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Tutti sanno, o comunque dovrebbero, che per la realizzazione di uno scatto concentrarsi sul soggetto è fondamentale. Ma sanno anche che l'importanza dello sfondo non deve essere mai sottovalutata. Nonostante la rilevanza cruciale del soggetto infatti, la resa finale deve il suo successo anche al background circostante. Ma cosa succederebbe se a mancare fosse proprio quello che si pensa essere l’indispensabile, ovvero il soggetto?E’ proprio in questi termini che si sviluppa la speculazione e l’interessante ricerca di Michael Somoroff.
Figlio dell’eminente fotografo commerciale Ben Somoroff, nasce a New York City nel 1957 dove studia arte e fotografia alla New School for Social Research. Come studente del leggendario art director Alexey Brodovitch, si avvicina alla sua nuova filosofia rivoluzionaria che oltre a Ben è riuscita ad influenzare un’intera generazione di fotografi, artisti e designer. Queste teorie lo spingono a rendere in fotografia immagini inaspettate che vanno oltre i confini convenzionali e ad approfondire un lungo periodo di sperimentazione e di innovazione dei mezzi. Nel 1980 si trasferisce in Europa dove lavora a Londra, Parigi, Milano e Amburgo diventando un noto fotografo grazie alle sue diverse collaborazioni con alcune riviste autorevoli come Vogue, Harpers Bazaar, Stern e Life. Filosofia esistenziale, religione, teoria dei linguaggi, psicologia e decostruzione postmoderna rimangono ambiti di studio costanti del progetto Somoroff che fanno da sfondo alla sua arte fotografica che mira sempre piú a diventare un’estensione filosofica. Dedicando tutte le sue energie ad una riforma sociale attraverso la promozione dell'arte, inizia a svolgere attività didattiche e collabora regolarmente con aziende e istituzioni culturali di tutte le dimensioni per creare programmi che utilizzino l'arte come modo per migliorare la comunicazione tra le persone e le comunità in cui vivono.
Da quando la fotografia è stata inventata, il suo rapporto con il mondo reale è sempre stato sia sconcertante quanto affascinante. Molto più della pittura, la fotografia ritrae un certo livello di verità. La rivoluzione digitale le ha peró fornito un potenziale senza precedenti ovvero la sua manipolazione dando a Somoroff, , attraverso l'uso di software, la possibilità di togliere ciò che abbiamo sempre creduto essere l'"elemento essenziale": il soggetto del ritratto. Gli sfondi che una volta non erano altro che un frammento secondario, ora diventano la motivazione primaria di una nuova composizione interamente tradotta in qualcosa d’altro. Il tutto partendo dal monumentale e incompiuto lavoro fotografico “volti del tempo” del 1929 di August Sander , il celebre fotografo di Colonia. Progetto di una vita e ipotesi di classificazione sociale- antropologica meticolosa di un’intera società, tassonomia dei mestieri e delle classi, che in realtà non poteva essere all’altezza delle sue ambizioni, fu capace di influenzare il corso della fotografia del Novecento. L’assunto più o meno esplicito di quel progetto era che i volti degli uomini portano una traccia del ruolo che i loro proprietari hanno assunto, o vengono costretti ad assumere, nell’organizzazione della comunità: che i volti siano, se non determinati, almeno influenzati dalla maschera sociale e che l’identità degli individui sia ricoperta dalle connotazioni relazionali delle rispettive professioni.
Il risultato? ‘Absence of Subject.’, un percorso attraverso il XX e il XXI secolo condotto da due maestri della fotografia. Da un lato le immagini di August Sander, che ritraggono gli Uomini del XX secolo e dall’altro le stesse foto rielaborate con tecniche digitali da Michael Somoroff. La grande distanza che separa le rispettive coppie di immagini consiste nella scomparsa delle figure al centro della scena. L’attenzione passa dalle persone al contesto, dall’uomo a ciò che lo circonda, dalla presenza all’assenza. Nulla cambia o forse tutto radicalmente. L’ordine compositivo dei ritratti precedenti viene scardinato e lascia spazio al silenzio immoto di oggetti sparsi e abbandonati a se stessi. Alla Fondazione Stelline oltre che le 40 coppie di fotografie, potrete avere la possibilitá di osservare sei video, realizzati dallo stesso Somoroff a partire dagli scatti “svuotati” di Sander, che offrono allo spettatore una delicata poesia del silenzio costringendolo ad andare oltre il lavoro e a riflettere su di sé.
Grazie a queste operazioni Somoroff dimostra come il maestro tedesco non volesse limitarsi a un semplice ritrattiamo e esalta la potenza persuasiva ed estetica di Sander anche in assenza del soggetto umano. Pur facendo emergere lo sgomento di strade vacue e silenziose , di case vuote, giardini desolati con oggetti immobili, Somoroff pone l’accento sul delinearsi di tratti tipici di quella determinata società nonostante la mancanza dei personaggi riempiendo di senso quel vuoto testimone di qualcosa che c’era.
Presentata alla Biennale di Venezia nel 2011, ‘Absence of Subject’ arriva anche a Milano e Nerospinto vi consiglia di esserci..
August Sander e Michael Somoroff. Absence of subject
Fondazione Stelline corso Magenta 61, Milano
Fino al 7 aprile 2013
Martedì-Domenica dalle 10.00 alle 20.00
Intero 6 euro, ridotto 4,50 euro
Ok, ci siamo quasi.
Una settimana alla release ufficiale, 25 febbraio.
Parliamo di "Amok", debut album per gli "Atoms For Peace", l'ultima creazione di nostro signore della musica, dio Yorke.
(n.d.r. Thom Yorke - voce dei Radiohead)
Che ha fatto quindi quel geniaccio di Thom?
Annoiato - "uhm che palle questi Radiohead" - decide di metter su un altro gruppo. Così. Come si faceva alle superiori, chiama qualche amico a strimpellare nel garage sotto casa... Flea (bassista dei Red Hot Chili Peppers), Nigel Godrich (già produttore degli stessi Radiohead), Jowy Waronker (batterista di Beck e dei R.E.M.) e il brasiliano Mauro Refosco (percussionista per David Byrne e per gli stessi Red Hot).
Iniziano a provare. E pure parecchio direi visto che da allora sono passati ben t r e l u n g h i s s i m i a n n i (!).
Thom parla di "Amok" come del prolungamento di quanto concepito con il suo album solista "The Eraser".
Siamo nel 2006 quando ipnotizza mezzo globo con 9 tracce strepitose. Quello di "The Eraser" è stato un lavoro di estrema ricercatezza, costruito su sonorità elettroniche intelligenti e psichedeliche, in totale assenza di strumentazioni classiche. La resa sonora perfetta, la dimensione creata intima ed essenziale, al contempo travolgente e ipnotica. Tra le 9 tracce dell'album una piccola perla, "" appunto, che coi suoi loop morbidi e le sue dissonanze prende le distanze dalle atmosfere simil-apocalittiche dell'intero album.
È quella traccia del 2006 a trasformarsi nel 2009 in band e a portarci oggi ad “Amok”.
Nell’attesa, Thom e la XL Recordings ci regalano lo streaming gratuito dell’album con una settimana di anticipo rispetto alla data ufficiale di lancio.
L’equilibrio umano è controllato dal sistema vestibolare che risiede nell’orecchio e consente l’interazione dinamica con l’ambiente esterno, in armonia con la forza di gravità.
I principali recettori, attraverso riflessi otolitici, consentono il mantenimento della postura e, grazie a un continuo aggiustamento automatico, ci permettono di contrastare la forza di gravità.
La ricerca dell’equilibrio è determinata soprattutto da aspetti psicologici, più che fisiologici. Ciò che ci mette in difficoltà nelle situazioni in cui è richiesto equilibrio (come ad esempio nella terza variante di Virabhadrasana, la posizione del Guerriero, oppure in una posizione apparentemente semplice come Vriskshasana, l'albero) è la nostra insicurezza e soprattutto la nostra mente che viaggia e macina pensieri.
Per chi l'ha provata, e per chi la volesse provare per verificare, Vrikshasana (posizione dell'albero) fa confluire nella nostra mente, non propriamente disciplinata, una miriade di pensieri che subito mettono a repentaglio la ricerca di equilibrio richiesta dalla posizione. Aggiungo anche che, una volta che perdiamo l'armonia della posizione, siamo presi dal nervosismo, e magari cerchiamo una spiegazione sul perché il giorno precedente siamo invece riusciti a farla senza problemi.
Pensate un attimo ai tempi verbali che ho usato e che usate anche voi probabilmente quando pensate: sono delle forme di passato prossimo (se proprio vogliamo fare un’analisi grammaticale del verbo).
Lo Yoga è la disciplina in cui la dimensione divina e massima nella quale ci si trova è il presente; è inutile e controproducente, quindi, pensare al passato confinando il proprio “io” invece di cercare di espanderlo lavorando sull’armonia di corpo e mente la mente per raggiungere la posizione. Con questo non mi elevo a “splendido tra gli splendidi” affermando di riuscire a eseguire alla perfezione tutte le posizioni di equilibrio, anzi...Capitano dei giorni in cui mi sento particolarmente preso dai miei pensieri, inizio a fare il fenicottero in mezzo alla sala di pratica in Vrikshasana cercando di mantenere l'equilibrio in ogni modo e, alla fine, devo invece ripiegare su alcuni trucchetti, come quello di concentrarsi su un punto fisso. Fissare lo sguardo, è vero, aiuta in tutta la pratica delle Asana ed è una buona disciplina per la meditazione e la concentrazione; tuttavia bisogna essere consapevoli dell'azione che si sta svolgendo sulla propria coscienza in quel preciso momento, e non guardare come uno stoccafisso un puntino del muro (se poi è bianco vi posso dire che dopo un po' quel punto diventa la via lattea...).
Tutto ciò, questo articolo e qualsiasi altro commento ironico possa fare su me stesso, è per spiegare che anche quando sbagliamo c'è sempre qualcosa da imparare: l'osservazione di sé stessi da implementare, un'analisi da fare, il proprio ego da espandere.
Come mi è stato detto una volta da Silvia, una delle mie maestre, durante una lezione di Yoga: una posizione di equilibrio come l'albero deve espandere il proprio “io” senza rinchiuderlo nel centro del petto per paura di perdere l'equilibrio. Di solito, quando non riusciamo a mantenere l'equilibrio, scattano sentimenti come la vergogna o il nervosismo che non fanno altro che farci rinchiudere in un bocciolo invece di far fiorire come una rosa la nostra posizione.
Nella terza variante di Virabhadrasana, ad esempio, per raggiungere uno status ottimale della posizione bisogna estendere le estremità delle braccia e della gamba che sta in alto (per capire meglio di cosa parlo vi rimando alle immagini), cosa che a prima vista può risultare destabilizzante. Nell'albero bisogna espandere il petto, tirarsi verso l'alto e spingere in fuori la gamba piegata con il piede alla radice della gamba distesa; all'inizio sembrerete più un salice piangente che un albero forte e radicato al suolo, ma man mano vi accorgerete che è proprio il corpo che richiede questi accorgimenti, facendo lavorare muscoli che non pensavate potessero muoversi in queste posizioni. Contemporaneamente, noterete che erano i flussi di pensieri che impedivano il mantenimento del corretto bilanciamento del corpo perché non davate l'input giusto e non portavate l'attenzione sul baricentro, un punto al di sotto dell’ombelico importantissimo per raggiungere la stabilità.
Insomma, l'equilibrio è una bella sfida da affrontare nello Yoga o, ancora meglio, un confronto con sé stessi: proprio durante le posizioni di equilibrio i pensieri si fanno più fitti ( provare per credere).
E voi mi direte, “Si, ma a me a che mi serve tutto ciò?” Domanda lecita, che mi sono posto anche io, in quanto applico sempre una forte componente razionale a tutto ciò che faccio (non sono uno di quelli “spiritual addicted” e “new age” che vi state immaginando, dato che vi parlo sempre di Yoga e affini). Posso dirvi che, a parte fare i fighi in metro o in tram e rimanere sempre e comunque in piedi non attaccandovi agli appositi supporti quando c'è una curva o una fermata improvvisa (notate come la gente di solito si attacca subito al palo neanche stesse esplodendo una bomba) l'esercizio di concentrare la mente sul baricentro e farle mantenere un equilibrio che parte dall'interno è molto utile in situazioni in cui tendete ad innervosirvi o a farvi sopraggiungere dallo stress.
Lo stress, male dell'uomo contemporaneo, è causato anche dall'ondata di pensieri che intasano la nostra testa: è come se la nostra mente fosse una stanza bianca e un writer la venisse ad imbrattare con una bomboletta di un colore che, tra l'altro, non ci piace neanche, a distanza di un minuto o di pochi secondi. Minuto dopo minuto, attimo dopo attimo, il pensiero diventa incontrollabile, il writer continua ad imbrattare con quel brutto colore e il risultato è che siamo sempre stressati e nervosi. E ciò avviene fin dal primo mattino, quando suona la sveglia, e magari la sera prima siamo andati a letto con l'ansia che la sveglia sarebbe suonata dopo poco, senza pensare invece: “Oh finalmente sono a letto e posso riposare questa “macinasassi” che è la mia testa”.
Fateci caso.
Ecco, le posizioni di equilibrio servono anche a questo: osservare e capirci più in profondità, dire alla nostra testa quando è ora di darsi una calmata o farle mettere il “culo a bagno” come si dice da me in Puglia.
Namasté,
Vittorio Pascale
Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano
Fondatore della pagina Fb: Yogamando
Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano
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La Milano Fashion Week è alle porte. E noi di Nerospinto non possiamo non segnalare uno degli eventi più alternativi ed originali di questa Settimana della Moda milanese. Dal 22 al 24 febbraio, lo Spazio Asti17 a Milano, accoglie un’altra edizione di NATURA DONNA IMPRESA Verso Expo 2015: uno degli eventi di “moda critica” più cool dell’anno, un salotto per brand emergenti che fanno del “critical fashion” e dell’eco design, uno stile di vita.
Nella Capitale della Moda e del Design, NATURA DONNA IMPRESA è un evento che non passa…ma SEMINA! Ogni anno idee nuove, progetti innovativi, sfide e obiettivi importanti.
Accompagnerà le tre giornate espositive di Natura Donna Impresa Verso Expo 2015, un ricchissimo calendario di eventi che avrà una suggestiva apertura in occasione dell’inaugurazione di venerdì 22 febbraio. Alle ore 14.00, in Piazza Duomo a Milano, si terrà un performance omaggio a PIPPA BACCA, artista milanese tragicamente scomparsa nel 2008 mentre stava compiendo una performance itinerante “Spose in viaggio” che proponeva di attraversare in autostop 11 Paesi colpiti da guerre, vestita in abito da sposa per portare un messaggio di pace. Una performance “NON SFILATA” attraverso il centro di Milano che vedrà in scena donne di tutte le età vestite in abito da sposa bianco. Un simbolico omaggio al lavoro di una grande artista.
NATURA DONNA IMPRESA presenterà allo Spazio Asti17, circa 30 designer emergenti (tutte donne) che metteranno in mostra e in vendita le proprie creazioni. A contorno della mostra, momenti conviviali, incontri su tematiche inerenti la Moda, lo Stile, l’Immagine e tutto ciò che è “green critical fashion”. Sara Biondi 22-24 febbraio 2013 Spazio Asti17 – Milano www.naturadonnaimpresa.com
Tanto tuonò che alla fine piovve.
È proprio il caso di dirlo per l’uscita nelle sale di Promised Land il film di Gus Van Sant che ancor prima di venire completato nel montaggio aveva già scatenato la reazione delle potenti lobby petrolifere e di buona parte della politica e della stampa americane.
Sarebbe facile parlare di film di denuncia e ancora più semplice parlare di pellicola in odore di censura o peggio, ma in realtà Promised Land è esattamente il lavoro cinematografico a cui Van Sant ci ha abituati da sempre. Uno spaccato della società contemporanea su cui lo spettatore è chiamato a riflettere e a confrontarsi. Chiunque abbia visto Paranoid Park e Elephant ha subito lo stesso processo degli spettatori di Promised Land e si è fatto la stessa domanda: io che farei al posto dei protagonisti? Ecco, allora possiamo parlare di un film di coscienza. La coscienza degli spettatori chiamati dal regista a interrogarsi su come va fuori. Che succede fuori di casa, dal nostro ufficio e dalla nostra cerchia familiare. Promised Land è la dichiarazione di impegno civile che Van Sant e gli attori trasportano nella pellicola sforzandosi di fare anche un bel film.
In realtà il film bellissimo non è. Manca di personalità vera tanto che non si fa fatica a inserirlo nel filone dei film di denuncia che ci sono arrivati in maniera copiosa negli ultimi anni dagli Stati Uniti.
Basta pensare a Clooney o Crowe e alle loro pellicole sulle aziende farmaceutiche o le grandi industrie di tabacco. Insomma, le intenzioni di Gus Van Sant sono più che buone ma in Promised Land decisamente si perde. Il film è piatto, non emoziona e non decolla. Neppure nel momento in cui i protagonisti iniziano il loro riscatto di coscienza nei confronti della società.
E allora come mai Promised Land è stato così osteggiato e criticato? Ovviamente per la storia.
Per la sceneggiatura intesa come racconto; e quello che racconta il film è davvero sconvolgente perché parla di persone e di vita reale al tempo della crisi economica globale.
In un giorno qualsiasi due agenti di una grossa compagnia vengono inviati in una cittadina rurale con lo scopo di convincere gli abitanti a cedere i loro terreni così da poterli successivamente trivellare ed estrarne gas naturale. L’idea della grossa compagnia è che una manciata di agricoltori, certamente non benestanti e stretti dalla morsa della crisi, non avranno difficoltà a cedere le loro proprietà. Sembra un compito abbastanza semplice per i due agenti inviati nell’America rurale più chiusa e meno colta ma non è così. La globalizzazione non riguarda, infatti, solo gli interessi finanziari e l’economia ma anche le coscienze e ad opporsi alla grande compagnia c’è Dustin Noble, attivista ambientale, grande persuasore di folle e cittadino preparato.
La Terra Promessa è degli americani che la coltivano e che la rispettano.
Questo dice la coscienza di tutti e questo vuole l’impegno civile che deve ripartire appunto dalla terra, dalle radici. Che non avvenga mai che il bisogno di sopravvivenza possa essere usato da chi vuole danneggiare il bene e la salute delle persone.
Matt Damon nei panni del protagonista ritorna in un ruolo che nel passato gli ha portato molta fortuna: il carrierista che decide di stare alla fine dalla parte degli oppressi.
Era il 1997 e Coppola lo scelse per L’uomo della pioggia. Gus Van Sant ce lo ripropone in Promised Land. Niente da dire. La parte l’ha imparata bene.
Noi di Nerospinto adoriamo il film muto e ci spingeremo a questo evento!
Mercoledì 20 FEBBR h 20.30 – A TOUCH OF SWING AUDITORIUM SAN FEDELE, Via Hoepli 3/b, Milano, MM Duomo il pianista Paolo Alderighi sonorizza:
LONG PANTS un film muto del 1927 di FRANK CAPRA Biglietti 7 € / 4 €Il pianista Paolo Alderighi, grande talento del jazz italiano, sonorizza il film Long Pants (1927) di Frank Capra, con musiche ispirate al Touch of Swing degli anni Venti. Film di vertiginosa e mai banale comicità, film ibrido e visionario, sospeso tra la romance e la commedia, con lampi di film noir e di cinema d'avanguardia. Sviluppa un tema che fu centrale nella narrativa nordamericana a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento: il conflitto tra innocenza ed esperienza, gentilezza della provincia e corruzione urbana. Il sogno è la chiave di volta di tutta l’architettura comica del film. Da sottolineare una delle migliori prestazioni del comico Harry Langdon nei panni di un adolescente timido e sognatore.
Presenta Fabio Vittorini
Il vintage fa capolino a Como! Nella storica Piazza San Fedele di Como, il nuovo design concept store GLOOOK, ha inaugurato, nei suoi spazi dedicati al design, il primo Vintage Shop… Un vero e proprio salotto dove l’eco-design incontra la moda vintage: accessori, calzature ed abiti… Un ambiente accogliente, dove poter sfogliare una rivista di moda, scambiare quattro chiacchere con amiche sorseggiando una spremuta d’arancia e curiosare tra i capi vintage e retro selezionati, con cura, dai titolari. Bag anni ’30,’40’,’50, cappotti “retro style”, cappelli “Audrey Hepburn style”: tutti scovati dai proprietari di Gloook in giro per il mondo. Ogni singolo pezzo è unico! Una vera e propria “Vintage Limited Edition”. Il Vintage Shop nasce in collaborazione con Il Salotto, una piccola realtà comasca, che da anni si occupa di vintage…e di fashion. Sei un vintage fashion addicted? Ami come noi uno style vintage? Vintage Shop c/o Gloook a Como ti aspetta per “uno shopping senza tempo”…
VINTAGE SHOP c/o GLOOOK Piazza San Fedele 21 – Como
Anche quest'anno è arrivato "San Valentino", festività insulsa, senza ragion d'essere, l'ennesima trovata consumistica per spillare soldi alla gente.
Venerdì sera, andate contro le masse, siate controcorrente, odiate San Valentino, odiate gli innamorati: "Cool Kids Can't Die" unisce Carnevale a San Valentino, festeggiando un "Single Carnival Party".
Perché festeggiare la festa degli innamorati quando, per la maggior parte dei casi, nessuno lo è? Perché essere felici e radiosi, quando si può odiare l'amore e comportarsi da uccello del malaugurio?
In occasione di tale ricorrenza, il Toilet Club si trasforma, inoltre, in una succursale degli studi Mediaset: come a "C'è posta per te", sarà possibile scambiarsi messaggi, d'amore o d'odio non fa differenza, che saranno poi letti durante la serata.
Anche questo Venerdì Dress Code: All The single Ladies, Beyoncè, Maria de Filippi, Cupido. Io opterò per la presentatrice tv, con la sua aggraziata voce da tenore, voi?
info utili:
INGRESSO GRATUITO con tessera ARCI, ARCIGAY, ARCILESBICA, UISP
www.circolotoilet.it
Costi tessera Arci: 13 €
Bibite 3 €, cocktail 7 €
TOILET CLUB
via Lodovico il Moro 171, Milano
Francesco Zingaro
Arrivano a Cernobbio le GIRLS' NIGHT OUT
Pink Night? Le notti rosa dedicate al popolo femminile fanno capolino sul Lago di Como. Giovedì 21 febbraio, alle ore 21.00, nella splendida cornice di Cernobbio, sarà inaugurata la prima di una lunga serie di GIRLS' NIGHT OUT nel rinomato cafe&restaurant Caffè Posta. Il centro di Cernobbio accoglierà eventi nuovi ed originali studiati ad hoc da News-Eventicomo, giovane e frizzante realtà di Comunicazione ed Eventi di Como. GIRLS' NIGHT OUT: party in rosa in onore dell'universo femminile ma aperto anche agli uomini! Si tratta di serate ricche di novità: ospiti, performance, allestimenti a tema, djset, fotografi, sweet buffet e tanti premi! Nel segno della creatività e dell'originalità, Pink Night ad ingresso libero per tutti. La serata inaugurale di giovedì 21 febbraio avrà come ospiti lo staff di Inchiostro Rosso Tattoo, uno degli studi di BODY ART più noti ed apprezzati del territorio. Un'artista si esibirà in una performance di BODY PAINTING su modella e sarà a disposizione dei clienti che avranno voglia di farsi disegnare qualcosa sul corpo. La performance sarà ripresa da IR Tv, la televisione di Inchiostro Rosso Tattoo che ha lanciato il primo Tattoo Reality Show! Il video della serata sarà online su You Tube. In un ambiente allestito a tema, con dettagli femminili, un buffet di dolci e leccornie sarà a disposizione dei clienti: caramelle, marshmellow, biscotti e tante golosità per rendere ancora piùd dolce e piacevole questa prima "notte rosa". Ad animare la serata il sound anni '70,'80 e '90 di Divi dj da BM RADIO, una nota web radio del territorio. I più grandi successi del passato ritornano al Caffè Posta per farvi ballare e divertire. Sarete immortalati da una dispettosa fotografa che durante la serata si divertirà a cogliervi di sorpresa... UNO SCATTO RICORDO! Le foto saranno condivise sulle pagina Facebook del Caffe Posta e di News-Eventicomo. Taggatevi!
Pensate sia finita qui? No! Tutte le donne durante la serata saranno omaggiate di un chupito: un "cocktail in rosa" ideato per le GIRLS' NIGHT OUT e potranno vincere interessanti PREMI messi in palio da Inchiostro Rosso Tattoo e dal Caffè Posta di Cernobbio. Viziare e coccolare le donne? Must delle GIRLS' NIGHT OUT!
Per informazioni: News-Eventicomo Relazioni Pubbliche al numero 339 8582462
A noi di Nerospinto piace chi parla di tematiche contemporanee e controverse.
La nuova produzione di PACTA. dei Teatri porta ancora una volta al Teatro Oscar il grande regista Virginio Liberti: dall’1 al 17 marzo 2013, L’ISOLA DEI RIFATTI - Omaggio al Grand Guignol, in prima assoluta con Maria Eugenia D’Aquino, Riccardo Magherini, Annig Raimondi, Carlo Decio, per la regia di Virginio Liberti, anche autore del testo, scritto appositamente per la Compagnia.
In una prestigiosa clinica per la chirurgia plastica, situata in una sperduta isola, accorrono persone da tutto il mondo per correggere le imperfezioni facciali, eliminare rughe fastidiose, rimodellare fianchi squadrati, seni e sederi piatti: ricche signore, attori famosi, assassini di ogni sorte, criminali coinvolti in sequestri, commercio di organi, cannibalismo.
"Commedia, satira sociale e truculenta violenza mescolati insieme nella migliore tradizione del teatro del Grand Guignol. Ho voluto scrivere il testo L’isola dei rifatti per parlare di un virus e della sua crescente pandemia a livello planetario. Questo virus si chiama Alcatraz e può colpire ovunque una persona adulta, in ogni continente, a qualsiasi ora, superando le differenze linguistiche, le avversità meteorologiche e le disuguaglianze economiche.
Alcatraz può trasformare un matrimonio felice in un campestre cimitero per scarafaggi in pensione, una meravigliosa passione con una marziana in un elenco infinito di nevrosi, l'amore per il proprio lavoro in un “tumore” fatto di gesti sempre più tristi e pensieri sempre più sgrammaticati. Di Alcatraz conosciamo gli effetti, non le sue cause.
Tendenzialmente, chi non è stato colpito non crede alla sua esistenza e fa molta fatica a individuarlo nella propria vita. E questo ritardo nella diagnosi di Alcatraz può avere nefaste conseguenze: ci si ritrova improvvisamente in un'isola circondata da onde bellissime, alte e insuperabili."
Virginio LibertiVirginio Liberti è nato nel 1965 in Brasile e dal 1990 risiede in Italia, dove ha messo in scena testi di Kafka, Copi, Koltès, Pinter, Bernhard, Heiner Muller e Beckett. Assieme ad Annig Raimondi, Maria Eugenia D'Aquino, Riccardo Magherini di PACTA . dei Teatri ha portato in scena L'omosessuale o la difficoltà di esprimersi di Copi, successo del Festival di Sant'Arcangelo 2005. Nel gennaio 2011 ha curato la regia di Questa sera si recita a soggetto di Luigi Pirandello prodotto dal Teatro Stabile di Torino e nello stesso anno con la Compagnia di PACTA . dei Teatri ha portato in scena A porte chiuse di Jean Paul Sartre. Grand Guignol, teatro parigino attivo dal 1896 al 1952, fondato da Oscar Métenier e caratterizzato dalla realizzazione scenica di un genere drammatico orrorifico, con la rappresentazione di fenomeni di spiritismo, esperienze paranormali, depravazioni morali, torture e ogni sorta di terrori. Il teatro del `grande fantoccio' sviluppa la poetica realista, nella direzione di una rappresentazione esasperata ed enfatica della degenerazione morale e materiale degli strati sociali più bassi.
Privo di valenze etico-politiche di denuncia e piuttosto compiaciuto della spettacolarizzazione talora drammatica, talora farsesca della realtà conobbe, oltre a una iniziale fase verista, un periodo imperniato sulla follia e uno sull'esperienza sadico-erotica. In Italia, dove non ebbe grande diffusione, il genere fu introdotto nel 1909 da Alfredo Sainati.
Teatro Oscar
Dall’1 al 17 marzo 2013 – prima assoluta
L’ISOLA DEI RIFATTI di Virginio Liberti Omaggio al Grand Guignol
Regia: Virginio Liberti; con Maria Eugenia D’Aquino, Riccardo Magherini, Annig Raimondi, Carlo Decio.
Spazio scenico e luci: Fulvio Michelazzi.
Costumi: Horacio De Figuieredo .
Suono: Tommaso Taddei .
Produzione: PACTA . dei Teatri, Compagnia Gogmagog in collaborazione con Regione Toscana.
Spettacolo inserito nell’abbonamento ‘Invito a Teatro’.
INFO:
Teatro Oscar,
Via Lattanzio 58, 20137 (Milano MM3 - Staz. Lodi T.I.B.B. | Tram: linea 16 Fermata Tito Livio - Lattanzio | Filobus: linea 92 - Fermata Umbria – Comelico)
Informazioni: tel: 02.36503740 | sito web: www.pacta.org | e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
Orari spettacoli: MART-SAB 21 | DOM ore 17
Orari biglietteria: LUN-SAB: 16.00-19.00 e 19.30-21.00 l DOM dalle 15.30 a inizio spettacolo
COSTO BIGLIETTI: Intero €24 | Ridotto e Convenzioni €18 | Under 25/Over 60 €12 | CRAL e gruppi €10 (min 10 persone) | Prevendita €1,50 –
ABBONAMENTI: OSCAR 9 spettacoli 80,00€ - CARD AMICI DI PACTA 5 spettacoli a 55,00€ - CARTA TANDEM, dedicata alle coppie, 2 ingressi a 2 spettacoli a 38,00€
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