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Proraso forte di una tradizione nell’arte della rasatura, fonda la prima Accademia di Barberia italiana, che offrirà a barbieri esperti e non percorsi di formazione e affinamento del mestiere.

Il Festival itinerante Moviemov, che in solo 3 edizioni si è affermato come un ponte di collegamento culturale tra Italia e Asia, ha aperto ieri a Roma la sua ultima edizione con le più importanti pellicole del cinema asiatico e la premiazione al regista Giuseppe Tornatore, vincitore del premio del pubblico a Bangkok. Il Moviemov è un festival itinerante nato tre anni fa con lo scopo di promuovere il cinema italiano in Asia e quello asiatico in Italia, creando una rete tra Roma, Bangkok, Manila e la Birmania. Ad aprire la rassegna 2013 è stata proprio La migliore offerta di Giuseppe Tornatore, già pellicola pluripremiata per la regia, la sceneggiatura e le musiche e ora vincitrice del premio del pubblico durante l'edizione del Moviemov di Bangkok.

Per chi si fosse perso il film ricordiamo che Giuseppe Tornatore aveva definito Baaria una sorta di spartiacque tra i suoi film sulla Sicilia e la sicilianità e quello che sarebbe arrivato dopo.

Dopo è arrivata, appunto, La migliore offerta un film apparentemente semplice e con una griglia narrativa e cinematografica lineare. In realtà la pellicola è un puzzle di grande respiro dove il regista semina e distribuisce indizi e tracce che lo spettatore è chiamato a ricostruire fotogramma dopo fotogramma e che portano tutti al vero discorso filmico dell’opera.

La verità è una perla nascosta. Identificarla e trovarla è la missione che si presenta all’essere umano nella sua vita. La vita vera appare allora nel film di Tornatore come un’opera d’arte da restaurare e dove gli strati di scorie e materiali vari ne celano la bellezza e l’antico significato.

Chi riuscirà a scoprire la verità riceverà il premio. E questo vale anche e soprattutto per lo spettatore di questa pellicola che imparerà a cogliere la vera trama del film spogliandolo della finzione della storia principale e arrivando al nucleo della sperimentazione del linguaggio cinematografico del regista. La migliore offerta si apre con una semplice proposta che arriva telefonicamente al protagonista da parte di una donna misteriosa.

La ragazza vuole che venga fatta una valutazione degli oggetti preziosi che arredano la sua villa e di cui vuole liberarsi. Virgil Oldman, raffinato e solitario sessantaquattrenne battitore d’asta tra i più qualificati accetta l’incarico e si prepara a stimare gli oggetti e a incontrare la donna che gli ha fatto l’offerta. La ragazza, però, non si presenta mai agli appuntamenti e Virgil, uomo organizzato e abituale all’inizio ne resta sconcertato e contrariato ma subito dopo non può che ritrovarsi attratto da una committente così misteriosa e nascosta. E decide di scoprire il suo segreto. Intanto, nel corso dei sopralluoghi, trova nei sotterranei dell'abitazione parti di un meccanismo che si rivela essere di produzione molto antica, si tratta della realizzazione di un automa meccanico perfettamente funzionante. Virgil, passo dopo passo ne ricostruisce la scheletro e con lui lo spettatore mette insieme i pezzi del puzzle narrativo della pellicola. La migliore offerta finisce così per diventare una delle prove di sceneggiatura più importanti di Tornatore che fa solo finta di presentare agli spettatori un film d’amore.

La migliore offerta è anche la più bella prova cinematografica di Geoffrey Rusch nel ruolo di Oldman ma anche dell’attore Maximillian Dirr che interpreta il ruolo del suo giovane assistente. Proprio di Dirr è la frase che racchiude l’intero senso del film: “Vivere con una donna è come partecipare ad un'asta. Non sai mai se la tua è l'offerta migliore”.

Dall’Europa, agli Stati Uniti, e dall’America Latina all’Asia: la prima edizione del concorso indetto dall’associazione Artes di Prato per capire lo stato attuale della musica è stato un vero successo. Come sta la musica oggi, chi la rappresenta, come scrivono e cosa scrivono i compositori contemporanei? Ce lo dice Florence string quartet call for score e i giovani compositori che vi hanno partecipato con le loro partiture e il loro entusiasmo.

“L’idea del concorso – spiega il presidente dell’associazione Artes Italia, Andrea Vitello – parte proprio dall’esigenza di voler testare come sta la musica di oggi e naturalmente conoscere i nuovi compositori. L’associazione Artes nasce appunto con questo scopo, ovvero come centro di produzione e di diffusione della musica e dato che nel nostro progetto ci crediamo molto indire un concorso come Call for score ci è sembrato il modo migliore per conoscere e individuare gli artisti e le composizioni migliori”. E la risposta dei giovani compositori è stata la più lusinghiera possibile.

Hanno partecipato al concorso ben centododici artisti provenienti da quasi tutti i Continenti con lavori diversi e di grande interesse.

“Considerando che è la prima edizione – aggiunge Andrea Vitello – non possiamo che ritenerci molto soddisfatti, anche perché il tutto è frutto esclusivamente dell’impegno e del lavoro della nostra associazione, senza finanziamenti di nessun genere e con l’esclusivo patrocinio del Comune di Firenze dato all’iniziativa stessa”.

E proprio nel capoluogo toscano, nella splendida cornice del Palagio di Parte Guelfa, il prossimo 8 settembre ci sarà la premiazione dei vincitori del concorso con un concerto dedicato esclusivamente a loro e alle partiture.

Intanto i componimenti arrivati al Florence string quartet call for score sono al vaglio attento e competente della giuria del concorso composta dal maestro Andrea Portera, che ne è presidente e dai maestri Gian Paolo Luppi, Luca Ceretta, Jin-Tak Moon e Jean Paul Carradori.

“In realtà – conclude il maestro Vitello – stiamo pensando di far esibire anche i musicisti e le composizioni arrivate finaliste, così come si fa di solito nei concorsi in generale, e quindi lasciare il palcoscenico e la possibilità di farsi conoscere anche agli artisti arrivati al quarto e quinto posto perché l’evento dell’8 settembre non sia solo una premiazione ma una vera festa”.

Una festa a cui tutti sono invitati a partecipare per ascoltare della buona musica e per scoprire chi sono i nuovi talenti del panorama internazionale.

 

Altre info sull’associazione e le diverse iniziative di Artes su: www.artesitalia.it

 

Noi di Nerospinto vi segnaliamo un evento imperdibile nel suo genere.

Dal 14 giugno al 5 luglio 2013 presso la Sala Alda Merini- Spazio Oberdan della Provincia di Milano, la Fondazione Cineteca propone in anteprima per la scena italiana, due lungometraggi: Mandala e Sadhu- il cercatore della verità.

In maniera concisa e attraverso immagini folgoranti, entrambi i film indagano le radici della spiritualià orientale: sulle tracce di un eremita in viaggio dal Nepal al Tibet (Sadhu), o seguendo nel suo farsi la mirabile costruzione di sabbia ad opera di monaci del Bhutan (Mandala), gli autori dei film si spogliano di ogni preconcetto intellettuale e sovrastruttura occidentale. Si tratta di una sorta di pellegrinaggio alla fine del quale potranno dichiarare di conoscersi meglio.

I due lungometraggi saranno sempre proiettati insieme a uno dei due corti (Golok  e  La tenda nera) di “più Tibet”, che Giuseppe Cederna ha realizzato durante un recente viaggio con ASIA-Associazione per la Solidarietà Internazionale, una ONG che dal 1988 sviluppa con successo progetti umanitari in diversi paesi del continente asiatico.

A tutti i lettori di Sesto Senso consigliamo questo momento di "meditazione"  attraverso gli insegnamenti delle filosofie orientali.

Spazio Oberdan

oberdan.cinetecamilano.it

Viale Vittorio Veneto, 2

20124-Milano

Tel:02.7740.6300

 

Quando John Lennon incontrò Yoko Ono nel 1966, la stessa era già considerata una pioniera del movimento artistico Fluxus, che dal 1962  raccoglieva artisti d’avanguardia intorno alla figura di George Maciunas, l’architetto lituano che rese il celebre quartiere newyorkese di SoHo e lo trasformò in un rifugio per artisti. Yoko avvicinò e conobbe gli esponenti di Fluxus proprio nella “grande mela” e da qui tutti insieme cercarono di esportare e far conoscere le proprie opere in Europa e poi in Asia.

Gli artisti di Fluxus sono architetti, designer, poeti sperimentali e musicisti che rivendicano nella vita quotidiana e nei gesti di tutti i giorni la presenza estrinseca dell’arte. Il flusso del quotidiano permeato, appunto, dalle più disparate forme artistiche.

Yoko Ono, nella galleria londinese dove conobbe Lennon, aveva esposto una mela con sotto la scritta che recitava “apple” e invitava i visitatori a piantare in una parete espositiva dei semplici chiodi con un semplice martello al fine di farne un collage. Erano le prime mostre personali dell’artista che, come molti altri membri di Fluxus, imponevano l'artisticità dei gesti quotidiani in nome di un'arte totale. Un’arte che predilige come ambiti d'espressione la musica, la danza, la poesia, il teatro e la performance. Da qui nascono gli happening, prima quelli americani che vedono la partecipazione di personaggi del cinema e della cultura, ma anche di donne simbolo come Jacqueline Kennedy; e poi quelli europei, soprattutto tedeschi, dove è l'evento che conta e dove lo spettatore finisce con il diventare attore e protagonista dell’evento artistico.  Fluxus, dal latino flusso, indica un fenomeno in continuo mutamento, che non ha forma né luogo, che abolisce i confini tra le discipline artistiche, fra artista e pubblico, fra arte e vita. Le opere d'arte Fluxus finiscono così per diventare veri e propri avvenimenti, con video, assemblaggi e performance che dal quotidiano si ricombinano in un nuovo orizzonte provocatorio e sorprendente, e sempre lasciando grande spazio e importanza al caso.

E per festeggiare al meglio i suoi primi, meravigliosi, ottant’anni Yoko Ono espone le sue opere più importanti in una mostra itinerante:Women in Fluxus & Other Experimental Tales.

Nella mostra sono presentate, oltre ad opere scelte di singole artiste, documentazioni di eventi e spartiti, Event Scores, riprese video, fotografie, dischi, oggetti, documenti cartacei, Yearboxes e altri interessanti e singolari materiali relativi alle serate Fluxus. Le opere provengono dalle più importanti collezioni internazionali e intendono ripercorrere quell’incredibile momento d’interdisciplinarietà programmatica che Dick Huggins chiamò Intermedia, e che scrisse parte della storia dell’arte contemporanea, anche italiana.

Le opere di Women in Fluxus sono circa duecento e, oltre ai lavori di Yoko Ono, ci sono quelli di artiste come Anna Halprin, Carolee Shneemann, Charlotte Moorman e Alice Hutchins.

 

 

 

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