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Si è spenta lo scorso primo novembre uno dei più grandi architetti e designer italiani, Gaetana “Gae” Aulenti, donna dal forte carisma, tanto da segnare indelebilmente la storia dell’architettura contemporanea. Nata in provincia di Udine, nel 1927, si laureò in architettura al Politecnico di Milano, iniziò la carriera accademica prima come assistente di cattedra a Verona e successivamente a Milano. Si formò in un clima come quello degli anni ’50 milanesi, dove si stava tentando un recupero dei valori architettonici del passato, convergendo nel movimento Neoliberty, come reazione al razionalismo.

La critica ha più volte identificato proprio nell’Aulenti colei che per prima, senza finzioni o falsi moralismi, aveva provveduto alla crisi del Movimento Moderno, mettendo da parte il culto dei maestri, metodologie e tecniche per applicarsi senza remore alla sperimentazione di nuovi e più attuali linguaggi.

Soprannominata la “pendolare del bello”, si presentava come una donna fredda ma cordiale, semplice, quasi claustrale, con quel capello corto e quel tono duro, aspro, che le permetteva di tenere testa a qualsiasi interlocutore. Ci si stupisce osservando le sue opere da architetto: ha sempre rifiutato partnership maschili per portare avanti i propri progetti. Apprezzare questo fatto oggi, dopo l’esperienza femminista, con una rivoluzione dei ruoli tra i generi che ancora oggi non si è conclusa, può sembrare marginale; eppure, ripensata agli anni ’50-’70 quando la situazione era certamente diversa, testimonia senza dubbio la forza di carattere di questa donna architetto, che affermava che il profumo migliore fosse l’odore del cemento e il suo obiettivo quello di rincorrere la semplicità, uno dei traguardi più difficili da ottenere.

La notorietà arrivò a metà degli anni Sessanta, quando disegnò la lampada da tavolo Pipistrello, un capolavoro di design dalle forme semplici, ma nello stesso momento ricercate ed eleganti; sarà la collaborazione con la Olivetti, nota produttrice di macchine da scrivere, a portare Gae Aulenti alla fama, tanto che di lì a poco arriveranno le prime importanti commissioni, come le ristrutturazioni chieste da Gianni Agnelli per l’appartamento in zona Brera e per altri progetti.

Membro attivo di numerosi comitati direttivi di riviste del settore, si avvicinò al mondo dei musei, curando la ristrutturazione e l’allestimento di alcuni tra i più prestigiosi edifici storici nazionali: Napoli, Bari, Palermo, Ferrara per citarne alcuni. È proprio in questi esempi che si evince quanto la Aulenti aveva a cuore: la decisione di mettere la sua architettura in stretta relazione con l’ambiente urbano già esistente, che prende a modello, quasi fosse la forma generatrice della sua idea, per creare spazi unitari ma dove i singoli elementi emergono in tutta la loro potenza.

Donna dal carattere forte non si lasciava sconvolgere dalle polemiche: quando nel 2007 il rosso lacca utilizzato per l’Istituto italiano di cultura a Tokyo venne definito “grottesco” e per qualcuno avrebbe potuto minare le relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, la Aulenti rispose “rosso è, e rosso rimane”, chiudendo ogni margine di trattativa.

Anche nella sua Milano non fu esente da polemiche e scontri: alla fine degli anni ’90, viene incaricata di ripensare gli spazi della stazione Cadorna, decidendo di porre al centro della piazza la scultura della coppia svedese Oldenburg, il famoso ago e filo in acciaio e vetroresina di diverso colore, quale omaggio alla famosa industriosità dei milanesi, incapaci di stare con le mani in mano. La critica non perse tempo, anche il sindaco Moratti si scagliò contro l’opera, arrivando a proporre di spostare l’opera in un parco della periferia. I milanesi furono d’accordo: da un sondaggio risultò che parteggiarono per il sindaco. L’opera però è ancora lì!

La fama della Aulenti varcò presto i confini italiani: in Francia, la “magicienne des formes”, realizzò uno dei suoi più grandi capolavori: il Museo d’Orsay, disegnando tutto lo spazio sotto la grande volta di vetro, inventando gli elementi d’arredo, dai mobili alle panchine, dalle sedie al desk d’ingresso, tanto che qualcuno la accusò di essersi fatta prendere un po’ la mano, preoccupandosi di valorizzare di più il suo lavoro che le opere che avrebbero dovuto essere esposte.

Gaetana non fu soltanto designer e architetto: negli anni ’70 cominciò la sua attività in campo teatrale, diventando scenografa e costumista. Il teatro diventa il mondo dove la trasgressione è concessa: lo spazio della scena viene per la prima volta identificato come antitesi alla platea e quindi deve perdere la sua forma codificata per sperimentare. La scena non è più soltanto un contenitore da abbellire ma un vero e proprio spazio in cui giocare.

A noi di Nerospinto piace ricordare Gae Aulenti perché ha saputo far valere i diritti delle donne senza essere femminista, ha saputo dimostrare che l’architettura non è solo un mestiere da uomini, ha saputo diventare uno dei grandi maestri dell’architettura senza essere un archistar.

Jazzista, paroliere e musicista. Il primo marzo 2012 la musica italiana perde uno dei piú compianti cantautori del panorama musicale italiano: il grande Lucio Dalla. Risale ad un anno fa la notizia dell’infarto che lo ha stroncato all’età di 69 anni, subito dopo aver partecipato al Festival di Sanremo di quell’anno, mentre si trovava a Montreux, in Svizzera, per una tourné, lontano dalla sua amata Bologna.

Lucio si avvicina alla musica sin da molto giovane suonando la fisarmonica e il clarinetto. Nasce a Bologna il 4 marzo 1943, data alla quale dedica una canzone che fece un certo scalpore in RAI, causandone la censura del verso “e anche adesso che bestemmio e bevo vino, per ladri e puttane sono Gesù Bambino”. Cantautore audace e senza vergogna, un po’come noi di Nerospinto, comincia la sua carriera suonando jazz con i Rheno Dixieland Band e come turnista con il suo clarinetto per una canzone di Edoardo Vianello. All’etá di 21 anni arriva il suo primo 45 giri contenente ‘’Lei (non è per me)’’ scritta da Gino Paoli e che fu un fiasco clamoroso. Non scoraggiandosi pubblica il suo primo album ‘’1999’’ con la sua band, Gli idoli, ed è con la stessa che presenta la canzone “Paff…bum!” al festival di Sanremo, accompagnato dalla mitica blues band inglese degli Yardbirds. Ma la notorietà arriverà solamente cinque anni e due dischi dopo nel 1971 con “Storie di casa mia”; dopo 38 anni l’ultimo lavoro “Angoli nel cielo”.

Artista eclettico, negli anni ‘90 dirige la sua etichetta, la Pressing , per la quale incide la maggior parte degli artisti da lui scoperti, compone musiche per film, realizza programmi tv, dipinge e fa il gallerista, incide “Pierino e il lupo”, si cimenta con la musica classica, e continua la sua attività di talent-scout. Tra le numerose collaborazioni, la più assidua quella con Francesco De Gregori con il quale incide ‘’Banana Republic’’ nel 1979, poi quelle con altri artisti di spessore come il paroliere Roversi, Bruno Lauzi, Paolo Conte, Gianni Morandi a Francesco Guccini  con cui ha scritto “Emilia” come omaggio alla loro regione natale. Dopo trent’anni di produzioni notevoli, nel 2001 esce “Luna Matana“ ispirato a Cala Matana, una spiaggia dell’isola San Domino dell'arcipelago delle Isole Tremiti presso la quale ha un appartamento e che si rivela lavoro non all’altezza delle sue capacitá. Seguono altri album che diventano sempre meno noti, fino alla splendida ‘’Nani’’, ultimo regalo sanremese dell’anno scorso, cantato con l’ultima sua scoperta Pierdavide Carone.

Sono tante le manifestazioni in ricordo della sua scomparsa. Il 4 marzo, giorno del suo compleanno,  verrá pubblicato un nuovo vinile in tiratura limitata che conterrà '' Notte di luna calante'', un brano di Domenico Modugno inciso da Lucio Dalla nel 1997. Seguirá, lo stesso giorno, il grande concerto a lui dedicato che si terrá a Bologna, sul palco di Piazza Maggiore, e vedrá la partecipazione di Fiorella Mannoia, Gianna Nannini, Renato Zero, Ornella Vanoni, Ron, Negramaro, Marta sui tubi, Pino Daniele e Gigi D’Alessio. A condurre lo show l’amico e collega Gianni Morandi. Il giorno prima, il 3 Marzo, Bologna ha inoltre ideato per il suo cittadino illustre, un'iniziativa insolita dal nome ''Una canzone per Lucio'' dove propone di aprire finestre, porte, sportelli delle macchine e diffondere le note di Lucio per tutta la cittá lasciando che le sue canzoni la inondino avvolgendola con la sua presenza. Come non citare infine il suo ultimo lavoro ‘’Pinocchio’’, film del disegnatore Lorenzo Mattotti e il regista Enzo d'Aló, autore del lungometraggio d’animazione "La Gabbianella e il Gatto’’, che lo ha visto impegnato negli ultimi anni della sua vita, nel curare la colonna sonora e doppiare uno dei suoi personaggi, il Pescatore Verde. Pinocchio , versione lontana da quella Disney, che vuole avvicinarsi in maniera molto piú fedele al romanzo di Collodi, è stato presentato alla 69esima mostra del cinema di Venezia ed è nelle sale cinematografiche dal 21 Febbraio.

Nerospinto dedica al cantautore e ai suoi lettori questo simpatico backstage, uno degli ultimi e divertentissimi Lucio.

 

 

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Quello del massaggio è un universo che ha origini molto antiche, da millenni si occupa del benessere fisico, mentale e spirituale delle persone.

Le tensioni, i dolori, gli acciacchi fisici sono quasi sempre problemi che derivano da altrettante tensioni, dolori, malesseri mentali ed emotivi.

Quello che si fa di solito è prendere una pastiglia per far passare il dolore, ma in realtà è la causa che è spesso trascurata e con il passare del tempo quei sintomi si ripresentano portando a conseguenze sempre più gravi.

E' come se si accendesse la spia dell'olio sul cruscotto della macchina e noi pensassimo solo a far spegnere la spia piuttosto che a portare l'auto dal meccanico e risolvere il problema.

I massaggi hanno una funzione non solo di cura verso i dolori che tutti conosciamo, ma piuttosto di benessere, prevenzione dello stress e mantenimento dello stato di buona salute.

In Oriente la persona è considerata come l'unione di corpo, mente e spirito e questi tre elementi non possono essere separati. Proprio per questo motivo discipline come lo yoga, i massaggi, la meditazione sono alla base della vita di tutti i giorni, un'abitudine quotidiana, come da noi bere il caffè al bar.

Le persone in India, in Cina, Giappone, Thailandia da sempre riconoscono il valore profondo di certe discipline e le applicano e praticano per star bene a 360 gradi.

Ad una mente rilassata e serena corrisponde sempre un corpo privo di dolori, di tensioni muscolari, di cervicali dolenti, di malattie.

La maggior parte delle malattie si formano sotto l'influenza del sistema nervoso ortosimpatico e se una persona vive costantemente sotto il controllo dell’ortosimpatico tende a cronicizzare le tensioni e alla lunga ad ammalarsi.

Di notte, durante una pausa, un massaggio o una situazione serena è il sistema nervoso parasimpatico che prende il sopravvento e questo permette all'individuo di aumentare il proprio sistema immunitario, produrre ormoni della crescita etc.

Fondamentale quindi per il proprio benessere fare in modo che il sistema nervoso parasimpatico sia più attivo rispetto a quello ortosimpatico.

Scopo del massaggio è quello appunto di aumentare in modo esponenziale l'attività del parasimpatico diminuendo fino ad annullare quella dell'ortosimpatico.

Un massaggio ben fatto corrisponde in media a 5 ore di sonno profondo!

L'effetto della mente sul corpo è assolutamente collegato e molto potente.

Quante volte siete stati dal medico e lo studio era pieno di gente e quando vi è capitato di andarci prima delle feste o prima dell'estate lo studio è sempre vuoto? Coincidenza o guarda caso la gente con la testa proiettata in un periodo sereno come quello delle vacanze non ha dolori o malattie?

Il massaggio praticato regolarmente scioglie le tensioni, ne previene la formazione, rende flessibili, migliora la circolazione, dona lucentezza alla pelle, previene la caduta dei capelli, rafforza le difese immunitarie, tonifica i muscoli, incrementa l'attività sessuale, rallenta l'invecchiamento.

In Oriente il massaggio è al centro della vita dell'uomo ancora prima che egli nasca.

La donna in gravidanza è massaggiata molto di frequente in quanto il massaggio non solo rilassa la mente ma ammorbidisce i tessuti, i muscoli, porta sangue ossigenato al feto e il parto è per questa ragione sempre molto veloce, con dolori molto limitati.

I bambini in India vengono massaggiati giornalmente fino a diminuire la frequenza verso i sei anni quando a questi viene insegnato a massaggiare così che possono a loro volta praticare sui propri cari.

Nell'immaginario comune se si pensa ad una persona asiatica non ce la si immagina mai con i capelli bianchi o con una pelle vecchia e rugosa.

Se si pensa ad una donna indiana o giapponese ce la si immagina con una folta chioma di capelli neri e lucidi e una pelle di porcellana.

Anche questo l'effetto dei massaggi.

L'aspetto mentale, spirituale ed energetico dei massaggi sull'uomo è molto importante e solo da pochi anni se ne parla anche in Occidente.

A sentire parlare di spiritualità ed energie molti ancora pensano a sette sataniche o comunità hippy.

Albert Einstein rivoluzionò il mondo della scienza ponendo nella sua famosa formula E=mc2 il segno uguale tra "E", energia, e "m", massa,ovvero materia.

Il suo genio pose le basi di un nuovo modo scientifico di vedere il mondo che ci circonda, i rapporti tra le cose e gli uomini dimostrando appunto che l'energia e la materia sono collegate.

Questo riporta al discorso che un uomo che vive in un contesto sereno, di pace, energeticamente positivo vive meglio anche dal punto di vista fisico.

Per concludere pensate che per esempio in India, i massaggi, lo yoga e la meditazione rientrano in quella che si definisce Ayurveda ossia la medicina tradizionale indiana esistente da millenni prima della nostra e ancora in vigore e sviluppo.

Se queste discipline sono incluse in campo medico beh...le conclusioni a voi.

Walter Zanca

Massaggiatore professionista

WWW.MASSAGGIMILANO.IT

Era estate quando conobbi per la prima volta i ragazzi di The Mad. Atomic Bar, caldo torrido, serata in fermento e tante aspettative. Sono arrivati direttamente dall'after del giorno prima, o quasi, in un due macchine. Sgommata di fronte al locale (ndr: la sgommata potrebbe essere frutto della fantasia dell'autore) ed eccoli uscire in strada. Una ciurmaglia di loschi individui si parano davanti a me, giacche di pelle, creste e rasta. Ci salutiamo e già l'alone di cattiveria svanisce, affettuosissimi tutti e soprattutto beneducati, qualità rare ormai. Il dubbio però rimaneva: cosa avrebbero suonato? Già immaginavo una selezione rock duro con picchi di metal e una spruzzata di ska, che non fa mai male. Il pubblico avrebbe apprezzato? Abituato com'è a una serata elettro e turbofunk?

 

Somma gioia e sorpresa nel sentire questo:

 

Quello che avete appena ascoltato è il pezzo di dj EBF edito per la DAM records , tutt'altro che Gun's 'n Roses o Metallica.

I Set dei due dj, EBF e Fist, è stato un misto tra pezzi dubstep, techno, minimaltechno e house, una goduria per le orecchie e, vi posso assicurare, si è sudato molto quella sera.

 Questi sono i ragazzi di The Mad: un'adolescenza passata ad ascoltare il meglio del rock, sui murazzi a far casino con gli amici e trovare un modo per passare le estati. Come idoli James Hetfield, Jimi Hendrix e Jim Morrison, eroi di un tempo in cui si compravano i dischi ed era stupendo trepidare in attesa delle nuove uscite.

Bello direte voi, ma prima o poi deve finire la pacchia e bisogna guardare avanti, un lavoro onesto, in ufficio, sveglia alle sette e cravatta stirata. E invece il bello viene proprio adesso che non sono più ragazzini, ora che hanno fatto del divertimento il loro lavoro e molti amici, da tutte le parti del mondo, si sono uniti alla loro ciurma.

The Mad infatti è un'associazione culturale che promuove a tutto tondo la cultura della musica e delle arti a Torino (e non). The Mad Club, The Mad Live e The Mad Incontra: tre facce della stessa medaglia (paradossale eh?), una medaglia fatta di passione, sudore e tanto divertimento.

Sito Ufficiale

Non c'è modo a Torino di non conoscerli, tra le serate sui murazzi negli storici locali come l'Acua e l'Alcatraz, e i progetti più alternativi come Torino Sotterranea, per le band emergenti.

Da quest'anno preparatevi a vederli sempre più spesso a Milano, perchè i ragazzi hanno sete di conquista e dopo il Piemonte, anche la capitale della moda è sotto attacco.

 

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Il primo appuntamento è lunedì 28 all'Atomic Bar, zona porta Venezia, all'interno della serata Human, per una notte in grande stile.

Evento Ufficiale

Rimanete Umani, rimanete Vivi!

DJ MADEMOISELLE EM

 

Emilie Fouilloux nasce ballerina di danza classica, diplomata presso l’Opera di Parigi. A soli diciassette anni, lavora al Manuel Legris, al Miami City Ballet e dal 2006 presso La Scala di Milano. Inizia la carriera di DJ come Mademoiselle EM_labbra rosso fuoco, onde scure, voce fruttata_ resident al Costes, si confronta subito con DJ quali Tom Costino e Simon Rezlem. A Milano lo scorso settembre il lancio come bellissima DJ per la Vogue Fashion Night Out presso Corso Como 10. Et voilà le fabuleux destin d’Emilie…

 

Da ballerina di danza classica al dj setting, com'è nata questa passione? Mlle EM: Questa passione è nata prestissimo, già da quando ero a scuola, già quando ero piccola facevo le playlist ai miei amici, era una cosa che facevo sempre…

 

In tre parole, come definiresti il tuo stile musicale? Mlle EM: Non ho uno stile musicale, adesso sto facendo playlist per dei negozi di Parigi che vanno dal pezzo classico rock all’hip-hop: è la mia particolarità, faccio un mix di tutto, però quando suono la sera rimango sull’electro.

 

Allora parlaci dei tuoi DJ preferiti… Mlle EM: Mi piacciono un po’ tutti i DJ conosciuti, in particolare sono una gran fan di Erick Morillo.

 

Come definiresti l’esperienza della Vogue Fashion Night Out? Mlle EM: Stupenda, veramente incredibile, perché alla fine della serata tutta la gente si è raccolta a Corso Como 10… Ci siamo divertiti un sacco, è stato bellissimo.

 

Ti piace Milano? Mlle EM: Amo Milano, ho vissuto e studiato a Milano per anni. Abito a Parigi ma appena posso torno qui.

 

Come artista femminile senti di rappresentare qualcosa in particolare? Mlle EM: Me stessa, veramente soltanto me stessa. Faccio le mie cose con amore e funziona.

 

Noi di Nerospinto siamo rimasti incantati da Mademoiselle EM, ci piace perché ha la grazia di una ballerina e lo stile di una DJ alla moda, è genuina e indossa sempre un sorriso, la sua musica è allegra e vivace e dona un tocco di spensieratezza alle nostre serate glamour.

 

Sara Negri

 

Emilie Fouilloux dedica ai lettori di Nerospinto questa Compilation ad hoc made by Mademoiselle EM:

 

 

* America, 4:46, K'naan, Mos Def & Chali 2na, Troubadour (Champion Edition)

* The Night Was Young Enough, 3:05, Rush Midnight+1 - EP

* What Wouldn't I Do for That Man?, 2:49, Annette Hanshaw Sita Sings the Blues (Soundtrack)

* Love Is the Drug (Todd Terje Disco Dub), 6:37, Roxy Music

* The World's Gone Mad, 5:24, Handsome Boy Modeling School White People

* Hondo (feat. Becky Ninkovic), 3:19, Beta Frontiers Alternative

* Facing the sun, 5:13, Fritz kalkbrenner

* I Don't Know, 3:40, Wax Tailor, Tales of the Forgotten Melodies

* Losing You, 4:22, Solange

* Il Profumo È Sempre Il Solito, 3:00, Telestar, Telestar

 

LO STRUMENTO UMANO la prima personale di Alessandro Sironi, a cura di Vera Agosti presso il Centro Emmaus Cultura Insieme di Milano.

 

Lo Strumento Umano, raccoglie una collezione di grafiche in bianco e nero definita dallo stesso artista  “… non più la scissione uomo e dio, artista e opera, ma l’unione dei due concetti.” Figure  astratte, pure, essenziali, definite da poche linee nere e decise ispirate alla tecnica dei cartoon. Tema delle sue opere: la musica come rappresentazione visiva e performativa, ma anche come esperienza personale di crescita. Strumenti musicali antropomorfizzati, riassumono l’essenza del divino capace di esplorare il mondo interiore dell’individuo umano.

La sera dell’inaugurazione è prevista lunedì 28 gennaio dalle ore 18.30, ad accompagnare la presentazione di Vera Agosti è previsto l’intervento dello psicoterapeuta Mauro Scardovelli, a fare da sottofondo musicale un breve concerto al pianoforte dell’artista Alessandro Sironi, disponibile ad eseguire a richiesta dei presenti un loro “ritratto sonoro”.

 

Cenni biografici:

 

Alessandro Sironi

Nato a Milano nel 1976, studia al Conservatorio di Parigi, alla scuola civica di jazz di Milano e si diploma in pianoforte al Conservatorio di Brescia. Vive in Francia dal 1997 al 2002. Viaggia per tournées concertistiche in Europa. Nel 2006 fonda l’Officina sonora, un’orchestra di venti elementi con la quale lavora per il cinema  e il teatro. Nello stesso anno porta in scena la sua prima opera musicale: Esercizi di Stile. Pubblica diversi libri e una raccolta di poesie: Confessions d’undiable. Si occupa di musicoterapia e collabora con Mauro Scardovelli.

 

Mauro Scardovelli.

Nato a Genova nel 1948, è violoncellista, musicoterapeuta, psicologo e psicoterapeuta. Dal 1990 è trainer di Pnl ed esperto di ipnosi ericksoniana. Numerosi gli articoli e i volumi pubblicati nel campo della formazione e della terapia. E’ il fondatore di Aleph, un’associazione di pnl umanistica integrata.

 

 

STRUMENTO UMANO di Alessandro Sironi

A cura di Vera Agosti

Inaugurazione: lunedì 28 gennaio ore 18.30

Dal 28 gennaio al 6 febbraio 2013

Spazio Emmaus Cultura Insieme

Galleria dell'Unione 1, Milano (zona Missori)

Mi ritrovo di nuovo a scrivere per questa rubrica, in ritardo sulla consegna, con poche idee, ma tanta musica nella testa. Nell'ultima settimana ho passato in rassegna la discografia di Gesaffelstein, cercato prove sulle sue contaminazioni, da Brodinski a The Hacker, scavato alla ricerca di connessioni più profonde in una Detroit dilaniata dalla recessione, per poi trovare in tutt'altro universo, la Francia dei giorni nostri, il suo spirito più profondo. Perché è proprio questa la peculiarità del grande artista che andiamo ad approfondire questa settimana: la contemporaneità.

 

Ad aiutarmi in questa impresa, Matteo Pepe, in arte Uabos, resident dj di le Cannibale che, con la sua esperienza e cultura in materia, mi ha aperto gli occhi più volte sulle potenzialità di questo artista e che non smetterò mai di ringraziare.

Gesa2 © Elina Kechicheva

Mike Levy, questo il suo vero nome, esordisce, alla tenera età di 23 anni, con un ep chiamato Vengeance Factory (OD records), titolo che lascia poco spazio all'immaginazione: raffinato, cattivo, con una storia, forse terribile dietro. Ad un primo ascolto potrebbe sembrare un disco degli inizi Ottanta, figlio di una Germania dai grossi sintetizzatori analogici, batterie campionate e suoni alieni pungenti come spilli. Ma c'è qualcosa che non va, il suono è pulito, veloce, ipnotico, ha qualcosa che sfugge, che va oltre: è techno. Techno come non si sentiva da tanto tempo.A The Hacker si deve il merito della sua scoperta, che con la sua Goodlife records produce i due album successivi. Non sorprende che sia proprio lui a lanciarlo vista l'affinità tra i loro pezzi, combinando anche un remix con Marc Houle per aprire uno spiraglio a un techno minimal ancora più raffinata se possibile.Uabos puntualizza: “[...] apprezzo sicuramente moltissimo il fatto che lui sia stato capace di evolvere quello stile che tanto amavo di The Hacker rendendolo molto più attuale e funzionale, cosa che quest'ultimo non è riuscito a fare.” Che l'allievo abbia superato il maestro?In meno di due anni si ritrova a spadroneggiare nella scena underground, le sue produzioni, ritmate e cupe, iniziano a distinguersi e a concretizzarsi in uno stile inconfondibile.

Gesa1 © Elina Kechicheva

 

Mera di essere citata la collaborazione con Brodisnki in un progetto che li lega a doppiofilo: Bromance. Letteralmente Bromance è una relazione molto forte tra due amici, non sessuale, attenzione, per le nostre orecchie è una collaborazione che unisce due DJ francesi in una danza frenetica per un clubbing underground di cui sentivamo la mancanza, speriamo solo che non esploda in una bolla di sapone. E se anche fosse, avremmo passato sicuramente dei bei momenti sentendoci un po' come bambini in una casa dell'orrore, prima o poi la corsa finisce, ma toccando la pelle d'oca sulle braccia avremo la certezza che quel che abbiamo visto e sentito è stato reale, almeno per noi.

Gesaffelstein è una macchina instancabile, gli ep e i remix continuano a susseguirsi in un vortice di produttività e concretezza: in meno di quattro anni sette ep e più di venti remix.

 

 

Analizzandoli si può estrapolare una visione d'insieme che si sintetizza in qualcosa di non detto, di oscuro, di grottesco.

Gesa3 © Elina Kechicheva

Se la musica di Gesafellstein dovesse essere un genere letterario, probabilmente sarebbe il cyberpunk di Gibson, o il distopismo di Orwell e Huxley, tra rabbia e impotenza, un tocco di gotico e la sensazione che ci sia qualcosa oltre, oltre la musica, oltre le parole, oltre al ritmo ossessivo, oltre... Infatti ascoltare le sue sinfonie è immergersi in un altro universo.

Spero con questo articolo di aver suscitato la vostra curiosità e vi do appuntamento al Tunnel Club, domani sera con gli amici di Le Cannibale, special guest: Gesaffelstain!

http://soundcloud.com/bromancerecords/gesaffelstein-depravity-1

Party harder, but party well!

Trame minuziosamente intessute, sofisticata indagine psicologica, personale disposizione malinconica e melodrammatica. Epicentro e perno della sua opera cinematografica: la persona umana, i suoi desideri, le sue angosce.

A sei anni dalla sua morte, lo Spazio Oberdan decide di rendere omaggio al grande regista svedese con una rassegna di otto titoli integrali in edizione originale. Ad arricchire il programma sono stati inseriti due documentari inediti e un dettagliato backstage.

L’inaugurazione è prevista oggi, mercoledì 23 gennaio, verranno presentate tre opere in uncut version: alle ore 17 “Monica e il desiderio” (1952), alle 19 “La fontana della vergine” (1960), e alle 21 “Il posto delle fragole” (1957).

Giovedì 24, alle 17 “Sussurri e grida” (1973) e alle 19 “Sorrisi di una notte d’estate” (1955). Venerdì 25, alle 19, il documentario in anteprima “Liv & Ingmar: A Love Story” (2012) di Dheeraj Akolkar, con le testimonianze di Liv Ullmann e Bergman.

Sabato 26, alle 15 “Fanny e Alexander” (1982), il suo ultimo film realizzato per il grande schermo, insieme alla proiezione del backstage del regista stesso, e alle 21.15 “Il settimo sigillo” (1956).

Domenica 27, alle 15 “Monica e il desiderio”, e alle 18.45 “Persona” (1966), lavori in cui si intrecciano sperimentalismo e realismo.

Giovedì 31, alle 19, “Il settimo sigillo”, film che ottenne numerosi riconoscimenti, tra cui il premio speciale al Festival di Cannes.

Venerdì 1 febbraio, alle 17 “Sorrisi di una notte d’estate”.

Sabato 2, alle 15 “Persona”, alle 17 “Il posto delle fragole”, film grazie al quale ottenne l’Orso d’Oro al Festival di Berlino e il premio della critica al Festival di Venezia, e alle 21.15 “Sussurri e grida”, capolavoro riconosciuto a livello internazionale.

Domenica 3, alle 15 “Fanny e Alexander”, seguito dal backstage, e alle 21 “La fontana della vergine”, opera che gli valse il suo primo Oscar.

La chiusura è prevista per Mercoledì 6 con la proiezione de “Il settimo sigillo” alle 17 e alle 19 l’anteprima di “…But Film Is My Mistress” (2010) di Stig Bjorkman.

 

Spazio Oberdan

viale Vittorio Veneto 2

Milano

 Contatti:

02.77.40.63.16

 

Quando: Prima data: 23 gennaio 2013

dalle 17:00

 

TUTTE LE ALTRE DATE

 Prezzi:

€ 7; € 5,50 per possessori cinetessera € 5

L'arte e la sublime rappresentazione del tormento dell'anima. Un artista crea per dare sfogo ad una pulsione, ad una necessità intrinseca: esprimere se stesso per dare una collocazione al  proprio pensiero astratto. Ma non è la sola regola: l'arte è un mercato che muove soldi, tanti soldi. Lo diceva Warhol: l'arte è un prodotto e come tale deve essere commercializzata. Lo sanno benissimo le case d'aste che realizzano introiti miliardari con l'arte contemporanea. Un mercato fiorente che arricchisce persone già ricche, di massima.

A proposito di numeri il sito Flavorwire (http://www.flavorwire.com/362942/from-warhol-to-miro-the-10-top-selling-artists-of-2012) ha pubblicato la classifica dei dieci artisti più venduti nel 2012, realizzata dal sito Artnet, che si occupa del mercato internazionale dell’arte, con una piattaforma per le aste online. La classifica mostra, oltre al ricavato totale delle vendite, il valore dell’opera più costosa del relativo artista, quadri venduti durante le aste di Sotheby’s e Christie’s, che si spartiscono il mercato in un duopolio incontrastato.

 

topSellingGraph11

 

Al primo posto della classifica, manco a  dirlo, c’è  lui, il re della pop art Andy Warhol, le cui opere sono state vendute nel 2012 per un totale di oltre 380 milioni di dollari, e che ha battuto Pablo Picasso, fino allo scorso anno il più venduto, al secondo posto con un totale di oltre 334 milioni di dollari. Al terzo posto c’è il pittore tedesco Gerard Richter, con quasi 300 milioni di dollari. In classifica compaiono tre artisti cinesi, gli unici a scalfire il dominio delle opere d’arte occidentali. Insomma, se avete qualche soldo da investire sapete cosa fare.

 

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  …“Ho pensato che sarebbe stato un peccato non aver creato degli abiti che enfatizzassero la figura sexy di John”…

Affermazione della poliedrica artista e musicista statunitense d’origine giapponese Yoko Ono, moglie del carismatico Beatles John Lennon, con cui suggella il passaggio evolutivo da carta ad ordito, attraverso sconfinata immaginazione, di una raccolta di disegni e bozzetti da lei realizzati nel ’69 come dono nuziale e genesi della sua nuova Linea d’abbigliamento, la “Fashion for Man 1969/2012”, ispirata  alle velleità fisiche del compagno, dall’appeal stravagante a cavallo tra istigazione artistica e Moda.

Abituata a stupire e sconcertare la Ono, fra i primi membri dei Fluxus, associazione libera d’artisti d’Avanguardia d’inizio anni ’60, ed esploratrice d’arte Concettuale e Performance artistiche, incontra Lennon in concomitanza di una sua esibizione all’Indica Gallery di Londra nel’66, conquistandolo con la scanzonatura e l’interattività dell’operato presentato per l’occasione. Una produzione creativa sperimentale che, soprattutto ad inizio carriera e nei primi anni di matrimonio all’ombra della schiacciante popolarità di John Lennon, non ha saputo raccogliere grande consenso e riconoscenza, perché spesso tacciata come banale specchio del suo tempo e priva di comunicativa. Solo negli ultimi decenni, infatti, le sue opere sono state rivalutate da numerosi ed importanti critici d’arte, consentendole l’ottenimento di riconoscimenti e premi.

Alla soglia degli ottant’anni, incessantemente fedele alla giocosità del suo spirito ampiamente esercitata, Yoko Ono sceglie di evocare la memoria d’intimità con il suo uomo partendo da una testimonianza cartacea, ideata 43 anni prima, e consta di linee ed appunti nati per omaggiarne la sensuale freschezza  giovanile, divenuta poi una piccola raccolta biografica.

Concettualismi metrosexual che trasfigurano in indumenti, scarpe ed accessori pregni di quell’ironia dissacrante, costantemente provocatoria, caratterizzante la sua espressività. Prodotta in edizione limitata d’abiti, 52 pezzi a modello per Humberto Leon,  Fondatore e Direttore creativo di Opening Cremony  nonché promotore di Linee ideate da artisti avanguardisti, la Collezione è dominata da tre colori:  rosa, bianco e nero e correlata da accessori indossabili sulla nudità,  tra cui si annovera una sorta di sospensorio genitale illuminato a Led.

Maglie, giacche e pantaloni monocromi con dettagli applicati di stampe in vari materiali di occhi,  mani e particolari anatomici con sfacciato riferimento sessuale, posizionate in luoghi impertinenti come il pube ed i pettorali, che si articolano in diciotto pezzi unici dal gusto discutibilmente opinabile. Una Linea shocking, unisex e decisamente poco cheap, presentata a novembre negli Stati Uniti e poco dopo in Europa ed a Tokyo, che è pur sempre (quasi) Arte, ed è pur sempre Yoko Ono, moglie di John Lennon e colei che è stata definita “la più famosa artista sconosciuta : tutti conoscono il suo nome, ma nessuno sa cosa fa”.

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