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Sul corpo. Intervista a Cristian di Freak Show

Questa volta, nella rete serica delle interviste marchiate Nerospinto, è caduto Cristian, alias “Il Principe dei Mostri” o “Der Prinz”, tatuatore di Freak Show.

Mi scopro disorientata in una piccola via che incrocia Paolo Sarpi, Milano. Una voce mi chiama, delle mani si agitano. È lui.

Appare un ragazzo simpatico, energico: ha le braccia ricoperte di tatuaggi (non nego di averli occhieggiati con non poca ammirazione), la voce è serena e decisa nel contempo; lo accompagna un velo di timidezza lieve, come una sfumatura. Con lui c’è una ragazza dal volto solare, che poi scoprirò essere sua ex coinquilina e grande amica.

Ci addentriamo nello studio: un seminterrato arredato con gusto ed eccentricità. Sprofondo su di una grande e comoda sedia mentre, sollecito e solerte, il simpatico duo mi offre un ottimo succo di mirtilli. Questa cordialità illumina e scalda. Mi confessa d’essere nervoso, sorridiamo assieme.

Come hai cominciato a tatuare?

Tutto ha inizio quasi cinque anni fa: ero da una mia amica a Treviso, la quale aveva affittato una stanza in uno studio, assieme ad altri artisti. Tra loro v’era Koji Yamaguchi, che ora lavora anche per MilanoTattoo. Non avevo mai preso in considerazione l’idea di cominciare a tatuare, è stato lui a spingermi. Pochi mesi dopo c’è stata la convention a Milano e lì ho acquistato il mio primo kit, da allora è cominciato il mio lavoro.

C’è molta competizione nel mondo dei tatuatori?

Sì, tantissima. (ride esasperato. N.d.R.). Tutti diventano tatuatori all’improvviso, me ne sto rendendo conto davvero adesso. Ora basta acquistare una macchinetta e si entra nel mestiere, non è così. È un percorso lungo, difficile e complicato. Sono ben pochi i tatuatori che diano la possibilità di cominciare in uno studio, quindi all’inizio si procede a tentoni. C’è bisogno di cavie (l’amica ride di sottecchi, come chiamata in causa. N.d.R.).

Le persone che si accingono a intraprendere questo mestiere non si accorgono della difficoltà: non basta essere bravi a disegnare, dal momento che cambiano sia il supporto che il mezzo usato per disegnare, (il foglio è bidimensionale mentre il corpo umano è tridimensionale). Bisogna inoltre imparare ad essere ambidestri. Ci sono tante componenti che rendono questo mestiere tanto complesso quanto affascinante, e bisogna prenderle tutte in considerazione.

Definisci, con 3 parole, un tatuaggio magistrale.

Originale, esteticamente pulito e cromaticamente equilibrato.

Tatuaggio è decorazione o significato?

Eh! Entrambe direi, ma in questo periodo storico si sta andando a perdere il significato. Ti racconto un episodio divertente: un ragazzo mi chiese di tatuargli un rosario buddhista sul petto, dunque m’informai e scoprii che ciascun tipo di rosario ha la sua differente valenza, variano i numeri delle palline secondo la data e il luogo di nascita di chi lo indossa. Arrivò il giorno del tatuaggio, gli dissi “guarda ho fatto questa ricerca etc” e lui, serenamente “ah grazie ma io lo faccio solo per estetica”. Questo per farti capire la questione: spesso dei tatuaggi senza alcun significato è facile pentirsi, perché un tatuaggio sentito può essere davvero qualcosa con una valenza simbolica e forte, da portare con fierezza tutta la vita. Del disegno puramente decorativo, invece, è facile annoiarsi.

Qual è la richiesta più assurda che ti abbiano mai fatto?

Gli album di Madonna contano? (Ride ancora). Oltre a questi, ritengo assurde richieste di frasi dell’Amoroso (Alessandra Amoroso N.d.R.) o di Vasco Rossi perché sai, ora come ora tutti vogliono scriversi qualcosa addosso, va molto di moda.

Sei soddisfatto dei tuoi lavori?

No, assolutamente. Sono ipercritico con me stesso e ho spesso paura a presentare i lavori ai clienti. Sono una persona molto insicura; gli amici di sempre si chiedono come io abbia fatto a intraprendere questa professione pur essendo tanto incerto sui miei risultati. Amo questo lavoro, spero che possa continuare a piacermi così tanto.

Hai mai sbagliato a tatuare?

Sì certo! Si sbaglia soprattutto all’inizio, ma l’importante è trovare il modo per sistemare il misfatto. Pensa che a lei (indica l’amica) ho persino tatuato Batman senza collo! Poi ho rimediato eh... però!

In seguito di errori madornali non ne ho mai fatti, ma le piccole imperfezioni sono sane e sacrosante: sono pur sempre un essere umano. Gli sbagli dipendono da tanti fattori, come i pori sottopelle, o gli scatti delle persone. Milioni di variabili, assolutamente.

Chi è il tuo Guru?

Ne ho molti: Davide Andreoli, un tatuatore di Rho. Oppure Angelique Houtkamp (www.salonserpent.com), molto, molto brava. Lei è di Amsterdam ed è uno dei miei punti cardine, sia come estetica generale che come scelta dei colori e disegni. Pensa che l'ho persino incontrata: due anni fa sono andato a conoscerla, e non sono riuscito a spiccicare mezza parola! Quando mi trovo davanti ad una persona che stimo parecchio mi trovo sempre in imbarazzo, provo quasi un timore reverenziale. Sarà dovuto alla mia insicurezza, non so.

Il tatuaggio è eterno: come ti rapporti con lo scorrere del tempo?

Vado molto d’accordo con il tempo: non lo temo, cerco di godermi quello che mi è stato dedicato in modo completo e totale. Stiamo anche cercando di migliorare il nostro stile di vita: è troppo logoro ed oppresso da agenti esterni.

Cerco sempre di migliorarmi, e non vedo l’ora d’invecchiare, con i miei tatuaggi scoloriti e flaccidi. Mi dicono che farò schifo da vecchio, ma io sostengo che invecchiando sia fisiologico imbruttirsi, in un certo senso. Magari con i miei tatuaggi camufferò un corpo che è andato avvizzendo.

Che rapporto hai con il dolore?

Non lo sopporto! Ho un tatuaggio sulla schiena fermo da un paio d’anni, perché è troppo doloroso, 20 minuti è durata, l’ultima seduta!

Il dolore è assolutamente soggettivo, così come le reazioni ad esso. Ci sono persone che riescono ad addormentarsi mentre le tatuo, ed io ad invidiarle perché non riesco a gestirmi. Il dolore per me è amore ed odio: devo tatuarmi, quindi devo soffrire, ma non posso sopportarlo.

Quale parte del corpo preferisci tatuare?

Adoro l’avambraccio, odio il fianco, soprattutto delle donne, ma solo perché sono davvero scomodo. Poi è molto bello il petto, il polpaccio. Insomma, tutto a parte i genitali!

Quale valore dai al tuo corpo?

So che il corpo è estremamente importante, ma non riesco a dargli l’importanza adeguata: odio lo sport, non ho una dieta regolare, non ho cicli di sonno stabili. Non saprei dirti, anche qui, odi et amo. Ora sono diventato persino vegetariano, è una scelta, ma non ho idea di quanto faccia bene al mio corpo.

Quale parte del TUO corpo preferisci, quale invece aborri?

Amo i miei piedi, detesto la mia faccia (si porta le mani al viso ed occhieggia l’amica, ridono sommessamente, insieme. N.d.R.).

Qual è il tuo colore preferito?

Il mio colore preferito è il nero: non c’è un motivo valido o preciso, mi piace. (Interviene l’amica: “l’ho visto in spiaggia con maglia nera e pantaloni neri uguali arrotolati sin sopra le ginocchia, fai tu!”)

Che cosa diresti a una persona indecisa se tatuarsi o meno?

Di non farlo: il tatuaggio arriva, e sto notando come la gente non riesca a rendersi conto dell’eternità di un decoro che è a tutti gli effetti permanente. Quando si hanno troppe idee confuse, non è il momento per farlo. Il tatuaggio bisogna sentirlo, altrimenti si finisce a fare le operazioni per toglierselo, che fanno malissimo, costano, e non funzionano in maniera completa.

E a un aspirante tatuatore, quali consigli daresti?

È un lavoro molto bello ma difficile: gli consiglierei di avere molta pazienza. Ci vuole passione e assennatezza.

Infine, a chi dedichi le tue parole?

Alla mia famiglia. Non quella che mi ha generato, ma quella che ho qui, tatuata sul mio braccio (mostra il braccio destro, ricoperto di disegni. N.d.R.). I miei amici più cari sono qui, ciascuno di loro ha un simbolo ed un valore ben preciso. È come averli sempre con me.

Quindi dai, alla fine dedico quest’intervista al mio braccio! (sorride, solare. N.d.R.).

Indira Fassioni

Redazione Nerospinto

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