Il 5 ottobre i Nylon presentano il nuovo album, "Discretamente a pezzi" allo Spirit de Milan- Filippo Milani ci racconta la "musica cruda" del trio
Al confine tra il Capossela patafisico di “Canzoni a manovella” e un’estetica camp in cui l’ironia sembra prevalere sulla tragedia, torna la “musica cruda”- come il trio ama definirla- dei Nylon.
“Discretamente a pezzi”, in uscita il 6 ottobre su etichetta La Stanza Nascosta Records, suona come una straniante fiaba postmoderna. Il fondamento del pensiero esplode in mille direzioni e la musica diventa metaforicamente e concretamente- complice l’estro creativo della paper artist Michela Alesi- un collage citazionista, sorretto da una volontà di rinegoziazione dell’identità e della realtà.
Nerospinto ha incontrato Filippo Milani, voce dei Nylon.
L’appuntamento con la presentazione dell’album è domenica 5 ottobre, con inizio alle ore 21.30 (ingresso libero) allo Spirit de Milan (Via Bovisasca, 59, 20157, Milano).
Sul palco i Nylon- Filippo Milani (voce), Davide Montenovi (chitarra e voce), Adriano Cancro (violoncello e voce)- con la partecipazione di Riccardo Maccabruni (piano, fisarmonica e voce) e Beatrice Campisi (voce in “Isadora”), che hanno preso parte alle registrazioni del progetto.
Dalle 20.00 i Nylon sono disponibili per il firmacopie.
Il 19 settembre è uscito il singolo “Alleluja”. Il confine tra irriverenza e denuncia sociale è sottile?
E’ una canzone molto potente che si muove in equilibrio proprio su quel confine sottile.
Ha una forza musicale indubbia che a volte tende a oscurare relativamente la potenza del testo e proprio per questo è stato scelto come primo singolo, è il biglietto da visita di un album che vive di contrasti e di brani che vogliono colpire con dolcezza ed essere sfrontati nella loro genuina verità.
Siete soddisfatti della resa del videoclip che accompagna il brano?
Siamo molto soddisfatti. Abbiamo collaborato con degli amici- oltre che dei professionisti- e abbiamo pensato ad un video che fosse evocativo e dinamico. Per me, stare su quella specie di “pulpito” è stata una discreta sfida ma la resa finale ha dato ragione alla regista Lù Magarò. La presenza dei musicisti aggiunti è servita per esprimere una scena quasi da live e anche Davide e Adriano sono stati molto convincenti.
Il 6 ottobre esce, in formato fisico e digitale, “Discretamente a pezzi”. Iniziamo a parlarne dal titolo…
Diciamo che il titolo ha diverse interpretazioni: una pratica e una emotiva.
Dal lato pratico la grafica del disco è stata curata dalla paper-artist Michela Alesi che ha creato per ogni brano un collage nel suo stile inconfondibile. Essendo collage, quindi opere da ritagli di riviste di moda, ecco i pezzi… sul “discretamente” in questo caso può essere inteso come “senza fare troppo rumore” come se si sfogliasse una pagina per ogni canzone.
Dal lato emotivo invece siamo DAVVERO A PEZZI. Il disco ci ha messo a dura prova e ha richiesto più tempo del previsto. Cominciamo col dire che questo album sarebbe dovuto uscire nel 2021 ma per colpa della pandemia è slittato; nel momento in cui ci siamo messi in studio, poi, non avendo scadenze da rispettare, ci siamo un po’ rilassati dilatando così i tempi di produzione.
Quanto tempo ha richiesto la produzione dell’album?
La produzione ha richiesto circa un anno e mezzo. Abbiamo registrato agli Europa Studios di Pogliano Milanese e siamo stati seguiti da Lorenzo “Lotus” Catinella. Ci siamo sentiti davvero coccolati (forse anche per questo i tempi sono stati più lunghi del previsto) e Lotus ha davvero trovato il modo giusto per farci lavorare in studio cercando di riportare sul disco le dinamiche che cerchiamo di trasmettere dal vivo.
Abbiamo cominciato con una pre-produzione dalla quale siamo partiti per concepire la resa dei brani e poi sono cominciate le sessioni vere e proprie. E’ stata una bella esperienza anche se sfiancante alla lunga.
E’ un lavoro ricco di collaborazioni…
Sì, ci piace nei dischi cercare di allargare la famiglia. Un disco lo considero come una foto fatta alle canzoni, una foto di quelle da incorniciare e quindi cerchi di vestirle eleganti e curare ogni singolo aspetto. I musicisti aggiunti servono proprio ad impreziosire questa foto. Niccolò Torciani alle percussioni, Luigi Scuri alla batteria, Riccardo Maccabruni al pianoforte, Nicolò Fiori al contrabbasso, Gianmarco Andreoli agli archi, Roberto Re al basso, Giacomo Lampugnani al contrabbasso e la cantautrice Beatrice Campisi, che duetta in “Isadora”.
“Discretamente a pezzi” è affiancato da un prezioso Art Booklet. Come è nata la sinergia con Michela Alesi?
E’ nata in modo estremamente naturale: avevamo deciso che questo album avrebbe dovuto avere una forte componente grafica, ci siamo guardati in giro nel panorama artistico di Pavia interpellando disegnatori, fumettisti e- quando abbiamo visto i lavori di Michela- ci siamo subito innamorati del suo stile e dell’originalità delle sue opere. L’abbiamo invitata ad un nostro concerto ed è scattata la scintilla.
Nell’ Art Booklet prima dei testi sono riportate anche le impressioni e le suggestioni che l’hanno portata dall’ascolto del brano alla realizzazione del collage. E’ stata davvero grande, una persona splendida e un’artista davvero superlativa.
Ci sono i sorcini, i Blaschi e i “crudi”. Come mai avete ribattezzato così i vostri fan?
Nasce tutto dal nostro primo EP “Antipasto Crudo” e dalla definizione che diamo alla nostra musica.
Una delle domande che mette sempre più in difficoltà una band è “Che genere di musica fate?” e, per uscire dalle solite definizioni, definivamo il nostro genere come “Musica Cruda” cioè una musica scarna, essenziale ma con un forte peso dato al testo e mi piaceva dire che le nostre canzoni a cantarle lasciavano un buon sapore in bocca. La definizione è subito piaciuta molto e quindi l’abbiamo utilizzata per definire i nostri fan.
Tra vostri riferimenti musicali c’è anche Vinicio Capossela?
Sicuramente è uno dei nostri “maestri”, non solo dal punto di vista musicale o nella stesura dei testi ma anche dal lato performativo. Abbiamo assistito a molti suoi concerti e la sua capacità teatrale ci ha sempre ispirato molto; l’utilizzo di oggetti di scena, maschere, cappelli ecc. servono per far arrivare meglio il messaggio della canzone al pubblico e poi è davvero divertente giocare sul palco per dare un senso dinamico alla performance.
Naturalmente non è l’unica fonte di ispirazione e all’interno della band arriviamo tutti da ambiti musicali diversi; dalla musica classica al jazz, passando dal manouche, fino al cantautorato classico e contemporaneo. Il fatto poi di essere in due nella band a scrivere i brani ci permette di essere difficilmente incasellabili in un unico genere di riferimento. Una volta mi è stato chiesto “Qual è il brano che definisce i Nylon?”, sinceramente non sono ancora riuscito a rispondere.
Quanto è importante per voi la dimensione live?
Penso sia fondamentale. Personalmente preferisco di gran lunga la dimensione live che il lavoro in studio.
Il live ti permette di comunicare con il pubblico, di trasmettere fisicamente ed emotivamente la forza di un brano e ricevere una risposta. Curiamo i dettagli delle nostre performance: quali oggetti usare, come muoverci, come presentare i brani. Ecco… la presentazione dei brani è davvero fondamentale per fare in modo che il pubblico si trovi all’interno del brano, che si faccia suggestionare e che vada a cercare all’interno del testo quella dichiarazione di intenti che ha preceduto l’inizio del brano. Una delle canzoni che più rispecchia questo scambio con il pubblico è “Alice” perché è una canzone che musicalmente è quasi un valzer, quindi molto cadenzato, ed il testo inizialmente sembra proprio ricalcare il racconto di Lewis Carroll… quando sul finale, però, si capisce che la storia prende decisamente un'altra piega, è davvero emozionante vedere come il pubblico cambi espressione e quelle che erano delle espressioni divertite, mutino in stupore e lascino spazio, a volte, a qualche lacrima.
Ci sono voluti anni di rodaggio per arrivare al tipo di esibizione che facciamo ora e siamo in continua evoluzione. E’ sempre una sfida che ci piace raccogliere e (auspicabilmente) vincere.

