CHIAMACI +39 333 8864490

Questo sito utilizza solo cookies tecnici e di sessione. Non profiliamo in alcun modo i nostri utenti e non installiamo cookies di terze parti.

Accetto. Per saperne di piu'

Approvo

Informativa estesa Cookie Policy

Questo sito usa solo cookies tecnici e di sessione, non installiamo cookies di profilazione o marketing.

Cosa sono i cookie?

I cookie sono piccoli file di testo inviati dal sito al terminale dell’interessato (solitamente al browser), dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi al sito alla successiva visita del medesimo utente. Un cookie non può richiamare nessun altro dato dal disco fisso dell’utente né trasmettere virus informatici o acquisire indirizzi email. Ogni cookie è unico per il web browser dell’utente. Alcune delle funzioni dei cookie possono essere demandate ad altre tecnologie. Nel presente documento con il termine ‘cookie’ si vuol far riferimento sia ai cookie, propriamente detti, sia a tutte le tecnologie similari.

Tipologia dei cookie

I cookie possono essere di prima o di terza parte, dove per "prima parte" si intendono i cookie che riportano come dominio il sito, mentre per "terza parte" si intendono i cookie che sono relativi a domini esterni. I cookie di terza parte sono necessariamente installati da un soggetto esterno, sempre definito come "terza parte", non gestito dal sito. Tali soggetti possono eventualmente installare anche cookie di prima parte, salvando sul dominio del sito i propri cookie.

Natura dei cookie

Relativamente alla natura dei cookie, ne esistono di diversi tipi:

Cookie tecnici (quelli che usiamo noi).

I cookie tecnici sono quelli utilizzati al solo fine di "effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica, o nella misura strettamente necessaria al fornitore di un servizio della società dell'informazione esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente a erogare tale servizio" (cfr. art. 122, comma 1, del Codice). Essi non vengono utilizzati per scopi ulteriori e sono normalmente installati direttamente dal titolare o gestore del sito web. Possono essere suddivisi in: • cookie di navigazione o di sessione, che garantiscono la normale navigazione e fruizione del sito web (permettendo, ad esempio, di autenticarsi per accedere ad aree riservate); essi sono di fatto necessari per il corretto funzionamento del sito; • cookie analytics, assimilati ai cookie tecnici laddove utilizzati direttamente dal gestore del sito per raccogliere informazioni, in forma aggregata, sul numero degli utenti e su come questi visitano il sito stesso, al fine di migliorare le performance del sito; • cookie di funzionalità, che permettono all'utente la navigazione in funzione di una serie di criteri selezionati (ad esempio, la lingua, i prodotti selezionati per l'acquisto) al fine di migliorare il servizio reso allo stesso.

Cookie di profilazione (noi non li usiamo)

I cookie di profilazione sono volti a creare profili relativi all'utente e vengono utilizzati al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dallo stesso nell'ambito della navigazione in rete. Per l'utilizzo dei cookie di profilazione è richiesto il consenso dell'interessato. L’utente può autorizzare o negare il consenso all'installazione dei cookie attraverso le opzioni fornite nella sezione "Gestione dei cookie". In caso di cookie di terze parti, il sito non ha un controllo diretto dei singoli cookie e non può controllarli (non può né installarli direttamente né cancellarli). Puoi comunque gestire questi cookie attraverso le impostazioni del browser (segui le istruzioni riportate più avanti), o i siti indicati nella sezione "Gestione dei cookie".

Cookie installati su questo sito

Ecco l'elenco dei cookie presenti su questo sito. I cookie di terze parti presentano il collegamento all'informativa della privacy del relativo fornitore esterno, dove è possibile trovare una dettagliata descrizione dei singoli cookie e del trattamento che ne viene fatto.

Elenco dei cookie presenti sul sito NEROSPINTO

Cookie di sistema
Il sito NEROSPINTO utilizza cookie per garantire all'utente una migliore esperienza di navigazione; tali cookie sono indispensabili per la fruizione corretta del sito. Puoi disabilitare questi cookie dal browser seguendo le indicazioni nel paragrafo dedicato, ma comprometterai la tua esperienza sul sito e non potremo rispondere dei malfunzionamenti.

Se è già stato dato il consenso ma si vogliono cambiare le autorizzazioni dei cookie, bisogna cancellarli attraverso il browser, come indicato sotto, perché altrimenti quelli già installati non verranno rimossi. In particolare, si tenga presente che non è possibile in alcun modo controllare i cookie di terze parti, quindi se è già stato dato precedentemente il consenso, è necessario procedere alla cancellazione dei cookie attraverso il browser oppure chiedendo l'opt-out direttamente alle terze parti o tramite il sito http://www.youronlinechoices.com/it/le-tue-scelte Se vuoi saperne di più, puoi consultare i seguenti siti: • http://www.youronlinechoices.com/ • http://www.allaboutcookies.org/ • https://www.cookiechoices.org/ • http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3118884

Come disabilitare/cancellare i cookie mediante configurazione del browser

Chrome 1. Eseguire il Browser Chrome 2. Fare click sul menù presente nella barra degli strumenti del browser a fianco della finestra di inserimento url per la navigazione 3. Selezionare Impostazioni 4. Fare clic su Mostra Impostazioni Avanzate 5. Nella sezione “Privacy” fare clic su bottone “Impostazioni contenuti“ 6. Nella sezione “Cookie” è possibile modificare le seguenti impostazioni relative ai cookie: • Consentire il salvataggio dei dati in locale • Modificare i dati locali solo fino alla chiusura del browser • Impedire ai siti di impostare i cookie • Bloccare i cookie di terze parti e i dati dei siti • Gestire le eccezioni per alcuni siti internet •

Eliminare uno o tutti i cookie Mozilla Firefox 1. Eseguire il Browser Mozilla Firefox 2. Fare click sul menù presente nella barra degli strumenti del browser a fianco della finestra di inserimento url per la navigazione 3. Selezionare Opzioni 4. Selezionare il pannello Privacy 5. Fare clic su Mostra Impostazioni Avanzate 6. Nella sezione “Privacy” fare clic su bottone “Impostazioni contenuti“ 7. Nella sezione “Tracciamento” è possibile modificare le seguenti impostazioni relative ai cookie: • Richiedi ai siti di non effettuare alcun tracciamento • Comunica ai siti la disponibilità ad essere tracciato • Non comunicare alcuna preferenza relativa al tracciamento dei dati personali 8. Dalla sezione “Cronologia” è possibile: • Abilitando “Utilizza impostazioni personalizzate” selezionare di accettare i cookie di terze parti (sempre, dai siti più visitato o mai) e di conservarli per un periodo determinato (fino alla loro scadenza, alla chiusura di Firefox o di chiedere ogni volta) •

Rimuovere i singoli cookie immagazzinati. Internet Explorer 1. Eseguire il Browser Internet Explorer 2. Fare click sul pulsante Strumenti e scegliere Opzioni Internet 3. Fare click sulla scheda Privacy e, nella sezione Impostazioni, modificare il dispositivo di scorrimento in funzione dell’azione desiderata per i cookie: • Bloccare tutti i cookie • Consentire tutti i cookie • Selezionare i siti da cui ottenere cookie: spostare il cursore in una posizione intermedia in modo da non bloccare o consentire tutti i cookie, premere quindi su Siti, nella casella Indirizzo Sito Web inserire un sito internet e quindi premere su Blocca o Consenti.

Safari 1. Eseguire il Browser Safari 2. Fare click su Safari, selezionare Preferenze e premere su Privacy 3. Nella sezione Blocca Cookie specificare come Safari deve accettare i cookie dai siti internet. 4. Per visionare quali siti hanno immagazzinato i cookie cliccare su Dettagli Safari iOS (dispositivi mobile) 1. Eseguire il Browser Safari iOS 2. Tocca su Impostazioni e poi Safari 3. Tocca su Blocca Cookie e scegli tra le varie opzioni: “Mai”, “Di terze parti e inserzionisti” o “Sempre” 4. Per cancellare tutti i cookie immagazzinati da Safari, tocca su Impostazioni, poi su Safari e infine su Cancella Cookie e dati Opera 1. Eseguire il Browser Opera 2. Fare click sul Preferenze poi su Avanzate e infine su Cookie 3. Selezionare una delle seguenti opzioni: • Accetta tutti i cookie • Accetta i cookie solo dal sito che si visita: i cookie di terze parti e quelli che vengono inviati da un dominio diverso da quello che si sta visitando verranno rifiutati • Non accettare mai i cookie: tutti i cookie non verranno mai salvati.

Dalla musica agli abiti, dalle mostre al cinema, il decennio più controverso, irreverente e geniale del Novecento sembra un pozzo senza fondo da cui attingere idee, storie e spunti per il rinnovamento o solo per un revival emozionale.

Succede anche al regista David O. Russell che confeziona per questo inizio di 2014 un poliziesco grottesco e irresistibile sulle gesta di due noti truffatori americani degli anni Settanta e di un ambizioso ed egocentrico agente dell’FBI pronto a incastrarli ma altrettanto pronto ad usarli per mettere le manette a molti politici locali e senatori del parlamento degli Stati Uniti.

La storia e la trama di American Hustle sono in realtà parecchio pasticciate e accanto ai quattro bravissimi protagonisti e attori principali ruota un sottobosco di comparse e di personaggi minori che servono al regista per dare alla sua pellicola l’idea della frenesia e dell’improvvisazione che regnava proprio nel periodo storico presentato e per richiamare l’attenzione dello spettatore sul fatto che ogni finale sarà comunque a sorpresa.

Nella sua frenesia creativa Russell non manca di coinvolgere anche un mostro sacro di Hollywood come De Niro a cui affida un cammeo di pochi minuti ma talmente ben riuscito e intenso da farlo ricordare con precisione a chiunque veda la sua pellicola.

Diciamo allora che il copione regge. La storia è improponibile e grottesca ma l’idea finale che resta agli spettatori è quella di un film non commerciale ma geniale e originale quanto le prime pellicole dei fratelli Coen. In realtà American Hustle non ha nulla della pellicola di autore e Russell è un regista da Studios ma il fumo negli occhi che è riuscito a inviare grazie a una ricostruzione minuziosa dei particolari gli regge benissimo il gioco e l’atmosfera del film è da dieci e lode.

Bellissimi i costumi, le pellicce non vere ma molto ben fatte, le complicate acconciature delle protagoniste, le tutine con profondi scolli davanti della bella Amy Adams e i riccioli artificiali e nerissimi del grande Bradley Cooper, quasi irriconoscibile con il look di Tony Manero.

Indovinate anche le ambientazioni disco e il clima italo americano del New Jersey proprio degli anni Settanta dove tra politici, elettori, poliziotti e procuratori i cognomi italiani la facevano da padrone e il senso di piccola comunità si sposava con il patriottismo americano delle seconde generazioni. E così che David O. Russell regala agli spettatori un film quasi da sfogliare come un libro di Ellroy, dove c’è la pupa e il boss, il poliziotto accanito e il politico corrotto ma c’è anche tutto il glamour e il fascino di un decennio che ha inventato la modernità e la trasgressione.

Bellissimo e coraggioso.

 

 

“She’s got Bette Davis’ Eyes” cantava Kim Carnes nel 1981: gli occhi della célèbre attrice di Hollywood tornano ad essere protagonisti in un mostra cinematografica dedicata alla diva dai grandi occhi blu.

Dal 20 al 29 dicembre 2013 MIC – Museo Interattivo del Cinema, infatti, presenterà la rassegna Gli occhi di Bette Davis dedicata all’attrice che a soli ventitré anni varcò la soglia di Hollywood per cimentarsi nel ruolo di diverse personalità femminili.

Grazie alla sua grandissima capacità di interpretazione, Bette Davis riusciva a fare suo ogni ruolo con cui era chiamata a cimentarsi,  capacità che le permise di trovare parti significative in ogni stagione della sua esistenza, passando, con eguale bravura, dalla commedia al dramma ed al melodramma, rigenerando storie e dando spessore umano a vicende con le variegate risorse della sua recitazione, grazie alla genialità del temperamento, all'inflessibile autodisciplina artistica e allo sguardo ambiguo che sempre l’hanno caratterizzata.

 

Un talento nato in film degli anni ’30 e ’40, con colossi come La figlia del vento e Piccole Volpi , cresciuto negli anni ’50, con il film, pluripremiato agli Oscar, Eva contro Eva, per esplodere nei film che l’anno fatta entrare nell’olimpo delle star, come Lo scopone scientifico di Luigi Comencini, Che fine ha fatto Baby Jane e Piano piano... dolce Carlotta, in cui l'interpretazione della grande attrice americana coincide in modo magistrale con i sentimenti dei suoi personaggi, caratterizzati da un'impronta inconfondibile.

Completano il programma il film di Frank Capra Angeli con la pistola e Le balene d’agosto di Lindsay Anderson.

 

 

Ecco il calendario con le schede dei film in proiezione:

 

Venerdì 20 dicembre

h 15.00 Le balene d’agosto (Lindsay Anderson, Usa, 1987, 94’)

Da mezzo secolo due anziane sorelle vedove trascorrono l'estate in un cottage sulla costa del Maine. Qui ricevono le visite di un'amica estroversa e maligna, di un vecchio gentiluomo russo e di un energico idraulico.

 

h 17.00 La figlia del vento (William Wyler, Usa, 1938, 104’)

A New Orleans la bella ereditiera Julie Marston è la donna più chiacchierata della città e, con il suo comportamento, mette spesso in imbarazzo il fidanzato ufficiale Preston Dillard. Dopo una furibonda scenata a un ballo di gala, Preston abbandona la donna e si trasferisce al Nord. Julie spera in un ripensamento, convinta che l'amore trionfi, ma Preston torna in città accompagnato dalla moglie.

 

h 19.00 Eva contro Eva (Joseph L. Mankiewicz, Usa, 1950, 138’)

Una famosa attrice di Broadway prende sotto la sua protezione una giovane, ambiziosa e astuta arrampicatrice, che a poco a poco la scalzerà dal trono.

 

Domenica 22 dicembre

h 16.30 Che fine ha fatto Baby Jane? (Robert Aldrich, Usa, 1962, 132’)

Baby Jane è una bambina prodigio che si esibisce sui palcoscenici dei teatrini e del varietà. Il successo però la fa diventare viziata e prevaricatrice nei confronti della sorella Blanche. Le parti si invertono quando, da adulte, è Blanche ad avere successo come stella del cinema, mentre Jane viene dimenticata. Un incidente interrompe la carriera di Blanche, costringendo le sorelle a una convivenza forzata piena di rimpianti, di odio e di acredine.

 

h 19.00Piccole Volpi (William Wyler, Usa, 1941, 116’)

Vicende di una famiglia borghese della Louisiana, nella quale due fratelli e una sorella lottano ferocemente per la conquista della ricchezza. In vista di un lauto affare il terzetto cozza contro l'imprevista visita del marito infermo della donna e della figlia. 

 

Lunedì 23 dicembre

h 15.00 Lo scopone scientifico (Luigi Comencini, Italia, 1972, 116’)

Uno straccivendolo romano e la moglie si battono ogni anno a scopone con una vecchia e dispotica miliardaria americana in coppia con il suo segretario. In un primo tempo la posta in palio è fittizia, ma poi si fa sul serio: si giocano tutti i risparmi della borgata.

 

h 17.00 Piano Piano... dolce Carlotta (Robert Aldrich, Usa, 1964, 135’)

Il fidanzato di Carlotta, giovane e bella ereditiera del Sud, non è ben visto dalla famiglia della ragazza. Durante un party viene orribilmente massacrato a colpi di accetta. Anni dopo, Carlotta anziana vive nella stessa casa e non ha superato il trauma. La visita di una cugina non migliorerà le cose, e anzi farà uscire alla luce una orribile macchinazione

 

Giovedì 26 dicembre

h 15.00 Angeli con la pistola (Frank Capra, Usa, 1961, 132’)

Un gangster amico di una mendicante decide di aiutarla quando arriva in città sua figlia, convinta che la madre sia una signora dell’alta borghesia. Ultimo film di Frank Capra e remake del suo "Signora per un giorno" (1933).

 

h 17.00 La figlia del vento (William Wyler, Usa, 1938, 104’) Replica

h 19.00 Lo scopone scientifico (Luigi Comencini, Italia, 1972, 116’) Replica

 

Venerdì 27 dicembre

h 15.00 Che fine ha fatto Baby Jane? (Robert Aldrich, Usa, 1962, 132’) Replica

h 17.00 Eva contro Eva (Joseph L. Mankiewicz, Usa, 1950, 138’) Replica

h 19.00 Piano piano... dolce Carlotta (Robert Aldrich, Usa, 1964, 135’) Replica

 

Sabato 28 dicembre

h 17.00 Piccole Volpi (William Wyler, Usa, 1941, 116’) Replica

h 19.00 Angeli con la pistola (Frank Capra, usa, 1961, 132') Replica

 

Domenica 29 dicembre

h 17.00 La figlia del vento (William Wyler, Usa, 1938, 104’) Replica

h 19.00 Che fine ha fatto Baby Jane? (Robert Aldrich, Usa, 1962, 132’) Replica

 

 

 

 

INFO

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.cinetecamilano.it

 

MODALITÀ D’INGRESSO ALLE PROIEZIONI

Biglietto d’ingresso intero: € 5,00

Biglietto d’ingresso ridotto: € 3,00

Biglietto d’ingresso adulto + bambino: € 6,00

 

GLI OCCHI DI BETTE DAVIS

Dal 20 al 29 dicembre

Presso il MIC- Museo Interattivo del Cinema

Viale Fulvio Testi 121,

Milano

 

Nascere figlia di un artista è cosa tanto bella quanto complicata, crescere come figlia “d’arte” è ancora più difficile, soprattutto se intorno a te tutti sembrano essere portati per la recitazione e la regia.

Il destino di Sofia Coppola sembra scritto e tracciato dalla sua stessa esistenza e quindi la piccola di casa inizia a recitare in piccole parti che poi diventano ruoli sempre maggiori e più importanti e, dato che la recitazione sembra proprio non essere il suo forte, non passa molto tempo perché abbia tutti contro. Certo a una figlia d’arte si perdona anche meno e la carriera di Sofia sembra terminare definitivamente nel 1990 con il suo criticatissimo ruolo ne Il padrino parte III.

 

La ragazza, però, non ci sta. E non perché è figlia di uno dei più grandi registi di Hollywood, ma perché qualcosa dentro di lei le dice che il cinema è tanto altro e tanto di più.

Allora si mette a scrivere. Confeziona sceneggiature brillanti e originali e cerca di farsi conoscere e apprezzare nel difficile mondo delle star di professione.

E ci riesce. Ottiene premi prestigiosi e riconoscimenti importanti per le sue storie e per il suo grande senso nel raccontarle, e allora Sofia decide che se è brave a raccontare senza una macchina da presa, probabilmente lo è anche con una macchina da presa e decide così di dedicarsi alla regia.

 

Nascono pellicole come Il giardino delle vergini suicide e Lost in Translation, che oltre a ottenere premi e consensi fanno anche scuola per quello che riguarda il cinema al femminile.

Sofia Coppola capisce che la sua strada è segnata davvero adesso. Che la piccola di casa ha trovato il suo destino e allora si impegna ancora di più. Nel 2010 presenta a Venezia il suo capolavoro assoluto, Somewhere, aggiundicandosi il Leone d’Oro.

Da quel momento in poi è tutto un susseguirsi di successi e di riconoscimenti fino a quest’anno 2013 quando, a giugno scorso, conclude le riprese del suo ultimo film The Bling Ring, attesissimo in Italia e presentato in anteprima a Cannes.

La storia è così realistica e scandalosa da far scrivere ai giornali americani che l’unica regista che poteva narrarla è proprio Sofia Coppola.

La pellicola narra le vicende di un gruppo di ragazzi americani ossessionati dallo stile di vita dei protagonisti di film e programmi televisivi per adolescenti. Tormentati dall’esistenza dei loro idoli allora decidono di prendersi un po’ della loro vita svaligiandogli le case.

Una realtà cruda e per niente filmografica e che sta facendo riflettere l’America sul divismo e sull’ossessione di mettere in piazza la vita dei personaggi famosi.

L’attrice protagonista di The Bling Ring è Emma Watson, la famosa Hermione Granger di Harry Potter, cresciuta anche lei e perfetta nei panni della fan tormentata e della scassinatrice provetta.

Sofia Coppola ha dato ancora una volta prova di essere una grande regista ma soprattutto una superba sceneggiatrice, dimostrando a tutti che il cinema è un universo con mille stanze, aprire la migliore è questione di sintonia.

 

Un bagno di folla e di fan per l’affascinante attrice americana mercoledì scorso a Venezia.

Sandra Bullock è arrivata in Laguna a presentare la sua ultima fatica cinematografica al fianco del suo storico amico George Clooney ed è stata letteralmente travolta dall’affetto e dagli applausi del suo pubblico. In un bellissimo abito rosso, l’attrice non ha lesinato sorrisi e autografi mostrando di gradire moltissimo e l’apprezzamento nei suoi confronti e l’essere in Italia dove è sempre stata premiata da critica e pubblico per le sue interpretazioni. Sandra Bullock si afferma con forza e caparbietà nel cinema degli anni Novanta, indovinando una pellicola dopo l’altra e dimostrando a tutti che il suo fisico slanciato e tonico e la sua faccia da brava ragazza non erano le uniche doti delle quali era provvista. Interpreta con eleganza e ironia commedie leggere e sentimentali di grande successo ma anche thriller e pellicole drammatiche aggiudicandosi i riconoscimenti cinematografici più prestigiosi.

La sua carriera e il suo talento sembrano non conoscere ostacoli fino a che nel 2004 Clint Eastwood non la chiama per sottoporle della protagonista in Milion Dollar Baby. La Bullock legge la sceneggiatura ci pensa un po’ e rifiuta nettamente. Nella Hollywood che conta e che fa girare i soldi nessuno oserebbe rifiutare qualcosa a uno dei registi e produttori più quotati, soprattutto se si chiama Eastwood e ha amici e appoggi dappertutto. L’attrice rischia grosso, e a farglielo notare sono proprio gli amici di sempre e i più cari come Clooney e Reeves ma Sandra la caparbia tira dritto per la sua strada e al sicuro successo di botteghino e di critica del film di Eastwood punta invece su una pellicola indipendente del regista Paul Haggis. Il film è Crash e nel 2005 fa guadagnare alla Bullock una stella sulla Hollywood walck of fame nel 2006 ottiene come pellicola ben sei candidature agli Oscar, portandosene a casa tre.

Per la matura e bravissima Sandra è la seconda giovinezza hollywoodiana. Nel 2009 con le interpretazioni di Ricatto d’amore e The Blind Side l’attrice arriva ai suoi successi più importanti ricevendo l’Oscar come migliore attrice e incassando centinaia di milioni di dollari. Non basta, entrambi i film sono un tripudio di elogi e successo tanto al botteghino che tra la critica e gli addetti ai lavori.

La ragazza di Arlington in Virginia ce l’ha fatta: diventata l’attrice più brava e pagata di Hollywood e il successo continua a sorriderle.

A Venezia 2013 Sandra Bullock ha presentato il suo ultimo film, Gravity 3d che la vede protagonista insieme a Clooney. La pellicola che narra le vicissitudine di astronauti che perdono la rotta nello spazio è già stato applaudito dai critici veneziani e si prepara a diventare un successo anche nei botteghini americani.

Talento, bellezza e forza di carattere. Chi si candida a succedere alla Bullock non avrà certo vita facile

A Hollywood sembra proprio nessuno. E infatti dopo tanti film drammatici e romantici anche il più bello del cinema americano ci casca e va alla ricerca di mostri contagiosi.

Brad Pitt torna nelle sale cinematografiche italiane con World War Z, film d’azione e di combattimento tratto dal romanzo cult di Max Brooks “World War Z: An Oral History of the Zombie War” e lo fa con molta convinzione interpretativa e personale, finanziando e producendo quasi da solo tutta la pellicola.

Il libro di Brooks è scritto bene ma abbastanza banale, il film con Pitt è girato a sua volta molto bene ma è un tutto già visto: il padre di famiglia che deve salvare la figlia e la moglie e che combatte in prima persona. Tom Cruise lo ha già fatto ne La guerra dei mondi e tanti altri bravi attori di Hollywood si sono cimentati nella stessa quasi identica trama in film come Contagion e 28 giorni dopo. Insomma, se ci si accontenta solo di vedere una buona pellicola il gioco è fatto.

Brad Pitt interpreta Gerry Lane, ex impiegato delle Nazioni Unite ritiratosi a vita privata.

Lane è in auto con la sua famiglia, nel traffico di Philadelphia, quando scoppia il caos. Migliaia di zombi o morti viventi infetti da una sindrome pericolosissima si avventano su uomini e donne e li contagiano immediatamente. Il morbo si allarga a macchia d’olio e le autorità provano a fermare il contagio e gli zombi in qualunque modo. Viene contattato anche Lane che accetta di tornare in servizio pur di mettere in salvo la propria famiglia su una nave del governo.

Il protagonista, dunque, armato di coraggio e di qualche arma in stile videogioco parte alla ricerca del luogo del primo contagio, con lui c’è un bravo immunologo che cercherà disperatamente di isolare il virus che trasforma gli esseri umani in zombi e di creare un vaccino per salvare tutti gli altri. Le azioni si susseguono e si accavallano in un ritmo serratissimo e danno alla trama del film l’adrenalina giusta per poter affascinare lo spettatore deluso da una storia che non può essere definita propriamente originale.

E siccome Hollywood è cinema e il cinema è illusione le riprese del film sono iniziate ufficialmente il 15 giugno 2011 a Malta, per poi spostarsi a Glasgow a metà agosto, poi a Falmouth, nella Cornovaglia e infine a Grangemouth, sempre in Scozia.

A dirigere World War Z è Marc Forster, già regista di Neverland e Quantum of Solace, pellicole oniriche e di azione che lo consacrano, lui regista tedesco, nell’Olimpo del cinema americano.

In quest’ultimo film la sua esperienza da cineasta si fa sentire soprattutto nel dirigere Brad Pitt, che con un look da eroe tolkieniano, tiene scena praticamente da solo per buona parte del girato.

World War Z esce giovedì prossimo nelle sale italiane e per gli appassionati del genere è quanto di meglio la stagione estiva possa proporre. Una buona visione a tutti.

Le coppie più fedeli di Hollywood non sono certo quelle tra marito e moglie, ma tra attore o attrice e regista, soprattutto quando quest'ultimo trova qualcuno che recita in linea con il proprio modo di dirigere, con il quale crea un legame difficile da sciogliere e anche capolavori indimenticabili.

 

Nel mondo del cinema un attore che interpreta numerosi film diretti dallo stesso regista viene chiamato attore feticcio, e spesso incarna l'alter ego sullo schermo di colui che sta dietro la macchina da presa. Le attrici invece possono incarnare il modello femminile o essere le muse ispirartici del regista, che in alcuni casi possono portare alla nascita di relazioni sentimentali.

 

Ci sono le collaborazioni d'obbligo come nel caso delle serie cinematografiche, ma più interessanti sono quelle che scaturiscono da un reale legame, dall'incontro di due persone di talento e di creatività che insieme riescono a creare qualcosa di speciale. E' il caso di quei registi che affidano i loro personaggi sempre allo stesso attore, perché il loro trovano la perfetta realizzazione e interpretazione della loro idea mentale.

 

Partendo dalle origini del cinema fino ad arrivare ai nostri giorni di coppie di questo genere è pieno il panorama cinematografico, ma sono poche quelle davvero riuscite.

Martin Scorsese e Robert De Niro hanno lavorato insieme in nove film di grande successo, come

'Taxi Driver', 'Casinò' e 'New York New York', che una volta conclusosi ha portato il regista a rivolgersi ad un'altro attore italoamericano, con il quale ha avuto la stessa intesa che dura tutt'oggi, ossia Leonardo DiCaprio, che lo stesso De Niro indica come suo erede, e che ha portato alla realizzazione di quattro film, 'Shutter Island', 'Gangs of New York', 'The Aviator' e 'The departed', con il quale Scorsese ha vinto l'unico oscar della sua carriera.

 

Altro due geniale e creativo è quello formato da Tim Burton e Johnny Depp, che oltre ad essere amici hanno portato sul grande schermo personaggi eccentrici ma strepitosi, protagonisti di otto film, tra cui 'Edward mani di forbice', 'La fabbrica di cioccolato', 'Alice in wonderland' e 'Dark shadows'. La versatilità di Depp riesce a penetrare le profonde creazioni del regista, passando dall'ironia alla malinconia con grande naturalezza.

 

Una nuova coppia con appena due film usciti, ma che promette di diventare un'unione vincente è quella tra Nicolas Winding Refn e Ryan Gosling, che nonostante sia agli inizi è riuscita a riscuotere successo con 'Drive' e 'Solo Dio perdona', acclamati dal pubblico e dalla critica.

 

Un'altro regista che resta fedele agli stessi attori è Quentin Tarantino, che portò Uma Thurman al successo rendendola la sua musa ispiratrice e protagonista di alcuni tra i suoi più famosi film come 'Pulp Fiction'e 'Kill Bill', nei quali l'attrice mostra tra le migliori performance della sua carriera.

Tarantino inoltre ha una stretta collaborazione con Samuel L. Jackson, che considera quasi un portafortuna, infatti è presente, anche solo con piccoli cameo, in molti dei suoi film, da 'Jackie Brown' a 'Django Unchained', quest'ultimo film vede anche l'interpretazione dell'attore Christoph Waltz, già protagonista di 'Bastardi senza gloria', e promettente candidato per una nuova coppia.

 

Anche Woody Allen ha scelto spesso come attrice Diane Keaton, sua compagna anche nella vita per un lungo periodo, trasformandola nella sua musa in 'Io e Annie', per poi passare a Mia Farrow, che lavorò con lui per ben tredici film, tra cui 'Crimini e Misfatti', 'Hannah e le sue sorelle' e 'La rosa purpurea del Cairo'.

 

Tra i sodalizi più conosciuti troviamo anche quello italiano di Federico Fellini e Marcello Mastroianni, che ha permesso a entrambi di raggiungere la fama internazionale con 'La dolce vita' e ''. Anche la relazione artistica e sentimentale tra Michelangelo Antonioni e Monica Vitti ha dato vita a film di grande successo, come 'L'avventura', 'La notte' e 'L'eclisse'.

 

Riguardando agli anni passati si possono trovare brillanti sodalizi anche tra Josef von Sternberg e Marlene Dietrich, sancita dall'opera 'L'angelo azzurro', Sydney Pollack e Robert Redford con 'La mia Africa', John Ford e John Wayne, che realizzarono ventuno film tra cui 'Sentieri selvaggi', Alfred Hitchcock e Ingrid Bergman, che incarnava il modello di femminilità perfetta secondo il regista che l'ha resta protagonista della sua trilogia, di cui va citato il film 'Notorius', per poi fare riferimento a Grace Kelly e a James Stewart e Cary Grant per i ruoli maschili.

 

Alcune di queste coppie sono nate per una casualità, altre per affinità e altre ancora per un'attenta ricerca, ma l'importante è che abbiano generato un grande cinema, con opere eccellenti sia per la struttura che per la performance dei protagonisti, riuscendo ad esprimere al meglio l'idea generale della storia. E' proprio questo che i bravi attori devono fare, cercare di immaginare ciò che esiste nella mente del regista e provare a trasportarlo sullo schermo nella maniera più coerente possibile, mentre i grandi registi devono essere in grado di scegliere gli interpreti migliori e spiegare la loro idea. In questi sodalizi, soprattutto i più riusciti questo processo di immedesimazione avviene in modo semplice e naturale. Per questo si parla di coppie geniali.

Da Beverly Hills agli arresti domiciliari a Roma, da attore di fiction a regista e scrittore impegnato:Stefano Calvagna è un artista di altri tempi. Tempi in cui la vita privata, i valori e la cerchia di amici e conoscenti finivano inevitabilmente con il contaminare anche la vita artistica e la carriera professionale. Parlo con Stefano e mi rendo conto di quanto gli avvenimenti della sua vita lo abbiano pesantemente segnato e influenzato senza scalfirlo e senza togliergli l’entusiasmo e la capacità di fare film e di scoprire talenti. Lui che dai set di Hollywood dove impara a fare l’aiuto regista, finisce a montare le sue pellicole in una palestra romana perché è l’unico luogo dove può lavorare senza violare gli arresti domiciliari a cui viene condannato dopo una brutta storia personale e legale. Una forza e un coraggio incredibili conditi da una rabbia e una amarezza che Stefano Calvagna veicola ed esorcizza attraverso la sua arte e i suoi lavori come il film Rabbia in pugno e il libro Cronaca di un assurdo normale. Questa la sua intervista a NeroSpinto.

 

 

Stefano l’11 di luglio arriva nelle sale

Rabbia in pugno. Probabilmente il tuo

film più personale. Ce ne vuoi parlare?

 

“È un poliziesco. Anzi il classico poliziesco.

Il protagonista è un campione di arti marziali

che ha una compagna che desidera tanto fare

l’attrice. Viene contattata per un provino da un

personaggio losco e senza scrupoli in un locale

pubblico e qui, senza che lei se ne accorga le

viene somministrata la droga dello stupro.

Una droga che esiste davvero sul mercato delle

sostanze tossiche e che nella giovane compagna

del protagonista ha un effetto letale e la conduce alla morte.

A questo punto il suo compagno dà vita a una vendetta

Personale. Ma non dico di più. Bisogna andare a vedere

il film”.

 

 

Detto così sembra un film molto forte,

molto da maschi.

 

“In realtà è un film che si rivolge a tutti.

La storia non è incentrata solo sul protagonista,

le arti marziali o il suo desiderio di vendetta ma anche

sul mondo delle donne. Sulla loro fragilità e vulnerabilità.

Su una droga che può diventare un’arma pericolosissima

nelle mani di uomini senza scrupoli e che può portare

alla morte o a pesanti traumi per tante giovani donne”.

 

 

Rabbia in pugno è ambientata quasi tutta in una

palestra perché lei non poteva muoversi dato i domiciliari

e naturalmente con pochi soldi e con tanta buona volontà

da parte di tutti i suoi collaboratori. Come ci è riuscito?

“Beh, diciamo che ho preso il lato migliore

di tutta la faccenda e che la mia forza di volontà

ha fatto il resto. Polanski fece solo il montaggio

all’epoca dei suoi domiciliari in Europa, io ho

fatto l’intero film e tutto sommato non mi lamento.

Certo, avrei voluto avere più libertà, più mezzi, più soldi

ma i miei più che film sono piccoli miracoli.

Sono pellicole che hanno lo stesso budget di uno spot

o di un lungometraggio. Il pubblico gradisce lo stesso

e io sono soddisfatto ancora di più dei miei piccoli miracoli”.

 

 

Ancora un film con Alberto Tordi come attore e come

compagno di lavoro e di avventura. Deve credere

davvero molto in lui.

 

“E ci credo infatti. E non solo perché Alberto è un grande

professionista, un bravo attore e un artista capace ma perché

è un bravo ragazzo, una persona per bene.

Nel mio mestiere avere persone per bene con cui lavorare

e con cui condividere qualcosa è il primo passo per riuscire

a realizzare quello che si deve realizzare.

Io so che su Alberto Tordi posso contare e questo

mi tranquillizza e mi fa lavorare bene”.

 

 

Antonia del Sambro

Joanne Woodward diceva: “le mie figlie sono più belle di me? Certo, mio padre non è Paul Newman”. Ovviamente lo diceva con tutto l’orgoglio di madre e di una donna che se pur molto bella, e attrice apprezzata a sua volta, era riuscita a far innamorare e anche a sposare l’uomo più sexy e desiderato del pianeta.

 

Sono i primi anni Sessanta, la rivoluzione è alle porte e Newman e la Woodward sono la coppia più bella di Hollywood ma anche del cinema di quegli anni, tanto che i responsabili della 66esima edizione del Festival del cinema di Cannes hanno deciso di omaggiare Paul Newman e i suoi film scegliendo come immagine la locandina di Il mio amore con Samantha, pellicola del 1963 che il bell’attore americano interpreta proprio al fianco di sua moglie Joanne.

 

L’omaggio al divo più divo del cinema mondiale è del tutto giustificato perché Newman non è stato solo il sogno proibito di quattro generazioni di donne ma anche il più intelligente e moderno degli attori della sua epoca. Ciò che lo ha caratterizzato, oltre ai suoi meravigliosi occhi e alla sua faccia da angelo, è stata la capacità di scegliere solo copioni e pellicole adatte a lui.

 

Non si è fatto incantare da ingaggi facili e da contratti milionari e non si è scoraggiato neppure quando per tutto il periodo degli anni ’50 James Dean e Marlon Brando gli hanno rubato tutti i ruoli da protagonista nei film che a lui sarebbe piaciuto interpretare.

 

I rivoluzionari e indimenticabili anni Sessanta lo vedono, però, protagonista indiscusso delle pellicole di maggior successo del tempo: Lo spaccone, Nick mano fredda, Il sipario strappato, Le avventure di un giovane, Detective’s story, Intrigo a Stoccolma. Un trionfo dopo l’altro una Nomination dopo l’altra. Newman vola sulle ali dell’affermazione assoluta come attore, come sex symbol e come immagine del divo americano per definizione. Gira spot pubblicitari, alcuni anche al fianco della bella moglie Woodward, fa innamorare di se i maggiori stilisti del mondo e fa vendere decappottabili.

 

Sembra che Paul sia il tipico fenomeno di costume di un’epoca, il bello che quando non sarà più considerato giovane e attraente verrà delegato in ruoli e comparse di secondo e terzo ordine dall’industria del cinema internazionale. Newman però non ci sta e forte dei successi conquistati e della maturità interpretativa acquisita si propone e viene scelto per i film più belli e importanti degli anni Settanta e Ottanta. Tanto da meritarsi un Oscar alla carriera nel 1986 e un Oscar come miglior attore protagonista nel 1987 per il sequel de Lo spaccone.

 

Paul Newman è un attore sempre più bravo e sempre più impegnato anche nel sociale. Insieme allo scrittore Hotchner, nel 1982 fonda la "Newman's Own", un'azienda alimentare specializzata in produzioni biologiche i cui ricavati che ammontano a centinaia di milioni di dollari vengono devoluti in beneficenza per scopi umanitari ed educativi e che nel 1994 gli fa ricevere il Jean Hersholt, un particolare premio Oscar per contributi a cause umanitarie.

 

Tra gli anni ’90 e il 2000 arrivano pellicole come Le parole che non ti ho detto, Era mio padre, La vita a modo mio dove Newman è perfetto come attore maturo, con le rughe e i capelli bianchissimi. Attraente e meraviglioso come sempre. Tanto che tra pellicole impegnate, famiglia sempre più unita e numerosa e responsabilità nel campo della beneficenza dichiara: “questa storia dell’essere sexy è una delle cose più ridicole che potevano capitarmi”. Parole di un ultraottantenne che ha preso dalla vita, dall’amore e dal cinema tutto quello che di meglio potevano offrirgli ma che fa anche comprendere quanto lavoro e impegno ha dovuto metterci per dimostrare al mondo intero che Paul Newman era un vero uomo anche e soprattutto fuori dagli studio hollywoodiani. Il Festival di Cannes 2013 lo omaggia con documenti, immagini e film tra i più significativi; una scelta intelligente e che permetterà alle adolescenti di oggi di comprendere come era davvero un divo di Hollywood.

Lui è un grande regista italiano, lei un’intensissima attrice, simbolo degli anni d’oro del Neorealismo; l’altra, la bella collega rivale, arriva in Italia dal Nord Europa per girare un film e distruggere il loro amore. Sotto i riflettori c’è Roberto Rossellini – un matrimonio alle spalle e una relazione in corso con Anna Magnani - trascinato nello scandalo per l’unione con la svedese Ingrid Bergman, già diva ad Hollywood, stregata dalle pellicole del cineasta italiano al punto da indirizzargli una lettera che suonava più o meno così: “Caro Signor Rossellini, ho visto i suoi film Roma città aperta e Paisà e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un'attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo 'ti amo', sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei”.

E’ il 1950, il film galeotto è “Stromboli terra di Dio”, protagonista una straniera che non riesce più a vivere con un povero pescatore siciliano. A darle voce e corpo è proprio lei, l’algida Ingrid, icona di quella borghesia europea che con il suo stile e i suoi valori comincia a frasi strada nell’Italia del dopoguerra e nel cinema che la rappresenta, sostituendo nell’immaginario filmico la drammatica figura della figlia del popolo che da “Roma città aperta” in avanti fu identificata con la disperata corsa verso la morte della Magnani.  Anna, donna e artista appassionata, rapisce i sensi di Rossellini mentre stanno girando il film, il sentimento li travolge e si riversa nell’arte.

Nel 1948, tre anni dopo “Roma città aperta”, rinnovano infatti il sodalizio artistico con il film “L’amore”, in cui verità e finzione si fondono nell’inquietante presagio del personaggio della Magnani abbandonato dal compagno: è incombente la minaccia sulla loro felicità, la nordica diva che già sogna il cinema italiano e il suo maestro.

Due isole belle e selvagge, due set, ancora una volta, saranno teatro del triangolo cine-amoroso più chiacchierato del momento: a Stromboli Rossellini sceglie la Bergman come musa e amante, mentre il tradimento scatena nella furiosa Magnani la vendetta con “Vulcano”. E’ il regista americano William Dieterle a dirigerla negli stessi giorni poco lontano dal vento scandaloso del nuovo amore.

 

Dive dai destini incrociati: Ingrid rimarrà in Italia da attrice e moglie di Rossellini, fino alla crisi che “Viaggio in Italia” racconta, con-fondendo ancora una volta cinema e vita, nel segno della verità umana indagata oltre ogni finzione dal grande cineasta. E Anna? La tormentata Anna? Hollywood, persa la Bergman ormai accasata nel Bel Paese, la accoglie alla fine degli anni Cinquanta e la celebra con un Oscar per  “La rosa tatuata”, sottraendola però solo per pochi anni al cinema italiano al quale tornerà, passata la bufera, per concludere la sua carriera, ritrovando quel legame forse mai spezzato con Roberto che le sarà accanto fino alla fine, accompagnandola nell’ultimo viaggio verso il Paradiso degli artisti.

Quando l'amore è stato folle, esclusivo e drammatico non può finire. Neppure a distanza di anni e con la scomparsa di uno dei due protagonisti. Jane Birkin è Serge Gainsbourg si conobbero alla fine degli anni '60 sul set del film Slogan e fu subito amore folle e repulsione caratteriale. Lei era bellissima e di grande fascino, aveva già fatto innamorare mezzo mondo con la scena di nudo nel film di Antonioni del 1966 e aveva una carriera di modella, cantante e attrice già consolidata. Lui era il dannato, tenebroso, arrogante e geniale attore e cantante icona della musica sofisticata, poetica e impegnata degli anni cinquanta e sessanta del Novecento. L'attrazione tra i due fu immediata e travolgente. Così come il declino successivo. Jane e Serge alla fine erano troppo diversi. Lui, affatto bello ma dal fascino fatale, si divertiva a ignorare quasi tutte le donne, le snobbava e non le considerava quasi mai alla sua altezza. La Bardot lo aveva lasciato proprio per questo, stufa di essere considerata una bambolina bionda e basta. Jane, però, era diversa. Non solo era caparbia e molto bella ma anche una straordinaria artista, versatile e brillante, che garantiva successo e fortuna a tutto quello in cui si impegnava. Jane sfilava indossando semplici magliette con coulisse e dopo qualche ora tutte le ragazze di Londra ne volevano una; i fan rubavo spezzoni dei suoi film per poterli rivedere a casa in maniera ossessiva, la sua voce sensuale faceva vendere migliaia di copie di dischi in pochi giorni. Serge Gainsbourg era un intellettuale snob e scorbutico ma non era stupido e capì che con la bellissima Jane avrebbe potuto condividere la vita privata ma anche quella artistica. I due entrarono in sala di incisione e ne uscirono con la canzone scandalo degli anni '70 Je t'aime...moi non plus. Il loro sodalizio, finché durò, fu perfetto. Pellicole, dischi, vita mondana e artistica spinta al massimo e nel 1971 la nascita della loro figlia, Charlotte, oggi tra le attrici più sofisticate e brave della sua generazione. Intanto Jane all'apice della sua carriera gira con i maggiori attori del suo tempo come Hills, Schneider, Delon, Belmondo. Diventa una icona di nome e di fatto perché Hermes, dopo aver dedicato la Kelly alla principessa di Monaco, disegna una borsa tutta per lei, la Birkin ( oggi la borsa più amata dalle attrici di Hollywood), insomma è il periodo d'oro di Jane. Proprio in questo momento, però, tra lei e Gainsbourg qualcosa si rompe. Lui diventa geloso e più aggressivo del solito. Si chiude in se stesso e fa un uso massiccio di alcol. La Birkin capisce che il rapporto non è più recuperabile e che gli alcolici hanno preso nella vita di Serge il posto di lei e della sua arte. Perciò lo lascia e continua la sua vita, sposando e frequentando altri uomini. Fino a che Gainsbourg non la richiama e non le regala tre bellissimi e intensi album, tutti nuovi e da cantare sulla loro storia d'amore e sul loro legame. Jane e Serge così ritornano a loro modo uno nella vita dell'altra, fino al 1991, anno della morte di Gainsbourg. Jane continua la sua carriera di attrice e cantante e nel 2011 decide di omaggiare il grande amore della sua vita (l'uomo del suo destino) con una tournée nei maggiori teatri del mondo dove canta solo le canzoni scritte da Serge. In Italia Jane Birkin si è esibita il 7 e 8 marzo a Roma e Milano, incantando tutti con la sua sofistica voce e con il suo immutato fascino ma soprattutto con i testi di Serge Gainsbourg. E questo è ancora amore.
Pagina 2 di 3

Partner

 

 

Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it