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A San Valentino c’è chi regala fiori, chi cioccolatini e chi prepara la valigia. Complice il weekend, quest’anno sono molte le coppie che hanno deciso di regalarsi una romantica fuga dalla città o un semplice weekend fuori porta.
FPM Milano, storico brand di pelletteria e valigeria di alta gamma, fondato a Milano nel 1946, quest’anno ha deciso di celebrare l’amore come desiderio di scoperta, condivisione e avventura, firmando una selezione esclusiva di idee regalo pensate per le coppie che amano viaggiare insieme, trasformando ogni partenza in un ricordo da custodire.

Protagonista della proposta è la valigia iconica 55 Bank Moonlight, reinterpretata in chiave romantica grazie alla possibilità di personalizzazione con una frase d’amore o un disegno, realizzati a mano da esperti artigiani. Un invito poetico a partire insieme, mano nella mano, alla scoperta del mondo.
Questo trolley da cabina, interamente in alluminio e 100% Made in Italy, è perfetto per viaggi di 2–3 giorni, coniugando estetica, funzionalità e resistenza.
I modelli Bank traggono ispirazione dai bauli di un tempo, rivisitati in una visione contemporanea. I gusci in alluminio, abbinati alle esclusive chiusure Butterfly, garantiscono massima protezione e resistenza agli agenti atmosferici. Le doppie ruote assicurano una manovrabilità fluida, mentre gli interni, organizzati con divisori funzionali e raffinati dettagli in pelle, permettono di viaggiare con ordine ed eleganza.

BUTTERFLY DUFFLE

Perfetta per chi ama muoversi con leggerezza, la Butterfly Duffle, della linea Bank on the Road Econyl è la compagna ideale per un weekend romantico o una fuga fuori porta. Realizzata in Econyl, un filato sostenibile e innovativo, questa borsa da viaggio si distingue per la sua estrema leggerezza, la tracolla removibile e l’inconfondibile chiusura a farfalla, segno distintivo del brand.
Disponibile in quattro colori vivaci e sofisticati – rosso, nero, giallo e blu – è un’idea regalo che unisce stile, praticità e attenzione all’ambiente.

 

DUFFLE ON WHEELS

Pensato per i viaggiatori che non rinunciano al comfort, il Duffle on Wheels nella raffinata tonalità cherry red è il regalo ideale per un weekend d’amore all’insegna dell’eleganza. Leggero, spazioso e facile da trasportare, è dotato di doppia maniglia superiore e laterale in pregiata pelle italiana. La tasca esterna con l’iconica chiusura a farfalla e l’interno foderato in canvas e tessuto ECONYL completano un design funzionale e ricercato, perfetto per esplorare nuove mete insieme, con stile.

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E’ disponibile dal 6 febbraio su tutti i maggiori store digitali Voglio della cantautrice Marian Trapassi. Il singolo è accompagnato dal videoclip ufficiale, per la regia di Vincenzo Ricchiuto e Francesco Collinelli, disponibile per tutti dal 30 gennaio sul canale YouTube dell’artista, dopo l’anteprima su Tgcom24.

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Inizia a Milano una nuova tappa del viaggio di Sasà Martucci, pizzaiolo casertano che ha creato una pizza capace di tenere insieme tradizione, ricerca e innovazione senza perdere le sue radici. In via Romolo Gessi, nel cuore della città, apre il locale che porta il suo nome: un format molto personale, che racconta Martucci come pizzaiolo e imprenditore, pronto a proseguire il racconto di una cucina capace di coniugare tecnica, identità territoriale e attenzione al futuro.

Il progetto milanese rappresenta una nuova fase del racconto di Sasà Martucci. Milano diventa il primo passo di una traiettoria più ampia, che guarda al mondo senza perdere il legame con Caserta e con le proprie radici. Il locale accoglie il pubblico tutti i giorni, a pranzo e a cena, mantenendo una continuità di servizio che riflette l’idea di una casa aperta, viva in diversi momenti della giornata. Non è solo una pizzeria, ma una piattaforma creativa in cui la pizza resta il centro gravitazionale attorno a cui ruota una proposta gastronomica pensata per accompagnare il cliente dal mezzogiorno fino alla sera.

Alla base dell’operazione c’è una sinergia imprenditoriale che vede coinvolto anche Marcelo Brozović, ex capitano dell’Inter e oggi calciatore di punta all’Al Nassr. La gestione operativa del locale è affidata infatti a Guido d’Agostino, manager di riferimento per questa nuova avventura milanese.

Lo spazio, con una capienza di circa novanta coperti, è concepito come una pizzeria elegante in cui l’estetica nasce dall’equilibrio tra materiali e luce. Ebano, maioliche verdi e bianche, metalli e superfici lucide e opache dialogano in modo misurato, restituendo un’immagine contemporanea che richiama la tradizione mediterranea, ma in chiave moderna. Focus del locale è sicuramente il bancone pizzeria, rivestito in maioliche e affacciato sui forni: due a legna dedicati alle pizze classiche, uno elettrico per il senza glutine e uno a nastro per le pizze in tre cotture. Pareti e soffitti, trattati con vernici metalliche in gradazione, avvolgono l’ambiente in un’atmosfera sofisticata e sensoriale, mentre la sala si articola anche in una zona privé raccolta e riservata, pensata per un’esperienza più intima.

A Milano la pizza è il centro del racconto. Il menu, proposto con la stessa coerenza sia a pranzo che a cena, ripercorre i capisaldi dello stile Martucci attraverso i grandi classici come la Margherita Casertana, la Cinque Formaggi ai Quattro Latti, la Carabiniera e il Calzone fritto con ricotta e salame. Accanto a questi, trovano spazio le pizze in tre cotture, tra cui la Provola e Pepe Esplosiva, che hanno segnato un capitolo importante della storia recente della pizza italiana.

La dimensione progettuale emerge con la Mangiafoglia Rainbow, simbolo di un impegno concreto verso la sostenibilità: un progetto che ha già portato alla piantumazione di oltre tremila alberi nel mondo e alla compensazione delle emissioni di CO₂ attraverso interventi internazionali. Per la sede milanese nascono inoltre sette pizze dedicate alla città, esercizi di stile pensati in esclusiva per Milano. Tra queste spicca la Milano Why Not, con base di Fior di latte, brasato di ossobuco, crema di riso allo zafferano e una rivisitazione della Cremolada meneghina a base di aglio, prezzemolo e limone. Non manca una proposta vegetale come la Quadro Vegetale, con creme vegetali, tofu marinato agli agrumi e chips di verdure.

Accanto alla pizza, il pranzo si arricchisce di una proposta di cucina firmata dallo chef Mimmo Di Raffaele, con un percorso professionale che include l’esperienza al Belmond Caruso di Ravello. Il menu, pensato come estensione naturale della visione gastronomica di Martucci, valorizza i prodotti campani attraverso piatti come i tagliolini con vongole e tartufo, il polpo al vapore e arrosto con pancetta cotta a bassa temperatura e patate all’Aglianico, o il crudo di ricciola con tarallo, datterini, pesto alle erbe e stracciata di bufala. Completano l’offerta alcune proposte vegetariane, concepite per mantenere coerenza e identità anche fuori dal perimetro della pizza.

La cantina accompagna l’esperienza con una carta dei vini ideata dalla sommelier Giovanna Orciuoli, articolata in oltre cento etichette, pensate per dialogare con l’intero menu. Ampio spazio è riservato ai vini campani, affiancati da una selezione delle principali regioni italiane e da incursioni internazionali che includono Francia, Slovenia e Nuova Zelanda, oltre a una curata proposta di bollicine.

Con l’apertura in via Romolo Gessi, aperta ogni giorno dalle 12 alle 16 e dalle 19 a mezzanotte, Sasà Martucci firma un luogo che riflette la sua storia personale e professionale: una casa milanese che coniuga passato e futuro.

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San Valentino si distingue per la “dolce” firma di Peck, tempio dell’alta gastronomia milanese. Dal laboratorio di pasticceria al tavolo di chi desidera celebrare l’amore, Peck propone una collezione di creazioni dolci pensate per rendere memorabili le celebrazioni del 14 febbraio 2026: idee regalo, chiusure di cena eleganti e piccoli gioielli di gusto.

Riferimento storico dell’eccellenza gastronomica milanese, Peck accompagna ogni ricorrenza con una cura estrema per la materia prima, preparazioni precise e un servizio riconoscibile per rigore e qualità. Per San Valentino 2026, però, l’insegna mette in scena una gamma di dolci pensati per momenti romantici, anniversari e gesti di affetto, offrendo uno stile che si traduce in piacere, da condividere o da assaporare in solitudine.

Le proposte dolci firmate Peck per il 14 febbraio 2026 includono una selezione che gioca con colore, consistenze e richiami iconici. La monoporzione Lampone e Pistacchio unisce una mousse al lampone a un cuore di pistacchio e a un savoiardo con croccantino al cioccolato bianco, il tutto rivestito da una glassa a specchio rossa. I Macaron Peck reinterpretano uno dei simboli della maison in una versione dedicata alla ricorrenza: gusci rossi farciti con ganache al cioccolato e crema al lampone. Le Praline Rosse di San Valentino, piccoli tronchetti dal sapore di caramello salato e vaniglia, sono proposte in un cofanetto regalo elegante. Chiude la selezione la Sbrisolina di San Valentino, versione mignon dell’iconica torta Peck: una frolla a forma di cuore con mandorle pralinate, pistacchi e pinoli, pensata per essere spezzata e condivisa in un gesto semplice e conviviale.

L’intera gamma è pensata per dare colore e gusto all’amore, sia come regalo sia come chiusura ideale di una cena all’insegna dell’eleganza. Dopo una degustazione legata al mondo gastronomico Peck, queste creazioni dolci si inseriscono con naturalezza sulla tavola, offrendo una conclusione memorabile all’esperienza culinaria.

Peck continua così a raccontare una tradizione fatta di attenzione assoluta al dettaglio e di una promessa di eccellenza che attraversa il tempo. Le proposte dedicate a San Valentino incarnano questa filosofia, restituendo un equilibrio tra sapori, consistenze e immaginario, adatto tanto alla condivisione quanto a piccoli riti privati.

In un periodo in cui l’attenzione ai dettagli diventa un vero elemento distintivo, la maison milanese propone una collezione dedicata a una delle festività più sentite, offrendo soluzioni pensate sia per chi cerca regali eleganti sia per chi desidera chiudere una cena con una nota dolce memorabile. Un insieme che integra la tradizione di Peck con un tocco contemporaneo, in sintonia con un pubblico sempre più attento a packaging, ingredienti di qualità e a un’esperienza sensoriale completa.

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Tornare in forma è uno dei desideri più diffusi, soprattutto quando ci si guarda allo specchio e si ha la sensazione che dieta ed esercizio fisico, da soli, non bastino più! A volte non è solo mancanza di volontà, ma è il corpo che nel tempo cambia, si adatta, accumula grasso. Ed è proprio qui che entra in gioco la medicina estetica moderna, quella che non promette miracoli, ma propone percorsi realistici, graduali e scientificamente fondati.

Tra le tecnologie che negli ultimi anni hanno dimostrato maggiore efficacia nel rimodellamento corporeo, le onde d’urto occupano davvero un posto di rilievo. A fare chiarezza su come funzionano e su cosa aspettarsi davvero è Dario Tartaglinimedico di Betar Medical, che da tempo utilizza questa metodica all’interno dei suoi protocolli integrati e personalizzati.

Le onde d’urto trovano applicazione soprattutto nel trattamento della cellulite e delle adiposità localizzate in aree come glutei, gambe, addome e braccia. Non si tratta di una soluzione che “elimina” il problema in modo definitivo, ma di una tecnologia che riduce visibilmente gli inestetismi, migliora la qualità della pelle e favorisce un aspetto più compatto e tonico nel giro di poche sedute. I risultati osservati non sono frutto di suggestione: numerosi studi scientifici hanno documentato la reale efficacia di questa metodica, soprattutto quando inserita in un percorso medico strutturato e seguito da professionisti qualificati.

Ma come agiscono le onde d’urto?

Alla base del trattamento c’è un meccanismo di bio-stimolazione profonda. Le onde d’urto sono onde acustiche che, una volta applicate sui tessuti, innescano una serie di risposte fisiologiche naturali; migliorano il microcircolo che a sua volta favorisce il drenaggio dei liquidi in eccesso. Stimolano la matrice extracellulare, aumentando la produzione di collagene ed elastina; agiscono sulle cellule adipose, rendendo più permeabile la loro membrana e facilitando il metabolismo degli acidi grassi.

Il risultato è un tessuto che progressivamente si riorganizza, appare più elastico e meno congestionato. È un lavoro profondo, che non agisce in superficie, ma dialoga con i meccanismi biologici del corpo, rispettandone i tempi.

PERCHÉ L’APPROCCIO INTEGRATO FA LA DIFFERENZA - Uno degli aspetti più importanti sottolineati dal dottor Tartaglini è che le onde d’urto danno il meglio di sé quando vengono inserite in un protocollo combinato. L’associazione con trattamenti come la radiofrequenza medica e il linfodrenaggio manuale potenzia i risultati, rendendoli più evidenti e duraturi.

A questo si aggiungono due elementi fondamentali: attività fisica costante e l’alimentazione equilibrata. Non come imposizione rigida, ma come alleate del trattamento. Il corpo, se messo nelle condizioni giuste, risponde.

Ma quante sedute servono e cosa si prova durante il trattamento?

In media, un ciclo prevede sei sedute, della durata di circa 45 minuti ciascuna, che possono essere effettuate anche a distanza ravvicinata. Il trattamento non è doloroso e non ha effetto termico. Non provoca lesioni cutanee e consente di tornare immediatamente alle normali attività quotidiane.

Questo aspetto è particolarmente apprezzato da chi ha poco tempo e cerca soluzioni compatibili con la vita di tutti i giorni.

LA SICUREZZA PRIMA DI TUTTO - Come per ogni trattamento medico, la sicurezza dipende in larga parte da chi lo esegue. Le onde d’urto lipo-riducenti vengono veicolate da apparecchiature elettromedicali utilizzabili esclusivamente in centri medici specializzati. È inoltre fondamentale una valutazione preliminare accurata, che consenta di escludere condizioni incompatibili come gravidanza o specifiche patologie.

Questa selezione rende il trattamento sicuro e privo di complicanze, quando effettuato correttamente.

Ma si dimagrisce davvero?

Nei pazienti trattati si osserva spesso una riduzione del peso corporeo, soprattutto se il percorso è accompagnato da un miglioramento delle abitudini alimentari. Non si parla di diete drastiche o punitive, ma di un riequilibrio nutrizionale che, insieme alle onde d’urto e a un movimento moderato, permette di perdere in modo graduale e sostenibile. Nessuna magia: costanza e alimentazione sana!

Nel primo mese è possibile perdere tre o quattro chili senza grande fatica, mentre nel medio periodo si può arrivare a risultati più significativi. Nessuna promessa irreale, ma risultati concreti.

La chiave sta nella trasparenza. Le onde d’urto funzionano, ma non sono una bacchetta magica. Il loro utilizzo deve sempre essere accompagnato da un dialogo chiaro tra medico e paziente e da uno stile di vita coerente. Solo così i risultati possono diventare stabili nel tempo.

Tornare in forma senza fatica non significa non fare nulla, ma fare le cose giuste, con gli strumenti giusti e le aspettative corrette. E quando tecnologia, medicina e consapevolezza lavorano insieme, il vero cambiamento diventa possibile.

Dario Tartaglini è un medico con una lunga esperienza nell’ambito della medicina estetica e del rimodellamento corporeo, con un approccio fondato su rigore scientifico, personalizzazione dei trattamenti e attenzione alla salute globale della persona. Nel suo lavoro integra tecnologie medicali avanzate e protocolli mirati, con l’obiettivo di ottenere risultati naturali, progressivi e sostenibili nel tempo.

Accanto all’attività clinica, Dario Tartaglini è noto anche per la sua presenza in ambito televisivo, dove conduce un programma dedicato alla medicina estetica e al benessere (https://www.youtube.com/@BetarMedical) con un taglio divulgativo e informativo. Attraverso il linguaggio della televisione, contribuisce a fare chiarezza su trattamenti, tecnologie e stili di vita, promuovendo una cultura della bellezza consapevole, lontana da promesse irrealistiche e soluzioni miracolistiche.

Lo studio polispecialistico “Betar Medical” è un centro medico-chirurgico, situato nel cuore di Milano che si avvale della collaborazione di affermati professionisti e di tecnologie moderne e di alta qualità per fornire un’ampia gamma di prestazioni certificate di altissimo livello. I pazienti sono accolti in un ambiente piacevole, confortevole e sicuro, poiché rispetta le norme sanitarie più rigorose. Il centro di medicina estetica si sviluppa su quattro studi medici: tre riservati a visite e trattamenti, e un ambulatorio chirurgico per gli interventi operatori in anestesia locale.

 

Approfondimenti: https://www.betarmedical.it/

 

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Milano, 30 gennaio 2026, ore 10:30. Nel cuore creativo della City, all’interno di Magna Pars L’hotel À Parfum, va in scena un evento che segna un punto di svolta nel modo in cui immaginiamo il rapporto tra esseri umani e tecnologia. Non una visione futuristica, ma una fotografia concreta del presente: l’arrivo dei robot umanoidi nella vita quotidiana anche in Italia.

Il titolo è chiaro e non lascia spazio a interpretazioni: la svolta è iniziata. Dall’industria alla sicurezza, dall’hospitality all’intrattenimento, la robotica umanoide sta vivendo una fase di espansione senza precedenti. I numeri parlano chiaro: oltre 2,7 miliardi di euro nel 2025 e una proiezione che guarda ai 70 miliardi entro il 2035, con una crescita complessiva superiore al 2.500%. Una trasformazione che non riguarda solo la tecnologia, ma il modo stesso di lavorare, accogliere, proteggere e collaborare.

In questo scenario globale in rapida evoluzione, l’Italia non è spettatrice, al contrario, si muove da una posizione privilegiata. Secondo il World Robotics Report 2025 della International Federation of Robotics, nel solo 2024 nel nostro Paese sono stati installati 8.783 nuovi robot industriali, con una densità di 228 robot ogni 10.000 addetti manifatturieri, dato che colloca l’Italia al secondo posto in Europa. Il piano transizione 4.0 ha creato le basi.

Oggi la robotica umanoide rappresenta il vero salto evolutivo: non più macchine statiche, bensì collaboratori mobili, adattivi e intelligenti, in grado di muoversi negli stessi spazi con le persone.

Protagonista dell’evento è Sir Robotics, Global Robotic System Integrator con sede a Modena, forte di oltre 40 anni di esperienza e più di 3.900 applicazioni installate nel mondo. Le soluzioni presentate da Deng Taihua e Daniel Jiang (founder e co-founder di Agibot), , si basano su piattaforme tecnologiche sviluppate da Agibot (Shanghai), tra i principali produttori internazionali di umanoidi di nuova generazione. L’azienda propone una delle gamme più complete attualmente disponibili sul mercato, progettata per rispondere a contesti applicativi diversi e altamente evoluti. Progettati per operare e collaborare a fianco con l’uomo in ambiti che spaziano dall’automazione industriale alla sicurezza, dall’accoglienza alla pulizia di ambienti complessi.

Il vero elemento distintivo di Sir Robotics non è solo la tecnologia, ma la capacità di trasformarla in soluzioni sartoriali, pensate specificamente per il mercato italiano. Grazie a una Data Factory proprietaria e a un sistema Open Source, ogni azienda può definire, progettare e modellare le attività dei robot in base alle proprie esigenze operative. Sir accompagna il cliente lungo tutto il percorso, dalla configurazione iniziale fino alla messa in opera finale, intervenendo in profondità sul software per una personalizzazione totale.

Davide Passoni

«Abbiamo voluto portare in Italia non solo la tecnologia, ma l’intelligenza dei robot umanoidi», spiega Davide Passoni, Ceo di Sir Robotic Solutions For Innovators. «Con il nostro ecosistema, i robot apprendono, si adattano e collaborano con le persone in modo naturale. Quando arrivano in azienda, devono imparare esattamente ciò che serve: dall’assemblaggio di precisione nel biomedicale, fino all’integrazione di una mano robotica su un braccio esistente. È un lavoro sartoriale. Non sostituiamo le persone: liberiamo tempo, valore e talento umano».

Le soluzioni presentate coprono un ampio spettro applicativo e si articolano in sei umanoidi specializzati.

A2, robot umanoide alto 169 centimetri (peso 69 kg), è pensato per l’accoglienza e l’hospitality, capace di interagire con gli ospiti, servire bevande e muoversi in sicurezza tra le persone.

Parla 8 lingue tra cui l’italiano.

X2 130 centimetri, è dedicato all’intrattenimento e all’interazione dinamica con il pubblico.

G2 122-180 centimetri, potente robot industriale, in grado di rilevare e compensare istantaneamente le variazioni di pressione durante le operazioni.

D1 ULTRA e D1 ULTRA W, robot quadrupedi (simili a cani) che sono progettati per la sicurezza e il pattugliamento intelligente.

OMNIHAND 2025 è una mano robotica avanzata per l’automazione industriale di precisione.

CLEANER, infine, è pensato per la pulizia autonoma di ambienti complessi, senza necessità di supervisione.

La robotica umanoide non è più un esperimento. È una visione che prende forma, come sottolinea Bruno Siciliano, professore ordinario di automatica e robotica all’università di Napoli Federico II: «L’Italia ha tutte le carte in regola per diventare protagonista. L’incontro tra eccellenza ingegneristica, tradizione manifatturiera e capacità di innovazione ci consente di competere a livello globale. L’esperienza di Sir dimostra che possiamo non solo adottare queste tecnologie, ma svilupparle e adattarle alle nostre esigenze».

L’evento si conclude con un dibattito ad alto livello, che mette attorno allo stesso tavolo industria, ricerca e visione strategica. Intervengono Domenico Appendino, presidente di Siri – Associazione Italiana di Robotica e Automazione, Michele Pedretti, Marketing Development & Channel Manager ABB Robotics Italia, Valter Caiumi, presidente e Ceo Di Voilàp, Francesco Leali, direttore del Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” dell’università di Modena e Fabio Tarozzi, vicepresidente di Confindustria dell’Emilia Romagna e Ceo del Gruppo SITI B&amp. L’atmosfera è quella di un dialogo aperto, privo di allarmismi. Non c’è contrapposizione tra uomo e macchina, ma collaborazione. La tecnologia osserva, apprende, si adatta. Lavora accanto all’essere umano, rispettandone spazi, ritmi e competenze. È una visione in cui l’innovazione non cancella il lavoro, ma lo trasforma, rendendolo più sicuro e più qualificato.

Nel corso del dibattito emerge con chiarezza un messaggio che attraversa ogni intervento, ogni dimostrazione, ogni confronto: la tecnologia non è un fine, ma un mezzo. Un mezzo pensato per accompagnare l’essere umano, non per sostituirlo. I robot umanoidi e l’intelligenza artificiale vengono raccontati e vissuti come strumenti di supporto, capaci di alleggerire il carico di attività ripetitive, faticose o rischiose, restituendo tempo, attenzione e valore alle persone.

Ciò che resta, alla fine, è una sensazione di equilibrio possibile. Un futuro in cui l’intelligenza artificiale e gli umanoidi non rappresentano una minaccia, ma un’opportunità concreta di crescita, sicurezza e benessere. Un futuro in cui il progresso non corre contro le persone, ma cammina con loro, amplificandone le capacità e lasciando intatto ciò che nessuna macchina potrà mai sostituire: il pensiero, la sensibilità, la relazione.

A chiudere la mattinata, un light lunch che diventa occasione informale di confronto e networking, con la possibilità di interagire direttamente con i robot umanoidi, osservandoli da vicino e sperimentando concretamente ciò che fino a poco tempo fa sembrava solo immaginazione.

L'azienda SIR Robotics

Fondata nel 1984 dall’ingegnere Luciano Passoni, SIR Robotics (sir-mo.it) nasce dalla visione di riunire le competenze di tre attività complementari sotto un’unica struttura societaria: un’azienda di elettronica, un’azienda di ingegneria meccanica e un prestigioso studio tecnico di progettazione. Questa integrazione ha portato alla creazione di una società di ingegneria altamente specializzata dedicata alla R&S di automazione robotica per il settore industriale.

SIR Robotics, guidata oggi dal figlio Davide Passoni, collabora strettamente con aziende operanti in un’ampia gamma di settori, analizzando i loro processi produttivi e le criticità per sviluppare soluzioni di automazione su misura che ottimizzano flessibilità, prestazioni e ritorno sull’investimento.

 

Maggiori info:

https://sir-mo.it/it/

https://www.agibot.com/

 

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Il 29 gennaio la cantautrice, chitarrista, cantante, insegnante ed educatrice musicale (con felici sconfinamenti nell’universo teatrale) aprirà il concerto di Gnut (e D’Alessandro) al Q-Hub di Milano: da Libero Bovio a Murolo, da Carosone a Pino Daniele passando per i brani più significativi dei repertori di Gnut e D’Alessandro riarrangiati da questo inedito duo- si legge nella nota stampa.

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Milano si anima di spirito, comicità e leggerezza con La Cagnotte – Labiche avec le cœur, in scena al Teatro Litta (in Corso Magenta 24, Milano) dal 13 al 18 gennaio 2026. Questa brillante commedia francese, firmata da Eugène Labiche, è una piccola gemma del vaudeville dell’Ottocento, riportata oggi sul palco da Comteatro con la regia di Claudio Orlandini, che ne restituisce tutta l’attualità e la forza comica puoi firmare a mio nome o redazione sotto trovi le foto

Scritta nel 1864, La Cagnotte è una satira pungente e raffinata della borghesia provinciale, dei suoi sogni di evasione e delle sue ingenuità. Labiche osserva con ironia un microcosmo umano fatto di buone intenzioni, meschinità e desideri repressi, costruendo una macchina teatrale perfetta, in cui ogni equivoco diventa occasione di riso e riflessione.

La trama è semplice e irresistibilmente divertente: un gruppo di borghesi di provincia, annoiato dalla monotonia quotidiana, si riunisce periodicamente per giocare e accumulare una “cagnotte”, un fondo collettivo ottenuto dalle puntate. Quando la somma diventa abbastanza consistente, nasce l’idea di un viaggio a Parigi, simbolo di libertà, mondanità e avventura. Da qui prende il via una girandola di situazioni rocambolesche e imprevedibili, tra malintesi, incontri strampalati, illusioni destinate a infrangersi e gag esilaranti che si susseguono a ritmo serrato.

La messa in scena di Claudio Orlandini punta su una comicità fisica, vivace e ben calibrata, capace di coinvolgere il pubblico in una vera e propria festa teatrale. Il ritmo incalzante e la precisione degli ingranaggi comici trasformano lo spettacolo in un gioco continuo di entrate, uscite e colpi di scena, in perfetto equilibrio tra leggerezza e intelligenza drammaturgica.

A completare il quadro contribuiscono le scene e i costumi curati da Vittoria Papaleo e Rossella Annicchiarico, che evocano con gusto l’atmosfera ottocentesca senza appesantirla, e le musiche originali di Gipo Gurrado e Stefano Piro, che accompagnano l’azione scenica sottolineandone il carattere ironico e brillante.

Il cast, composto da Enrico Ballardini, Umberto Banti, Carola Boschetti, Cinzia Brogliato, Antonio Brugnano, Michele Clementelli e Riccardo Dell’Orfano, dà vita a una galleria di personaggi grotteschi e irresistibili, ciascuno con una propria identità ben definita. Le interpretazioni, corali e affiatate, valorizzano la scrittura di Labiche e rendono ogni figura riconoscibile e sorprendente.

La Cagnotte non è solo una commedia: è una celebrazione del teatro come gioco, come spazio di libertà e di incontro. Uno spettacolo che invita a lasciarsi trasportare dal ritmo frenetico della scena e dalla follia delle situazioni più improbabili, riscoprendo il piacere di ridere insieme. Perfetta per chi ama il teatro brillante, capace di divertire e, al tempo stesso, di osservare con ironia le debolezze umane.

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C’è un indirizzo sui Navigli che da oltre vent’anni racconta l’Argentina a Milano partendo dalla brace. El Gaucho, fondato nel 2003 da Javier Zanetti, non è solo un ristorante, ma un luogo identitario: parrilla accesa, tagli importanti, ritualità sudamericana e quell’atmosfera intensa che profuma di Buenos Aires.

Zanetti — ex capitano e leggenda dell’Inter, oggi vicepresidente del club — ha portato nel progetto la stessa idea di squadra e di autenticità che ha segnato la sua carriera sportiva. El Gaucho nasce così: un ristorante che celebra la carne argentina, la convivialità e il tempo lento della griglia, diventando negli anni un punto di riferimento per chi cerca un’esperienza solida, diretta, senza fronzoli. Un posto dove il fuoco non brucia solo sulle braci roventi, ma incendia di passione il locale intero e i suoi ospiti. 

Lunedì 19 gennaio, l’Argentina prende ancora più spazio con una serata speciale che unisce cucina e spettacolo. Javier Zanetti sarà presente ad accogliere gli ospiti, insieme a ballerini di tango, per una cena che mescola gusto, musica e tradizione.

IL MENU

Si comincia alle 19:30 con sangria ed entrée di benvenuto. Il menu continua con 

  • Empanada di carne

  • Provoleta (una ogni due)

  • Bis di tagliata di Angus e asado di Black Angus

  • Contorno a scelta (patatine fritte, patate al forno o insalata)

  • Dolce: panqueque de dulce de leche

  • Acqua e caffè

Prezzo: 90€ a persona

Via Carlo d’Adda 11, Milano – Navigli
Prenotazioni: +39 348 962 0916

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Un monologo intenso e dolorosamente comico. Stabat Mater – ispirato all’omonimo testo di Antonio Tarantino – segna l’esordio di Luca Guadagnino nella regia teatrale, affiancato per l’occasione da Stella Savino. Al centro della scena, una magistrale Fabrizia Sacchi.

In scena dal 13 al 18 gennaio nella Sala Blu del Teatro Franco Parenti di Milano, il monologo ha per protagonista Maria Croce, donna sola emigrata da Napoli a Torino. È un racconto feroce e lirico insieme: in poco più di un’ora, Maria riversa sul mondo – e soprattutto sull’amore della sua vita, “Giuvà” – tutta la sua disperazione. Urla, vomita parole, si confessa in dialetto, costruendo una litania al tempo stesso divertente e agghiacciante, che non risparmia nessuno.
Il muro verbale che investe lo spettatore si trasforma progressivamente in una preghiera di eternità e redenzione: per sé stessa, per il figlio in carcere e per l’intero presepe di personaggi dannati a cui la donna si rivolge.

Stabat Mater è una preghiera di origine medievale che richiama la permanenza di Maria di Nazareth ai piedi della croce di Cristo. Titolo ricorrente nella letteratura e nell’arte, diventa qui un topos metaforico della sofferenza estrema, capace di restituire il lato più profondamente umano dell’episodio evangelico.
La madre che assiste alla morte del figlio è figura fondante dell’iconografia cristiana, ma anche – in una prospettiva laica – simbolo universale di una maternità costretta all’esperienza innaturale di sopravvivere ai propri figli.
La scrittura è forte, compatta, concentrica: attraversata da malapropismi, commistioni dialettali e frasi ripetute ossessivamente, che restituiscono a Maria tutta la sua irriverenza popolare e la sua disperata vitalità.

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