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Il connubio perfetto tra lusso, fascino e classe.

Torna l’appuntamento con il rinomato “Concorso d’Eleganza Villa d’Este” che si tiene nell'omonima prestigiosa location, un luxury hotel sulle sponde del lago che lambisce Cernobbio.

Ogni anno, nel mese di maggio, va in scena un concorso d’auto e moto d’epoca che richiama appassionati da tutta Europa: la cornice di Villa d’Este e il parco di Villa d’Erba accoglieranno dal 24 al 26 maggio auto storiche ed eventi di classe per una tre giorni dedicata ai motori e all’eleganza.

 

Il “Concorso d’Eleganza Villa d’Este” è uno degli eventi più prestigiosi della zona per celebrare il fascino di un'epoca e i suoi cimeli, veri gioielli di meccanica.

Ospiti dell'evento circa 50 automobili d'epoca costruite tra gli anni Venti e Settanta e una trentina di moto.

 

In scena la storia dell’auto, ma anche le tendenze del moderno design automobilistico e progetti futuristici con 6 concept car dedicati.

Un incontro di passato e futuro, tra linee eleganti e rombi di motore.

 

Per informazioni: www.concorsodeleganzavilladeste.com

 

 

Sabato 4 maggio l'Alcatraz ospita "Queenmania & Friends" in una serata omaggio all'intramontabile band inglese e al suo inimitabile frontman.

 

La famosa tribute band, che rientra in patria trionfante dopo un tour sold-out in Olanda, torna a Milano per regalare agli appassionati una nuova entusiasmante esibizione con il contributo di un'ospite davvero speciale.

Cristina Scabbia, vocalist dei Lacuna Coil, affiancherà il gruppo nell'omaggiare i più grandi successi dei Queen.

Durante la serata interverranno anche i ragazzi del MAS (Scuola d'Arte e Spettacolo) di Milano.

L'evento è patrocinato da ANDLAIDS (Associazione Nazionale per la Lotta contro l'AIDS) che ormai da tempo ha intrapreso un percorso comune al gruppo, portando avanti le proprie iniziative in un rapporto di reciproca collaborazione. Durante la serata, infatti, affiancherà l'esibizione con la diffusione di informazioni su una corretta educazione sessuale e sulla prevenzione e la lotta contro l'AIDS.

 

Il concerto si preannuncia un'esplosione di emozioni, i ricordi prenderanno il sopravvento non solo attraverso la musica -eseguita da alcuni tra i migliori strumentisti presenti attualmente sulla scena europea come Andrea Ge, Tiziano Giampieri e Fabrizio Palermo-, ma anche grazie alla presenza scenica e vocale del cantante Sonny Ensabella, la cui somiglianza con il leader dei Queen lascia esterrefatti.

 

La serata è un'occasione imperdibile per i fans di una delle band più amate al mondo di riviverne la leggenda; un appuntamento che, come sostiene Enrico Ruggeri -spesso ospite dei Queenmania e padrino della band-, sta diventando "una piacevolissima abitudine, e non un semplice concerto".

 

Il live show dei Queenmania ha infatti proiettato, dal 2006 ad oggi, la storia e il percorso della leggendaria band in oltre 400 shows in tour per l'Europa (Italia, Inghilterra, Olanda, Austria, Cecoslovacchia), con innumerevoli riconoscimenti e una serie di special guests di rilievo come Enrico Ruggeri, Tullio De Piscopo, Luigi Schiavone, Maurizio Solieri (Vasco Rossi), Giusy Ferreri, Stef Burns (Huey Lewis & The News, Vasco Rossi), Mattia Bigi (Biagio Antonacci), Irene Fornaciari, Andrea Mirò, Roberto Tiranti (Labyrinth, New Trolls), Entics, Davide ‘Cesareo’ Civaschi (Elio & Le Storie Tese), la stessa Cristina Scabbia (Lacuna Coil) e altri ancora.

 

I Queen mania sono:

Sonny Ensabella – voce

Tiziano Giampieri – chitarra e voce

Andrea Ge – batteria e voce

Fabrizio Palermo – basso e voce

 

Nerospinto vi invita a non perdere l'opportunità di assistere alla loro esibizione e a lasciarvi trasportare in un'atmosfera calda e nostalgica che riaccenda in voi l'ardore del rock.

 

 

Apertura cancelli: ore 22.00

Inizio concerto: ore 22.30

 

Biglietti:

Intero 10€ con consumazione

 

 

Alcatraz Milano

via Valtellina, 25

Milano

Figlio di due ebrei tedeschi, Helmut Newton nasce il 31 ottobre 1920 a Berlino. La sua famiglia è altolocata e questo gli permette fin da ragazzino di appassionarsi alla fotografia.

Nel 1938, a causa delle leggi razziali, il giovane Newton è costretto a fuggire: prima Trieste, poi Singapore, in seguito l’Australia. Solo con la fine della seconda guerra mondiale il fotografo trova pace, si sposa, diventa definitivamente un affermato fotografo di moda.

 

La svolta definitiva per la sua carriera avviene nel 1961 quando torna in Europa, trasferendosi a Parigi: è ormai un professionista ed è richiesto da riviste come Vogue, Elle, GQ, Marie Claire.

In questi anni definisce il suo stile e trova la sua identità artistica più profonda: Helmut Newton non fa solo delle belle foto, come ogni innovatore porta con sé un tratto stridente, un po’ opaco e sfocato, difficile da inquadrare.

 

I suoi scatti sono erotici, ma mai pornografici, sfacciati senza essere volgari, il nudo è il suo marchio di fabbrica più eloquente, tanto da creare un’intera collana chiamata “Big Nudes”.

Il suo stile viene definito come “erotico urbano patinato” e la sua eccellente padronanza della tecnica fotografica lo annovera nell’Olimpo dei più grandi fotografi internazionali.

 

Col passare degli anni viene richiesto direttamente dalle più grandi maison di tutto il mondo per organizzare campagne pubblicitarie e shooting: Chanel, Versace, Borbonese, Yves Saint Laurent, Dolce&Gabbana, Blumarine, è il suo momento di maggior successo.

Come ogni grande artista Helmut Newton è stato portatore di un radicale cambiamento: i fotografi di moda erano prima del suo avvento considerati frivoli, una sorta di fotografi di serie B, mentre lui ha capito l’essenza profonda di questo mondo. Non solo ha fatto della fotografia la sua arte ma ha innalzato ad un livello superiore la moda e soprattutto la fotografia di moda.

 

Noi di Nerospinto lo amiamo per questo, perché in lui ritroviamo tutto quello che vogliamo in un artista e perché nelle sue fotografie troviamo quel brivido che solo gli artisti sanno trasmettere.

L'affascinante Ildegarda, monaca benedettina e mistica tedesca, è il personaggio di cui vi parlerò oggi.

 

Vissuta in Europa nel XII secolo, fu per l'epoca un personaggio straordinario, controcorrente, capace di tenere testa a Federico II Barbarossa, con cui strinse un legame di amicizia che terminò solo nel momento in cui la Santa criticò aspramente la scelta dell'Imperatore di supportare due antipapi contro Alessandro III.

 

Filosofa, poetessa, compositrice, veggente, esperta di medicina naturale, consigliera politica, oltre che con l'Imperatore, tenne contatti con altri mistici, nobili e alte cariche ecclesiastiche, tutti personaggi illustri dell'Europa medievale.

 

Physica e Causae et curae sono opere scritte da Ildegarda che contribuiscono ad arricchire le conoscenze in ambito medico, naturalistico, botanico, filosofico, fitoterapico.

Per vivere allineati a se stessi, Ildegarda suggerisce, prima di tutto, una corretta e sana alimentazione, priva di eccessi e scompensi che possono creare muco e umori nocivi.

La Santa tratta anche di drenaggio, metodo utile di purificazione del corpo, parola che oggi si sente spesso abbinata ad altre tecniche rispetto a quelle proposte dalla mistica, quali i salassi e la scarificazione.

Altra metodologia suggerita è il digiuno, pratica che oltre a ripulire il corpo, alleggerisce la mente e la allinea allo Spirito.

Infine, se quanto proposto non è sufficiente per mantenere una ottima salute, Ildegarda sostiene di curarsi tramite la Natura stessa, attraverso erbe medicinali, utilizzo di metalli, pietre preziose e fauna.

Tali qualità, chiamate da lei "virtù", sono necessarie per essere in totale guarigione.

 

L'uomo è un insieme di corpo, mente e Spirito, nel momento in cui viene a mancare l'Unione dei tre elementi, si manifesta uno squilibrio.

Ildegarda fa molta attenzione anche alle emozioni e allo stato d'animo dell'uomo, spiegando che essi influiscono tramite produzioni di umori e scorie nocive al benessere, generando la bile nera. Per tal motivo, la mistica viene spesso riconosciuta come una antesignana della materia psicosomatica.

 

Oltre alla tecnica medica, Ildegarda sostiene che sia fondamentale la consapevolezza, l'attenzione e l'intenzione del cuore. Importante è anche il perdono, il lasciare andare via gli attaccamenti agli episodi che abbiamo vissuto con rabbia e rancore.

 

Rimedi proposti dalla Santa, sono tutt'oggi utilizzati nella fitoterapia contemporanea: cumino per nausea, mentuccia per mal di testa (oggi viene proposta la menta) sono solo alcuni esempi.

 

Sull'utilizzo delle pietre dedica un intero scritto chiamato De Lapidarum, suggerendo ai lettori di prendere consapevolezza che anche loro possono essere d'aiuto: il diaspro freddo, posato sul petto finché non si scalda in più applicazioni, aiuta ad equilibrare lo stato di benessere a livello cardiaco. Anche in questo caso, Ildegarda dimostra di avere conoscenza della cristalloterapia, altra tecnica sorprendente, espressione minerale della Naturopatia.

 

L'anima è padrona del corpo, il modo per far funzionare in modo corretto la propria esistenza è far sì che la seconda si adegui alla prima, evitando resistenze ed attriti.

 

"Perché l'Uomo ha in sé i cieli e la terra e tutte le creature. E' Uno, e tutte le cose nascoste dentro di lui. L'uomo è il recinto delle Meraviglie di Dio".

 

(tratto da Symphonia Armonie Celestium Revelationum)

 

La salute totale si ha nello Spirito, ottenuta grazie al raggio verde Viriditas,Unione consapevole di Uomo con Natura, quanto egli stesso Natura e Uno indivisibile dalla Natura.

Noi di Nerospinto amiamo quell’arte che non solo dà piacere agli occhi, ma che nutre lo spirito con la sua capacità di creare attraverso le opere un momento di riflessione e approfondimento.

Fino al 2 giugno 2013 Palazzo Reale ospita The Desire for Freedom. Arte in Europa dal 1945, una grande mostra collettiva che affronta l’idea di Libertà in Europa dal dopoguerra in avanti, attraverso il pensiero e le opere di 94 artisti contemporanei provenienti da 27 paesi europei.

Il progetto nasce con l’obiettivo di superare la visione di un’ Europa del dopoguerra come teatro dell’ostilità tra due blocchi di potere contrapposti durante la guerra fredda, assumendo invece come punto di partenza l’idea che entrambe le parti affondino radici comuni nell’Illuminismo. Per questo Est, Ovest, Nord e Sud sono rappresentati in base a un criterio di parità che emerge nella sequenza tematica ideata per l’esposizione.

In mostra dipinti, fotografie, disegni, video e installazioni realizzati in settanta anni di produzione artistica europea da artisti affermati e di fama internazionale - tra cui Damien Hirst, Arman, Jannis Kounellis, Yves Klein, Richard Hamilton, Niki de Saint Phalle, Alberto Giacometti, Gerhard Richter, Christo, Mario Merz, Emilio Vedova, Yinka Shonibare, Lucio Fontana, Ilya Kabalov - e da altri poco noti in Italia, ma di grande interesse come Boris Mikhailov e Erik Bulatov.

 

 

Orari: lunedì 14.30 – 19.30

martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 19.30 giovedì e sabato 9.30 – 22.30

prezzi: il costo del biglietto è di 11 euro compresa l’audioguida, ma con lo speciale ticket cumulativo di 16 euro si possono visitare sia “The Desire for Freedom” sia la mostra dedicata a “Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti”.

Info e prenotazioni: www.desireforfreedom.it

Kernkraft 400 è un pezzo che conoscono tutti. La melodia, ripresa dal videogioco Lazy Jones per Commodore 64, si è imposta nell'immaginario dance dal 1999, aprendo le porte del nuovo millennio al nuovo progetto del tedesco Florian Senfter, già conosciuto come Splank!,  Zombie Nation. Le atmosfere techno, ritmi inquieti, tastieroni e vocoder hanno immortalato un'istantanea di quegli anni, ascendendo mr. Senfter a icona indimenticabile; non è un caso che a credere in lui per la prima volta sia stato Dj Hell con la sua Gigolò Records.

 

Il primo disco è molto underground e già dalla copertina dell'album si capiscono le intenzioni: la foto di base è la stessa di Nevermind, dei Nirvana, il bambino, però, è capovolto e l'acqua è rossa, sullo sfondo quattro ombre in attesa. Un album di rottura, di capovolgimento, a metà tra techno old school e nuovi beat, il tutto accompagnato da melodie ipnotiche e un vocoder imperdibile, molto simile allo stile di Anthony Rother. A quattordici anni di distanza esce il quinto album, RGB, e si capiscono le qualità di un artista intramontabile. Se dovessimo prendere il primo e l'ultimo album, ascoltarli di seguito e dover dare un giudizio, è chiaro che Splank!  ha saputo innovarsi, ricercarsi e ha al meglio trovato uno spazio nel nuovo universo della musica elettronica. Ma quattordici anni non possono passare inosservati e dovendo scrivere un articolo a tutto tondo sull'artista, bisogna che mi soffermi a capire cosa è successo in questo decennio.

 

L'esordio con la Gigolò ha funzionato e nel giro di quattro anni il giovane è proiettato in una spirale di contaminazioni e sperimentazioni che gli permettono di produrre il secondo album Absorber, nel quale riversa tutt'altri stili e si apre a un genere più electro, a tratti esotico, mantenendo però i tratti distintivi come il vocoder e, in alcune tracce, le atmosfere old school.

 

Ma è nel 2006 che avviene la magia. Le tracce del terzo album, Black Toys, sono corpose, dure, e si ritorna un po' al sound degli esordi, ma con una netta influenza più house; notiamo anche la scomparsa del vocoder che viene sostituito da campioni nella maggior parte dei casi. Tech-house che lo porta a incontrarsi con il gigante Tiga, con cui fonda nel 2007 il progetto parallelo ZZT (e di cui abbiamo diversi Ep più che validi), in una commistione di generi tra l'house, l'elettro e forse una spruzzata di elettroclash. Non sorprende che il progetto sia un successo immediato e l'album Lower State of Consciousness viene nominato album del mese da MixMag.

 

Passano tre anni di tour in giro per l'Europa e il mondo e finalmente esce l'attesissimo Zombielicious. Un capolavoro che segna il passaggio in una nuova era per il dj tedesco. Le tracce sono tutte cariche di una nuova vitalità che si esprime in un beat frenetico e bassi da far tremare le pareti, in un vorticoso richiamo al suo vecchio stile, ma con tutta una nuova propensione per l'elettro e la teatralità, tra altri e bassi che richiamano uno stile inedito. Basti sentire pezzi come Seas of Grease e Mas De Todo per rendersene conto. Tra le contaminazioni, troviamo anche una punta di elettrofunk, in canzoni come Radio Controller, in cui la fa da padrona una melodia distorta in wha wha e un cantato pulito e molto in sintonia con lo stile di Tiga. Così si conclude l'ultima fatica di questo gigante dell'elettronica. Con RGB, l'ultimo disco che raccoglie sotto le sue 15 tracce un misto di tutte le esperienze passate con l'aggiunta di un punto di vista più violento, forse ispirato a qualche francese come Brodinsky(?).

https://soundcloud.com/turborecordings/sets/zombie-nation-rgb-1

 

Il suo precedente dj set, ormai un anno fa al Tunnel di Milano, me lo ricordo così: luci soffuse, lampi sulla sfera stroboscopica, tuoni nelle orecchie e io che non mi reggo in piedi. Le impressioni del momento sono molto importanti e quella sera marcai a fuoco nel cervello la bravura di questo dj, la sua tecnica e maestria, tra un passaggio e l'altro, mai scontato, sempre coerente e ovviamente esageratamente pesto. Il giorno dopo avevo un gran mal di testa, ma ero sicuro di aver vissuto un'esperienza indimenticabile, e forse in quello stato mentale alterato son riuscito a godermi meglio lo spettacolo, tra bassi che mi penetravano le viscere e synth che mi risollevavano da uno stato catatonico verso un paradiso di fumo artificiale e neon.

 

Zombie Nation, questo venerdì sarà al Tunnel Club di Milano, ospite per la serata di Le Cannibale. Io ci farei un pensierino!

Evento Ufficiale

 

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Non so voi, ma quando sento parlare di biciclette mi passano nella testa immagini veloci e disordinate della mia infanzia. Come non ripensare adesso all'eccitazione e alla paura di quando mi vennero tolte le rotelle? Lo so, adesso molti sconsigliano addirittura di mettere questi supporti alle bici dei piccoli, ma ai miei tempi era così, le bici per bambini avevano le rotelle, e, alla fine del primo giorno in cui dovetti farne a meno, finalmente mi sentii “grande”!

Bicicletta, l'oggetto, ma che dico, il gioco che ha caratterizzato l'infanzia di molti di noi, l'abbiamo amata, curata, aggiustata, a volte anche odiata, e alla fine abbandonata con il passare degli anni per essere sostituita il più delle volte dal motorino, dalla macchina e dai mezzi pubblici.

Sempre più spesso però, negli ultimi tempi, assistiamo alla rivalutazione della bici, tanto che sempre più persone la utilizzano per sfuggire allo stress del traffico, per fare un po' di attività fisica, o, diciamocelo pure, anche perché è tornata di moda.

Insomma, la nostra compagna di scorribande giovanili resiste ai tempi che cambiano, ed anzi, si tiene al passo coi tempi continuando a stupirci, venendo incontro ai più disparati bisogni che l'era di “una macchina a persona” ci richiede.

Magari in Italia molte delle innovazioni in campo ciclistico non sono ancora arrivate alle orecchie dei meno esperti, ma nel resto d'Europa, specialmente nei paesi del nord, dove l'utilizzo di mezzi alternativi alle auto è più diffuso, si assiste a geniali intuizioni e continui rinnovamenti tecnici, come nel caso della nuova Fixed Gear, la bicicletta pieghevole.

Al contrario delle normali bici, la Fixed può essere facilmente svitata per essere in questo modo piegata e portata molto più comodamente dove si vuole: sui mezzi di trasporto, in ufficio, in qualche angolo della casa, e, perché no, pure sotto il bancone del vostro pub preferito se avete gli agganci giusti.

Questo nuovo concept si sposa perfettamente con le nostre città dove non si trovano spesso piste ciclabili adatte ad arrivare in tutte le zone cittadine.

Questa ingegnosa intuizione è stata progettata dal designer inglese Philip Crewe, a cui è bastato adottare due snodi sul tubo orizzontale ed una ghiera a vite sul tubo obliquo del mezzo, una trovata semplice e funzionale che ha permesso di rendere una classica bicicletta per il tempo libero un veicolo adatto ad arrivare ovunque.

La caratteristica vincente di questo mezzo, oltre alla possibilità di ripiegarsi, è il design, che riprende quello delle comuni biciclette. L'efficienza dell'innovazione si unisce al buon gusto e rende la Fixed Gear molto più accattivante e gradevole alla vista delle biciclette pieghevoli brevettate in passato.

I bicicli trasportabili, al contrario di quello che si crede, non sono una trovata degli ultimi anni, le prime sperimentazioni infatti risalgono al 1848, quando l'inventore William Grout, un altro brillante inglese, decise di brevettare una bicicletta alta, con pneumatici pieni, alla quale era possibile smontare in quattro segmenti radiali la ruota anteriore, per essere riposti in una valigia triangolare. Questo mezzo, che all'epoca non riscosse pieno successo, trovò la sua massima applicazione durante agli inizi del XX secolo da parte dell'esercito svizzero, britannico ed italiano.

Oggi il mercato delle biciclette pieghevoli in Italia sta pian piano decollando grazie ad una maggiore coscienza civica ed alle restrizioni legislative sull'utilizzo delle automobili; adottare un mezzo alternativo ed ecologico, dunque, potrebbe diventare anche per noi un modo diverso e divertente per combattere ogni giorno la quotidiana guerra del traffico.

 

 

 

 

 

 

Martedì 12 marzo 2013 al Teatro Nazionale di Milano
Presenta
LES FOLLIES BURLESQUE   
Un monLesFoliesBurlesqueNerospintoGallerydo sempre più retrò!
Il Burlesque con tutti i suoi profumi e i suoi balocchi è diventato oramai uno spettacolo d’intrattenimento di fama internazionale che ha per protagonista assoluta la donna. Dall'ottocento ad oggi, dall'Europa agli Stati Uniti, quest’arte ha avuto diverse regine e ha saputo rappresentare stili diversi: dal Vaudeville alla Fan-dance, dall’ Exotica al Bump & Grind, da Gypsy Rose Lee a Sally Rand e Betty Page senza dimenticare l’influenza da una prospettiva europea con soubrettes come Mistinguett e Josephine Baker. Questo ultimo decennio ha visto l’Italia e l’Inghilterra condividere in gran parte la scena europea. Voodoo De Luxe, l’agenzia italiana pioniera del settore, riesce con successo da anni ad dar nuova luce a questa arte, ne accentua e valorizza non solo la bellezza, ma anche la bravura e il prestigio delle più grandi artiste internazionali e italiane sempre con l’obiettivo di dare continuità alla creatività dell’epoca. Il ritorno alla cultura Retrò e vintage ha proclamato la rinascita del Burlesque. Les Follies Burlesque è la prima rivista teatrale italiana che si ispira a Ziegfeld Follies, Earl Carroll Theatre e Les Follies Bergères che hanno fatto la storia della “Revue de Music-hall” e del Varietà dai primi anni alla metà del novecento. Lo  spettacolo Les Follies Burlesque in scena al Teatro Nazionale, nasce dal sodalizio tra Italia e Inghilterra: il Royal Burlesque Revue prima rivista italiana, si fonde con Hurly Burly Girlys lo show britannico che spopola a Londra grazie all’indiscussa protagonista la diva Miss Polly Rae, voce e bellezza d’altri tempi. Assieme a Polly che proporrà un cocktail di burlesque intriso di sensualità e umorismo, si esibirà Laurie Hagen geniale cabarettista, brillante trasformista britannica. Inoltre Anna Fur Laxis riconosciuta icona a livello internazionale è colei che rappresenta al meglio lo stile Pin-Up reso glorioso dall'indimenticabile Betty Page. In scena anche le due migliori performer del panorama italiano “The Circus Lady” Janet Fischietto e la “très glamour” Miss Dolly Lamour. Il palcoscenico si trasformerà nel più grande Music-Hall al tempo dello Swing magistralmente rappresentato da Mr Vince Fesi considerato oggi uno dei più grandi ballerini di Lindy Hop al mondo! A presentare l’intero spettacolo, “La meneuse de revue”  Sin Sara Bin. Tutto lo show sarà accompagnato con musica dal vivo dai magnifici Benny And The Cats.

Ladies & Gentlemen, siete tutti invitati a interpretare il vostro personaggio rigorosamente elegante o bizzarro, per divenire parte integrante di questa scenografia da favola.

A voi tutti, un gradito benvenuto nel mondo Burlesque!

Performer:

Direzione Artistica:  VIRGIL RICCOMI Assistente alla Direzione Artistica e Coreografa: MILENA BISACCO Costumista: SARA COSTANTINI e ELENA PETRACCARO

Piazza Piemonte, 12 -   20145 MILANO
Box Office Tel. +39.06.807.30.40
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Biglietti da 22 a 38 euro
Poltrona VIP 38,50 euro Poltrona 33,00 euro
Galleria 22, 00 euro Lo spettacolo inizia alle 21.00Acquisti il biglietto su: www.ticketone.it PARTNERChop and Roll

Quando John Lennon incontrò Yoko Ono nel 1966, la stessa era già considerata una pioniera del movimento artistico Fluxus, che dal 1962  raccoglieva artisti d’avanguardia intorno alla figura di George Maciunas, l’architetto lituano che rese il celebre quartiere newyorkese di SoHo e lo trasformò in un rifugio per artisti. Yoko avvicinò e conobbe gli esponenti di Fluxus proprio nella “grande mela” e da qui tutti insieme cercarono di esportare e far conoscere le proprie opere in Europa e poi in Asia.

Gli artisti di Fluxus sono architetti, designer, poeti sperimentali e musicisti che rivendicano nella vita quotidiana e nei gesti di tutti i giorni la presenza estrinseca dell’arte. Il flusso del quotidiano permeato, appunto, dalle più disparate forme artistiche.

Yoko Ono, nella galleria londinese dove conobbe Lennon, aveva esposto una mela con sotto la scritta che recitava “apple” e invitava i visitatori a piantare in una parete espositiva dei semplici chiodi con un semplice martello al fine di farne un collage. Erano le prime mostre personali dell’artista che, come molti altri membri di Fluxus, imponevano l'artisticità dei gesti quotidiani in nome di un'arte totale. Un’arte che predilige come ambiti d'espressione la musica, la danza, la poesia, il teatro e la performance. Da qui nascono gli happening, prima quelli americani che vedono la partecipazione di personaggi del cinema e della cultura, ma anche di donne simbolo come Jacqueline Kennedy; e poi quelli europei, soprattutto tedeschi, dove è l'evento che conta e dove lo spettatore finisce con il diventare attore e protagonista dell’evento artistico.  Fluxus, dal latino flusso, indica un fenomeno in continuo mutamento, che non ha forma né luogo, che abolisce i confini tra le discipline artistiche, fra artista e pubblico, fra arte e vita. Le opere d'arte Fluxus finiscono così per diventare veri e propri avvenimenti, con video, assemblaggi e performance che dal quotidiano si ricombinano in un nuovo orizzonte provocatorio e sorprendente, e sempre lasciando grande spazio e importanza al caso.

E per festeggiare al meglio i suoi primi, meravigliosi, ottant’anni Yoko Ono espone le sue opere più importanti in una mostra itinerante:Women in Fluxus & Other Experimental Tales.

Nella mostra sono presentate, oltre ad opere scelte di singole artiste, documentazioni di eventi e spartiti, Event Scores, riprese video, fotografie, dischi, oggetti, documenti cartacei, Yearboxes e altri interessanti e singolari materiali relativi alle serate Fluxus. Le opere provengono dalle più importanti collezioni internazionali e intendono ripercorrere quell’incredibile momento d’interdisciplinarietà programmatica che Dick Huggins chiamò Intermedia, e che scrisse parte della storia dell’arte contemporanea, anche italiana.

Le opere di Women in Fluxus sono circa duecento e, oltre ai lavori di Yoko Ono, ci sono quelli di artiste come Anna Halprin, Carolee Shneemann, Charlotte Moorman e Alice Hutchins.

 

 

 

“Spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più.” (Frida Kahlo) Se tutte le sofferenze umane fossero state dipinte, di certo Frida Kahlo sarebbe stata la mano che le avrebbe rese immortali sulla tela. Un po’ come ha fatto dai vent’anni fino alla sua morte, a Coyoacàn, Messico, nel 1954, nella casa dove era nata. Una vita contraddistinta da eventi tragici, uno dopo l’altro, quasi senza sosta, in un susseguirsi inarrestabile di sfortune: dopo la malformazione congenita data dalla spina bifida, Frida rimane coinvolta in un incidente stradale tra un autobus e il tram che solitamente prendeva per tornare a casa da scuola. Ne esce malconcia, costretta a rimanere a letto ingessata dal collo in giù per quasi un anno: è in questo periodo che inizia a dipingere, i genitori attrezzano il suo letto a baldacchino in modo che possa autoritrarsi. E proprio dipingendo il suo viso che riesce a trovare la sua perfetta estetica: una pittura che viene descritta da tutti i critici del tempo come una pittura surrealista, definizione che la Kahlo rifiuta. La sua carriera artistica decolla dopo l’incontro con Diego Rivera, famoso muralista, attivista politico e rivoluzionario, che sposerà dopo poco tempo. La relazione con Rivera è tormentata: lui è un famoso donnaiolo e non le rimane fedele, lei lo ripaga con la stessa moneta. I litigi sono continui e sempre più violenti, arrivano alla separazione dopo il tradimento più grave, Diego seduce la sorella di Frida, Cristina. Divorziano, la rottura è definitiva, o almeno sembra. Frida si rinchiude in una solitudine fatta di tequila, morfina e sesso, si abbandona alle sue tendenze omosessuali, liberandosi di qualsiasi inibizione sociale: è una rivoluzionaria radicale e ama questo stile di vita dissoluto. La separazione da Rivera è un momento di grande creatività e produttività artistica, affina la sua tecnica, scava ancora più a fondo nelle questioni irrisolte della sua vita. Arriva ad essere conosciuta negli Stati Uniti e in Europa. Nel frattempo il suo corpo straziato inizia a dare segni evidenti di cedimento. Tra un’operazione e l’altra ritorna in contatto con Rivera e si risposano nel 1940 a San Francisco, durante un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti. Gli ultimi anni di vita dell’artista messicana sono quasi passati interamente a letto: dopo un ultimo viaggio a Parigi, dove viene definitivamente riconosciuta come artista di fama internazionale, torna in patria dove sarà la prima donna ad ottenere una mostra personale a Città del Messico. Chiedere e spiegare perchè Frida piaccia così tanto a noi di Nerospinto mi sembra davvero superfluo. Come non appasionarsi ad una donna tanto tenace? Tanto attaccata alla vita? Capace di sopportare così tante sofferenze? Frida Kahlo ha veramente fatto della sua arte il suo grido di strazio, ha vissuto il suo inferno terreno, ha amato, ha odiato, ha sentito tutto. Sul suo ultimo quadro ha scritto “Viva la Vida”, inno ad un tempo terreno insopportabilmente doloroso ma comunque intensamente vissuto.

Noi di Nerospinto vi consigliamo la visione di due film sulla vita di Frida Kahlo: “Frida, Naturaleza Viva” (1986) diretto da Paul Leduce e interpretato da Ofelia Medina. “Frida”, tratto dalla biografia scritta da Hayden Herrera, diretto da Julie Taymor e interpretato da Salma Hayek, che proprio grazie a questo film ha ricevuto una nomination all'Oscar come miglior attrice. Il film è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2002. E consigliamo anche la lettura del libro: “Viva la vida” di Pino Cacucci

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