’attore famoso che fa una fine drammatica e desolata. Invece è tutto vero.

Il difficile mestiere di vivere sembra colpire prima di tutto proprio i personaggi più in vista e glamour del jet set internazionale. La depressione, l’angoscia e la ribellione si insinuano nelle pieghe dell’anima di chi invece agli occhi del mondo sembra avere tutto, avere conquistato tutto.

Fama, soldi, successo e consensi.

Philip Seymour Hoffmann era stato molto fortunato a suo modo. Gira il primo film nel 1991 e l’anno dopo già lo vogliono tutti a Hollywood, offrendogli ruoli di secondo piano ma in pellicole importanti come Profumo di donna e accanto ad attori apprezzati e famosi.

Sarà per il suo aspetto non proprio da bello classico, per i suoi capelli così rossi e perennemente spettinati o perché davanti a una macchina da presa sa imporsi con disinvoltura e naturalezza, fatto sta che Hoffmann in poco tempo conquista tutti.

Incredibilmente antipatico e convincente il suo personaggio ne Il talento di mister Ripley e poi Magnolia, Il grande Lebowsky, La 25esima ora, Red Dragon ruoli da non protagonista ma che lo consacrano come interprete versatile e di grande bravura.

Pellicola dopo pellicola Hoffmann si impone, convince e si fa notare. Arrivano le nomination a premi e festival importanti e infine la grande occasione, il ruolo da protagonista come Truman Capote in A sangue freddo. È il trionfo. La parte della sua vita. Il personaggio che lo consacra e che gli si attacca addosso come un vestito fatto su misura.

Philip vince l’Oscar ma nessuno si stupisce più di tanto. La gente lo conosce, lo apprezza e o lo vede sullo schermo da tempo. La prestigiosa statuetta è solo la conferma di un grande talento.

Eppure tra le luci, gli applausi, i riconoscimenti e una vita privata all’apparenza normale e appagante la personale Medusa di Hoffmann stende i lunghi tentacoli nel suo cuore e nella sua mente e lo spinge sempre di più verso il baratro.

Alcool, droga, disintossicazioni dolore, depressione e psicofarmaci minano la sua esistenza e la sua vita privata. Non bastano allora gli amici di sempre, che lo amano e lo stimano. Non basta la sua bella famiglia, né le case prestigiose e da sogno sparse tra le due coste degli Stati Uniti.

Il difficile mestiere di vivere si fa sentire anche con lui. Con l’attore americano ricco e famoso.

Philip alla fine cede. E non servono speculazioni o indagini approfondite sulla morte di un attore hollywoodiano per cambiare le cose o per esorcizzare le paure universali.

Hoffmann sarà ricordato per il suo talento. Anche tra molti anni.

Questa è l’unica cosa che serve sapere.

 

 

 

Se ne è andato Carlo, in punta di piedi e senza clamore come sapeva fare lui, perché quando si ha qualcosa da raccontare, da scrivere, da comunicare lo si può fare anche sottovoce.

Ed è sottovoce che ci ha lasciati impartendo agli improvvisati della cultura, ai beceri della filmografia e ai patiti della parolaccia sullo schermo l’ennesima lezione di stile.

Uno stile e una propensione a fare buon cinema che Mazzacurati ha fin da giovane, da studente del Dams di Bologna dove si laurea a pieni voti.

Carlo sa recitare e lo dimostra dalle sue prime interpretazioni nei suoi ruoli di bambino, ma lo dimostra anche da adulto recitando con Moretti e altri grandi del cinema italiano.

Lui però sa anche scrivere di cinema e confeziona sceneggiature originali e di grande impatto emotivo dove alla passione che lo spinge a parlare, raccontare e mostrare il proprio Paese si aggiunge l’emozione di rappresentare la realtà che gli è più vicina e affine.

E allora germogliano i suoi film sul Veneto, sulle campagne che lui conosce così bene, sulla gente, quelle persone tra cui Carlo ha vissuto e da cui ha imparato fin da bambino.

La sua regione, il suo paese, gli italiani e le storie di tutti i giorni rendono Mazzacurati un regista e un cineasta profondamente “locale” ma che non manca di affascinare anche il pubblico straniero.

Fortunatamente, nonostante le sempre difficoltà economiche che l’autore ha dovuto incontrare nella realizzazione dei suoi lavori, l’Italia ha saputo premiarlo e riconoscerne i meriti nel corso della sua vita. Carlo Mazzacurati ha vinto il Nastro d’Argento, il Leone d’Argento e i David di Donatello e con film come Il toro, L’estate di David e La lingua del santo è riuscito a commuovere il pubblico e a farsi apprezzare dalla critica.

L’eredità che lascia è questa, amare quello che si fa pe farlo bene. Sempre senza clamore.

 

 

Peter è stato l’attore più versatile del secolo scorso passando con la stessa facilità e bravura dal palcoscenico al grande schermo e infine alla televisione e interpretando ruoli deferentissimi tra loro con uguale successo e plauso.

Per ogni grande attore arriva però sempre il ruolo giusto e più che perfetto, quello che lo consacra al pubblico internazionale e lo fa diventare divo a tutti gli effetti. La storia del cinema apre le porte a O’Toole per la sua indimenticabile interpretazione di Lawrence d’Arabia e gli assegna un posto che nessun altro attore potrà mai soppiantare in quel ruolo e per quel personaggio.

Irlandese di nascita Peter ha saputo imporsi in quasi tutte le grandi produzioni del cinema inglese tanto da far dimenticare quasi a tutti le proprie origini e farsi riconoscere come uno tra gli interpreti più british del cinema.

Amato e corteggiato dai cineasti più famosi e impegnati degli anni Sessanta e Settanta, Peter gira una pellicola dopo l’altra e si diverte a cambiare genere e personaggio a secondo della trama e dell’esigenze registiche.

Arrivano così le nomination agli Oscar, praticamente per quasi ogni sua interpretazione ma alla fine lo star system hollywoodiano gli preferisce sempre qualcun altro.

Peter O’Toole con la pazienza degli irlandesi e l’umorismo degli inglesi fa spallucce e continua a lavorare sui set delle produzioni internazionali più prestigiose passando da un cast all’altro e girando con tre generazioni di artisti e autori.

E così nel 2003 accetta l’Oscar alla carriera e nel 2007 dopo quarantaquattro anni di nomination arriva la sua prima vera statuetta per il ruolo nel film Versus.

Elegante, raffinato, eclettico e bravo praticamente in ogni ruolo Peter O’Toole è uno dei protagonisti indiscussi del cinema del Novecento, uno degli attori che ancora sapeva dosare con garbo e successo gli insegnamenti ricevuti all’accademia di arte drammatica di Londra con la leggerezza e la sfrontatezza imposti dagli studios di Hollywood.

 

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