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"...Adagia il corpo sul sentiero e nota la macchia di sangue che fuoriesce sotto la scapola dal foro causato dal proiettile... Trovarsi un cadavere tra le braccia non rientra nel programma di allenamento."
Ecco un estratto dal nuovo libro di Massimo Milone, 'Milano corri e muori', edito da Happy Hour Edizioni, romanzo noir che sarà disponibile nelle librerie a partire da settimana prossima.
Protagonista è il commissario Remo Barocci che deve indagare sull'omicidio di una manager americana, avvenuta al Parco Sempione. I suoi colleghi Van Dir, Laganakis e Fossati lo aiutano a trovare indizi, mentre Castoldi e il suo collega Fumagalli cercano di impedire a uno spietato stalker di nuocere alla donna che ha preso di mira.
La storia è incentrata su uno dei problemi più attuali nella società italiana, la violenza sulle donne, nelle sue molteplici sfaccettature, creando un racconto ricco di ironia e suspence.
La copertina del romanzo è affidata al fotografo Stefanino Benni, che si è curato di dare all'immagine un carattere in linea con il romanzo poliziesco.
Massimo Milone vive e lavora a Milano. Ha pubblicato tre romanzi: Un mondo difficile, libro ironico e divertente sull’intreccio tra verità e menzogna nel mondo dei media e della politica; Per una bionda, noir ambientato a Napoli e firmato con lo pseudonimo Max Aniello; Delitto alla Montagnetta, primo romanzo sulle inchieste dell’8° Distretto di Milano. Ha inoltre partecipato alle antologie di racconti Milano Forte e Piano. Tutte le opere citate sono pubblicate da Happy Hour edizioni.
Il libro verrà presentato giovedì 16 maggio durante la rassegna Orasenzombra - Book on stage, alle ore 21.00 presso l'Hotel Admiral in via Domodossola 16 a Milano.
Milano corri e muori Romanzo noir di Massimo Milone Happy Hour edizioni, 2013, pp.176, € 12,50
Ironica e sagace come non mai, Bea Buozzi mette a segno un altro goal con il suo “Chi dice donna dice tacco” (Morellini Editore), la terza pubblicazione della misteriosa social networker, dopo “Beati e Bannati” (Ed. Perrone) e “Sesso e Volentieri” (Morellini Editore).
Si aggira in maschera e tacco 12 tra eventi fashion e party esclusivi dove le donne e le loro passioni la fanno da padrone, oppure ci si può imbattere in lei nel luogo dove predilige raccogliere le storie che poi ispirano i suoi romanzi: Facebook. E si perché i social network, se ben usati, possono davvero essere una fonte inesauribile di racconti tutti da scrivere, nonché un vero e proprio spaccato dell’attuale società.
Che il migliore amico della donna, oltre al diamante s’intende, fosse il tacco, lo si sapeva da tempo, che ogni modello di scarpa rappresentasse un certo tipo di donna ce lo potevamo immaginare, che partendo dalla scarpa si potesse parlare di amore, sesso, illusioni, delusioni, gioie e dolori, è invece più insolito e ci voleva Bea Buozzi per farlo, raccogliendo le confidenze dei social-internauti e trasformandoli in una carrellata, o meglio in una scarpiera di racconti, che hanno in comune sua maestà il tacco.
Bea mi ha conquistata fin da suo primo libro e quest’ultimo lo trovo un capolavoro per la capacità di divertire e far sorridere celebrando il feticcio per eccellenza delle donne che tanto piace anche agli uomini… a quanto pare su qualcosa le due metà dell’universo sono d’accordo!
D’altronde io stessa leggendolo ho riso davvero tanto, di questi tempi non proprio divertenti peraltro mi sembra già una grande cosa, e ho sorriso molto, forse perché anch’io Cenerentola nell’animo, mi sono identificata con le debolezze tutte femminili che ruotano attorno alle scarpe.
Finito il libro non ho saputo resistere e ho chiesto all’autrice un’intervista, rigorosamente 2.0 in perfetto Bea Buozzi style.
Se Bea Buozzi fosse un modello di scarpa quale sarebbe e perchè?
Se BB fosse un modello di scarpa sarebbe una pump di vernice nera con punta rotonda e la suola inequivocabilmente rossa (Pantone 186C, per l'esattezza)
A proposito di tendenze: "mai senza" quale tipo di scarpa?
Tre sono le scarpe indispensabili: un paio di sneaker per correre in ufficio, un paio di décolleté nere per sedurlo e un paio di Havaianas da lasciare come ricordo (e come scalpo del nostro passaggio) a casa sua.
Quali sono le scarpe a cui sei più affezionata?
E' stato amore a prima vista per un paio di Pigalle, comprate a Parigi in Rue de Rousseau. Un pezzo meraviglioso che, però, non ha la suola firmata dal guru dei tacchi Louboutin. E, poi, una Chanel con fibbia gioiello di Valentino: quasi come un anello di fidanzamento ricevuto da un amore del tempo che fu.
Quali sono invece i "pezzi" più preziosi della tua collezione di scarpe?
Direi che il gioiello dei gioielli è un sandalo in opossum della linea FG (disegnato dalla stilista Alessandra Tonelli) con allacciatura alla schiava in raso di seta. Un vero gioiello da zarina! E un paio di Gaetano Perrone, pump dal tacco vertiginoso.
Quali invece non fanno ancora parte della tua scarpiera, ma sono nei cassetti dei tuoi desideri?
Se ti dico il modello della scarpetta di cristallo che Louboutin ha disegnato per la Cenerentola contemporanea, mi scoppi a ridere in faccia?
No, cara Bea non ti scoppio a ridere in faccia, anzi sogno anch’io quella scarpa (ovviamente con tanto di principe azzurro in dotazione), d’altronde non potrebbe che essere così, lo testimonia anche la tua dedica sulla mia copia del libro, di cui vado orgogliosa: “A Debora, amica di tacco e di zeppe”
CHI DICE DONNA DICE TACCO di Bea Buozzi
Morellini Editore – Prezzo €9,90
SINOSSI
La matematica non è un’opinione, ma si può sintetizzare in un’equazione: gli uomini stanno alle macchine, come le donne ai tacchi. Se però una vettura costa dai diecimila euro in su, il vantaggio per le donne è che con la stessa cifra possono acquistare una montagna di scarpe. Con le debite eccezioni. Esistono modelli di edizioni limitate, avvicinabili solo da mogli di emiri o da rockstar famose.
Ogni donna ha il suo paio prediletto con cui ama identificarsi. Dal mocassino scamosciato per le top manager che non svestono il pantalone nemmeno al mare, al cuissard per la pantera metropolitana. Dalla zeppa per la mamma in lotta con i sampietrini del centro storico, al sabot per la figlia dei fiori contemporanea. L’infradito per la donna freak che ucciderebbe per vivere sulla spiaggia di Ipanema o la décolletée di vernice dalla suola rossa e dal tacco dodici, passepartout dell’eleganza per la donna emula di Coco Chanel.
Una carrellata di scarpe (strizzando l’occhio alla loro storia), ma soprattutto di donne, giocando alla ricerca del corrispondente modello a seconda del tipo. D’altronde, come si sarebbe corretto Archimede se fosse nato nel nostro millennio, “Datemi un tacco e vi solleverò il mondo”, perché “chi dice donna, dice tacco!”
Lunedì 22 aprile alle ore 21 il Teatro Elfo Puccini vuole ricordare una grandissima attrice come Mariangela Melato dedicandole una serata in collaborazione con il Comune di Milano e il Corriere della Sera.
Verrà proiettato su grande schermo ‘Il dolore’, spettacolo prodotto dal Teatro Stabile di Genova, per la regia di Massimo Luconi, di cui l’attrice è stata indimenticabilmente protagonista.
Con questo titolo, che l’attrice desiderava portare sul palcoscenico, l’Elfo vuole far rivivere la passione di Mariangela per l’arte della scena, per la recitazione e per la creatività.
‘Il dolore’ verrà pubblicato come decima e ultima uscita della collana edita dal Corriere della Sera, ‘Il grande teatro di Mariangela Melato.’
Lo spettacolo è tratto dal romanzo autobiografico di Marguerite Duras e si riferisce ad un episodio drammatico della sua vita.
Entrata insieme con il marito Robert Antelme nella Residenza antinazista, la Duras trascorse i lunghi mesi tra il giugno 1944 a il periodo immediatamente seguente la fine della guerra in attesa del marito, arrestato con la sorella dai nazisti e deportato a Dachau.
È in questa cornice storica che si consuma una tragedia insieme personale e universale.
In una Parigi primaverile, in festa per la fine del conflitto mondiale, Marguerite si aggira sconvolta, come molte altre donne dei prigionieri e dei deportati che attendono notizie dei loro uomini.
Ansia e speranza, gioia e dolore; ma intanto l’esistenza di ogni giorno prosegue perché si è costretti a vivere comunque.
L’attesa che vive la protagonista è identica a quella di tutte le donne del mondo che aspettano, non solo nei momenti di guerra ma anche nei momenti di abbandono, di sofferenza interiore e testimonia una capacità di sofferenza che è un tratto specifico femminile.
Alla serata saranno presenti Anna Melato, Ferdinando Bruni, Elio De Capitani, Massimo Luconi e Maurizio Porro.
Ingresso libero
Lunedì 22 aprile
Ore 21.00
Durata 80’
Sala Shakespeare
Teatro Elfo Puccini
C.so Buenos Aires, 33, Milano
Tel. 0200660606
Fax. 0236755904
Per una lettura attuale e stimolo di riflessioni sulla nostra realtà, Nerospinto consiglia due libri dalle tematiche contemporanee e a noi molto vicine.
*Giulietta prega senza nome*
"Mi chiamo Giulietta, e domani mattina morirò. Ho passato buona parte della mia vita inseguendo l'amore: ho cominciato a vivere davvero solo quando ho smesso di farlo. Non credete a tutto quello che vi dicono: spesso ciò che conta di più ha un nome che non conoscete ancora". Giulietta è una ragazza dal passato difficile, che ha vissuto un'adolescenza nell'ombra e caratterizzata da un rapporto conflittuale con la sua famiglia, il che ha procurato in lei un forte senso di insoddisfazione personale. Perso del tempo ad inseguire lavoro e relazioni sbagliate, la protagonista ricomincia da capo affrontando un percorso introspettivo che la riporta all'equilibrio, il quale viene nuovamente spezzato dalla notizia di un cancro al cervello. Giulietta inizia quindi un viaggio tra i malati terminali in modo da poter decidere tra l'accanimento terapeutico e il rifiuto delle cure, arrivando a prendere una decisione consapevole, accompagnata dalle sue preghiere per un dio senza nome.
Il romanzo riporta una storia vera e nasce dalla promessa dell'autrice di raccontarla. La vicenda, narrata in prima persona, crea una forte empatia nel lettore e ricorda che, lo si voglia o no, la parola "fine" tocca da vicino ciascuno di noi. Non è forse meglio che ognuno decida come affrontarla?
SCHEDA TECNICA Titolo: Giulietta prega senza nome Autore: Elena Torresani Numero pagine: 200 Prezzo: 13€
*La vita che trema*
Auto pubblicato come book-on-demand su "il mio libro", La Vita che trema è un libro-reportage sul terremoto d'Emilia, i cui ricavi di vendita sono destinati alla ricostruzione dei territori danneggiati. Il libro nasce dall’esperienza di un gruppo di volontari lodigiani che si sono prodigati nel portare soccorso alle popolazioni terremotate con cibo, forza lavoro e buona volontà. Elena Torresani e Damiano Moretti, in seguito alla loro esperienza di volontari, hanno voluto immortalare quei momenti raccontando non solo gli aspetti terribili della tragedia, ma anche il potenziale umano ed emotivo che si nasconde nella solidarietà e nell’incontro. Dopo un’estate di spedizioni e lavoro, quello che resta è una lezione di vita intensa accresciuta dall'accoglienza di San Possidonio, Comune con il quale è nato una sorta di gemellaggio emotivo che continua nel tempo. Purtroppo la ricostruzione è ancora lunga, e le risorse sembrano non bastare mai. “La vita che trema” è un omaggio alle persone che lottano senza perdere la speranza, ma è anche uno strumento per raccogliere fondi da devolvere al Comune di San Possidonio.
“Esiste un insegnamento nel dolore, e qualcosa di fertile in ogni tragedia. Noi l’abbiamo trovato: abita nelle persone.” (La vita che trema)
SCHEDA TECNICA Titolo: La vita che trema Autore: Damiano Moretti, Elena Torresani Numero pagine: 72 Prezzo: 18€
‘’ Colazione da Tiffany’’.Titolo che pare nasca da un aneddoto raccontato all’autore da un suo amico durante la seconda guerra mondiale che vede protagonisti un uomo di mezza età che passa una notte con un marine e che per ricambiare il favore lo invita per un buon breakfast ed il giovane che ha sentito dire che Tiffany è un luogo molto elegante e ignora che si tratti di una gioielleria, chiede di essere portato a colazione da Tiffany.
Un grande romanzo, un film famosissimo, ora una divertente commedia. Dopo una lunga tournée approda sul palco del Teatro Manzoni lo spettacolo “Colazione da Tiffany” di Truman Capote nell’adattamento teatrale di Samuel Adamson, regia di Piero Maccarinelli interpretato da Francesca Inaudi, che dice esplicitamente di non essersi ispirata a Audrey Hepburn della versione cinematografica dell’opera, bensì a Marylin Monroe l’attrice che lo stesso Capote aveva in mente in vista della trasposizione cinematografica , e Lorenzo Lavia.
L’adattamento, che vede cimentarsi rispettivamente nei ruoli di Holly e William, Francesca Inaudi, formatasi al Piccolo di Milano, nota sia al pubblico televisivo che quello cinematografico, e Lorenzo Lavia, attore figlio d'arte del regista Gabriele, vuole infatti rappresentare in maniera fedele l’opera di Capote diversamente a come aveva fatto il film diventato un cult e che vedeva protagonista un’indimenticabile Audrey Hepburn. Questo spettacolo assolutamente unico infatti mette in scena il vero mondo dello scrittore americano con riferimenti alla sua biografia raccontando la vera storia di Colazione da Tiffany: uno spettacolo da non perdere!
TEATRO MANZONI via Manzoni 42
Dal 26 febbraio al 17 marzo 2013 FRANCESCA INAUDI – LORENZO LAVIA Colazione da Tiffany di Truman Capote - adattamento di Samuel Adamson Regia di Piero Maccarinelli
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