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"La Miseria" è l'esordio solista di Luca Romagnoli, frontman dei Management (del dolore Post-Operatorio)

La Miseria, in uscita il 6 dicembre 2024 per La Tempesta Dischi, è il primo album da solista di Luca Romagnoli, frontman dei Management (del dolore Post-Operatorio), che ha deciso di ritagliarsi uno spazio tutto suo per raccontare la sua parte più intima, strettamente intrecciata alla visione della società in cui viviamo.

Dieci canzoni (più una, presente in doppia veste) per un concept album sulla miseria contemporanea, che Luca Romagnoli racconta così:

La miseria è una piscina che si paragona al mare per bellezza e profondità. È la vita che finge di essere la vita, in tutte le sue declinazioni “trashendentali”.

È il linguaggio della politica, il linguaggio più basso della nostra epoca, è l’orrore della guerra (ancora), la povertà dell’odio verso l’altro. La miseria è un bambino che non è più in grado di inventare un gioco, una storia, è anche un genitore che per metterlo a tacere gli piazza tra le mani uno schermo. Dentro quello schermo è tutta una miseria che ci vuole consumatori, consumatori e basta, che ci vuole drogare di desiderio, del ciò che non abbiamo, anche quando abbiamo troppo.

La miseria è ammalarsi di questo troppo, doversi curare per il troppo. “Chi troppo vuole nulla stringe”, non lo stringe neanche quando lo ha tra le mani, perché è troppo distratto dal suo prossimo desiderio. Desiderio di oggetti, della prossima cosa da comprare per riempire un vuoto, del prossimo video da guardare per riempire un vuoto, della prossima foto da scattare e condividere, per essere sicuri di esistere. Non c’è niente di più misero di un mondo di persone che lottano per la propria schiavitù come se stessero lottando per la propria libertà. Niente di più misero di chi studia solo per avere un lavoro, per produrre cose che faranno arricchire altri, o faranno ammalare altri.

La miseria è darsi un bacio, e fotografarlo e sottoporlo alla valutazione degli altri, dove anche l’amore diventa un oggetto e si può dire “io ce l’ho”.
La miseria è il ricco che mostra a tutti la sua ricchezza, è la mitologia del consumo.
La miseria è vivere una vita, l’unica che abbiamo in tutta l’eternità, e viverla per qualcun altro.

LA MISERIA è il titolo del mio primo disco solista, dove ho fatto un “salto in altRo”. Dove ho deciso di dichiarare il mio valore poetico non appartenendo a nessun genere, a nessun movimento.
Me ne tiro fuori, mi ritengo già estinto.
Mi sono messo sotto uno strato di ghiaccio e aspetto che qualcuno venga a scoprirmi, come una statua rimasta sul fondo del mare per migliaia di anni.
L’indirizzo di questo disco non si trova nella periferia di una città, ma alla periferia dell’umanità.
Ho cercato di non affogare in quella piscina, ho trovato l’oceano, ma anche qui, vedo solo plastica sfuggita agli industriali.

“Quando Dio ha qualcosa da dire o da ridire, non si rivolge ai creativi di Benetton, ma ad individui particolarmente irritabili: gente che sa da dove nasce l’Offesa”. (Paolo Maria Cristalli)

I poeti. Questo disco è un omaggio ai poeti, ai miei poeti.

Soprattutto a quelli che ho avuto l’onore – l’amore – di conoscere. Ci sono le parole di Paolo Maria Cristalli e di Vik Stragovin, uno morto e l’altro vivo, ci sono le loro ed altre influenze in tutte le canzoni. Due canzoni nello specifico sono state scritte interamente con le loro parole, adattando in musica le loro opere. Con questo disco mi dichiaro poeta “senza averne i requisiti”, poeta abusivo.

È quello il mio mestiere, da sempre, non ho bisogno di fare una foto e farmi dire dagli altri, nei commenti, se posso continuare. Lo dico per sopraggiunta sicurezza, dati anagrafici alla mano, di non potere fare altro.

“Di colpo non mi fa più né caldo né freddo non essere moderno”.

Mentre camminavo per la mia strada ho incontrato Setak (Targa Tenco 2024 per il miglior album in dialetto con Assamanù), che è diventato mio grande amico e mi ha augurato e consigliato il meglio, e tra questo meglio c’era e c’è Fabrizio Cesare, il suo produttore.

Un uomo, un musicista e un produttore che da sempre ha difeso la sua posizione di eremita. Fuori da tutte le logiche. Io mi sono messo a disposizione del suo genio creativo e lui si è messo a disposizione delle mie parole, ci siamo dati appuntamento nell’aldiquà.

L’aldiquà è un altro mondo, però si trova in questo. È un luogo dove non pensi a quello che stai facendo, lo fai e basta. “Se prima devi leggerlo a qualcuno, non sei pronto”, “se stai cercando di scrivere come qualcun altro, lascia perdere”.

Il primo giorno che sono andato a casa di Fabrizio, dopo una lunghissima chiacchierata, ci siamo salutati e mi ha lasciato un libro, “La Malora” di Fenoglio. Probabilmente da quel titolo è nata la mia convinzione nel dedicarmi all’idea de La Miseria.

Io non credo nel destino, credo semplicemente che noi siamo quello che facciamo e quindi siamo quello che cerchiamo, e ancor prima noi cerchiamo solo quello che amiamo. Per questo le cose vanno da sé e poi ci convinciamo che tutto fosse scritto. Semplicemente lo abbiamo voluto dal primo momento che ci siamo messi in cammino.

Per semplicità lo chiamiamo destino, e infatti tra le tante ipotesi, quella che più mi piace la rubo dalla Treccani: “la parola destino deriva dalla radice di un verbo latino che significa “volere, stabilire”, da cui viene anche ostinarsi”.

Io e Fabrizio Cesare ci siamo chiusi nella sua casa di Velletri ed abbiamo pensato, scritto e registrato da zero questo disco, in due settimane. Ogni giorno una canzone, senza riflettere, vomitandola, suonando con i gomiti ed urlando frasi sconclusionate per cercare l’urlo primordiale, l’idea primigenia.

Non abbiamo modificato niente in post produzione, non abbiamo cercato di far funzionare ciò che non funzionava, non abbiamo messo un ritornello dove non c’era, un’apertura musicale dove non c’era. A volte proprio mentre stavamo scrivendo e registrando contemporaneamente, abbiamo bloccato prima del nascere qualche idea che avrebbe strizzato l’occhio alla miseria. La miseria discografica.

Io e Fabrizio abbiamo lavorato sull’assenza. Abbiamo deciso di non partecipare, come “unica forma possibile per inserirsi conflittualmente nel presente”.

****

“Angelo Nero (Traccia n. 2) portami lontano da questa città, dove sento di non esser più mio”.

Questa città di persone connesse, quest’orda di nuovi barbari, che mettono la propria vita a disposizione dei brand, che si tatuerebbero volentieri un grande sponsor, felici di essere la nuova versione ultratecnologica dei manichini dei negozi.

Questi esseri devoti al capitalismo, che hanno come unico pensiero quello di Fatturare (Traccia n. 4), che pregano le insegne pubblicitarie di una banca che usa i diritti civili come pubblicità e nel frattempo finanzia una guerra che si sta svolgendo sul lato oscuro del mappamondo. Esseri che si emozionano soltanto con i video motivazionali sul successo, che non hanno mai visto il cielo, come quelle povere bestie d’allevamento intensivo, che nascono direttamente nella fabbrica dove verranno ingrassati per il banco della macelleria. Questi esseri siamo noi, che non portiamo rispetto neanche per il luogo che viviamo, la natura, e che stiamo affondando ma non lo sappiamo.

“Cosa diceva l’oroscopo ai ragazzi del Titanic?”.

Le case crollano nei paesi dove qualcuno butta le bombe che noi abbiamo costruito, la gente scappa, grida, muore. Tutto questo ci interessa nei limiti di un talk show televisivo, nello spazio e tempo di una pizza a domicilio. Non guardiamo neanche mentre guardiamo, è uno sguardo vuoto, lo sguardo de Il Nulla (Traccia n. 7), il nulla della politica, il nulla de “è sempre stato così”, il nulla che ci governa, il nulla del denaro per il denaro. I soldi fanno i soldi. “Governare è rubare, questo si sa” (Caligola, Camus). Il nulla del potere, venerato soprattutto da chi non ce l’ha. Il nulla dei poveri, che poi siamo noi, che si vergognano di definirsi tali - non interessa ai follower sui social!- e quindi fingono e fingono la vita che non hanno, e soffrono di quella depressione e ansia nutrita da ogni ricerca di cose vuote, depressione che gonfia sempre di più il palloncino del potere, che non scoppia quasi mai, ma anche quando scoppia redistribuisce l’aria nei posti alti dove volava.

Depressione che ci porta intere giornate a casa, a guardare il soffitto, a scrollare cellulari, a non avere forza e coraggio di vivere la nostra vita, cercare la nostra via. Una tristezza che passa dal letto alla poltrona, senza perdonarsi di non avere un senso, di non avere uno scopo, di non saper giocare al gioco del mondo. Anime che sanguinano peccati non propri (Sanguina, Traccia n. 8).

Anime che non si perdonano di essere forme di vita come le altre, come le formiche, come gli insetti, esseri che appaiono nella storia dell’universo come un asteroide, una costellazione, come le stelle, che muoiono anche loro e sono fatte – dicono- delle stesse sostanze nostre.

Noi che abbiamo coscienza di questo enorme gioco dell’infinitamente grande e piccolo, chissà se verremo raccontati da qualcuno. Lo faranno mai Un Film Su di Noi? (Traccia n. 3)

Noi, persi tra il terrore del futuro e i nostri Progetti per il passato (Traccia n. 5), come un vecchio di paese, seduto da un secolo sulla stessa panchina, che ha trovato pace solo rinunciandoci.

A che serve tutto questo casino? Tutto questo contorcersi? Ma dove andate, state a casa. Verrete sconfitti comunque. (Perdere, Traccia n. 1). E infatti crescendo s’impara a perdere le cose più importanti, gli affetti, s’impara che tutto se ne va e che andremo via anche noi. S’impara che bisogna arrendersi con il sorriso. Quando veniamo a conoscenza, prima o poi tutti, dei grandi dolori della vita, quanto può importare una piccola sconfitta giornaliera? Possiamo perdonare anche la fine di un amore o di una amicizia, possiamo perdonarci di non avere quella macchina costosa che ci ha mostrato quello sbruffone in quel video, che gode dell’invidia di chi non può permettersela e proprio su questo costruisce tutta la sua narrazione: lui rappresenta soltanto il “Pattume Cafonesco che ha imparato a pronunciare Bi emme vù”(Traccia n. 9).

Pattume sociale, civile e politico di indifferenza verso i problemi degli altri, dei poveri, ah! i poveri, che palle, ancora? Non vanno più di moda! Non camminano bene, non sono adatti alle sfilate. Il pattume della violenza distruttrice che ci rappresenta, la violenza che mangia tutto perché deve soltanto essere consumato e si deve andare avanti. Quanti pipponi, quanto retropensiero, quante fissazioni ha il poeta, che prende il dolore e lo moltiplica come i pani e i pesci, e se ne prende pure carico, lo fa suo. Ma dai su, Non è niente (Traccia n. 10), pensa alla salute. Pensa alla tua vita, alla tua felicità. Ma come faccio se non ci capisco più niente? Se non riesco neanche a distinguere una notizia vera da una falsa, una persona vera da un’immagine sviluppata con l’intelligenza artificiale, non riesco a distinguere un esercito in posizione da una spiaggia piena di persone, un gioco dalla realtà, non riesco a capire cosa c’è scritto in quelle tabelle. Quelli sono i morti, o soltanto il numero dei morti?

Io non ci capisco più niente, Mi sono perso (Traccia n. 6) e trovo pace soltanto all’idea di non volerci appartenere, di non voler recitare nessun ruolo di questa commedia.

TRACKLIST

1. Perdere
2. Angelo Nero
3. Un Film Su di Noi
4. Fatturare
5. Progetti per il passato (feat Setak)
6. Mi sono perso
7. Il nulla
8. Sanguina
9. Bi emme vù
10. Non è niente
11. Perdere (Electro)

CREDITI

Testi: Luca Romagnoli (tranne il testo di Bi Emme Vù, di Paolo Maria Cristalli, il testo di Un Film su di noi, di Luca Romagnoli e Vik Stragovin, e il testo di Progetti per il passato, di Luca Romagnoli e Setak)
Musiche: Fabrizio Cesare (tranne Mi sono perso, di Fabrizio Cesare e Setak)
Produzione artistica: Fabrizio Cesare

Mix e mastering: Matteo Cantaluppi

Edizioni: Cassis Publishing

Produzione esecutiva: Alessandro di Giacomo x ITM.srl

Luca Romagnoli: voce, cori
Fabrizio Cesare: tastiere, chitarre, basso, percussioni, rumori, sound system, vocalizzi
Setak: chitarre in Mi sono perso, voce in Progetti per il passato

BIOGRAFIA LUCA ROMAGNOLI

Luca Romagnoli, cantautore italiano legato visceralmente al mondo indipendente e alternativo, è noto per essere il frontman e autore dei testi dei "Management" (del dolore Post-Operatorio).

I suoi concerti sono conosciuti come concentrati di poesia e provocazioni; si può assistere al suo lato più intimista, emotivamente sussurrato, oppure osservare un demone che non scende a patti col suo tempo.

Abbiamo visto il suo pubblico commuoversi per la delicatezza dei suoi interventi oppure rimanere scioccato davanti alla forza delle sue performance.

Dopo aver pubblicato sette dischi con i Management, sì è dedicato nel 2024 ad un progetto parallelo solista, in cui ha deciso di raccontarsi senza mezzi termini, mettendoci di fronte ad un esorcismo. La Miseria, il suo primo disco di inediti, uscirà venerdì 6 dicembre per La Tempesta Dischi.

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Web: https://lucaromagnoli.com/
IG: https://www.instagram.com/lucaxromagnoli
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Il 6 dicembre, al Teatro Della Misericordia di Sansepolcro (AR) è il programma il Release Party, in collaborazione con Itm.srl (biglietti alla porta).

Queste le prime date del tour:
11.01 SPAZIOPORTO, TARANTO
16.01 BIKO, MILANO
23.01 ALCAZAR, ROMA
24.01 AUDITORIUM NOVECENTO, NAPOLI
31.01 B SIDE, TERNI
20.02 LOCOMOTIV, BOLOGNA
22.02 SCUMM, PESCARA
23.02 SCUMM, PESCARA

 

 

Redazione Nerospinto

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