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Sabato 10 gennaio 2015 la serata al Magnolia comincia con il live dei Meganoidi e prosegue poi tutta la notte con Spazio Petardo e il dj-set di Vito War & Friends.

I Meganoidi si esibiranno live con il nuovo tour, in cui ripercorrono 15 anni di carriera attraverso un vero e proprio live-racconto.

Una carriera, quella dei Meganoidi, iniziata nel 1997 a Genova. Il primo album Into the Darkness, Into the Moda pubblicato nel 2000 vende 50.000 copie e contiene alcuni pezzi ormai diventati classici come "Meganoidi" e "Supereroi".

Outside The Loop Stupendo Sensation è il secondo album della band, a cui segue And Then We Met nel 2005 e Al Posto del Fuoco nel 2009, un disco totalmente italiano, pubblicato per celebrare il decimo anniversario di carriera del gruppo.

Nel 2011 esce il quinto album dei Meganoidi Welcome in disagio, un disco condito di colori, riff e testi che esprimono il loro concetto di completezza.

Con questo album e col tour che ancora stanno portando in tutta Italia, i Meganoidi esibiscono quello che da sempre hanno voluto rappresentare: un gruppo che propone ciò che gli piace.

A seguire il live dei Meganoidi ci sarà Spazio Petardo (Out Frog Stage) e Vitowar & Friends (Frog Stage)

Ingresso: 5€

Tessera ARCI obbligatoria

INFO:

sito: www.circolomagnolia.it

email: iQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

tel: 366 5005306

CIRCOLO MAGNOLIA

via Circonvallazione Idroscalo, 41

20090 - Segrate (MI)COME ARRIVARE:

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Il 14 gennaio la tradizionale serata universitaria Cast Away al 75Beat propone ben due live: gli Elk e The Comet, in collaborazione con Costello's.

Gli Elk nascono in seguito allo scioglimento del gruppo Gioccardo. Un cambio alla voce e alla sezione ritmica ed ecco la nuova band che dopo un anno di studio ha prodotto WORLD, uscito il 19 aprile 2014. Concetto di base dell'album è il viaggio, sia fisico che mentale. Un percorso che parte dalla band e arriva all'ascoltatore, composto di tracce che trascinano dappertutto pur rimanendo immobili.

I The Comet nascono a Monza nel 2007, nella formazione alcuni tra i musicisti più importanti dell'underground milanese degli anni Novanta: Matteo Pauri, autore dei testi, cantante e chitarrista; Manuel D'Andrea, bassista; Corrado Carnevali, chitarra solista e voci; Luca Vitalino, batteria. Un gruppo composto da musicisti di un certo spessore, quindi, che in questo progetto esprimono parecchio l'influenza punk e new wave. Nel 2013 The Comet realizzano Nothing by the wind per Rocketman Records, il primo disco ufficiale della band. Otto brani inediti e una cover: un viaggio nella luce del deserto americano accompagnato da chitarre lisergiche.

Una serata speciale con musica speciale e completamente gratuita!

Inizio ore 21.30

Ingresso gratuito

Tessera ARCI obbligatoria

Info:

75beat

Via Privata Tirso, 3 - 20141 Milano, Tel. 02 56 8049 13

Per info sulla programmazione dei live:

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

FB: https://www.facebook.com/75Beat

Twitter: https://twitter.com/75BEAT

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Venerdì 9 gennaio 2015 il 75Beat ospiterà il live dei The Vickers, rock band fiorentina che nel marzo 2014 ha pubblicato il suo ultimo album "Ghost" per Black Candy Records.

Un rock psichedelico a tutti gli effetti, quello dei Vickers: suoni che sembrano provenire direttamente dagli anni 60 accompagnati da testi allucinati e vagheggianti. Viaggi distorti verso paesaggi coloratissimi si susseguono nei loro pezzi, facendo affiorare anche un pizzico della malinconia tipica degli anni 90.

Il lavoro della band toscana ha ricevuto molte recensioni positive, sia in Italia che all'estero, dove i singoli dei The Vickers vengono anche trasmessi nelle radio nazionali come BBC6 (UK) e KEXP Radio (US).

"Ghost" è il terzo lavoro del gruppo, che nel 2009 ha pubblicato "Keep Clear" per Foolica Records e nel 2011 "Fine For Now", album a cui hanno collaborato diversi professionisti.

I Vickers vantano già di qualche tour all'estero, partecipando a festival del calibro del Primavera Sound di Barcellona.

Questi musicisti visionari, che sembrano catapultati direttamente da un'epoca passata, arrivano al 75Beat venerdì 9 gennaio per un live che come ogni loro esibizione dal vivo non deluderà di certo.

Info:

Apertura porte ore 21.30, inizio live ore 22:00. Ingresso 5 euro con tessera ARCI.

75beat

Via Privata Tirso, 3 - 20141 Milano, Tel. 02 56 8049 13

Per info sulla programmazione dei live: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Pagina FB: https://www.facebook.com/75Beat

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Il 75Beat propone due eventi irrinunciabili a metà gennaio: Dargen D'amico il 16 gennaio e Cecco e Cipo il 17 gennaio.

Il 16 gennaio Dargen D'amico proporrà uno showcase speciale, accompagnato da diversi ospiti tra i quali Lazza, Shine e Dutch Nazari. Una serata piena di special guests e sorprese! Il rapper, infatti, presenterà alcuni inediti del nuovo disco D'iO in uscita a gennaio.

D'iO, sesta fatica solista di Dargen, conterrà e racconterà un po' tutto quello che Dargen ha composto finora, ripercorrendo le tappe più importanti della sua carriera. Ci sarà anche una versione deluxe con l'intera discografia del rapper, rinominata versione enciclopedica, che verrà autografata dallo stesso Dargen. Un album che contiene in sé qualcosa di ogni disco precedentemente pubblicato, una vera e propria ricerca di Senso che Dargen D'amico cercherà di raccontare al 75Beat.

A seguire la serata continua con il djset elettro-tecno di WestBanhof

Apertuta porte: ore 22

Prezzi: 15€ in prevendita, 20€ in cassa

Tessera ARCI obbligatoria

Il 17 gennaio Cecco e Cipo, dopo aver conquistato il pubblico di X-Factor, cominciano il tour del 2015 proprio a partire dal 75Beat. Simone Ceccanti e Fabio Cipollini portano sul palco il loro secondo album Lo Gnomo e lo Gnu edito per Labella Studio.

Un cantautorato italiano leggero e ironico che racconta di ambienti fiabeschi, 10 tracce in cui uno gnomo e uno gnu narrano di ciò che li circonda, evocando immagini e metà tra il sogno e la realtà. Un disco a cui hanno partecipato diversi amici del duo toscano: ad esempio Lodo Guenzi (Lo Stato Sociale), Tommaso Spinelli (ex componente de L'Orso), membri dei Sushi Rain, Ragazzi Scimmia e Fantomati Orchestra.

Un successo inaspettato quello di Cecco e Cipo, che dopo l'eliminazione da parte di Morgan da X-Factor 8 hanno avuto una crescita straordinaria di pubblico soprattutto tramite il web (oltre 62.000 fan su Facebook in un mese). Un duo che nonostante tutto è riuscito a costruirsi un seguito affiatato ed entusiasta, si è guadagnato la vittoria del “Premio Rivelazione Sete Sóis Sete Luas 2013" ed è riuscito a suonare in Portogallo e per tutta Italia con oltre 100 date.

Inizio live: 21.30

Prezzi: 8€ in prevendita, 10€ in cassa

Tessera ARCI obbligatoria

Info:

75beat

Via Privata Tirso, 3 - 20141 Milano, Tel. 02 56 8049 13

Per info sulla programmazione dei live:

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FB: https://www.facebook.com/75Beat

Twitter: https://twitter.com/75BEAT

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Al via la stagione musicale 2013/2014 dell’Auditorium San Fedele di Milano.

Martedì 26 novembre alle ore 20, 30 BUSTER KEATON SECONDO SIMONE ZANCHINI Performance alla fisarmonica su Frozen North e Seven Chances

Anche quest’anno la stagione musicale di San Fedele propone alcuni grandi film della storia del cinema muto, opere che presentano aspetti d’attualità capaci di rivolgersi all’uomo di oggi coinvolgendolo. Oltre che da vedere, il cinema muto è anche da ascoltare con interpretazioni live che sappiano evidenziare i caratteri e i momenti salienti dei film; le sonorizzazioni sono sempre affidate a prestigiosi improvvisatori di fama internazionale. Per questo appuntamento, viene presentato uno dei film più visionari della storia del cinema muto: “Seven Chances” di Buster Keaton proposto con l’accompagnamento musicale del fisarmonicista  Simone Zanchini, tra i più originali e acclamati improvvisatori e interpreti del panorama jazzistico italiano. Sempre di Buster Keaton avremo modo di riscoprire il corto “The Frozen North” esilarante parodia del cinema western americano dell’epoca.

Tra le iniziative che connotano la programmazione dell’attività di San Fedele Musica, c’è quella di rivisitare i grandi capolavori del cinema muto con l’intervento di musicisti impegnati in performance live. La scelta ricade su quegli interpreti capaci di improvvisare creando un intenso dialogo con le sequenze delle immagini e l’andamento narrativo del film. Attraverso l’interpretazione musicale di Simone Zanchini avremo modo di rivivere la surreale comicità di Buster Keaton con un approccio nuovo e carico di suggestioni. Lo spettacolo Buster Keaton secondo Simone Zanchini non vuole essere soltanto una rievocazione della consuetudine d’inizi 900 di accompagnare in sala la proiezione dei film muti, ma intende elaborare una nuova esperienza capace di coniugare le emozioni che gli spettatori vivono in una sala cinematografica così come quelle che si provano durante un’esecuzione concertistica.  La fisarmonica di Simone Zanchini (che si arricchisce anche di interventi in live elettronics da lui gestiti), sarà dunque la colonna sonora dal vivo di due capolavori di Buster Keaton, Seven Chances (1922) e The Frozen North (1925) due pellicole visionarie sospese tra sogno e incubo, nelle quali si rivela il talento del grande attore americano di far convivere la commedia e la parodia con i sentimenti e la riflessioni più profonde sulle dinamiche di relazione tra gli individui.

Il corto The Frozen North del 1922,  di vena surrealistica e ammirato da Luis Buñuel, appare come una pungente critica del cinema western del periodo, ma non solo: Keaton ridicolizza il personaggio del duro e i tratti cinematografici che accentuano il cinismo e l’arroganza del più forte. Non a caso, alla fine appare per un attimo l’attore nei panni di un sadico ufficiale prussiano tipico dei film di Erich von Stroheim, altro grande regista dell’epoca del cinema muto. Ma si tratta di un sogno, e il risveglio finale si svolge, guarda caso, in una sala di cinema.

La serata prosegue con uno dei film più visionari del cinema muto: Seven Chances del 1925, dove la realtà si trasforma in un travolgente incubo che si ingrandisce fino ad assumere proporzioni gigantesche con uno dei più assurdi inseguimenti della storia del cinema: migliaia di donne in furia cercano di raggiungere il timido Jimmy (Buster Keaton), erede di una immensa fortuna, per sposarlo e nella corsa travolgono ogni cosa.

Buster Keaton (1895-1966), nome d'arte dell'attore e regista cinematografico statunitense Joseph Francis Keaton. Attore di musical, passò al cinema recitando dal 1917 a fianco di Roscoe Arbuckle e, dal 1920, in una serie di cortometraggi da lui stesso diretti, che ebbero un rapido successo. Dotato delle qualità del ballerino, dell'acrobata, del clown e del mimo, Keaton creò una personale forma di comicità fondata sul contrasto tra la maschera imperturbabile dell'attore e la convulsa, insensata mutevolezza del mondo che lo circonda. Con l’avvento del sonoro, l’attore cadde in un irreversibile declino. Alla fine della sua vita interpretò il celebre ruolo dell’uomo che cancella se stesso nell’unico film di Samuel Beckett.

 

THE SEVEN CHANCES

Jimmy Shannon (Buster Keaton) eredita una grossa fortuna ma il lascito è subordinato al fatto che si sposi entro il giorno del suo 27° compleanno, che ovviamente è lo stesso giorno in cui apprende la notizia. Egli è innamorato di Mary Browman, le fa quindi la proposta, ma quando lei apprende la storia dell’eredità rifiuta. Jimmy fa la stessa proposta a sette ragazze che conosce, poi a tutte quelle che incontra per strada, ma inutilmente. Bill, un suo amico, fa pubblicare l’appello sul giornale e dà appuntamento in chiesa alla ragazza che voglia sposarlo. Nel frattempo Mary cerca di mettersi in contatto con Jimmy. La chiesa di riempie di centinaia di donne vestite da sposa. Jimmy riceve finalmente un biglietto da Mary e fugge, inseguito da tutte le concorrenti. Dopo un lungo inseguimento, raggiunge Mary e la sposa appena in tempo.

SIMONE ZANCHINI

Fisarmonicista tra i più interessanti e innovativi del panorama internazionale, la sua ricerca si muove tra i confini della musica contemporanea, acustica ed elettronica, sperimentazione sonora, contaminazioni extracolte, sfociando in un personalissimo approccio alla materia improvvisativa. Diplomato con lode in fisarmonica classica al Conservatorio “G.Rossini” di Pesaro, con il maestro Sergio Scappini. Strumentista eclettico, esercita un’intensa attività concertistica con gruppi di svariata estrazione musicale (improvvisazione, musica contemporanea, jazz, classica). Ha suonato in numerosi festival e rassegne in Italia e nei più importanti festival internazionali. Vanta collaborazioni con molti musicisti di fama internazionale e di differenti estrazioni: Thomas Clausen, Gianluigi Trovesi, Massimo Manzi, Tamara Obrovac, Krunoslav Levacic, Vasko Atanasovski, Paolo Fresu, Antonello Salis, Art Van Damme, Mario Marzi, Andrea Dulbecco, Giovanni Tommaso, Gabriele Mirabassi, Frank Marocco, Bill Evans, Jim Black. Dal 1999 collabora stabilmente con i Solisti dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, con cui compie regolarmente tournées in ogni parte del mondo. All'attività concertistica e di ricerca, Zanchini affianca anche quella didattica, tenendo workshop sulla fisarmonica e sull'improvvisazione. Nel 2006 pubblica Bebop Buffet (Wide Sound) in duo con Frank Marocco, disco esemplare del linguaggio Bebop espresso con la fisarmonica. Nel 2009 Meglio solo! (Silta Records) nel quale sperimenta le possibilità timbriche del suo strumento attraverso l’uso di una particolare fisarmonica midi, live-electronics e laptop, nello stesso anno esce anche Fuga per Art 5et (Dodici Lune Records) l'unico disco tributo di Zanchini, omaggio al suo grande maestro, nonchè uno dei massimi esponenti della fisarmonica jazz: Art Van Damme. Nel settembre 2010 pubblica il disco The way we talk (In+Out Records), con un quartetto internazionale che coinvolge musicisti europei e statunitensi: Ratko Zjaca alle chitarre, Martin Gjaconovski al cbasso e Adam Nussbaum alla batteria.Nel Maggio 2012 viene pubblicato My Accordion's Concept (Silta Records), l'ultimo lavoro di Zanchini, un progetto costruito su improvvisazioni radicali per fisarmonica acustica e live-electronics, tentativo coraggioso di Zanchini di sovvertire il comune codice espressivo attraverso il suo strumento, tra i più fortemente radicati nella musica cosiddetta riconoscibile.

SAN FEDELE MUSICA 

Il settore musicale della Fondazione Culturale San Fedele è nato nel 2010,e in pochi anni è diventato un punto di riferimento della città di Milano. L’unicità di San Fedele risiede nel disporre di due spazi con differenti soluzioni acustiche: la Chiesa cinquecentesca, completamente restaurata, e il nuovo Auditorium, riaperto in settembre 2010 dopo un importante intervento di riqualificazione acustica e l’installazione di un dispositivo di diffusione per la musica elettronica unico in Italia. Tuttavia, lo spazio è al servizio di un progetto umano. In questo senso le attività musicali riprendono le linee di fondo del Centro Culturale San Fedele, attento al dialogo tra fede e cultura, alla promozione della giustizia e alla formazione dei giovani con il Premio San Fedele Giovani Artisti. I concerti in Chiesa propongono soprattutto le grandi pagine del repertorio sacro dal Cinquecento all'Ottocento, concepite per uno spazio riverberante e in sintonia con la spiritualità del luogo.

Diversa è la prospettiva delle attività musicali in Auditorium, dove si cerca infatti un punto d’incontro tra il repertorio storico della musica da camera e l’attualità della creazione musicale. ovvero un approccio che presenti itinerari di ascolto ben articolati e in legame con i linguaggi musicali di altre epoche. Le opere musicali fondatrici del Novecento verranno, da una parte, confrontate con brani del passato e con opere in creazione o recentissime, e, d’altra parte, inserite in un tema programmatico.  Quindi, alcuni concerti della stagione propongono delle drammatizzazioni musicali: successione di brani senza interruzione attorno a un tema, con lo scopo, appunto, di rendere più dinamico l’ascolto. Il repertorio delle serate è ampio, dal Rinascimento all’era digitale, per seguire il cammino drammatico dell’uomo nella storia attraverso la musica. Altra caratteristica della programmazione di San Fedele Musica riguarda l’interazione con gli altri linguaggi del nostro tempo, in particolare il cinema e le artivisive. Vengono organizzati dei cicli di Cinema Muto & Live Music e Cin’acusmonium, in cui i grandi film della storia del sonoro vengono diffusi tramite una proiezione acusmatica. Nel 2011 è stato costituito il Centro di Elettroacustica e Interazioni Digitali di San Fedele (CEID) che presenta programmi con opere storiche e alcune creazioni.

 

 

Ingresso: € 7 / € 4 (studenti)

info e prevendite: Biglietteria Auditorium lun-ven 10/12.30 - 14/18

tel.0286352231 fax. 0286352803 -  www.centrosanfedele.net

acquisto on line:

www.webtic.it

 

 

Per informazioni al pubblico:

Fondazione Culturale San Fedele

Piazza San Fedele 4, 20121 Milano

Auditorium: via Hoepli 3/b, 20121 Milano

Segreteria Centro Culturale San Fedele

Alessandra Gorla tel.0286352231 fax. 0286352803

Il 17 Aprile 2012 usciva Padania, l’ultimo prodotto discografico made in Afterhours. Esattamente un anno dopo siamo quasi giunti alla fine del secondo tour promozionale, quello invernale, il Club Tour.  Dopo il grandissimo successo delle date estive infatti, tenutesi perlopiù in giro per palasport e arene all’aperto, il gruppo ha deciso di regalarsi e regalare una dimensione diversa, più contenuta ed intima, se vogliamo più underground. Una sorta di ritorno alle origini, si può dire.

 

A Milano, città che ha dato i natali a cinque dei sei componenti della band,  tornano per due date al Factory, il 18 e il 19 Aprile, entrambe sold out ormai da una settimana. Ieri la prima serata, cominciata con Padania, traccia n°6 dell’omonimo disco, ha decisamente raggiunto le aspettative del pubblico.  Il locale era in effetti piccolo e l’acustica non delle migliori, soprattutto per una band che sul palco non risparmia rumori e distorsioni. Poco male però, la performance è stata grandiosa in ogni caso, specialmente per un motivo: sciolti, sorridenti e coinvolti, gli Afterhours hanno regalato la sensazione più bella che si possa dare ad un pubblico: la gioia che deriva dal suonare.

 

Dopo un anno di promozione di Padania lo spazio dedicato ai nuovi pezzi è più ampio, costringendo la scaletta a privarsi di capolavori del vecchio repertorio che emozionano sempre molto i fan, da Dentro Marilyn a Quello Che Non C’è o Ballata Per Mia Piccola Iena. Tuttavia, mettendo da parte l’affetto per le canzoni più datate, le chicche che regala la sperimentazione canora e strumentale di Padania hanno probabilmente innalzato la performance ad un livello superiore. In Io So Chi sono il polistrumentista D’Erasmo si destreggia tra il pianoforte, il crash in prestito a Prette e il suo amato violino, muovendosi da una parte all’altra del palco come se nulla fosse;  Ci Sarà Una Bella Luce, con tutte le sue variazioni interne, è sempre molto suggestiva, e la voce di Agnelli, in questo pezzo spesso a cappella, si può cogliere in tutta la sua estensione graffiata, le cui potenzialità sono sempre più espresse ogni album che passa.

 

In seguito a Bunjee Jumping, tra i brani più ricorrenti nei live per l’intensità emotiva che riesce a creare, Manuel prende il microfono e decide di fare luce su una questione su cui si sono interrogati molti fan dalla prima data del Club Tour: la mise total white. “Volevamo fare un omaggio a Papa Ciccio!”, dice. Qualche risata, un paio di battute, e si ricomincia a suonare.

 

Dopo la prima pausa, la seconda parte comincia con Punto G, pezzo estratto da Hai Paura Del Buio?, secondo album della band, largamente considerato uno dei loro capolavori. E’ qui che cominciano le sorprese; un Roberto Dell’Era molto divertito che in falsetto canta Tutti Gli Uomini Del Presidente, e La Sinfonia Dei Topi, ultima traccia dell’album live uscito nel 2001, quasi mai proposta in concerto. Momento accendini per Il Mio Ruolo, alla fine del quale i membri abbandonano il palco uno alla volta, lasciando D’Erasmo e il suo violino agli applausi del pubblico, in un emozionante assolo al centro di un cerchio di luce su un palco buio. In pieno stile Afterhours, i saluti sono ovviamente una finta. Rientrati in scena Dell’Era introduce il pezzo successivo dichiarando di averlo composto nel pomeriggio, in ascensore. La curiosità è palpabile tra il pubblico, almeno fino al momento in cui non parte il riff che rende subito riconoscibile Cold Turkey, di John Lennon.

 

A seguire le due ormai immancabili ballate di Padania, Nostro Anche Se Ci Fa Male e La Terra Promessa Si Scioglie Di Colpo, un meraviglioso intro strumentale su Bye Bye Bombay; da pelle d’oca. Verso la fine del pezzo la scena si ripete; il primo ad abbandonare il palco è come sempre Agnelli, poi Prette, Ciccarelli, Dell’era, Iriondo, D’erasmo. A questo punto sembra davvero finita, ma le luci non si alzano e la tensione resta in sala, palpabile. Saggio chi ha urlato a chi stava già levando le tende “Dove andate? Non hanno ancora finito!” perché infatti, dopo qualche minuto, eccoli li, di nuovo, a suonare Voglio Una Pelle Splendida, perfetta conclusione della performance.

 

Scaletta 18/04/2013 - Factory, Milano Padania Terra di nessuno Il sangue di giuda Spreca una vita Rapace Ci sarà una bella luce Messaggio promozionale n1 La sottile linea bianca Bunjee jumping 1996 Varanasi baby Elymania Questo pazzo pazzo mondo di tasse Male di miele Veleno

Punto G Io so chi sono Tutti gli uomini del presidente La sinfonia dei topi Il mio ruolo

Cold Turkey, John Lennon cover Vedova bianca Nostro anche se ci fa male La terra promessa si scioglie di colpo Bye bye bombay

Voglio una pelle splendida Date mancanti 19/04, Milano, Factory 24/04, Torino, Audiodrome club 27/04, Rimini, Velvet 30/04, Perugia, Urban Club

 

 

Ozu è il poeta maledetto del cinema orientale. Non soltanto perché prediligeva elaborare i suoi film assieme al suo sceneggiatore Kogo Noda, in tarda notte, consumando smodate quantità di vino. I suoi film sono dei quadri squisiti nella loro semplicità. Perfezionista dell’immagine e eccentrico della tecnica, Ozu é stato capace di rappresentare con cura minuziosa le sfumature delle tradizioni e i conflitti familiari della società del Giappone a cavallo fra la fine della Prima Guerra Mondiale e la Seconda. Le sue qualitá, tipicamente giapponesi, sono sempre piú apprezzate dai cineasti occidentali e emergono sia dall’immediatezza delle storie raccontate, come la dissoluzione della famiglia e altre questioni di ordinaria importanza, sia dalla sua tecnica ‘tranquilla’ dai tempi narrativi distesi che evocano due elementi tipici della poetica nipponica : ‘’mu’’ ,nulla, e ‘’mono no’’ ,il pathos delle cose. Le storie sono molto semplici, prive di forti drammaticità e questa caratteristica è quella che piú lo allontana dalla produzione hollywoodiana ma che permette a Ozu di andare oltre il realismo del racconto, attraverso la ricerca della trascendenza e la spiritualità del quotidiano. Un fascino particolare ed un velo di mistero che si sposano con la magia del cinema muto.

Appuntamento all’Auditorium San Fedele con ‘Giorni di gioventú’, una commedia divertente e affascinante di questo straordinario regista. Protagonista della storia è un’amicizia condivisa durante ‘i giorni della giovinezza’ che si intreccia con il triangolo amoroso dei protagonisti. Il film è ambientato nella parte nord-occidentale della Tokyo anni ’20 ed è la storia di due studenti: l’intelligente Watanabe e il pasticcione Yamamoto. Due amici, laureandi, che vivono sotto lo stesso tetto e che si innamorano, all’insaputa l’uno dell’altro, della stessa ragazza, Chieko che sta cercando una stanza. Degne di nota le scene sulla neve, nella seconda metà del film, girate nella provincia di Akakura, dove i duei giovani si recano in vacanza e rincontrano Chieko, e dove i genitori del cameraman Hideo Mohara, gestivano il Takadaya Hotel che appare nel film. La pellicola sembra infatti essere un prolungamento del divertimento del regista e dell’amico Mohara sugli scii.

‘Giorni di gioventú’ é l’ottava opera di Ozu, girata tra la fine del febbraio e l'inizio dell’aprile del 1929, quando aveva solo venticinque anni e solo poche commedie brevi alle spalle. Il titolo originale ‘Omoide’, la memoria, è stato cambiato in ‘Wakaki hi’, Giorni di gioventú. Alla realizzazione ha partecipato anche Akira Fushimi, uno degli scrittori comici più famosi del Shochiku-Kamata studio, che ha introdotto nell’intreccio della commedia delle diverse gag esilaranti. Considerato film minore di Ozu, ma per questo non di secondaria importanza, ai nostri lettori amanti del cinema Nerospinto ne consiglia assolutamente la visione, sia perché è una gioia meravigliosa da guardare ricca di freschezza, sia perché è la prima opera superstite al deterioramento dell’originale 35 mm.

Ad accompagnare la proiezione la sonorizzazione live inedita di Orazio Sciortino, pianista e compositore ventottenne che vanta esibizioni in festival di rilievo internazionale e in sedi prestigiose. Per rendervi conto della sua bravura, di seguito proponiamo l'ascolto di una sua esecuzione di una sonata di Prokofiev. Presenta Andrea Lavagnini.

 

Giorni di Gioventù un film muto del 1929 di Yasujiro Ozu

Mercoledì 13 Marzo h 20.30 – CINEMA MUTO & Live Music AUDITORIUM SAN FEDELE, Via Hoepli 3/b, Milano, MM Duomo

presenta Andrea Lavagnini.

biglietti: intero 7 euro, ridotto 4 euro

 

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