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Gennaio 2026 – Continua il calendario di eventi del format Giovani Talenti da Eataly Milano Smeraldo, realizzato in collaborazione con Identità Golose. Un percorso che porta a Milano alcune delle voci più interessanti della cucina contemporanea italiana, ospitate negli spazi del Food & Pizza Theatre per serate pensate come esperienze uniche.
Martedì 13 gennaio alle ore 20.00, sarà Matteo Grandi a guidare la serata. Chef del Ristorante Matteo Grandi in Basilica a Vicenza, una stella Michelin, porterà a Milano una visione culinaria basata sull’equilibrio, sulla creatività e su un profondo rispetto per la materia prima. La sua è una cucina che nasce dall’intuito, mai costruita per stupire, ma capace di lasciare il segno. Lo stile di Matteo è misurato, privo di eccessi e lontano da qualsiasi forma di protagonismo. La tecnica è presente ma non dichiarata, al servizio di una sensibilità gustativa raffinata e consapevole. La leggerezza è un principio che attraversa tutto il suo lavoro, prima come approccio mentale e poi come risultato nel piatto. Le sue creazioni prendono forma dall’incontro tra mondi diversi, in particolare dalle influenze della cultura asiatica e di quella francese, rielaborate attraverso un linguaggio personale, riconoscibile ed elegante. Ne nasce una proposta contemporanea, pulita, diretta, capace di parlare al palato con naturalezza.
Per la serata milanese, Matteo Grandi ha pensato a un menu invernale armonico e coerente, costruito come un percorso di sapori equilibrati. L’apertura è affidata al branzino al vapore con beurre blanc, carciofi, limone e peperoncino, una composizione delicata e viva, dove freschezza e note aromatiche si incontrano con precisione. Segue un risotto al broccolo fiolaro con taleggio e rafano, un piatto che unisce profondità e identità territoriale. Il cuore del menu è la faraona con cavolfiore affumicato e salsa al tartufo, intensa e avvolgente, capace di raccontare la stagione invernale con sobrietà ed eleganza. Il finale è affidato al dessert castagna e mandarino, un equilibrio tra dolcezza, acidità e memoria, che chiude l’esperienza con una sensazione di comfort e freschezza.
Il percorso di Matteo Grandi affonda le sue radici nell’ambiente domestico, tra profumi familiari e gesti tramandati, sotto la guida della nonna, primo riferimento di una sensibilità costruita nel tempo. Una cucina istintiva, fatta di attenzione e ascolto, che trova una svolta decisiva nell’incontro con Jean-Claude Fugier, storico collaboratore di Alain Ducasse e Paul Bocuse. Con lui, Grandi intraprende un percorso di formazione tra Europa e Asia che contribuisce a definire una visione culinaria solida, consapevole e profondamente personale.
Negli anni, questa ricerca si è estesa oltre la tecnica e il gusto, coinvolgendo anche una dimensione più intima e personale. Lo chef ha intrapreso un cambiamento radicale del proprio stile di vita, rimettendo al centro il rapporto con il cibo e con il proprio corpo, affrontando un percorso di trasformazione guidato da disciplina, ascolto e consapevolezza. Una scelta nata da esigenze di salute e benessere, che ha avuto un impatto profondo anche sul suo modo di pensare e raccontare l’arte culinaria.
Questa nuova attenzione si riflette oggi in una proposta gastronomica ancora più essenziale e misurata, dove la leggerezza non è solo un risultato nel piatto, ma un principio che attraversa l’intero processo creativo. Il cibo diventa così espressione di equilibrio, nutrimento e piacere, in una cucina che parla con chiarezza e profondità, senza eccessi, fedele a un’idea di eleganza autentica e mai forzata.
Nel 2014 raggiunge la notorietà presso il grande pubblico vincendo Hell’s Kitchen Italia, ma è con l’apertura del suo ristorante a Vicenza e lo sviluppo di un progetto personale che definisce pienamente la propria identità. Un’idea di eccellenza misurata, coerente e autentica, dove ogni scelta è ponderata e nulla è lasciato al caso.
Questa esperienza gastronomica è disponibile a 78 euro a persona, comprensiva di vino, acqua e caffè, accessibile esclusivamente su prenotazione online al sito ufficiale: www.eataly.it
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Giovani Talenti nasce come un format di incontri gastronomici pensato per creare un autentico momento di incontro tra il pubblico e la cucina contemporanea. Un’occasione concreta per avvicinarsi al lavoro dei giovani chef più promettenti del panorama gastronomico italiano, professionisti che oggi sperimentano, studiano e innovano, mantenendo però un legame profondo con la tradizione.
Gli appuntamenti prendono vita negli spazi del Food & Pizza Theatre, il ristorante situato al secondo piano di Eataly Milano Smeraldo, che diventa il palcoscenico ideale per raccontare una nuova visione della cucina contemporanea, fatta di ricerca, identità e consapevolezza.
I Giovani Talenti non sono solo chef emergenti, ma veri interpreti di un cambiamento già in atto. Portano in tavola le nuove tendenze della gastronomia, mettendo al centro il rispetto per il territorio, la sostenibilità ambientale, la riduzione dello spreco alimentare e l’inclusività con le realtà locali. Una cucina che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici, capace di unire etica, qualità e creatività.
In questo contesto, Eataly Milano Smeraldo si conferma come punto di incontro tra tradizione e innovazione, offrendo al pubblico un’esperienza culinaria autentica e dinamica, da vivere e condividere.
Il format è in collaborazione con Identità Golose un vero punto di riferimento per chi ama la cucina d’autore, l’innovazione e la cultura del gusto. Nato nel 2005 questo progetto ha saputo trasformarsi nel tempo, diventando un luogo di incontro privilegiato per chef, pasticceri, produttori e appassionati, un palcoscenico dove la tradizione si confronta con le idee più contemporanee della cucina internazionale.
Dalle prime edizioni milanesi fino alle grandi tavole del mondo, Identità Golose ha accompagnato la crescita di interpreti straordinari della gastronomia, facendo dialogare culture diverse e linguaggi culinari differenti. Identità Golose è quindi un hub culturale, una comunità di pensiero e azione dove la cucina è praticata, raccontata e celebrata in tutte le sue sfaccettature, con un’attenzione particolare all’autenticità.
Il prossimo appuntamento di Giovani Talenti da segnare in agenda sarà mercoledì 18 febbraio con lo chef Juan Quintero che proporrà la sua cucina fusion, nata dall’incontro tra radici sudamericane e tradizioni italiane.
A Milano in via Cusani 1 nell’immobile stile liberty all’angolo con via Broletto, Obicà Mozzarella Bar, rappresentante della genuinità dei prodotti italiani nella ristorazione, apre il nuovo locale improntato sull’eredità di Obicà Brera.
Una nuova caffetteria bistrot, la Frisart by Artigiano in Fiera è stata aperta all’interno del Mercato Comunale di piazza Wagner a Milano.
Se non sai che regalo scegliere per Natale, quest'anno ci pensa Wicky's Innovative Japenese Cuisine , dove è possibile regalare un’esperienza gastronomica senza precedenti grazie ai voucher di Wicky’s, ad una serie di gift card acquistabili direttamente sul sito del ristorante (www.wicuisine.it). Un regalo ideale per gli affezionati dello Chef Wicky Priyan e per chiunque ami approfondire contaminazioni inedite fra la cucina giapponese tradizionale e gli ingredienti tipici mediterranei.

Bomaki, l’uramakeria nippo-brasileira presente a Milano e Torino, è ormai nota per i suoi dehors.
Lunedì 1 aprile | ore 10 – 14.30 | Via Galileo Galilei 5 | Nova Milanese
Amanti della pizza riunitevi. Armatevi di taccuino, spirito critico e buon senso. La vostra parola determinerà l’esito della serata.
Tre regole per cominciare: è già difficile scegliere solo dieci film, quindi rinunciamo a un ordine di importanza. Il noir è solo e rigorosamente in bianco e nero, perciò nessuna pellicola a colori. Niente Hitchcock, il suo è un cinema a parte.
Cominciamo dal capostipite riconosciuto: Il Mistero del falco (1941) tratto dal romanzo di Dashiel Hammett, esordio del regista John Huston e irruzione nel cinema ‘che conta’ per l'icona del noir, Humphrey Bogart, nei panni del detective Sam Spade alla ricerca di una statuetta d'oro: sigaretta pendente all'angolo della bocca, cappello di traverso, sguardo disilluso. Ci sono già tutti gli ingredienti tipici del genere: inganni continui, violenza sempre in agguato, una galleria di personaggi loschi e inquietanti, un protagonista in bilico tra il Bene e il Male.
Restiamo con “Bogie” nel ruolo di private eye per un'altra scelta obbligata: Il grande sonno (1946), sceneggiato da William Faulkner a partire da un romanzo di Raymond Chandler. Il protagonista è Philip Marlowe, alle prese con un susseguirsi infinito di colpi di scena e stravolgimenti: si narra che anche gli attori, tra cui spicca una stupenda Lauren Bacall, non riuscissero a orientarsi nella trama, ma l'atmosfera del film è quanto di più noir si possa immaginare.
Ritroviamo la coppia (sul set e nella vita) Bogart/Bacall ne La fuga (1947), celebre per una riuscita scelta stilistica del regista Delmer Daves: grazie a un perfetto gioco di ombre e inquadrature in soggettiva, per la prima ora gli spettatori non vedono il volto del protagonista, che dopo l'evasione dal carcere ha fatto ricorso alla chirurga plastica. Tolte le bende, compare il volto magnetico di “Bogie”, braccato dalla polizia e alla ricerca del colpevole dell'uxoricidio di cui è ingiustamente accusato.
Ma il noir è anche il genere dei malviventi alla ricerca del colpo che gli cambierà la vita o che ne segnerà il crollo definitivo, in una spirale di avidità, sfiducia, disillusione, autodistruzione. Di loro racconta meglio di chiunque altro John Huston in Giungla d'asfalto (1950), aiutato da un cast di bravissimi caratteristi poco conosciuti, tra cui una quasi esordiente che farà strada: Marilyn Monroe. Perché nel noir ci sono anche le donne, bellissime e distruttive: le dark lady.
Ne La fiamma del peccato (1944) di Billy Wilder la biondissima Barbara Stanwyck trascina un normalissimo agente d'assicurazioni in un perfido intrigo ai danni del marito: nel noir l'incontro con la dark lady è sempre travolgente, il suo fascino precipita gli uomini più comuni in spirali inarrestabili.
Per continuare con i registi austriaci trapiantati a Hollywood, non possiamo assolutamente tralasciare Fritz Lang, uno dei padri di quell'Espressionismo tedesco da cui il genere ha tratto alcuni dei suoi aspetti peculiari: i netti contrasti di luci e ombre, l'emersione delle passioni più violente, la dimensione onirica. Il film che meglio sintetizza l'equilibrio precario tra realtà ed apparenza, innocenza e colpevolezza, è La donna del ritratto (1944), in cui un criminologo viene coinvolto da una ragazza in una vicenda di omicidio e ricatto.
Il forte simbolismo visivo, tipico dell'Espressionismo, caratterizza anche il capolavoro di uno dei grandi maestri del noir, straordinario creatore di atmosfere inquietanti nel loro bianco e nero che nasconde e rivela: La scala a chiocciola (1945) di Robert Siodmak, in cui un killer minaccia di uccidere una ragazza muta, in un crescendo di suspense.
Restano tre posti in videoteca. Non può mancare Orson Welles: scegliamo L'infernale Quinlan (1958), l'ispettore obeso, razzista, arrogante, dal fiuto infallibile e dai metodi sbagliati. “Era uno sporco poliziotto, ma a suo modo era anche un grand'uomo” dice di lui un'indimenticabile Marlene Dietrich con parrucca nera, come indimenticabili e nere sono le atmosfere quasi opprimenti di quest'opera magistrale.
Non può mancare la scuola francese: tralasciamo le escursioni nel genere dei maestri della Nouvelle Vague e scegliamo Grisbi (1954) di Jacques Becker. Perché c'è Jean Gabin, che sta al noir francese come Bogart a quello americano, con la medesima disillusione. Perché ci sono il miraggio del “colpo della vita” e il codice d'onore dei vecchi malavitosi. Perché c'è la forza dell'amicizia virile messa in pericolo da una donna. Perché l'antagonista ha il volto di Lino Ventura e la femme fatale quello di Jeanne Moreau.
Non può mancare, infine, il “cult B-movie” per eccellenza, cioè il film a basso costo, girato fuori da Hollywood, che nonostante le umili origini è entrato nella storia del cinema: Detour (1945) di Edgar G. Ulmer, storia di un pianista qualunque in viaggio da New York a Los Angeles per incontrare la fidanzata. Il suo viaggio si trasforma in un incubo, a causa di una serie di eventi inattesi e incontrollabili che lo precipiteranno nell'abisso della colpa. Un lungo flashback con la voce narrante del protagonista, classico del genere, ricostruisce le tappe della caduta: pochi soldi, tanto mestiere, indelebilmente noir.
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