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Per il Pi Day del 14 marzo, il maestro della pasticceria italiana Iginio Massari dedica al Pi Greco una monoporzione speciale. Un dolce simbolico che trasforma il numero più misterioso della matematica in un piccolo cerchio perfetto da assaggiare.

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A pochi passi da Sant’Ambrogio, nel centro di Milano, ha aperto da poco Taverna Amazonica, un ristorante che porta in città l’atmosfera delle serate brasiliane. L’ingresso conduce a una sala sotterranea che sembra cambiare latitudine: tonalità verdi, piante tropicali e richiami alla foresta amazzonica costruiscono un ambiente caldo e informale, pensato per immergere gli ospiti in una dimensione conviviale dove cucina, musica e spettacolo si intrecciano.

L’idea alla base del progetto è quella di ricreare il modello delle serate brasiliane, in cui il momento della cena non è separato dall’intrattenimento ma ne diventa parte integrante. Durante la serata, ballerini professionisti si alternano con brevi performance di salsa e samba che accompagnano il ritmo della cena senza interrompere il servizio. Il risultato è un’atmosfera dinamica ma calibrata, in cui si mangia, si assiste agli spettacoli e si può proseguire con un drink al bancone, aperto anche a chi arriva dopo cena.

Il cuore dell’offerta gastronomica è il churrasco, proposto nella formula tradizionale del rodizio. In totale sono tredici i tagli di carne che arrivano al tavolo direttamente dagli spiedi, serviti dal personale di sala secondo la tradizione brasiliana. Tra i protagonisti ci sono alcuni dei tagli più rappresentativi, come la picanha, il codone di manzo considerato uno dei simboli della cucina brasiliana, accanto alla picanha nobre al tartufo, alla maminha, all’alcatra e al contrafillè. Completano la selezione il carne de verdade e l’entranha, insieme a proposte di pollo e maiale.

Il rodizio è accompagnato da una serie di contorni tipici, serviti in tavola insieme alla carne. Non mancano la farofa, farina di manioca tostata immancabile nelle tavole brasiliane, il riso bianco e il riso amazonico, la juca, il banano fritto e la feijoada, lo stufato di fagioli neri tra i piatti più iconici della cucina del Paese. A completare l’offerta arrivano polenta, verdure alla griglia e condimenti come chimichurri, maionese all’aglio e vinagrete, preparata con pomodoro, cipolla e peperone.

Accanto al rodizio, il menu propone anche piatti alla griglia, un percorso vegetariano e una selezione di dolci che guardano alla tradizione sudamericana, tra cui il brigadeiro al cocco, i churros e la mousse al maracuja. 

Anche la cocktail list segue la stessa ispirazione geografica. Al centro della carta c’è la cachaça artigianale, distillato ottenuto dal succo fresco della canna da zucchero, presente con sei diverse etichette. È la base delle caipirinha preparate con frutta fresca e zucchero di canna, dalla versione classica alle varianti al mango, papaya e maracujá. Accanto a queste compaiono paloma e margarita in diverse declinazioni, oltre ai signature cocktail del locale ispirati a città brasiliane e costruiti con ingredienti come ananas alla griglia, vaniglia, sciroppo di guaranà e spezie sudamericane. Non mancano i classici della mixology, una selezione di gin premium per gin tonic e una proposta di mocktail per chi preferisce alternative analcoliche.

La qualità delle materie prime è uno dei principi che guidano la cucina di Taverna Amazonica. I tagli di carne utilizzati per il churrasco provengono da razze selezionate e fornitori premium, lavorati per preservarne succosità e caratteristiche originarie. Anche il bar segue la stessa attenzione nella scelta degli ingredienti, con distillati selezionati e cocktail preparati spesso con frutta fresca e prodotti tipici sudamericani.

Dietro il progetto ci sono due giovani imprenditori, Simone Cardani e Mattia Guerrina. «Il nostro interesse per la cultura brasiliana ci ha portati a volerla conoscere a fondo. Abbiamo viaggiato, visitato tanti posti. L’idea è nata lì, spinta dal clima caldo e dal folklore che fanno vivere anche la cucina in modo diverso. Così abbiamo studiato usi e ricette», racconta Cardani. Il primo passo del loro percorso è stato nel 2022 con Mambo, ristorante brasiliano aperto a Castellanza dal carattere più popolare, esperienza che ha definito le basi da cui è nato oggi il progetto di Taverna Amazonica.

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Il cortometraggio “FEDE” arriva in Lombardia. Se le presentazioni del novembre scorso in Liguria (con tappe ad Alessandria e Genova) hanno acceso curiosità e creato partecipazione, il film ideato dagli studenti della Make a Film - Junior Academy di Requiem For a Film va adesso a caccia di conferme. Nel mese di marzo sono infatti in programma due nuovi appuntamenti: il 12 all’Università di Pavia e il 26 marzo all’Anteo Palazzo del Cinema di Milano. Due tappe che segnano un passaggio importante nel percorso del progetto, portando il lavoro degli studenti in contesti culturali e cinematografici di grande visibilità.

Il Progetto

Al centro del progetto c’è una storia che esplora i temi dell’adolescenza, dell’introspezione e dell’ossessione. La trama segue una ragazza che sviluppa un forte interesse per una sua coetanea: quella che inizialmente appare come semplice curiosità si trasforma gradualmente in una vera ossessione, dando avvio a un cambiamento profondo nel suo comportamento e nella percezione di sé. Il racconto diventa così un viaggio inquietante verso la perdita della propria identità, offrendo uno sguardo intenso e autentico sul mondo giovanile.

Il progetto, nato all’interno di un percorso di formazione cinematografica dedicato agli studenti delle scuole superiori, si è trasformato in una vera esperienza di produzione. Il film è stato infatti realizzato con il supporto di una troupe di professionisti e ha coinvolto oltre cinquanta persone tra tutor, tecnici e comparse, dando vita a un lavoro collettivo che ha portato in scena le idee e la creatività dei giovani partecipanti.

L'Academy

“FEDE” rappresenta la seconda produzione di rilievo realizzata nell’ambito della Junior Academy e segna anche un rinnovamento nel corpo docente del progetto. Tra i tutor entrati a far parte dell’iniziativa ci sono Letizia Salerno Pittalis, Simone Aldrigo, Valentina Reggio e Margherita Giusti Hazon, figure con competenze diverse e con una sensibilità particolarmente vicina al mondo giovanile.

Tra i giovani talenti coinvolti spicca Nicole Malaj, considerata una delle promesse emergenti del progetto. Dopo l’esperienza nel cortometraggio, l’attrice quest’anno farà il suo esordio in una grande produzione ufficiale, a conferma del valore formativo dell’accademia come possibile trampolino verso il mondo professionale del cinema.

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Fondato nel 2021, in piena pandemia, Avavav, brand guidato da Beate Skonare Karlsson, nasce in un momento di sospensione globale e sceglie da subito di non aderire ai codici dominanti. Radicata nelle arti visive, nella scultura e in un umorismo quasi infantile ma chirurgico, Avavav traduce un universo di figurine scolpite e proporzioni alterate in abiti, accessori, calzature e oggetti.

Alla Milano Fashion Week, il brand ha più volte sabotato il rituale della passerella. Modelle che inciampano volontariamente, che sembrano ribellarsi al copione, che trasformano la sfilata in performance. La caduta diventa linguaggio, trasformandosi in critica all’ossessione per la perfezione.

Per l’Autunno Inverno 2026, con The Female Gaze, Avavav compie un’ulteriore inversione. La passerella viene letteralmente ribaltata, con gli ospiti che entrano uno alla volta e vengono condotti non ai propri posti, ma direttamente nello spazio scenico, per una sfilata inaspettata. In una stanza essenziale, le modelle sono disposte in due file parallele, formando una passerella umana. Non c’è front row, non c’è pubblico per cui performare, solo lo sguardo delle modelle. Un monitor all’uscita mostra in tempo reale i nuovi ingressi, amplificando il senso di esposizione, mentre in sottofondo voci maschili descrivono la propria “musa femminile”, evocando il filtro attraverso cui, storicamente, la donna è stata narrata e costruita.

Il meccanismo è semplice e destabilizzante: lo spettatore diventa oggetto osservato. Il potere dello sguardo cambia direzione.

La collezione nasce come un progetto di ricerca in cui Karlsson si chiede cosa accada quando le donne si vestono per altre donne, quali codici emergano quando l’abito non è più un dispositivo di approvazione, ma un mezzo di espressione interna, in un gioco tra femminile e maschile che rifiuta l’idea di perfezione.

Pantaloni sartoriali si fondono con gonne a matita, facendo collassare gli archetipi dei guardaroba tradizionali. Quelli che sembrano shorts oversize da basket rivelano pannelli centrali che li trasformano in gonne A-line. Le T-shirt mantengono il volume ma sono pensate per valorizzare il corpo, invece di occultarlo. Shorts diventano gonne, pantaloni si trasformano in abiti, la sartoria si ammorbidisce in fluidità.

Gli elementi tradizionalmente codificati come femminili vengono ricomposti, in perfetto stile Avavav: un reggiseno imbottito con carta velina richiama l’imbarazzo adolescenziale del “performare” la femminilità prima ancora di comprenderla, perle, calze, dettagli reggicalze evocano un'eredità ingombrante, ma di cui sembra essersi riappropriati in un codice nuovo. Dolcezza e severità convivono nella stessa silhouette.

Parallelamente, Avavav prosegue la collaborazione con adidas Originals, giunta alla quarta stagione. L’heritage sportivo viene riletto attraverso la lente scultorea del brand: track jacket sartoriali, mini shorts trompe-l’oeil, e una nuova sneaker che reinterpreta la Megaride anni Novanta con un upper anatomico e tagliato, a metà strada tra performance e avanguardia.

La collezione FW26 conferma che Avavav non cerca risposte definitive: The Female Gaze è un’indagine su chi definisce l’immagine della donna e per chi quell’immagine viene costruita. Un racconto di stratificazione di convenzioni, ideali impossibili, corpi femminili e maschili, che persegue l'imperfezione e la libertà di espressione del sé come forma di potere. E in un calendario di sfilate spesso prevedibile, riesce ancora a trasformare la passerella in uno spazio di tensione reale.

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Se è vero che il modo migliore di conoscere un paese è attraverso la sua tradizione culinaria, la partnership tra Airbnb e la serie Netflix vincitrice di un Emmy Chef’s Table è la nuova frontiera del viaggio culturale.

Una selezione di esperienze culinarie esclusive guidate da alcuni dei più celebri chef al mondo, come Chris Bianco a Los Angeles, Elena Reygadas a Città del Messico, Atsushi Tanaka a Parigi e Justin Lee a Seul, invita gli ospiti a scoprire l’identità gastronomica di queste destinazioni attraverso percorsi immersivi che uniscono cultura, creatività e territorio.

Un percorso immersivo che Airbnb, Partner Mondiale dei Giochi Olimpici e Paralimpici, ha dedicato anche alle Olimpiadi Invernali 2026, nel suo spazio Casa Airbnb in via Senato a Milano, che dal 7 al 22 Febbraio ha ospitato un palinsesto ricco di attività: dalle esperienze e servizi con atleti olimpici e Paralimpici e host locali, alle proiezioni in diretta delle competizioni sui maxischermi, accompagnate da bevande calde al mattino e drink in perfetto stile après-ski la sera.

Proprio in occasione dell’ultimo giorno dell’iniziativa, lo chef tristellato Norbert Niederkofler ha guidato un'esperienza gastronomica esclusiva per un gruppo ristretto di 10 partecipanti, dedicata a “Cook The Mountain”, il suo approccio culinario radicale incentrato sulla sostenibilità, sul rispetto per il territorio montano e sulla valorizzazione degli ingredienti locali, stagionali e a chilometro zero.

Un pranzo in tre portate, accompagnato da una selezione di vini curata dal direttore enologico Lukas Gerges, iniziato con un carpaccio di carpa con salsa pil-pil, seguito dai tortellini con ripieno di milza rivisitati con crema affumicata e licheni alpini e terminato con affogato “al caffè di lupini tostati” e tartelletta.

Un percorso attraverso i sapori e le tradizioni del Trentino, che ha messo in luce, ancora una volta, la straordinaria ricchezza naturalistica e gastronomica italiana. Un’esperienza che ha celebrato il piacere dello stare insieme, quel senso di comunità che la cucina condivide, in modo sorprendentemente naturale, con lo sport.

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A Milano, in Brera, gli astri hanno trovato un altro linguaggio. Da ByIT si bevono.

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“Cerchi di Pace” e il progetto di Franco Albini progettato per le Olimpiadi del 1956

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A San Valentino c’è chi regala fiori, chi cioccolatini e chi prepara la valigia. Complice il weekend, quest’anno sono molte le coppie che hanno deciso di regalarsi una romantica fuga dalla città o un semplice weekend fuori porta.
FPM Milano, storico brand di pelletteria e valigeria di alta gamma, fondato a Milano nel 1946, quest’anno ha deciso di celebrare l’amore come desiderio di scoperta, condivisione e avventura, firmando una selezione esclusiva di idee regalo pensate per le coppie che amano viaggiare insieme, trasformando ogni partenza in un ricordo da custodire.

Protagonista della proposta è la valigia iconica 55 Bank Moonlight, reinterpretata in chiave romantica grazie alla possibilità di personalizzazione con una frase d’amore o un disegno, realizzati a mano da esperti artigiani. Un invito poetico a partire insieme, mano nella mano, alla scoperta del mondo.
Questo trolley da cabina, interamente in alluminio e 100% Made in Italy, è perfetto per viaggi di 2–3 giorni, coniugando estetica, funzionalità e resistenza.
I modelli Bank traggono ispirazione dai bauli di un tempo, rivisitati in una visione contemporanea. I gusci in alluminio, abbinati alle esclusive chiusure Butterfly, garantiscono massima protezione e resistenza agli agenti atmosferici. Le doppie ruote assicurano una manovrabilità fluida, mentre gli interni, organizzati con divisori funzionali e raffinati dettagli in pelle, permettono di viaggiare con ordine ed eleganza.

BUTTERFLY DUFFLE

Perfetta per chi ama muoversi con leggerezza, la Butterfly Duffle, della linea Bank on the Road Econyl è la compagna ideale per un weekend romantico o una fuga fuori porta. Realizzata in Econyl, un filato sostenibile e innovativo, questa borsa da viaggio si distingue per la sua estrema leggerezza, la tracolla removibile e l’inconfondibile chiusura a farfalla, segno distintivo del brand.
Disponibile in quattro colori vivaci e sofisticati – rosso, nero, giallo e blu – è un’idea regalo che unisce stile, praticità e attenzione all’ambiente.

 

DUFFLE ON WHEELS

Pensato per i viaggiatori che non rinunciano al comfort, il Duffle on Wheels nella raffinata tonalità cherry red è il regalo ideale per un weekend d’amore all’insegna dell’eleganza. Leggero, spazioso e facile da trasportare, è dotato di doppia maniglia superiore e laterale in pregiata pelle italiana. La tasca esterna con l’iconica chiusura a farfalla e l’interno foderato in canvas e tessuto ECONYL completano un design funzionale e ricercato, perfetto per esplorare nuove mete insieme, con stile.

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E’ disponibile dal 6 febbraio su tutti i maggiori store digitali Voglio della cantautrice Marian Trapassi. Il singolo è accompagnato dal videoclip ufficiale, per la regia di Vincenzo Ricchiuto e Francesco Collinelli, disponibile per tutti dal 30 gennaio sul canale YouTube dell’artista, dopo l’anteprima su Tgcom24.

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Inizia a Milano una nuova tappa del viaggio di Sasà Martucci, pizzaiolo casertano che ha creato una pizza capace di tenere insieme tradizione, ricerca e innovazione senza perdere le sue radici. In via Romolo Gessi, nel cuore della città, apre il locale che porta il suo nome: un format molto personale, che racconta Martucci come pizzaiolo e imprenditore, pronto a proseguire il racconto di una cucina capace di coniugare tecnica, identità territoriale e attenzione al futuro.

Il progetto milanese rappresenta una nuova fase del racconto di Sasà Martucci. Milano diventa il primo passo di una traiettoria più ampia, che guarda al mondo senza perdere il legame con Caserta e con le proprie radici. Il locale accoglie il pubblico tutti i giorni, a pranzo e a cena, mantenendo una continuità di servizio che riflette l’idea di una casa aperta, viva in diversi momenti della giornata. Non è solo una pizzeria, ma una piattaforma creativa in cui la pizza resta il centro gravitazionale attorno a cui ruota una proposta gastronomica pensata per accompagnare il cliente dal mezzogiorno fino alla sera.

Alla base dell’operazione c’è una sinergia imprenditoriale che vede coinvolto anche Marcelo Brozović, ex capitano dell’Inter e oggi calciatore di punta all’Al Nassr. La gestione operativa del locale è affidata infatti a Guido d’Agostino, manager di riferimento per questa nuova avventura milanese.

Lo spazio, con una capienza di circa novanta coperti, è concepito come una pizzeria elegante in cui l’estetica nasce dall’equilibrio tra materiali e luce. Ebano, maioliche verdi e bianche, metalli e superfici lucide e opache dialogano in modo misurato, restituendo un’immagine contemporanea che richiama la tradizione mediterranea, ma in chiave moderna. Focus del locale è sicuramente il bancone pizzeria, rivestito in maioliche e affacciato sui forni: due a legna dedicati alle pizze classiche, uno elettrico per il senza glutine e uno a nastro per le pizze in tre cotture. Pareti e soffitti, trattati con vernici metalliche in gradazione, avvolgono l’ambiente in un’atmosfera sofisticata e sensoriale, mentre la sala si articola anche in una zona privé raccolta e riservata, pensata per un’esperienza più intima.

A Milano la pizza è il centro del racconto. Il menu, proposto con la stessa coerenza sia a pranzo che a cena, ripercorre i capisaldi dello stile Martucci attraverso i grandi classici come la Margherita Casertana, la Cinque Formaggi ai Quattro Latti, la Carabiniera e il Calzone fritto con ricotta e salame. Accanto a questi, trovano spazio le pizze in tre cotture, tra cui la Provola e Pepe Esplosiva, che hanno segnato un capitolo importante della storia recente della pizza italiana.

La dimensione progettuale emerge con la Mangiafoglia Rainbow, simbolo di un impegno concreto verso la sostenibilità: un progetto che ha già portato alla piantumazione di oltre tremila alberi nel mondo e alla compensazione delle emissioni di CO₂ attraverso interventi internazionali. Per la sede milanese nascono inoltre sette pizze dedicate alla città, esercizi di stile pensati in esclusiva per Milano. Tra queste spicca la Milano Why Not, con base di Fior di latte, brasato di ossobuco, crema di riso allo zafferano e una rivisitazione della Cremolada meneghina a base di aglio, prezzemolo e limone. Non manca una proposta vegetale come la Quadro Vegetale, con creme vegetali, tofu marinato agli agrumi e chips di verdure.

Accanto alla pizza, il pranzo si arricchisce di una proposta di cucina firmata dallo chef Mimmo Di Raffaele, con un percorso professionale che include l’esperienza al Belmond Caruso di Ravello. Il menu, pensato come estensione naturale della visione gastronomica di Martucci, valorizza i prodotti campani attraverso piatti come i tagliolini con vongole e tartufo, il polpo al vapore e arrosto con pancetta cotta a bassa temperatura e patate all’Aglianico, o il crudo di ricciola con tarallo, datterini, pesto alle erbe e stracciata di bufala. Completano l’offerta alcune proposte vegetariane, concepite per mantenere coerenza e identità anche fuori dal perimetro della pizza.

La cantina accompagna l’esperienza con una carta dei vini ideata dalla sommelier Giovanna Orciuoli, articolata in oltre cento etichette, pensate per dialogare con l’intero menu. Ampio spazio è riservato ai vini campani, affiancati da una selezione delle principali regioni italiane e da incursioni internazionali che includono Francia, Slovenia e Nuova Zelanda, oltre a una curata proposta di bollicine.

Con l’apertura in via Romolo Gessi, aperta ogni giorno dalle 12 alle 16 e dalle 19 a mezzanotte, Sasà Martucci firma un luogo che riflette la sua storia personale e professionale: una casa milanese che coniuga passato e futuro.

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