La Taskita, il ristorante che porta il mondo in tavola ad Alassio
Alassio non è soltanto sinonimo di mare, spiagge e vita balneare. Da qualche anno, questa città della Riviera ligure è diventata anche un punto di riferimento per chi cerca esperienze gastronomiche non convenzionali, lontane dai cliché della cucina di mare tradizionale. A segnare questa svolta c’è La Taskita, ristorante guidato dalla chef colombiana Briggith Otero Moreno. Un percorso culinario che non conosce confini e che porta in tavola la sua visione: piatti eclettici, globali, capaci di sorprendere anche i palati più smaliziati.
«Abbiamo iniziato a sviluppare l’idea di La Taskita dopo lunghi viaggi in Spagna», racconta Otero Moreno. «Ci ha colpito la contaminazione incredibile che si respira tra Madrid, i Paesi Baschi e l’Andalusia. Dietro l’apparente informalità dei locali c’è una ricerca enorme, e questo ci ha affascinato: al ritorno volevamo creare un concept che unisse cucina e mixology con lo stesso spirito.»
La nuova carta conferma la cifra stilistica di La Taskita: un mix vibrante di sapori che parte dal plancton e arriva al wagyu giapponese, passando per ceviche, tacos e piatti vegetali che stupiscono per equilibrio e inventiva. C’è la memela al plancton, che profuma di mare e gioca con consistenze inedite, o il ceviche di ricciola con leche de tigre di mela e yuzu, che mescola freschezza e acidità in maniera quasi ipnotica. Ci sono i bucatini al curry verde thailandese e carciofi, un primo che guarda a Oriente senza dimenticare la stagionalità mediterranea, e le busiate con salsa XO e gamberi, esempio perfetto di quanto un piatto possa attraversare culture diverse e incontrarsi in un equilibrio nuovo.

Il piatto simbolo? Senza dubbio il waffle di pandebono con tartare di black angus, pere fermentate, nocciole e tartufo nero. «Il pandebono è un pane colombiano a base di farina di yucca. Sul nostro waffle incontrano il black angus, il tartufo, le nocciole piemontesi e un peperoncino tipico sudamericano. È un piatto che parla di Colombia e Italia insieme, e i nostri clienti si chiedono sempre come sia possibile che funzioni così bene: la risposta è nel mix di culture.»
Chi ama la carne trova proposte che non passano inosservate, ma la vera cifra del locale è la libertà. «Non ci interessano le categorie di antipasto, primo o secondo. Da noi puoi iniziare con un gyoza e finire con un’ostrica al rafano e macadamia caramellata, oppure pasteggiare con un distillato e chiudere con un vino. È questo il bello: seguire la curiosità e non lo schema.»
Anche la drink list è parte integrante del concept: «Vengo da vent’anni di miscelazione» spiega. «Per noi i cocktail sono come i piatti: ricchi di ingredienti dal mondo, costruiti con tecniche innovative e pensati per dialogare con la cucina. Mixology e food sono un unico percorso.»
L’esperienza è resa unica anche dal contesto. «Lavorare in una location come Alassio è un valore aggiunto» spiega. «Abbiamo una clientela internazionale grazie al turismo e agli hotel, ma anche un pubblico locale che ci segue da Savona e Imperia. Non è facile mantenere costanza con un concept così diverso, ma negli ultimi anni siamo riusciti ad allargare la nostra audience e a lavorare tutto l’anno. Questo ci motiva ancora di più.»
Dietro la brigata di cucina, tutta al femminile, c’è la forza della coralità. La chef Briggith guida la squadra con la sua passione, ma tutto nasce dalla sintonia con le altre ragazze, Marisol e Ingrid dal Salvador, e sua sorella Diana dalla Colombia. «In cucina si respira un’aria bellissima: tutto è fatto con impegno, rispetto per la materia prima e voglia di crescere».
Chi entra a La Taskita non trova soltanto un ristorante, ma un invito a viaggiare con i sensi. «Le prospettive per i prossimi anni? Continuare a far assaggiare cose nuove, viaggiare per scoprire ingredienti e tecniche da riportare qui, e soprattutto non perdere mai la passione. Questo per noi è l’unico vero obiettivo.»
Se Alassio è pronta a essere riscoperta anche come destinazione gourmet, La Taskita ne è sicuramente uno degli indirizzi imperdibili. Un luogo che parla di globalizzazione positiva, di intreccio tra culture e di un futuro della cucina che è già presente.
