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Ci spingiamo negli approfondimenti storici!
Presso il MIC – Museo Interattivo del Cinema di Viale Fulvio Testi 121, dal 27 febbraio al 27 marzo, Fondazione Cineteca Italiana in collaborazione con la Fondazione ISEC e Istituto Lombardo di Storia Contemporanea, propone cinque appuntamenti dedicati all’approfondimento storico attraverso il cinema. Il trait d’union delle pellicole proposte è il tema della crisi economica, e lo scopo è quello di esaminare come il mezzo cinematografico si sia confrontato con questo argomento. La rassegna segue un ciclo di incontri e lezioni rivolto agli insegnanti a cura del MIC.
Nel 1939 John Steinbeck scriveva uno dei grandi capolavori della narrativa americana, The Grapes of Wrath (letteralmente “I semi dell’odio”). Dalle pagine del testo emergeva un’analisi sociologica impietosa e feroce, attraverso la quale l’autore si scagliava contro quelle distorsioni della società statunitense rese ancora più gravi ed evidenti dalla pesante recessione economica in atto nel Paese. John Ford diresse il processo di trasposizione cinematografica del testo di Steinbeck realizzando Furore, uno dei film hollywoodiani più progressisti e liberali di sempre, premiato con un Oscar nel 1941.
Compongono il ciclo altri titoli come Fango sotto le stelle (Elia Kazan, 1960), il cui sfondo sociale è quello del new deal di Roosevelt, e con esso il razzismo, il progresso in contrasto con le ragioni della terra e del cuore, la dignità delle persone, mentre l’Oscar al miglior documentario 2011 Inside Job (Charles Ferguson, 2010)e Capitalism: a love story (Michael Moore, 2009) si concentrano sulle cause della crisi finanziaria mondiale del 2006-2010, mettendo a nudo la corruzione sistemica negli Stati Uniti attuata dall’industria dei servizi finanziari.
Infine, a concludere la rassegna è la volta di Margin Call (J.C. Chandor, 2011), thriller ambientato nell’alta finanza che coinvolge gli uomini chiave di una grande banca di investimenti durante le drammatiche ventiquattro ore che precedono la crisi finanziaria del 2008.
Schede film e calendario proiezioni
Mercoledì 27 febbraio
ore 15 Furore (John Ford, USA, 1940, 129’)
Primi anni ‘30, Tom uscito di prigione scopre che la terra della fattoria di famiglia è stata espropriata dalle banche. Senz’altra scelta carica i nonni ed i familiari su un camion e dall’Oklahoma partono verso la California con le loro poche cose e la promessa di una terra fertile. Conosceranno lotta, miseria e paghe da fame, ma i sopravvissuti si rimetteranno in piedi.
Giovedì 7 marzo
ore 15 Fango sulle stelle (Elia Kazan, USA, 1960, 109’)
Chuck Glover deve convincere i proprietari terrieri di Garthville a cedere le terre situate lungo il fiume Tennessee, per consentire al governo la costruzione di un sistema di dighe. Si scontra con l’ostinazione di Ella, un’anziana proprietaria, e con l’odio razziale che si ritorcerà anche contro di lui. Compiuto il suo lavoro riparte: con lui va Carol, la nipote di Ella che nel frattempo è morta.
Mercoledì 13 marzo
ore 15 Inside Job (Charles Ferguson, USA, 2010, 120’)
Documentario sulla bolla finanziaria scoppiata nel 2008 e ancora tragicamente attiva. Attraverso ricerche e interviste ai principali membri della finanza, politici e giornalisti viene analizzato il gotha finanziario degli Stati Uniti: Lehman, Goldman Sachs, Bush, i lobbisti...
Giovedì 21 marzo
ore 15 Capitalism: a love story (Michael Moore, USA, 2009, 127’)
Sullo sfondo del passaggio di consegne tra l’entrante amministrazione del neoeletto Barack Obama e quella uscente dell’ex presidente Bush, il documentario mostra le conseguenze provocate negli Stati Uniti dalla crisi economica mondiale e le responsabilità delle Corporazioni.
Mercoledì 27 marzo
ore 15 Margin Call (Jeffrey C. Chandor, USA, 2011, 109’)
Le ultime 24 ore di una banca di investimenti nella crisi del 2008, lo sguardo dal ponte dal grattacielo di Wall Street: un file annuncia il fallimento ed inizia l’ultima possibilità, corsa contro tempo e persone.
MODALITÀ D’INGRESSO:
Biglietto d’ingresso intero: € 5,o0
Biglietto d’ingresso ridotto: € 3,00
Biglietto d’ingresso adulto + bambino: € 6,o0
Presentando un biglietto ATM all’ingresso sarà applicato il prezzo ridotto.
Noi ci innamoriamo dell'anima, ma per vivere ci servono i corpi.[ I.F]
La Redazione di Nerospinto augura a tutti un buon San Valentino.
Un grazie speciale a Beatrice Corti e a Ryuichi Sakamoto.
Secondo un'antica leggenda la salamandra avrebbe una temperatura corporea così prossima a quella del ghiaccio da essere in grado di resistere all'ardore delle fiamme; in realtà se gettata nel fuoco la salamandra soffre e si consuma esattamente come ogni essere vivente..ma il mito non si consuma mai, il bisogno gli permette di esistere.
Con la performance "Racconti in/versi" Neuro Mans, con l'aiuto delle immagini di Melancholie mit Monstern, è l'attore, l'umano che si contorce di fronte al pubblico regalando una sensazione immediata, immergendosi nel mito generandolo attorno a sé per ricreare l'illusione della sempiternità.
Neuro Mans attua quella che, secondo Grotwsky, è la performance, intesa dunque come atto contestualizzato, liturgia e contatto.
Il teatro viene ridotto ad una sola parete, a luogo bidimesionale a cui viene restituita la vita tramite la voce e il gioco voce/ombra e quando l'attore entra nella santità dello spazio scenico in quel momento accade qualcosa di speciale, qualcosa di molto simile alla Messa nella Chiesa Cattolica: in questo spazio, nella sacra relazione tra l'attore ed il pubblico, quest'ultimo viene sfidato a pensare e ad essere trasformato dal teatro.
Mercoledì 13 febbraio presso lo Zoom Bar, Neuro Mans e Melancholie mit Monstern suggestioneranno in/versi le asimmetrie del pubblico presente rendendo omaggio al regista teatrale Jerzy Grotowsky.
Mercoledì 13/02 Ore 22:30 to 2:30.
.Performance starts@23:00
ZOOM Bar Via Panfilo Castaldi 26 Milano Info-contacts 345/2418801
Avere l’opportunità di visitare un grande museo seduti comodamente sul divano, magari sorseggiando una bibita fresca, piacerebbe a tutti, anche a chi di arte non capisce molto o non è molto interessato. Questa è una delle possibilità che la rete offre grazie alla Galleria dell’arte perduta, ed è il caso di prenderla al volo visto che si tratta di un esperimento temporaneo.
La Galleria dell'arte perduta (Gallery of Lost Art) è una mostra on line temporanea che racconta le storie di opere d'arte che sono scomparse, sono andate distrutte, rubate, rifiutate dai committenti, respinte dai musei, cancellate, che sono state realizzate con materiali degradabili e quindi effimere: alcuni dei più importanti esempi di arte degli ultimi 100 anni non hanno avuto una lunga vita, ora è possibile ammirarli, conoscerli e studiarli sul web.
Questa galleria virtuale, visibile per un anno sul sito galleryoflostart.com, esplora alcune delle straordinarie e inconsuete circostanze che si nascondono dietro la scomparsa dei maggiori capolavori. Archivi di immagini, film, interviste, blog e saggi sono a disposizione del visitatore per esaminare e capire le opere di oltre 40 artisti del XX secolo.
Il sito è stato realizzato in formato digitale dagli studio ISO e prodotto dalla Tate Gallery in collaborazione con Channel 4 e con il supporto dell'AHRC, The Arts and Humanities Research Council. La curatrice Jennifer Mundy afferma che la storia dell'arte tende ad essere la storia di ciò che è sopravvissuto; solitamente musei raccontano storie partendo dagli oggetti delle loro collezioni, ma questa esibizione si focalizza sul significato delle opere, sul loro valore per la storia dell'arte mondiale.
Sono dieci le sezioni in cui è diviso il museo virtuale: arte attaccata, distrutta, scaricata, effimera, cancellata, perduta, respinta, rubata, fugace, non realizzata. Per ognuna sono stati selezionati degli autori la cui opera viene sezionata, commentata, analizzata e studiata; viene data la possibilità di capire il motivo che ha spinto l’autore a muoversi su un terreno tanto fragile, a spingersi a indagare in un campo tanto difficile da capire. L’arte contemporanea ha questa componente che non tutti capiscono: è arte concettuale. Può essere povera, semplice, ma nasce sempre da un’esigenza di raccontare, spiegare, esemplificare un qualche messaggio o tema che all'autore sta a cuore. Tra gli artisti presi in considerazione ci sono alcuni dei più importanti nomi dell’arte mondiale: Bacon, Braque, Christo e Jeanne-Cloude, Otto Dix, Frida Kahlo, Mirò, Henry Moore, Schiele, e molti altri.
Si tratta di un modo nuovo e sorprendente per conoscere l’arte e la sua storia, per comprendere meglio le motivazioni che hanno mosso gli artisti nel loro lavoro, per capire il perché di certe scelte stilistiche, formali, di contenuti e di materiali. Le schede tecniche, le descrizioni accurate, la narrazione della storia delle opere ci permette di conoscere a fondo alcuni degli aspetti dell’arte perduta, di quelle opere che non possiamo vedere nei musei ma che hanno fatto comunque la storia della storia dell’arte.
A noi di Nerospinto la Galleria dell’arte perduta piace perché è un progetto originale, stimolante e decisamente moderno. È un’idea nuova che speriamo possa essere presa in considerazione anche da altri musei nel mondo, magari per mostrare tutte quelle opere che continuano a giacere nella polvere di bui magazzini e non vengono esposte alla visione del grande pubblico.
Questa sera alle 18.30 presso il Mondadori Multicenter del Duomo Massimo Beltrame presenta il libro "Milano guarda in alto - 50 anni di grattacieli nel capoluogo lombardo" edito da Edizioni Milano Expo nella collana "Itinerari". Alla scoperta del cielo, il testo indaga l’evoluzione urbanistica della città verticale: il grattacielo nei sogni, l’elevazione del piano dalla materia a quello rarefatto del piano e dello spirito. Massimo Beltrame (Milano, 1975). è laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Milano. Dal 1997 al 2002 ha collaborato con il sito NYC Skyscrapers sulla storia dei grattacieli newyorchesi. Nel 1998 con il prof. Giovanni Piana (Filosofia teoretica) ha condotto un lavoro di approfondimento universitario intitolato “La concezione della spazialità nell’architettura contemporanea”, con focus sul concetto di spazio nelle architetture milanesi di Aldo Rossi e Mario Bellini.
MILANO GUARDA IN ALTO 50 anni di grattacieli nel capoluogo lombardo di Massimo Beltrame Edizioni MilanoExpo – Collana Itinerari Prima edizione novembre 2012 Pagine 160 (a 2 colori) – Ricco apparato iconografico Prezzo 12,00 euro
Noi di Nerospinto abbiamo scelto una poesia in tema
Il Grattacielo, Carl Sandburg, 1916 Di giorno il grattacielo si staglia nel fumo e nel sole: ha un’anima. Viene dalle praterie e dalle valli, dalle strade delle città, la povera gente che vi si riversa, si mescola tra i suoi venti piani e di nuovo vien rigettata fuori verso le strade, le praterie, le valli. Sono gli uomini e le donne, i ragazzi e le fanciulle, avanti e indietro tutto il giorno, che danno all’edificio un’anima di sogni, di pensieri e di memorie. (sprofondato nel mare o zitto in un deserto, chi si curerebbe del palazzo, o ne direbbe il nome, o chiederebbe ad un poliziotto la via per raggiungerlo ?) Gli ascensori scivolano sui loro cavi, tubi pneumatici afferrano lettere e plichi, condutture di ferro recano gas ed acqua, espellono i rifiuti. Fili e fili si arrampicano in segreto, recano la luce, recano parole, narrano paure, profitti e amori, maledizioni di uomini negli intrighi d’affari, domande di donne in storie d’amore. Ora per ora le fondamenta piantate nelle rocce della terra tengono saldo l’edificio al pianeta roteante. Ora per le travi, come costole, tengono insieme strette le pareti di pietra e i pavimenti. Ora per ora la mano del muratore e la morsa del cemento costringono le parti dell’edificio nella forma che l’architetto ideò. Ora per ora sole e pioggia, aria e ruggine, e il peso del tempo che corre nei secoli, premono dentro e fuori l’edificio, e lo logorano. Gli uomini che piantarono i pilastri e mescolarono il cemento ora giacciono in tombe dove il vento sibila una canzone selvaggia senza parole. E così gli uomini che tesero i fili e fissarono tubi e condutture, e così coloro che lo videro sorgere piano dopo piano. Le loro anime sono tutte qui, anche quella del manovale venuto da centinaia di miglia lontano in cerca di un posto di portatore di calcina, anche quella del muratore che finì in galera per aver ucciso un uomo mentre era ubriaco. (Un uomo cadde dall’impalcatura e si spezzò il collo al termine del tremendo volo: egli è qui – la sua anima è fusa fra le pietre dell’edificio). Sulle porte degli uffici, di piano in piano, spiccano centinaia di nomi. A ogni nome risponde un viso segnato dalla morte di un bimbo, da un amore appassionato, dalla trascinante ambizione di un affare da un milione di dollari, o il viso di chi sta pacifico nel suo guscio. Dietro questi nomi sulla porta, essi lavorano e le pareti l isolano da una stanza all’altra. Stenografi da dieci dollari la settimana scrivono quel che dettano funzionari, avvocati, ingegneri: tonnellate di lettere escono dall’edificio dirette a tutti i luoghi della terra. Sorrisi e lacrime d’ogni impiegatuccia si uniscono all’anima dell’edificio, proprio come accadde per i capomastri che ne diressero la costruzione. E quando gli orologi scoccano il mezzogiorno ogni piano riversa fuori uomini e donne che si allontanano, mangiano, tornano al lavoro. Sul finire del pomeriggio l’attività si rallenta, il lavoro è più fiacco: la gente sente il giorno chiudersi su di sé. Uno ad uno i piani si vuotano... se ne vanno gli uomini in uniforme dell’ascensore... tintinnano secchi. Scope ed acqua detergono dei pavimenti la polvere umana, e gli sputi, spazzando via l’immondizia del giorno. Parole formate da lampadine gridano dal tetto a migliaia di case e di persone quel che dovrebbero acquistare. Parlano così fino a mezzanotte. Ora è buio, nei corridoi. Eco di voci. Il silenzio pesa... le guardie notturne scivolano leggere da piano a piano, tentano le porte. Le pistole rigonfiano le loro tasche sull’anca... casseforti d’acciaio stanno ritte negli angoli. Il denaro sta là dentro, ammucchiato. Un giovane guardiano si appoggia a una finestra: vede luci di chiatte che si aprono la via attraverso il porto, collane di lanterne bianche e rosse nello spiazzo della ferrovia, e l’arco delle tenebre rotto da linee bianche e da incroci a grappoli di lumi sulla città che dorme.
Di notte il grattacielo si staglia tra il fumo e le stelle: ha un’anima.
Quattro appuntamenti con altrettanti grandi film (tra cui due in copie restaurate da materiali unici ritrovati dalla Cineteca Italiana) girati tra la fine degli anni Venti e l’inizio dei Trenta del ‘900, dove la bellezza e il fascino di tre “divine” dello schermo hanno modo di rifulgere incontrastati. Sono storie di amori e tradimenti, onore e irresponsabilità, illusioni spezzate. Le tre le regine di questo omaggio: un’innocente e sensuale Louise Brooks nell’ultima grande interpretazione della sua breve carriera; Greta Garbo, qui in coppia con John Gilbert prima e dopo la loro liaison, che riesce a illuminare due melodrammi firmati da Clarence Brown con la sua presenza magnetica e sfuggente, carica di mistero; e la meno nota ma non per questo meno notevole Anna Sten, star del cinema muto sovietico. Più carnale e terrena delle due icone citate, a chi voleva proporla come la nuova Garbo o Dietrich la Sten seppe resistere con la forza del suo talento genuino e spontaneo di vera attrice, che le valse l’apprezzamento di importanti registi europei.
Ecco il calendario della rassegna:
DESTINO
LA CARNE E IL DIAVOLO
MISS EUROPA (PRIX DE BEAUTE') - COPIA RESTAURATA
Bettie Mae Page nasce a Nashville, Tennessee, il 22 aprile del 1923. Trascorre un’infanzia complicata, fatta di violenza e ristrettezze economiche. All’età di dieci anni i genitori divorziano e Bettie e le sorelle vengono ospitate per un anno in un collegio.
Studentessa modello, si laurea in Arte nel 1943 e sposa il suo primo amore, Billy Neal, ma il suo sogno fin da bambina è quello di diventare una famosa attrice. Divorzierà dal marito pochi anni dopo, nel 1949 per spostarsi a Hollywood senza però ottenere grandi successi.
Bettie decide allora di trasferirsi a New York, dove lavora come segretaria e nel frattempo inizia a recitare. Nel 1950, grazie all’incontro con il fotoamatore e ufficiale di polizia Jerry Tibbs su una spiaggia di Coney Island, il suo talento da cheesecake (“torta al formaggio"come venivano chiamate le burrose ragazze anni ’50 fotografate in pose provocanti) è immediatamente svelato. Bettie Page si trasforma in Betty, la fantastica pin-up.
Inizia così la sua fortuna, la Page comincia a posare per vari fotografi, spesso nuda, e le sue fotografie si rincorrono nelle copertine delle più importanti riviste maschili. Nel 1951, Bettie posa per il famoso fotografo, Irving Klaw, in una sessione fotografica a tema sadomaso e bondage. Per mano di Klaw Betty la pin-up, in stile ragazza della porta accanto, diviene la misteriosa regina del bondage. Icona retro e allo stesso tempo molto moderna, la caratterizzano lipstick rosso, lingerie sexy, tacchi a spillo su calze a rete e frustino.
Il successo di questa nuova seduttrice, porta Klaw a realizzare per lei i cortometraggi "Betty & Her High Heel Shoes" e "Betty Gets Bound and Kidnapped" e il suo più famoso sketch, il cult "Teaserama". Elementi chiave delle riprese: le sculacciate maliziose, le scudisciate, la pratica del legare e farsi legare.
Bettie non è però come le altre pin-up anni '50, cattura l’attenzione degli uomini con il suo viso ingenuo, mai volgare, e riesce a dare charme e grazia alla pratica erotica del bondage. La Page diventa così un modello per una nuova liberazione sessuale, emblema e simbolo di un mondo che rappresenta e pone la donna al centro della propria vita sessuale, attraverso un erotismo all’insegna del gioco, del divertimento e della piena consapevolezza del corpo.
Dopo Klaws, Page posa per i famosi “jungle shots” (“Bettie nella jungla”)con Yeager, viene scritturata Playmate per la rivista Playboy e lavora fino al 1957, anno in cui decide di ritirarsi.
Da questo momento la sua figura rimane avvolta nel mistero, per quarant’anni non si fa più vedere in pubblico, nel 2007 rilascia una breve intervista in cui parla di un avvicinamento alla spiritualità, ma nessuno sembra sapere cosa realmente le sia accaduto.
Si spegne infine nel 2008 lasciando un vuoto incolmabile nel mondo delle mitiche pin-up. Ancora oggi fonte di ispirazione per moltissime modelle contemporanee, prima su tutte la burlesque performer di Dita Von Teese, la giovane e bellissima diva dagli occhi blu, pelle color latte e labbra rosse rimarrà per sempre un’ istituzione all’interno del nostro immaginario collettivo, simbolo di femminilità, seduzione e divertimento.
Nerospinto ama Bettie Page perché ha rotto i tabù del passato e con il suo sorriso ha influenzato la cultura pop, catturando il cuore e l’immaginazione di tutti.
Per approfondire ulteriormente l’affascinante vita della famosa pin up i due film biografici “Bettie Page dark angel” di Nico B. ,1994, e "La scandalosa vita di Bettie Page" di Mary Harron, 2005.
Segnaliamo inoltre la mostra presso la Galleria d'arte Contemporary Concept di Bologna che fino all'11 febbraio ospita 500 foto originali di cui un centinaio di inediti firmati da Irving Klaw e dalla sorella Paula tra il 1951 e il 1956.
Barbie ama Ken, Ken ama Barbie e tutti e due amano Israele. Noi di Nerospinto amiamo la coppia più "plastificata" del mondo dei giocattoli, ma soprattutto amiamo le contaminazioni pop underground che commistionano sacro e profano, kitsch e chic, in operazioni artistiche che profumano di voglia di cambiamento.
Barbie e Ken, i protagonisti di un grande amore, una grandissima distanza a separarli ogni giorno e una fantastica vacanza per ritrovarsi: è da tutto questo che nasce il progetto fotografico “Barbie loves Israel”, l’avventura in Israele dei fidanzati più belli e famosi del mondo. Barbie arriva dall’Italia, Ken dall’India per vivere insieme un’esperienza unica che li riunirà in un road trip chic e fitto a bordo della loro jeep per le strade israeliane. Tra Safed con uno sguardo sulle montagne della Galilea, passando per la Nazareth più raccolta e tradizionale, fino a una Gerusalemme coinvolgente, affascinante e poliedrica, per cambiare completamente panorama fluttuando sulle acque del Mar Morto tra fanghi e relax, spingendosi tra le dune salate del monte Sodoma, per finire nella moderna e modaiola Tel Aviv dal sapore metropolitano, i nostri protagonisti ci faranno scoprire paesaggi sorprendentemente diversi e un’insolita convivenza di religioni e culture, in un’avventura surreale.
L’inaugurazione della mostra è il 30 gennaio 2012 al Kitsch Bar (Corso Sempione 5, Milano).
Attesissimo ritorno in Italia dell'electro duo svedese, che ben 7 anni dopo il fenomenale "Silent Shout" presenterà il nuovo album "Shaking The Habitual", in uscita il 9 aprile su etichetta Brille/Mute/Coop. Olof e Karin Dreijer, fratello e sorella, traggono ispirazione dal synth pop vintage e dalla lungimirante musica elettronica realizzando un interessante suono d’insieme all’avanguardia, a tratti inquietante, giocoso e bello. I The Knife, formati nel 1999, iniziano a lavorare alla propria musica nella loro home studio di Stoccolma dando vita nel 2000 al loro primo singolo "Afraid of You" e nel 2001 all’omonimo album di debutto uscito con la loro etichetta Rabid Records. Nel 2003 il duo è stato nominato per due Grammy: quello per il miglior gruppo pop dell'anno e quello per il miglior album pop con il loro secondo album, Deep Cuts. Occasione in cui i Dreijers boicottano la cerimonia mandando due uomini vestiti da gorilla per protestare contro il dominio maschile nel settore della musica. Nel 2005 il singolo "Heartbeats" (dall’album del 2003 ‘’Veneer’’) appare in uno spot per Sony Bravia e diventa un successo, guadagnando sempre più consensi anche al di fuori della Svezia. Sbarcati in UK per il loro primo live in assoluto all’Istitute of Contemporary Arts di Londra, suonano davanti ai video creati per l'evento dall'artista Andreas Nilsson. I loro più che concerti sono infatti delle imperdibili performances multimediali corredate da incredibili installazioni audiovisive. Senza dimenticare i progetti collaterali di Karin che pubblica il suo album solista di debutto nel 2009, sotto lo pseudonimo di Fever Ray e l'importante collaborazione con il progetto Röyksopp. Risale a pochi giorni fa l’uscita on line del primo singolo "Full Of Fire" tratto dal prossimo album "The Shaking abitual" a cui si aggiunge un cortometraggio frutto della collaborazione con Marit Östberg, regista e artista visivo con sede a Stoccolma e Berlino. Le sue opere sono spesso focalizzate sulle immagini di corpi e sessualità queer, il suo è un mondo visivo che non conosce compromessi e che insieme alla musica dei The Knife non poteva che creare un connubio stupefacente. La data di Londra ha registrato il sold out a pochi secondi dall’apertura delle prevendite per il dispiacere dei fans inglesi. A quelli italiani Nerospinto consiglia di affrettarsi con l'acquisto del biglietto e, in attesa della performance live, invita a vedere il nuovo e cliccatissimo corto ''Full of Fire'' .
The Knife in concerto 29 Aprile 2013
Alcatraz Via Valtellina, 25 Milano
Foto nude e crude senza peli sulla lingua. O meglio i peli ci sono e non sono solo quelli della sua barba. Foto forti e dirette, senza mezze misure di un artista eclettico che vuol far pensare riuscendoci benissimo. Artista in grado di catturare la realtà in immagini sopra le righe che non vogliono aderire a nessuna regola se non a quella dettata dal flash della camera. Senza far uso di lampade e luci particolari che potrebbero minarne la naturalità e la spontaneitá.
Nato a La Spezia nel 1970, sceglie Milano per vivere e lavorare: Benassi attento alle tematiche sociali deve al punk anni ’80 l’influenza nelle sue produzioni. Di ritorno da un viaggio a Berlino che segna indelebilmente la sua sensibilitá di artista, si mette alla ricerca di un modo per veicolare quello che sente di dover esprimere a tutti i costi e lo trova nella fotografia. Questo bisogno di farsi sentire si coniuga con il blog “Talkinass/chiappe chiacchierate”, nato quasi per sbaglio, lavoro interiore che lo diverte e lo porterà fino all’inaspettato progetto editoriale parallelo “The ecology of image” . Questo suo primo libro no profit, curato dall’agenzia di comunicazione “1861 United”, raccoglie 445 immagini “ecologiche” cioé non ritoccate, non postprodotte, non patinate, non manipolate, non artificiali. Tornato in pianta stabile a La Spezia apre, insieme ad un amico pittore, Bitomic un circolo Arci legato all’editoria indipendente, lo spazio diventa un luogo di scambio sociale e culturale dove pubblica diverse fanzine audio o cartacee come “La Spezia is not Miami” o “La Spezia is not Los Angeles” ,degli originali scambi fotografici che coinvolgono artisti internazionali e che rispondono al bisogno di dare agli altri e apprendere dagli altri. Il suo è un linguaggio fotografico affilato come una lama, partito da un blog per divertimento, come Benassi tiene a sottolineare, per poi fruttargli collaborazioni decisamente piú patinate come Rolling Stones e GQ.
Ritratti, animali, oggetti, gambe, baci, scorci . Benassi si rivela un fotografo di talento crescente capace di smuovere lo spettatore proiettandolo oltre la banalità dei suoi soggetti, raccontando storie vere, ai limiti del pudore, come quella di Tony Cazzato, un suo amico di piazza Brin, il quartiere di La Spezia dove vive, a cui ha dedicato diversi scatti che lo raffigurano nell’intimitá della sua vita quotidiana. La spontaneità è infatti il tema portante della sua produzione e il suo approccio artistico, per mezzo del quale affronta diverse tematiche legate alla sessualità: comunità queer, bear e il mondo gay spesso rappresentato in chiave autobiografica e di coming out. Il tutto tenendosi fuori da una logica di nicchia, caratterizzato da una totale disinibizione nella rappresentazione non di rado black&white. Ne sono la prova gli scatti dedicati alla sua cara collezione di pantofole, in seguito venduta ad un feticista milanese per potersi pagare l’affitto. Con le pantofole ci racconta la sua storia, di quando da bambino le odiava e come solo in seguito si sono rivelate come una sorta di iniziazione al mondo gay avendo scoperto l’eccitazione nel vederle indossate da amici. Con la stessa tecnica di totale coinvolgimento emotivo senza troppi fronzoli, l’eccentrico Benassi ha ritratto oltre che Tony Cazzato ed altri personaggi più o meno anonimi, tanti volti noti : dai mitici Sonic Youth a Nick Cave, da Willy DeVille al guru della no-wave JG Thirlwell, a Julie Cruise, autrice del famoso brano colonna sonora di Twin Peaks, sino a Moira Orfei. Diverse realtà con un unico scopo, quello di conoscersi e far conoscere.
L’autore torna a Milano con alcuni dei suoi scatti, in mostra a Camera 16 Contemporary Art. Insieme a Benassi saranno esposte diverse opere tra le piú forti e interessanti nel panorama internazionale come quelle di Gianpaolo Barbieri, Lisetta Carmi, Larry Clark, Lovett/Codagnone, Marta Dell'angelo, Neal Fox, Daniele Galliano, Fausto Gilberti, Paolo Gonzato, Kenny Kenny, Kings, Nicola Guiducci, Noritoshi Hirakawa, Bruce LaBruce, Federico Luger, Yasumasa Morimura, Zanele Muholi, Fabio Paleari, Giuseppe Stampone e Wolfgang Tillmans . Tutte volte a creare suggestioni con un linguaggio audace e inusuale sul tema dell’identitá omosessuale legata alla rappresentazione artistica.
Camera 16 Contemporary art, via Pisacane 16 In mostra dal 31 gennaio al 30 marzo 2013 martedì – venerdì dalle ore 15.00 alle ore 19.00
sabato su appuntamento – domenica chiuso
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