Intervista a Caterina Dolci: vi racconto il mio progetto solista, Dada Sutra, tra classicismo e rivoluzione
Avete presente Caterina Dolci ,“Kaj”, bassista e corista delle Bambole Di Pezza, la punk rock band tutta al femminile che ha spettinato il festival di Sanremo?
Il suo basso rosa, già iconico, è una creazione di Cristian Bona, liutaio e bassista di Gamaar. I due si sono conosciuti ad una serata di Lady Day Eventi e…udite udite…sia Gamaar che Dada Sutra, il progetto solista di Caterina Dolci, fanno parte del terzo vinile (colorato, numerato e a tiratura limitata), appena uscito, della collana LE CRISALIDI, lanciata proprio da Lady Day Records, neonata etichetta discografica del marchio Lilium Produzioni.
Due tracce per un mini concept sulla sovversione di stereotipi resistenti e la riscrittura delle regole, con un’eco anti-autoritaria. Sul Lato A: GAMAAR con “Guardami”;
sul Lato B: DADA SUTRA con “Vita di Vespa”.
Le copertine, in formato gatefold, hanno un design innovativo e fortemente riconoscibile. Il concept è la rivisitazione in una chiave attualizzante, insurrezionale e giocosamente iconoclasta, di figure femminili fortemente radicate nell’immaginario storico; un gesto trasformativo dell’oggetto artistico che riscrive - simbolicamente - i confini del lecito o socialmente accettato, lasciando intuire, al di là di stereotipi abusati, la possibilità di una straordinaria esperienza di libertà.
La direzione artistica, a cura di Intu Agency, ha affidato l’illustrazione delle cover a Dogui (Guido Masala, illustratore per Sergio Bonelli Editore).
Nerospinto ha raggiunto Dada Sutra (venerdì 13 in concerto a Parma , dalle 22.00, sul palco dell’Oca Morta Live), che di Vita di Vespa, lato B del terzo vinile de Le Crisalidi, racconta:
VITA DI VESPA è una ballata distorta e grottesca in cui una ragazza viene scelta come vittima sacrificale per una celebrazione, una folle festa di paese, e potrebbe sopravvivere o morire come nel racconto “E se cado?” della scrittrice nigeriana Anne Dafeta. Per me parla di come l’intrattenimento sia una macchina pericolosa e letale, e anche di tutte le vite che in questo momento sono appese a un filo sottile, e del mondo che sta a guardare.
Sei reduce dall'esperienza sanremese con le Bambole di Pezza. Vuoi raccontarci qualche aneddoto sulla vostra partecipazione al Festival dei fiori?
È stata come una pazzissima gita scolastica, estenuante ma anche molto divertente. Sto ancora cercando di riprendermi. Uno dei momenti notevoli è stato quando abbiamo fatto cinque minuti di tragitto in van con Patty Pravo, si è spaventata di dover dividere lo spazio con noi, ma superato lo spavento abbiamo chiacchierato un po' e mi ha fatto i complimenti perché suono il basso.
Parliamo del tuo progetto solista, DADA SUTRA. Ci spieghi, per prima cosa, come ti è venuto in mente questo nome?
Mi è venuto in mente per caso e mi è piaciuto il suono. Poi ho pensato che è un ossimoro, dada come il Dadaismo che vuole eradicare tutta l'arte e la cultura storiche per fondarne di nuove, e come la lallazione infantile a cui il nome del movimento si ispira; sutra come le scritture indiane, qualcosa di sacro e immutato da millenni. Penso rappresenti un dualismo che c'è anche nella mia musica e nel mio percorso, venendo dal punk da un lato e da studi classici dall'altro.
"Vita di Vespa", il tuo inedito in uscita l'8 marzo per la collana LE CRISALIDI, lanciata da Lady Day Records, è un post-punk dal testo deflagrante...come è nata questa canzone?
Ho messo insieme delle suggestioni diverse, da un racconto di Anne Dafeta pubblicato su “Omenana”, edizioni Nero – nessuno spoiler, leggetelo – al resoconto della festa del Santissimo Crocifisso di Villafrati, Palermo, fattomi da un mio amico, a un incubo che ho fatto dove avevo la casa piena di larve di vespa. Tutto questo in qualche modo si è legato al trauma collettivo di assistere a un genocidio in diretta e non poterlo fermare. Parla di una vita appesa a un filo, di incertezza, del bisogno di lasciare un segno.
Lady Day sostiene la forza delle donne, e lo fa celebrandole attraverso la loro creatività. Quanto sei vicina alla filosofia di questo progetto, che ti vede in prima linea?
È un progetto bellissimo di cui sono felice di far parte e di cui condivido la filosofia in pieno.
Ti senti una donna e un'artista libera?
Prima bisognerebbe dare una definizione di libertà: per me significa poter fare la musica che voglio, esprimermi come voglio e dire quello che penso, e avere la possibilità di andarmene da situazioni in cui non sono felice. Posso dire di sì, credo di avere queste libertà la maggior parte delle volte, ed è un privilegio che non tutti e soprattutto non tutte hanno, e che va difeso e tutelato.
Vuoi darci qualche anticipazione dello spettacolo che ti vedrà sul palco con Michele Monina?
No, perché anche io non ne so ancora nulla!
